the new york times

White Space
Pubblicato il 15 gennaio 2014 by Pier Luca Santoro

Il Bianco Vince

Le discus­sioni, le ana­lisi ed i com­menti sul rede­sign del sito web del «The New York Times» si sono con­cen­trate prin­ci­pal­mente sugli aspetti com­mer­ciali ed in par­ti­co­lare sull’adozione del native adverts­ing.

La ripro­get­ta­zione di un sito web è un evento cru­ciale e molto deli­cato. Qual­cosa accu­ra­ta­mente pro­get­tato da un pic­colo team di pro­fes­sio­ni­sti e sot­to­po­sto alla forma più demo­cra­tica di con­trollo: chiun­que abbia occhi può vedere cosa c’è di sba­gliato con quanto realizzato.

Ciò è aggra­vato dal fatto che il rap­porto con il nostro sito web pre­fe­rito è più intimo che con qual­siasi pub­bli­ca­zione car­ta­cea. Online c’è così tanto con­te­nuto, e cam­bia così rapi­da­mente, che impa­rare a uti­liz­zare un sito web, fami­lia­riz­zare con i suoi con­te­nuti e impa­rare a leg­gere è molto più cen­trale per l’esperienza di let­tura rispetto al lay­out di una pub­bli­ca­zione car­ta­cea, alla let­tura tra­di­zio­nale alla quale siamo più abi­tuati e che ci giuda mag­gior­mente nel per­corso di lettura.

Dal rede­sign del sito del quo­ti­diano sta­tu­ni­tense emer­gono indi­ca­zioni chiare su quale dovrebbe essere il primo cri­te­rio nella ripro­get­ta­zione.  Il «The New York Times», pro­ba­bil­mente par­tendo anche dal suc­cesso di Sno­w­fall, dà cen­tra­lità al bianco, allo spazio.

Ele­mento che nelle pagine dei sin­goli arti­coli viene ancor più rimar­cato.  Il testo viene cen­trato in uno spa­zio bianco e pulito, ren­dendo il carat­tere appa­ren­te­mente ancora più grande di quanto effet­ti­va­mente sia e dando gli arti­coli mag­gior chia­rezza e faci­lità di lettura.

Il bianco vince.

White Space

Time Space
Pubblicato il 3 febbraio 2013 by Pier Luca Santoro

Incubatori

Il «The New York Times» ha annun­ciato pochi giorni fa la crea­zione di Time­Space incu­ba­tore per start-up nel mondo dei media.

Chi ha un’idea o un’impresa nascente nell’ambito dei media e della mul­ti­me­dia­lità, mobile, social, video, tec­no­lo­gia pub­bli­ci­ta­ria, ana­lisi, e-commerce o altro, avrà la pos­si­bi­lità di tra­scor­rere quat­tro mesi negli uffici del quar­tier gene­rale del quo­ti­diano sta­tu­ni­tense lavo­rando a con­tatto con chi si occupa di digi­tale all’interno del gior­nale, mostrando loro la demo di pro­dotto ed impa­rando da quella che la Diret­trice, Jill Abram­son, ha deciso debba essere la miglior reda­zione digi­tale del pianeta

Il per­chè lo spie­gano senza mezzi ter­mini nello spa­zio dedi­cato al pro­getto: “Il New York Times, ed i media in gene­rale, sono nel bel mezzo di cam­bia­menti senza pre­ce­denti. Il nostro obiet­tivo cen­trale rimane quella di miglio­rare la società, creando, rac­co­gliendo e distri­buendo noti­zie di alta qua­lità e di infor­ma­zione. Vogliamo spin­gere noi stessi e spin­gere gli altri a tro­vare il modo migliore per farlo, e siamo con­vinti che Time­Space può essere una parte di que­sto processo”.

Si tratta insomma di un’iniziativa che apporta bene­fici ad entrambi, con il gior­nale che potrà rac­co­gliere e valu­tare idee fre­sche e inno­va­tive ed i neo impren­di­tori che potranno cer­ta­mente avere un ritorno posi­tivo dal con­tatto pro­fes­sio­nale con l’expertise di uno dei più impor­tanti quo­ti­diani al mondo che magari potrebbe deci­dere anche di par­te­ci­pare finan­zia­ria­mente alla loro proposta.

