the guardian

- Versione Beta -
Pubblicato il 20 marzo 2014 by Pier Luca Santoro

βuone Pratiche

Ci sono “cose”, com­por­ta­menti vir­tuosi di cui pren­dere nota e, adat­tan­doli alla biso­gna, far pro­pri alla prima occa­sione. È il caso del resty­ling del sito del Guar­dian.

Dopo le recenti pole­mi­che che hanno accom­pa­gnato la nuova ver­sione di Corriere.it l’azione del Guar­dian è da met­tere tra le best prac­ti­ces, buone pra­ti­che da anno­tare e, pos­si­bil­mente, uti­liz­zare quando del caso.

Il quo­ti­diano bri­tan­nico infatti sta pro­ce­dendo anch’esso al resty­ling del sito, ma invece di grandi annunci, strom­baz­za­menti e fan­fare [così fan tutti?] ha rila­sciato la ver­sione beta del pro­prio sito pro­gres­si­va­mente gli aggior­na­menti, le miglio­rie, chie­dendo il feed­back degli utenti, delle persone.

Ci sono due, fac­ciamo tre, aspetti di cui vale la pena di pren­dere nota.

  1. La home page è “corta”. Non biso­gna scrol­lare all’infinito per leg­gere le noti­zie. Poche noti­zie, chiare, evidenti.
  2. Viene sol­le­ci­tato il feed­back delle per­sone sul lavoro in corso d’opera sia attra­verso un que­stio­na­rio ad hoc che tra­mite com­menti sul blog dedi­cato o e-mail.
  3. La coe­renza con la filo­so­fia “open” è massima.

Non credo ci sia biso­gno di aggiun­gere altro.

- Versione Attuale -

- Ver­sione Attuale -

- Versione Beta -

- Ver­sione Beta -

A mar­gine si segna­lano due aspetti:

  • Nella ver­sione βeta si [di]mostra cosa sia sto­ry­tel­ling e mul­ti­me­dia­lità coniu­gati a qua­lità gior­na­li­stica [con tanti saluti al for­mat di Buzzfeed?]
  • Per una set­ti­mana, da lunedì, 10 gio­vani gior­na­li­sti sono stati messi a gover­nare il sito del gior­nale [con tanti saluti al fatto che la “gene­ra­zione y” non legge i gior­nali —  e nep­pure visita i loro siti web]
agenda cutting
Pubblicato il 10 marzo 2014 by Pier Luca Santoro

Agenda Setting e Agenda Cutting

L’agenda set­ting è una teo­ria socio­lo­gica che tratta l’inclusione e l’esclusione delle noti­zie nei mass media. I due prin­ci­pali assunti della teo­ria che ha indi­riz­zato le ricer­che sull’agenda-setting sono:

  • i mass media non riflet­tono la realtà, ma piut­to­sto la fil­trano e la modellano
  • i mass media con­cen­trano la loro atten­zione su pochi temi e si sfor­zano di far cre­dere al pub­blico che essi siano i più importanti

Nell’era di social media, social net­work [e instant mes­san­ging app] e la disin­te­me­dia­zione che ne deriva, a comin­ciare da quelli che una volta erano i lanci di agen­zia dei poli­tici che oggi avven­gono pre­va­len­te­mente via Twit­ter , e più in gene­rale del “web 2.0″ ha senso par­lare ancora di agenda set­ting? Ed ancora, quanto e quale spa­zio dovreb­bero le fonti d’informazione desti­nare a ciò che dav­vero inte­ressa i lettori?

Uno spunto di rifles­sione arriva da News­Ship che ha rac­colto le sto­rie, le noti­zie più con­di­vise dai let­tori sui social un giorno della scorsa set­ti­mana e le ha uti­liz­zate per costruire le prime pagine di 13 dei prin­ci­pali quo­ti­diani sta­tu­ni­tensi e del Regno Unito con­fron­tando l’originale con quella “peo­ple powered”.

