the guardian

Mail Readers
Pubblicato il 19 gennaio 2013 by Pier Luca Santoro

Paradossi e Indicazioni

Se la set­ti­mana scorsa era il «The Guar­dian» a pun­tare sulla carta con una cam­pa­gna pub­bli­ci­ta­ria per pro­muo­vere i sup­ple­menti del fine set­ti­mana del quo­ti­diano e dell’ «The Obser­ver», di pro­prietà dello stesso gruppo, ora è addi­rit­tura il quo­ti­diano con il mag­gior numero di utenti unici al mondo a sug­ge­rire che per aumen­tare il traf­fico, le visite al pro­prio sito azien­dale la cosa migliore da fare sia quella di pro­muo­verlo sulla carta.

Mail Con­nec­ted, l’area mar­ke­ting e pub­bli­cità di «The Daily Mail», «The Mail on Sun­day» e «Mai­lOn­line», ha pub­bli­cato infatti in que­sti giorni i risul­tati di una ricerca con la quale assi­cura ai pro­pri inve­sti­tori pub­bli­ci­tari che la miglior forma per otti­miz­zare la pre­senza digi­tale, gene­rare ven­dite ed avere nel com­plesso un buon ritorno dall’investimento in pub­bli­cità è fare delle cam­pa­gne stampa [su «The Daily Mail» e «The Mail on Sun­day» ovviamente].

Mail Readers

Mail Con­nec­ted sot­to­li­nea che gli inter­nauti per­dono facil­mente l’attenzione con velo­cità di let­tura e mol­te­pli­cità di sti­moli della mul­ti­me­dia­lità e che dun­que la solu­zione migliore resta quella di inve­stire sulla ver­sione car­ta­cea del quo­ti­diano che invece garan­ti­sce l’adeguata foca­liz­za­zione della tran­quil­lità di let­tura sulla carta.

Carta che, come mostra il gra­fico di sin­tesi sopra ripor­tato, fa sì che quasi un terzo dei let­tori non si perda nella navi­ga­zione ma vada diret­ta­mente al sito azien­dale. Un CTR imbat­ti­bile per i bassi indici dell’advertising online che si asse­sta nor­mal­mente allo zero virgola.

Lo stu­dio del quo­ti­diano bri­tan­nico mostra un’influenza ed un’efficacia della carta rispetto alla pub­bli­cità online dav­vero rile­vante,   [di]mostra anche come i ricavi che la carta rie­sce a gene­rare per l’industria dell’informazione non siano nep­pure lon­ta­na­mente para­go­na­bili a quelli dell’online se per­fino il mar­ke­ting azien­dale, anche, del sito con oltre 50 milioni di utenti unici men­sili spinge sulla carta.

Mail Con­nec­ted, per dimo­strare ulte­rior­mente l’efficacia della comu­ni­ca­zione sulla carta lan­cia un con­corso, rega­lando il con­tro­va­lore di 250mila ster­line in spazi pub­bli­ci­tari a chi in 250 parole for­ni­sce la miglior moti­va­zione di come la carta sia un atti­va­tore effi­cace del digi­tale. Un’iniziativa simile era stata rea­liz­zata da «Usa Today» ad otto­bre 2012  ed i risul­tati sono stati annun­ciati que­sta set­ti­mana. Il vin­ci­tore? Google.

Para­dossi e indicazioni.

Giraffa
Pubblicato il 10 gennaio 2013 by Pier Luca Santoro

Nuove Fonti di Ricavo per l’Industria dell’informazione

Alan Rusbrid­ger, editor-in-chief del «The Guar­dian», durante l’open wee­kend pro­mosso dal quo­ti­diano anglo­sas­so­sone a marzo dell’anno scorso, chie­deva cosa le per­sone fos­sero dispo­ste a dare ai gior­nali in cam­bio delle noti­zie, elen­cando come scelte pos­si­bili: soldi, tempo e informazioni.

Dopo il lan­cio ad aprile di Goo­gle Custo­mer Sur­veys, solu­zione dispo­ni­bile anche in Ita­lia, solu­zione alter­na­tiva con­cet­tual­mente al pay­wall che pro­pone un breve que­stio­na­rio al quale il let­tore deve rispon­dere per poter avere accesso all’articolo com­pleto, come segna­lavo all’epoca dell’esordio, arri­vano ora altre pro­po­ste e solu­zioni in tal senso.