Una moda­lità attra­verso la quale, final­mente, il cro­wd­sour­cing non è più un pro­cesso top down che apporta bene­fici a solo una delle parti, l’impresa. Un’idea che visti i tempi fareb­bero bene ad imi­tare anche i gior­nali italiani.

Time Space

Idea che, oltre alla mode­sta opi­nione del sot­to­scritto, viene spo­sata anche da Anthony De Rosa, Social Media Edi­tor per Reu­ters, che infatti la sug­ge­ri­sce, in poco più di tre minuti, nella video inter­vi­sta sottostante.

Le voci della Politica
Pubblicato il 24 gennaio 2013 by Pier Luca Santoro

Politica & Engagement dei Quotidiani Online

Il Giu­ra­mento di Obama per il secondo man­dato come Pre­si­dente degli Stati Uniti è stata occa­sione per molti quo­ti­diani online in lin­gua inglese di testare, di spe­ri­men­tare moda­lità e for­mat per coin­vol­gere il let­tore, le per­sone. Oltre al caso di “Live Grid” del «The Washing­ton Post» segna­lato pre­ce­den­te­mente, diverse sono state le proposte.

E’ il caso del «The Guar­dian» che nella sua ver­sione dedi­cata agli USA ha chie­sto ai pro­pri let­tori di espri­mere con­si­gli, richie­ste e cri­ti­che ad Obama rac­co­gliendo quanto pro­po­sto in un unico spa­zio inte­rat­tivo creato ad hoc NEL pro­prio sito web.

Message 4 Obama

Con­cet­tual­mente simile l’idea del «The New York Times» che, appunto ha chie­sto ai resi­denti nel District of Colum­bia, quello di Washing­ton dove risie­dono “i vicini di casa” di Obama, di espri­mere i loro pen­sieri rac­co­gliendo però in que­sto caso mes­saggi audio e video.

Più inte­res­sante “Build your own speech”, sem­pre del «The New York Times», che in una sorta di “gioco” per costruire il pro­prio discorso inau­gu­rale par­tendo da un que­stio­na­rio con 5 domande mul­ti­ple choice.

Discorso Inaugurale NYTimes Obama

In maniera simile al «The New York Times» anche il «The Boston Globe»  ha pro­dotto una pro­po­sta inte­rat­tiva che favo­ri­sce il coin­vol­gi­mento del let­tore ed il tempo di per­ma­nenza sul sito. La rea­liz­za­zione del quo­ti­diano di Boston si basa sulla ricerca di parole scelte dal let­tore che ven­gono visua­liz­zate con dei gra­fici inte­rat­tivi mostrando da quali Pre­si­denti degli Stati Uniti sono state pro­nun­ciate riper­cor­rendo i discorsi inau­gu­rali di ele­zione dal 1933 ad oggi, a quello di Obama.

Freedom Obama

Tutte ini­zia­tive che con sen­tono di coin­vol­gere il let­tore bene­fi­ciando dei volumi di traf­fico  e del tempo speso sul sito che que­sto può gene­rare. Ma invece i gior­nali ita­liani a meno di un mese dalle ele­zioni poli­ti­che 2013 che fann0?

L’iniziativa più inte­res­sante è quella del quo­ti­diano pie­mon­tese «La Stampa» che in col­la­bo­ra­zione con LA7 e Goo­gle ha creato su Goo­gle+ uno spa­zio dedi­cato alle ele­zioni. Se l’iniziativa sulla rete sociale di Goo­gle è tesa prin­ci­pal­mente a “creare brand” è lo spa­zio rea­liz­zato ad hoc per l’occasione sul sito che assolve ad altre fun­zioni di engagement .

In par­ti­co­lare sono inte­res­santi dal mio punto di vista “il gioco”, costi­tuito come nel caso del «The New York Times» da un que­stio­na­rio con 20 domande mul­ti­ple choice per sco­prire chi tra i lea­der poli­tici in corsa cor­ri­sponde di più alle pro­prie idee e prio­rità. Apprez­za­bile ini­zia­tiva che però avrebbe richie­sto di mag­gior tra­spa­renza sull’algoritmo uti­liz­zato per la rea­liz­za­zione onde evi­tare sospetti di mal­ce­lati intenti pro­mo­zio­nali a favore di que­sto o quel candidato [#].

