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Evoluzione Ricavi Industria Informazione
Pubblicato il 17 ottobre 2012 by Pier Luca Santoro

Domande Senza Risposta

Gan­net, media com­pany che con­trolla tra gli altri «Usa Today», ha annun­ciato, non senza orgo­glio, la bontà dei pro­pri risul­tati eco­no­mici nel pro­gres­sivo a fine set­tem­bre.  Ana­liz­zando il det­ta­glio si vede come la cre­scita mag­giore sia rela­tiva alla ven­dita di copie car­ta­cee dei diversi quo­ti­diani con­trol­lati dal gruppo e il digi­tale pesi “sola­mente” il 13,9% del totale ricavi.

Anche il Pre­si­dente di Prisa, gruppo che con­trolla «El Pais», quo­ti­diano spa­gnolo che ha accu­mu­lato per­dite per 200 milioni di euro tra il 2007 ed il 2012, difende la scelta di essere “digi­tal first” ma poi afferma che morirà facendo gior­nali di carta e che per il digi­tale nes­suno ha un modello di busi­ness defi­nito, che per quanto riguarda la red­di­ti­vità della Rete, del digi­tale, nes­suno ha ancora una risposta.

Mede­sima situa­zione al «The Guar­dian» con Andrew Mil­ler, CEO del Gruppo, che altret­tanto afferma quanto siano fan­ta­sti­che le oppor­tu­nità offerte dal digi­tale per poi ricor­dare che la ver­sione car­ta­cea pesa ancora il 70% dei ricavi e che con l’attuale mix è estre­ma­mente dif­fi­cile soste­nere un gior­na­li­smo di qua­lità e che è neces­sa­rio che i gior­nali tro­vino fonti di red­dito diverse dalle attuali.

The Media Brie­fing ha pub­bli­cato recen­te­mente una inte­res­sante rac­colta sulle tariffe alle quali i quo­ti­diani inglesi ven­dono la loro pub­bli­cità sia su carta che online che evi­den­zia come sia pro­fondo il gap tra il valore attri­buito ai let­tori tra la ver­sione tra­di­zio­nale e quella online con, ad esem­pio, il «Finan­cial Times» che a listino vende una pagina pub­bli­ci­ta­ria a colori a £58,600 [47,557 €] e £86 CPM [69,7 €] per la pro­pria ver­sione online, men­tre il «Mail Online», gior­nale con il mag­gior traf­fico al mondo vende i ban­ner a £20 CPM, con­fer­mando l’insostenibile leg­ge­rezza dell’audience inesitabile.

Sul tema Juan Varela, gior­na­li­sta e con­su­lente in ambito edi­to­riale, azzarda una pre­vi­sione dell’evoluzione a medio ter­mine delle attuali fonti di ricavo per l’industria dell’informazione nel suo com­plesso. Emerge come il 60% dei ricavi, anche nel medio periodo, il 60% dei ricavi sarà gene­rato dalla carta stam­pata. Anno­ve­ria­mola come la sesta ver­sione sul futuro dei gior­nali.

USA Today Print Competition
Pubblicato il 6 ottobre 2012 by Pier Luca Santoro

Premi sulla Carta

«USA Today» a metà del mese di set­tem­bre ha rivi­sto com­ple­ta­mente il design sia dell’edi­zione car­ta­cea che della pro­pria ver­sione online, del suo sito Web, rie­la­bo­rando com­ple­ta­mente la pro­pria imma­gine a par­tire dal logo del quotidiano.

Si è par­lato molto dell’edizione online la cui rie­la­bo­ra­zione nelle moda­lità di frui­zione ha for­tis­sime simi­li­tu­dini ed influenze dal design per tablet.

Adesso, all’inizio di que­sta set­ti­mana, il gior­nale sta­tu­ni­tense annun­cia una com­pe­ti­zione con un pre­mio in spazi pub­bli­ci­tari per il valore della non tra­scu­ra­bile somma di 1 milione di dollari.

La gara, a cui è pos­si­bile ade­rire a par­tire da lunedì 8 otto­bre sino al 26 novem­bre, ha l’evidente obiet­tivo di riva­lu­tare il ruolo e la crea­ti­vità sulla stampa come con­ferma Michael Wolff dalle colonne del giornale.

Per­so­nal­mente sono con­vinto che vi sia altret­tanto biso­gno di buona crea­ti­vità, e nuovi for­mat e for­mati, anche per quanto riguarda il digi­tale. Il fatto che «USA Today», sep­pur a valore fac­ciale, inve­sta una somma rile­vante per la carta con­ferma dove stanno ancora i ricavi.

Pubblicato il 15 gennaio 2010 by Pier Luca Santoro

Spettacolarizzazione della Notizia e Pubblicità

I media di tutto il mondo fanno a gara per offrire i repor­tage ed i ser­vizi foto­gra­fici più coin­vol­genti sulla tra­ge­dia che ha col­pito Haiti.

Da que­sto punto di vista inter­net è un alleato dei quo­ti­diani tra­di­zio­nali di carta che nelle loro ver­sioni on line sfrut­tano molte delle poten­zia­lità del web per illu­strare e spet­ta­co­la­riz­zare la notizia.

Tra tutti i ser­vizi rea­liz­zati mi appaino meri­te­voli di segna­la­zione le mappe rea­liz­zate da USA­To­day e dal New York Times che offrono inte­rat­ti­vità e pos­si­bi­lità di com­pren­dere “vivendo in prima per­sona” la catastrofe.

Anche i quo­ti­diani della nostra nazione non sono da meno ed offrono foto­gra­fie e video di quello che sotto il pro­filo media­tico è una noti­zia, un evento.

Si distin­gue in par­ti­co­lare il quo­ti­diano fon­dato da Scal­fari con l’area audio e video su Haiti. Pazzo per Repub­blica gon­go­lerà nell’apprendere che prima del video che tra­smette le imma­gini del disa­stro visto dall’alto si è obbli­gati ad assi­stere allo spot del film “La prima cosa bella”.

Spet­ta­co­la­riz­za­zione della noti­zia e con­te­stua­liz­za­zione della pub­bli­cità in per­fetta sin­to­nia tra loro, non c’è che dire.

Update: Lo spot – di 8 secondi – del film non c’è più prima del video sul disa­stro. Lo screen­shot testi­mo­nia che non era una mia inven­zione. Mi piace pen­sare che il cam­bio sia avve­nuto anche gra­zie alla segna­la­zione in que­sti spazi.