E’ infatti sem­pre sulla rac­colta di dati, di infor­ma­zioni, che si con­cen­tra la pro­po­sta di Enli­ken, dispo­ni­bile a breve, che pensa di uti­liz­zare le infor­ma­zioni richie­ste agli utenti per meglio pro­fi­lare la comu­ni­ca­zione pub­bli­ci­ta­ria online uti­liz­zando i loro dati come forma di micro paga­mento per avere accesso a con­te­nuti infor­ma­tivi pre­mium e/o per avere accesso a pro­mo­zioni particolari.

Ed è sem­pre di que­sti giorni l’annuncio del «The Washing­ton Post» che uffi­cia­lizza come il il gruppo di lavoro, lo staff interno al gior­nale, dedi­cato ai son­daggi che ora diventa un ser­vi­zio che sarà rea­liz­zato non solo ad uso e con­sumo del gior­nale ma verrà offerto ai pro­pri clienti, alle aziende, andando a costi­tuire un’unità di busi­ness indi­pen­dente, una nuova fonte di ricavo per la testata statunitense.

Prove tec­ni­che del pas­sag­gio dal pie­di­stallo allo sga­bello per chi ha la capa­cità di guar­dare oltre i soliti, obso­leti, modelli di business.

Giraffa

“Bonus track”: How publi­shers are fin­ding new ways to fea­ture old con­tent [QUI]

Social Business Gap Void
Pubblicato il 16 dicembre 2012 by Pier Luca Santoro

Social Reader

Quando a Set­tem­bre 2011 la mag­gio­ranza dei quo­ti­diani pro­gres­si­va­mente pro­dusse la pro­pria ver­sione dei social rea­der, la pro­pria appli­ca­zione per la let­tura delle noti­zie di cia­scun quo­ti­diano su Face­book, scrissi a chiare let­tere che era un errore sia tat­tico che stra­te­gico. Diverse le motivazioni.

Come dicevo allora, non è solo l’idea che la ricerca di socia­lità della noti­zia e di nuovi spazi di espres­sione gior­na­li­stica, in cui sia pos­si­bile affer­mare ciò che si deve dire, non possa, non debba essere messa a rischio da regole e desi­deri arbi­trari ai quali si è sot­to­messi in casa d’altri, in casa di Zuck, ma sono anche altri gli aspetti che mi fanno rite­nere non ido­nee que­sto tipo di iniziative.

In pri­mis ritengo che in que­sto modo si vada a repli­care l’idea in salsa social dei por­tali di noti­zie, non vi è dun­que inno­va­zione ma solo camouflage.

Si tenta, in realtà, di costruire l’ennesimo wal­led gar­den rin­chiu­den­dosi all’interno del social net­work in que­stione che vive, e vivrà sem­pre più, di luce pro­pria. E’ un errore sia tat­tico che strategico.

La socia­lità della noti­zia non è fatta, o quanto meno non è solo, di “like”. Se l’obiettivo fosse un effet­tivo pro­cesso di con­di­vi­sione di con­ver­sa­zione con le per­sone senza biso­gno di nuove appli­ca­zioni sarebbe suf­fi­ciente, banal­mente, ini­ziare a rispon­dere final­mente ai com­menti degli utenti all’interno delle pagine già esi­stenti su Face­book, cosa che a tutt’oggi rap­pre­senta una rarità.

audience

A mag­gio di quest’anno quello che Fré­dé­ric Fil­loux sapien­te­mente aveva defi­nito “sha­ring mirage” aveva ini­ziato a mostrare segni di cedi­mento con il crollo dei social rea­ders delle prin­ci­pali testate vuoi per l’ intro­du­zione dei “tren­ding arti­cles” da parte di Face­book che forse ancor più in con­se­guenza dell’invasività delle appli­ca­zioni stesse.

Adesso sia il «The Guar­dian» che «The Washing­ton Post», sep­pure con moda­lità distinte, con­tem­po­ra­nea­mente hanno deciso di eli­mi­nare le appli­ca­zioni, di chiu­dere quest’esperienza come dice Luca De Biase.

Se la scelta del «The Washing­ton Post» nella sostanza cam­bia poco con­cen­tran­dosi fon­da­men­tal­mente in un miglio­ra­mento fuzio­nale per ridurre l’invasività dell’applicazione attra­verso un nuovo social rea­der che con­sente alle per­sone di avere, final­mente, un mag­gior con­trollo della pro­pria pri­vacy, di tutt’altra por­tata è invece la deci­sione del «The Guardian».