Inte­res­sante altret­tanto la pos­si­bi­lità offerta al let­tore di creare un pro­prio mani­fe­sto poli­tico anche se al momento il riscon­tro non pare essere ele­vato con soli 48 utenti che hanno colto que­sta pos­si­bi­lità al momento della reda­zione di que­sto articolo.

Ed ancora “La mac­china della verità” che veri­fica ogni giorno le affer­ma­zioni dei poli­tici con un auto­re­vole fact-checking, messo a punto dalla reda­zione del gior­nale gra­zie alla col­la­bo­ra­zione con i ricer­ca­tori della Fon­da­zione Hume diretta dal pro­fes­sor Luca Ricolfi e “Le voci della poli­tica” che per­mette di veri­fi­care le atti­vità dei par­titi e dei prin­ci­pali can­di­dati sui social net­work e osser­vare come Face­book e Twit­ter rea­gi­scono ai messaggi.

Ini­zia­tiva che resta pra­ti­ca­mente unica a soli 30 giorni dal voto con «La Repub­blica» che invece si dedica ad atti­vità off line ripro­po­nendo “La Repub­blica delle Idee” il 2 e 3 feb­braio a Torino e «Il Sole24Ore» che rea­lizza uno spa­zio ad hoc per le ele­zioni estre­ma­mente sta­tico, tra­di­zio­nale, eccez­zione fatta per l’analisi del mood su Twit­ter e “Live Twit­ter” che comun­que si limita a pro­porre i tweet dei can­di­dati senza inte­rat­ti­vità e coin­vol­gi­mento del let­tore che resta spet­ta­tore; un’occasione spre­cata a pochi giorni dal lan­cio del nuovo sito del quo­ti­diano di Confindustria.

Le voci della Politica

[#] Che sia chiaro che non sostengo che vi sia mani­po­la­zione, sostengo che bastava pen­sarci [è spesso “l’ultimo miglio” che fa la dif­fe­renza] e dichia­rare come è stato costruito.

Pubblicato il 13 gennaio 2013 by Pier Luca Santoro

Un Laboratorio di Idee per Salvare i Banner

Se il for­mato display, i ban­ner sostan­zial­mente, con­ti­nua ad essere il più uti­liz­zato la sua [in]efficacia ed il valore rico­no­sciuto per cpm sono un pro­blema impor­tante da risol­vere per l’advertising online com­presa la, mode­sta, quota parte che arriva all’industria dell’informazione che in que­sta dina­mica ha un pro­blema nel problema.

«The New York Times»  tra le sua aree di spe­ri­men­ta­zione create circa tre anni ha anche Idea Lab, labo­ra­to­rio di idee come dice il nome al cui interno lavo­rano una decina di per­sone dello staff della ricerca e svi­luppo del quotidiano.

Tra i vari temi di spe­ri­men­ta­zione ve ne è uno spe­ci­fi­ca­ta­mente dedi­cato all’innovazione dei con­te­nuti e dei for­mati da cui è nato anche recen­te­mente “Snow Fall”, for­mat edi­to­riale di gran­dis­simo suc­cesso [3,5 milioni di utenti unici hanno letto la pub­bli­ca­zione]  ed un altro invece si con­cen­tra sull’innovazione nell’ambito della comu­ni­ca­zione pubblicitaria.

Al suo interno ven­gono pre­sen­tate nume­ro­sis­sime spe­ri­men­ta­zioni rea­liz­zate dal gruppo di lavoro del quo­ti­diano sta­tu­ni­tense in col­la­bo­ra­zione con gli inve­sti­tori pub­bli­ci­tari, con le aziende,  a seconda dell’obiettivo di comu­ni­ca­zione. Sono pre­senti, e dispo­ni­bili a chiun­que sia inte­res­sato a leg­gerle, circa una cin­quan­tina di case histo­ries, di casi di stu­dio con il con­cept e la demo della cam­pa­gna rea­liz­zata per aziende come Gene­ral Elec­tric, Por­sche, Reu­ters o Tar­get, per citarne solo alcune.

