twitter

Twitter MAU 2nd 2015
Posted on 29 luglio 2015 by Pier Luca Santoro

I Problemi di Twitter

Sono stati dif­fusi ieri in tarda serata i risul­tati rela­tivi al secondo tri­me­stre 2015 di Twit­ter. Quello che emerge in estrema sin­tesi è un buon anda­mento dei ricavi ma ancora una per­for­mance delu­dente per quanto riguarda gli utenti attivi che in Ita­lia addi­rit­tura calano.

Esclu­dendo gli  SMS Fast Fol­lo­wers, gli utenti attivi nel mese sono stati 304 milioni, l’80% dei quali da mobile, con una cre­scita di 2 milioni di per­sone rispetto al tri­me­stre pre­ce­dente. Il gra­fico del Wall Street Jour­nal foto­grafa molto meglio di altri la situa­zione che infatti è stata così com­men­tata da Jack Dor­sey, CEO ad inte­rim di Twit­ter, “Our Q2 results show good pro­gress in mone­ti­za­tion, but we are not sati­sfied with our gro­wth in audience. In order to rea­lize Twitter’s full poten­tial, we must improve in three key areas: ensure more disci­pli­ned exe­cu­tion, sim­plify our ser­vice to deli­ver Twitter’s value faster, and bet­ter com­mu­ni­cate that value.”Twitter MAU 2nd 2015

Sem­pre ieri, eMar­ke­ter ha pub­bli­cato i risul­tati di una ricerca, effet­tuata all’inizio di que­sto mese, rela­ti­va­mente all’efficacia della pub­bli­cità su Twit­ter.  Come mostra il gra­fico sot­to­stante, emerge come per la stra­grande mag­gio­ranza delle per­sone gli annunci pub­bli­ci­tari siano asso­lu­ta­mente irrilevanti.

Twitter Ads Rilevanza

Un altro aspetto, del quale si parla poco, è rela­tivo alla reach effet­tiva. Se infatti le OTS, le oppor­tu­nità di essere visti sono molto ele­vate, così come avviene anche per Face­book, le per­sone rag­giunte effet­ti­va­mente sono un numero di gran lunga infe­riore e, soprat­tutto, il gap tra i pochi che visua­liz­zano effet­ti­va­mente i tweet e quelli che poi clic­cano sul con­te­nuto è enorme.

Se si ha un gran numero di fol­lo­wer, penso ai gior­nali ma anche a molti brand, i pro­pri con­te­nuti sono visti da un’assoluta mino­ranza di que­sti dei quali pochis­simi acce­dono effet­ti­va­mente al con­te­nuto. Insomma, come noto, Twit­ter non genera traf­fico, non porta utenti al sito web della testata gior­na­li­stica e/o del brand azien­dale. Il gra­fico sot­to­stante, di uno dei tweet dell’account @DataMediaHub con migliori per­for­mance negli ultimi giorni, mostra la situazione.

Com­ment is free…

Interazioni Twitter

Great Communication
Posted on 27 luglio 2015 by Pier Luca Santoro

Post-it

Una sele­zione ragio­nata delle noti­zie di oggi su media, gior­na­li­smi e comu­ni­ca­zione da non perdere.

