tablets

Pubblicato il 15 dicembre 2012 by Pier Luca Santoro

Canta che ti Passa?

Se solo una set­ti­mana era stata l’intera reda­zione del «Finan­cial Times Deu­tschland» a salu­tare nel giorno della chiu­sura del quo­ti­diano con irri­ve­renti rive­renze e una prima pagina il cui colore domi­nante era il sim­bolo di un futuro nero, è ora quella del «The Daily», il quo­ti­diano per tablet lan­ciato in pompa magna da Mur­doch che con oggi cessa le pub­bli­ca­zioni, a dire addio ai pro­pri lettori.

La nota dif­fusa dai ver­tici azien­dali non chia­ri­sce quante delle 120 per­sone che lavo­ra­vano al pro­getto per­de­ranno il posto di lavoro e quanti saranno invece rias­sor­biti al «New York Post», sem­pre di News Cor­po­ra­tion e col­lo­cato nel mede­simo edi­fi­cio, e i dipen­denti allora dif­fon­dono su You­Tube “Karaoke the News: So Long, Farewell” in cui can­tano il loro addio, il loro spe­ran­zoso arrivederci:

We’re done and gone  — Siamo finiti e spac­ciati
We gave it a good try — Abbiamo dato una buona prova

So long, farewell — Addio, arri­ve­derci
We’re try­ing not to cry — Stiamo cer­cando di non pian­gere
[I need to leave, There’s some­thing in my eye] — [Ho biso­gno di andar via, C’è qual­cosa nel mio occhio]

So long, farewell — Addio, arri­ve­derci
It was one crazy ride — E’ stata una folle giostra

So long, farewell, we need to dull the pain — Addio, arri­ve­derci, dob­biamo intor­pi­dire il dolore
I know a way, let’s drink some cheap Cham­pa­gne — Cono­sco un modo, andiamo a bere un po’ di Cham­pa­gne a buon mercato

Anche se cer­cano di scher­zarci sopra tra­spare l’amarezza ed è chiaro che in quest’occasione can­tare non basterà. Spe­riamo serva almeno da lezione.

Tablet User Share UE5
Pubblicato il 6 dicembre 2012 by Pier Luca Santoro

Sorpresa?

Le ven­dite di abbo­na­menti a quo­ti­diani e perio­dici su tablet non can­ni­ba­liz­zano il for­mato car­ta­ceo ma addi­rit­tura lo alimentano.

Que­sto è quanto emerge da una ricerca pub­bli­cata da The Pro­fes­sio­nal Publi­shers Asso­cia­tion [PPA], asso­cia­zione inglese che riu­ni­sce oltre 200 edi­tori di testate sia con­su­mer che professionali.

La ricerca iden­ti­fica una cor­re­la­zione posi­tiva tra la rea­der­ship su tablet e qualla sulla carta. Emerge infatti come il 96% di coloro che pos­sie­dono un tablet abbiano letto nell’ultimo anno una pub­bli­ca­zione car­ta­cea con­tro una media nazio­nale dell’80%. La PPA sostiene che men­tre è cre­scente l’interesse verso il for­mato digi­tale i let­tori con­ti­nuano a volere entrambi i formati.

Spiega Marius Cloete, respon­sa­bile dellla ricerca, che “i pos­ses­sori di tablet hanno una pro­ba­bi­lità mag­giore rispetto alla media di aver letto una rivi­sta — su carta — negli ultimi 3 mesi, dis­si­pando il mito che i pos­ses­sori di tablet stiano abban­do­nando la carta a favore del digi­tale. Al con­tra­rio le due piat­ta­forme si com­bi­nano per ampliare il reper­to­rio di lettura”.

La ricerca con­ferma la “lean back expe­rience”, già nota nell’utilizzo dei tablet, la cui frui­zione è pre­va­len­te­mente dome­stica con il 73% delle peraone che lo usa a letto ed il 96% sul divano, un’abitudine di con­sumo molto simile a quella di rivi­ste e giornali.

Al tempo stesso eMar­ke­ter ha dif­fuso i dati con­so­li­dati e le sue pro­ie­zioni sino al 2015 per la pene­tra­zione dei tablet nella UE5 che include il nostro Paese.

Se attual­mente in Ita­lia circa il 20% degli utenti di Inter­net uti­liz­zano un tablet, gra­zie alla con­di­vi­sione del device tra più per­sone in ambito dome­stico, [Human Hig­way stima in 4 milioni di per­sone gli uti­liz­za­tori di tablet nel nostro Paese e due milioni di pezzi in cir­co­la­zione] tale per­cen­tuale dovrebbe arri­vare al 46% nel 2015.