Si sco­pre, ad esem­pio, che i let­tori del «The Washing­ton Post» sono molto più inte­res­sati ai matri­moni omo­ses­suali che ad una sto­ria sui feriti delle truppe sta­tu­ni­tensi. Oppure che la sto­ria del «The Guar­dian» sulle diete mal­sane era la noti­zia più con­di­visa sulle piat­ta­forme di social media e non quanto messo in prima pagina sulla gestione della crisi in Ucraina.

Washington Post

Guardian

Osser­vando le due prime pagine sopra ripor­tate, e tutte le altre pro­dotte, di primo acchito viene natu­rale pen­sare, da una lato che regni sovrano l’infotainment e, dall’altro lato, che sia un bene che esi­sta un fil­tro creato dalle fonti d’informazione uffi­ciali che for­ni­sce quella che è “vera informazione”.

Sono, almeno, due però gli aspetti che vale la pena di con­si­de­rare prima di lasciarsi andare a facili entu­sia­smi, o tre­mende depres­sioni, a seconda dei punti di vista.

Nel con­te­sto tra­di­zio­nale, un gior­nale o una tele­vi­sione offrono un pac­chetto — bundle — di arti­coli o ser­vizi [il gior­nale o il tele­gior­nale] che il con­su­ma­tore acqui­sta e/o con­suma con­giun­ta­mente. La rete, come ha fatto prima con l’industria musi­cale e suc­ces­si­va­mente con quella audio­vi­siva, pro­cede invece spac­chet­tando l’offerta infor­ma­tiva tra­di­zio­nale riag­gre­gan­dola attra­verso nuovi sog­getti che ope­rano diret­ta­mente nell’informazione [es. The Huf­fing­ton Post uno per tutti], ovvero che offrono ser­vizi web oriz­zon­tali [motori di ricerca, por­tali, social network].

Che i mass media abbiano un’influenza, sep­pur distri­buita in modo diverso, anche sulla Rete credo sia indub­bio. La chi­mera della demo­cra­tiz­za­zione dell’informazione attra­verso il web resta tale. il tema diviene dun­que quale sia l’agenda cut­ting, ovvero l’insieme dei temi d’interesse gene­rale che viene escluso dall’agenda dei media e, con­se­guen­te­mente, dal dibat­tito pub­blico [anche sui social].

Com­ment is free.

agenda cutting

Follow Newsbrand
Pubblicato il 5 marzo 2014 by Pier Luca Santoro

Le Notizie su Twitter

New­swork, asso­cia­zione per il mar­ke­ting dei quo­ti­diani nazio­nali del Regno Unito, ha con­dotto uno stu­dio: “New­sOn­TheT­weet”, ricerca tesa a veri­fi­care se e  come la piat­ta­forma di micro­blog­ging da 140 carat­teri stia bene­fi­ciando le testate gior­na­li­sti­che della Gran Bretagna.

La ricerca si è com­po­sta di 3 fasi: una di audi­ting, di ana­lisi del data­base degli utenti di Twit­ter per iden­ti­fi­care i com­por­ta­menti messi in atto, una qua­li­ta­tiva, di inter­vi­ste ad hoc, ed una quan­ti­ta­tiva, basata su 1200 uti­liz­za­tori rap­pre­sen­ta­tivi della popo­la­zione nazionale.

Fatte le oppor­tune tara­ture sulle dif­fe­renze tra la realtà d’oltremanica e quella del nostro Paese i risul­tati sono comun­que d’interesse.

Com­ples­si­va­mente, quasi tre quinti, il 59%, dei 15 milioni di utenti di Twit­ter nel Regno Unito seguono almeno un quo­ti­diano a dif­fu­sione nazio­nale o un gior­na­li­sta e hanno il dop­pio delle pro­ba­bi­lità di tweet­tare, di essere utenti attivi, rispetto a quelli che non lo fanno. Va da sè che non rispon­der­gli, non dia­lo­gare con que­sti sog­getti, al di là di ogni altra pos­si­bile con­si­de­ra­zione, espone a rischi mag­giori che quando si ha una pla­tea di fol­lo­wers passivi.

