wall street journal

2012 Ipsos Media Report
Pubblicato il 27 settembre 2012 by Pier Luca Santoro

Informazione e Reti Sociali

Il «Finan­cial Times» ha pub­bli­cato due info­gra­fi­che che sin­te­tiz­zano l’utilizzo delle reti sociali da parte del cele­bre quo­ti­diano economico-finanziario, risul­tato di un’indagine con­dotta tra giu­gno e luglio di quest’anno.

Emerge come il 20% del traf­fico all’edizione online del gior­nale, nono­stante il robu­sto pay­wall, pro­venga dai social net­work ed un 91% dei suoi let­tori uti­lizzi uno o più di questi.

Ben il 76% del pub­blico del FT segue le noti­zie pub­bli­cate dal gior­nale su una rete sociale; spe­ci­fi­ca­ta­mente è Twit­ter ad avere il mag­gior peso con il 39% del pub­blico [2,2 milioni di fol­lo­wers] che uti­lizza la piat­ta­forma di micro­blog­ging per avere le infor­ma­zioni dif­fuse, segue Face­book con il 35% e Lin­ke­din al 22%. A sor­presa, nono­stante sia per­lo­più rite­nuta una “ghost town”, una città [vir­tuale] fan­ta­sma, sono ben 1,3 milioni gli utenti che seguono il quo­ti­diano lon­di­nese su Goo­gle Plus.

Come per il resto della stampa, il traf­fico pro­ve­niente dalle reti sociali è in forte aumento e un 68% degli utenti legge il FT attra­verso la distri­bu­zione dei con­te­nuti fatta dai pro­pri con­tatti sui social net­work. Quasi la metà dell’audience [il 44%] con­di­vide i con­te­nuti nel pro­prio profilo.

I dati del «Finan­cial Times» con­fer­mano il potere del flusso sociale nella defi­ni­zione dell’agenda infor­ma­tiva del pub­blico ed anche come l’audience si vada sepa­rando nelle diverse reti sociali con Face­book che assume il ruolo di dif­fu­sione di massa e Twit­ter sem­pre più con­cen­trato sull’informazione.

Una realtà che viene ulte­rior­mente con­fer­mata dall’indagine annuale di Ipsos Media: “2012 Ipsos Media Report”, che ana­lizza il con­sumo media­tico della busi­ness elite nel mondo, che evi­den­zia come sia Twit­ter ad essere con­sul­tato più fre­quen­te­mente dai top mana­ger rispetto a testate quali «The Eco­no­mist», il «The New York Times», il «The Wall Str­ret Jour­nal» e lo stesso FT, come rias­sume la tabella sottostante.

Ele­mento che, guar­dando l’analisi sul livello di inte­ra­zione su Twit­ter di «La Repub­blica», «Il Cor­riere della Sera» e «La Stampa» con­dotta da tweetpolitico.it, pare non essere ancora chiaro ai quo­ti­diani del nostro Paese che sono pres­so­ché com­ple­ta­mente assenti dall’ascolto e dalla con­ver­sa­zione con i pro­pri fol­lo­wers con­ti­nuando ad uti­liz­zare la piat­ta­forma di micro­blog­ging come main­stream media, come canale ad una via di comu­ni­ca­zione. Un’occasione, sin ora, sprecata.

Pubblicato il 23 settembre 2011 by Pier Luca Santoro

Cosa Succede se i Giornali si Applicano?

Sono tra­scorse poco più di 48 ore dal lan­cio di «WSJ Social»  ed è già un fio­rire di ini­zia­tive da parte di quo­ti­diani tra­di­zio­nali e all digi­tal a rin­cor­rere quella che pare essere l’ultima ten­denza: il social reader.

Sia «The Washing­ton Post» e «The Guar­dian», tra i gior­nali tra­di­zio­nali, che «The Daily» e «Yahoo News», fonti di infor­ma­zione all digi­tal, hanno infatti lan­ciato ieri la loro appli­ca­zione che con­sente di leg­gere, di sfo­gliare il quo­ti­diano su Facebook.

