twitter

Audiweb Social Mobile
Pubblicato il 15 luglio 2014 by Pier Luca Santoro

I Social da Mobile in Italia

Dopo il com­parto dell’informazione di ieri, oggi uno sguardo alla frui­zione dei diversi social da mobile per con­clu­dere, almeno per il momento, le ana­lisi sulla frui­zione di infor­ma­zione e dei diversi social da mobile. Ven­gono prese in con­si­de­ra­zione tutti social del nostro Paese incluse nel Audi­web mobile top 500 brands aggior­nato a marzo 2014.

La rile­va­zione è basata su panel “mete­riz­zato” di smart­phone & tablet con sistemi ope­ra­tivi iOS e Android. La clas­si­fi­ca­zione di siti e app basata sulla strut­tura Mar­ket­View già in uso per il PC

Men­tre dal ran­king delle app al primo posto si tro­vava Wha­tsApp in que­sto caso è Face­book ad essere sal­da­mente in testa con oltre 15 milioni di utenti unici men­sili al secondo posto in asso­luto, dopo goo­gle search, nei top 500. Restano tra le prime posi­zioni You­Tube e Twit­ter. Quest’ultimo pare essere par­ti­co­lar­mente usato da mobile senza appli­ca­zione visto che i suoi numeri cre­scono notevolmente.

Numeri inte­res­santi per le due piat­ta­forme di blog­ging: Blog­ger e Word­Press, men­tre qualli di Tum­blr sono deci­sa­mente più cir­co­scritti. Scom­pare, o comun­que resta fuori dai top 500, Goo­gle+. Ask, il social spesso sotto accusa per atti di cyber­bul­li­smo, non sfonda e resta sotto il milione di utenti, così come Pin­terst. Sli­de­Share, ultimo nel ran­king con circa 250mila utenti unici mensili.

Com­ples­si­va­mente sono numeri di gran lunga supe­riori a quelli rela­tivi all’accesso da mobile ai siti d’informazione pub­bli­cati ieri. Il gra­fico sot­to­stante riporta gli utenti unici men­sili per cia­scun social.

Di seguito il det­ta­glio di tutti i social com­presi nei top 500 con tutti i para­me­tri for­niti da Audi­web. A mar­gine si segnala: “Porno Immo­bile”, i dati Audi­web Mobile sul Porno in Italia.

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Pubblicato il 10 luglio 2014 by Pier Luca Santoro, Massimo Gentile

Audience da Mobile App per i Social In Italia

Dopo l’articolo di ieri sull’utilizzo delle app per le news nel nostro Paese, oggi una nuova ela­bo­ra­zione effet­tuata sele­zio­nando le app dei social dai  dati  Audi­web sull’audience a marzo da mobile per que­sto spe­ci­fico segmento.

La rile­va­zione è basata su panel “mete­riz­zato” di smart­phone & tablet con sistemi ope­ra­tivi iOS e Android. La clas­si­fi­ca­zione di siti e app basata sulla strut­tura Mar­ket­View già in uso per il PC.

I dati sono di grande inte­resse soprat­tutto se si con­si­dera che si rife­ri­scono alla popo­la­zione ita­liana di età supe­riore ai 18 anni e dun­que tagliano fuori una larga fetta di coloro che sicu­ra­mente fanno ampio uso di alcune delle appli­ca­zioni considerate.

Wha­tsApp è l’applicazione più usata in Ita­lia sia in asso­luto che in spe­ci­fico rife­ri­mento ai social. Si tratta di un dato che non era dif­fi­cile da ipo­tiz­zare ma che ora che è dispo­ni­bile apre defi­ni­ti­va­mente nuovi sce­nari e nuove pro­spet­tive alla comu­ni­ca­zione d’impresa ed anche da parte delle testate gior­na­li­sti­che come dimo­stra l’impiego da parte di Buz­z­feed per la sua ver­sione da mobile.

