the times

Circulation Print & Digital UK
Pubblicato il 10 novembre 2012 by Pier Luca Santoro

Il Paywall Rinforza la Carta?

In un’infografica rea­liz­zata da un’agenzia di comu­ni­ca­zione inter­na­zio­nale sono rias­sunte le rea­der­ship dei prin­ci­pali quo­ti­diani del Regno Unito sud­di­visi tra solo digi­tale, solo carta ed entrambi i formati.

L’adozione di un pay­wall, “mete­red” [con un numero men­sile di arti­coli frui­bili gra­tui­ta­mente] o meno, pare abbia spesso rilan­ciato le ven­dite, o comun­que i ricavi deri­vanti dalla ver­sione cartacea.

Tra i quo­ti­diani presi in con­si­de­ra­zione, il «The Times», pro­tetto anch’esso da un pay­wall, man­tiene il 91% del pro­prio let­to­rato per la ver­sione car­ta­cea. Il pay­wall rin­forza la carta?

DH Le Sports
Pubblicato il 8 novembre 2012 by Pier Luca Santoro

Soluzioni all’Obsolescenza della Carta

Tutti i gior­nali ita­liani ieri sono usciti con una prima pagina che era vec­chia, obso­leta. Men­tre in Rete, ma anche in tele­vi­sione ed alla radio, la vit­to­ria di Obama era ormai noti­zia nota, i quo­ti­diani del nostro Paese usci­vano con titoli incerti sul risul­tato delle pre­si­den­ziali sta­tu­ni­tensi. Ne parla Marco Pra­tel­lesi che sin­te­tizza otti­ma­mente la situ­zione in “Obama, la stampa, la rete e un sistema che invec­chia senza cambiare”.

Situa­zione che si è veri­fi­cata in tutta Europa poi­chè la dif­fe­renza di fuso ora­rio non ha con­sen­tito di uscire con quella che indub­bia­mente era LA noti­zia del giorno. In realtà, spul­ciando tra le diverse testate euro­pee si sco­pre che alcuni quo­ti­diani sono riu­sciti ad arri­vare ai loro let­tori con un gior­nale che fosse aggior­nato. E’ il caso del «The Guar­dian» che citavo ieri ma anche, per restare in Gran Bre­ta­gna, del «The Times» ai quali si aggiun­gono il tede­sco «Bild», l’olandese «Het Parol», il belga — in lin­gua fiam­minga — «DM Mor­gen», lo spa­gnolo «La Van­guar­dia» e la bril­lante prima pagina dello sviz­zero — in lin­gua tede­sca «Aar­gauer Zei­tung» [di]mostrando che con un’adeguata orga­niz­za­zione delle reda­zioni è pos­si­bile, a parità di con­di­zione per quanto riguarda la filiera distri­bu­tiva, arri­vare in edi­cola con un pro­dotto fre­sco, aggiornato.

 

                                                                                                                                  Un’organizzazione, una strut­tura orga­niz­za­tiva azien­dale deve essere adat­tata, adatta, al mer­cato in cui l’impresa opera, si tratta di un fatto noto che le dif­fe­renze tra i 7 quo­ti­diani euro­pei suc­ci­tati ed “il resto del mondo” evi­den­zia con chiarezza.

Una solu­zione com­ple­men­tare arriva dall’esempio del quo­ti­diano spor­tivo belga «DH Le Sports».  Il quo­ti­diano fran­co­fono ha infatti adot­tato una bril­lante solu­zione: quella di uti­liz­zare un QR code che col­lo­cato in prima pagina sul viso del can­di­dato for­niva al let­tore la pos­si­bi­lità di cono­scere in tempo reale il vin­ci­tore delle elezioni.

Se sin ora l’utilizzo degli “action code” era stato pre­va­len­te­mente in ambito pub­bli­ci­ta­rio, il caso del gior­nale belga con­ferma come que­sti pos­sano essere uti­liz­zati in ambito gior­na­li­stico offrendo sia la pos­si­bi­lità di mostrare con­te­nuti aggiun­tivi che sulla carta non tro­vano spa­zio che, come in quest’occasione, per offrire alle per­sone un’esperienza di let­tura ed una velo­cità di aggior­na­mento che la carta di per se stessa non è in grado di offrire.