  • TV Brand Effect - “So che metà dei soldi che spendo in pub­bli­cità è com­ple­ta­mente but­tata via. Il pro­blema è che non so quale metà sia.” Che sia stato John Wana­ma­ker o Lord Leve­rhulme a pro­nun­ciarla, que­sta frase cita­tis­sima è diven­tata nel corso del tempo sem­pre più una verità. Lo con­fer­mano i dati di TV Brand Effect, di Niel­sen,  secondo i quali in media poco meno del 30% di chi è espo­sto a una crea­ti­vità tele­vi­siva ne ricorda cor­ret­ta­mente il con­te­nuto e la asso­cia al brand comu­ni­cato. Sapevatelo!
  • Enga­ge­ment and Inter­nal Com­mu­ni­ca­tion Events Spe­cia­list - Benet­ton Group SpA ricerca uno/una spe­cia­li­sta in enga­ge­ment e atti­vità di comu­ni­ca­zione interna.
  • Wür­stel & Social - C’è chi sostiene che Twit­ter sia in crisi da sovrap­pro­du­zione. Tesi che parte da una noti­zia, non veri­fi­ca­bile, sul pre­sunto rifiuto di alcuni gior­na­li­sti del New York Times di twit­tare, con­fonde la piat­ta­forma di micro­blog­ging da 140 carat­teri con un social net­work [men­tre, come noto, è un social media], con­fer­mando tutta l’imperizia sul tema, e con­clude por­tando come sup­por­ting evi­dence uno spot tele­vi­sivo di una nota marca di wür­stel. Che dire…
  • Fact Chec­king — Una lista dav­vero com­pleta di tool per la veri­fica della geo­lo­ca­liz­za­zione per andare oltre Goo­gle Earth.
  • Bud­get Inve­sti­menti in Comu­ni­ca­zione d’Impresa — Il 42,5% delle imprese ha bud­get di comu­ni­ca­zione infe­riori ai 50mila euro; il 12,8% inve­ste una somma tra i 50 e i 100mila euro; l’11% si col­loca tra i 100mila e i 250mila euro; il 2,1% inve­ste tra i 250mila e 500mila euro; il 6,4% tra 500mila e 1 milione di euro; l’12,8% supera il milione di euro e la stessa quota supera i 5 milioni. Que­sto, e molto altro, è quanto emerge da una ricerca svolta su un cam­pione di 400 pro­fes­sio­ni­sti del set­tore mar­ke­ting e comu­ni­ca­zione azien­dale sopra i 35 anni diret­ta­mente coin­volti nelle deci­sio­nali di busi­ness con ruoli diri­gen­ziali [35%%] e mana­ge­riali [65%].
  • Ana­ly­tics, Audience Deve­lo­p­ment e Reda­zioni — Cam­bia l’uso degli ana­ly­tics che evolve sia come pra­tica che come figure pro­fes­sio­nali coin­volte nel pro­cesso con l’introduzione dell’ Audience Deve­lo­p­ment Edi­tor, Audience Enga­ge­ment Edi­tor ed anche il Gro­wth Edi­tor. Ana­lisi sulle ten­denze all’interno delle reda­zioni da leg­gere asso­lu­ta­mente per poi ricon­durla alla realtà del nostro Paese in cui la mag­gio­ranza delle testate non hanno nep­pure un Social Media Editor…
  • Social Media Stra­tegyCase study della, geniale, social media stra­tegy imple­men­tata dalla NASA.

Great Communication

 

Altre noti­zie e segna­la­zioni su media e comu­ni­ca­zione nella nostra pagina Face­book e, ovvia­mente, su Twit­ter. Buona lettura.

Journalists-Use-of-Social-Media Small
Posted on 23 luglio 2015 by Pier Luca Santoro

Giornalisti & Social

Cision e la Can­ter­bury Christ Church Uni­ver­sity hanno pub­bli­cato i risul­tati di “The Social Jour­na­lism Study”, rap­porto giunto alla quarta edi­zione su uso e con­sumo dei social da parte dei giornalisti.

Il rap­porto si basa su 3mila rispon­denti di 11 nazioni diverse, Ita­lia inclusa, ma a causa del numero non sta­ti­sti­ca­mente rile­vante degli inter­vi­stati in alcuni Paesi, com­preso il nostro, i risul­tati sono rela­tivi a USA, Austra­lia, Ger­ma­nia, Regno Unito, Fin­lan­dia e Sve­zia. Quanto emerge è d’interesse sia sotto il pro­filo stret­ta­mente gior­na­li­stico che per chi su occupa di comu­ni­ca­zione e public relations.

Lo stu­dio, in base all’utilizzo ed al vis­suto dei social, iden­ti­fica 5 arche­tipi, 5 cate­go­rie di giornalisti:

  • Scet­tici: Coloro che meno uti­liz­zano, o non uti­liz­zano del tutto, i social e sono mag­gior­mente cri­tici al riguardo
  • Osser­va­tori: Coloro che uti­liz­zano i social con bassa intensità
  • Cac­cia­tori: Coloro che uti­liz­zano i social alla ricerca di infor­ma­zioni utili per il pro­prio lavoro
  • Pro­mo­tori: Coloro che usano i social con fre­quenza e inten­sità; esperti nell’utilizzo
  • Archi­tetti: Esperti nell’uso dei social, early adop­ters e crea­tori di contenuti

I prin­ci­pali risul­tati emer­genti, cor­re­dati da un mio per­so­na­lis­simo com­mento, sono:

