the economist

Newsstand
Pubblicato il 22 febbraio 2013 by Pier Luca Santoro

Pricing e Risultati

«The Eco­no­mist» negli ultimi mesi del 2012 ha cam­biato la pro­pria poli­tica di pri­cing per quanto riguarda gli abbo­na­menti alla rivi­sta per il mer­cato sta­tu­ni­tense offrendo la ver­sione car­ta­cea e quella digi­tale senza distin­zione allo stesso prezzo di 127$ [96,1€] e pro­po­nendo il bundle, il pac­chetto carta + digi­tale a 160$ [121,1€].

Al con­ve­gno “Digi­tal Media Stra­te­gies” che si è tenuto in que­sti giorni a Lon­dra tra i vari rela­tori è inter­ve­nuto anche Nick Blun­den, respon­sa­bile di tutta l’area digi­tal del set­ti­ma­nale anglo­sas­sone che ha par­lato pro­prio delle stra­te­gie di prezzo  e dei risul­tati ottenuti.

Secondo quanto ripor­tato il 75% dei nuovi abbo­na­menti dopo il cam­bio di prezzo com­prende la ver­sione car­ta­cea della rivi­sta con un 25% di sot­to­scri­zioni alla sola ver­sione car­ta­cea, che comun­que dà accesso anche all’edizione online, e ben il 50% di abbo­na­menti sono per il pac­chetto carta + digi­tale nono­stante que­sto costi il 25% in più come sopra ripor­tato. Solo il restante 25% va alla ver­sione esclu­si­va­mente digitale.

In un momento in cui la ten­sione per il recu­pero dei ricavi è alle stelle «The Eco­no­mist» rie­sce ad alzare i prezzi e dun­que di riflesso, come giu­sta­mente viene evi­den­ziato, a garan­tirsi una migliore mar­gi­na­lità a con­ferma della rela­tiva ine­la­sti­cità della domanda per l’informazione di qualità.

E’ anche la con­ferma di come in un ambiente, in un eco­si­stema dell’informazione sem­pre più mul­ti­piat­ta­forma la carta con­ti­nui a gio­care un ruolo essenziale.

Newsstand

Crowdfunding
Pubblicato il 21 gennaio 2013 by Pier Luca Santoro

Informazione [In]Sensibile al Crowdfunding?

Infor­ma­ción Sen­si­ble è una nuova piat­ta­forma di cro­w­d­fun­ding, di finan­zia­mento di massa in Rete, in casti­gliano [quello che nor­mal­mente — erro­nea­mente — chia­miamo spa­gnolo], che a breve sarà ope­ra­tiva per finan­ziare pro­getti legati all’informazione sia sotto forma di arti­coli, e-books o documentari.

La piat­ta­forma non avrà pub­bli­cità al suo interno per man­te­nersi mag­gior­mente indi­pen­dente nei con­te­nuti pro­po­sti affi­dan­dosi esclu­si­va­mente alle dona­zioni delle per­sone per finan­ziare cia­scun pro­getto gior­na­li­stico. Il sito web si pre­sen­terà al visi­ta­tore con una dop­pia veste, quella di testata d’informazione, dove saranno pro­gres­si­va­mente pub­bli­cati i con­te­nuti finan­ziati, e quella, appunto, di piat­ta­forma di cro­w­d­fun­ding sulla fal­sa­riga, per citare la più cele­bre di Spot.us.

Al suo interno è stata creato un sistema di gestione della repu­ta­zione che rias­sume il pro­filo pro­fes­sio­nale di cia­scun autore e pre­mia coloro che pro­du­cono con­te­nuti più com­pleti, che hanno otte­nuto le migliori valu­ta­zioni dei let­tori e/o sono di mag­giore impatto sociale.

Una volta arri­vati alla cifra neces­sa­ria i con­te­nuti saranno pub­bli­cati sotto licenza Crea­tive Com­mons 3.0 ren­dendo pos­si­bile a chiun­que, anche a coloro che non hanno co-finanziato i pro­getti,  leg­gerla, con­di­vi­derla o ripro­durla altrove.

Il video sot­to­stante ne rias­sume le carat­te­ri­sti­che prin­ci­pali men­tre la pagina web dedi­cata all’iniziativa for­ni­sce tutti i det­ta­gli  sia in gene­rale sulle carat­te­ri­sti­che della piat­ta­forma che le indi­ca­zioni utili a gior­na­li­sti e lettori.

Se l’iniziativa pare cer­ta­mente meri­te­vole di atten­zione e suc­cesso è sull’efficacia del modello di finan­zia­mento pro­po­sto che, in spe­ci­fico rife­ri­mento all’area dell’informazione che resto per­plesso, dub­bioso sulle effet­tive possibilità.

