timu

Fuffa Blogger
Pubblicato il 29 ottobre 2013 by Pier Luca Santoro

Codice Anti Marchette

Avevo già segna­lato diverso tempo fa come esi­stano pro­po­ste che cir­co­lano per la Rete che stanno al con­tent mar­ke­ting come le tec­ni­che di black hat stanno al SEO, scor­cia­toie uti­liz­zate da per­sone senza scru­poli che rapi­da­mente si ritor­cono con­tro chi ne fa uso e abuso. Un feno­meno suf­fi­cien­te­mente noto agli addetti ai lavori eti­chet­tato comu­ne­mente come “marchette”.

A fine 2011 lan­ciai la pro­po­sta di una sorta di bol­lino blu per i blog, che oggi andrebbe esteso agli account sui social, di sti­lare un deca­logo, par­tendo dalla base offerta da Timu, una sorta di codice di auto­di­sci­plina sulla fal­sa­riga del codice etico della Word of Mouth Mar­ke­ting Asso­cia­tion statunitense.

Credo sia dav­vero arri­vata l’ora di dare con­si­stenza a quell’ipotesi di lavoro.

E’ di ieri il post di una “fashion blog­ger”, poi rimosso sicu­ra­mente per un’azione legale nei suoi con­fronti, ma facil­mente visi­bile usando la cache di Goo­gle, di  “outing” rispetto allo scam­bio orga­niz­zato di “like” e com­menti sui blog. Si legge che la com­mu­nity, un gruppo segreto su Face­book chia­mato “Blog­ger and The City”, ha un pre­ciso obiettivo:

[.….]Scopo del gruppo? Molto sem­plice scam­bio di Mi Piace e Com­menti tra gli appar­te­nenti al gruppo. Ogni volta che ognuno dei blog­ger pub­blica un post gli altri devono clic­care Mi Piace e lasciare un com­mento. Occorre farlo anche in un deter­mi­nato tempo altri­menti si rischia pena­liz­za­zione da parte degli amministratori[.….]

Una delle per­sone indi­cate tra gli ammi­ni­stra­tori del gruppo ha liqui­dato sul suo pro­filo per­so­nale Face­book, aperto e visi­bile a tutti,  la vicenda affer­mando che si tratta di affer­ma­zioni non veri­tiere e calunniose.

Nell’articolo ven­gono ripor­tati screen­shot delle con­ver­sa­zioni tra gli appar­te­nenti al gruppo che sono invece ine­qui­vo­ca­bili rispetto alla veri­di­cità delle affer­ma­zioni fatte nel pre­ci­tato post. Una per tutti que­sta sotto ripor­tata. [Update ore 09:00: Mi segna­lano che molte alcune [#] delle per­sone coin­volte lavo­rano con que­sta agen­zia spe­cia­liz­zata, ed infatti alla voce “fashion blog­ger” i nomi coin­ci­dono. La cosa è ancora più grave]

Fuffa Blogger

Se il pas­sa­pa­rola è indi­cato in tutte le inda­gini come la forma di comu­ni­ca­zione che gode di mag­gior fidu­cia da parte delle per­sone è giu­sto tute­lare e pre­ser­vare que­sto valore. Credo debba essere un aspetto al quale tutti coloro che si occu­pano con serietà e pro­fes­sio­na­lità di comu­ni­ca­zione d’impresa deb­bano pre­stare la dovuta atten­zione invece di liqui­darla in una bat­tuta tra amici come avviene attualmente.

E’ ora di un “codice anti mar­chette” che sia valido per i gior­na­li­sti ma anche per le per­sone comuni . E’ ora di assu­mersi la giu­sta respon­sa­bi­lità per­so­nale che la con­ces­sione di fidu­cia da sem­pre implica.

Nielsen WOM

[#] Update del 31/10/2013: Si riceve la seguente pre­ci­sa­zione dal tito­lare dell’agenzia citata nell’articolo e dove­ro­sa­mente pub­bli­chiamo quanto dichiarato:

Nel suo arti­colo, lei indica (cito)  molte delle per­sone coin­volte lavo­rano con que­sta agen­zia specializzata .
Se con­fronta la lista delle blog­ger che fanno parte del nostro net­work con quella del post de “La Blog­ger Mafia” (sem­pre da lei lin­kato recu­pe­ran­dolo tra­mite cache di Goo­gle) noterà che le per­sone ricon­du­ci­bili al nostro gruppo sono cin­que su un totale di ottanta.
Con­se­guen­te­mente affer­mare che molte delle per­sone coin­volte col­la­bo­rano con BloggerAgency.it è un’informazione a mio avviso non corretta.
Tengo comun­que a pre­ci­sare che la nostra orga­niz­za­zione non è a cono­scenza (e non è tenuta ad esserlo) delle atti­vità che cia­scuna blog­ger svolge per pro­muo­versi auto­no­ma­mente.  Asso­ciare il nostro nome a que­sta pole­mica — indi­cando la cosa come cir­co­stanza ancor più grave -  è quindi a mio avviso impro­prio e rischia di dare una visione distorta della vicenda.
Infine non capi­sco per quale motivo veniamo presi in con­si­de­ra­zione sol­tanto noi come agen­zia e non altre realtà ana­lo­ghe che — a loro volta — hanno blog­ger che com­pa­iono nella ben nota lista.