  1. Gli scet­tici e gli osser­va­tori con­ti­nuano ad essere la mag­gio­ranza tra i gior­na­li­sti. Pesano il 53% del totale [erano il 57% nel 2012]. Segnale ine­qui­vo­ca­bile di resi­stenza al cambiamento.
  2. Il numero di gior­na­li­sti che non usa del tutto i social passa dal 12% del 2012 all’attuale 6%, con il 67% del totale che li usa sino a due ore al giorno. Ele­menti che riflet­tono come di fatto i social siano sem­pre più parte inte­grante del lavoro giornalistico.
  3. Circa la metà dei rispon­denti è con­vinta che non riu­sci­rebbe a fare il pro­prio lavoro senza i social e il 57% ritiene che i social abbiano miglio­rato la pro­pria pro­dut­ti­vità. L’altra metà ha com­prato un calen­da­rio per­pe­tuo per cal­co­lare se arriva alla pensione?
  4. I gior­na­li­sti delle nazioni in cui l’inglese è la lin­gua nativa sono più inte­rat­tivi e creano mag­giori con­te­nuti. Aspetto che è legato anche all’ampiezza dell’audience ed ai ritorni generati.
  5. Twit­ter e Face­book sono, ovvia­mente, i social più popo­lari, ma anche Goo­gle+ e Insta­gram hanno una buona base di uti­liz­za­tori tra i gior­na­li­sti. Molto basso invece l’uso di altri tool, quale ad esem­pio Sto­rify, segno di comun­que una gene­rale bassa alfabetizzazione.
  6. Gli esperti di un deter­mi­nata mate­ria sono la fonte d’informazione chiave per i gior­na­li­sti. Inte­res­sante rile­vare come, da un lato in Ger­ma­nia siano i diri­genti azien­dali ad essere fonte pri­vi­le­giata d’informazione men­tre, dall’altro lato in USA & UK lo siano le agen­zie di pub­bli­che relazioni.
  7. Le e-mail con­ti­nuano ad essere il mezzo pre­fe­rito dai gior­na­li­sti per essere con­tat­tati, segue il tele­fono. I social sono il mezzo di con­tatto pre­fe­rito da un quinto dei rispon­denti. Le PR tra­di­zio­nali insomma con­ti­nuano a domi­nare ma si aprono degli spi­ra­gli per le online media relations.
  8. Pri­vacy e sicu­rezza dei dati sono in cima alle pre­oc­cu­pa­zioni. La ten­denza a [pre]occuparsene è in netta cre­scita rispetto al pas­sato. Mag­gior con­sa­pe­vo­lezza o mag­giori peri­coli effettivi?
  9. Capa­cità inter­pre­ta­tiva ed ana­li­tica dei fatti, ruolo di “wat­ch­dog”, ma anche velo­cità di pub­bli­ca­zione, sono i tre pila­stri del lavoro gior­na­li­stico. I prin­cipi basici vanno al di là delle dif­fe­renze cul­tu­rali delle diverse nazioni prese in esame e riflet­tono i key pil­lars, o almeno quelli che dovreb­bero esserlo, del giornalismo.
  10. Metà degli inter­vi­stati riten­gono che i social abbiano minato, stiano influen­zando nega­ti­va­mente, i valori fon­da­men­tali del gior­na­li­smo. Aspetto die­tro al quale si nasconde “la fatica” rela­tiva a nuovi metodi di lavoro e di rela­zio­narsi con il pubblico.

Insomma, l’uso dei social da parte dei gior­na­li­sti matura, evolve, ma la strada da per­cor­rere è ancora lunga.

Journalists-Use-of-Social-Media

La Rete
Posted on 23 luglio 2015 by Pier Luca Santoro

Post-it

Una sele­zione ragio­nata delle noti­zie di oggi su media, gior­na­li­smi e comu­ni­ca­zione da non perdere.