Infatti il gra­fico di sin­tesi pub­bli­cato da «The Eco­no­mist» rela­ti­va­mente alle tipo­lo­gie di pro­getti che hanno otte­nuto mag­gior suc­cesso nel 2012 su Kick­star­ter, la mag­gior piat­ta­forma di cro­w­d­fun­ding al mondo, secondo quanto dichia­rato dai gestori stessi, non lascia ben sperare.

Come mostra l’immagine sot­to­stante la cate­go­ria del publi­shing si col­loca al fondo sia per quanto riguarda gli importi media­mente ver­sati da cia­scuna per­sona che, soprat­tutto, per il tasso di suc­cesso, per il rag­giun­gi­mento della cifra necessaria.

L’impressione è che in ambito stret­ta­mente infor­ma­tivo sia dif­fi­cile entu­sia­smare e coin­vol­gere “a sca­tola chiusa” lasciando imma­gi­nare che in quest’area sia più fun­zio­nale, e fun­zio­nante, un modello free­mium che non quello di cro­w­d­fun­ding che invece fun­ziona molto bene per quanto riguarda i giochi.

Com­bi­nando que­sti aspetti mi pare pos­si­bile ipo­tiz­zare un buon grado di pro­ba­bi­lità di suc­cesso per ini­zia­tive di cro­w­d­fun­ding incen­trate sui new­sga­mes per quanto riguarda l’informazione.

Tema che, posso anti­ci­pare, verrà trat­tato in un panel ad hoc al pros­simo Festi­val Inter­na­zio­nale del Gior­na­li­smo  al quale par­te­ci­però come val­letto, come mode­ra­tore. Come si suol dire, se il tema vi inte­ressa, stay tuned.

Crowdfunding

newsweek-cover
Pubblicato il 12 gennaio 2013 by Pier Luca Santoro

Toccare il Fondo

Grande attesa per la prima edi­zione solo digi­tale di «New­sweek» dopo la deci­sione di abban­do­nare la ver­sione cartacea.

Il set­ti­ma­nale sta­tu­ni­tense per l’esordio sce­glie di dedi­care la sto­ria di coper­tina alle esplo­ra­zioni sot­to­ma­rine e titola “Have we hit the bot­tom” come mostra l’immagine sottoriportata.

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Nel ten­ta­tivo di dimo­strare tutta la dedi­zione, l’impegno e la capa­cità di uti­lizzo dei for­mati digi­tali il set­ti­ma­nale rende la coper­tina ani­mata. Quando infatti gli abbo­nati alla ver­sione per tablet sca­ri­cano l’edizione di que­sta set­ti­mana si apre un’animazione di circa quat­tro secondi che mostra un’attrezzatura per le riprese sot­to­ma­rine in movi­mento, come mostra il video sottostante.

Se già la scelta del tema lascia per­plessi non essendo esat­ta­mente una “sto­ria da urlo”, ancor più dub­bioso il valore dell’animazione sia per la rea­liz­za­zione che non pare dav­vero di qua­lità straor­di­na­ria che, soprat­tutto, per­chè forse non è que­sto il tipo di carat­te­ri­sti­che che il let­tore cerca nel for­mato digi­tale come con­fer­me­rebbe la scelta di «The Eco­no­mist» e i dati di una ricerca recen­te­mente pub­bli­cata da PEW.

A que­sto si aggiunga che in realtà tali pro­po­ste non sono esclu­siva del digi­tale ed anzi pos­sono essere per­fet­ta­mente rea­liz­zate anche nella ver­sione car­ta­cea come dimo­stra Aura­sma al CES in corso in que­sti giorni a Las Vegas, per tor­nare ad una pro­po­sta di cui ho par­lato spesso in que­sti spazi.

A «New­sweek» sono le scelte edi­to­riali ad avere toc­cato il fondo a mio avviso.

Ofcom Piattaforme Utilizzate per Notizie
Pubblicato il 18 dicembre 2012 by Pier Luca Santoro

La Massa Intelligente Italiana

Ofcom, l’equivalente bri­tan­nico della nostrana AGCOM, ha pub­bli­cato la scorsa set­ti­mana i risul­tati della set­tima inda­gine com­pa­ra­tiva sul set­tore delle comu­ni­ca­zioni a livello internazionale.

Il rap­porto con­clu­sivo for­ni­sce i dati di 16 nazioni, Ita­lia inclusa, oltre alla Gran Bre­ta­gna e si basa su dati in pos­sesso di Ofcom, desk research, ricer­che ad hoc e di parti terze, quale ad esem­pio Pri­cewa­te­rhou­se­Coo­pers, e da col­lo­qui con opi­nion lea­ders del settore.

Nella let­tura dei risul­tati è neces­sa­rio tenere conto che le aree del rap­porto che si basano su ricer­che con­dotte ad hoc da Ofcom sono state otte­nute attra­verso un cam­pione di 9,152 per­sone in nove nazioni: UK, Ger­ma­nia, Fran­cia, Ita­lia, Spa­gna, USA, Giapp­pone, Cina e Austra­lia e che, soprat­tutto, essendo state con­dotte online l’universo di Inter­net è cer­ta­mente sopra rap­pre­sen­tato rispetto alla realtà gene­rale.