Pubblicato il 24 ottobre 2012 by Pier Luca Santoro

Aperture Responsabili

Sem­pre meno diamo per scon­tato che le infor­ma­zioni che ci arri­vano dalle “fonti uffi­ciali” siano cor­rette sia sotto il pro­filo dell’imparzialità che ancor­più della veri­di­cità. L’era del “l’ha detto la tele­vi­sione”, come sino­mimo di fat­tua­lità ogget­tiva è sem­pre meno valida per una quota cre­scente degli italiani.

Se ven­gono dun­que a man­care i gate­kee­pers chi sta­bi­li­sce cosa sia “la verità”? Secondo molti que­sto obiet­tivo può essere rag­giunto con una mag­giore aper­tura, in ter­mini di coin­vol­gi­mento e con­tri­bu­zione delle per­sone, di quelli che ci si ostina a chia­mare audience, da parte di gior­na­li­sti e giornali.

E’ pro­prio quello che hanno deciso di fare al «Cor­riere della Sera» che da ieri ha annun­ciato di voler aprirsi ai con­tri­buti dei let­tori, dei cit­ta­dini, per la veri­fica dei fatti. Scelta di corag­gio ed, appunto, di grande aper­tura quella della ver­sione online del quo­ti­diano mila­nese che ha scelto di uti­liz­zare la piat­ta­forma di fact chec­king rea­liz­zata dalla Fon­da­zione Ahref ed attiva da mag­gio di quest’anno dopo la pre­sen­ta­zione al Festi­val Inter­na­zio­nale del Gior­na­li­smo di Perugia.

Ini­zia­tiva che, come spiega, Ales­san­dro Sala, gior­na­li­sta del Cor­sera, non sosti­tui­sce il dovere dei gior­na­li­sti di veri­fi­care fonti e fatti prima della pub­bli­ca­zione [ele­mento che by the way non mi pare sia entrato nel dibattito-scontro in corso sul DDL dif­fa­ma­zione] ma arri­chi­sce, inte­gra l’informazione ren­den­dola più veri­tiera anche solo, banal­mente, gra­zie all’inserimento di fonti che pro­pon­gano la noti­zia da una pro­spet­tiva diversa ed ovvia­mente mediante con­trolli incro­ciati di docu­menti e fonti non citate originariamente.

[tweet https://twitter.com/lex_sala/status/260754381266366466 align=‘center’ lang=‘it’]

Online nel mondo ci sono alcuni esempi di piat­ta­forme di fact chec­king ma tutte, o quasi, con una reda­zione alle spalle. Civic links invece  è la prima che prova a far col­la­bo­rare la comu­nità per veri­fi­care un fatto. Alla base di tutto stanno i media civici di Ahref, luo­ghi che stanno emer­gendo dopo i social net­work e che pro­vano a aiu­tare e abi­li­tare i cit­ta­dini a fare civi­smo attra­verso la pro­du­zione di con­te­nuti fatti con responsabilità.

Attra­verso Fact chec­king, dopo averne giu­sta­mente con­di­viso i prin­cipi di lega­lità, accu­ra­tezza, indi­pen­denza e l’imparzialità, che ven­gono spie­gati al momento dell’iscrizione della regi­stra­zione alla piat­ta­forma, ogni utente può veri­fi­care un fatto con­te­nuto in un arti­colo, in un video, in una tra­smis­sione tv. Può veri­fi­carne l’attendibilità por­tando delle fonti che aumen­tino l’attendibilità della sua verifica.

Die­tro a tutto que­sto sta il mec­ca­ni­smo della repu­ta­zione. Ogni iscritto ha un pro­filo e un livello di repu­ta­zione, gestita da pro­fondi algo­ritmi, che aumenta con la pro­du­zione di con­te­nuti, di com­menti, di veri­fica, di fact checking.

Per avere ulte­riori chia­ri­menti sulla col­la­bo­ra­zione tra «Cor­riere della Sera» e Fact chec­king ho con­tat­tato Michele Kett­ma­ier, Diret­tore Gene­rale della Fon­da­zione Ahref.

