televisione

Accesso ai Mezzi Pubblicitari
Pubblicato il 3 dicembre 2012 by Pier Luca Santoro

Indagine Conoscitiva sulla Raccolta Pubblicitaria

A fine novem­bre, il 29, l’Autorità per le garan­zie nelle comu­ni­ca­zioni ha pub­bli­cato il testo dell’indagine cono­sci­tiva sulla rac­colta pub­bli­ci­ta­ria. Ana­lisi che for­ni­sce un qua­dro delle dina­mi­che di mer­cato e indaga il fun­zio­na­mento con­cor­ren­ziale del set­tore della comu­ni­ca­zione pub­bli­ci­ta­ria con­sen­tendo a neo­fiti, penso a stu­denti e “curiosi”, di  appren­dere les­sico e mec­ca­ni­smi della comu­ni­ca­zione pub­bli­ci­ta­ria e di appro­fon­dire, volendo, gra­zie alla sostan­ziosa biblio­gra­fia, e per­mette ai pro­fes­sio­nal del set­tore di avere una foto­gra­fia sia dell’above the line che del below the line tanto det­ta­gliata quanto rilevante.

Il docu­mento, libe­ra­mente sca­ri­ca­bile, si com­pone di 236 pagine, tutte da leg­gere ancora una volta.  Per quanto riguarda la pub­bli­cità sui mezzi di comu­ni­ca­zione tra­di­zio­nali e inno­va­tivi [above the line], i mezzi pub­bli­ci­tari oggetto dell’indagine sono stati:

  •  tele­vi­sione [gene­ra­li­sta e specializzata]
  • radio
  • cinema
  • quo­ti­diani
  • perio­dici
  • annuari
  • affissioni/esterna
  • inter­net.

Men­tre, in rife­ri­mento alle atti­vità di mar­ke­ting di rela­zione [below the line], le cate­go­rie inte­res­sate dall’indagine sono state:

  • pro­mo­zioni
  • direct mar­ke­ting classico
  • web marketing/digital marketing
  • eventi
  • spon­so­riz­za­zioni
  • pub­bli­che relazioni.

L’indagine, effet­tuata da GFK Euri­sko per conto di AGCOM, si è com­po­sta di 84 domande mediante l’utilizzo di tre meto­do­lo­gie pro­po­ste in modo alter­na­tivo alle aziende: 1) un que­stio­na­rio tele­fo­nico effet­tuato da un ope­ra­tore [meto­do­lo­gia deno­mi­nata CATI – Com­pu­ter Assi­sted Tele­phone Inter­viewing]; 2) un que­stio­na­rio in for­mato elet­tro­nico auto­com­pi­lato [meto­do­lo­gia deno­mi­nata CAWI– Com­pu­ter Assi­sted Web Inter­viewing]; 3) un que­stio­na­rio car­ta­ceo auto com­pi­lato da inviare via email o fax. Nel com­plesso sono state rea­liz­zate un numero di inter­vi­ste pari a 1.518, svolte tra feb­braio e giu­gno 2012.

Mezzi di comunicazione_Due versanti

L’indagine cono­sci­tiva si arti­cola nel modo seguente:

Il capi­tolo 1 for­ni­sce l’inquadramento teo­rico e deli­nea il qua­dro d’insieme dell’indagine, sud­di­vi­dendo il set­tore della comu­ni­ca­zione pub­bli­ci­ta­ria in base alle tre com­po­nenti fon­da­men­tali [domanda, offerta e atti­vità di inter­me­dia­zione], non­ché nei due com­parti, above e below the line.

Il capi­tolo 2 offre uno stu­dio del fun­zio­na­mento del mer­cato dell’intermediazione pub­bli­ci­ta­ria descri­vendo il ruolo svolto dai cen­tri media nel sistema pub­bli­ci­ta­rio, le carat­te­ri­sti­che dei rap­porti giu­ri­dici ed eco­no­mici inter­cor­renti fra cen­tri media, inser­zio­ni­sti e con­ces­sio­na­rie di pub­bli­cità, con un appro­fon­di­mento sui ser­vizi di media audi­ting. Il capi­tolo offre, quindi, l’analisi con­cor­ren­ziale del mer­cato e dei fal­li­menti di mer­cato ove presenti.