Segue, come era natu­rale atten­dersi, Face­book, men­tre sor­pren­dono non poco gli oltre sei milioni di utenti unici da app per Goo­gle+ che forse a que­sto punto andrebbe meglio capito e riva­lu­tato nel suo impiego. Fana­lino di coda, con 122mila utenti unici nel giorno medio, Sna­p­chat, rivale di Wha­tsApp reso cele­bre dal pos­si­bile uso “spre­giu­di­cato”. Si con­ferma invece il basso inte­resse per Pin­te­rest nel nostro Paese, anche se l’azienda for­ni­sce numeri diversi da quelli di Audi­web, con­tra­ria­mente a quanto avviene all’estero. Scarso, infine, l’appeal di Four­square a con­ferma che la bad­gi­fi­ca­tion è uno stru­mento ma non il fine della gami­fi­ca­tion come stru­mento di coin­vol­gi­mento delle persone.

A pre­scin­dere dalle con­si­de­ra­zioni spe­ci­fi­che su cia­scun social media/network se si para­go­nano i dati di que­sti con quelli rela­tivi all’audience delle app di news pub­bli­cati ieri appare lam­pante l’enorme diva­rio. Credo che, di fondo, la prima e più impor­tante dif­fe­renza sta nel fatto che i social, con le per­sone stesse, hanno riem­pito “il vuoto” delle per­sone men­tre l’informazione, le testate no. È anche sotto que­sto pro­filo — lo riba­di­sco per la 101esima volta — che la gami­fi­ca­tion dell’informazione ha un senso.

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Tor­nando ai dati, com­ples­si­va­mente è il mondo di Face­book a spa­dro­neg­giare con oltre 31 milioni di utenti unici nel giorno medio nel suo insieme [al lordo delle sovrap­po­si­zioni, ovvia­mente]. Lea­der­ship indi­scussa alla quale nem­meno il fascino dei video di You­Tube, con poco meno di 9 milioni di utenti unici, si avvi­cina lon­ta­na­mente. Anche l’altro social di recente acqui­si­zione, Insta­gram, sor­passa, sep­pur non di molto Twit­ter che evi­den­te­mente resta incom­preso ai più.

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Nel loro insieme i social di pro­prietà di Face­book pesano oltre il 58% del totale degli utenti unici che usano una app per fruire dei diversi social. Se si esclu­dono anche i due social media ricon­du­ci­bili a Goo­gle a tutti gli altri resta la misera fetta di meno di un quinto del totale. Le bri­ciole, così come avviene per il mer­cato dell’advertising online.

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Di seguito il det­ta­glio delle app com­prese nelle top 500 con tutti i para­me­tri for­niti da Audiweb.

BuzzFeed Growth
Pubblicato il 18 giugno 2014 by Pier Luca Santoro

Tutto il Digitale in 11 Grafici

In occa­sione del festi­val inter­na­zio­nale della crea­ti­vità di Can­nes in corso in que­sti giorni  attra­verso Twit­ter [*] sono stati dif­fusi alcuni dati rela­ti­va­mente a diverse aree del digi­tale, dai trend dei gior­nali online all’uso dei social media per nazione, pas­sando per come le per­sone spen­dono il tempo online e molto altro ancora.

Ho pen­sato potesse avere un senso rac­co­glierle per avere una foto­gra­fia com­ples­siva. Ah, se posso, NON fate mai una lista di dieci punti.

Come le per­sone pas­sano il tempo online:

Tempo speso online world

La cre­scita espo­nen­ziale di Buz­z­Feed. Ora la seconda testata più letta al mondo:

BuzzFeed Growth

Uti­lizzo dei media è diverso dall’influenza che hanno [stam­pa­te­velo ed appen­de­telo in ufficio]:

Media Usage

Il futuro dell’online adv è social [sot­to­ti­tolo: che i gior­nali lascino ogni spe­ranza di cam­pare con ban­ner sul loro sito]:

Social Ads

Da dove è venuta la cre­scita nell’adv online:

Adv Online

Uti­lizzo per genere dei diversi social nel Mondo [e det­ta­glio Bra­sile, Cina, Fran­cia, UK & USA]:

Uso Social Per sesso

A mag­gior gran­dezza dello schermo equi­vale un mag­gior con­sumo di dati [ovvero un mag­gior uti­lizzo della Rete]:

Size screen

Le 10 nazioni con il mag­gior numero di utenti attivi su Pin­te­rest:

Pinterest Top 10

Uti­lizzo da mobile app di Vine Vs You­Tube nel Mondo:

Vine Vs YouTube

Uti­lizzo multi-piattaforma della Rete e rela­zione con i brand:

Brand Multipiattaforma

Valore dei dati per­so­nali e rela­zione con i brand:

Personal Data e Brand

[*] Ogni imma­gine con­tiene link a fonte ori­gi­nale per rico­no­sci­mento credits.