Il futuro della carta è ibrido.

Guardian Abbonamenti iPad
Pubblicato il 20 agosto 2012 by Pier Luca Santoro

Quali Possibilità per i Giornali dai Tablet?

Che le spe­ranze di recu­pero di ricavi signi­fi­ca­tivi per i gior­nali attra­verso le app siano deci­sa­mente ridotte, o nulle, è un aspetto sul quale mi sono sof­fer­mato più di una volta, anche recen­te­mente.

I dati pub­bli­cati da pai­d­Con­tent rela­ti­va­mente a «The Guar­dian» e «The Times» mostrano come anche per i quo­ti­diani anglo­sas­soni la strada sia tutta in salita con il primo che, secondo quanto ripor­tato nel report annuale 2012, ha un tasso di con­ver­sione del 2,1% sui 804,000 down­loads dell’applicazione per iPad [pari a 17mila abbo­nati a paga­mento] ed il secondo che si ferma addi­rit­tura al 0,82%.

Tassi di con­ver­sione e red­di­ti­vità dav­vero ai minimi se si pensa che  «The Guar­dian» ha rag­giunto i 60 milioni di utenti unici con il pro­prio sito web — gra­tuito — ed ha una ven­dita dell’edizione car­ta­cea di circa 211mila copie. Stesso discorso per il quo­ti­diano di Rupert Mur­doch che vende oltre 400mila copie ed ha dichia­rato di avere rag­giunto ad aprile 8,6 milioni di utenti unici dopo essere cre­sciuto di 1 milione circa in un solo mese a seguito di mas­sicci inve­sti­menti sull’online pari a circa 15 milioni di euro.

Dati che, come dicevo, sono da inqua­drare in un pano­rama più ampio in cui social media e aggre­ga­tori di prima e seconda gene­ra­zione non ren­dono inte­res­sante per le per­sone, ancor meno se a paga­mento, l’applicazione dedi­cata della sin­gola testata.

Quali pos­si­bi­lità dun­que per i gior­nali dai tablet?

Le oppor­tu­nità potreb­bero venire pro­prio dagli aggre­ga­tori di seconda gene­ra­zione quali Zite e Fli­p­board come dimo­strano i recenti accordi tra Fli­p­board e «The New York Times», ed anche quello tra Pulse e «The Wall Street Jour­nal». In que­sto modo l’esperienza di let­tura potrebbe essere più per­so­na­liz­zata e, come dichiara Akshay Kothari, co-fondatore di Pulse, riu­scire così a ren­dere mag­giore rispetto all’attualità la dispo­ni­bi­lità dei let­tori a pagare per con­te­nuti mag­gior­mente foca­liz­zati sui pro­pri inte­ressi specifici.

Se, come dicevo a Piero Vietti, Respon­sa­bile del sito inter­net del «Il Foglio», pochi giorni fa, mi offris­sero la pos­si­bi­lità di pagare un abbo­na­mento men­sile per rice­vere sol­tanto gli arti­coli dei gior­na­li­sti o degli argo­menti che mi inte­res­sano direi di sì. Ipo­tesi soste­nuta anche da Arianna Cic­cone, Fon­da­trice Festi­val Inter­na­zio­nale del Gior­na­li­smo, e molto pro­ba­bil­mente da tanti altri.