Il quo­ti­diano bri­tan­nico infatti recu­pera sostan­zial­mente il con­trollo dei pro­pri con­te­nuti e, come spiega chia­ra­mente nell’articolo in cui annun­ciava la pro­pria deci­sione, riporta i let­tori al pro­prio sito web ren­den­dolo nuo­va­mente centrale.

Una scelta che, sep­pure con­ti­nuerà ad appor­tare bene­fici eco­no­mici a Face­book, è di rispetto nei con­fronti dei let­tori, delle per­sone, che final­mente potranno con­sa­pe­vol­mente deci­dere quello che vogliono con­di­vi­dere e cosa invece no, e che, soprat­tutto, spo­sta il tempo speso online all’interno del sito web della testata invece che, come avviene in maniera cre­scente, all’interno dei diversi social net­work a comin­ciare da Face­book ovvia­mente che ormai è un eco­si­stema a parte, a se stante, con­sen­tendo di riflesso di mone­tiz­zare tale presenza.

Deci­sione coe­rente che per­fet­ta­mente si inte­gra con quella di creare delle com­mu­nity d’interesse nel pro­prio sito o comun­que pro­prie­ta­rie che dimo­stra con­cre­ta­mente la sot­tile ma fon­da­men­tale dif­fe­renza tra essere online ed essere parte della Rete e che chia­ri­sce cosa sia la distin­zione tra una visione stra­te­gica ed il pro­ce­dere per tentativi.

«The Guar­dian», da un lato, pro­se­gue con coe­renza straor­di­na­ria, senza esi­ta­zioni, il pro­prio per­corso di aper­tura e tra­spa­renza nei con­fronti dei let­tori  e, dall’altro lato, riporta all’edizione online, al sito web del quo­ti­diano la cen­tra­lità di “luogo” che favo­ri­sce il con­tatto e la rela­zione  con e tra le per­sone sulla base dei loro distinti inte­ressi, dimo­stran­dosi “SociA­bile” e non pre­da­to­rio come invece insi­stono ad essere la stra­grande mag­gior­naza delle testate.

Come scri­veva Sun-Tzu nel suo cele­berr­rimo “Arte della Guerra” la stra­te­gia senza tat­tica è la strada più lenta per la vit­to­ria, la tat­tica senza stra­te­gia è rumore prima della sconfitta.

Social Business Gap VoidDella scelta del «The Guar­dian» scri­vono anche gli amici Gigi Cogo e Marco Dal Pozzo.

Pubblicato il 14 dicembre 2012 by Pier Luca Santoro

I Primi Dieci Quotidiani Online al Mondo

com­Score ha dif­fuso ieri i dati degli utenti unici dei siti dei quo­ti­diani nel Mondo. Sep­pure i dati siano par­ziali poi­chè pren­dono in con­si­de­ra­zione esclu­si­va­mente le ver­sioni online di gior­nali che hanno un omo­logo car­ta­ceo esclu­dendo le testate alla digi­tal come testi­mo­nia, uno per tutti, l’assenza dell’ Huf­fing­ton Post, restano comun­que d’interesse.

Secondo le rile­va­zioni di com­Score nel mese di otto­bre di quest’anno 644 milioni di per­sone, pari al 42,6% del totale degli inter­nauti, hanno visi­tato almeno una volta l’edizione online di un quo­ti­diano. Di que­sti ben 338,7 milioni di visi­ta­tori [51%] nel mese si con­cen­trano nei primi dieci quo­ti­diani e 137,6 milioni [21,3%] sono appan­nag­gio dei primi tre: «Mail Online», «The New York Times» e «The Guardian».

Ad esclu­sione del primo, del «Mail Online» che recen­te­mente ha annun­ciato pro­fitti addi­rit­tura supe­riori alle attese nono­stante un valore ridotto per CPM rispetto agli altri quo­ti­diani bri­tan­nici, non pare che anche grandi volumi di traf­fico di per sè siano garan­zia di ritorni eco­no­mici adeguati.

Il calo, ormai da ini­zio 2012, dei ricavi pub­bli­ci­tari del «The New York Times», le per­dite con­si­stenti del Guar­dian Media Group non sono un caso isolato.

Anche gli 8 gior­nali del Tri­bune [che inclu­dono il «Los Ange­les Times» hanno serie dif­fi­coltà e sono stati posti in ven­dita, il Tele­graph Media Group, sep­pure abbia com­ples­si­va­mente un bilan­cio posi­tivo, vede calare i suoi ricavi e Washing­ton Post Co. con­ti­nua ad accu­mu­lare per­dite e i ricavi dall’online sono stati in calo del 14% nell’ultimo tri­me­stre e pare ormai certo abbia inten­zione di adot­tare un pay­wall, anche se non è dato di sapere se “mete­red” o com­ple­ta­mente chiuso, nel 2013.