Le per­sone seguono le per­sone. La rela­zione umana, anche se mediata, il “met­terci la fac­cia”, è fon­da­men­tale; è bene non dimen­ti­car­selo mai. Infatti, men­tre il 35% degli iscritti a Twit­ter segue l’account uffi­ciale di un quo­ti­diano, si sale al 49% per quanto riguarda il seguire uno, o più, giornalisti.

Il cor­ri­spon­dente di cal­cio del «Daily Tele­graph», Henry Win­ter, ha 652 mila fol­lo­wers, con­tro le 427 mila per­sone che seguono l’account prin­ci­pale del Tele­graph. Allo stesso modo, l’editorialista del «The Times», Cai­tlin Moran, ha 490.000 fol­lo­wers su Twit­ter, quasi tre volte le 172.000 per­sone che seguono l’account del quo­ti­diano britannico.

Follow Newsbrand

Le per­sone seguono i pro­pri interessi,e non i vostri, i nostri [dei gior­nali]. Con­sta­ta­zione banale sulla quale però molto spesso si sci­vola, mi pare. Infatti, ad esem­pio, Alcuni “sub-brand” dei gior­nali nazio­nali hanno più fol­lo­wers di quanti ne abbia il loro mar­chio prin­ci­pale, come Mir­ror­Foot­ball  con 275mila seguaci con i 110mila del «Daily Mirror».

Il brand più seguito di un quo­ti­diano nazio­nale [com­presi i prin­ci­pali e sub-brand] è quello del Guar­dian Tech­no­logy con 2.14 milioni di fol­lo­wers, con­tro il prin­ci­pale del The Guar­dian con 1.97 milioni, e l’account dedi­cato alla moda del «The Times», @TimesFashion, con 1.62 milioni di followers.

Twitter Motivazioni d'uso

Secondo quanto riporta il  «Tele­graph», l’amministratore dele­gato di New­sworks, Rufus Olins, ha detto che Twit­ter ha avuto un “rap­porto spe­ciale” con i gior­nali. “Siamo immersi nelle noti­zie”, ha detto. “Vogliamo essere i primi a cono­scere ma anche essere gui­dati da com­pren­sione e inter­pre­ta­zione degli esperti. La com­bi­na­zione di news­sbrand e Twit­ter aiuta a tenerci infor­mati e a for­marci delle opi­nioni. Gli appro­fon­di­menti di que­sto stu­dio mostrano che Twit­ter e new­sbrands sono deci­sa­mente più forti insieme”.

Se ben uti­liz­zato, aggiungo io. La spe­ci­fi­ca­zione non è mai ovvia. Buon lavoro.

lastampa1
Pubblicato il 21 gennaio 2014 by Pier Luca Santoro

Innovazione, Sperimentazione, Contaminazione

Ha preso il via ieri il ciclo di lezioni, di incon­tri, pro­mossi da «La Stampa» [*] sul gior­na­li­smo digi­tale. Il pro­getto: “La Stampa Aca­demy” è svi­lup­pato dal quo­ti­diano pie­mon­tese in col­la­bo­ra­zione con Goo­gle, un primo ele­mento che la dice lunga sulla pro­pen­sione a spe­ri­men­tare ed inno­vare invece di ricer­care ele­menti di con­trap­po­si­zione con il gigante di Moun­tain View.

Il calen­da­rio delle atti­vità si arti­cola sino a fine feb­braio e vede alcuni incon­tri all’interno della sede del gior­nale, calen­da­riz­zati per il 27 gen­naio ed il 03 feb­braio pros­simi, ed un’altra serie di lezioni esclu­si­va­mente in remoto, online.