Il capi­tolo 3 pre­senta una pano­ra­mica di tutto il set­tore della comu­ni­ca­zione pub­bli­ci­ta­ria nazio­nale, con un’analisi della seg­men­ta­zione tra atti­vità above e below the line. Una volta accer­tata la distin­zione di tali due ambiti, viene ana­liz­zata la pub­bli­cità su tutti i mezzi di comu­ni­ca­zione nel loro com­plesso, riman­dando al capi­tolo 6 l’approfondimento sul mar­ke­ting di relazione.

Nel capi­tolo 4, lo stu­dio appro­fon­di­sce le rela­zioni di sosti­tui­bi­lità tra i vari mezzi di comu­ni­ca­zione, ana­liz­zando suc­ces­si­va­mente l’assetto con­cor­ren­ziale e gli even­tuali fal­li­menti dei sin­goli ambiti di mer­cato. In tal senso, ven­gono esa­mi­nati disgiun­ta­mente i mer­cati pub­bli­ci­tari della rac­colta pub­bli­ci­ta­ria tele­vi­siva, radio­fo­nica, sui quo­ti­diani, sui perio­dici, sugli annuari, presso le sale cine­ma­to­gra­fi­che, non­ché quella esterna.

Il capi­tolo 5 esa­mina il mer­cato della pub­bli­cità su inter­net, che rap­pre­senta al momento ed in pro­spet­tiva l’ambito sicu­ra­mente più dina­mico. Ven­gono ana­liz­zate le prin­ci­pali carat­te­ri­sti­che del ver­sante degli utenti [con l’offerta di ser­vizi inter­net al pub­blico], per poi con­cen­trarsi sul ver­sante pub­bli­ci­ta­rio. Lo stu­dio inve­stiga inol­tre l’attuale strut­tura delle rela­zioni com­mer­ciali tra inser­zio­ni­sti e con­ces­sio­na­rie, anche qua­lora esse siano inter­me­diate. L’analisi dell’assetto com­pe­ti­tivo del mer­cato e dei vari seg­menti che lo com­pon­gono con la disa­mina delle attuali cri­ti­cità con­cor­ren­ziali con­clude il capitolo.

Nel capi­tolo 6 viene svolto l’approfondimento del com­parto delle ini­zia­tive di comu­ni­ca­zione del below the line, attra­verso, anche in que­sto caso, una disa­mina delle ten­denze in atto. Il capi­tolo si com­pone anche di una breve ana­lisi della strut­tura dell’offerta.

Sintesi ricavi pubblicitari per mezzo above & below

Alcune “pil­lole”, estratti dalle varie parti del rap­porto che mi sem­bra par­ti­co­lar­mente inte­res­sante segnalare.

For­tis­sima con­cen­tra­zione sul mer­cato dei cen­tri media con pochi players che si divi­dono la torta e, in par­ti­co­lare, pre­do­mi­nio asso­luto di WPP che da solo detiene una quota mai infe­riore al 40% del totale. Una delle tante ano­ma­lie del sistema pub­bli­ci­ta­rio nazio­nale rispetto alle altre nazioni con Fran­cia che ha un assett dell’intermediazione non con­cen­trato e, tra gli altri, Gran Bre­ta­gna e Stati Uniti che invece ne hanno uno mode­ra­ta­mente concentrato.

La quota di inve­sti­menti pub­bli­ci­tari above the line ammi­ni­strata dai cen­tri media è del 76,4% per la tele­vi­sione, scende per quo­ti­diani e perio­dici, rispet­ti­va­mente al 53,3% e 41,2%, men­tre domina asso­lu­ta­mente Inter­net con una quota molto vicina al totale [95,8%].

Con­cen­tra­zione anche nel numero di imprese che inve­stono in comu­ni­ca­zione pub­bli­ci­ta­ria che sono di gran lunga infe­riori anche a nazioni quali la Spagna.

Come mostra la tavola di sin­tesi sotto ripor­tata, la comu­ni­ca­zione d’impresa in Ita­lia è un’affare per pochi. Se per mezzi quale la tele­vi­sione si tratta di una que­stione di soglia d’accesso al mezzo, in ter­mini di livello d’investimento, la bassa pene­tra­zione di altri media, Inter­net incluso, [di]mostra come il pro­blema sia fon­da­men­tal­mente cul­tu­rale, di approccio.