News Italy
Pubblicato il 13 giugno 2014 by Pier Luca Santoro

Digital News Report 2014

Il Reu­ters Insti­tute for the Study of Jour­na­lism ha rila­sciato i risul­tati  della terza edi­zione del suo stu­dio annuale “Digi­tal News Report”, stu­dio sulle abi­tu­dini di con­sumo dell’informazione online/digitale in Europa, Ita­lia com­presa, Stati Uniti, Bra­sile e Giappone.

Lo stu­dio è stato con­dotto tra gen­naio e feb­braio di quest’anno. Prende in con­si­de­ra­zione sola­mente coloro che con­su­mano infor­ma­zione e che hanno accesso ad inter­net. Per quanto riguarda spe­ci­fi­ca­ta­mente il nostro Paese si tratta della nazione con la minor pene­tra­zione della Rete tra le dieci prese in con­si­de­ra­zione come mostra la sezione dedi­cata alla meto­do­lo­gia della ricerca. È esclusa quindi poco meno della metà della popo­la­zione italiana.

All’interno del rap­porto si dedi­cano poche righe di focus al sistema media­tico di cia­scuna nazione. Per quanto riguarda l’Italia, i cui appro­fon­di­menti sono a cura di Nicola Bruno, si legge:

Sil­vio Berlusconi’s Media­set empire ope­ra­tes Italy’s top pri­vate TV sta­tions, and the public broa­d­ca­ster, Rai, has also been sub­ject to poli­ti­cal influence. Tele­vi­sion remains the main source of news for the bulk of the popu­la­tion. The Ita­lian press is highly regio­na­li­sed, reflec­ting the country’s history and cha­rac­ter. Most new­spa­pers are pri­va­tely owned, often lin­ked to a poli­ti­cal party, or run by a large media group. Print new­spa­per rea­der­ship figu­res are low com­pa­red to many Euro­pean countries.

Il rap­porto si com­pone di 96 pagine. Come di abi­tu­dine, se il tema vi inte­ressa, che sia a titolo per­so­nale o pro­fes­sio­nale, con­si­glio cal­da­mente la let­tura inte­grale dello stu­dio al di là della mia per­so­nale sin­tesi ed interpretazione.

Com­ples­si­va­mente emerge come sia pros­sima una seconda ondata di tra­sfor­ma­zione con impli­ca­zioni pro­fonde per i player dell’industria dell’informazione.

Nono­stante una cre­scente frui­zione delle news da smart­phone e tablet [il 39% delle per­sone uti­lizza almeno due device ed il 12% tre o più] l’utilizzo delle app pro­prie­ta­rie delle diverse testate resta asso­lu­ta­mente marginale.

Solo l’11% di coloro che sono inte­res­sati all’informazione — e hanno accesso alla Rete — hanno pagato per news online/digital nel 2013. Teo­ri­ca­mente l’Italia, dopo il Bra­sile, è la nazione con la mag­gior pro­pen­sione al paga­mento delle noti­zie; vedendo le per­cen­tuali, net­ta­mente infe­riori, delle altre nazioni si capi­sce quanto neces­sa­ria sia un abbon­dante tara­tura tra dichia­rato e rea­liz­zato. In caso di dubbi basti vedere l’andamento effet­tivo delle ven­dite di copie digi­tali.

L’Italia, secondo quanto dichia­rato, è tra le nazioni con il mag­gior tasso di coloro che affer­mano di aver pagato per avere infor­ma­zione in for­mato digi­tale [13%]. La stra­grande mag­gio­ranza di que­sti acqui­sta “one shot”. Ulte­riore ele­mento di rifles­sione come sot­to­li­neavo esat­ta­mente un anno fa sul «Cor­riere della Sera».