Dopo il primo incon­tro di ieri, su data e visual jour­na­lism, tema essen­ziale della nascita di que­sto nuovo spa­zio, il per­corso si arti­co­lerà su una serie di temi: dal ruolo big data, con Gianni Riotta, all’esperienza del «The Guar­dian», che, come noto, ha un’ampia sezione dedi­cata, pas­sando per come creare una start-up e la pri­vacy nel data­jour­na­lism. Il ciclo di lezioni si con­clu­derà con un hac­ka­ton finale in cui i par­te­ci­panti, sud­di­visi in gruppi, costrui­ranno in tempo reale dei nuovi pro­getti di gior­na­li­smo digitale.

Il Diret­tore, Mario Cala­bresi, nel suo discorso di aper­tura, ha spie­gato, o ricor­dato — a seconda dei casi — come al gior­na­li­smo nuovo serva con­ta­mi­na­zione, sot­to­li­neando che «La Stampa» farà da incu­ba­tore di start-up per i gruppi di lavoro più meri­te­voli e che, ele­mento tutt’altro tra­scu­ra­bile di que­sti tempi, i pro­getti sele­zio­nati e svi­lup­pati saranno remunerati.

Le iscri­zioni alla com­mu­nity sono aperte sino alle 24:00 di oggi e per tutti i par­te­ci­panti, più di mille al momento della reda­zione di que­sto arti­colo, oltre allo strea­ming live degli incon­tri, saranno resi dispo­ni­bili i mate­riali uti­liz­zati dai diversi docenti ed i video degli incon­tri per futura consultazione.

L’iniziativa non ha pre­ce­denti nel pano­rama edi­to­riale ita­liano ed è la più con­creta evi­denza dell’effettiva volontà del gior­nale di aprirsi a inno­va­zione, spe­ri­men­ta­zione e con­ta­mi­na­zione, come ha sot­to­li­neato, tra gli altri, anche il Sot­to­se­gre­ta­rio alla Pre­si­denza del Con­si­glio dei mini­stri del Governo Letta con delega all’Editoria e all’Attuazione del pro­gramma di governo Noi di Data­Me­dia­Hub saremo ben con­tenti di col­la­bo­rare agli svi­luppi del pro­getto met­tendo a dispo­si­zione le com­pe­tenze del nostro gruppo di lavoro.

[*] Disclai­mer: Il sot­to­scritto attual­mente col­la­bora con «La Stampa» come “tem­po­rary mana­ger” in qua­lità di social media editor.

Front Page
Pubblicato il 4 novembre 2013 by Pier Luca Santoro

Communities Sulla Carta

John­ston Press, una delle prin­ci­pali orga­niz­za­zioni edi­to­riali del Regno Unito con decine di testate locali in Inghil­terra, Sco­zia ed Irlanda, ha pre­sen­tato venerdì 1 novem­bre un’iniziativa inte­res­sante volta a ren­dere le comu­nità più coin­volte nel deci­dere ciò che viene pub­bli­cato nell’edizione car­ta­cea dei loro gior­nali locali.

Sulla prima pagina del «Bourne Local»  di venerdì ven­gono invi­tati i let­tori a iscri­versi per essere una parte della nuova era del loro gior­nale locale pro­po­nendo alla popo­la­zione locale di pre­sen­tare foto­gra­fie, arti­coli e recen­sioni per gli argo­menti di loro inte­resse. Invito che era stato ampia­mente anti­ci­pato nei giorni pre­ce­denti con “call to action” attra­verso Face­book e Twit­ter.

Love Bourne

Secondo quanto ripor­tato  sul sito isti­tu­zio­nale di John­ston Press il quo­ti­diano sarà ri-posizionato come “gior­nale del popolo”.  In pro­spet­tiva sino al 75% dei con­te­nuti del gior­nale potrebbe essere rea­liz­zato dai cit­ta­dini, dalla comu­nità di riferimento.

In un’intervista al «The Guar­dian», il chief exe­cu­tive di John­ston Press, ha dichia­rato che i gior­na­li­sti non devono temere di per­dere il loro lavoro poi­chè saranno impie­gati a “curare”, a valu­tare e sele­zio­nare le infor­ma­zioni rice­vute dalle per­sone, dando corpo e senso ai con­te­nuti pro­po­sti dai non pro­fes­sio­ni­sti dell’informazione.