Il primo dub­bio, che ho visto cir­co­lare anche su Twit­ter, è che potesse essere almeno in parte un’operazione che masche­rasse col­la­bo­ra­zioni senza che vi fosse il giu­sto rico­no­sci­mento eco­no­mico. Per­ples­sità alla quale Kett­ma­ier mi risponde “qui alla base non c’è busi­ness nè per RCS e tan­to­meno per Ahref che è no profit”

Rimossi dun­que pos­si­bili pre­giu­dizi il Diret­tore Gene­rale della Fon­da­zione Ahref mi spiega che la piat­ta­forma non ha un accordo di esclu­siva con il quo­ti­diano di Via Sol­fe­rino e che “la piat­ta­forma è a dispo­si­zione e per­so­na­liz­za­bile a tutti quelli che desi­de­rano usarla” aggiun­gendo che “ti dico che un altro paio di quo­ti­diani nazio­nali oggi ci hanno chia­mato per chie­derci se pote­vano averla anche loro, quindi è aperta e dispo­ni­bile per tutti, nes­suna esclu­siva per il Corsera”.

Un ulte­riore aspetto che mi inte­res­sava appro­fon­dire era rela­tivo alla pos­si­bi­lità di incen­ti­vare, di moti­vare la par­te­ci­pa­zione all’iniziativa. Al riguardo mi si risponde che “per ora non è pre­vi­sto nes­sun incen­tivo ma stiamo lavo­rando per poter offrire pic­coli modelli di star­tup per gio­vani che ci vogliono pro­vare” come ad esem­pio “un ragazzo che vuole met­ter in piedi una pic­cola reda­zione di fact chec­king può usu­fruire della piat­ta­forma, per­so­na­liz­zarla con il suo mar­chio e ven­dere i fact chek che fa”, pro­se­guendo “tutto da stu­diare, pic­coli modelli di soste­ni­bi­lità da pro­vare e incen­ti­vare, non per diven­tare ric­chi ma soste­ni­bili un po alla volta; io credo di si, che sia giu­sto almeno pro­varci”. Se posso dirlo asso­lu­ta­mente anche io.

Al momento della reda­zione di que­sto arti­colo sono due i temi lan­ciati da Corriere.it ai quali è pos­si­bile for­nire il pro­prio con­tri­buto di que­sta impor­tante ini­zia­tiva nella quale il gior­nale pare dav­vero cre­dere, al punto da met­terci la fac­cia del suo Vice­di­ret­tore. Al momento però, pur­troppo, i con­tri­buti rice­vuti sulle pro­po­ste sono scarsi, anzi nulli, e sarebbe dav­vero un pec­cato se il corag­gio e la bontà dell’iniziativa doves­sero essere fru­strati sul nascere.

A mio avviso è neces­sa­rio lavo­rare sulla moti­va­zione [non in ter­mini eco­no­mici] delle per­sone incen­ti­van­dole, spin­gen­dole a dare il pro­prio con­tri­buto. A monte, da quello che si ascolta dalle inter­vi­ste fatte in occa­sione del Festi­val Inter­na­zio­nale del Gior­na­li­smo di Peru­gia su come veri­fi­cano l’informazione e le noti­zie che leg­gono, è evi­dente che c’è un dif­fuso pro­blema culturale.

Enne­sima evi­denza di come la mag­gior quan­tità di infor­ma­zioni dispo­ni­bili non cor­ri­sponda neces­sa­ria­mente una popo­la­zione mag­gior­mente infor­mata, al quale si aggiunge il fatto che se la Rete disin­ter­me­dia al tempo stesso spinge su un senso di respon­sa­bi­lità che in prima bat­tuta pochi sono dispo­sti ad accet­tare.  Fat­tori dei quali è neces­sa­rio tenere conto da più di un punto di vista per inter­ve­nire ade­gua­ta­mente al rispetto.

Pubblicato il 5 gennaio 2012 by Pier Luca Santoro

Citofonare al Direttore

Non si pla­cano le pole­mi­che sull’attendibilità di Twit­ter come fonte d’informazione. Ieri gior­nata densa di avve­ni­menti su que­sto fronte.

Se il falso d’autore della moglie di Mur­doch pare sia dovuto ad un banale errore umano, in base al quale Twit­ter addi­rit­tura non avrebbe cer­ti­fi­cato, vali­dato, la vera Wendi Deng a favore invece del “fake”, «Asso­cia­ted Press» riporta di una pro­te­sta uffi­ciale da parte del Governo Cubano nei con­fronti della piat­ta­forma di micro­blog­ging accu­sata di aver favo­rito la dif­fu­sione della, falsa, morte di Fidel Castro.

Debe­ne­detti, gior­na­li­sta free­lance, già noto per azioni simili in Ita­lia, si è sosti­tuito a ben cin­que mini­stri del nuovo ese­cu­tivo spa­gnolo gui­dato da Rajoy, per dimo­strare, appunto, la scarsa sicu­rezza delle reti sociali, “per­ché la gente com­prenda che le reti sociali favo­ri­scono l’inganno e la comu­ni­ca­zione frau­do­lenta”.   Allo stesso tempo, EFE, agen­zia stampa spa­gnola, vieta ai gior­na­li­sti che vi col­la­bo­rano di dif­fon­dere i lanci delle noti­zie su Twitter.

