video advertising

Pubblicato il 20 marzo 2013 by Pier Luca Santoro

Veni, Video, Vici?

Grandi aspet­ta­tive vi sono per i ricavi dalla pub­bli­cità online nel seg­mento video ed anche in Ita­lia la mag­gior parte degli edi­tori, ed ovvia­mente non solo loro, si sono attrez­zati per coprire ade­gua­ta­mente quest’area ed otte­nere i rela­tivi bene­fici eco­no­mici. Non a caso Audi­web da quale mese a que­sta parte for­ni­sce anche Objects Video esten­sione della rile­va­zione che con­sente di misu­rare la frui­zione dei con­te­nuti video pre­senti su Internet.

Dopo che il «The Finan­cial Times» ha pub­bli­cato i prezzi medi per CPM che mostrano come il mobile sia poten­zial­mente più una minac­cia che un’opportunità, ora il «The Wall Street Jour­nal» pub­blica un’analisi spe­ci­fi­ca­ta­mente dedi­cata ai video online.

Nell’articolo “Web Video: Big­ger and Less Pro­fi­ta­ble” si evi­den­zia come a fronte di un’esplosione dell’offerta i prezzi medi per CPM siano calati tra il 10 ed il 15% nel 2012 rispetto all’anno pre­ce­dente e rileva che aumento dell’offerta, con Condé Nast, ad esem­pio, che ha lan­ciato in que­sti giorni dei canali video per «Gla­mour» e «GQ»,  ed ine­vi­ta­bile incre­mento della com­pe­ti­ti­vità rischiano di lasciare a bocca asciutta molti di coloro che si sono inse­riti in que­sto seg­mento di mer­cato. Negli USA le media com­pa­nies che offri­vano pub­bli­cità nei video nel 2011 erano 21, oggi sono diven­tate 217, dieci volte tanto.

Il detto “piatto ricco, mi ci ficco” non pare dun­que essere appli­ca­bile di per se stesso in que­sto caso ed ancora una volta l’offerta dovrà essere dif­fe­ren­ziata per reg­gere la com­pe­ti­zione. Con­cetto che , per altro, non è una novità. La novità, nega­tiva ahimè, e che nel 2013 ci sia chi pensa il contrario.

Online Video Sales

A mar­gine si segnala che Spider.io, impresa dedi­cata a moni­to­rare ano­ma­lie nel traf­fico in Rete, afferma di aver indi­vi­duato un net­work di BOT che ha fro­dato gli inser­zio­ni­sti per un valore pare a 6 milioni di dol­lari men­sili. Della misu­ra­bi­lità del Web e del valore dei CPM. Null’altro da aggiungere.

Efficacia Media Pubblicità UK
Pubblicato il 24 agosto 2012 by Pier Luca Santoro

Efficacia dei Media nella Comunicazione Pubblicitaria

La Gran Bre­ta­gna è il più grande mer­cato euro­peo per quanto riguarda la comu­ni­ca­zione pub­bli­ci­ta­ria online. Un pri­mato che, secondo quanto pub­bli­cato da eMar­ke­ter, è anche asso­luto negli inve­sti­menti pub­bli­ci­tari su mobile dove da sola detiene quasi la metà del mer­cato dell’Europa Occidentale.

Cio­no­no­stante, secondo un’indagine effet­tuata da Deloitte e GfK su un cam­pione di 4mila rispon­denti sem­pre nel Regno Unito, il mezzo tele­vi­sivo viene rite­nuto il pù effi­cace e la comu­ni­ca­zione pub­bli­ci­ta­ria online, nelle sue forme tra­di­zio­nali: ban­ners e video, è all’ultimo posto tra tutti i media presi in considerazione.

Se, come viene giu­sta­mente evi­den­ziato nel comu­ni­cato stampa dei risul­tati della ricerca, il mix dei media è indi­spen­sa­bile a rag­giun­gere gruppi diversi di per­sone rispetto all’obiettivo com­ples­sivo di mar­ke­ting delle imprese, risulta altret­tanto evi­dente che le attuali forme e for­mati adot­tati per l’advertising online non solo non sono effi­caci ma addi­rit­tura infa­sti­di­scono, come nel caso dei “pre roll”.

L’ennesima evi­denza di come in ambito digi­tale sia neces­sa­rio lavo­rare su for­mati e moda­lità di comu­ni­ca­zione diversi dagli attuali.