tecnologia

Altan Internet
Pubblicato il 8 luglio 2012 by Pier Luca Santoro

Rivedere le Definizioni

Que­sta set­ti­mana sono stati rila­sciati i dati sulla pene­tra­zione dei diversi media in Spa­gna. Il docu­mento di sin­tesi pro­pone l’andamento della pene­tra­zione di cia­scun mezzo dal 1997 ad oggi ed evi­den­zia la caduta della stampa, anche, in Spa­gna sia per quanto riguarda i gior­nali e i loro sup­ple­menti che i perio­dici [men­sili e settimanali].

Tra i diversi mezzi figura, così come avviene anche nel nostro Paese, Inter­net. Una con­ven­zione adot­tata quasi uni­ver­sal­mente che ritengo essere fuor­viante e sin­tomo di quanto sia pro­fonda ancora la distanza dal com­pren­dere la Rete.

Il Web è un media tanto quanto lo è, ad esem­pio, Milano. Una grande città è un agglo­me­rato di per­sone al cui interno vi sono mezzi diversi di comu­ni­ca­zione, si pensi all’outdoor o alla free press locale banal­mente, per sem­pli­cità. Lo stesso avviene per Inter­net che è un ambiente al cui interno vi sono media diversi, gior­nali inclusi, ma NON è un media. Lo spiega per­sino Altan, con il suo solito sapente umo­ri­smo, nella sua vignetta di que­sta set­ti­mana sul «L’Espresso»

E’ asso­lu­ta­mente neces­sa­rio rive­dere le definizioni.

Pubblicato il 6 luglio 2012 by Pier Luca Santoro

L’Evoluzione del Web

Dopo due gior­nate nella splen­dida cor­nice del Cena­colo di Sant’Apollonia a con­fron­tarsi, per con­tra­sto, sul futuro e la soste­ni­bi­lità del gior­na­li­smo digi­tale, l’infografica inte­rat­tiva rea­liz­zata da alcuni com­po­nenti del team di Goo­gle Chrome con il sup­porto di Hype­rakt e Viz­zua­lity, che ne ha curato l’edizione 2012, aiuta ad avere un visione d’insieme dell’evoluzione del Web.

L’infografica mostra sia l’evoluzione dei bro­w­ser e delle tec­no­lo­gie, dal primo http del 1991 al DOM Muta­tion Obser­ver dei giorni nostri, che lo svi­luppo di Inter­net in ter­mini di ter­mini di traf­fico mon­diale [in peta­byte al mese — che con­sente di sapre che se i dati fos­s­sero con­ser­vati su dei DVD copri­reb­bero la distanza tra la Terra e la Luna] e di utenti della Rete a livello mon­diale [2,27 miliardi attual­mente]. Gra­zie all’interattività, pas­sando il mouse sopra, ven­gono rive­lati i det­ta­gli e spie­gate sin­te­ti­ca­mente cia­scuna delle voci segnalate.

Splen­dida rea­liz­za­zione che, tra le diverse cose che inse­gna, evi­den­zia come Inter­net sia un ambiente e non un mezzo come viene spesso erro­nea­mente defi­nito. Ancora una volta la distin­zione non è solo semantica.

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Pubblicato il 12 agosto 2011 by Pier Luca Santoro

Botta & Risposta

Nel suo inter­vento al par­la­mento, il pre­mier con­ser­va­tore inglese, David Came­ron, illu­strando le deci­sioni prese per inter­rom­pere la serie di rivolte che hanno inve­stito molte città del Regno Unito, ha ven­ti­lato l’ipotesi di sospen­sione dei social net­work, iden­ti­fi­cati come stru­mento di rivolta, in caso di disordini.

Forse anche a causa dello scon­tro in atto tra Governo e forze dell’ordine bri­tan­ni­che, gli risponde Peter Fahy, Capo della Poli­zia di Man­che­ster, che social media e social net­work sono stati di grande aiuto alla polizia.

Botta e risposta.

Pubblicato il 9 agosto 2011 by Pier Luca Santoro

Il Mezzo NON è il Messaggio

Il quo­ti­diano tori­nese La Stampa sta­mane, in uno degli arti­coli dedi­cati agli scon­tri in atto da tre giorni in Inghil­terra, titola: “Lon­dra, la rivolta corre su Twit­ter”, lasciando inten­dere  che il tam tam sui social net­work sia respon­sa­bile dei fatti.

