twitter giornalismo

Pubblicato il 30 novembre 2009 by Pier Luca Santoro

La lezione di Tiger Woods

Par­tendo dalla noti­zia dell’incidente avve­nuto a Tiger Woods e dalla tem­pe­sti­vità con la quale, ancora una volta, è stata data la noti­zia attra­verso Twit­ter è pos­si­bile inter­ro­garsi sul valore delle noti­zie in tempo reale dif­fuse dai diversi social net­work e mes­sag­gi­stica istantanea.

Dalla parte degli entu­sia­sti si schiera Tech­crunch che al riguardo titola “This is why the inter­net [and twit­ter] wins”, sot­to­li­neando la tem­pe­sti­vità del mezzo rispetto alle ver­sioni on line dei main­stream media.

Sco­prire qual­che ora più tardi che le dina­mi­che e le cause dell’inci­dente avve­nuto par­reb­bero ben distinte da quanto ripor­tato ed espanso all’infinito su Twit­ter offre l’occasione per chie­dersi quale sia il reale valore del mezzo in chiave giornalistica.

Sotto que­sto pro­filo ottima la sin­tesi offerta dalla matrice sot­to­stante rea­liz­zata da Broad­stuff.

Sono que­sti cer­ta­mente para­me­tri sui quali riflet­tere e lavo­rare per un gior­na­li­smo che non può essere fatto solo di algo­ritmi e che deve, anche, saper scin­dere tempo reale e qua­lità.

Pubblicato il 6 novembre 2009 by Pier Luca Santoro

Personalizzazione della notizia & Potenzialità dei media tradizionali

Media scar­city is dead.

Ini­zia così l’articolo pub­bli­cato su Tech­Crunch da Edo Segal sul futuro dell’industria dei media che, con­cen­trando l’analisi sui mezzi digi­tali, tra­duce tutto in files che pos­sono essere scam­biati e pira­tati pre­ve­dendo dun­que il pre­va­lere degli smart­pho­nes con par­ti­co­lare rife­ri­mento ad Apple e App store, per con­clu­dere come, a suo avviso, sia neces­sa­rio ven­dere accesso ed espe­rienze invece di media files.

Allo stesso tempo, come a con­ferma della attuale fra­gi­lità dell’industria dei media ed in par­ti­co­lare dell’area digi­tale degli stessi, alla ricerca di un modello di busi­ness degno di que­sto nome, non­ché della com­ples­siva bontà delle ipo­tesi for­mu­late da Segal, si assi­ste al lan­cio di quella che potrebbe essere la kil­ler appli­ca­tion della con­ver­sa­zione su inter­net e di quello che per con­ven­zione viene defi­nito twit­ter gior­na­li­smo.

Twit­ter Tim.es con­sente di sepa­rare il segnale dal rumore sele­zio­nando i temi con pre­ci­sione ed in maniera per­so­na­liz­zata secondo i pro­pri inte­ressi. Le infor­ma­zioni pos­sono essere orga­niz­zate per rile­vanza ed in fun­zione della popo­la­rità della fonte, è pos­si­bile fil­trare le noti­zie sulla base dei pro­fili seguiti ed anche di altri d’interesse.

Maxim Gri­nev, respon­sa­bile tec­nico del gruppo di lavoro che ha creato l’applicazione, dichiara, tra l’altro, che : “ viene cal­co­lato quante volte un link viene pub­bli­cato dai nostri « amici » ed in que­sto modo siamo in grado di costruire un gior­nale, un noti­zia­rio, per­so­na­liz­zato”. Non è da esclu­dere che in futuro Twit­ter Times possa essere uti­liz­zato all’interno dei siti web dei quo­ti­diani stessi restrin­gendo il con­cetto ad una sin­gola fonte. Par­rebbe infatti che il NYT, secondo quanto dichiara Gri­nev, possa essere inte­res­sato ed all’utilizzo dello strumento.

future of media_lifecycle

La disputa tra il Guar­dian e Mur­doch sulla pos­si­bi­lità effet­tiva di far pagare i con­te­nuti on line e la guerra agli aggre­ga­tori che regi­stra ogni giorno un nuovo capi­tolo, dimo­strano l’incertezza e l’inesperienza di un set­tore che per troppo tempo ha retto la pro­pria esi­stenza sull’ uovo e la gal­lina e [per con­ti­nuare la para­frasi] sui favori del gallo.