La rela­zione, libe­ra­mente sca­ri­ca­bile, si com­pone di ben 343 pagine e si arti­cola in sei capi­toli tra­sver­sali a tutto il mondo delle comu­ni­ca­zioni e dei media, dalla TV a Inter­net pas­sando per un ana­lisi com­pa­ra­tiva dei prezzi pagati nelle diverse nazioni dalle per­sone per un paniere di ser­vizi nell’ambito delle comu­ni­ca­zioni.  Per l’ennesima volta non posso che invi­tare a pren­dersi il tempo per leg­gere inte­gral­mente il rap­porto che non può essere esau­rito nella mia sintesi.

La prima evi­denza, con­ferma di quanto emer­geva già nelle pre­ce­denti edi­zioni, è che in tutte le nazioni ana­liz­zate la parte più impor­tante della torta, la parte più impor­tante dei ricavi è per le tele­coms, per le società di telecomunicazioni. 

La spesa pub­bli­ci­ta­ria nel suo com­plesso vede Inter­net al terzo posto dopo tele­vi­sione e carta stam­pata.L’Ita­lia dopo gli USA è la nazione con il mag­gior tempo pas­sato davanti allo schermo tele­vi­sivo [253 minuti] e al tempo stesso quella con la minor pene­tra­zione della banda larga dopo l’India.

Ofcom ADV per Media

Forte invece la pene­tra­zione delle con­nes­sioni ad inter­net in mobi­lità che in Ita­lia è supe­riore a quella di molti altri Paesi, pro­ba­bil­mente a causa dei milioni di inter­net key in cir­co­la­zione. Tra le più ele­vate sulle 8 nazioni con­si­de­rate la pene­tra­zione di smart­pho­nes e tablet nel nostro Paese; aspetto che verrà appro­fon­dito di seguito.

La comu­ni­ca­zione de visu resta la forma ampia­mente pre­fe­rita per rela­zio­narsi con amici e fami­liari seguita da chia­mate voce da fisso e/o mobile; i social net­work, nono­stante ampis­simo uti­lizzo e dif­fu­sione sono al fondo delle pre­fe­renze in quest’ambito sta­bi­lendo così la netta dif­fe­renza tra amici e con­tatti. La posta elet­tro­nica resta invece il mezzo pre­fe­rito per comu­ni­care in ambito lavo­ra­tivo, negli affari.

Il rap­porto dedica una parte spe­ci­fica al con­sumo di infor­ma­zione, di noti­zie a livello inter­na­zio­nale ripren­dendo i dati del Reu­ters Insti­tute Digi­tal News report, pub­bli­cati a luglio 2012 e inte­gran­doli con dati emer­genti da ricer­che ad hoc com­mi­sio­nate da Ofcom che, è bene ricor­darlo, sot­to­li­nearlo ulte­rior­mente, si rife­ri­scono agli inter­nauti e dun­que NON sono rap­pre­sen­ta­tivi dell’universo in par­ti­co­lare per quanto riguarda l’Italia dove la pene­tra­zione di Inter­net è net­ta­mente infe­riore alle altre nazioni prese in con­si­de­ra­zione.

In Ita­lia le per­sone che uti­liz­zano inter­net, 14,8 milioni di utenti attivi nel giorno medio secondo i dati ad otto­bre 2012 di Audi­web, lo pre­fe­ri­scono a qua­lun­que altro media per infor­marsi sia che si tratti di noti­zie nazio­nali o locali ed ancor più nel caso di quelle internazionali.

Il rap­porto non indica ahimè quali siano le fonti d’informazione a cui attin­gono gli ita­liani in Rete anche se visti i dati di por­tali e social net­work non sarebbe sor­pren­dente sco­prire che i quo­ti­diani online hanno un ruolo circoscritto.

Quel che è certo è che si assi­ste, ancora una volta, ad un Paese a due velo­cità dove il tempo speso per vedere la tele­vi­sione è quasi il più ele­vato del pia­neta e al tempo stesso un gruppo suf­fi­cien­te­mente allar­gato della popo­la­zione ha depu­tato il Web ad essere la pro­pria prima fonte, il primo canale pri­vi­le­giato per otte­nere noti­zie. Potrebbe essere la massa intel­li­gente di cui da tempo parla The Eco­no­mist, un gruppo di per­sone, la massa intel­li­gente appunto, suf­fi­cien­te­mente ampio ed altret­tanto evo­luto che può rap­pre­sen­tare il nucleo cen­trale di rife­ri­mento per con­te­nuti di valore non mas­si­fi­cati.

Ofcom Piattaforme Utilizzate per NotizieOfcom Piatteforme Utilizzate per Notizie InternazionaliOfcom Piatteforme Utilizzate per Notizie Locali

La parte di “The Com­mu­ni­ca­tions Mar­ket Report” dedi­cata ad Inter­net ed al web-based con­tent con­sente di approfondire.