Poche le dif­fe­renze rispetto alla rea­liz­za­zione del WSJ delle pro­po­ste di WP e Guar­dian ad esclu­sione di un miglio­ra­mento, dalla pro­spet­tiva dell’utente, dei set­taggi sulla pri­vacy, restano iden­tici con­cet­tual­mente con le stesse opzioni di con­di­vi­sione, sia in ingresso che in uscita,  con i pro­pri contatti.

Secondo quanto annun­ciato da Mark Zuc­ker­berg durante la con­fe­renza di ieri ci attende una vera e pro­pria valanga di social rea­ders, di appli­ca­zioni rea­liz­zate da fonti d’informazione di ogni genere da ogni angolo del mondo.

Se con­cordo con la neces­sità di spe­ri­men­tare che Mario Tede­schini richiama nel suo gra­dito com­mento in que­sti spazi, resto dav­vero per­plesso, a dir poco, su que­sto tipo di iniziative.

Non è solo l’idea che la ricerca di socia­lità della noti­zia e di nuovi spazi di espres­sione gior­na­li­stica, in cui sia pos­si­bile affer­mare ciò che si deve dire, non possa, non debba essere messa a rischio da regole e desi­deri arbi­trari ai quali si è sot­to­messi in casa d’altri, in casa di Zuck, ma sono anche altri gli aspetti che mi fanno rite­nere non ido­nee que­sto tipo di iniziative.

In pri­mis ritengo che in que­sto modo si vada a repli­care l’idea in salsa social dei por­tali di noti­zie, non vi è dun­que inno­va­zione ma solo camouflage.

Si tenta, in realtà, di costruire l’ennesimo wal­led gar­den rin­chiu­den­dosi all’interno del social net­work in que­stione che vive, e vivrà sem­pre più, di luce pro­pria. E’ un errore sia tat­tico che strategico.

La socia­lità della noti­zia non è fatta, o quanto meno non è solo, di “like”. Se l’obiettivo fosse un effet­tivo pro­cesso di con­di­vi­sione di con­ver­sa­zione con le per­sone senza biso­gno di nuove appli­ca­zioni sarebbe suf­fi­ciente, banal­mente, ini­ziare a rispon­dere final­mente ai com­menti degli utenti all’interno delle pagine già esi­stenti su Face­book, cosa che a tutt’oggi rap­pre­senta una rarità.

Don Gra­ham, Chair­man di The Washing­ton Post Com­pany, nel video sot­to­stante che illu­stra le carat­te­ri­sti­che del social rea­der del quo­ti­diano in que­stione, dice, tra l’altro, che: “We talk about porn, too. I wouldn’t use this app for that”. Pec­cato, forse sarebbe stato un ten­ta­tivo più stimolante.

Pubblicato il 21 settembre 2011 by Pier Luca Santoro

Portare le Notizie alle Persone

«The Wall Street Jour­nal», noto quo­ti­diano eco­no­mico — finan­zia­rio sta­tu­ni­tense, da ieri distri­bui­sce i pro­pri con­te­nuti su Facebook.

Se sino ad ora, anche, i gior­nali hanno uti­liz­zato Face­book come piat­ta­forma di dif­fu­sione, di pro­mo­zione dei con­te­nuti per por­tare visite al pro­prio sito web, adesso si cambia.

«WSJ Social» è un’appli­ca­zione che rende dispo­ni­bili, per­so­na­liz­zan­doli in base ai pro­pri inte­ressi ed alle pro­prie pre­fe­renze, i con­te­nuti diret­ta­mente all’interno del cele­bre social net­work invece che sul pro­prio sito, peral­tro “pro­tetto” da paywall.

L’iniziativa non rien­tra nell’ambito del pro­getto di Face­book di dif­fu­sione dei con­te­nuti edi­to­riali al pro­prio interno ma nasce indi­pen­den­te­mente dallo stesso. I ricavi per il quo­ti­diano sono gene­rati dagli spon­sor, per que­sto mese di avvio Dell e Intel, e dalla pub­bli­cità all’interno dell’applicazione stessa, men­tre Face­book tiene per se i gua­da­gni della pub­bli­cità esterna.