Ed è pro­prio per Tar­get che è stata rea­liz­zata una solu­zione di comu­ni­ca­zione a dicem­bre 2012 che tra le tante mi pare di par­ti­co­lare inte­resse con oltre che il ban­ner in testa alla pagina una time­line per­so­na­liz­zata che si aggiorna in maniera dina­mica e si attiva ed è inte­grata con Twit­ter e Facebook.

Al di là delle spe­ci­fi­cità di cia­scuna cam­pa­gna le rea­liz­za­zioni del «The New York Times» [di]mostrano due cose: la neces­sità di inno­vare e spe­ri­men­tare e la dif­fe­renza tra essere dei con­su­lenti di comu­ni­ca­zione, dei part­ner del cliente e dei ven­di­tori di pixel come invece avviene nella mag­gior parte dei casi.

Non vi è dub­bio, credo dav­vero, che il recu­pero di red­di­ti­vità dall’online per le testate, per i gior­nali, passi ine­vi­ta­bil­mente da que­sti aspetti.

Target NYTimes

nyt-articles-comparison
Pubblicato il 21 dicembre 2012 by Pier Luca Santoro

Online Storytelling e Long Form Journalism

Molto spesso si afferma che la let­tura online è veloce e che dun­que gli arti­coli devono neces­sa­ria­mente essere brevi. Affer­ma­zione che pro­ba­bil­mente nasce da una con­fu­sione che non è solo di lin­guag­gio tra veloce e distratta, tra disin­te­res­sata [nel senso di non inte­res­sata, non inte­res­sante] e coinvolta.

«The New York Times» [di]mostra invece cosa è pos­si­bile fare per ren­dere più coin­vol­gente l’esperienza di let­tura online.

E’ online da ieri “Snow Fall”, sto­ria di una ter­ri­bile valanga sulle Cascade Moun­tains vicino a Washing­ton che a tutta pagina, con un lay­out essen­ziale e pulito gra­fi­ca­mente, fonde testo, imma­gini, video, mappe inte­rat­tive ed altri ele­menti gra­fici che si rin­no­vano men­tre si pro­cede nella let­tura ren­den­dola un’esperienza dav­vero coin­vol­gente e con­sen­tendo alle per­sone di appro­fon­dire, se desi­de­rato, rispetto a quanto ripor­tato nel testo.

Approc­cio repli­cato con­cet­tual­mente, sep­pure con una minor puli­zia gra­fica, nell’articolo, gran pezzo di gior­na­li­smo inve­sti­ga­tivo, su come Wall Mart abbia effet­tuato pra­ti­che scor­rette e cor­rotto per entrare con i pro­pri punti ven­dita in Messico.

Arti­coli  che in entrambi i casi vanno ben oltre le 10mila bat­tute la cui rea­liz­za­zione, sia sotto il pro­filo di uti­lizzo delle tec­no­lo­gie dispo­ni­bile che per quanto riguarda la filo­so­fia, l’approccio con­cet­tuale, ven­gono spie­gate da Steve Due­nes, Gra­phics Direc­tor, e Andrew Kue­ne­man, Digi­tal Design, che hanno lavo­rato ad entrambi i pro­getti, in una loro inter­vi­sta con­cessa al «The Atlantic».

Snow Fall

Moda­lità che sta­rebbe per appro­dare anche in Ita­lia secondo quanto riporta «Ita­lia Oggi» che rac­conta dell’uscita ormai pros­sima di Marco Alfieri, firma eco­no­mia di «La Stampa» dal quo­ti­diano pie­mon­tese che lo por­te­rebbe a «Lin­kie­sta» a gui­dare, appunto, una nuova ini­zia­tiva, che dovrebbe chia­marsi “Lin­k­book”, che a regime dovrebbe edi­tare tra le 3 e le 4 inchie­ste set­ti­ma­nali con appro­fon­di­menti su temi diversi cia­scuno della lun­ghezza di 20 — 30mila bat­tute al cui interno saranno pre­senti con­tri­buti video e un per­corso inte­rat­tivo di informazione.