Tra i dieci siti più visi­tati in Ita­lia non com­pare alcun sito d’informazione ad ecce­zione dei due por­tali nazio­nali, Vir­gi­lio e Libero, che hanno anche una parte dedi­cata alle noti­zie. Nelle prime tre posi­zioni Goo­gle, Face­book e You­Tube. Negli USA ed anche in Spa­gna invece emerge la pre­senza rispet­ti­va­mente di AOL Media Net­work [che include la ver­sione sta­tu­ni­tense dell’HuffPost] ed ElMundo.es [di pro­prietà dell’italiana RCS].

L’Ita­lia è l’ultima nazione tra i 16 con­si­de­rati per quota di inve­sti­menti pub­bli­ci­tari in valori asso­luti su inter­net rispetto al totale e fana­lino di coda per quanto riguarda la quota di inve­sti­menti in adver­ti­sing online pro capite, per per­sona nono­stante tassi d’incremento a due cifre negli ultimi 5 anni. Inve­sti­menti che si ripar­ti­scono per il 42% sulla search, 35% display, 21% clas­si­fied e 2% video. Gli inve­sti­menti in mobile adver­ti­sing nel nostro Paese sfio­rano la risi­bile cifra di 30 milioni di euro pari a 0,62€ a pro­ca­pite.

Ofcom Quota ADV Online su totale

Gli smart­pho­nes, di cui siamo grandi pos­ses­sori ma non uti­liz­za­tori pare, sono uti­liz­zati nel 6% dei casi per col­le­garsi ad Inter­net [50% lap­top & 40% desk­top] ed il traf­fico deri­vante da mobile pesa in Ita­lia il 5,6% del totale.

Il tempo speso su Inter­net è di 208 minuti alla set­ti­mana, incluse le appli­ca­zioni, secondo i dati Niel­sen ad ago­sto 2012 ripor­tati nel rap­porto. Ancora una volta il più basso tra le 8 nazioni considerate.

Enne­sime evi­denze di come basarsi sulle pro­prie espe­rienze per­so­nali possa essere molto spesso fuorviante.

Face­book è il ter­mine più ricer­cato su Inter­net in tutti i Paesi ana­liz­zati ad esclu­sione di Rus­sia, Cina e Giap­pone, Ita­lia inclusa ovvia­mente. Face­book che ha una reach del 71% in Ita­lia con Twit­ter e Goo­gle­Plus a pari merito all’8%. Il ter­mine che ha otte­nuto il mag­gior incre­mento nelle ricer­che tra ago­sto 2011 e ago­sto 2012 nel nostro Paese è [sigh!] Belen.

Il valore del B2C e-commerce in Ita­lia è il più basso di tutti i Paesi occi­den­tali con 141,50 € di spesa pro capite. Nel nostro Paese solo il 6% degli inter­nauti paga rego­lar­mente per dei con­te­nuti online, qua­lun­que esso sia, men­tre il 55% non paga mai ed il 31% paga raramente/qualche volta.

Se per gli inter­nauti ita­liani Inter­net è la fonte pri­ma­ria di con­sul­ta­zione delle noti­zie non è attra­verso gli smart­pho­nes che que­sto avviene con solo il 10% di chi ne pos­siede uno ad acce­dere quo­ti­dia­na­mente ad un sito o ad uti­liz­zare un’applicazione dedi­cata. Una fre­quenza tal­mente ridotta da stron­care qua­lun­que vel­leità su un signi­fi­ca­tivo recu­pero con­tri­bu­tivo delle testate da que­sta piattaforma/device.

Ofcom Frequenza accesso siti web app informazione

Ho volu­ta­mente foca­liz­zato l’attenzione su alcuni capi­toli del rap­porto, che torno ad invi­tarvi a leg­gere per intero se il vostro inte­resse sul tema è tale di avervi fatto leg­gere sin qui, e sulla nostra realtà nazio­nale che credo sia d’interesse pri­ma­rio. Per una visione più inter­na­zio­nale sug­ge­ri­sco la let­tura di Paid Con­tent sul tema che cita anche una ricerca che amplia la visione sulla realtà sta­tu­ni­tense, che però appare molto distante da quella ita­liana come mostra anche la sin­tesi del capi­tolo del rap­porto su Inter­net e i Web-based Con­tent rea­liz­zata da Marco Dal Pozzo.

Tablet User Share UE5
Pubblicato il 6 dicembre 2012 by Pier Luca Santoro

Sorpresa?

Le ven­dite di abbo­na­menti a quo­ti­diani e perio­dici su tablet non can­ni­ba­liz­zano il for­mato car­ta­ceo ma addi­rit­tura lo alimentano.

