the washington post

Be significant
Pubblicato il 24 settembre 2013 by Pier Luca Santoro

Iconografia dell’Informazione

Siamo, da tempo, nella società della cono­scenza, dell’informazione e della comu­ni­ca­zione ico­nica. Gli ele­menti visivi sono parte sem­pre più rile­vante nella dif­fu­sione dei con­te­nuti e delle infor­ma­zioni, basti pen­sare alla dif­fu­sione, agli usi ed agli abusi delle info­gra­fi­che.

Deve essere par­tendo da que­sta con­sta­ta­zione che ieri il «The Washing­ton Post» ha lan­ciato “Topi­cly”, un nuovo modo di con­su­mare l’informazione creato per gli utenti inte­res­sati a sco­prire con­te­nuti visivamente.

Topi­cly è ali­men­tato da una tec­no­lo­gia pro­prie­ta­ria per dare agli utenti noti­zie tem­pe­stive che gli edi­tor del Wash­Post pen­sano pos­sano essere d’interesse per i i let­tori. Tutti i con­te­nuti gior­na­li­stici [sto­rie, blog, foto, video] ven­gono aggior­nati ogni 15 minuti,  gli argo­menti sono sta­bi­liti in tempo reale in base al con­te­nuto. Mag­giori sono i con­te­nuti  pub­bli­cati su un deter­mi­nato argo­mento più alto è il tema viene visua­liz­zato sul display.

Topicly

Tra­mite la barra in alto a destra, gli utenti pos­sono aprire un menu per visua­liz­zare gli argo­menti nella vista elenco. Vedranno un numero che indica quanti pezzi di con­te­nuti sono stati pub­bli­cati nelle ultime 72 ore su un deter­mi­nato argo­mento.  E’ stato costruito come un pro­dotto “mobile-first” ma è pos­si­bile visua­liz­zarlo anche da desk­top, da PC.

Secondo quanto ripor­tato da Adweek, clic­cando su uno qua­lun­que dei pezzi, degli arti­coli,  i let­tori saranno comun­que por­tati al sito del «The Washing­ton Post , in modo che il gior­nale sarà ancora in grado di con­tarli come visite on-line ed even­tual­mente ten­tare di obbli­garli a pagare se si imbat­tono con­tro nuovo pay­wall del Post nel processo.

Topi­cly ha un pro­prio for­mato di annunci, e, come con molti nuovi pro­dotti pub­bli­ci­tari del quo­ti­diano sta­tu­ni­tense ed altri edi­tori lan­ciati ulti­ma­mente, que­sto è  nativo per l’ambiente edi­to­riale. Gli inser­zio­ni­sti appa­iono nello stesso for­mato come i temi infor­ma­tivi ed uti­liz­zano lo stesso lay­out per con­di­vi­dere sto­rie, imma­gini e con­te­nuti sociali. Lo spon­sor del lan­cio uffi­ciale è Land Rover [anda­telo a guar­dare, vale la pena garantisco].

Evo­lu­zione com­mer­ciale di quanto rea­liz­zato dal desi­gner pari­gino Syl­vain Boyer, segna­lato in que­sti spazi a marzo, for­te­mente orien­tata ai click ed alle pagine viste, deci­sa­mente meno al coin­vol­gi­mento ed al tempo speso sul sito, con­fer­me­rebbe l’ipotesi di lavoro di Mat­tew Ingram secondo il quale i gior­nali online non pos­sono soprav­vi­vere senza bene­fat­tori o le gif ani­mate dei gatti [e tutte le pos­si­bili varianti sul tema].

Insomma, come si sarà capito, a mio avviso, se cer­ta­mente ci sono dei con­cetti inte­res­santi in Topi­cly mi pare che siano più gli svan­taggi che i van­taggi appor­tati dalla rea­liz­za­zione. Se sono que­sti i primi risul­tati dell’ingresso di Jeff Bezos il resto del cam­mino non lascia spe­rare molto di buono per l’informazione online.

Be significant

Infografica Vendite Giornali USA
Pubblicato il 9 agosto 2013 by Pier Luca Santoro

Svalutation

Era il 1976 quando Adriano Celen­tano incise “Sva­lu­ta­tion”, orec­chia­bile can­zone sulla crisi ita­liana di que­gli anni che ben sia adatta alla crisi dei giornali.

The Pew Research Center’s Pro­ject for Excel­lence in Jour­na­lism ha pub­bli­cato una serie di dati sul mer­cato dei quo­ti­diani sta­tu­ni­tensi per aiu­tare a capire cosa c’è die­tro la ven­dita del «The Washing­ton Post», quale sia lo sce­na­rio di riferimento.