L’immagine sot­to­stante mostra la dif­fe­renza tra un arti­colo “nor­male” e quanto rea­liz­zato dal NYTi­mes con “Snow Fall”

Il pro­blema non è che le per­sone sono distratte, il pro­blema è che evi­den­te­mente la mag­gio­ranza dei gior­nali non è in grado di inte­res­sarle, di coinvolgerle.

nyt-articles-comparison

Al momento della reda­zione di que­sto arti­colo, se vole­ste appro­fon­dire ulte­rior­mente, ne scri­vono anche The Eco­no­mist, Poyn­ter, Fish­bo­wlNY e Gaw­ker

Pubblicato il 14 dicembre 2012 by Pier Luca Santoro

I Primi Dieci Quotidiani Online al Mondo

com­Score ha dif­fuso ieri i dati degli utenti unici dei siti dei quo­ti­diani nel Mondo. Sep­pure i dati siano par­ziali poi­chè pren­dono in con­si­de­ra­zione esclu­si­va­mente le ver­sioni online di gior­nali che hanno un omo­logo car­ta­ceo esclu­dendo le testate alla digi­tal come testi­mo­nia, uno per tutti, l’assenza dell’ Huf­fing­ton Post, restano comun­que d’interesse.

Secondo le rile­va­zioni di com­Score nel mese di otto­bre di quest’anno 644 milioni di per­sone, pari al 42,6% del totale degli inter­nauti, hanno visi­tato almeno una volta l’edizione online di un quo­ti­diano. Di que­sti ben 338,7 milioni di visi­ta­tori [51%] nel mese si con­cen­trano nei primi dieci quo­ti­diani e 137,6 milioni [21,3%] sono appan­nag­gio dei primi tre: «Mail Online», «The New York Times» e «The Guardian».

Ad esclu­sione del primo, del «Mail Online» che recen­te­mente ha annun­ciato pro­fitti addi­rit­tura supe­riori alle attese nono­stante un valore ridotto per CPM rispetto agli altri quo­ti­diani bri­tan­nici, non pare che anche grandi volumi di traf­fico di per sè siano garan­zia di ritorni eco­no­mici adeguati.

Il calo, ormai da ini­zio 2012, dei ricavi pub­bli­ci­tari del «The New York Times», le per­dite con­si­stenti del Guar­dian Media Group non sono un caso isolato.

Anche gli 8 gior­nali del Tri­bune [che inclu­dono il «Los Ange­les Times» hanno serie dif­fi­coltà e sono stati posti in ven­dita, il Tele­graph Media Group, sep­pure abbia com­ples­si­va­mente un bilan­cio posi­tivo, vede calare i suoi ricavi e Washing­ton Post Co. con­ti­nua ad accu­mu­lare per­dite e i ricavi dall’online sono stati in calo del 14% nell’ultimo tri­me­stre e pare ormai certo abbia inten­zione di adot­tare un pay­wall, anche se non è dato di sapere se “mete­red” o com­ple­ta­mente chiuso, nel 2013.

Nep­pure i 12 gior­nali della Advance Digi­tal, gruppo Conde Nast, se la pas­sano tanto bene con 600 licen­zia­menti nono­stante venga ripor­tata una cre­scita del 22% dei ricavi dall’area digi­tal, segno evi­dente dell’ennesimo caso in cui i ricavi dall’online non com­pen­sano le per­dite della ver­sione cartacea.

Un vero e pro­prio bol­let­tino di guerra ahimè che testi­mo­nia ulte­rior­mente la neces­sità di pas­sare dal pie­di­stallo allo sgabello.

Most-Read-Online-Newspapers-in-the-World

The Guardian Presidenziali USA #Election2012
Pubblicato il 7 novembre 2012 by Pier Luca Santoro

Presidenziali USA: Vittorie sulla Carta [e dintorni]

Ormai la vit­to­ria di Obama è cosa certa ed anche il «The New York Times», cauto sino all’ultimo, che ha rimosso il suo mete­red pay­wall per l’occasione, asse­gna la vit­to­ria ad Obama.

Il «The Guar­dian», uno dei quo­ti­diani ad aver scelto da tempo l’approccio “digi­tal first”, dimo­stra che digi­tal first doesn’t mean print last e alle 5,20 di sta­mat­tina esce con la prima della ver­sione car­ta­cea con la vit­to­ria di Obama a tutta pagina.

Per quanto riguarda la Rete durante que­ste ele­zioni molte le rap­pre­sen­ta­zioni delle noti­zie che hanno uti­liz­zato bene mul­ti­me­dia­lità e approc­ciato l’informazione in maniera tanto non con­ven­zio­nale quanto efficace.