L’Italia si con­ferma essere la nazione dove il canale pri­vi­le­giato di acqui­sto dei quo­ti­diani sono le edi­cole. Il 51% delle per­sone acqui­sta il gior­nale in un edi­cola nel nostro Paese [negli USA è l’ 11%]

Pagamento Notizie

Le noti­zie sono sem­pre più unbran­ded e la search ed i social diven­gono pre­po­ten­te­mente la porta d’ingresso ai siti web delle testate. In Ita­lia la search è la fonte di accesso alle noti­zie per il 59% dei rispon­denti [ancora con­vinti di voler fare la “guerra santa” a Goo­gle?], i social il 34%.

Per quanto riguarda i social, si con­ferma come il new­swire per eccel­lenza, Twit­ter, in realtà abbia un ruolo deci­sa­mente infe­riore a quello che gli addetti ai lavori ten­dono ad attri­bur­gli. La vera novità è Wha­tsApp, in par­ti­co­lare per l’Italia dove l’utilizzo [anche per otte­nere noti­zie] è del 13% ver­sus il 10% di Twitter.

Social Network for News

Insieme al Bra­sile è l’Italia il Paese nel quale le per­sone hanno una mag­giore pro­pen­sione ad uti­liz­zare i social per la frui­zione d’informazione. I milioni di fan alle pagine delle diverse testate, per come ven­gono gestiti, non ser­vono ad altro che ad ali­men­tare i ricavi di Zuc­ker­berg & Co. Basti vedere, in assenza di altri dati o di uti­lizzo di piat­ta­forme spe­ci­fi­che di moni­to­rag­gio, il rap­porto tra numero di fan, pur con tutte le tara­ture sulla reach effet­tiva, e gli accessi com­ples­sivi al sito web cor­ri­spon­dente della testata o, peg­gio, la ven­dita di copie car­ta­cee, per veri­fi­care quanto labile sia la relazione.

Credo che vada com­ple­ta­mente rivi­sto, ribal­tato l’approccio. È meglio avere cen­ti­naia di migliaia di per­sone delle quali non si sa nulla, che non leg­gono e che com­men­tano a caso e fuori luogo o è meglio ridurre la quan­tità e sta­bi­lire una rela­zione, creare enga­ge­ment con coloro che interessano?

Per­so­nal­mente non credo pos­sano esserci dubbi sul pre­fe­rire la seconda scelta. Per un’ecologia dei social media ini­ziate, ini­ziamo, ad abbat­tere la fan base ed a capire cosa inte­ressa ai nostri let­tori, a misu­rare più il click trough che altri para­me­tri, a rela­zio­narci con loro, come ho già avuto modo di dire.

Social Media for News

Le noti­zie unbran­ded, senza marca distin­tiva, sono la deri­vata di una poli­tica scel­le­rata di gestione della marca con online che ha carat­te­ri­sti­che com­ples­si­va­mente non con­grue con quelle dell’omologa ver­sione car­ta­cea; in par­ti­co­lare in Ita­lia dove sono nette le dif­fe­renze. Per un pugno di click si svende la marca. Senza brand non c’è valore aggiunto, non c’è spe­ranza di soprav­vi­venza. Non è neces­sa­rio rifarsi al mar­ke­ting 3.0 di Kotler per saperlo, sta scritto alla prima pagina del “bigino” di que­sta disci­plina. Fate vobis.

Trovare Notizie

La scheda sull’Italia, a pagina 34 del rap­porto, sin­te­tizza le prin­ci­pali evi­denze per quanto riguarda il nostro Paese.

Top Brands News Italy

Altre sin­tesi del rap­porto ven­gono effet­tuate da Guar­dian [+], Poyn­ter, Nie­man Jour­na­lism Lab e BBC e molti altri ancora [ma leg­ge­tevi il rap­porto per farvi la vostra idea, eh!]

CIA NYBooks
Pubblicato il 9 giugno 2014 by Pier Luca Santoro

Buoni Motivi per NON Usare i Social Media

Come cer­ta­mente molti sapranno la CIA il 6 giu­gno scorso è sbar­cata su Twit­ter. Al momento della reda­zione di que­sto arti­colo ha già rac­colto 570mila fol­lo­wers ed il tweet di aper­tura dell’account, sotto ripor­tato, è stato quasi uni­ver­sal­mente defi­nito geniale dalla mag­gio­ranza delle per­sone, [sedi­centi] esperti di social media mar­ke­ting inclusi, otte­nendo 274mila ret­weet e 164mila pre­fe­riti non­chè il plauso della stampa di tutto il mondo.