Tesi spo­sata, pare da Gianni Riotta che in rispo­sta ad una mia segna­la­zione di un ottimo arti­colo di Luca De Biase pro­prio sul tema in que­stione, risponde cri­tico ancora una volta. Su que­sto fronte, anche se sono fon­da­men­tal­mente sug­ge­ri­menti legati al buon senso, vale la pena di leg­gere i 6 punti su come sco­prire un falso su Twit­ter e le con­si­de­ra­zioni di oggi di Augu­sto Valeriani.

Sem­pre ieri, «Gior­na­let­ti­smo», testata digi­tale d’informazione, riprende la clas­si­fica di diret­tori e gior­na­li­sti su Twit­ter rea­liz­zata da «Ita­lia Oggi». Clas­si­fica che oltre ad essere par­ziale, per ammis­sione stessa degli autori, è tal­mente incom­pleta, incon­si­stente ed insi­gni­fi­cante da avermi fatto venire voglia di appro­fon­dire. Cosa che ho fatto.

Nell’elenco ho preso in con­si­de­ra­zione solo i diret­tori di quo­ti­diani nazio­nali o comun­que con una dif­fu­sione rile­vante. Per cia­scun nomi­na­tivo, in ordine alfa­be­tico per testata, è indi­cato: il nome, l’account su Twit­ter, il nome del gior­nale, numero di fol­lo­wers e di per­sone seguite, il numero di tweets e la data di iscri­zione alla piat­ta­forma da 140 carat­teri. Clic­cando su col­le­ga­mento dei det­ta­gli per cia­scuno è pos­si­bile visua­liz­zare infor­ma­zioni sup­ple­men­tari quali: media gior­na­liera di tweets, ran­king com­ples­sivo ed altro ancora.

L’elenco rea­liz­zato dimo­stra che con un minimo di padro­nanza e dime­sti­chezza con gli stru­menti dispo­ni­bili in Rete è pos­si­bile fare un lavoro deci­sa­mente più accu­rato rispetto a quanto svolto dalla testata economico-finanziaria in que­stione e, spiace con­sta­tarlo, da chi si è limi­tato a ripor­tare tout court senza veri­fi­care o appro­fon­dire, lasciando emer­gere la dif­fe­renza tra aggre­gare e curare informazione.

Diret­tori Quo­ti­diani Nazionali

  • Fer­ruc­cio de Bor­toli — @DeBortoliF – Cor­sera – 39637 vs 533 – 533 Tweets — su Twit­ter dal 15.07.2011 — det­ta­gli
  • Ste­fano Meni­chini — @smenichini – Europa – 6327 vs 772 – 9659 Tweets – Su Twit­ter dal 14.05.2009 — det­ta­gli
  • Mario Sechi — @masechi – Il Tempo – 4507 vs 133 – 729 Tweets – Su Twit­ter da 29.03.2009 — det­ta­gli
  • Anto­nio Padel­laro — @padellaronews – Il Fatto – 4644 vs 6 – 33 Tweets – Su Twit­ter dal 29.03.2011 — det­ta­gli
  • Mario Gior­dano — @mariogiordano5 – Il Gior­nale – 1886 vs 32 [NO Bel­pie­tro No Sal­lu­sti] – Su Twit­ter dal 08.11.2011 — det­ta­gli
  • Mauro Tede­schini — @MauroTedeschini – La Nazione – 82 vs 6 – 6 Tweets – Su Twit­ter dal 03.11.2011 — det­ta­gli
  • Mario Cala­bresi — @mariocalabresi – La Stampa – 10129 vs 79 – 229 Tweets – Su Twit­ter dal 09.07.2009 — det­ta­gli
  • Ezio Mauro — @eziomauro – Repub­blica – 14853 vs 46 – 375 Tweets – Su Twit­ter dal 31.08.2011 — det­ta­gli
  • Paolo De Paola — @DepaolaP – Tut­to­sport – 86 vs 18 – 9 – Su Twit­ter dal 25.11.2011 — det­ta­gli

Al di là dell’intensità sog­get­tiva di uti­lizzo del mezzo, pare emer­gere, dando per scon­tata la bontà di con­te­nuti da parte di tutti coloro com­presi nell’elenco, una rela­zione tra noto­rietà del quo­ti­diano e numero di fol­lo­wers. La data d’iscrizione sug­ge­ri­sce come pre­va­len­te­mente  i diret­tori dei gior­nali abbiano sco­perto Twit­ter recen­te­mente se non recen­tis­si­ma­mente. Si evi­den­zia inol­tre come que­ste per­sone siano ancora una mino­ranza con la mag­gio­ranza dei loro col­le­ghi [vd sotto] che non hanno ancora deciso di met­tersi a lavare i piatti.