I ricavi pub­bli­ci­tari del car­ta­ceo sono il 39% di quello che erano nel 2005 — anno di mag­giori ricavi nella serie sto­rica — men­tre le entrate pub­bli­ci­ta­rie del digi­tale, dell’online, hanno tassi di cre­scita che PEW defi­ni­sce “ane­mici” negli ultimi due anni [2012 +3.8%]. La cre­scita della pub­bli­cità online, quindi, è ben lon­tana dal com­pen­sare le per­dite della stampa. Infatti nel 2012, per ogni dol­laro gua­da­gnato dal digi­tale 15 dol­lari sono stati persi in stampa; in ulte­riore peg­gio­ra­mento rispetto al rap­porto nel 2011 di 10 dol­lari per­duti dalla stampa per ogni dol­laro gua­da­gnato in pub­bli­cità digitale.

ADV Revenues Giornali Statunitensi

Oltre ad una serie di dati spe­ci­fi­ca­ta­mente dedi­cati alle testate acqui­state da Bezos, PEW ha rea­liz­zato un’infografica di sin­tesi delle prin­ci­pali ces­sioni ed acqui­si­zioni di gior­nali negli Stati Uniti. Il valore delle testate è sceso nella migliore delle ipo­tesi, si fa per dire, dell’89%, per arri­vare sino ad un calo del 95% per  «The Boston Globe» come segna­lavo già ieri.

Attual­mente lo sce­na­rio ita­liano, per quanto grave, non è così dram­ma­tico come quello di oltreo­ceano, meglio darsi da fare subito prima di dover dare ragione a Celen­tano che in uno dei pas­saggi  di “Sva­lu­ta­tion” canta: “Mah, siamo in crisi ma senza andare in la’ l’America e’ qua”.

Infografica Vendite Giornali USA

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Pubblicato il 4 febbraio 2013 by Pier Luca Santoro

La Mia PropostaSciocc per i Quotidiani Online Italiani

Il tanto atteso discorso di Ber­lu­sconi ha sor­tito il suo effetto e la bou­tade sul rim­borso dell’IMU ha tenuto banco per tutta la gior­nata di ieri ed è la noti­zia prin­ci­pale di aper­tura di tutti i quo­ti­diani oggi in edicola.

Discorso che è stato accolto pre­va­len­te­mente con ama­rezza ed iro­nia dalle per­sone su Twit­ter. Secondo Topsy, stru­mento tra i più affi­da­bili tra quelli dispo­ni­bili gra­tui­ta­mente, l’hashtag #pro­po­sta­shock e stato twit­tato 20.578 volte sino alla mez­za­notte di ieri con un picco di 3644 tweet alle 15:00 e la ver­sione pro­po­sta dal PD #pro­po­sta­sciocc ha avuto 3.622 men­tion con un picco di 583 tweet alle 14:00. Per entrambe le tag uno dei “top tweet” è rela­tivo ad un’immagine che mette assieme i titoli di diversi gior­nali sulle pre­ce­denti pro­messe, come noto non man­te­nute, di tagli fiscali da parte del Cava­liere, men­tre per il solo #pro­po­sta­shock è l’affermazione di Cetty D., spe­cia­liz­zata in satira, che ottiene 651 ret­weet e 169 favoriti.

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Nono­stante, come mostra l’immagine sopra ripor­tata, la tag più uti­liz­zata sia stata quella del solo nome di “Mr.B”, i prin­ci­pali gior­nali online hanno ripreso la que­stione, ad esclu­sione di quelli aper­ta­mente schie­rati a favore delle “Ber­lu­sto­ries”, neo­lo­gi­smo che credo valga la pena di coniare ispi­ran­dosi al più famoso advertorials.

Se for­tu­na­ta­mente in que­sto caso, ad ecce­zione del «Mes­sag­gero» che cita solo i tweet ma non l’autore, viene rispar­miato il tweet ano­nimo il trat­ta­mento delle due coraz­zate dell’informazione online ita­liana fa riflettere.

In entrambi i casi infatti sia «Il Cor­riere della Sera» che «la Repub­blica» pub­bli­cano una foto­gal­lery di alcuni tweet da loro sele­zio­nati. Una scelta che evi­den­te­mente non può essere giu­sti­fi­cata da dif­fi­coltà tec­ni­che nell’embeddare, nell’inserire il tweet ori­gi­nale [e rela­tivo link alla fonte] stante anche le recenti miglio­rie appor­tate da Twit­ter in tal senso create pro­prio allo scopo.

