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Pubblicato il 7 giugno 2010 by Pier Luca Santoro

Nuovi Scenari & Complessità Emergenti

Il modello di busi­ness degli edi­tori si è basato fon­da­men­tal­mente sull’intreccio tra ven­dita di con­te­nuti [+ con­fronto su FF] ai let­tori e ven­dita di let­tori agli inve­sti­tori pub­bli­ci­tari. Aspetti legati a dop­pio filo poi­ché la ven­dita [la dif­fu­sione] di un mag­gior numero di copie attira gli inve­sti­menti pub­bli­ci­tari che a loro volta sosten­gono, ali­men­tano, le pos­si­bi­lità di svi­lup­pare testate che atti­rino i let­tori. Per que­sto sin ora, i prezzi delle copie car­ta­cee sono stati bassi e, addi­rit­tura, su inter­net pre­va­len­te­mente gratuiti.

Attual­mente però, il modello di busi­ness si è reso più arti­co­lato, più com­plesso. Robert Picard, pro­fes­sore di eco­no­mia dei media ed autore di 24 testi sul tema, sin­te­tizza egre­gia­mente in uno schema l’attuale arti­co­la­zione e mag­gior com­ples­sità che gli edi­tori si tro­vano a dover affrontare.

Il variare delle con­di­zioni della pro­po­sta effet­tuata on line ha dun­que un impatto anche sulle per­for­mance della ver­sione tra­di­zio­nale, dell’edizione car­ta­cea, del gior­nale [o pub­bli­ca­zione perio­dica]. Con­di­zione di com­ples­sità che, se pos­si­bile, si rende ancor più di dif­fi­cile riso­lu­zione con l’introduzione di altri for­mat quali eRea­ders e mobile.

Il muro da abbat­tere non sem­bra per­ciò riguar­dare tanto quanto pro­teg­gere i con­te­nuti e richie­dere all’utenza il paga­mento per la ver­sione on line, bensì una ben più pro­fonda e radi­cale tra­sfor­ma­zione delle logi­che di offerta che devono saper affron­tare una fram­men­ta­zione delle audience.

La vera moti­va­zione di crisi degli inve­sti­menti pub­bli­ci­tari risiede nell’incertezza della fun­zio­na­lità degli attuali modelli e mezzi di comu­ni­ca­zione. Molti inve­sti­tori ne hanno con­sa­pe­vo­lezza, è tempo che anche gli edi­tori sor­pas­sino l’approccio tat­tico che hanno avuto negli ultimi anni ed affron­tino pro­gres­si­va­mente, con una visione stra­te­gica d’assieme, il loro modello di offerta.

Pubblicato il 27 aprile 2010 by Pier Luca Santoro

Hanno venduto l’anima per non leggere il contratto

L’azienda inglese per il com­mer­cio di video­gio­chi Game­Sta­tion ha comu­ni­cato ai media che pos­siede 7.500 anime di altret­tanti suoi clienti online. Il fatto risale al primo aprile e non è solo un «pesce».

Secondo quanto scrive FOX­News, la catena com­mer­ciale quel giorno ha inse­rito nei con­tratti d’acquisto in Rete una clau­sola d’acquisto legal­mente valida, in cui ha posto la ces­sione dell’anima del com­pra­tore come con­di­zione della cor­ri­spon­denza tra domanda e offerta di vendita.

La clau­sola è stata inse­rita con lo stesso corpo, pic­colo, di tutte le altre con­trat­tuali, solite. Afferma che «inviando un ordine d’acquisto via Web il primo giorno del quarto mese dell’anno 2010, Anno Domini, dichiaro che sono d’accordo a dare l’opzione non tra­sfe­ri­bile di recla­mare, ora e sem­pre, la mia anima immor­tale. Se l’azienda intende eser­ci­tare que­sta opzione, accon­sen­tirò alla con­se­gna della mia anima immor­tale e qual­siasi reclamo che potrei eser­ci­tare al riguardo, lo farò entro il quinti giorno lavo­ra­tivo dal rice­vi­mento della noti­fica scritta di Game­Sta­tion o di uno dei suoi dipen­denti spe­ci­fi­ca­mente autorizzati».

La catena com­mer­ciale ha anche pre­ci­sato che «si riserva il diritto di fare que­sta noti­fica in carat­teri fiam­meg­gianti alti sei piedi (= 1,80 m) e non assume fin d’ora nes­suna respon­sa­bi­lità per ogni per­dita o danno deri­vante da tale atto. Se l’attuale pro­prie­ta­rio a) non crede che l’anima è immor­tale, b) l’ha già data a un altro, o, c) non vuole cederla, clic­chi il link in basso per annul­lare que­sta clau­sola e pro­ce­dere nella transazione».

La clau­sola con­trat­tuale è nata come una beffa, ma è ser­vita al ven­di­tore per evi­den­ziare che la gran­dis­sima mag­gio­ranza dei clienti non legge i con­tratti di acqui­sto e le aziende pos­sono per­met­tersi d’inserire i ter­mini e le con­di­zioni di ven­dita che vogliono.

Tratto da: Irio­spark

Pubblicato il 15 dicembre 2009 by Pier Luca Santoro

I dieci mali del giornalismo

Il Rap­porto annuale sul Gior­na­li­smo rila­sciato, nella sua edi­zione per il 2009, dall’ Aso­cia­ción de la Prensa de Madrid rias­sume in 10 punti gli attuali pro­blemi del giornalismo:

  • Per­dita di audience
  • Per­dita di ricavi
  • Per­dita di posti di lavoro
  • Per­dita di diritti sul lavoro
  • Per­dita di qualità
  • Per­dita di indipendenza
  • Per­dita di credibilità
  • Per­dita di influenza
  • Per­dita di riferimenti
  • Per­dita di futuro

Con­sta­ta­zioni a tinte fosche su temi che sono stati evi­den­ziati più volte anche all’interno di que­sti spazi e che ruo­tano fon­da­men­tal­mente intorno al pro­blema di come riu­scire a ripor­tare gior­na­li­smo e gior­nali verso chi li legge invece di cen­trarli sulle esi­genze di terzi.

Indi­ca­zioni ed esempi sono con­cre­ta­mente dispo­ni­bili è la dispo­ni­bi­lità a rac­co­glierli che appare tutt’ora estre­ma­mente limi­tata, purtroppo.