  • Ear­ned Media — Gli ear­ned media sono essen­ziali nel mix di comu­ni­ca­zione per le imprese, lo con­ferma, se neces­sa­rio, una recente ricerca inter­na­zio­nale di Ogilvy PR.
  • Latino Quo­ti­diano - Le usiamo tutti i giorni, qual­che volta inter­ro­gan­doci sul loro signi­fi­cato, spesso senza accor­gerci che di latino si tratta e a volte scam­bian­dole per espres­sioni inglesi [è il caso di tutor, spon­sor, moni­tor… ma c’è anche chi scrive out out inten­dendo aut aut]. Una lista di 180 espres­sioni latine che usiamo par­lando italiano.
  • Com­mu­nity Mana­ge­ment — Quando il troll è chi gesti­sce la fan page su Face­book. Mera­vi­glioso
  • L’Estate delle Par­tita Iva - Men­tre gli altri – chi ha ancora un lavoro dipen­dente – par­lano di ferie, di mete lon­tane, di capuf­fici despoti che negano e dispon­gono a loro arbi­trio – e si lamen­tano si lamen­tano – loro, gli auto­nomi, covano risen­ti­menti ata­vici, tra­sfor­mando il disa­gio di essere vit­time di ben altri arbi­tri – i pro­getti che non par­tono, i tele­foni che non rispon­dono, le set­ti­mane in stand by, i “ti richia­merò” – in spa­valda e filo­so­fica oppo­si­zione alla logica giu­ras­sica del posto fisso. Descri­zione roman­zata ma efficace.
  • L’ Infor­ma­zione e il Gior­na­li­smo che Vor­rei — Marco Mon­te­ma­gno, tra le altre cose ex CEO e co-fondatore di Blo­go­sfere, in meno di tre minuti fa qual­che rifles­sione su infor­ma­zione e gior­na­li­smo in Ita­lia, che, dice,  asso­mi­glia sem­pre di più ad una spo­glia­rel­li­sta con le Crocks..
  • Cam­bia­menti Strut­tu­rali — RCS, men­tre da un lato licen­zia gior­na­li­sti e poli­gra­fici, dall’altro lato assume figure mana­ge­riali quali un e-commerce spe­cia­list ed un digi­tal mar­ke­ting specialist.
  • Twit­ter Audit — Stru­mento che basan­dosi sull’analisi cam­pio­na­ria di 5mila fol­lo­wer su Twit­ter ana­lizza la qua­lità di que­sti basan­dosi sul rap­porto follower/following, sul numero di tweet e la data dell’ultimo tweet per sta­bi­lire il numero di fol­lo­wer fake [o comun­que bot].

La Rete

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Scrivere Traccia
Posted on 22 luglio 2015 by Pier Luca Santoro

Post-it

Una sele­zione ragio­nata delle noti­zie di oggi su media, gior­na­li­smi e comu­ni­ca­zione da non perdere.

  • Caffè & Gior­nale — L’abbinata caffè e gior­nale resta un clas­sico. Infatti Star­bucks e il NYTi­mes hanno annun­ciato che a breve alcuni degli arti­coli del quo­ti­diano saranno dispo­ni­bili gra­tui­ta­mente sulla app della catena di negozi nell’ambito di un pro­gramma di fidelizzazione.
  • Adver­ti­sing Kil­led the New­sbrand - Felix Salo­mon spiega come l’advertising stia ren­dendo pra­ti­ca­mente inu­sa­bile la Rete in mobi­lità “man­giando” buona parte della banda. Fré­dé­ric Fil­loux mette sul piatto alcuni dati rela­tivi alla que­stione. Che il mobile fosse un ulte­riore grat­ta­capo per gli edi­tori si sapeva, ma forse è ancora peg­gio di quanto si ipotizzasse…
  • Face­book & Video — Face­book annun­cia nuove fun­zio­na­lità per i video nella gestione delle pagine con mag­giori pos­si­bi­lità di per­so­na­liz­za­zione e con­trollo dei contenuti.
  • Flop Annun­ciati - Ita­liaon­line lan­cia Yesplace, social net­work dei luo­ghi. Dopo la puzza di cada­vere di Four­square, a mio modo di vedere Yesplace è un flop annunciato.
  • K.I.S.S. [Keep It Sim­ple, Silly!] - Da Hob­son Powell, Senior Direc­tor Opti­mi­za­tion Ser­vi­ces di Yahoo, le tre regole per scri­vere un buon copy e miglio­rare gli annunci digitali.
  • Twit­ter Aca­demy — Un video-tutorial che in poco più di due minuti spiega come fun­zio­nano e come usare le web­site cards, lead gene­ra­tion cards e image app cards. Utile.
  • Kil­ling the Mes­sen­ger — Il rap­porto del News Safety Insti­tute della Car­diff School of Jour­na­lism sui gior­na­li­sti uccisi nel corso del loro lavoro conta già 60 morti dall’inizio dell’anno. Il Paese più peri­co­loso per i gior­na­li­sti? La Francia.

Scrivere Traccia

 

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