La foto­gal­lery genera pagine viste, è dun­que lam­pante l’obiettivo di entrambe le testate. Una scelta che non è rispet­tosa del let­tore, degli autori dei tweet e nep­pure, a mio modo di vedere, degli inserzionisti.

Che sia pos­si­bile farlo lo dimo­stra, se neces­sa­rio, «La Stampa» che invece, for­tu­na­ta­mente, sce­glie una strada diversa pub­bli­cando lo sto­rify dei prin­ci­pali tweet dando un senso edi­to­riale attra­verso una sele­zione ragionata.

La mia “pro­po­sta­sciocc” è quella di adot­tare, ad esem­pio, il for­mat rea­liz­zato recen­te­mente dal «The Washing­ton Post» in occa­sione del giu­ra­mento di Obama. Pro­po­sta di for­mat che ha come sot­to­pro­dotto non tra­scu­ra­bile il rico­no­sci­mento, final­mente, del giu­sto cre­dito alle per­sone  e che con­sente comun­que di mone­tiz­zare pre­sen­tando nume­rosi van­taggi rispetto alle foto­gal­lery. Una base minima di rispetto che dovrebbe essere alla base di una qual­siasi rela­zione, e dun­que anche in quella tra gior­nali e let­tori, per­sone, dalla quale pare invece, ahimè, alcuni quo­ti­diani ita­liani abbiano ancora molto da imparare.

“Bonus track” le word cloud, e rela­tivo link al testo inte­grale, del discorso della discesa in campo e di quello di ieri. Altra infor­ma­zione che mi pare non venga ripor­tata inte­gral­mente dalle testate online. L’informazione credo sia sem­pre meglio for­nirla com­pleta altri­menti se non di parte resta cer­ta­mente parziale.

Il discorso del 3 Febbraio 2013 alla Fiera di Milano

Il discorso del 3 Feb­braio alla 2013 Fiera di Milano

Il discorso della discesa in campo "Per il mio paese"

Il discorso della discesa in campo “Per il mio paese”

Pubblicato il 30 gennaio 2013 by Pier Luca Santoro

La Bocca della Verità in Tempo Reale

Al «The Washing­ton Post» tira aria di cam­bia­mento e inno­va­zione. Dopo “Live Grid”, for­mato di live blog­ging mul­ti­me­diale, e “Post Pulse”, segna­lati e com­men­tati il 22 gen­naio scorso, adesso viene lan­ciata la bocca della verità in tempo reale.

“Truth Tel­ler”, ancora in fase di pro­to­tipo, è un’applicazione rea­liz­zata da quo­ti­diano sta­tu­ni­tense con il finan­zia­mento della Knight Foun­da­tion che veri­fica le affer­ma­zioni dei poli­tici in tempo reale.

Secondo quanto spiega il gior­nale viene uti­liz­zata la tec­no­lo­gia di Micro­soft Audio Video Inde­xing Ser­vice [MAVIS] per estrarre i file audio dai video dei discorsi dei poli­tici e tra­sfor­marli in testo com­bi­nan­doli al data­base di infor­ma­zioni del quo­ti­diano o a fonti esterne per il fact chec­king, la veri­fica delle affer­ma­zioni in tempo reale.

Guar­dando le prime rea­liz­za­zioni pub­bli­cate il risul­tato è dav­vero inte­res­sante. In un unico spa­zio vi è il video del discorso, la tra­scri­zione dello stesso al cui interno sono evi­den­ziate le por­zioni di testo che sono state veri­fi­cate alle quali si ha accesso come mostra lo screen­shot sottostante.

Ottima ini­zia­tiva sia per­chè riporta, final­mente, il gior­na­li­smo ed i gior­nali al loro ruolo di wat­ch­dog che per la pre­ge­vole rea­liz­za­zione gra­fica, oltre che tec­no­lo­gica, con lo splash a tutta pagina di grande impatto per la sto­ria principale.

Truthteller

Giraffa
Pubblicato il 10 gennaio 2013 by Pier Luca Santoro

Nuove Fonti di Ricavo per l’Industria dell’informazione

Alan Rusbrid­ger, editor-in-chief del «The Guar­dian», durante l’open wee­kend pro­mosso dal quo­ti­diano anglo­sas­so­sone a marzo dell’anno scorso, chie­deva cosa le per­sone fos­sero dispo­ste a dare ai gior­nali in cam­bio delle noti­zie, elen­cando come scelte pos­si­bili: soldi, tempo e informazioni.