Que­sto è quanto emerge da una ricerca pub­bli­cata da The Pro­fes­sio­nal Publi­shers Asso­cia­tion [PPA], asso­cia­zione inglese che riu­ni­sce oltre 200 edi­tori di testate sia con­su­mer che professionali.

La ricerca iden­ti­fica una cor­re­la­zione posi­tiva tra la rea­der­ship su tablet e qualla sulla carta. Emerge infatti come il 96% di coloro che pos­sie­dono un tablet abbiano letto nell’ultimo anno una pub­bli­ca­zione car­ta­cea con­tro una media nazio­nale dell’80%. La PPA sostiene che men­tre è cre­scente l’interesse verso il for­mato digi­tale i let­tori con­ti­nuano a volere entrambi i formati.

Spiega Marius Cloete, respon­sa­bile dellla ricerca, che “i pos­ses­sori di tablet hanno una pro­ba­bi­lità mag­giore rispetto alla media di aver letto una rivi­sta — su carta — negli ultimi 3 mesi, dis­si­pando il mito che i pos­ses­sori di tablet stiano abban­do­nando la carta a favore del digi­tale. Al con­tra­rio le due piat­ta­forme si com­bi­nano per ampliare il reper­to­rio di lettura”.

La ricerca con­ferma la “lean back expe­rience”, già nota nell’utilizzo dei tablet, la cui frui­zione è pre­va­len­te­mente dome­stica con il 73% delle peraone che lo usa a letto ed il 96% sul divano, un’abitudine di con­sumo molto simile a quella di rivi­ste e giornali.

Al tempo stesso eMar­ke­ter ha dif­fuso i dati con­so­li­dati e le sue pro­ie­zioni sino al 2015 per la pene­tra­zione dei tablet nella UE5 che include il nostro Paese.

Se attual­mente in Ita­lia circa il 20% degli utenti di Inter­net uti­liz­zano un tablet, gra­zie alla con­di­vi­sione del device tra più per­sone in ambito dome­stico, [Human Hig­way stima in 4 milioni di per­sone gli uti­liz­za­tori di tablet nel nostro Paese e due milioni di pezzi in cir­co­la­zione] tale per­cen­tuale dovrebbe arri­vare al 46% nel 2015.

Una cre­scita espo­nen­ziale, sep­pure con un trend in ral­len­ta­mento dal 2013 rispetto ai due anni pre­ce­denti, che comun­que ci vede die­tro allo svi­luppo pre­vi­sto per Fran­cia, Ger­ma­nia e Regno Unito.

Quanto que­sto aiu­terà i ricavi del com­parto edi­to­riale è ovvia­mente tutt’altro discorso, ma quello che appare con­fer­mato è la neces­sità di lavo­rare in ter­mini di inte­gra­zione e com­ple­men­ta­rietà delle diverse piat­ta­forme. Enne­sima lezione che viene dal fal­li­mento, dalla chiu­sura del «The Daily» che invece, tra le altre cose, era mono-formato.

Sor­presi?

Tablet User Share UE5

Sul tema «The Eco­no­mist», pro­prio nello spa­zio dedi­cato spe­ci­fi­ca­ta­mente alla “lean back expe­rience”, segnala quelle che secondo The Eco­no­mist Group e the Pew Research Center’s Pro­ject for Excel­lence in Jour­na­lism sono le migliori info­gra­fi­che sul con­sumo di noti­zie in mobilità.

2012 Ipsos Media Report
Pubblicato il 27 settembre 2012 by Pier Luca Santoro

Informazione e Reti Sociali

Il «Finan­cial Times» ha pub­bli­cato due info­gra­fi­che che sin­te­tiz­zano l’utilizzo delle reti sociali da parte del cele­bre quo­ti­diano economico-finanziario, risul­tato di un’indagine con­dotta tra giu­gno e luglio di quest’anno.

Emerge come il 20% del traf­fico all’edizione online del gior­nale, nono­stante il robu­sto pay­wall, pro­venga dai social net­work ed un 91% dei suoi let­tori uti­lizzi uno o più di questi.

Ben il 76% del pub­blico del FT segue le noti­zie pub­bli­cate dal gior­nale su una rete sociale; spe­ci­fi­ca­ta­mente è Twit­ter ad avere il mag­gior peso con il 39% del pub­blico [2,2 milioni di fol­lo­wers] che uti­lizza la piat­ta­forma di micro­blog­ging per avere le infor­ma­zioni dif­fuse, segue Face­book con il 35% e Lin­ke­din al 22%. A sor­presa, nono­stante sia per­lo­più rite­nuta una “ghost town”, una città [vir­tuale] fan­ta­sma, sono ben 1,3 milioni gli utenti che seguono il quo­ti­diano lon­di­nese su Goo­gle Plus.

Come per il resto della stampa, il traf­fico pro­ve­niente dalle reti sociali è in forte aumento e un 68% degli utenti legge il FT attra­verso la distri­bu­zione dei con­te­nuti fatta dai pro­pri con­tatti sui social net­work. Quasi la metà dell’audience [il 44%] con­di­vide i con­te­nuti nel pro­prio profilo.