Inte­res­sante spe­ri­men­ta­zione sia in ter­mini di evo­lu­zione del lavoro gior­na­li­stico che per la reale crea­zione del senso di comu­nità, o com­mu­nity che dir si voglia. Da seguire con attenzione.

Front Page

Sul tema vale la let­tura “For­bes, dove i gior­na­li­sti sono solo una parte della produzione”

Akamai
Pubblicato il 8 maggio 2013 by Pier Luca Santoro

Redazione e Notizie: Il Caso del Blackout di Internet in Siria

Il flusso dell’informazione ormai è costante nell’arco delle 24 ore e le reda­zioni dei prin­ci­pali gior­nali online si sono dovute ine­vi­ta­bil­mente ade­guare orga­niz­zan­dosi per for­nire una coper­tura adeguata.

E’ il caso di Repubblica.it e del Corriere.it che sui rispet­tivi siti offrono aggior­na­menti che coprono l’intera gior­nata. Al momento della reda­zione di que­sto arti­colo in testa appare l’orario dell’ultimo aggior­na­mento come mostrano i due screen­shot sottostanti.

Corsera Updated

Repubblica Updated

Men­tre è ampia la coper­tura dell’incidente al porto di Genova, avve­nuto poco dopo le 23:00, nes­suna noti­zia viene data rela­ti­va­mente al blac­kout di Inter­net in Siria avve­nuto intorno alle 22:00 di ieri ora italiana.

Google Siria

Infor­ma­zione che se forse non ha lo stesso appeal del disa­stro geno­vese cer­ta­mente non è tra­scu­ra­bile e che viene ripor­tata da tutte le prin­ci­pali fonti d’informazione inter­na­zio­nali e com­pare sia sul sito del Guar­dian che su quello di Le Monde da ore ed ovvia­mente è dispo­ni­bile su Twit­ter con con­tri­buti anche da parte di fonti nostrane suf­fi­cien­te­mente note.

Mante Siria

La domanda che sorge dun­que spon­ta­nea è come mai? Se la rispo­sta fosse per­chè le agen­zie ita­liane non hanno ancora “bat­tuto” la noti­zia, o peg­gio per­chè non fa tanti click, capi­remmo molte cose sul reale fun­zio­na­mento delle reda­zioni al di là delle dichia­ra­zioni di “moder­nità” che ven­gono rese durante alcuni eventi, a comin­ciare dal recente Festi­val Inter­na­zio­nale del Gior­na­li­smo di Peru­gia. In caso con­tra­rio lo spa­zio dei com­menti è, anche in que­sto caso, a disposizione.

Akamai

Update: Europa — alle 08.11 — ne parla; ma resta l’unico quo­ti­diano ita­liano a farlo.

Guardian5
Pubblicato il 18 aprile 2013 by Pier Luca Santoro

Il Piacere Laico del Mattino

«Pres­sGa­zette» pub­blica i dati pre­sen­tati da Anthony Sul­li­van, group pro­duct mana­ger del «The Guar­dian» durante un dibat­tito sulle noti­zie in mobi­lità: “How to make jour­na­lism work on tablet com­pu­ters” tenu­tosi l’11 aprile scorso.

I dati mostrano il con­sumo di noti­zie del quo­ti­diano anglo­sas­sone nell’arco della gior­nata a seconda dei diversi sup­porti utilizzati.

Si con­ferma, come diceva Frie­drich Hegel par­lando di pre­ghiera laica del mat­tino in rife­ri­mento ai gior­nali, che i quo­ti­diani di carta hanno un picco di let­tura nelle prime ore della gior­nata come mostra il gra­fico sottostante.