Non è sulla rapi­dità per ragioni strut­tu­rali orga­niz­za­tive né sulla per­so­na­liz­za­zione per motivi di ogget­tiva limi­ta­zione, che i media tra­di­zio­nali [ed in par­ti­co­lare quo­ti­diani e perio­dici] potranno vin­cere la sfida con la comu­ni­ca­zione e l’informazione digi­tale.

Le noti­zie del XX secolo sono ina­datte alla società del XXI ricorda il mani­fe­sto sui new media redatto dall Har­ward Busi­ness Publi­shing che rias­sume bril­lan­te­mente in sette punti focali gli aspetti sui quali concentrarsi:

  • Cono­scenza invece di notizie
  • Gestione e non solo abi­li­ta­zione dei commenti
  • Temi invece di articoli
  • Scar­sità con­tro circolazione
  • Pro­vo­ca­zione non perfezione
  • Non ven­dersi
  • Mes­saggi invece di mezzi e tecnologia

Quando fu chie­sto a Mark Zuc­ker­berg quali fos­sero i motivi essen­ziali del suc­cesso di Face­book la rispo­sta fu: “foca­liz­za­zione, astu­zia e rapi­dità”, tre punti che emer­gono chia­ra­mente nelle rac­co­man­da­zioni del manifesto.

Sono evi­den­te­mente con­si­gli gene­rali e gene­ra­liz­zati che vanno adat­tati con­te­stua­liz­zan­doli ad ogni realtà spe­ci­fica, per que­sto esi­stono i mana­ger azien­dali, no?

Pubblicato il 8 settembre 2009 by Pier Luca Santoro

Journalist Tweets

Jour­na­listT­weets si pro­pone come tool, stru­mento, di col­la­bo­ra­zione per addetti alle PR ed ovvia­mente gior­na­li­sti come dice il nome.

In buona sostanza si tratta di un aggre­ga­tore di cin­gue­tii che offre, oltre alla pos­si­bi­lità di effet­tuare delle ricer­che e rice­vere [regi­stran­dosi] alerts sul tema d’interesse, anche l’opportunità di rispon­dere diret­ta­mente con imme­dia­tezza al giornalista/messaggio del caso.

Attual­mente il ser­vi­zio è attivo per gli USA, dove i giornalisti/twitter sono sud­di­visi per argo­mento, Canada, UK, Ger­ma­nia, Por­to­gallo e Peni­sola Scan­di­nava. Il pro­getto di comu­ni­ca­zione, intra­preso da Cision a mag­gio di quest’anno, è par­tito con solo gli Stati Uniti, non è da esclu­dere che in futuro com­prenda anche l’Italia.

Journalist Tweets

Jour­na­li­smT­weets rap­pre­senta una inte­gra­zione, ma anche un pos­si­bile sosti­tu­tivo, del ser­vi­zio di rea­liz­za­zione di comu­ni­cati stampa via Twit­ter di recente rea­liz­za­zione pre­ce­den­te­mente ripor­tato in que­sti spazi.

Ho rite­nuto inte­res­sante segna­lare l’iniziativa che penso possa essere di sup­porto a chi si occupa di gior­na­li­smo e comu­ni­ca­zione nel nostro paese, non­ché aiu­tare coloro che par­rebbe deb­bano ricor­rere alle car­to­line postali per poter avere con­tatti con i gior­na­li­sti.