Accesso ai Mezzi Pubblicitari

La comu­ni­ca­zione pub­bli­ci­ta­ria nel nostro Paese ha un domi­na­tore asso­luto: Fivin­vest. L’impresa con­trol­lata dalla fami­glia Ber­lu­sconi ottiene il 36% di tutti gli inve­sti­menti pub­bli­ci­tari above the line in Ita­lia; per con­fronto RAI/Sipra, il secondo ope­ra­tore del mer­cato, ha una quota di un terzo [13,8%].

Quota che sale al 57,2% per quanto riguarda gli inve­sti­menti solo sulla tele­vi­sione [RAI 21,7%, SKY 6%, Telecom/La7 3,9%], enne­sima ano­ma­lia di que­sta nazione se si pensa che in Fran­cia e Regno Unito il primo ope­ra­tore si asse­sta al 43% e negli USA scende addi­rit­tura al 25%.

Distro­sione ancor più pesante poi­chè il gruppo Fini­vest, attra­verso la con­trol­lata Mon­da­dori, detiene anche la lea­der­ship della rac­colta pub­bli­ci­ta­ria nel seg­mento dei perio­dici con ricavi, nel 2011, per 181 milioni di euro pari al 13,8% del totale. Spiega l’Autorità per la garan­zie nelle comu­ni­ca­zioni nel rap­porto che “sif­fatto inef­fi­ciente assetto com­pe­ti­tivo rischia, infatti, di river­be­rarsi sull’intero sistema pub­bli­ci­ta­rio anche in con­si­de­ra­zione dei legami sus­si­stenti con i [mag­giori] cen­tri media. Altre pro­ble­ma­ti­che pre­senti nel mer­cato riguar­dano le stra­te­gie di ven­dita delle inser­zioni [sem­pre da parte di detti sog­getti] e la rile­va­zione delle audience”.

Gli indici di con­cen­tra­zione della tele­vi­sione, for­tu­na­ta­mente, non sono pre­senti negli altri mezzi ad ecce­zione dell’online, anch’esso estre­ma­mente con­cen­trato come vedremo di seguito.

L’assetto com­pe­ti­tivo del mer­cato della pub­bli­cità sui quo­ti­diani è deci­sa­mente più con­cor­ren­ziale con i primi quat­tro ope­ra­tori che deten­gono com­ples­si­va­mente oltre la metà [55%] delle risorse totali. Il prin­ci­pale ope­ra­tore è il Gruppo Edi­to­riale Espresso-Repubblica che rac­co­glie oltre il 20% delle risorse pub­bli­ci­ta­rie, seguono RCS Media­group con una quota di mer­cato supe­riore al 16%, il gruppo Cal­ta­gi­rone con il 10,8%, il Sole 24 Ore con il 7,4%.

Rile­vante la quota di pub­bli­cità locale che pesa quasi il 50% del totale.

Per quanto riguarda Inter­net e la rac­colta pub­bli­ci­ta­ria online il rap­porto, che vi dedica un intero capi­tolo ad hoc [capi­tolo 5], attinge ad infor­ma­zioni che vista la velo­cità, la dina­mi­cità del mezzo se non supe­rate sono deci­sa­mente datate. Ciò non­so­tante, vi sono alcuni aspetti che vale la pena di ripren­dere, di sottolineare.

Una par­ti­co­la­rità dell’Italia è che la frui­zione web si dimo­stra più news orien­ted di quella inter­na­zio­nale con un incre­mento della posi­zione di molti siti di quo­ti­diani ita­liani dal 2009 al 2011, e con un aumento degli indi­ca­tori di traf­fico, che si tra­duce in una cre­scita supe­riore al 40% negli utenti unici men­sili, pari ad un incre­mento di circa il 3% degli inter­nauti, e del 4% del con­sumo medio men­sile per utente [vd. tabella 5.2 a pag 194].

Ten­denza posi­tiva che era già emersa con chia­rezza nel rap­porto 2012 sull’industria dei quo­ti­diani rea­liz­zato dalla FIEG ma che nell’ultimo periodo pare essere carat­te­riz­zato da un calo del numero pagine viste e da una cre­scita espo­nen­ziale del traf­fico video per i siti dei quo­ti­diani online.