Come scri­vevo a com­mento dell’ironico tweet pro­ba­bil­mente è sfug­gito ai più un aspetto fon­da­men­tale quello della reputazione.

La repu­ta­zione, di una per­sona, un’azienda o un brand, è tutto, è l’essenza ultima del valore, del cre­dito di cui gode e dun­que di ciò che è possibile. 

Ed infatti, dopo l’l’epic fail della poli­zia di New York, sono bastate solo due ore, men­tre i gior­nali, evi­den­te­mente con staff media­mente poco avezzo all’utilizzo della piat­ta­forma di micro­blog­ging, con­ti­nua­vano a lodare l’iniziativa, per otte­nere un effetto boomerang.

L’attacco è par­tito dall’account di NY Review of Books che ha ini­ziato a twit­tare diverse delle pra­ti­che non esat­ta­mente social e, altret­tanto, non pre­ci­sa­mente “poli­ti­cally cor­rect”, tutti con il mede­simo link ad un arti­colo sul pro­prio sito rela­tivo alle tec­ni­che usate negli inter­ro­ga­tori da parte dell’agenzia americana.

CIA NYBooks

Il giorno dopo è seguita Wiki­Leaks che ha pron­ta­mente ribat­tuto al secondo tweet della CIA, che dice che l’agenzia sta­tu­ni­tense è desi­de­rosa di con­di­vi­dere con il pub­blico infor­ma­zioni non sotto segreto, che invece loro sono asso­lu­ta­mente desi­de­rosi di con­di­vi­dere infor­ma­zioni segre­tate sul conto dell’agenzia di spio­nag­gio.

Alle volte ci sono dei buoni motivi per non usare in uscita i social media. L’ingresso della CIA su Twit­ter, che tante lodi ha rice­vuto, è una case study sulla repu­ta­zione [online] e motivi per NON usare i social.

MentionMapp DMH
Pubblicato il 20 maggio 2014 by Pier Luca Santoro

Strumenti per la Gestione della Reputazione in Rete

La repu­ta­zione, di una per­sona, un’azienda o un brand, è tutto, è l’essenza ultima del valore, del cre­dito di cui gode e dun­que di ciò che è possibile.

La repu­ta­zione di un sog­getto è la con­si­de­ra­zione o la stima di cui que­sto sog­getto gode nella società.

Esi­ste un pro­cesso pas­sivo nel quale ognuno si crea un’immagine, un’opinione di qual­cosa o di qual­cuno. Esi­ste poi un pro­cesso attivo che è ciò che si è dispo­sti a testi­mo­niare pub­bli­ca­mente di qual­cosa e/o di qual­cuno, come dimo­stra, per citare uno dei casi più recenti, l’epic fail della poli­zia di New York. In ultima ana­lisi, la repu­ta­zione è la cre­di­bi­lità provata.

Come recita una delle frasi più citate di Jeff Bezos: la vostra marca è quello che le per­sone dicono quando siete fuori dalla stanza. Ecco per­chè ho pen­sato potesse essere utile una lista di stru­menti per il moni­to­rag­gio e la gestione della repu­ta­zione online.

Your-brand-is-what

Ovvia­mente esi­stono molti altri stru­menti a paga­mento oltre a quelli sotto ripor­tati. Que­sta lista include sola­mente tool gratuiti.

  1. Men­tion: Con­sente di effet­tuare il moni­to­rag­gio in 42 lin­gue diverse, Nella ver­sione gra­tuita per­mette di avere sotto con­trollo una key­word e sino a 100 mention.
  2. Who­sTal­kin: Estrae i dati da oltre 60 fonti: social, blog, siti di notizie,forum e molto altro ancora.
  3. Search All of the Com­plaint Web­si­tes at Once: Effet­tua la ricerca delle lamen­tele in oltre 40 siti web.
  4. Men­tion­mapp: Per­mette di vedere il vostro net­work su Twit­ter come una mappa. Utile per iden­ti­fi­care nodi e snodi influenti.MentionMapp DMH
  5. BackT­weets: Con­sente di tor­nare indie­tro nel tempo per vedere i tweet che lin­kano al vostro sito/blog.
  6. Hyper Alerts: Noti­fica via mail, con la cadenza desi­de­rata [ora­ria, gior­na­liera, settimanale…etc.], per pagine Face­book, account Twit­ter e ter­mini desi­de­rati. Ottima alter­na­tiva al sem­pre più inco­si­stente Goo­gle alert.
  7. Twee­tA­larm: Noti­fica via mail quando qual­cuno twitta qual­cosa su di voi, la vostra azienda/brand o altro ancora.
  8. Addict-o-matic: Per­mette di creare una pagina per­so­na­liz­zata dove rac­co­glie quanto viene detto sul vostro brand o sul tema di vostro interesse.
  9. Boar­drea­der: Motore di ricerca per siti web, blog, comu­ni­cati stampa e altri media.