Di seguito una mia per­so­na­lis­sima sele­zione di quelle che mi sono sem­brate le migliori o comun­que le più inte­res­santi, di cui fare tesoro per riu­ti­liz­zarle, adat­tan­dole ovvia­mente, in futuro. Clic­cando sulle imma­gioni avrete accesso alla fonte ori­gi­nale, spesso interattiva.

- The Words of a Nation — «The New York Times»

Il quo­ti­diano sta­tu­ni­tense ha pro­dotto una sorta di mappa delle parole, degli umori degli ame­ri­cani durante le ele­zioni. E’ pos­si­bile, anche, inse­rire il pro­prio ter­mine preferito

- Ame­rica: Elect! — «The Guardian»

Il gior­nale bri­tan­nico ha pro­dotto una gra­phic novel non sta­tica che rias­sume la corsa alle pre­si­den­ziali dal 2008 ai giorni imme­di­ta­mente pre­ce­denti le elezioni.

- Face­book Sto­ries — Facebook

Il più popo­loso social net­work del pia­neta ha rias­sunto, uti­liz­zando Face­book Sto­ries, in una mappa, ma non solo, le dichia­ra­zioni di voto delle per­sone che hanno usato Face­book Pla­ces durante il voto. Simile l’approccio del grande rivale, di Four­Square, che però ha numeri di gran lunga più ridotti.

- Union Metrics — Rea­zioni su Tumblr

Union Metrics, azienda che moni­tora i trend su Tum­blr, ha rea­liz­zato una visua­liz­za­zione delle rea­zioni alle ele­zioni sulla piat­ta­forma di micro­blog­ging moni­to­rando anche il numero di post per secondo che sono arri­vati anche a quota 172 men­tre l’osservavo. Cer­ta­mente infe­riori al picco di 300 Tweet per secondo di Twit­ter ma numeri comun­que  dav­vero importanti.

- Twit­ter — Twit­ter Government

Impres­sio­nante il numero di Tweet sulle ele­zioni con un picco di 327.453 tweet alle 11:19.

[tweet https://twitter.com/gov/status/266040234934939649 align=‘center’ lang=‘it’]

Molto inte­res­santi le ana­lisi pro­dotte da Twit­ter in que­sto periodo. Tra tutte il “Twit­ter Poli­ti­cal Index” che ha misu­rato il “sen­ti­ment degli utenti.

Infine le cele­bra­zioni del vin­cente, di Obama che carica, sem­pre su Twit­ter, le parole “Four more years” accom­pa­gnate dalla foto di lui che abbrac­cia la moglie, grande pro­ta­go­ni­sta di que­ste pre­si­den­ziali. Il tweet, al momento della reda­zione di que­sto arti­colo, ha otte­nuto la bel­lezza di 417.00t ret­weet e 1,8 milioni di “likes” sulla sua pagina Face­book; un altro record.

[tweet https://twitter.com/BarackObama/status/266031293945503744 align=‘center’ lang=‘it’]

Auguri Mr. President!

NYTimes Risultati Economici Primi 9 Mesi 2012
Pubblicato il 26 ottobre 2012 by Pier Luca Santoro

Leggere [Bene] i Numeri del NYTimes

I dati dif­fusi ieri dal «The New York Times» sui suoi risul­tati eco­no­mici nei primi nove mesi del 2012 con­fer­mano quello che, uti­liz­zando una meta­fora, ho da tempo deciso di defi­nire il dilemma del pri­gio­niero, pie­tra miliare della teo­ria dei gio­chi che illu­stra egre­gia­mente il falso para­dosso della pro­ba­bi­lità con­tro la logica. Un modello che pare per­fet­ta­mente cal­zante all’attuale dif­fi­coltà di defi­nire se e come sia pos­si­bile rim­piaz­zare i ricavi della carta con quelli del digitale.

Rispetto allo stesso periodo del 2011 i ricavi pub­bli­ci­tari regi­strano una fles­sione del 7,1%, con un calo del 10,9% per la ver­sione car­ta­cea accom­pa­gnato, altret­tanto dal calo per la ver­sione online/digitale del 2,2%.