Guardian1

Deci­sa­mente più “spal­mato” nell’arco della gior­nata l’accesso al sito web del gior­nale bri­tan­nico con un leg­gero picco verso l’intervallo di pranzo, men­tre l’acceso in mobi­lità e la rela­tiva appli­ca­zione mostrano come la frui­zione avvenga durante i momenti di tra­sfe­ri­mento casa-lavoro e vice­versa. Per l’ennesima volta si ha la con­ferma che la frui­zione attra­verso i tablet avviene invece di sera in ambiente dome­stico, pro­ba­bil­mente men­tre si stanno svol­gendo altre attività.

Guardian5

I dati con­fer­mano sostan­zial­mente la mede­sima ana­lisi rea­liz­zata da Steve Wing, Busi­ness Direc­tor, Mobile, Guar­dian News and Media, pub­bli­cata ad ago­sto dell’anno scorso che ripren­deva i dati di marzo 2012 for­nendo un mag­giore det­ta­glio rela­ti­va­mente alle dif­fe­renze tra appli­ca­zione per iPad e quella per iPhone/Android — per smart­phone — e per l’app di Face­book, il social rea­der poi dismesso poco prima della fine del 2012.

La pre­ghiera laica del mat­tino con­ti­nua ad essere una realtà, i diversi sup­porti sono pre­va­len­te­mente com­ple­men­tari tra loro e NON alter­na­tivi con occa­sioni di con­sumo, frui­zione in distinti momenti della giornata.

La sfida NON è il digi­tale, la sfida è la con­ver­genza come con­fer­mano, anche, i dati del «The Finan­cial Times».

Guardian2

Guardian Witness
Pubblicato il 17 aprile 2013 by Pier Luca Santoro

Il Giornalismo è una Conversazione a Due Vie

La filo­so­fia del «The Guar­dian»: digi­tal e open, è stata oggetto di una delle 8 case history ana­liz­zate nella mia rubrica per l’European Jour­na­lism Observatory.

Il gior­nale diretto da Alan Rusbrid­ger dopo aver rea­liz­zato, a luglio 2012, l’ennesimo passo verso l’apertura ai con­tri­buti dei let­tori con #smart­ta­kes, stru­mento di aggre­ga­zione, di cura­tion dei con­te­nuti, per rac­co­gliere ana­lisi e com­menti dei let­tori in un unico spa­zio via Twit­ter, pro­se­gue senza esi­ta­zioni sulla strada del gior­na­li­smo partecipativo.

E’ di ieri infatti l’annuncio del lan­cio di una piat­ta­forma per i con­te­nuti gene­rati dagli utenti. I let­tori saranno in grado di inviare foto­gra­fie, video e testi diret­ta­mente ai gior­na­li­sti del quo­ti­diano anglo­sas­sone attra­verso il sito web dedi­cato o  gra­zie ad appli­ca­zioni gra­tuite per smart­phone sia Apple iPhone che Goo­gle Android.

Guardian Witness

Guar­dia­n­Wit­ness, que­sto il nome della piat­ta­forma, è inte­grato diret­ta­mente nel sistema di gestione dei con­te­nuti del «The Guar­dian», il che signi­fica che i gior­na­li­sti pos­sono visua­liz­zare e sele­zio­nare in tempo reale al momento del cari­ca­mento i con­tri­buti degli utenti per i loro arti­coli. Gli utenti sono inco­rag­giati a pre­sen­tare con­tri­buti per le “brea­king news” e altri temi — come quello di que­sta set­ti­mana sui grat­ta­cieli — sug­ge­riti ogni set­ti­mana dall’editor della reda­zione. Tutti i con­te­nuti pre­sen­tati ven­gono veri­fi­cati dai coor­di­na­tori della comu­nità prima di essere pubblicati.