Recente anche la pre­senza in Rete del cele­brato Alfonso Signo­rini, Diret­tore di «Chi» & «Sor­risi e Can­zoni»,  NON Mondadori/Mediaset come scritto dal “quo­ti­diano giallo”, che, comun­que, ottiene un suc­cesso [Alfonso Signo­rini — @alfosignorini – Chi & Sor­risi e Can­zoni – 89046 vs 119 – 471 Tweets – Su Twit­ter dal 02.12.2011 — det­ta­gli]  infe­riore ad altre star­lette del circo media­tico appro­date ulti­ma­mente su Twitter.

Diret­tori Quo­ti­diani All Digital

  • Luca Sofri — @lucasofri – Il Post – 21723 vs 312 – 7851 Tweets – Su Twit­ter dal 15.02.2009 — det­ta­gli
  • Paolo Madron — @paolomadron – Let­tera 43 – 1003 vs 17 – 1126 Tweets – Su Twit­ter dal 31.08.2010 — det­ta­gli
  • Jacopo Ton­delli — @jacopotondelli – L’Inkiesta – 1350 vs 114 – 513 Tweets – Su Twit­ter dal 14.12.2009 — det­ta­gli

Tra i diret­tori dei quo­ti­diani all digi­tal, i così­detti super­blog, pri­meg­gia Luca Sofri. Non biso­gna dimen­ti­care, ovvia­mente, che la pre­senza e la noto­rietà dell’attuale Diret­tore del «Post» nasce, in Rete, dal suo blog per­so­nale ancora oggi cita­tis­simo e visitatissimo.

A titolo di curio­sità, sem­pre tra i diret­tori di testate, spicca Vera Mon­ta­nari [Vera Mon­ta­nari — @VeraMontanari – Gra­zia & Flair – 111 vs 9 –1 tweet del 1 giu­gno – Su Twit­ter dal 27.03.2009 — det­ta­gli] il cui unico tweet, come lei stessa afferma, non pare averle por­tato fortuna.

Siamo ancora insomma in una fase di “new shiny object”, come ricorda Vin­cenzo Cosenza, per quanto riguarda Twit­ter nel nostro Paese. Pro­prio per que­sto mi pre­oc­cupo, mi occupo prima, di atten­zione e responsabilità.

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Pubblicato il 4 gennaio 2012 by Pier Luca Santoro

Un Mondo di Tweets

Twit­ter è assorto defi­ni­ti­va­mente a news net­work, piat­ta­forma di dif­fu­sione par­te­ci­pata dell’informazione, spesso prima dei media tra­di­zio­nali. Imme­dia­tezza e velo­cità di dif­fu­sione delle noti­zie sono sicu­ra­mente i due prin­ci­pali punti di forza della piattaforma.

Anche «The New York Times» ha creato recen­te­mente un nuovo feed, un nuovo account su Twit­ter spe­ci­fi­ca­ta­mente dedi­cato a for­nire infor­ma­zione in tempo reale su eventi di par­ti­co­lare rile­vanza.  Le moti­va­zioni die­tro alla crea­zione di un ulte­riore canale oltre a quello già esi­stente sono ben spie­gate dal Nie­man Jour­na­lism Lab. Si tratta della con­sa­cra­zione defi­ni­tiva di Twit­ter come canale d’informazione.

Come ho già avuto modo di segna­lare, pun­tare tutto sulla velo­cità d’informazione rischia di creare un feno­meno defi­nito “ham­ste­ri­za­tion” che, para­fra­sando la corsa all’interno della ruota del cri­ceto, con­ferma in tutta la sua nega­ti­vità i rischi  dell’effetto audi­tel sull’informazione online.

La tem­pe­sti­vità dell’informazione non è sem­pre neces­sa­ria­mente un valore, ancor meno se fini­sce per essere ele­mento di disturbo alla sele­zione qua­li­fi­cata ed all’affidabilità. Tema sul quale il con­tri­buto di Luca Ala­gna, cer­ta­mente un rife­ri­mento qua­li­fi­cato in quest’ambito, sulla atten­zione da porre nell’utilizzare Twit­ter come fonte d’informazione e sulla capa­cità del sistema di auto­re­go­larsi, è asso­lu­ta­mente da leg­gere.

Ieri è stata una gior­nata in cui vi sono stati diversi casi che for­ni­scono ulte­riori spunti di rifles­sione sull’argomento in que­stione. Oltre alla bufala della morte di Fidel Castro, che Luca Ala­gna uti­lizza come case study nel suo arti­colo pre citato, è emerso come l’accont della moglie di Mur­doch, appa­ren­te­mente sbar­cata su Twit­ter con­tem­po­ra­nea­mente al marito, fosse un  falso d’autore.  Epi­so­dio che Mathew Ingram, dal sem­pre inte­res­sante Gigaom, descrive con pre­oc­cu­pa­zione rispetto alla man­canza di tra­spa­renza che implica.