La deci­sione ha gene­rato un grande cla­more e sono nume­ro­sis­simi i com­menti. Si segna­lano, in par­ti­co­lare, quelli di  Media­Post, GigaOM, Read­W­ri­teWeb, pai­d­Con­tent, For­bes, Pulse2, The Atlan­tic Online, Adweek, Busi­ness Insi­der, Mar­ke­ting Pil­grim, Media Mat­ters for Ame­rica, Ven­tu­re­Beat, Mar­ke­ting­Vox News & Trends, Guar­dian, Chris Saad, The New York Obser­ver, Fish­bo­wlNY, All Face­book, NYConvergence.com, Media­Post, pai­d­Con­tent, Poyn­ter, BtoB Maga­zine, Edi­tors Weblog, ed eMe­dia Vitals.

Face­book, con il suo impres­sio­nante numero di iscritti ed altis­simi livelli di pene­tra­zione ormai pres­so­chè in tutto il mondo,  diviene così defi­ni­ti­va­mente una sorta di “inter­net all’interno di internet”.

Se è cer­ta­mente inte­res­sante l’idea di por­tare i con­te­nuti, le noti­zie alle per­sone invece di costrin­gerle al per­corso inverso, come ha dichia­rato Alisa Bowen, Gene­ral Mana­ger di The WSJ Digi­tal Net­work,  per­so­nal­mente resto estre­ma­mente scet­tico poi­chè con­ti­nuo a rite­nere che Face­book non sia luogo per il giornalismo.

Da non tra­scu­rare, infine, nep­pure l’aspetto rela­tivo alla ces­sione di dati per­so­nali, come mostra l’immagine, per otte­nere accesso all’applicazione del WSJ, cri­teri che ren­dono la gra­tuità  più one­rosa, a mio modo di vedere, di un abbo­na­mento a paga­mento o della pos­si­bi­lità, in alter­na­tiva, di aggi­rare tran­quil­la­mente il pay­wall del quo­ti­diano con un sem­plice copia-incolla del titolo dell’articolo che inte­ressa all’interno di un motore di ricerca.

Pubblicato il 4 agosto 2011 by Pier Luca Santoro

Ghostwriters & Gratificazioni

In uno dei pas­saggi chiave del discorso che il Pre­si­dente del Con­si­glio ha effet­tuato ieri alla Camera si dice che: ”Abbiamo fon­da­men­tali eco­no­mici solidi, le nostre ban­che sono liquide, sol­vi­bili e hanno supe­rato age­vol­mente gli stress test”.

Discorso in realtà redatto da Ombretta Colli che, inca­ri­cata come gho­st­w­ri­ter per­so­nal­mente da Sil­vio Ber­lu­sconi, si è libe­ra­mente ispi­rata ad una delle sue opere più cele­bri come il taglio com­ples­sivo del ragio­na­mento fatto evidenzia.

Al ter­mine di una let­tura tanto impe­gna­tiva for­tu­na­ta­mente non sono man­cate le gra­ti­fi­ca­zioni, gra­zie all’impegno dell’On Michaela Bian­co­fiore, avvo­ca­tessa di Bol­zano eletta nella cir­co­scri­zione Campania2, che si è pre­mu­rata di soste­nere per­so­nal­mente il Pre­mier che ha potuto così final­mente rilas­sarsi come mostra l’immagine.

Da leg­gere al riguardo i com­menti del New York Times e del Wall Street Jour­nal, senza dimen­ti­care lo spe­ciale di 14 pagine recen­te­mente pub­bli­cato dall’ Eco­no­mist sem­pre in tema.

Pubblicato il 1 marzo 2011 by Pier Luca Santoro

I Tentacoli di Facebook

Il Wall Street Jour­nal ha pub­bli­cato un reso­conto estre­ma­mente det­ta­gliato delle mire espan­sio­ni­sti­che di Face­book e sulla minac­cia che poten­zial­mente rap­pre­sen­tano per i prin­ci­pali con­cor­renti in quella che si sta con­fi­gu­rando come una vera e pro­pria guerra per il con­trollo del web.

L’articolo è anche una ottima dimo­stra­zione di come il gior­na­li­smo possa sfrut­tare le pos­si­bi­lità offerte dal web 2.0 per ren­dere un ottimo ser­vi­zio all’utente con video, info­gra­fica ed altre infor­ma­zioni di sup­porto.