Dopo il lan­cio ad aprile di Goo­gle Custo­mer Sur­veys, solu­zione dispo­ni­bile anche in Ita­lia, solu­zione alter­na­tiva con­cet­tual­mente al pay­wall che pro­pone un breve que­stio­na­rio al quale il let­tore deve rispon­dere per poter avere accesso all’articolo com­pleto, come segna­lavo all’epoca dell’esordio, arri­vano ora altre pro­po­ste e solu­zioni in tal senso.

E’ infatti sem­pre sulla rac­colta di dati, di infor­ma­zioni, che si con­cen­tra la pro­po­sta di Enli­ken, dispo­ni­bile a breve, che pensa di uti­liz­zare le infor­ma­zioni richie­ste agli utenti per meglio pro­fi­lare la comu­ni­ca­zione pub­bli­ci­ta­ria online uti­liz­zando i loro dati come forma di micro paga­mento per avere accesso a con­te­nuti infor­ma­tivi pre­mium e/o per avere accesso a pro­mo­zioni particolari.

Ed è sem­pre di que­sti giorni l’annuncio del «The Washing­ton Post» che uffi­cia­lizza come il il gruppo di lavoro, lo staff interno al gior­nale, dedi­cato ai son­daggi che ora diventa un ser­vi­zio che sarà rea­liz­zato non solo ad uso e con­sumo del gior­nale ma verrà offerto ai pro­pri clienti, alle aziende, andando a costi­tuire un’unità di busi­ness indi­pen­dente, una nuova fonte di ricavo per la testata statunitense.

Prove tec­ni­che del pas­sag­gio dal pie­di­stallo allo sga­bello per chi ha la capa­cità di guar­dare oltre i soliti, obso­leti, modelli di business.

Giraffa

“Bonus track”: How publi­shers are fin­ding new ways to fea­ture old con­tent [QUI]

Social Business Gap Void
Pubblicato il 16 dicembre 2012 by Pier Luca Santoro

Social Reader

Quando a Set­tem­bre 2011 la mag­gio­ranza dei quo­ti­diani pro­gres­si­va­mente pro­dusse la pro­pria ver­sione dei social rea­der, la pro­pria appli­ca­zione per la let­tura delle noti­zie di cia­scun quo­ti­diano su Face­book, scrissi a chiare let­tere che era un errore sia tat­tico che stra­te­gico. Diverse le motivazioni.

Come dicevo allora, non è solo l’idea che la ricerca di socia­lità della noti­zia e di nuovi spazi di espres­sione gior­na­li­stica, in cui sia pos­si­bile affer­mare ciò che si deve dire, non possa, non debba essere messa a rischio da regole e desi­deri arbi­trari ai quali si è sot­to­messi in casa d’altri, in casa di Zuck, ma sono anche altri gli aspetti che mi fanno rite­nere non ido­nee que­sto tipo di iniziative.

In pri­mis ritengo che in que­sto modo si vada a repli­care l’idea in salsa social dei por­tali di noti­zie, non vi è dun­que inno­va­zione ma solo camouflage.

Si tenta, in realtà, di costruire l’ennesimo wal­led gar­den rin­chiu­den­dosi all’interno del social net­work in que­stione che vive, e vivrà sem­pre più, di luce pro­pria. E’ un errore sia tat­tico che strategico.

La socia­lità della noti­zia non è fatta, o quanto meno non è solo, di “like”. Se l’obiettivo fosse un effet­tivo pro­cesso di con­di­vi­sione di con­ver­sa­zione con le per­sone senza biso­gno di nuove appli­ca­zioni sarebbe suf­fi­ciente, banal­mente, ini­ziare a rispon­dere final­mente ai com­menti degli utenti all’interno delle pagine già esi­stenti su Face­book, cosa che a tutt’oggi rap­pre­senta una rarità.

audience

A mag­gio di quest’anno quello che Fré­dé­ric Fil­loux sapien­te­mente aveva defi­nito “sha­ring mirage” aveva ini­ziato a mostrare segni di cedi­mento con il crollo dei social rea­ders delle prin­ci­pali testate vuoi per l’ intro­du­zione dei “tren­ding arti­cles” da parte di Face­book che forse ancor più in con­se­guenza dell’invasività delle appli­ca­zioni stesse.

Adesso sia il «The Guar­dian» che «The Washing­ton Post», sep­pure con moda­lità distinte, con­tem­po­ra­nea­mente hanno deciso di eli­mi­nare le appli­ca­zioni, di chiu­dere quest’esperienza come dice Luca De Biase.

Se la scelta del «The Washing­ton Post» nella sostanza cam­bia poco con­cen­tran­dosi fon­da­men­tal­mente in un miglio­ra­mento fuzio­nale per ridurre l’invasività dell’applicazione attra­verso un nuovo social rea­der che con­sente alle per­sone di avere, final­mente, un mag­gior con­trollo della pro­pria pri­vacy, di tutt’altra por­tata è invece la deci­sione del «The Guardian».