Rela­ti­va­mente all’utilizzo del mezzo, si ricorda che com­ples­si­va­mente qua­lun­que comu­ni­ca­zione e qual­siasi media, a parità di con­di­zione, risul­tano più fun­zio­nali se indi­riz­zati ad un gruppo spe­ci­fico di per­sone. Sotto que­sto pro­filo l’iniziativa potrebbe otte­nere dun­que un discreto successo.

Mi chiedo infine, se i gior­na­li­sti pre­senti su twit­ter sono una mino­ranza, i con­te­nuti segna­lati ed aggre­gati saranno quelli di mag­gior o di minor valore? Soprat­tutto, oltre all’utilizzo, più o meno ristretto, cir­co­scritto in ambito pro­fes­sio­nale può essere que­sto uno stru­mento, un mezzo, di dia­logo e dun­que di demo­cra­zia o meno?

Pubblicato il 29 luglio 2009 by Pier Luca Santoro

ConversActions Failure

Il futuro del gior­na­li­smo e delle noti­zie è appeso al filo della col­la­bo­ra­zione allar­gata e delle conversazioni.

Twit­ter ed il twitter-giornalismo sono indub­bia­mente parte inte­grante del percorso.

Pare che i gior­na­li­sti pro­fes­sio­ni­sti [o quan­to­meno retri­buiti] con­ti­nuino a restare pre­va­len­te­mente al mar­gine del pro­cesso con risul­tati evidenti.

Twitter and Journalist

Pubblicato il 23 luglio 2009 by Pier Luca Santoro

Twitter press release

Nell’era del twitter-giornalismo non poteva man­care il comu­ni­cato stampa via twitter.

Il ser­vi­zio è stato lan­ciato in que­sti giorni dalla agen­zia sta­tu­ni­tense Muck Rack e viene pro­po­sto ad un costo di 1 $ per carat­tere con una tarif­fa­zione minima di 50 $.

Secondo l’agenzia che pro­pone il ser­vi­zio essendo i gior­na­li­sti estre­ma­mente indaf­fa­rati la bre­vità del mes­sag­gio sarebbe par­ti­co­lar­mente apprez­zata. E’ pos­si­bile effet­tuare il paga­mento attra­verso Pay Pal ed ovvia­mente inse­rire un link al comu­ni­cato stampa com­pleto avendo in que­sto modo la pos­si­bi­lità di valu­tare la redemp­tion con­teg­giando i click rice­vuti all’indirizzo web segna­lato nel “twit­ter press release”. Pepsi Cola e Die­sel hanno già ade­rito al momento della reda­zione di que­sto articolo.

L’inserimento del mini comu­ni­cato stampa è sem­plice e veloce [vd. imma­gine form sot­to­stante] ed in un bat­tito di ciglia viene pub­bli­cato sul sito dell’agenzia e vei­co­lato attra­verso l’account twit­ter della stessa che, nel momento in cui scrivo, ha 3491 followers.

Comunicato Stampa Twitter

Se l’azienda sta già con­ver­sando con i distinti pub­blici di rife­ri­mento, gior­na­li­sti com­presi, attra­verso un pro­prio account di twit­ter di suc­cesso, non mi pare asso­lu­ta­mente sen­sata la pro­po­sta che, invece, potrebbe essere uti­liz­zata per testare le ini­zia­tive da parte di coloro che sono ancora per­plessi sull’utilizzo cor­po­rate di twitter.

Mi sono già iscritto all’account twit­ter della pre­ci­tata agen­zia di PR e sono pro­prio curioso di seguire la vicenda per veri­fi­carne l’applicazione e gli esiti non­ché gli even­tuali effetti col­la­te­rali

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Pubblicato il 26 giugno 2009 by Pier Luca Santoro

Commenti ed indicazioni per il futuro dell’editoria

Nel corso della set­ti­mana ho pro­vato a for­nire il mio con­tri­buto rela­ti­va­mente al futuro dei gior­nali e dell’editoria più in gene­rale, ponendo l’accento in par­ti­co­lare su due argo­menti di attua­lità quali il twitter-giornalismo ed il paga­mento delle noti­zie on line.