I dati della tabella sot­to­ri­por­tata, pur scon­tando, come dicevo, lo scarso aggior­na­mento [incom­pren­si­bile per un rap­porto sti­lato dal giu­gno 2012 in poi che i dati si fer­mino al 2011] evi­den­zia come nelle prime posi­zioni per audience online in Ita­lia non vi siano siti dedi­cati all’informazione, alle noti­zie in senso stretto. Alla luce della recente acqui­si­zione di Vir­gi­lio da parte di Libero il gruppo neo-nato, nascente, sarebbe il primo nel nostro Paese per audience.

Prime 15 società nel web in Italia

Se pen­sando ad Inter­net l’immaginario col­let­tivo tende verso libertà e demo­cra­tiz­za­zione la realtà, almeno dal punto di vista dei ricavi della rac­colta pub­bli­ci­ta­ria rac­conta una sto­ria diversa.

Pur­troppo AGCOM per Goo­gle e Face­book non inse­ri­sce le cifre esatte dei ricavi [e nep­pure per Micro­soft], ma le per­cen­tuali non lasciano dubbi, con l’azienda di Moun­tain View che detiene tra il 40 ed il 60% del totale mer­cato, search + display ovvia­mente. Se Face­book è al secondo posto per audience non altret­tanto avviene per i ricavi che lo col­lo­cano all’ultimo posto tra i big players, dopo RCS Media­group, Espresso-Repubblica e Gruppo Sole24Ore per restare in ambito edi­to­riale [vd tabella 5.7 pag 213].

In con­clu­sione, si può rite­nere che il mer­cato pub­bli­ci­ta­rio on line pre­senti carat­te­ri­sti­che di ele­vata con­cen­tra­zione e di cri­ti­cità con­cor­ren­ziale, anche alla luce delle nume­rose pra­ti­che adot­tate sul mer­cato dall’operatore lea­der, Goo­gle. Stroz­za­ture con­cor­ren­ziali nella rac­colta pub­bli­ci­ta­ria on line che ine­vi­ta­bil­mente deter­mi­nano effetti nega­tivi sia sulla natura stessa, aperta e com­pe­ti­tiva, di inter­net sia sulle infor­ma­zioni e noti­zie a dispo­si­zione di cit­ta­dini e utenti.

In con­clu­sione, il rap­porto, che torno ad invi­tarvi cal­da­mente a leg­gere inte­gral­mente, è la foto­gra­fia di un Paese, il nostro, [a]normale sia sotto il pro­filo della rac­colta pub­bli­ci­ta­ria che della pro­pen­sione alla comu­ni­ca­zione da parte delle imprese. Istan­ta­nea che fa riflet­tere sulle impli­ca­zioni che ha il sistema a due ver­santi dei mezzi di comu­ni­ca­zione e sulla neces­sità di tro­vare nuove fonti di ricavo anche sotto que­sto profilo.

Pubblicato il 15 giugno 2012 by Pier Luca Santoro

Scenario dei Media 2012 — 2016

Se il rap­porto “The medium is the mes­sage*: Outlook for maga­zine publi­shing in the digi­tal age” segna­lato ieri si con­cen­trava sulle evo­lu­zione delle pub­bli­ca­zioni perio­di­che [set­ti­ma­nali e men­sili], la pub­bli­ca­zione, sem­pre da parte di Pri­ceWa­te­rhou­se­Coo­pers, di “Glo­bal enter­tain­ment and media outlook: 2012–2016″ per­mette di veri­fi­care con buona appros­si­ma­zione, trat­tan­dosi di pre­vi­sioni, le ten­denze dell’industria dell’informazione sulle quali vi è stato un fitto con­fronto nei giorni scorsi.

Con­fronto, per chi se lo fosse perso, al quale hanno par­te­ci­pato, in ordine cro­no­lo­gico: Pier Luca San­toro, Giu­seppe Gra­nieriLSDI, Pier Luca San­toro, Giu­seppe Gra­nieri, LSDI, Marco Dal Pozzo, Pier Luca San­toro, Luca De Biase e LSDI.