Il quo­ti­diano bri­tan­nico infatti recu­pera sostan­zial­mente il con­trollo dei pro­pri con­te­nuti e, come spiega chia­ra­mente nell’articolo in cui annun­ciava la pro­pria deci­sione, riporta i let­tori al pro­prio sito web ren­den­dolo nuo­va­mente centrale.

Una scelta che, sep­pure con­ti­nuerà ad appor­tare bene­fici eco­no­mici a Face­book, è di rispetto nei con­fronti dei let­tori, delle per­sone, che final­mente potranno con­sa­pe­vol­mente deci­dere quello che vogliono con­di­vi­dere e cosa invece no, e che, soprat­tutto, spo­sta il tempo speso online all’interno del sito web della testata invece che, come avviene in maniera cre­scente, all’interno dei diversi social net­work a comin­ciare da Face­book ovvia­mente che ormai è un eco­si­stema a parte, a se stante, con­sen­tendo di riflesso di mone­tiz­zare tale presenza.

Deci­sione coe­rente che per­fet­ta­mente si inte­gra con quella di creare delle com­mu­nity d’interesse nel pro­prio sito o comun­que pro­prie­ta­rie che dimo­stra con­cre­ta­mente la sot­tile ma fon­da­men­tale dif­fe­renza tra essere online ed essere parte della Rete e che chia­ri­sce cosa sia la distin­zione tra una visione stra­te­gica ed il pro­ce­dere per tentativi.

«The Guar­dian», da un lato, pro­se­gue con coe­renza straor­di­na­ria, senza esi­ta­zioni, il pro­prio per­corso di aper­tura e tra­spa­renza nei con­fronti dei let­tori  e, dall’altro lato, riporta all’edizione online, al sito web del quo­ti­diano la cen­tra­lità di “luogo” che favo­ri­sce il con­tatto e la rela­zione  con e tra le per­sone sulla base dei loro distinti inte­ressi, dimo­stran­dosi “SociA­bile” e non pre­da­to­rio come invece insi­stono ad essere la stra­grande mag­gior­naza delle testate.

Come scri­veva Sun-Tzu nel suo cele­berr­rimo “Arte della Guerra” la stra­te­gia senza tat­tica è la strada più lenta per la vit­to­ria, la tat­tica senza stra­te­gia è rumore prima della sconfitta.

Social Business Gap VoidDella scelta del «The Guar­dian» scri­vono anche gli amici Gigi Cogo e Marco Dal Pozzo.

Newspaper adv revenues print and online
Pubblicato il 19 settembre 2012 by Pier Luca Santoro

I Giornali Tornano agli Anni 50

Mark J. Perry, pro­fes­sore di eco­no­mia e finanza alla School of Mana­ge­ment dell’ Uni­ver­sity of Michi­gan, ha preso i dati della New­spa­per Asso­cia­tion of Ame­rica degli inve­sti­menti pub­bli­ci­tari sui quo­ti­diani dal 1950 al 2011 ed i dati dei primi due tri­me­stri di quest’anno.

La NAA dal 2003 for­ni­sce anche il det­ta­glio della quota di adver­ting online per i gior­nali sta­tu­ni­tensi. Se nel primo anno di rile­va­zione il peso degli inve­sti­menti pub­bli­ci­tari online rispetto ai ricavi com­ples­sivi era del 2,6%, il 2011 si è chiuso con un’incidenza del 13,6%. Una ten­denza che sca­tu­ri­sce da tassi di cre­scita a due cifre — ad esclu­sione del 2009 — per l’online ma soprat­tutto dal calo [– 54%] degli inve­sti­menti per la ver­sione car­ta­cea dei quo­ti­diani. Trend che peg­giora ulte­rior­mente nei primi due tri­me­stri del 2012 con l’online, che ora pesa il 14,7% del totale, che cre­sce sola­mente del 2% e la carta al — 6,5%.

Come mostra il gra­fico di sin­tesi rea­liz­zato da Perry, il livello della rac­colta pub­bli­ci­ta­ria com­ples­si­va­mente [carta + online] è infe­riore a quanto erano i ricavi nel 1953.

Se que­sto avviene in un mer­cato dove il valore rico­no­sciuto per CPM è di gran lunga supe­riore a quello nel nostro Paese e che vede la pre­senza di colossi dell’informazione che atti­rano milioni di utenti unici sui loro siti, quale uno per tutti il  «The New York Times», è evi­dente come, nono­stante le dif­fe­renze rispetto alla situa­zione ita­liana, sia asso­lu­ta­mente neces­sa­rio ricer­care nuove fonti di ricavo per l’industria dell’informazione.