Una rea­liz­za­zione, una volta tanto tutta ita­liana, per­mette di visua­liz­zare sulla mappa del pia­neta l’intesità e la loca­liz­za­zione dei tweets. Oltre alla map­pa­tura dei cin­quet­tii sono offerte una serie di sta­ti­sti­che sull’utilizzo per cia­scuna nazione ed il rela­tivo ran­king.  Si apprende in que­sto modo che l’Italia, nono­stante i recente ingresso mas­sivo di per­so­naggi di grande noto­rietà,  pesa sola­mente l’1,19% del totale, dodi­ce­sima die­tro Spa­gna, Olanda e Malesia.

Per­chè allora tanto inte­resse, tanta rile­vanza, anche da parte dei media tra­di­zio­nali del nostro Paese, intorno a Twit­ter? Sem­plice. Per­chè al suo interno si sta for­mando anche in Ita­lia un’elite di opi­nion lea­ders in grado di influen­zare l’agenda set­ting sia in ter­mini poli­tici che di informazione.

Pro­prio per que­sto, per la capa­cità di influenza che ottiene e sem­pre più otterrà, è neces­sa­rio che ad una cor­retta vigi­lanza dei pro­prie­tari della piat­ta­forma si abbini un atto con­creto di respon­sa­bi­lità da parte di coloro che vi par­te­ci­pano. Ci stiamo lavorando.

Pubblicato il 29 dicembre 2011 by Pier Luca Santoro

Fare Luce sui Blog

Da un paio di giorni è in corso un dibat­tito tra­sver­sale [l’ennesimo?] su morte e resur­re­zione dei blog, che forse sono col­pe­vole di aver sti­mo­lato. Con­fronto che ha per prin­ci­pali pro­ta­go­ni­sti per­sone che seguo sem­pre con atten­zione per la stima che ho nei loro con­fronti. Tra tutti la posi­zione che mag­gior­mente con­di­vido è quella espressa da Giu­seppe Granieri.

Per­so­nal­mente ritengo che il ter­mine blog sia ormai una “parola sca­to­lone”, troppo ampia di signi­fi­cati per poter dare un senso unico ed uni­voco al dibat­tito che pure con­ti­nuo a seguire con atten­zione ed i cui svi­luppi mi pia­ce­rebbe affron­tas­sero la que­stione del blog come for­mat edi­to­riale adot­tato anche da quo­ti­diani e, appunto, super­blog. Con­fido in Gio­vanni Boc­cia Artieri [e in tutti gli altri che ver­ranno] per appro­fon­dire quest’aspetto. Nel frat­tempo con­ti­nuo a pri­vi­le­giare il ter­mine TAZ per la defi­ni­zione di que­sto spazio.

Far luce sui blog, anche se da una pro­spet­tiva diversa, è anche l’obiettivo di una pro­po­sta che ho lan­ciato un paio di set­ti­mane rispetto alla quale sto pro­ce­dendo alla silen­ziosa rac­colta di con­tri­buti e dispo­ni­bi­lità per poi pro­ce­dere all’elaborazione con­di­visa di un codice di auto­di­sci­plina per chi fa infor­ma­zione  attra­verso blog e social network.

Una neces­sità che risulta ancora più pres­sante dopo alcune veri­fi­che che ho fatto su cam­pa­gne pro­mo­zio­nali, di “buzz”, svolte sui blog.

Avevo già segna­lato come esi­stano pro­po­ste che cir­co­lano per la Rete che stanno al con­tent mar­ke­ting come le tec­ni­che di black hat stanno al SEO, scor­cia­toie uti­liz­zate da per­sone senza scru­poli che rapi­da­mente si ritor­cono con­tro chi ne fa uso e abuso.

Sco­pro ora di un’operazione lan­ciata da Enel, un con­corso che pre­mie­rebbe i migliori blog­ger, a soste­gno della quale un’agenzia [non vi sarà dif­fi­cile sco­prire quale] ha lan­ciato una cam­pa­gna di “spon­so­red con­ver­sa­tion”, di blog che par­lano del concorso.

Pare che stia fun­zio­nando visto che Goo­gle resti­tui­sce quasi un milione di risul­tati per “enel+concorso blog­ger” e addi­rit­tura oltre due milioni di risul­tati per “con­corso blog­ger awards”.  Un suc­cesso che, da infor­ma­zioni rac­colte dal sot­to­scritto, sarebbe dovuto al com­penso di alcune decine di euro [pare si tratti di 60€]  che ven­gono dati dall’agenzia che opera in nome e per conto della nota impresa di ener­gia; un elar­gi­zione dav­vero gene­rosa che supera i com­pensi che spesso i gior­na­li­sti di pro­fes­sione rice­vono per un pezzo ori­gi­nale che, by the way, lascia imma­gi­nare quanto costi al committente.