Buon lavoro.

Social web reputation

HH Quotidiani Online
Pubblicato il 15 maggio 2014 by Pier Luca Santoro

Total Audience & Mobile Only

Con­ti­nuiamo ad appro­fon­dire il feno­meno dell’utilizzo totale della Rete e di quello da mobile, sia com­ples­si­va­mente che per quanto riguarda in maniera spe­ci­fica i quo­ti­diani online. Dopo i dati da oltreo­ceano pub­bli­cati ieri è adesso, final­mente, la volta dell’Italia.

La ghiotta occa­sione viene dai dati pub­bli­cati ieri da Human High­way, società di ana­lisi ed inda­gini online con la quale  Data­Me­dia­Hub col­la­bora da tempo.

Human High­way ha rea­liz­zato in Aprile una ricerca su un cam­pione di 800 indi­vi­dui rap­pre­sen­ta­tivi dell’utenza Inter­net nel giorno medio per alcuni dei ser­vizi online più popolari. 

Sono state ana­liz­zate le moda­lità di frui­zione di 10 aree d’interesse e appli­ca­zioni online, dal meteo ai ser­vizi finan­ziari, pas­sando per Face­book e quo­ti­diani online. In molti casi, rispetto alle stime di Audi­web, che come noto allo stato attuale misura solo chi si con­nette da PC, è neces­sa­rio aggiun­gere una quota com­presa tra il 15% e il 35% di mobile only.

Se si esclude Insta­gram dove per la sua stessa natura il mobile only arriva a pesare oltre l’80%, la quota mag­giore va ai ser­vizi meteo, con il 43% di mobile only, a Goo­gle maps, con il 35% ed a Twit­ter, anch’esso intorno al 35%.

Inte­res­santi anche le quote di over­lap, la per­cen­tuale di coloro che frui­scono del mede­simo ser­vi­zio online sia da pc che in mobi­lità. In que­sto caso regna sovrano Face­book con oltre il 44% delle per­sone che lo uti­lizza sia da desk­top che da mobile.

Per quanto riguarda spe­ci­fi­ca­ta­mente i quo­ti­diani online sono quelli che hanno la minor quota di per­sone che ne frui­scono esclu­si­va­mente in mobi­lità, atte­stan­dosi media­mente al 18.3% del totale, con­fer­mando la rela­tiva “immo­bi­lità” che emer­geva dai dati pub­bli­cati ieri rela­ti­va­mente agli USA. La causa è pro­ba­bil­mente da ricer­carsi nella com­bi­na­zione di inter­facce media­mente delu­denti ed il fatto che per alcuni dei prin­ci­pali quo­ti­diani la ver­sione mobile non è gra­tuita con­tra­ria­mente al sito web.

HH Quotidiani Online

Gli usi e costumi della Rete legati ai prin­ci­pali device sono pro­fon­da­mente diversi: l’ubiquità per lo Smart­phone [insieme ai limiti dell’interfaccia], il divano per il Tablet e la scri­va­nia per il PC. I luo­ghi di uti­lizzo influen­zano i biso­gni e l’atteggiamento e que­sti deter­mi­nano gli stili di con­sumo. Non con­si­de­rarlo in fase pro­get­tuale non può che por­tare ad una cat­tiva user expe­rience e rela­tive conseguenze.

Di seguito, estratti dalla ricerca, i gra­fici di sin­tesi di quanto emerge rela­ti­va­mente ad alcuni dei prin­ci­pali social nel nostro Paese.