E’ oppor­tuno spe­ci­fi­care che si tratta, ad essere bene­voli, di un’inesattezza, poi­chè in realtà il mezzo pre­va­len­te­mente uti­liz­zato dai gio­vani per coor­di­narsi è stato il Blac­k­Berry Mes­san­ger, ser­vi­zio di mes­sag­ge­ria istan­ta­nea che non è pos­si­bile clas­si­fi­care come social network.

Ciò pre­messo, in que­ste ore i cit­ta­dini bri­tan­nici stanno uti­liz­zando i social media ed i social net­work esat­ta­mente in maniera opposta.

Sotto la deno­mi­na­zione di «Riot Clean Up» è un fio­rire di ini­zia­tive spon­ta­nee delle diverse comu­nità di resi­denti che si orga­niz­zano e coor­di­nano attra­verso distinte moda­lità e mezzi, sfrut­tando la Rete, per rista­bi­lire una situa­zione di normalità.

Si va dalle com­mu­nity che si danno appun­ta­mento per pulire i quar­tieri deva­stati, alle pagine su Face­book desti­nate al mede­simo scopo o, addi­rit­tura, per segna­lare con foto e video atti di van­da­li­smo ed autori; com­pito al quale è dedi­cato anche un micro­blog su Tum­blr così come avviene con Flickr.

Si tratta di una ten­denza pre­sente anche su Twit­ter dove i mes­saggi a favore della puli­zia [#riot­clea­nup] hanno quasi pareg­giato quelli di nar­ra­zione, più o meno rea­li­stica e più o meno par­ti­giana su, come ven­gono chia­mati in inglese, i riots [#londonriots].

Il mezzo non è il messaggio.

Per appro­fon­dire: 1234

Pubblicato il 9 agosto 2011 by Pier Luca Santoro

Radio Clash

The Clash sono stati uno dei gruppi più rap­pre­sen­ta­tivi del punk rock bri­tan­nico. Clash, per chi non lo sapesse, signi­fica scon­tro, con­flitto, ma anche frastuono.

L’associazione tra il nome del gruppo e gli eventi di que­sti ultimi tre giorni in Gran Bre­ta­gna mi è stata natu­rale, spontanea.

Uno dei loro tanti suc­cessi dell’epoca è stato “This Is Radio Clash” men­tre deci­sa­mente meno noto, come spesso avviene, il lato B del sin­golo inti­to­lato più sem­pli­ce­mente “Radio Clash”. Della stessa iden­tica durata e con­ce­piti come sin­gola entità, come se il secondo fosse una con­ti­nua­zione del primo pezzo, nelle inten­zioni della band bri­tan­nica. Men­tre il più noto ini­zia con “This is Radio Clash on pirate satel­lite, Orbi­ting your living room, cashing in the bill of rights”, l’altro apre così: “This is Radio Clash resu­ming of tran­smis­sion, bea­ming from the moun­tain tops using aural ammunition”.

Testi che ben si adat­tano, descri­ven­dola per tra­slato, alle tec­no­lo­gie ed alle moda­lità di comu­ni­ca­zione uti­liz­zate dai gio­vani delle peri­fe­rie delle città inglesi per coor­di­narsi nell’azione.

Azioni che in que­sto caso non hanno visto in Twit­ter il mezzo di coor­di­na­mento, come avve­nuto in altre occa­sioni, ma indub­bia­mente stru­mento di ampli­fi­ca­zione ed anche di repor­ting dei fatti.

Sulle solu­zioni poten­ziali per distin­guere il rumore di fondo dalle noti­zie e su come il citi­zen jour­na­lism via Twit­ter possa diven­tare effet­ti­va­mente una fonte accre­di­tata di infor­ma­zioni tutti da leg­gere gli spunti di Mar­tin Bryant dagli spazi di TNW.

Pubblicato il 9 gennaio 2011 by Pier Luca Santoro

Con gli Occhi dei Bambini

Cyber­presse, quo­ti­diano on line cana­dese in lin­gua fran­cese, ha svolto un’inchiesta presso una scuola del paese con un panel group di bam­bini ai quali è stato chie­sto di indo­vi­nare cosa fos­sero alcuni oggetti della tec­no­lo­gia degli anni 80 e 90.

Come mostra il video, dischi in vinile, tele­fono a disco, game boy e floppy disc sono oggetti miste­riosi d’antiquariato.

Uno spac­cato sulla velo­cità del cam­bia­mento e la rimo­zione della memo­ria che fa riflettere.

[Via]