Il rap­porto rea­liz­zato dalla PWC è rela­tivo sia all’intrattenimento, all’industria del tempo libero nelle sue diverse forme: dalla musica al gioco, che a mezzi di comu­ni­ca­zione. Per bre­vità ed inte­resse mi con­cen­trerò sulle ten­denze emer­genti rela­ti­va­mente al solo com­parto dei media, con par­ti­co­lare atten­zione alle evo­lu­zioni pre­vi­ste per quo­ti­diani e  perio­dici, riman­dan­dovi alla let­tura com­pleta del docu­mento per ulte­riori appro­fon­di­menti su aree di vostro spe­ci­fico interesse.

Lo stu­dio ana­lizza le ten­denze in atto e ne pre­vede le evo­lu­zioni per 48 nazioni del mondo Ita­lia inclusa.

Com­ples­si­va­mente la cre­scita del digi­tale nel medio — lungo periodo, pros­simi 5 anni, appare meno impor­tante di quanto ci si potesse imma­gi­nare pas­sando dalla quota attuale del 28% a quella del 38% nel 2016. I sup­porti, i mezzi tra­di­zio­nali con­ti­nue­ranno anche nel futuro pros­simo a man­te­nere la quota maggioritaria.

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A. I LIBRI:

La metà del mer­cato digi­tale sarà negli USA che arri­verà com­ples­si­va­mente [carta + ebook] a 21mila milioni di dol­lari rispetto agli attuali 19.500 [+7,7%]. In Europa il calo delle ven­dite di libri non sarà sosti­tuito dalla cre­scita del digi­tale. Nel caso dei libri di testo la situa­zione resterà pra­ti­ca­mente uguale.

B. CINEMA:

I ricavi cre­sce­ranno del 3,1%. Il con­sumo casa­lingo di video digi­tali rad­dop­pierà nel pros­simo quin­quen­nio arri­vando a pesare il 36% del totale mer­cato. Lo strea­ming di film on demand [a paga­mento] in Rete supe­rerà il valore delle sot­to­scri­zioni ai canali a pagamento.

C. RADIO:

Il mer­cato radio­fo­nico cre­scerà del 3,5% da qui al 2016. Due terzi dei ricavi del set­tore deri­ve­ranno dalla pub­bli­cità. Radio digi­tali e radio online nonj vedranno cre­scere in maniera signi­fi­ca­tiva le loro reve­nues. Gli abbo­na­menti ai canali radio­fo­nici satel­li­tari saranno quelli con il mag­gior tasso di cre­scita ma man­terr­rano un peso rela­ti­va­mente mode­sto con una quota sul totale del 9,5%.

D. TELEVISIONE:

A livello mon­diale si pre­vede una cre­scita del 6,6% degli inve­sti­menti pub­bli­ci­tari; uno svi­luppo legato all’avanzare della dif­fu­sione di con­te­nuti e pub­bli­cità mul­ti­piat­ta­forma anche su tablet e smart­pho­nes. La tele­vi­sione tra­di­zio­nale, “ter­re­stre”, con­ti­nuerà ad essere qualla che si acca­parra la fetta mag­giore. La Rus­sia supe­rerà l’Italia diven­tando così il mer­cato pub­bli­ci­ta­rio tele­vi­siovo più impor­tante d’Europa.

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E. PUBBLICITA’ ONLINE:

Da qui al 2016 PWC pre­vede una cre­scita del 15,9%. La search a paga­mento con­ti­nuerà ad essere la parte più rile­vante del mer­cato, buona la cre­scita di banner/display gra­zie anche al tempo pas­sato dagli utenti, dalle per­sone, nei diversi social net­work. Nono­stante tassi di ado­zione e pene­tra­zione straor­di­nari per smart­pho­nes e tablet il mobile adver­ti­sing resterà il fana­lino di coda come valori investiti.

Gior­nali e perio­dici, come vedremo più avanti, bene­fi­cie­ranno com­ples­si­va­mente poco della cre­scita degli inve­sti­menti online.