HH Twitter

HH Facebook

HH YouTube

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Pubblicato il 6 maggio 2014 by Pier Luca Santoro

Giornalisti nell’Era Digitale

Sono stati pub­bli­cati i risul­tati di “The Ame­ri­can jour­na­list in the digi­tal age”. La ricerca ha coin­volto 1080 gior­na­li­sti sele­zio­nati ran­dom e inter­vi­stati online tra ago­sto e dicem­bre 2013. Mar­gine di errore sta­ti­stico +/- 3%.

direction

Le prin­ci­pali evi­denze emer­genti dallo stu­dio sono:

  • Per quasi il 60% degli inter­vi­stati — come mostra il gra­fico sopra ripor­tato —  il gior­na­li­smo sta andando nella dire­zione sbagliata;
  • L’indice di sod­di­sfa­zione per il pro­prio lavoro scende dal 49% del 1971 al 23% [era 33% nel 2002];
  • L’autonomia nello svol­gi­mento del pro­prio lavoro cala dal 60% del 1971 al 33% [era 40% nel 2002];
  • Il 54% degli inter­vi­stati usa rego­lar­mente piat­ta­forme di micro­blog­ging — Twit­ter — Per­cen­tuale che scende al 23% per quanto riguarda la let­tura di blog di altri gior­na­li­sti e al 7% per blog scritti da non pro­fes­sio­ni­sti dell’informazione;
  • I social media sono uti­liz­zati nel 78% per tro­vare “brea­king news” e per il 73% dei casi per con­trol­lare giornali/giornalisti con­cor­renti. Solo nel 25% dei casi per veri­fi­care le informazioni;
  • I social media sono pre­va­len­te­mente un vei­colo pro­mo­zio­nale con l’80% degli inter­vi­stati che li uti­lizza con que­sto obiettivo.

Il pre­sente appare dav­vero plum­beo [il futuro sarà roseo?].

Andy Carvin

Shareaholic-Social-Referral-Traffic-Trends-Oct2012-Mar2014
Pubblicato il 24 aprile 2014 by Pier Luca Santoro

Social Media Traffic Referrals

Dopo i dati rela­tivi al periodo set­tem­bre 2013 — feb­braio 2014 arriva ora l’aggiornamento di Share­a­ho­lic, appli­ca­zione per la con­di­vi­sione dei con­te­nuti, con i dati anche del marzo di quest’anno.

L’analisi è frutto del moni­to­rag­gio di oltre 300mila siti web per un totale di più di 400 milioni di utenti unici al mese.

Nella sostanza cam­bia poco. È sem­pre Face­book il domi­na­tore asso­luto al top per numero di visi­ta­tori che arri­vano dal social network.

Quello che è inte­res­sante notare, esclu­dendo Pin­te­rest che nel nostro Paese è asso­lu­ta­mente mar­gi­nale, è che, in ter­mini di ten­denza, per il social net­work più popo­loso del pia­neta si assi­ste ad una cre­scita di ben il 37.6% come dri­ver di traf­fico negli ultimi 4 mesi [con buona pace dei pia­gni­stei sulla reach orga­nica dei post], men­tre per gli altri è “ence­fa­lo­gramma piatto”.

Twit­ter, il new­swire per eccel­lenza, si con­ferma ancora una volta estre­ma­mente secon­da­rio come dri­ver di traf­fico. Il suo ruolo è un altro.

Il gra­fico rea­liz­zato da Mar­ke­ting Charts, sotto ripor­tato, sin­te­tizza i dati di Share­a­ho­lic dall’ottobre 2012 al marzo di quest’anno, enfa­tiz­zando i trend riassunti.

Shareaholic-Social-Referral-Traffic-Trends-Oct2012-Mar2014

Sul tema è d’interesse il con­fronto tra il traf­fico gene­rato dai motori di ricerca e quello dei 5 prin­ci­pali social che mostra la cre­scente rile­vanza di social media/network come dri­ver di traffico.

Per­so­nal­mente credo che uti­liz­zare i social esclu­si­va­mente sotto que­sto pro­filo sia un’occasione spre­cata e che, comun­que, il traf­fico che gene­rano sia com­ples­si­va­mente di basso valore. Come sem­pre, fate vobis…

Shareaholic-Organic-Search-v-Social-Referrals-Nov-2012-2013

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