Appro­fon­dendo si viene a sco­prire che non tutti segna­lano la dici­tura “arti­colo spon­so­riz­zato”, come dovrebbe essere, al ter­mine del post e da una veri­fica a cam­pione ne ho tro­vati almeno tre che non si curano di avver­tire il let­tore che in buona sostanza si tratta di comu­ni­ca­zione pub­bli­ci­ta­ria [123].

C’è una que­stione di cor­ret­tezza e di tra­spa­renza, che è poi alla base dell’idea di codice di auto­di­sci­plina pre­ci­tato, verso le per­sone che leg­gono i nostri blog, le nostre segna­la­zioni sui diversi social net­work, [quasi sem­pre] in buona fede con­di­vi­dono ulte­rior­mente quanto pro­po­sto poi­chè hanno fidu­cia in noi. E’ ora di assu­mersi la giu­sta respon­sa­bi­lità per­so­nale che la con­ces­sione di fidu­cia da sem­pre implica.

C’è in que­sto caso, anche, una que­stione di effi­ca­cia. Sia per­chè, come spiega oggi «The Eco­no­mist», l’eccesso di rumore annulla il valore dell’informazione, che di merito rispetto ad appa­rire in spazi che, let­te­ral­mente, fanno due palle qua­dre ai let­tori, se ve ne sono, e all’azienda sponsor.

Come dice l’amico Vit­to­rio Paste­ris: un pro­blema di fidu­cia & respon­sa­bi­lità, le mar­chette lascia­mole ad altri. E’ dav­vero giunto il momento di fare luce sui blog.

Update: Via Twit­ter Enel risponde così ad una domanda di Vin­cenzo Cosenza: “L’accordo pre­vede la dici­tura “spon­so­riz­zato”, gli altri potreb­bero non rispet­tare l’accordo o essere spon­ta­nei, ma controlleremo”

Pubblicato il 13 dicembre 2011 by Pier Luca Santoro

Condivisione, Fiducia & Responsabilità

La pro­po­sta lan­ciata un paio di giorni fa in que­sti spazi di di sti­lare un deca­logo, par­tendo dalla base offerta da Timu, una sorta di codice di auto­di­sci­plina prima di restare schiac­ciati non solo sotto il peso dell’infobesità ma anche di quello delle bufale, ha già rac­colto un’adesione fin oltre le aspet­ta­tive, segno evi­dente che esi­ste la per­ce­zione dif­fusa del problema.

Sino a que­sto momento hanno mani­fe­stato il loro inte­resse e dispo­ni­bi­lità a co-elaborare Gigi Cogo, Pino Bruno, e Nicola D’Agostino.  Ulte­riori dimo­stra­zioni di inte­resse in Rete sono state mani­fe­state su Face­book e da parte degli amici di LSDI ed anche di chi ne ha fatto pro­pria la visione pro­po­sta.

Come ho avuto modo di sot­to­li­neare in pre­ce­denza , l’idea di respon­sa­bi­lità, sor­pas­sando il con­cetto di colpa – per­dono che spesso inne­sta una spi­rale viziosa, implica sia la facoltà di ope­rare che la volontà di ren­dersi garante dell’azione , deve essere il con­cetto guida per guar­dare con pro­spet­tiva al futuro. In tal senso, l’idea di Response Abi­lity è ideal­mente supe­riore a quella, già impor­tante, di respon­sa­bi­lità. Implica, infatti, oltre ai con­cetti pro­pri della respon­sa­bi­lità, da un lato, l’idea di non river­sare i fatti col­pe­vo­liz­zando qualcun’altro, e, dall’altro, l’idea di essere in prima per­sona proat­tivi, con volontà e capa­cità risolutiva.

Idea di respon­sa­bi­lità che Luca De Biase sot­to­li­nea nel rimar­care il senso dell’iniziativa di Timu che ho citato come base di partenza

Ulte­riore evi­denza della neces­sità di un codice di auto­di­sci­plina, dun­que volon­ta­rio, arriva da quanto ripor­tato da Gigaom che rac­conta il caso di una banca sve­dese seria­mente dan­neg­giata da rumors, infon­dati, dif­fusi in Rete.

L’eccesso di faci­lità, spesso di faci­lo­ne­ria, con la quale ven­gono con­di­visi i con­te­nuti online [lo dico da “link pusher” come mi ha sim­pa­ti­ca­mente defi­nito l’amico Gian­luca Die­goli] richiede cor­ri­spon­denza tra gene­ro­sità e responsabilità.

Nel momento in cui, anche nel nostro Paese, il Web ottiene un cre­dito, una fidu­cia supe­riore ad altri media sot­to­va­lu­tare la por­tata e l’impatto della dif­fu­sione cre­scente, al pari dell’utilizzo, di “bufale”, rischia di instau­rare dina­mi­che peri­co­lose che cer­ta­mente tutti coloro che ten­gono ad una infor­ma­zione tanto libera quanto respon­sa­bile non devono trascurare.

