Posted on 10 marzo 2014 by

Agenda Setting e Agenda Cutting

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L’agenda set­ting è una teo­ria socio­lo­gica che tratta l’inclusione e l’esclusione delle noti­zie nei mass media. I due prin­ci­pali assunti della teo­ria che ha indi­riz­zato le ricer­che sull’agenda-setting sono:

  • i mass media non riflet­tono la realtà, ma piut­to­sto la fil­trano e la modellano
  • i mass media con­cen­trano la loro atten­zione su pochi temi e si sfor­zano di far cre­dere al pub­blico che essi siano i più importanti

Nell’era di social media, social net­work [e instant mes­san­ging app] e la disin­te­me­dia­zione che ne deriva, a comin­ciare da quelli che una volta erano i lanci di agen­zia dei poli­tici che oggi avven­gono pre­va­len­te­mente via Twit­ter , e più in gene­rale del “web 2.0″ ha senso par­lare ancora di agenda set­ting? Ed ancora, quanto e quale spa­zio dovreb­bero le fonti d’informazione desti­nare a ciò che dav­vero inte­ressa i lettori?

Uno spunto di rifles­sione arriva da News­Ship che ha rac­colto le sto­rie, le noti­zie più con­di­vise dai let­tori sui social un giorno della scorsa set­ti­mana e le ha uti­liz­zate per costruire le prime pagine di 13 dei prin­ci­pali quo­ti­diani sta­tu­ni­tensi e del Regno Unito con­fron­tando l’originale con quella “peo­ple powered”.

Si sco­pre, ad esem­pio, che i let­tori del «The Washing­ton Post» sono molto più inte­res­sati ai matri­moni omo­ses­suali che ad una sto­ria sui feriti delle truppe sta­tu­ni­tensi. Oppure che la sto­ria del «The Guar­dian» sulle diete mal­sane era la noti­zia più con­di­visa sulle piat­ta­forme di social media e non quanto messo in prima pagina sulla gestione della crisi in Ucraina.

Washington Post

Guardian

Osser­vando le due prime pagine sopra ripor­tate, e tutte le altre pro­dotte, di primo acchito viene natu­rale pen­sare, da una lato che regni sovrano l’infotainment e, dall’altro lato, che sia un bene che esi­sta un fil­tro creato dalle fonti d’informazione uffi­ciali che for­ni­sce quella che è “vera informazione”.

Sono, almeno, due però gli aspetti che vale la pena di con­si­de­rare prima di lasciarsi andare a facili entu­sia­smi, o tre­mende depres­sioni, a seconda dei punti di vista.

Nel con­te­sto tra­di­zio­nale, un gior­nale o una tele­vi­sione offrono un pac­chetto — bundle — di arti­coli o ser­vizi [il gior­nale o il tele­gior­nale] che il con­su­ma­tore acqui­sta e/o con­suma con­giun­ta­mente. La rete, come ha fatto prima con l’industria musi­cale e suc­ces­si­va­mente con quella audio­vi­siva, pro­cede invece spac­chet­tando l’offerta infor­ma­tiva tra­di­zio­nale riag­gre­gan­dola attra­verso nuovi sog­getti che ope­rano diret­ta­mente nell’informazione [es. The Huf­fing­ton Post uno per tutti], ovvero che offrono ser­vizi web oriz­zon­tali [motori di ricerca, por­tali, social network].

Che i mass media abbiano un’influenza, sep­pur distri­buita in modo diverso, anche sulla Rete credo sia indub­bio. La chi­mera della demo­cra­tiz­za­zione dell’informazione attra­verso il web resta tale. il tema diviene dun­que quale sia l’agenda cut­ting, ovvero l’insieme dei temi d’interesse gene­rale che viene escluso dall’agenda dei media e, con­se­guen­te­mente, dal dibat­tito pub­blico [anche sui social].

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agenda cutting

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