Una cre­scita espo­nen­ziale, sep­pure con un trend in ral­len­ta­mento dal 2013 rispetto ai due anni pre­ce­denti, che comun­que ci vede die­tro allo svi­luppo pre­vi­sto per Fran­cia, Ger­ma­nia e Regno Unito.

Quanto que­sto aiu­terà i ricavi del com­parto edi­to­riale è ovvia­mente tutt’altro discorso, ma quello che appare con­fer­mato è la neces­sità di lavo­rare in ter­mini di inte­gra­zione e com­ple­men­ta­rietà delle diverse piat­ta­forme. Enne­sima lezione che viene dal fal­li­mento, dalla chiu­sura del «The Daily» che invece, tra le altre cose, era mono-formato.

Sor­presi?

Tablet User Share UE5

Sul tema «The Eco­no­mist», pro­prio nello spa­zio dedi­cato spe­ci­fi­ca­ta­mente alla “lean back expe­rience”, segnala quelle che secondo The Eco­no­mist Group e the Pew Research Center’s Pro­ject for Excel­lence in Jour­na­lism sono le migliori info­gra­fi­che sul con­sumo di noti­zie in mobilità.

Top Attività Possessori Tablets
Pubblicato il 23 ottobre 2012 by Pier Luca Santoro

Quale Impatto dai Tablet per l’Industria dell’Informazione?

Nell’appuntamento set­ti­ma­nale con la mia rubrica per l’European Jour­na­lism Obser­va­tory, par­tendo dai risul­tati di un’indagine con­dotta da com­Score sulla rea­der­ship di quo­ti­diani e pub­bli­ca­zioni perio­di­che da parte dei pos­ses­sori di tablet e dallo stu­dio con­dotto da Poyn­ter, che con la tec­nica dell’eyetracking ha esa­mi­nato come le per­sone leg­gono le noti­zie sui tablet, si ana­liz­zano i nodi cru­ciali delle attese dell’industria dell’informazione, sin qui tra­dite, rela­ti­va­mente a que­sto device.

Una plu­ra­lità di cause e con­cause che [di]mostrano come, anche in que­sto caso, la distanza tra le attese di pro­fitto da parte delle testate, dei gior­nali, gra­zie ai tablet e la realtà passi per un per­corso che è ancora una volta meno lineare e scon­tato di quanto molti ini­zial­mente supponevano.

Se non lo avete già letto potete farlo QUI.

Suc­ces­si­va­mente alla pub­bli­ca­zione del suc­ci­tato arti­colo, Goo­gle ha dif­fuso i risul­tati di una ricerca sul tema.

“Under­stan­ding Tablet Use: A Multi-Method Explo­ra­tion”, ricerca qua­li­ta­tiva che esplora quali atti­vità siano svolte pre­va­len­te­mente dai pos­ses­sori di tablets ed in quali luo­ghi si svolgano.

Emerge come la casa sia il luogo di pre­va­lente uti­lizzo, ed in par­ti­co­lare men­tre si è in pol­trona, spesso in abbi­na­mento con la visione tele­vi­siva, o a letto, con­fer­mando come si tratti essen­zial­mente di un atti­vità serale e legata allo svago.

Si con­ferma che per i pos­ses­sori di tablets le atti­vità prin­ci­pali siano la let­tura della posta elet­tro­nica [84,8% dei par­te­ci­panti], il gioco [51,5%] ed i social net­work [57,6%]. La let­tura delle noti­zie è un’attività che, pur coin­vol­gendo un numero rela­ti­va­mente alto di per­sone [45,5%], viene effet­tuata con una fre­quenza molto ridotta, bassa, come già emer­geva dalla ricerca di comScore.

Enne­sima evi­denza che nel com­plesso l’informazione non rie­sce ad atti­rare in maniera signi­fi­ca­tiva coloro che pos­sie­dono un tablet  e che, ahimè, su que­ste basi sarà com­ples­si­va­mente estre­ma­mente impro­ba­bile che vi sia nel breve periodo un incre­mento impor­tante di coloro che dun­que si ren­de­ranno dispo­ni­bili a pagare le app delle testate.

Non ditelo a Tina Brown ed allo staff [o almeno a quelli che rimar­ranno] di New­sweek, mi raccomando.

