Posted on 29 ottobre 2013 by

Codice Anti Marchette

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Avevo già segna­lato diverso tempo fa come esi­stano pro­po­ste che cir­co­lano per la Rete che stanno al con­tent mar­ke­ting come le tec­ni­che di black hat stanno al SEO, scor­cia­toie uti­liz­zate da per­sone senza scru­poli che rapi­da­mente si ritor­cono con­tro chi ne fa uso e abuso. Un feno­meno suf­fi­cien­te­mente noto agli addetti ai lavori eti­chet­tato comu­ne­mente come “marchette”.

A fine 2011 lan­ciai la pro­po­sta di una sorta di bol­lino blu per i blog, che oggi andrebbe esteso agli account sui social, di sti­lare un deca­logo, par­tendo dalla base offerta da Timu, una sorta di codice di auto­di­sci­plina sulla fal­sa­riga del codice etico della Word of Mouth Mar­ke­ting Asso­cia­tion statunitense.

Credo sia dav­vero arri­vata l’ora di dare con­si­stenza a quell’ipotesi di lavoro.

E’ di ieri il post di una “fashion blog­ger”, poi rimosso sicu­ra­mente per un’azione legale nei suoi con­fronti, ma facil­mente visi­bile usando la cache di Goo­gle, di  “outing” rispetto allo scam­bio orga­niz­zato di “like” e com­menti sui blog. Si legge che la com­mu­nity, un gruppo segreto su Face­book chia­mato “Blog­ger and The City”, ha un pre­ciso obiettivo:

[.….]Scopo del gruppo? Molto sem­plice scam­bio di Mi Piace e Com­menti tra gli appar­te­nenti al gruppo. Ogni volta che ognuno dei blog­ger pub­blica un post gli altri devono clic­care Mi Piace e lasciare un com­mento. Occorre farlo anche in un deter­mi­nato tempo altri­menti si rischia pena­liz­za­zione da parte degli amministratori[.….]

Una delle per­sone indi­cate tra gli ammi­ni­stra­tori del gruppo ha liqui­dato sul suo pro­filo per­so­nale Face­book, aperto e visi­bile a tutti,  la vicenda affer­mando che si tratta di affer­ma­zioni non veri­tiere e calunniose.

Nell’articolo ven­gono ripor­tati screen­shot delle con­ver­sa­zioni tra gli appar­te­nenti al gruppo che sono invece ine­qui­vo­ca­bili rispetto alla veri­di­cità delle affer­ma­zioni fatte nel pre­ci­tato post. Una per tutti que­sta sotto ripor­tata. [Update ore 09:00: Mi segna­lano che molte alcune [#] delle per­sone coin­volte lavo­rano con que­sta agen­zia spe­cia­liz­zata, ed infatti alla voce “fashion blog­ger” i nomi coin­ci­dono. La cosa è ancora più grave]

Fuffa Blogger

Se il pas­sa­pa­rola è indi­cato in tutte le inda­gini come la forma di comu­ni­ca­zione che gode di mag­gior fidu­cia da parte delle per­sone è giu­sto tute­lare e pre­ser­vare que­sto valore. Credo debba essere un aspetto al quale tutti coloro che si occu­pano con serietà e pro­fes­sio­na­lità di comu­ni­ca­zione d’impresa deb­bano pre­stare la dovuta atten­zione invece di liqui­darla in una bat­tuta tra amici come avviene attualmente.

E’ ora di un “codice anti mar­chette” che sia valido per i gior­na­li­sti ma anche per le per­sone comuni . E’ ora di assu­mersi la giu­sta respon­sa­bi­lità per­so­nale che la con­ces­sione di fidu­cia da sem­pre implica.

Nielsen WOM

[#] Update del 31/10/2013: Si riceve la seguente pre­ci­sa­zione dal tito­lare dell’agenzia citata nell’articolo e dove­ro­sa­mente pub­bli­chiamo quanto dichiarato:

Nel suo arti­colo, lei indica (cito)  molte delle per­sone coin­volte lavo­rano con que­sta agen­zia specializzata .
Se con­fronta la lista delle blog­ger che fanno parte del nostro net­work con quella del post de “La Blog­ger Mafia” (sem­pre da lei lin­kato recu­pe­ran­dolo tra­mite cache di Goo­gle) noterà che le per­sone ricon­du­ci­bili al nostro gruppo sono cin­que su un totale di ottanta.
Con­se­guen­te­mente affer­mare che molte delle per­sone coin­volte col­la­bo­rano con BloggerAgency.it è un’informazione a mio avviso non corretta.
Tengo comun­que a pre­ci­sare che la nostra orga­niz­za­zione non è a cono­scenza (e non è tenuta ad esserlo) delle atti­vità che cia­scuna blog­ger svolge per pro­muo­versi auto­no­ma­mente.  Asso­ciare il nostro nome a que­sta pole­mica — indi­cando la cosa come cir­co­stanza ancor più grave -  è quindi a mio avviso impro­prio e rischia di dare una visione distorta della vicenda.
Infine non capi­sco per quale motivo veniamo presi in con­si­de­ra­zione sol­tanto noi come agen­zia e non altre realtà ana­lo­ghe che — a loro volta — hanno blog­ger che com­pa­iono nella ben nota lista.

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