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F. GIORNALI:

Vi è un rap­porto diretto tra dif­fu­sione della banda larga e cir­co­la­zione, ven­dite, dei gior­nali; a minor dif­fu­sione cor­ri­spon­dono mag­giori ven­dite e cre­scita dei ricavi pub­bli­ci­tari e vice­versa. Da que­sto punto di vista l’Italia si trova a metà strada tra le ten­denze degli Stati uniti e Gran Bre­ta­gna e quelle di Argen­tina o India.

In Europa gli abbo­na­menti alla ver­sione digi­tale dei quo­ti­diani rag­giun­ge­ranno una quota signi­fi­ca­tiva nel 2016 com­pen­sando in parte la ten­denza nega­tiva della ver­sione car­ta­cea senza mai però con­sen­tire il ritorno ai livelli ante­ce­denti al 2009. Una pre­vi­sione che potrebbe inco­rag­giare a pun­tare tutto, o quasi, sul let­tore.

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Negli Stati Uniti ral­lenta il calo della rac­colta pub­bli­ci­ta­ria ma la quota dell’online resta asso­lu­ta­mente minoritaria.

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G. PERIODICI:

Si dovrebbe assi­stere ad una sta­bi­liz­za­zione delle ven­dite  anche in Europa, con­ti­nente dove le ven­dite di set­ti­ma­nali e men­sili sono le mag­giori al mondo.

L’area digi­tale tri­pli­che­rebbe addi­rit­tura ma la quota reste­rebbe asso­lu­ta­mente mino­ri­ta­ria con la ver­sione car­ta­cea a farla da padrone ancor­più che per i quotidiani.

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Pare insomma che le mie pre­vi­sioni con­tro­ten­denza di otti­mi­smo e di un futuro anche per la carta ven­gano con­fer­mate nel com­plesso. Resta da lavo­rare, da un lato, sul ruolo di cia­scun for­mato in un’ottica mul­ti­piat­ta­forma di con­ver­genza tra le distinte ver­sioni e, dall’altro lato sull’ottimizzazione nella gestione dell’esistente e all’individuazione di nuove forme di ricavo oltre a ven­dite e pubblicità.

Pubblicato il 6 aprile 2012 by Pier Luca Santoro

La Guerra del Sofà

A par­tire dalla seconda metà del ‘900 il numero di ore tra­scorse davanti al tele­vi­sore dalla popo­la­zione mon­diale è aumen­tato ogni anno, fino a rag­giun­gere il tri­lione. Nel 2009 per la prima volta la cre­scita si è inter­rotta e si è regi­strato un decre­mento per opera delle gene­ra­zioni più gio­vani, che hanno ridotto il tempo tra­scorso in modo pas­sivo a guar­dare quello che scorre sullo schermo e sono pas­sate ai nuovi media interattivi.

Ora, da un lato si assi­ste a moda­lità diverse di guar­dare la tele­vi­sione, come il sistema di rile­va­zione exten­ded screen, che pre­sto verrà intro­dotto anche in Ita­lia da Audi­tel testi­mo­nia,  men­tre dall’altro lato, la visione della tele­vi­sone diviene abbi­nata ad un secondo schermo, sia esso un tablet o uno smart­phone, sul quale ven­gono svolte atti­vità com­ple­men­tari alla visione del pro­gramma, dando luogo a quella che viene defi­nita social TV, o, sem­pre più spesso, ad atti­vità alter­na­tive a quanto in pro­gram­ma­zione, il cosid­detto multitasking.

Se nel caso della social TV que­sto apre oppor­tu­nità di ampli­fi­ca­zione dell’audience e di rela­zione ed inte­ra­zione avan­zata con le per­sone attra­verso le reti sociali, le atti­vità alter­na­tive, il mul­ti­ta­sking amplia lo sce­na­rio in quella che già da tempo, tra gli altri «The New York Times» defi­ni­sce “the sofa war”, la guerra che è tra­sver­sale a tutti i media. Fat­tori che anche il rap­porto “Adspend Fore­cast” di Zenith Opti­me­dia con­ferma ulte­rior­mente spin­gen­domi a par­lare di comu­ni­ca­zione “schermo centrica”.