Tema discusso recen­te­mente da Clay Shirky, “guru” dei media e pro­fes­sore di inte­rac­tive tele­coms alla New York Uni­ver­sity, Andrea Stone dell’ «Huf­fing­ton Post» e Paul Farhi, media repor­ter per «The Washing­ton Post».

Su cause, con­cause e pos­si­bili solu­zioni, asso­lu­ta­mente da leg­gere: “Beyond Print: From New­spa­pers to News Media” [H/T: Nico Bia­gianti] e le con­si­de­ra­zioni di Mar­tin Baron, «Boston Globe» edi­tor, pub­bli­cate da Rome­ne­sko, “New­spa­pers are badly brui­sed, but not beaten”.

Pubblicato il 2 agosto 2012 by Pier Luca Santoro

Il Washington Post Lancia una Piattaforma di Crowdsourcing per i Lettori

«The Washing­ton Post» ha lan­ciato da ieri una piat­ta­forma di cro­wd­sour­cing per i lettori.

Crowd Sour­ced, que­sto il nome dell’iniziativa del quo­ti­diano sta­tu­ni­tense, spie­gano dalle colonne del gior­nale, fa inte­ra­gire i gior­na­li­sti con i let­tori sui temi pro­po­sti dai primi. I let­tori saranno in grado, oltre che di for­nire il loro con­tri­buto, di votare le migliore idee costruendo così un sistema pre­miante per le rispo­ste, per i con­tri­buti di mag­gior valore.

Al momento sono due i temi pro­po­sti: uno rela­tivo all’innovazione ed alla com­pe­ti­ti­vità del Paese, ed un altro sul ruolo dei social media nella comu­ni­ca­zione poli­tica. Assi­cu­rano al gior­nale che altri temi ver­ranno intro­dotti a breve. La tec­no­lo­gia uti­liz­zata per rea­liz­za­zione della piat­ta­forma è la stessa di Trove, l’aggregatore per­so­na­liz­za­bile di noti­zie sem­pre del giornale.

L’iniziativa è sicu­ra­mente inte­res­sante, testi­mo­nia l’evoluzione dell’ecosistema dell’informazione e con­ferma la ric­chezza di richie­ste di opi­nioni, con­si­gli e la pro­po­si­zione di tema­ti­che incen­ti­vanti la par­te­ci­pa­zione costrut­tiva del let­tore san­cita, anche, dalla desk research sulle capa­cità stra­te­gi­che di rela­zione su Face­book dei prin­ci­pali gior­nali quo­ti­diani in sei nazioni diverse che asse­gnava pro­prio al «The Washing­ton Post» la palma d’oro per la miglior stra­te­gia di relazione.

Dimo­stra inol­tre la neces­sità di sta­bi­lire una rela­zione, di coin­vol­gere le per­sone sul pro­prio sito e non altrove, a comin­ciare da Face­book, poi­chè attual­mente è que­sto l’unico modo per mone­tiz­zare tale relazione.

Vi sono però una serie di aspetti, di det­ta­gli non tra­scu­ra­bili, che, volendo essere costrut­tivo, sono da migliorare.

In pri­mis, il pro­cesso con­ti­nua ad essere “top down” con i gior­na­li­sti ed il gior­nale a defi­nire l’agenda set­ting. Un pro­cesso di co-creazione e di coin­vol­gi­mento del pub­blico di rife­ri­mento deve par­tire sin dalla prima fase, dalla defi­ni­zione dei temi di inte­resse ai quali si intende par­te­ci­pare, per essere real­mente tale. Non è solo una que­stione di forma ma di sostanza, di effi­ca­cia nel pro­cesso di coin­vol­gi­mento delle per­sone. Non a caso, al momento della reda­zione di que­sto arti­colo, i due spunti for­niti rac­col­gono com­ples­si­va­mente sola­mente sei com­menti, tra l’altro di scarso valore a mio avviso.

L’altro aspetto che si con­ti­nua osti­na­ta­mente a non con­si­de­rare [pour cause?] è che alla co-creazione deve essere asso­ciata una forma di co-remunerazione, di reve­nue sha­ring. Se l’impresa trae pro­fitto, diret­ta­mente o indi­ret­ta­mente, dai con­tri­buti for­niti è giu­sto che rico­no­sca una parte del valore creato a chi lo ha di fatto generato.