I dati del «Finan­cial Times» con­fer­mano il potere del flusso sociale nella defi­ni­zione dell’agenda infor­ma­tiva del pub­blico ed anche come l’audience si vada sepa­rando nelle diverse reti sociali con Face­book che assume il ruolo di dif­fu­sione di massa e Twit­ter sem­pre più con­cen­trato sull’informazione.

Una realtà che viene ulte­rior­mente con­fer­mata dall’indagine annuale di Ipsos Media: “2012 Ipsos Media Report”, che ana­lizza il con­sumo media­tico della busi­ness elite nel mondo, che evi­den­zia come sia Twit­ter ad essere con­sul­tato più fre­quen­te­mente dai top mana­ger rispetto a testate quali «The Eco­no­mist», il «The New York Times», il «The Wall Str­ret Jour­nal» e lo stesso FT, come rias­sume la tabella sottostante.

Ele­mento che, guar­dando l’analisi sul livello di inte­ra­zione su Twit­ter di «La Repub­blica», «Il Cor­riere della Sera» e «La Stampa» con­dotta da tweetpolitico.it, pare non essere ancora chiaro ai quo­ti­diani del nostro Paese che sono pres­so­ché com­ple­ta­mente assenti dall’ascolto e dalla con­ver­sa­zione con i pro­pri fol­lo­wers con­ti­nuando ad uti­liz­zare la piat­ta­forma di micro­blog­ging come main­stream media, come canale ad una via di comu­ni­ca­zione. Un’occasione, sin ora, sprecata.

Condivisioni per Mese
Pubblicato il 26 settembre 2012 by Pier Luca Santoro

Condivisioni delle Fonti d’Informazione

Human High­way, la società di ricer­che di mer­cato che, tra l’altro,  ha rea­liz­zato UAC Meter, lo stru­mento di osser­va­zione e ana­lisi della dif­fu­sione dell’informazione online sui social net­works, ha reso dispo­ni­bili i dati rela­tivi alle con­di­vi­sioni sociali delle diverse fonti d’informazione nel mese di agosto.

Con­ti­nuano a pri­meg­giare «La Repub­blica» ed «Il Cor­riere della Sera», che guarda caso da soli pesano quasi il 40% del totale degli utenti unici [insieme 2,4 mio a luglio 2012] di quo­ti­diani online e testate all digi­tal in Ita­lia, seguite da «Il Fatto Quo­ti­diano». La prima testata “pure player”, solo online, è Fan­page che ottiene una quota com­ples­siva di con­di­vi­sioni del 4,6%, più in basso sci­vo­lano «Lin­kie­sta» [2,5%] e «Il Post» [1,7%] che comun­que hanno un numero di con­di­vi­sioni supe­riore a molte testate che hanno un cor­ri­spon­dente car­ta­ceo come illu­stra la tavola di sin­tesi sottostante.

- Clicca per Ingrandire -

Com­ples­si­va­mente comun­que le testate tra­di­zio­nali, quelle che hanno anche una ver­sione car­ta­cea, otten­gono un numero di con­di­vi­sioni deci­sa­mente supoe­riori rispetto, non si tratta sol­tanto di numero di testate o di accessi ed utenti unici come testi­mo­nia lo scarso livello di con­di­vi­sioni otte­nuto, ad esem­pio, da «Ansa» [418mila utenti unici a luglio 2012] e da «Libero/Affari Ita­liani», che, pur non avendo un suo distin­guo dal por­tale gene­ra­li­sta di cui fa parte nelle rile­va­zioni Audi­web, si aggira, pare, intorno ai 600mila utenti unici.

Il det­ta­glio per giorno di quali siano gli arti­coli mag­gior­mente con­di­visi, sia per la ver­sione online dei gior­nali car­ta­cei che per le testate all digi­tal, si può otte­nere o pre­via regi­stra­zione su UAC Meter o con­sul­tando Youlike.it, sem­pre rea­liz­zato da Human Highway.

Ma qual’è il valore di que­ste con­di­vi­sioni? Quale l’influenza?

A dare una rispo­sta è Social Trends, pro­getto del gruppo Web Appli­ca­tion for Future Inter­net dell’Istituto di Infor­ma­tica e Tele­ma­tica del CNR di Pisa, che nella sezione dedi­cata ai quo­ti­diani, for­ni­sce il det­ta­glio di 43 gior­nali in ter­mini di popo­la­rità, livello di atti­vità [numero di post su Face­book, numero di tweet e numero di video cari­cati su You­Tube] e, appunto, di influenza.

Se a livello di popo­la­rità si con­ferma com­ples­si­va­mente il ran­king sti­lato da Human High­way, la situa­zione si ribalta in ter­mini di influenza con «Il Fatto Quo­ti­diano» a pri­meg­giare sia su Face­book che ancor­più su You­Tube [il dato di Twit­ter non è ancora dispo­ni­bile ahimè].