Nello stesso arco tem­po­rale gli intrioti dalle ven­dite del quo­ti­diano cre­scono dell’8,5%. Vi sono attual­mente 566,000 abbo­na­menti a NYTimes.com men­tre le copie del car­ta­ceo si aggi­rano intorno alle 780mila nei giorni feriali e rag­giun­gono 1,27 milioni di copie la domenica.

Ten­denza che si era già evi­den­ziata, sep­pur in maniera meno accen­tuata, nel tri­me­stre precedente.

Que­sti numeri, per­so­nal­mente, mi dicono alcune cose che vor­rei con­di­vi­dere e sulle quali, spero, di aprire un con­fronto leale e costrut­tivo. Come si suol dire, i miei 2 cents.

Se calano anche i ricavi dall’advertising online signi­fica che con­ti­nuano ad esserci ten­sioni sui listini anche per un grande quo­ti­diano. Guerra dei prezzi, per usare un ter­mine forte, deter­mi­nata essen­zial­mente dalla per­ce­zione, sia da parte delle per­sone che degli inve­sti­tori pub­bli­ci­tari di uno scarso, ridotto valore rispetto ad altri media come era già emerso con chia­rezza anche dal report della Niel­sen sul tema.

Dall’altro lato, anche se putroppo il NYTi­mes non for­ni­sce lo spac­cato dei ricavi dalla ver­sione car­ta­cea e da quella online/digitale, pare che il numero delle per­sone dispo­ni­bili ad atti­vare un abbo­na­mento alla ver­sione online si stia pla­fo­nando nono­stante la forte pro­mo­zio­na­lità effet­tuata dal quo­ti­diano sta­tu­ni­tense. Inol­tre, gli abbo­na­menti all’edizione digi­tale del «The New York Times»  rap­pre­sen­tano comun­que “solo” il 30% degli abbo­na­menti dell’edizione car­ta­cea il cui prezzo ad ini­zio marzo è stata aumen­tato di altri 50 cen­te­simi arri­vando a 2,50$ a copia [5$ la dome­nica]. Visti i rap­porti di copie e di prezzo è molto pro­ba­bile che in realtà la cre­scita dei ricavi dalle copie ven­dute sia per la mag­gior parte gene­rata dalla ver­sione cartacea.

Siamo in un periodo sto­rico in cui si parla molto di dati, e di open data. Impa­riamo a leg­gere bene i numeri.

Newspaper adv revenues print and online
Pubblicato il 19 settembre 2012 by Pier Luca Santoro

I Giornali Tornano agli Anni 50

Mark J. Perry, pro­fes­sore di eco­no­mia e finanza alla School of Mana­ge­ment dell’ Uni­ver­sity of Michi­gan, ha preso i dati della New­spa­per Asso­cia­tion of Ame­rica degli inve­sti­menti pub­bli­ci­tari sui quo­ti­diani dal 1950 al 2011 ed i dati dei primi due tri­me­stri di quest’anno.

La NAA dal 2003 for­ni­sce anche il det­ta­glio della quota di adver­ting online per i gior­nali sta­tu­ni­tensi. Se nel primo anno di rile­va­zione il peso degli inve­sti­menti pub­bli­ci­tari online rispetto ai ricavi com­ples­sivi era del 2,6%, il 2011 si è chiuso con un’incidenza del 13,6%. Una ten­denza che sca­tu­ri­sce da tassi di cre­scita a due cifre — ad esclu­sione del 2009 — per l’online ma soprat­tutto dal calo [– 54%] degli inve­sti­menti per la ver­sione car­ta­cea dei quo­ti­diani. Trend che peg­giora ulte­rior­mente nei primi due tri­me­stri del 2012 con l’online, che ora pesa il 14,7% del totale, che cre­sce sola­mente del 2% e la carta al — 6,5%.

Come mostra il gra­fico di sin­tesi rea­liz­zato da Perry, il livello della rac­colta pub­bli­ci­ta­ria com­ples­si­va­mente [carta + online] è infe­riore a quanto erano i ricavi nel 1953.

Se que­sto avviene in un mer­cato dove il valore rico­no­sciuto per CPM è di gran lunga supe­riore a quello nel nostro Paese e che vede la pre­senza di colossi dell’informazione che atti­rano milioni di utenti unici sui loro siti, quale uno per tutti il  «The New York Times», è evi­dente come, nono­stante le dif­fe­renze rispetto alla situa­zione ita­liana, sia asso­lu­ta­mente neces­sa­rio ricer­care nuove fonti di ricavo per l’industria dell’informazione.