Nep­pure i 12 gior­nali della Advance Digi­tal, gruppo Conde Nast, se la pas­sano tanto bene con 600 licen­zia­menti nono­stante venga ripor­tata una cre­scita del 22% dei ricavi dall’area digi­tal, segno evi­dente dell’ennesimo caso in cui i ricavi dall’online non com­pen­sano le per­dite della ver­sione cartacea.

Un vero e pro­prio bol­let­tino di guerra ahimè che testi­mo­nia ulte­rior­mente la neces­sità di pas­sare dal pie­di­stallo allo sgabello.

Most-Read-Online-Newspapers-in-the-World

Live Blogging Engagement
Pubblicato il 26 novembre 2012 by Pier Luca Santoro

Live Blogging: Content Curation & Coinvolgimento del Lettore

Una ricerca svolta del dipar­ti­mento di gior­na­li­smo della City Uni­ver­sity of Lon­don, che ha ana­liz­zato la pro­du­zione, la forma e il con­te­nuto di 146 live­blogs pub­bli­cati tra l’aprile 2011 e il giu­gno 2011 sul sito del «The Guar­dian», mostra che  tempi di let­tura dei live blogs hanno pre­sta­zioni deci­sa­mente supe­riori rispetto ai clas­sici ele­menti sta­tici quali una foto gal­lery o un arti­colo, con minuti spesi in pagina di gran lunga mag­giori rispetto alle altre due cate­go­rie, più tra­di­zio­nali, prese in considerazione.

Le impli­ca­zioni sono sia gior­na­li­sti­che che economiche.

Ne parlo quest’oggi nella mia rubrica set­ti­ma­nale per l’European Jour­na­lism Obser­va­tory. Buona lettura.

Da leg­gere, sem­pre basati, anche, sui risul­tati dello stu­dio, “Rea­ders like it live and the beau­ti­fi­ca­tion of news” pub­bli­cato sul sito di Inter­na­tio­nal Jour­na­lism Festi­val 2013 e “Why live­blogs out­per­form other online news for­mats by up to 300%” pub­bli­cato da Jour­na­lism UK.

Community vs. Facebook Infographic
Pubblicato il 14 novembre 2012 by Pier Luca Santoro

Creare delle Community NEL Sito del Giornale

Il tempo speso sul sito del gior­nale è, a mio avviso ma anche di molti altri, un indi­ca­tore impor­tante del livello di coin­vol­gi­mento effet­tivo del let­tore. Indi­ca­tore che, per essere spe­cu­la­tivo viste le dif­fi­coltà com­ples­sive di mone­tiz­za­zione, che può essere speso per aumen­tare il valore di ven­dita per CPM.

Uno dei modi per aumen­tare la per­ma­nenza sul sito è quella di coin­vol­gere il let­tore rispetto ad atti­vità, ad inte­ressi che fac­ciano appunto sì che abbia voglia di pas­sare una parte cre­scente del tempo speso online all’interno del sito web della testata invece che, come avviene in maniera cre­scente, all’interno dei diversi social net­work a comin­ciare da Face­book ovvia­mente che ormai è un eco­si­stema a parte, a se stante.

Da que­sto punto di vista nella mag­gior parte dei casi la stra­te­gia delle testate di corsa a fol­lo­wer e fan è spesso inda­guata sia per­chè “gio­care” in casa d’altri con regole arbi­tra­rie altrui è sem­pre rischioso che per­chè ci si è limi­tati ad uti­liz­zare que­sti mezzi pre­va­len­te­mente in una logica, estre­ma­mente par­ziale e ridut­tiva, di cross pro­mo­tion.

Rare le ecce­zioni a que­sto modo di pro­ce­dere se si esclu­dono Eskup di «El Pais» e «The Guar­dian» con la filo­so­fia open con l’ennesimo passo verso l’apertura ai con­tri­buti dei let­tori gra­zie a #smart­ta­kes, stru­mento di aggre­ga­zione, di cura­tion dei con­te­nuti per rac­co­gliere ana­lisi e com­menti dei let­tori in un unico spa­zio e Notice, bacheca vir­tuale iper­lo­cale in con­ti­nua evoluzione.