Rela­ti­va­mente al secondo tema pro­po­sto, inte­res­sante e con­di­vi­si­bile il com­mento di Gaspar Tor­riero che sin­te­tizza le ulte­riori pos­si­bili “deri­vate” argo­men­tando che: Credo che da quei sei milioni e rotti rica­vati dalla ven­dita dei con­te­nuti online al 10% dei visi­ta­tori, occorra sot­trarre il man­cato gua­da­gno per l’altro 90% che non si becca più la pub­bli­cità. Meno facil­mente quan­ti­fi­ca­bile ma altret­tanto impor­tante è la per­dita di rile­vanza nelle ricer­che su Google.

L’articolo pub­bli­cato mer­co­ledì sul “Cor­sera” con­sente di ripren­dere ed ampliare il discorso.

Mas­simo Gaggi in “La rivo­lu­zione di Twit­ter manda in affanno i media” par­tendo dall’ hype del momento, parla di come le reti sociali impon­gano una ride­fi­ni­zione del gior­na­li­smo sia in ter­mini di skills richie­sti ai gior­na­li­sti, che di atten­di­bi­lità delle fonti.

Più che il pezzo stesso – senza nulla togliere al dili­gente gior­na­li­sta — sono i com­menti che sono di vero interesse.

La foto­gra­fia che trac­ciano sullo stato del gior­na­li­smo e sul futuro dei gior­nali è dav­vero pun­tuale. Credo che valga dav­vero la pena di ripren­derne la mag­gior parte per poter – al pari di una ricerca qua­li­ta­tiva – com­pren­dere desi­de­rata dei let­tori di quo­ti­diani e aree di miglio­ra­mento per l’editoria nostrana. Per sem­pli­cità di let­tura ho evi­den­ziato i pas­saggi che mi appa­iono più interessanti.

  • Il pro­blema e’ l’ignoranza tec­no­lo­gica di molti gior­na­li­sti. Fin­che’ non ci sara’ un ricam­bio gene­ra­zio­nale i media inse­gui­ranno. Oggi e’ twit­ter domani saranno altre tec­no­lo­gie che sono gia’ qui ma sco­no­sciute ai molti. Twit­ter e’ nato nel 2006 ed io lo uso da allora, pos­si­bile che i gior­nali lo sco­prano solo adesso? Ci vogliono gior­na­li­sti com­pe­tenti o i gior­nali mori­ranno, e’ inu­tile par­lare di gior­nali a paga­mento quando ci sono altre opzioni, l’informazione deve essere gra­tuita, cer­cate altri modi per far soldi. Non illu­de­tevi, gli utenti di inter­net abban­do­ne­ranno imme­dia­ta­mente tec­no­lo­gie non gra­tuite. Vedrete che l’idea di Mur­doch per i gior­nali a paga­mento fal­lira’. Fra­Dol­cino

  • Se voglio la noti­zia nuda e cruda in tempo reale vado su inter­net, se voglio appro­fon­dirla il giorno dopo com­pro il quo­ti­diano (oppure –meglio– pago per un accesso pre­mium ad inter­net). Ovvio che se l’approfondimento non appro­fon­di­sce mi irrito (leg­gasi non pago). Iuruiuri