Pubblicato il 6 agosto 2012 by Pier Luca Santoro

Redditività Inapplicabile

Che le spe­ranze di otte­nere red­di­ti­vità ragio­ne­vole, o addi­rit­tura di repli­care il modello di busi­ness dei gior­nali tra­di­zio­nali gra­zie ad appli­ca­zioni dedi­cate per tablet, fos­sero mal ripo­ste è una tesi che il sot­to­scritto sostiene da tempo.

Alle voci di chiu­sura del «The Daily» di Rupert Mur­doch solo poche set­ti­mane fa, in attesa di una deci­sione finale sul destino del primo quo­ti­diano solo per tablet agli inizi di novem­bre, a fine luglio si è aggiunta la cer­tezza di una ridu­zione di un terzo delle per­sone che vi lavo­rano [50 su un totale di 170] e del taglio di alcune sezioni del quo­ti­diano digitale.

Adesso, dopo solo cin­que set­ti­mane dal lan­cio di «Huf­fing­ton», il maga­zine per iPad del «The Huf­fing­ton Post», pre­sen­tato non solo come rac­colta del meglio del quo­ti­diano all digi­tal inter­na­zio­nale ma come rivi­sta a sè stante con con­te­nuti esclu­sivi non dispo­ni­bili online e posto in ven­dita a 1,99 $ al mese e/o 19,99 $ all’anno, diventa gra­tuito basando le attese, le spe­ranze di red­di­vità solo sulla pubblicità.

[tweet https://twitter.com/Huffington/status/232099004488495104 align=‘center’ lang=‘it’]

Secondo quanto ripor­tato, sin ora, sono stati effet­tuati 115mila down­loads dell’applicazione, ma con­si­de­rando che il pac­chetto pre­ve­deva il primo mese gra­tuito non è chiaro quanti abbiano, fino alle deci­sione di ren­derlo gra­tis per­ma­nen­te­mente, effet­ti­va­mente pagato per la rivista.

Non pare essere sol­tanto un pro­blema di carat­te­ri­sti­che dei pro­dotti edi­to­riali sin qui lan­ciati, che se clas­si­fi­cati sulla base degli attri­buti del modello di Kano si posi­zio­ne­reb­bero sicu­ra­mente nel qua­drante basso, ma di bassa pro­pen­sione a pagare sia per minore inte­resse verso le noti­zie rispetto ad altre cate­go­rie da parte dei pos­ses­sori di tablet che, più in gene­rale, per con­te­nuti che sono vis­suti come repe­ri­bili altrove gratuitamente.

Aspetti che, come giu­sta­mente sostiene Mathew Ingram, sono da inqua­drare in un pano­rama più ampio in cui social media e aggre­ga­tori di prima e seconda gene­ra­zione non ren­dono inte­res­sante per le per­sone, ancor meno se a paga­mento, l’applicazione dedi­cata della sin­gola testata.

Le spe­ranze di recu­pero di ricavi attra­verso le app sono deci­sa­mente ridotte, o nulle, e per­sino al «Finan­cial Times», che recen­te­mente ha annun­ciato il sor­passo delle copie digi­tali rispetto alla carta,  il suc­cesso è dovuto essen­zial­mente a due fat­tori: forte spe­cia­liz­za­zione e valore dei con­te­nuti com­bi­nata con una gran­dis­sima atten­zione, in ter­mini di moni­to­rag­gio, delle infor­ma­zioni otte­nute gra­zie al trac­king dell’utenza online. Una ricetta di suc­cesso che non si basa esclu­si­va­mente sul digi­tale ma che come ricorda John Rid­ding, CEO del quo­ti­diano finanziario-economico, si fonda su un approc­cio di distri­bu­zione dei con­te­nuti mul­ti­piat­ta­forma carta inclusa.

La distri­bu­zione dif­fusa e la con­ver­genza, la capa­cità di dare signi­fi­cato ad ogni for­mat, ad ogni device, ancora una volta incluso il sup­porto car­ta­ceo, sono il bina­rio da seguire senza cul­larsi esclu­si­va­mente nella tabletmania.

Pubblicato il 13 maggio 2012 by Pier Luca Santoro

Il Futuro delle Notizie Secondo Google

Richard Gin­gras, respon­sa­bile di Goo­gle News, in un suo recente speech ad Har­vard a tutto campo sul futuro delle noti­zie, dell’informazione. Da leg­gere con grande attenzione.