Ovvia­mente in fun­zione del posi­zio­na­mento della testata e delle rela­tive carat­te­ri­sti­che del let­to­rato le scelte di come pro­ce­dere pos­sono essere distinte. E’ il caso del «The Wall Street Jour­nal», da un lato pro­tetto da un pay­wall dal 1997, chiu­sura tesa alla valo­riz­za­zione dei con­te­nuti, oltre che a gene­rare ricavi anche da online/digitale, e dall’altro lato aper­tura attra­verso i social media hanno creato invece di un muro una sorta di cap­pio di vel­luto che stringe dol­ce­mente il let­tore coin­vol­gen­dolo senza soffocarlo.

Il pre­sti­gioso, e di suc­cesso, quo­ti­diano economico-finanziaro sta­tu­ni­stense ha lan­ciato in que­sti giorni due ini­zia­tive dedi­cate all’area della tec­no­lo­gia e delle start up: Star­tup Jour­nal e The Accel­le­ra­tors. E’ in par­ti­co­lare il secondo ad essere dise­gnato, con­ce­pito come un forum di discus­sione di con­fronto con esperti del set­tore che ogni set­ti­mana pro­pon­gono un tema ciascuno.

Bril­lante ini­zia­tiva ver­ti­cale, spe­cia­li­stica, che mostra come creare una comu­nità, come aggre­gare let­tori su temi di loro inte­resse all’interno del sito della testata. Da pren­dere ad esem­pio, adat­tan­done le carat­te­ri­sti­che e le tematiche.

DH Le Sports
Pubblicato il 8 novembre 2012 by Pier Luca Santoro

Soluzioni all’Obsolescenza della Carta

Tutti i gior­nali ita­liani ieri sono usciti con una prima pagina che era vec­chia, obso­leta. Men­tre in Rete, ma anche in tele­vi­sione ed alla radio, la vit­to­ria di Obama era ormai noti­zia nota, i quo­ti­diani del nostro Paese usci­vano con titoli incerti sul risul­tato delle pre­si­den­ziali sta­tu­ni­tensi. Ne parla Marco Pra­tel­lesi che sin­te­tizza otti­ma­mente la situ­zione in “Obama, la stampa, la rete e un sistema che invec­chia senza cambiare”.

Situa­zione che si è veri­fi­cata in tutta Europa poi­chè la dif­fe­renza di fuso ora­rio non ha con­sen­tito di uscire con quella che indub­bia­mente era LA noti­zia del giorno. In realtà, spul­ciando tra le diverse testate euro­pee si sco­pre che alcuni quo­ti­diani sono riu­sciti ad arri­vare ai loro let­tori con un gior­nale che fosse aggior­nato. E’ il caso del «The Guar­dian» che citavo ieri ma anche, per restare in Gran Bre­ta­gna, del «The Times» ai quali si aggiun­gono il tede­sco «Bild», l’olandese «Het Parol», il belga — in lin­gua fiam­minga — «DM Mor­gen», lo spa­gnolo «La Van­guar­dia» e la bril­lante prima pagina dello sviz­zero — in lin­gua tede­sca «Aar­gauer Zei­tung» [di]mostrando che con un’adeguata orga­niz­za­zione delle reda­zioni è pos­si­bile, a parità di con­di­zione per quanto riguarda la filiera distri­bu­tiva, arri­vare in edi­cola con un pro­dotto fre­sco, aggiornato.

 

                                                                                                                                  Un’organizzazione, una strut­tura orga­niz­za­tiva azien­dale deve essere adat­tata, adatta, al mer­cato in cui l’impresa opera, si tratta di un fatto noto che le dif­fe­renze tra i 7 quo­ti­diani euro­pei suc­ci­tati ed “il resto del mondo” evi­den­zia con chiarezza.

Una solu­zione com­ple­men­tare arriva dall’esempio del quo­ti­diano spor­tivo belga «DH Le Sports».  Il quo­ti­diano fran­co­fono ha infatti adot­tato una bril­lante solu­zione: quella di uti­liz­zare un QR code che col­lo­cato in prima pagina sul viso del can­di­dato for­niva al let­tore la pos­si­bi­lità di cono­scere in tempo reale il vin­ci­tore delle elezioni.

Se sin ora l’utilizzo degli “action code” era stato pre­va­len­te­mente in ambito pub­bli­ci­ta­rio, il caso del gior­nale belga con­ferma come que­sti pos­sano essere uti­liz­zati in ambito gior­na­li­stico offrendo sia la pos­si­bi­lità di mostrare con­te­nuti aggiun­tivi che sulla carta non tro­vano spa­zio che, come in quest’occasione, per offrire alle per­sone un’esperienza di let­tura ed una velo­cità di aggior­na­mento che la carta di per se stessa non è in grado di offrire.