Tema discusso recen­te­mente da Clay Shirky, “guru” dei media e pro­fes­sore di inte­rac­tive tele­coms alla New York Uni­ver­sity, Andrea Stone dell’ «Huf­fing­ton Post» e Paul Farhi, media repor­ter per «The Washing­ton Post».

Su cause, con­cause e pos­si­bili solu­zioni, asso­lu­ta­mente da leg­gere: “Beyond Print: From New­spa­pers to News Media” [H/T: Nico Bia­gianti] e le con­si­de­ra­zioni di Mar­tin Baron, «Boston Globe» edi­tor, pub­bli­cate da Rome­ne­sko, “New­spa­pers are badly brui­sed, but not beaten”.

- Click e Retweet per Fonte d'Informazione -
Pubblicato il 28 agosto 2012 by Pier Luca Santoro

Analisi dell’Audience delle Fonti d’Informazione su Twitter

Social­Flow, società di ser­vizi di social ana­ly­tics, ad ini­zio di que­sto mese ha pub­bli­cato i risul­tati di un’analisi effet­tuata su sei fonti d’informazione inter­na­zio­nali. Sono stati presi in con­si­de­ra­zione i com­por­ta­menti dei fol­lo­wers su Twit­ter di «Al-Jazeera», «BBC News», «CNN», «The Eco­no­mist», «Fox News» e «The New York Times».

Lo stu­dio ha preso in con­si­de­ra­zione più di 20 milioni di tweets da parte di 7 milioni di fol­lo­wer tra i quasi 18 milioni di utenti che com­ples­si­va­mente seguono le sei fonti d’informazione citate.

Al momento della reda­zione di que­sto arti­colo @AJEnglish ha 1.237.728 fol­lo­wers, @BBCNews 896.848, @CNN 5.739.709, @TheEconomist 2.264.613, @FoxNews 1.807.812 e @NYTimes 5.964,604.

Dai risul­tati della desk research emerge, come è natu­rale che fosse, una bassa sovrap­po­si­zione dei fol­lo­weers dei diversi account con «The New York Times» e «The Eco­no­mist» al 28,7% che pre­sen­tano il mas­simo livello di acca­val­la­mento. Sol­tanto 663 per­sone dei 7 milioni presi in con­si­de­ra­zione seguono tutte le sei fonti infor­ma­tive.  Distinti, altret­tanto, per le diverse fonti d’informazione sia gli argo­menti discussi che i ter­mini che hanno gene­rato il mag­gior numero di click — e dun­que traf­fico — verso il sito web come mostra la word cloud sottostante.

- Top key­words che hanno gene­rato traf­fico da Twitter -

Emerge con chia­rezza, ed è una con­ferma tanto inte­res­sante quanto impor­tante, come non sia la quan­tità di fol­lo­wers a fare la dif­fe­renza e, a livello spe­cu­la­tivo, a gene­rare il mag­gior numero di click e di retweet.

Se i ret­weet ser­vono a fare brand aware­ness, a creare noto­rietà di marca e misu­rano in qual­che modo la fidu­cia nella fonte d’informazione, i click, al di là dell’aspetto spe­cu­la­tivo di gene­rare traf­fico al sito, indi­cano il livello di coin­vol­gi­mento e di ade­sione tra temi pro­po­sti ed ade­sione da parte dell’audience, del pub­blico di riferimento.

Il gra­fico di sin­tesi dei risul­tati sotto ripor­tato indica chia­ra­mente come non siano «CNN» e «The New York Times» — le due fonti ad avere il mag­gior numero di fol­lo­wers tra quelle esa­mi­nate — ad avere nè il mag­gior numero di click verso il pro­prio sito web e nep­pure di retweet.

Insomma, con buona pace di chi ama cre­dere che il numero di fol­lo­wers, o di fans, sia un attri­buto impor­tante, emerge come invece siano la capa­cità di coin­vol­gere le per­sone e di avere la loro fidu­cia gli attri­buti giusti.

- Click e Ret­weet per Fonte d’Informazione -

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