  • Come al solito ci si con­cen­tra sul mezzo mai sul con­te­nuto. Twit­ter è sicu­ra­mente uno stru­mento rivo­lu­zio­na­rio per la sua sem­pli­cità e per il legame che sta­bi­li­sce tra chi scrive e chi legge ma non è que­sto a man­dare in crisi gli edi­tori. La loro crisi nasce dalla man­canza di gene­rare con­te­nuti inte­res­santi per i let­tori. Sen­tire dalla viva voce di chi è nella noti­zia più di chi fa da inter­me­dia­rio è la sfida degli edi­tori. Forse il pub­blico gio­vane non vuole più inter­me­diari, non si fida o peg­gio non ci sono. I gior­nali, i tele­gior­nali sono un copia e incolla di noti­zie di agen­zie. I vec­chi media sono diven­tati aggre­ga­tori di feed. Per rac­con­tare le cose biso­gna scen­dere in strada tra la gente. Lettore_727580

  • Al gior­na­li­smo tra­di­zio­nale sono richie­ste delle carat­te­ri­sti­che dif­fe­renti rispetto a un mes­sag­gio di 180 carat­teri. Ormai non com­pro o leggo un gior­nale per avere noti­zie dell’ultimo minuto ma per­ché mi aspetto che una reda­zione con espe­rienza nel gior­na­li­smo mi for­ni­sca pezzi arti­co­lati (pren­den­dosi tempo per veri­fi­care le fonti, non facendo il copia-e-incolla da Wiki­pe­dia), appro­fon­di­menti, inchie­ste di un certo livello. Secondo me cer­care di scim­miot­tare que­sti nuovi media farà solo peg­gio­rare le con­di­zione in cui si trova oggi la stampa. Batra­cos

  • Con i Nuovi Media i Vec­chi Gior­nali e Gior­na­li­sti potreb­bero ini­ziare a dirci la Verità sui fatti e non a nascon­derli come è sem­pre stato fatto. I Vec­chi gior­nali non sono più cre­di­bili ne tanto meno I Vec­chi gior­na­li­sti. Con i Nuovi Media si rischia un po di con­fu­sione ma qual­che pez­zet­tino di Verità Vera da qual­che parte si trova. Quindi Ini­ziate a dire la Verità e bat­te­rete il Citi­zen Jou­na­lism. “Que­sta è la Stampa, Bel­lezza !” disse Hum­prey Bogart nel film “L’ultima minac­cia”. Andate a rive­der­vlo è sulle reti P2P. MisterMister

  • È chiaro che le due cose deb­bano essere inte­grate. Un mes­sag­gino da 140 carat­teri è poco più di un avviso. Ad un gior­nale ‘decente’ si richiede di ana­liz­zare le fonti, ampliarle, spie­garle, ana­liz­zarle, appro­fon­dirle. Le due cose non sono neces­sa­ria­mente in oppo­si­zione. Max Paine

  • Mi sem­bra che si stia para­go­nando cose com­ple­ta­mente diverse tra loro. Un mes­sag­gio da 140 carat­teri non è una noti­zia, è un’avviso. “Un’ansa”. Non vuol dire essere infor­mati, vuol dire accon­ten­tarsi. Se un ragaz­zino con il cel­lu­lare riprende la morte in diretta di una donna è per­chè ha avuto for­tuna. Ed ha fre­gato un bel po’ di soldi a qual­che repor­ter di car­riera, che giu­sta­mente si sente messo in peri­colo (mone­ta­rio) dalle mini-tecnologie. Poi il pro­blema dell’attendibilità della noti­zia viene rele­gato in un tra­fi­letto in fondo al’articolo. Ci credo che que­sto gior­na­li­sta ha paura di Twit­ter. Per Fra­Dol­cino: la ten­denza va nella dire­zione oppo­sta; la gente pagherà sem­pre per ciò che gli inte­ressa. Ale081

open your eyes

I com­menti sopra ripor­tati for­ni­scono chiare indi­ca­zioni su quali siano i temi e le aree di miglio­ra­mento che i let­tori si atten­dono per con­ti­nuare a for­nire loro un [buon] motivo per acqui­stare infor­ma­zione degna di que­sto nome.