Il futuro della carta è ibrido.

The Guardian Presidenziali USA #Election2012
Pubblicato il 7 novembre 2012 by Pier Luca Santoro

Presidenziali USA: Vittorie sulla Carta [e dintorni]

Ormai la vit­to­ria di Obama è cosa certa ed anche il «The New York Times», cauto sino all’ultimo, che ha rimosso il suo mete­red pay­wall per l’occasione, asse­gna la vit­to­ria ad Obama.

Il «The Guar­dian», uno dei quo­ti­diani ad aver scelto da tempo l’approccio “digi­tal first”, dimo­stra che digi­tal first doesn’t mean print last e alle 5,20 di sta­mat­tina esce con la prima della ver­sione car­ta­cea con la vit­to­ria di Obama a tutta pagina.

Per quanto riguarda la Rete durante que­ste ele­zioni molte le rap­pre­sen­ta­zioni delle noti­zie che hanno uti­liz­zato bene mul­ti­me­dia­lità e approc­ciato l’informazione in maniera tanto non con­ven­zio­nale quanto efficace.

Di seguito una mia per­so­na­lis­sima sele­zione di quelle che mi sono sem­brate le migliori o comun­que le più inte­res­santi, di cui fare tesoro per riu­ti­liz­zarle, adat­tan­dole ovvia­mente, in futuro. Clic­cando sulle imma­gioni avrete accesso alla fonte ori­gi­nale, spesso interattiva.

- The Words of a Nation — «The New York Times»

Il quo­ti­diano sta­tu­ni­tense ha pro­dotto una sorta di mappa delle parole, degli umori degli ame­ri­cani durante le ele­zioni. E’ pos­si­bile, anche, inse­rire il pro­prio ter­mine preferito

- Ame­rica: Elect! — «The Guardian»

Il gior­nale bri­tan­nico ha pro­dotto una gra­phic novel non sta­tica che rias­sume la corsa alle pre­si­den­ziali dal 2008 ai giorni imme­di­ta­mente pre­ce­denti le elezioni.

- Face­book Sto­ries — Facebook

Il più popo­loso social net­work del pia­neta ha rias­sunto, uti­liz­zando Face­book Sto­ries, in una mappa, ma non solo, le dichia­ra­zioni di voto delle per­sone che hanno usato Face­book Pla­ces durante il voto. Simile l’approccio del grande rivale, di Four­Square, che però ha numeri di gran lunga più ridotti.

- Union Metrics — Rea­zioni su Tumblr

Union Metrics, azienda che moni­tora i trend su Tum­blr, ha rea­liz­zato una visua­liz­za­zione delle rea­zioni alle ele­zioni sulla piat­ta­forma di micro­blog­ging moni­to­rando anche il numero di post per secondo che sono arri­vati anche a quota 172 men­tre l’osservavo. Cer­ta­mente infe­riori al picco di 300 Tweet per secondo di Twit­ter ma numeri comun­que  dav­vero importanti.

- Twit­ter — Twit­ter Government

Impres­sio­nante il numero di Tweet sulle ele­zioni con un picco di 327.453 tweet alle 11:19.

[tweet https://twitter.com/gov/status/266040234934939649 align=‘center’ lang=‘it’]

Molto inte­res­santi le ana­lisi pro­dotte da Twit­ter in que­sto periodo. Tra tutte il “Twit­ter Poli­ti­cal Index” che ha misu­rato il “sen­ti­ment degli utenti.

Infine le cele­bra­zioni del vin­cente, di Obama che carica, sem­pre su Twit­ter, le parole “Four more years” accom­pa­gnate dalla foto di lui che abbrac­cia la moglie, grande pro­ta­go­ni­sta di que­ste pre­si­den­ziali. Il tweet, al momento della reda­zione di que­sto arti­colo, ha otte­nuto la bel­lezza di 417.00t ret­weet e 1,8 milioni di “likes” sulla sua pagina Face­book; un altro record.

[tweet https://twitter.com/BarackObama/status/266031293945503744 align=‘center’ lang=‘it’]

Auguri Mr. President!