Infine si tratta di avere l’abilità di attrarre le per­sone più talen­tuose, più qua­li­fi­cate ed esperte sulle tema­ti­che da svi­lup­pare così da creare inte­resse e coin­vol­gi­mento da parte dei let­tori. Senza que­sta capa­cità ed atten­zione ogni ini­zia­tiva è desti­nata al fallimento.

Si sa che in uno sce­na­rio com­pe­ti­tivo la dif­fe­renza è fatta dai det­ta­gli, mi è sem­brato doverso ricor­darli in sintesi.

 

Classifica Quotidiani Italiani Facebook
Pubblicato il 23 luglio 2012 by Pier Luca Santoro

Mi Piaci, Ma Quanto Mi Piaci?

Innova et Bella, società di con­su­lenza stra­te­gica, ha rea­liz­zato una desk research sulle capa­cità stra­te­gi­che di rela­zione su Face­book dei prin­ci­pali gior­nali quo­ti­diani in Ita­lia, Fran­cia, Spa­gna, Ger­ma­nia, Gran Bre­ta­gna e Stati Uniti. Per ogni nazione sono state poste sotto osser­va­zione le stra­te­gie di rela­zione di 10 fra i quo­ti­diani più dif­fusi, per un totale di 60 testate.

Per la valu­ta­zione delle stra­te­gie rela­zio­nali di cia­scun ogni quo­ti­diano sono stati valu­tati 12 indi­ca­tori delle [buone] pra­ti­che di relazione:

1. Gestire una massa cri­tica di por­ta­tori dʼin­te­resse.
2. Svi­lup­pare la cre­scita par­te­ci­pa­tiva dei pro­pri por­ta­tori dʼin­te­resse.
3. Coin­vol­gere tutti i prin­ci­pali por­ta­tori dʼin­te­resse let­tori, gior­na­li­sti e dipen­denti, imprese e isti­tu­zioni, nello svi­luppo delle pro­prie stra­te­gie di rela­zione edi­to­riale.
4. Svi­lup­pare App per il social rea­ding, dedi­cate a offrire ai let­tori la pos­si­bi­lità di com­porre il pro­prio quo­ti­diano per­so­nale e di gruppo e di con­di­vi­derlo in rete con i pro­pri amici.
5. Offrire ai pro­pri let­tori lʼop­por­tu­nità di una rela­zione diretta con i pro­pri gior­na­li­sti [ad esem­pio lʼof­ferta di dia­logo 1to1 con la pro­pria firma pre­fe­rita] svi­lup­pando stra­te­gie di rela­zione per­so­na­liz­zate per ogni sin­golo gior­na­li­sta.
6. Dedi­care unʼat­ten­zione cre­scente alla fase di “ascolto” dei pro­pri let­tori, allʼa­na­lisi pro­fes­sio­nale dei loro dati di par­te­ci­pa­zione e alla loro resti­tu­zione in rete.
7. Offrire al pub­blico la par­te­ci­pa­zione allʼa­genda edi­to­riale, con­si­de­rando i com­por­ta­menti dei let­tori più par­te­ci­pa­tivi.
8. Offrire con­te­nuti ico­no­gra­fici, video e foto, con cre­scenti oppor­tu­nità di dia­logo e con­di­vi­sione in rete con la reda­zione e con gli altri let­tori.
9. Accre­scere il valore aggiunto dei pro­pri con­tatti, oltre il sem­plice “mi piace”, con lʼof­ferta di rela­zioni per­so­na­liz­zate di lungo periodo basate su inte­ressi pro­fondi.
10. Inte­grare le pro­prie stra­te­gie edi­to­riali su più canali aperti: carta, online, app, blog, face­book, twit­ter, you tube, …
11. Svi­lup­pare lʼof­ferta di con­te­nuti in aree tema­ti­che [quali salute, sport, finanza, etc.] pro­po­ste con stra­te­gie auto­nome di rela­zione su spe­ci­fici tar­get di clien­tela.
12. Valo­riz­zare pub­bli­ca­mente le rela­zioni svi­lup­pate con i pro­pri let­tori [come ad esem­pio pre­mia­zioni e clas­si­fi­che dei let­tori a più alto tasso di partecipazione].

Sulla base di que­sti para­me­tri e stata sti­lata una clas­si­fica glo­bale ed una per cia­scuna nazione con un rating in stile finan­zia­rio che parte dal mas­simo [tri­pla A], otte­nuto solo da due gior­nali sta­tu­ni­tensi, al minimo [C]. Clas­si­fica che vede al fondo, in 59esima e 60esima posi­zione, pro­prio due gior­nali del nostro Paese: «Il Resto del Car­lino» ed  «Il Messaggero»

Secondo i risul­tati, libe­ra­mente sca­ri­ca­bili,  i tre gior­nali che adot­tano la miglior stra­te­gia di rela­zione sono «The Washing­ton Post», «The New York Times» e «Bild». Nes­sun quo­ti­diano ita­liano figura nella top ten della classifica.