Joanna Geary, social and com­mu­ni­ties edi­tor del gior­nale, ha dichia­rato che:

Guar­dia­n­Wit­ness raf­for­zerà ulte­rior­mente il nostro rico­no­sci­mento che il gior­na­li­smo è ormai una con­ver­sa­zione a due vie e aprirà il nostro sito come non abbiamo mai fatto prima. Non solo que­sto ren­derà ancora più facile per i nostri let­tori essere coin­volti nel nostro gior­na­li­smo e for­mare comu­nità sia locali che glo­bali di inte­resse comune, ma for­nirà anche ai nostri gior­na­li­sti un nuovo fan­ta­stico stru­mento, for­nendo loro spunti e punti di vista ai quali forse ancora non hanno ancora accesso.

Il gior­na­li­smo è una con­ver­sa­zione a due vie. I con­te­nuti sono la base, la repu­ta­zione e la comu­nità, le chiavi del successo.

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Pubblicato il 24 febbraio 2013 by Pier Luca Santoro

Scenari Elettorali Interattivi

Ancora una volta il «The Guar­dian» batte tutti in quanto a qua­lità della pro­pria pro­po­sta editoriale.

Il quo­ti­diano bri­tan­nico per spe­ciale dedi­cato alle ele­zioni nel nostro Paese ha rea­liz­zato un gra­fico inte­rat­tivo che mostra con straor­di­na­ria sem­pli­cità ed altret­tanta chia­rezza i cin­que pos­si­bili sce­nari, e le rela­tive impli­ca­zioni, dei risul­tati elet­to­rali in Italia.

Il gra­fico è l’ennesima lezione di buon gior­na­li­smo da parte del gior­nale anglo­sas­sone che con­sente al let­tore di avere un’immediata com­pren­sione delle diverse opzioni pos­si­bili in seguito al voto. Inu­tile dire che il con­fronto con l’oligopolio dell’informazione online nostrana è impietoso.

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A mar­gine si segnala l’articolo del NYTi­mes “In Italy, Illu­sion Is the Only Rea­lity” la dice lunga sulla per­ce­zione oltreo­ceano dell’Italia e un gra­fico con gli ultimi son­daggi di ieri sulle Ele­zioni 2013 — dati pub­bli­cati dal gior­na­li­sta Fabri­zio Ron­do­lino sul suo pro­filo Face­book per “Disob­be­dienza civile” come, con­di­vi­si­bile, pro­te­sta rispetto alla ridi­cola cen­sura eser­ci­tata, anche, in tal senso.

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Le voci della Politica
Pubblicato il 24 gennaio 2013 by Pier Luca Santoro

Politica & Engagement dei Quotidiani Online

Il Giu­ra­mento di Obama per il secondo man­dato come Pre­si­dente degli Stati Uniti è stata occa­sione per molti quo­ti­diani online in lin­gua inglese di testare, di spe­ri­men­tare moda­lità e for­mat per coin­vol­gere il let­tore, le per­sone. Oltre al caso di “Live Grid” del «The Washing­ton Post» segna­lato pre­ce­den­te­mente, diverse sono state le proposte.

E’ il caso del «The Guar­dian» che nella sua ver­sione dedi­cata agli USA ha chie­sto ai pro­pri let­tori di espri­mere con­si­gli, richie­ste e cri­ti­che ad Obama rac­co­gliendo quanto pro­po­sto in un unico spa­zio inte­rat­tivo creato ad hoc NEL pro­prio sito web.

Message 4 Obama

Con­cet­tual­mente simile l’idea del «The New York Times» che, appunto ha chie­sto ai resi­denti nel District of Colum­bia, quello di Washing­ton dove risie­dono “i vicini di casa” di Obama, di espri­mere i loro pen­sieri rac­co­gliendo però in que­sto caso mes­saggi audio e video.

Più inte­res­sante “Build your own speech”, sem­pre del «The New York Times», che in una sorta di “gioco” per costruire il pro­prio discorso inau­gu­rale par­tendo da un que­stio­na­rio con 5 domande mul­ti­ple choice.