Pubblicato il 10 agosto 2010 by Pier Luca Santoro

Convergenza Editoriale & Valorizzazione del Brand

Pochi giorni fa Ric­cardo Silvi, gior­na­li­sta al Mes­sag­gero, chie­deva “aiuto”, sug­ge­ri­menti, su ele­menti che potes­sero favo­rire un mag­gior coin­vol­gi­mento dei let­tori. Dap­prima scher­zo­sa­mente, ed in seguito in maniera più cir­co­stan­ziata ho segna­lato il caso del quo­ti­diano “Free­hold InJersey”.

Come ripor­tavo circa un mese fa, il quo­ti­diano locale sta­tu­ni­tense copia il modello pro­po­sto dal set­ti­ma­nale ceco Nase Adresa e scom­mette anch’esso sulla com­bi­na­zione tra carta e digi­tale e, soprat­tutto, sulla rela­zione con i let­tori, instal­lando la pro­pria reda­zione all’interno di una caf­fet­te­ria nel cen­tro della città affin­ché il pub­blico possa inte­ra­gire di per­sona con i gior­na­li­sti su deter­mi­nate istanze, noti­zie, e sui pro­blemi della comu­nità di riferimento.

La bontà della pro­po­sta viene ora con­fer­mata, se neces­sa­rio, dall’iniziativa della Condè Nast.

Secondo quanto ripor­tato dal Wall Street Jour­nal infatti, dopo l’imponente “cafe­te­ria” nel cuore di New York ed altre situate in impor­tanti metro­poli nel mondo, la casa edi­trice di alcune delle più note rivi­ste inter­na­zio­nali si appre­sta a lan­ciare a livello inter­na­zio­nale una catena di risto­ranti a mar­chio, Stati Uniti esclusi.

Per l’operazione è stata creata una divi­sione ad hoc. Obiet­tivo dichia­rato da Jona­than Newhouse, Chair­man di Condé Nast Inter­na­tio­nal sono la spe­ri­men­ta­zione di nuovi modelli di busi­ness e la valo­riz­za­zione dei marchi.

Pubblicato il 14 maggio 2010 by Pier Luca Santoro

Media Moves

Aggre­ga­zioni, chiu­sure e ridi­men­sio­na­menti nell’editoria sono all’ordine del giorno, anche, negli Stati Uniti.

Condè Nast, For­bes Media, News Corp, New York Times sono alcuni dei gruppi edi­to­riali rela­ti­va­mente ai quali il Wall Street Jour­nal pub­blica un’interessante mappa inte­rat­tiva com­pren­siva della sin­tesi delle moti­va­zioni, delle cause per cia­scuna delle prin­ci­pali testate americane.

Pubblicato il 18 dicembre 2009 by Pier Luca Santoro

Unwilling to pay

Nell’autunno 2009 GfK Custom Research ha effet­tuato una ricerca sull’utilizzo di inter­net e, per l’ennesima volta, sulla dispo­ni­bi­lità degli utenti a pagare i con­te­nuti dei quo­ti­diani on line. Lo stu­dio è stato effet­tuato per conto del Wall Street Jour­nal di Mur­doch ed ha coin­volto 16.800 indi­vi­dui di 17 nazioni diverse, Ita­lia compresa.

Nella stra­grande mag­gio­ranza dei casi viene con­fer­mato l’orientamento a non pagare, gli inter­vi­stati sono dispo­ni­bili ad accet­tare la pub­bli­cità a con­di­zione di non dover effet­tuare alcun esborso per avere accesso alle noti­zie on line.

Nel nostro paese, come emerge dalla tavola di sin­tesi dei risul­tati sot­to­stante, solo il 13% degli inter­vi­stati si dichiara dispo­ni­bile a pagare i con­te­nuti a con­di­zione di non avere alcuna pubblicità.

Risul­tati in linea com­ples­si­va­mente con le pre­ce­denti inchie­ste sul tema già pro­po­ste anche all’interno del Gior­na­laio. Una con­ferma indi­retta di quanto appros­si­ma­tivo o pour cause fosse lo stu­dio effet­tuato da BCG; ele­mento quest’ultimo che potrebbe essere fonte di qual­che fuor­viante inter­pre­ta­zione al cda di RCS Media­group.