Secondo quanto dichia­rato dai redat­tori della ricerca, il primo pre­miato per le nume­rose pos­si­bi­lità di inte­ra­zione, l’offerta di rela­zione dedi­cata ai gior­na­li­sti e ai repor­ter com­po­nenti lo Staff del gior­nale, la ric­chezza di richie­ste di opi­nioni, con­si­gli e la pro­po­si­zione di tema­ti­che incen­ti­vanti la par­te­ci­pa­zione costrut­tiva del let­tore. Di par­ti­co­lare rilievo l’App ‘Washing­ton Post Social Rea­der’. Nel 2012 i likers di Washing­ton Post sal­gono a quasi 400 mila, 172 mila nel 2011.

Al secondo posto, sem­pre con rating AAA, il NY Times. Il quo­ti­diano che vanta il mag­gior numero di likers [2,2 milioni, erano 1,2 milioni nel 2011] è stato tra i primi ad uti­liz­zare la nuova time­line in ver­sione dia­rio per rac­con­tare la sua sto­ria [nel 1959 la foto di un’inedita Mari­lyn Mon­roe tra i rita­gli negli archivi del gior­nale]. Molto ele­vato il coin­vol­gi­mento dei suoi gior­na­li­sti nei dibat­titi e nelle nume­rose tema­ti­che di discussione.

Al terzo posto, con rating AA, il quo­ti­diano tede­sco Bild: ele­vata inte­rat­ti­vità, qua­lità este­tica e dei con­te­nuti carat­te­riz­zano la nuova veste della pagina social di Bild, che nel 2012 regi­stra oltre 776 mila likers, erano 132 mila nel 2011.

Ai quo­ti­diani ita­liani va il pri­mato di cre­scita di “likers” e diventa la prima, allo stato attuale l’ unica, fra le sei nazioni prese in con­si­de­ra­zione a pre­sen­tare un numero di likers supe­riore alle copie dif­fuse, con «Il Fatto Quo­ti­diano», primo tra i gior­nali del nostro Paese, che pre­senta un mol­ti­pli­ca­tore ecce­zio­nale rispetto alle copie dif­fuse, pari a ben 10 likers per copia.

Insomma agli ita­liani i quo­ti­diani piac­ciono, anche se non sono il media con il mag­gior numero di fans su Face­book, e sono 4 le testate che ottengo una A [#], ma, para­fra­sando una cele­bre cam­pa­gna pub­bli­ci­ta­ria di una com­pa­gnia tele­fo­nica che osses­sio­nava con il ritor­nello: “mi ami, ma quanto mi ami?”, i respon­sa­bili dei gior­nali ita­liani dovreb­bero chie­dersi: mi piaci, ma quanto mi piaci? La rispo­sta pare essere: non abba­stanza da com­prare il gior­nale. Vale la pena di riflet­terci, ovviamente.

[#] Social Rating A: Un brand con social rating A svi­luppa su Face­book supe­riori capa­cità rela­zio­nali. Le sue stra­te­gie e le sue pra­ti­che di rela­zione sono valu­ta­bili come supe­riori alla media dei com­pe­ti­tori del suo settore.

Pubblicato il 6 settembre 2011 by Pier Luca Santoro

Digital Publishing Guidelines

“The Washing­ton Post” ha pub­bli­cato all’inizio di que­sto mese le linee guida di rife­ri­mento per la pub­bli­ca­zione di arti­coli ed infor­ma­zioni nell’edizione digi­tale del quotidiano.

Obiet­tivo della pub­bli­ca­zione è quello di creare un rife­ri­mento dina­mico, in con­ti­nua evo­lu­zione e aggior­na­mento, dei cri­teri da seguire per la dif­fu­sione di infor­ma­zioni da parte del WP.

Il docu­mento ana­lizza e defi­ni­sce pun­tual­mente tutti gli ambiti, tutte le aree rela­tive alla divul­ga­zione di noti­zie, dall’attribuzione delle fonti alla cor­re­zione e chia­ri­fi­ca­zione di errori ed omis­sioni, pas­sando per i social media ed il tono, il “mood”, degli articoli.

 Ini­zia­tiva che gli altri quo­ti­diani dovreb­bero dif­fu­sa­mente repli­care sia per il valore della pro­po­sta che per la scelta di con­di­vi­derla con i pro­pri lettori.