Il cosid­detto web 2.0 è fatto di inte­ra­zione che, come noto, in ter­mini di comu­ni­ca­zione è fatta di ero­ga­zione ma anche, se non soprat­tutto, di ascolto, di scam­bio. [#]

Gli ele­menti che i mezzi di comu­ni­ca­zione digi­tale for­ni­scono quo­ti­dia­na­mente sono chiari e pun­tuali sulla dire­zione che il pub­blico di rife­ri­mento, i let­tori, si attende. E’ ora che edi­tori e addetti ai lavori ascol­tino. Adesso o mai più.

[#] Quasi due anni fa scrissi un arti­colo dal titolo “Que­sto blog non è mio” magari pros­si­ma­mente lo ripro­porrò vista la morte digi­tale degli archivi che mi ospi­ta­vano al tempo.

Pubblicato il 2 maggio 2009 by Pier Luca Santoro

La notizia

Uno dei fun­da­men­tals del [buon] gior­na­li­smo si basa sulla famosa “regola delle 5 W” con­si­de­rati i cin­que punti irri­nun­cia­bili per il coin­vol­gi­mento del lettore.

La regola, nata negli USA agli inizi dell’800, può essere fun­zio­nale da un lato per sin­te­tiz­zare al mas­simo una noti­zia e dall’altro per costruire lo sche­le­tro dell’articolo da redigere.

Appro­fon­dendo l’argomento si sco­pre che Tom­maso D’Aquino alla fine del 12° secolo aveva già ampliato il con­cetto nella sua opera Summa Theo­lo­giae distin­guendo otto ele­menti fondamentali:

Latino Ita­liano 5 W
1. QUIS «Chi» “Who”
2. QUID «Cosa» “What”
3. QUANDO «Quando» “When”
4. UBI «Dove» “Where”
5. CUR «Per­ché» “Why”
6. QUANTUM «Quanto» assente
7. QUOMODO «In che modo» assente
8. QUIBUS AUXILIIS «Con quali mezzi» assente

[Via]

Il gior­na­li­smo e le noti­zie subi­scono [ad oggi è il ter­mine più con­sono] l’influenza dei cam­bia­menti rela­tivi dal pas­sag­gio in corso dal broa­d­ca­sting al nar­ro­w­ca­sting, del “twit­ter gior­na­li­smo” , della disin­ter­me­dia­zione e degli aggre­ga­tori, non­ché delle nuove stra­te­gie di comu­ni­ca­zione e coin­vol­gi­mento che ne derivano.

La noti­zia esce dun­que da schemi clas­sici sino ad arri­vare ad essere ana­lisi seman­tica come nel caso delle due imma­gini sot­to­ri­por­tate [clic­cando sulle imma­gini avrete accesso ai rela­tivi siti d’informazione]

Newstin - analisi semantica media & publishing

New­stin — ana­lisi seman­tica media & publishing

Silobreaker - news barak Obama

Silo­brea­ker — news Barak Obama

La noti­zia si crea infine anche attra­verso il data mining gene­rando quello che è stato defi­nito gior­na­li­smo com­pu­ta­zio­nale nato per affian­care l’attività di inda­gine gior­na­li­stica con stru­menti digi­tali e svi­lup­pa­tosi — all’eccesso, spesso senza il con­trollo delle fonti — per il con­te­ni­mento dei costi.

Come orga­niz­zare le rela­zioni tra gior­na­li­sti, pub­blico attivo, pub­blico di esperti, in modo che emer­gano le infor­ma­zioni e cir­co­lino nel modo più libero e intel­li­gente è sicu­ra­mente uno dei nodi cen­trali da scio­gliere rela­ti­va­mente alle noti­zie ed alla noti­zia­bi­lità per la ripresa e lo svi­luppo dell’editoria.

Appa­ren­te­mente in Ita­lia abbiamo risolto il pro­blema a monte assu­mendo a tempo deter­mi­nato il miglior new­sma­ker sul mercato.