L’analisi pub­bli­cata da Niel­sen ieri sull’utilizzo di tablet e smart­pho­nes durante la visione della tele­vi­sione ne con­ferma la por­tata anche per quanto riguarda il nostro Paese. Sulla base dei dati ripor­tati,  il 62% dei pos­ses­sori di tablet almeno più volte al mese [29% almeno una volta al giorno] svolge un’altra atti­vità men­tre, teo­ri­ca­mente, guarda la TV, per­cen­tuale che cala di poco, pas­sando al 58% per quanto riguarda coloro che pos­sie­dono uno smartphone.

Si tratta di una varietà di atti­vità che ven­gono svolte sia durante i break pub­bli­ci­tari, minando ulte­rior­mente l’efficacia degli spot, o ren­den­doli più costosi a parità di effi­ca­cia, e dun­que meno effi­cienti, sia durante la visione dei pro­grammi, gene­rando nuove moda­lità di frui­zione dell’informazione, sia essa diret­ta­mente atti­nente ai con­te­nuti del pro­gramma e/o dei prodotti-marchi citati.

Oltre ad una que­stione di atten­zione e del suo valore, pone sem­pre più con­cre­ta­mente la pos­si­bi­lità di uno spo­sta­mento degli inve­sti­menti pub­bli­ci­tari su mobile che potrebbe ulte­rior­mente depri­mere la situa­zione attuale, a dir poco tra­bal­lante.

Per quando attiene diret­ta­mente la tele­vi­sione, la rivo­lu­zione digi­tale scar­dina prin­cipi ed accordi esi­stenti tra pro­prie­tari dei diritti tele­vi­sivi e “riven­di­tori” basati su ter­mini van­tag­giosi per entrambi tra­sfor­mando lo sce­na­rio in una guerra di tutti con­tro tutti. Sce­na­rio che nel nuovo mondo cross mediale e mul­ti­piat­ta­forma si amplia ed ampli­fica ulteriormente.

La guerra del sofà è ini­ziata davvero.

Pubblicato il 14 dicembre 2011 by Pier Luca Santoro

Scenario Pubblicitario & Andamento dei Media

Ini­zia da que­sta set­ti­mana la mia col­la­bo­ra­zione con EJO, Euro­pean Jour­na­lism Obser­va­tory, cen­tro studi non pro­fit dell’Università della Sviz­zera ita­liana nato nel 2004 con la mis­sione di con­tri­buire al miglio­ra­mento qua­li­ta­tivo della pro­fes­sione agendo in stretta rela­zione con le esi­genze di gior­na­li­sti, diret­tori ed edi­tori, avvi­ci­nando così il mondo acca­de­mico della comu­ni­ca­zione a quello dei media.

Pro­prio ai media, all’andamento degli inve­sti­menti pub­bli­ci­tari ed alle pre­vi­sioni di sce­na­rio effet­tuate da Zeni­thOp­ti­me­dia  la scorsa set­ti­mana con «Adspend Fore­cast», è dedi­cato il mio primo arti­colo. I nume­rosi rife­ri­menti all’Europa Orien­tale nel suo insieme ed i det­ta­gli rela­tivi a diverse nazioni, Ita­lia com­presa, con­sen­tono di cir­co­stan­ziare ade­gua­ta­mente gli svi­luppi di cia­scun mezzo in rife­ri­mento a realtà e dina­mi­che a noi più pros­sime di quella statunitense.

Potete leg­gerlo qui. Credo, e spero, possa risul­tare d’interesse.

Pubblicato il 17 agosto 2010 by Pier Luca Santoro

[S]Fiducia nei Media

Gal­lupp, isti­tuto di ricerca sta­tu­ni­tense, il giorno di fer­ra­go­sto ha pub­bli­cato la serie sto­rica aggior­nata del livello di fidu­cia degli Ame­ri­cani nelle noti­zie for­nite dalla tele­vi­sione e dai gior­nali dal 1993 ad oggi.

Attual­mente, come mostra il gra­fico di sin­tesi dei risul­tati del son­dag­gio, meno di un quarto della popo­la­zione ha un livello di fidu­cia buono, o abba­stanza buono, rela­ti­va­mente alle infor­ma­zioni for­nite dalle TV e dai quo­ti­diani del loro paese.

Sono aspetti emersi con chia­rezza ine­qui­vo­ca­bile anche nel nostro paese.

La con­ferma di come la chiave di volta non stia nella tec­no­lo­gia, nel mezzo, ma nel messaggio.

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