Ele­menti che, con­giun­ta­mente ad i dati sul livello di atti­vità di cia­scuna testata, così come sopra defi­nito, con «La Gaz­zetta del Sud» in cima per Face­book e «Il Secolo XIX» per Twit­ter, defi­ni­sce come non sia tanto la quan­tità ma la qua­lità a deter­mi­nare il valore.

Con buona pace di chi si pre­oc­cupa della deriva virale dell’informazione online ed il, pos­si­bile, cre­pu­scolo della qua­lità, vale la pena di sot­to­li­neare che attual­mente il con­cetto di “let­tore medio” è sem­pre più desueto, arche­tipo sor­pas­sato dall’esistenza di gruppi, più o meno ampi, di per­sone con una dieta mul­ti­me­diale e con inte­ressi dav­vero diversi tra loro. La “dago­spia­zione dell’informazione” è un seg­mento ma, evi­den­te­mente, non rap­pre­senta for­tu­na­ta­mente la tota­lità come con­ferma la massa intel­li­gente del «The Economist».

E’ cele­bre la mas­sima di David Ogilvy “Il con­su­ma­tore non è uno sciocco. Il con­su­ma­tore è tua moglie.”, forse è arri­vato il momento di mutuarla tra­sfor­man­dola in “Il let­tore non è uno sciocco. Il let­tore è tua moglie”. Amen!

- Click e Retweet per Fonte d'Informazione -
Pubblicato il 28 agosto 2012 by Pier Luca Santoro

Analisi dell’Audience delle Fonti d’Informazione su Twitter

Social­Flow, società di ser­vizi di social ana­ly­tics, ad ini­zio di que­sto mese ha pub­bli­cato i risul­tati di un’analisi effet­tuata su sei fonti d’informazione inter­na­zio­nali. Sono stati presi in con­si­de­ra­zione i com­por­ta­menti dei fol­lo­wers su Twit­ter di «Al-Jazeera», «BBC News», «CNN», «The Eco­no­mist», «Fox News» e «The New York Times».

Lo stu­dio ha preso in con­si­de­ra­zione più di 20 milioni di tweets da parte di 7 milioni di fol­lo­wer tra i quasi 18 milioni di utenti che com­ples­si­va­mente seguono le sei fonti d’informazione citate.

Al momento della reda­zione di que­sto arti­colo @AJEnglish ha 1.237.728 fol­lo­wers, @BBCNews 896.848, @CNN 5.739.709, @TheEconomist 2.264.613, @FoxNews 1.807.812 e @NYTimes 5.964,604.

Dai risul­tati della desk research emerge, come è natu­rale che fosse, una bassa sovrap­po­si­zione dei fol­lo­weers dei diversi account con «The New York Times» e «The Eco­no­mist» al 28,7% che pre­sen­tano il mas­simo livello di acca­val­la­mento. Sol­tanto 663 per­sone dei 7 milioni presi in con­si­de­ra­zione seguono tutte le sei fonti infor­ma­tive.  Distinti, altret­tanto, per le diverse fonti d’informazione sia gli argo­menti discussi che i ter­mini che hanno gene­rato il mag­gior numero di click — e dun­que traf­fico — verso il sito web come mostra la word cloud sottostante.

- Top key­words che hanno gene­rato traf­fico da Twitter -

Emerge con chia­rezza, ed è una con­ferma tanto inte­res­sante quanto impor­tante, come non sia la quan­tità di fol­lo­wers a fare la dif­fe­renza e, a livello spe­cu­la­tivo, a gene­rare il mag­gior numero di click e di retweet.

Se i ret­weet ser­vono a fare brand aware­ness, a creare noto­rietà di marca e misu­rano in qual­che modo la fidu­cia nella fonte d’informazione, i click, al di là dell’aspetto spe­cu­la­tivo di gene­rare traf­fico al sito, indi­cano il livello di coin­vol­gi­mento e di ade­sione tra temi pro­po­sti ed ade­sione da parte dell’audience, del pub­blico di riferimento.

Il gra­fico di sin­tesi dei risul­tati sotto ripor­tato indica chia­ra­mente come non siano «CNN» e «The New York Times» — le due fonti ad avere il mag­gior numero di fol­lo­wers tra quelle esa­mi­nate — ad avere nè il mag­gior numero di click verso il pro­prio sito web e nep­pure di retweet.

Insomma, con buona pace di chi ama cre­dere che il numero di fol­lo­wers, o di fans, sia un attri­buto impor­tante, emerge come invece siano la capa­cità di coin­vol­gere le per­sone e di avere la loro fidu­cia gli attri­buti giusti.