[tweet https://twitter.com/_arianna/status/236721165706600448 align=‘center’ lang=‘it’]

Obbli­gare il let­tore a pagare anche per con­te­nuti che non inte­res­sano come è stato fatto sin ora, repli­cando anche per i tablet il modello gene­ra­li­sta dei gior­nali è una strada per­dente. La per­so­na­liz­za­zione dei con­te­nuti resa pos­si­bile dal digi­tale, magari anche gra­zie agli aggre­ga­tori, è una strada da esplo­rare con mag­gior atten­zione di quanto sia avve­nuto sin ora come dimo­stra il ten­ta­tivo, ancora una volta del «The Guar­dian» che ha appena [ri]lanciato una app dedi­cata esclu­si­va­mente alla foto­gra­fia di qua­lità che ha otte­nuto un numero mag­giore di down­loads rispetto a quelli dell’applicazione del quo­ti­diano inglese nel suo insieme [1 milione Vs 804mila].

È chiaro che il futuro offre grandi oppor­tu­nità. È anche dis­se­mi­nato di tra­boc­chetti. Il trucco con­si­ste nell’evitare i tra­boc­chetti, pren­dere al balzo le oppor­tu­nità e rien­trare a casa per l’ora di cena, diceva Woody Allen in Effetti col­la­te­rali. Forse è pro­prio quello che si tratta di fare.

Pubblicato il 29 maggio 2012 by Pier Luca Santoro

Chiuso & Antisocial

All’interno della mia colonna set­ti­ma­nale per l’ Euro­pean Jour­na­lism Obser­va­tory pro­se­gue la serie di case stu­dies sulle prin­ci­pali testate gior­na­li­sti­che europee.

La case study di que­sta set­ti­mana di ana­lisi dell’approccio e dei risul­tati rela­tivi dei prin­ci­pali quo­ti­diani euro­pei è ine­rente al prin­ci­pale con­cor­rente, almeno in patria, del «The Guar­dian» ana­liz­zato la scorsa set­ti­mana: «The Times», anch’esso quo­ti­diano gene­ra­li­sta bri­tan­nico che però ha una stra­te­gia com­ple­ta­mente distinta.

Buona let­tura.

Pubblicato il 28 agosto 2011 by Pier Luca Santoro

L’Uragano dell’Informazione

Come fac­cio quasi ogni mat­tina, stavo dando un’occhiata alla ver­sione online dei prin­ci­pali quo­ti­diani quando, arri­vato al terzo, qual­cosa ha ini­ziato a stri­dere, per­fino ad infa­sti­dirmi, spin­gen­domi ad approfondire.

Ho così veri­fi­cato che l’apertura, il primo titolo in testa, delle home page di tutti i mag­giori gior­nali euro­pei è dedi­cata a Irene l’uragano che sta col­pendo gli Stati Uniti. Non c’è quo­ti­diano per il quale la noti­zia prin­ci­pale non sia rela­tiva a que­sto evento atmo­sfe­rico eccezionale.

Jeff Jar­vis parla di #storm­porn ridi­co­liz­zando la qua­lità della coper­tura gior­na­li­stica, ed in par­ti­co­lare quella tele­vi­siva, dell’uragano.

Se è pos­si­bile com­pren­dere che i gior­nali inglesi dedi­chino tanta rile­vanza ai fatti poi­chè per loro la quota di traf­fico, di visite, che arriva dagli USA è una quota rile­vante, che que­sto avvenga anche per i gior­nali ita­liani, fran­cesi e spa­gnoli desta in me più di qual­che per­ples­sità e preoccupazione.

Se la teo­ria com­plot­ti­sta potrebbe rile­vare una stra­te­gia della disat­ten­zione rispetto ad altri fatti che cer­ta­mente hanno rile­vanza supe­riore nei rispet­tivi Paesi, per­so­nal­mente pro­pendo per una non meno pre­oc­cu­pante omo­lo­ga­zione al ribasso.

L’audience dri­ven jour­na­lism, il gior­na­li­smo che punta tutto sull’attrazione dell’audience, si evolve, pare ad ogni lati­tu­dine, in karaoke jour­na­lism annul­lando di fatto le poten­zia­lità di plu­ra­lità di visione e di pen­siero della Rete in nome degli accessi da ven­dere agli inve­sti­tori pubblicitari.

Tutto cam­bia, nulla muta.

Read More

Older Posts