Non si tratta di cri­mi­na­liz­zare la Rete e i social net­work, come viene invece fatto spesso con altret­tanta faci­lo­ne­ria, nè di esclu­dere da que­sto pro­cesso i media tra­di­zio­nali ovvia­mente, che di fatto stanno già pagando la per­dita di cre­di­bi­lità a caro prezzo, letteralmente.

Le per­sone che leg­gono i nostri blog, le nostre segna­la­zioni sui diversi social net­work, [quasi sem­pre] in buona fede con­di­vi­dono ulte­rior­mente quanto pro­po­sto poi­chè hanno fidu­cia in noi. E’ ora di assu­mersi la giu­sta respon­sa­bi­lità per­so­nale che la con­ces­sione di fidu­cia da sem­pre implica.

E’ su que­ste basi che vor­rei col­la­vo­rare al codice di autodisciplina.

Pubblicato il 11 dicembre 2011 by Pier Luca Santoro

Le Notizie nel Villaggio

Ieri nel tardo pome­rig­gio ha ini­ziato a cir­co­lare sul Web la noti­zia della morte di Paolo Vil­lag­gio, il cele­bre attore geno­vese noto ai più per aver incar­nato per circa un decen­nio la rap­pre­sen­ta­zione dell’impiegato fru­strato e suc­cube con il per­so­nag­gio Fantozzi.

Noti­zia che in breve tempo si è dif­fusa a mac­chia d’olio attra­verso social media e social net­work come ormai con­sue­tu­dine anche nel nostro Paese.  Sap­piamo ormai a quest’ora che si è trat­tato di una dop­pia bufala sia per­chè in realtà Paolo Vil­lag­gio, for­tu­na­ta­mente, gode di ottima salute, che in virtù del fatto che l’ANSA, alla quale era stata ori­gi­na­ria­mente attri­buita la dif­fu­sione della noti­zia, non è asso­lu­ta­mente respon­sa­bile come segnala Fabio Chiusi dal suo Blog.

Come ho avuto modo di dire a com­mento della falsa infor­ma­zione sono dina­mi­che che evi­den­ziano quale sia il risul­tato della corsa a pri­meg­giare sul filo dei secondi e’ la bufala di Paolo Vil­lag­gio dell’ANSA. Velo­cità vs Accuratezza.

Al di là del caso spe­ci­fico, si tratta infatti di dina­mi­che che in Rete, ed in par­ti­co­lare su Twit­ter, eletto ormai come “news wire”, fonte infor­ma­tiva che pri­meg­gia rispetto a quelle tra­di­zio­nali, si  mani­fe­stano con buona frequenza.

Inte­res­sante caso di stu­dio è quello rea­liz­zato dal «The Guar­dian», pub­bli­cato un paio di giorni fa, che ha preso in esame la dif­fu­sione di noti­zie false attra­verso Twit­ter quest’estate in occa­sione dei disor­dini nei sob­bor­ghi delle prin­ci­pali città di tutta l’Inghilterra.

Sono state ana­liz­zate 7 noti­zie false ed un totale di 2,6 milioni di tweets [qui la meto­do­lo­gia usata] dando luogo ad una visua­liz­za­zione inte­rat­tiva di straor­di­na­ria bel­lezza ed effi­ca­cia che dimo­stra come si dif­fon­dano, in par­ti­co­lare in momenti di crisi e/o di ten­sione, noti­zie ecces­si­va­mente ampli­fi­cate se non del tutto false.

Se da un lato il van­tag­gio della Rete è quello di con­sen­tire al pari di una rapida dif­fu­sione altret­tanto una veloce cor­re­zione o smen­tita degli errori, come l’analisi svolta dal quo­ti­diano anglo­sas­sone con­ferma, dall’altro lato si evi­den­zia la neces­sità di pri­vi­le­giare l’accuratezza rispetto alla tem­pe­sti­vità, la veri­fica al pri­mato della dif­fu­sione in tempo reale. Neces­sità alla quale sono isti­tu­zio­nal­mente depu­tati fonti d’informazione uffi­ciali e gior­na­li­sti, che nell’era del citizen’s jour­na­lism, dell’informazione dif­fusa, non deve mai essere dimen­ti­cata da tutti coloro, da tutti noi che dif­fon­diamo con­te­nuti e noti­zie sul Web.

Credo che sia arri­vato il momento di sti­lare un deca­logo, par­tendo dalla base offerta da Timu, una sorta di codice di auto­di­sci­plina, in tal senso, prima di restare schiac­ciati non solo sotto il peso dell’infobesità ma anche di quello delle bufale. Se siete d’accordo con me lasciate pure gen­til­mente un segno della vostra dispo­ni­bi­lità nello spa­zio dei com­menti, o se pre­fe­rite su Face­book; sarà mia cura con­tat­tarvi nei pros­simi giorni per col­la­vo­rare [NON è un  refuso] sul tema.