- Click e Ret­weet per Fonte d’Informazione -

Pubblicato il 14 luglio 2012 by Pier Luca Santoro

Twitter: Responsabilità e Scelte

Dick Costolo, Chief Exe­cu­tive di Twit­ter, durante il recente “The Economist’s Ideas Eco­nomy: Infor­ma­tion 2012″, parla della respon­sa­bi­lità di Twit­ter come mezzo di dif­fu­sione delle infor­ma­zioni, citando come esem­pio la dif­fu­sione della noti­zia durante il ter­re­moto giap­po­nese con una visua­liz­za­zione tanto spet­ta­co­lare quanto inte­res­sante che mostra come il flusso di tweets parta dal Giap­pone si dif­fonda in tutto il mondo per tor­nare da dove è partito.

Una cir­co­la­rità di infor­ma­zione che, come osserva giu­sta­mente Costolo, si dif­fonde ad una velo­cità incre­di­bile in tutto il mondo sia che si tratti di eventi pia­ni­fi­cati, quali la notte degli oscar o una par­tita di cal­cio, o che riguardi eventi non pia­ni­fi­cati come un disa­stro naturale.

Costolo con­clude affer­mando che si può sce­gliere di par­te­ci­pare alla con­ver­sa­zione o igno­rarla, qua­lun­que la scelta le per­sone con­ti­nue­ranno a dif­fon­dere noti­zie e stati d’animo. Par­te­ci­parvi può aiu­tare a com­pren­derne le dina­mi­che ed a dive­nire parte della con­ver­sa­zione, aste­nersi ad essere sem­pre più igno­rati. A voi la scelta.

The Economist Sintesi Risultati Economici
Pubblicato il 25 giugno 2012 by Pier Luca Santoro

La Massa Intelligente Funziona

La scorsa set­ti­mana «The Eco­no­mist» ha dif­fuso i risul­tati ope­ra­tivi del gruppo per il 2011-12 [anno finan­zia­rio chiuso a marzo 2012]. Per il gruppo edi­to­riale si tratta, in asso­luta con­tro­ten­denza rispetto al pano­rama gene­rale, del miglior risul­tato della sua storia.

Risul­tati che deri­vano da un mix di cre­scente inter­na­zio­na­liz­za­zione delle ven­dite della testata, dalla capa­cità di diver­si­fi­ca­zione di fonti di ricavo e dalla con­cen­tra­zione su quella che nella pre­sen­ta­zione pub­bli­cata a metà dicem­bre dello scorso anno veniva defi­nita come la “massa intelligente”.

Il set­ti­ma­nale bri­tan­nico stra­ti­fica l’audience seg­men­tan­dola in tre grandi com­parti: elite media, mass intel­li­gence e mass media evi­den­ziando l’esistenza di un gruppo di per­sone, la massa intel­li­gente appunto, suf­fi­cien­te­mente ampio ed altret­tanto evo­luto che può rap­pre­sen­tare il nucleo cen­trale di rife­ri­mento per con­te­nuti di valore non massificati.

Il gruppo edi­to­riale chiude l’anno 2011-12 con un risul­tato ope­ra­tivo di 67,3 milioni di ster­line [83,6 milioni di euro], cor­ri­spon­denti ad una cre­scita rispetto all’anno pre­ce­dente del 6%, e un fat­tu­rato di 361,8 milioni di £ [449,6 m. €], pari ad un incre­mento del 4% rispetto al 2010-11.

Risul­tati che, a par­tire dalla pre­ci­tata pun­tuale iden­ti­fi­ca­zione del pub­blico di rife­ri­mento, sono otte­nuti dalle cre­scenti ven­dite della testata a livello inter­na­zio­nale, sia su carta che nei for­mati digi­tali [123mila copie digi­tali e 1,5 milioni su carta a marzo 2012], minor dipen­denza dalla rac­colta pub­bli­ci­ta­ria della rivi­sta car­ta­cea, che oggi pesa il 29% dei ricavi con­tro il 46% di dieci anni fa, e rela­tiva diver­si­fi­ca­zione, come già accen­nato, delle fonti di ricavo, con la ven­dita di con­te­nuti quali quelli pro­dotti dalla Eco­no­mist Intel­li­gence Unit ad assu­mere sem­pre mag­gior rilevanza.

Diver­si­fi­ca­zione otte­nuta, anche, gra­zie a Ideas Peo­ple, net­work di 50 testate non di pro­prietà del The Eco­no­mist Group, che con­sente di pro­porsi come con­su­lenti di comu­ni­ca­zione non come ven­di­tori di spazi pub­bli­ci­tari. Una distin­zione non solo semantica.

Ele­menti che, evi­den­te­mente, si basano su spe­cia­liz­za­zione e distin­tin­ti­vità nella pro­du­zione di con­te­nuti di inte­resse per un pub­blico qua­li­fi­cato, ed inte­res­sante per gli inve­sti­tori pub­bli­ci­tari, ma non ristretto.

Insomma, la massa intel­li­gente esi­ste e fun­ziona, meglio pren­dere nota.

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