Riassunto Vendite Giornali Digitali 2011 e Primo trim 2012
Pubblicato il 19 ottobre 2012 by Pier Luca Santoro

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Per una strana coin­ci­denza nello stesso giorno in cui il  «The Guar­dian» smen­ti­sce cate­go­ri­ca­mente le illa­zioni secondo le quali sarebbe pros­simo a diven­tare testata solo digi­tale,  «New­sweek» uffi­cia­lizza invece la ces­sa­zione dell’edizione car­ta­cea con la fine del 2012 [da leg­gere anche la nota interna allo staff del set­ti­ma­nale sta­tu­ni­tense sulla que­stione da parte di Tina Brown].

Sem­pre nello stesso giorno, il sot­to­scritto, ospi­tato da «Wired», soste­neva che i gior­nali hanno ancora biso­gno della carta, tra­sfor­mando, appa­ren­te­mente, le strane coin­ci­denze in destino bef­fardo. Arti­colo i cui con­te­nuti hanno avuto inter­pre­ta­zioni cor­rette e meno corrette.

La deci­sione del maga­zine sta­tu­ni­tense, che peral­tro non sor­prende, ha riac­cesso ine­vi­ta­bil­mente il dibat­tito, per usare una ter­mi­no­lo­gia in voga, tra rot­ta­ma­tori, coloro che vedono come ine­lut­ta­bile la ces­sa­zione delle ver­sioni tra­di­zio­nali di testate quo­ti­diane e perio­di­che, e rifor­ma­tori, coloro che riten­gono, come il mio caso, che la sfida da vin­cere sia quella della con­ver­genza, dell’integrazione, asse­gnando a cia­scun mezzo, carta inclusa, il suo ruolo e signi­fi­cato sia sotto il pro­filo dei con­te­nuti che di con­tri­bu­zione ai ricavi delle testate.

Juan Varela, che citavo anche un paio di giorni fa, ha rea­liz­zato un rias­sunto delle ven­dite di alcune delle prin­ci­pali testate a livello inter­na­zio­nale aggior­nata al primo tri­me­stre 2012. Una sin­tesi dello stato di imple­men­ta­zione dei pay­wall e di altri modelli di ven­dita per quanto riguarda le edi­zioni online/digitali.

Spic­cano le testate di infor­ma­zione eco­no­mica – finan­zia­ria, le uni­che ad avere un inci­denza della ver­sione digi­tale supe­riore al 30% del totale.

In molti casi pare essere pre­va­lente un modello “misto” con la ven­dita abbi­nata di carta+digitale. Un det­ta­glio non tra­scu­ra­bile nell’interpretazione del signi­fi­cato dei dati. Numeri che con­fron­tati alla situa­zione attuale di «New­sweek», che secondo quanto riporta il «The Wall Street Jour­nal», conta 27mila abbo­na­menti alla ver­sione digi­tale con­tro 1,37 milioni di abbo­na­menti per l’edizione car­ta­cea fanno appa­rire la scelta se non scel­le­rata sicu­ra­mente azzardata.

Ad oggi, come ricor­davo nel pre­ci­tato arti­colo di un paio di giorni fa, per il digi­tale, quasi, nes­suno ha un modello di busi­ness defi­nito, nes­suno ha ancora una rispo­sta certa sulla gestione soste­ni­bile di tran­si­zione, par­ziale o totale, da carta a digi­tale. I casi sin qui dimo­strano che spesso il pas­sag­gio è una fuga più che una scelta che ha por­tato al suc­cesso. Fuga che par­rebbe con­fer­mata dalle parole di Baba Shetty, CEO di «New­sweek», che in un’intervista rila­sciata ieri afferma che l’abbandono dalla carta stam­pata “li libera” e che il modello di busi­ness per il 2013 si basa fon­da­men­tal­mente su una cre­scita espo­nen­ziale degli abbo­na­menti alla ver­sione online/digitale.

No com­ment!