Discorso Inaugurale NYTimes Obama

In maniera simile al «The New York Times» anche il «The Boston Globe»  ha pro­dotto una pro­po­sta inte­rat­tiva che favo­ri­sce il coin­vol­gi­mento del let­tore ed il tempo di per­ma­nenza sul sito. La rea­liz­za­zione del quo­ti­diano di Boston si basa sulla ricerca di parole scelte dal let­tore che ven­gono visua­liz­zate con dei gra­fici inte­rat­tivi mostrando da quali Pre­si­denti degli Stati Uniti sono state pro­nun­ciate riper­cor­rendo i discorsi inau­gu­rali di ele­zione dal 1933 ad oggi, a quello di Obama.

Freedom Obama

Tutte ini­zia­tive che con sen­tono di coin­vol­gere il let­tore bene­fi­ciando dei volumi di traf­fico  e del tempo speso sul sito che que­sto può gene­rare. Ma invece i gior­nali ita­liani a meno di un mese dalle ele­zioni poli­ti­che 2013 che fann0?

L’iniziativa più inte­res­sante è quella del quo­ti­diano pie­mon­tese «La Stampa» che in col­la­bo­ra­zione con LA7 e Goo­gle ha creato su Goo­gle+ uno spa­zio dedi­cato alle ele­zioni. Se l’iniziativa sulla rete sociale di Goo­gle è tesa prin­ci­pal­mente a “creare brand” è lo spa­zio rea­liz­zato ad hoc per l’occasione sul sito che assolve ad altre fun­zioni di engagement .

In par­ti­co­lare sono inte­res­santi dal mio punto di vista “il gioco”, costi­tuito come nel caso del «The New York Times» da un que­stio­na­rio con 20 domande mul­ti­ple choice per sco­prire chi tra i lea­der poli­tici in corsa cor­ri­sponde di più alle pro­prie idee e prio­rità. Apprez­za­bile ini­zia­tiva che però avrebbe richie­sto di mag­gior tra­spa­renza sull’algoritmo uti­liz­zato per la rea­liz­za­zione onde evi­tare sospetti di mal­ce­lati intenti pro­mo­zio­nali a favore di que­sto o quel candidato [#].

Inte­res­sante altret­tanto la pos­si­bi­lità offerta al let­tore di creare un pro­prio mani­fe­sto poli­tico anche se al momento il riscon­tro non pare essere ele­vato con soli 48 utenti che hanno colto que­sta pos­si­bi­lità al momento della reda­zione di que­sto articolo.

Ed ancora “La mac­china della verità” che veri­fica ogni giorno le affer­ma­zioni dei poli­tici con un auto­re­vole fact-checking, messo a punto dalla reda­zione del gior­nale gra­zie alla col­la­bo­ra­zione con i ricer­ca­tori della Fon­da­zione Hume diretta dal pro­fes­sor Luca Ricolfi e “Le voci della poli­tica” che per­mette di veri­fi­care le atti­vità dei par­titi e dei prin­ci­pali can­di­dati sui social net­work e osser­vare come Face­book e Twit­ter rea­gi­scono ai messaggi.

Ini­zia­tiva che resta pra­ti­ca­mente unica a soli 30 giorni dal voto con «La Repub­blica» che invece si dedica ad atti­vità off line ripro­po­nendo “La Repub­blica delle Idee” il 2 e 3 feb­braio a Torino e «Il Sole24Ore» che rea­lizza uno spa­zio ad hoc per le ele­zioni estre­ma­mente sta­tico, tra­di­zio­nale, eccez­zione fatta per l’analisi del mood su Twit­ter e “Live Twit­ter” che comun­que si limita a pro­porre i tweet dei can­di­dati senza inte­rat­ti­vità e coin­vol­gi­mento del let­tore che resta spet­ta­tore; un’occasione spre­cata a pochi giorni dal lan­cio del nuovo sito del quo­ti­diano di Confindustria.

Le voci della Politica

[#] Che sia chiaro che non sostengo che vi sia mani­po­la­zione, sostengo che bastava pen­sarci [è spesso “l’ultimo miglio” che fa la dif­fe­renza] e dichia­rare come è stato costruito.

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