Al momento della pub­bli­ca­zione di que­sto arti­colo ne par­lano: WWD Media Head­li­nes, Gaw­ker, newsweek.tumblr.com, Jon Slat­tery, CNNMoney.com, Eco­no­mist, Poli­tico, Capi­tal New York, Fish­bo­wlNY, Busi­ness Insi­der, Quartz, TUAW, @gabrielsnyder, @mlcalderone, @jeffjarvis, @felixsalmon, JIMROMENESKO.COM, @ledbetreuters, Los Ange­les Times, Media Nation, Reu­ters, @jbflint, The Huf­fing­ton Post, Mar­ke­ting­Vox News & Trends, @sdkstl, @ryanbeckwith, @joshgreenman, The Atlan­tic Online, Wall Street Jour­nal, For­bes, @erichippeau, Daily Down­load, @editorialiste, Asso­cia­tions Now, @bronwen, Reu­ters, Poyn­ter, @edmundlee, @rajunarisetti, @obsoletedogma, @thedailybeast, Digi­day, Masha­ble!, Engad­get, Guar­dian, TVNew­ser, Fish­bo­wlDC, Folio, Bloom­berg, The Atlan­tic Wire, @jenny8lee, UPROXX, CJR, New York Maga­zine, Digi­tal Media Wire, Cana­dian Maga­zi­nes, @dylanbyers, CNET, Mediaite, The Week, The Awl, The Daily Cal­ler, Gal­ley­Cat, The Verge, Gotha­mist, Web­Pro­News, Media­Post, Vanity Fair, Social­Ti­mes, Deadline.com, Tampa Bay Times, Journalism.co.uk, Tech­Crunch, @thetinabeast, @johnbowman, @meenasaurus, @sirharryevans, @ditzkoff, @jerometaylor, New York Post, Tal­king Points Memo, @thatdanstewart, msnbc.com, USA Today, Pocket-lint, Agence France Presse, Noted, Guar­dian, All­ThingsD, Reco­ve­ring Jour­na­list, NYTi­mes, yelvington.com, pai­d­Con­tent, Vanity Fair, Free Press, Erik Wem­ple, LA Obser­ved, For­bes, eMe­dia Vitals, … e anche un arti­colo pub­bli­cato su The Eco­no­mist a giu­gno 2012.

Evoluzione Ricavi Industria Informazione
Pubblicato il 17 ottobre 2012 by Pier Luca Santoro

Domande Senza Risposta

Gan­net, media com­pany che con­trolla tra gli altri «Usa Today», ha annun­ciato, non senza orgo­glio, la bontà dei pro­pri risul­tati eco­no­mici nel pro­gres­sivo a fine set­tem­bre.  Ana­liz­zando il det­ta­glio si vede come la cre­scita mag­giore sia rela­tiva alla ven­dita di copie car­ta­cee dei diversi quo­ti­diani con­trol­lati dal gruppo e il digi­tale pesi “sola­mente” il 13,9% del totale ricavi.

Anche il Pre­si­dente di Prisa, gruppo che con­trolla «El Pais», quo­ti­diano spa­gnolo che ha accu­mu­lato per­dite per 200 milioni di euro tra il 2007 ed il 2012, difende la scelta di essere “digi­tal first” ma poi afferma che morirà facendo gior­nali di carta e che per il digi­tale nes­suno ha un modello di busi­ness defi­nito, che per quanto riguarda la red­di­ti­vità della Rete, del digi­tale, nes­suno ha ancora una risposta.

Mede­sima situa­zione al «The Guar­dian» con Andrew Mil­ler, CEO del Gruppo, che altret­tanto afferma quanto siano fan­ta­sti­che le oppor­tu­nità offerte dal digi­tale per poi ricor­dare che la ver­sione car­ta­cea pesa ancora il 70% dei ricavi e che con l’attuale mix è estre­ma­mente dif­fi­cile soste­nere un gior­na­li­smo di qua­lità e che è neces­sa­rio che i gior­nali tro­vino fonti di red­dito diverse dalle attuali.

The Media Brie­fing ha pub­bli­cato recen­te­mente una inte­res­sante rac­colta sulle tariffe alle quali i quo­ti­diani inglesi ven­dono la loro pub­bli­cità sia su carta che online che evi­den­zia come sia pro­fondo il gap tra il valore attri­buito ai let­tori tra la ver­sione tra­di­zio­nale e quella online con, ad esem­pio, il «Finan­cial Times» che a listino vende una pagina pub­bli­ci­ta­ria a colori a £58,600 [47,557 €] e £86 CPM [69,7 €] per la pro­pria ver­sione online, men­tre il «Mail Online», gior­nale con il mag­gior traf­fico al mondo vende i ban­ner a £20 CPM, con­fer­mando l’insostenibile leg­ge­rezza dell’audience inesitabile.

Sul tema Juan Varela, gior­na­li­sta e con­su­lente in ambito edi­to­riale, azzarda una pre­vi­sione dell’evoluzione a medio ter­mine delle attuali fonti di ricavo per l’industria dell’informazione nel suo com­plesso. Emerge come il 60% dei ricavi, anche nel medio periodo, il 60% dei ricavi sarà gene­rato dalla carta stam­pata. Anno­ve­ria­mola come la sesta ver­sione sul futuro dei gior­nali.

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