Per­so­nal­mente mi ha par­ti­co­lar­mente col­pito la parte sul ruolo asso­lu­ta­mente decre­scente, in ter­mini di impor­tanza nella strut­tu­ra­zione, nel design del sito web dei quo­ti­diani online, della home page ed, ovvia­mente, la parte di ana­lisi sul cam­bia­mento delle moda­lità di distri­bu­zione dei con­te­nuti non­chè dell’advertsing.

Magi­strale l’analisi di come i tablet NON sal­ve­ranno l’industria dell’informazione:

[The iPad is] a fatal distrac­tion for media com­pa­nies. Too many publi­shers loo­ked at the tablet as the road home to their maga­zine for­mat, sub­scrip­tion model, and expen­sive full-page ads. The for­mat of a sin­gle device does not change the fun­da­men­tal eco­sy­stem under­neath it, and this shiny tablet has taken media com­pa­nies’ eyes off of the ball..

Sem­pre Gin­gras, inter­vi­stato da «El Pais», parla della neces­sità dei cam­bia­menti orga­niz­za­tivi, del muta­mento del ruolo dei gior­na­li­sti e di come [ri]costruire un rap­porto di fidu­cia tra infor­ma­zione e persone.

Emerge, o meglio si con­ferma, come sia neces­sa­rio con­ver­sare di più e pon­ti­fi­care di meno.

Vale per l’industria dell’informazione ma non solo.

Ne parla, anche, Gigaom.

Pubblicato il 17 aprile 2012 by Pier Luca Santoro

Digital Media 2012

La Doxa, tra la fine di feb­braio e l’inizio di marzo di quest’anno, ha con­dotto un’indagine il cui l’obiettivo era di veri­fi­care l’utilizzo e la sovrap­po­si­zione dei dispo­si­tivi di prin­ci­pale inte­resse per le atti­vità svolte online.

La ricerca con meto­do­lo­gia CAWI [Com­pu­ter Assi­sted Web Inter­viewing] ha coin­volto un cam­pione di mille casi, rap­pre­sen­ta­tivi degli utenti Inter­net dai 16 ai 65 anni per le varia­bili di sesso, classi di età ed area geo­gra­fica, ed un sovra-campionamento di 236 Tablet-users. L’istituto di ricerca sul totale dei 1236 casi cal­cola un mar­gine di errore del 2,89%, al livello di con­fi­denza del 95%; affi­da­bi­lità che visti i numeri in gioco scende per quanto riguarda i soli uti­liz­za­tori di tablets.

I risul­tati dello stu­dio, “Digi­tal Media 2012″, la cui fina­lità è pro­mo­zio­nale rispetto ai ser­vizi offerti da Doxa, sono stati rias­sunti in un’infografica che ne sin­te­tizza le prin­ci­pali evi­denze emergenti.

Le word cloud, le nuvole di parole poste a lato di cia­scun dispo­si­tivo con­fer­mano tra­sver­sa­lità e rile­vanza dei social net­work la cui frui­zione è oriz­zon­tale rispetto ad ogni device. Per smart­pho­nes e tablets è forte l’associazione con esi­bi­zione di sta­tus sym­bol come il ter­mine “alla moda” richiama immediatamente.

Il focus sugli uti­liz­za­tori di tablets a livello socio-demografico evi­den­zia una decisa pre­va­lenza di uomini e della fascia d’età com­presa tra i 35 ed i 44 anni. Chi pos­siede un tablet ovvia­mente mostra una ten­denza supe­riore alla media per la navi­ga­zione su inter­net, che comun­que ha una fre­quenza quo­ti­diana per meno della metà del cam­pione, e una rela­tiva mag­gior pro­pen­sione alla visione di noti­zie non meglio spe­ci­fi­cate. Com’era natu­rale atten­dersi, l’approccio alla navi­ga­zione è più vola­tile ed il tempo di navi­ga­zione per pos­ses­sori tablets, ed ancor più di smart­pho­nes, è deci­sa­mente ridotto rispetto a quello da per­so­nal com­pu­ter, sia esso fisso o portatile.

Si evi­den­zia, si con­ferma, come era già emerso da pre­ce­denti inda­gini, che il tablet sia stru­mento da sofà serale, se non addi­rit­tura da letto, con il 22% dei pos­ses­sori che dichiara di uti­liz­zarlo più della tele­vi­sione ma meno del pc fisso.

Sulla base dei dati dispo­ni­bili, è ragio­ne­vole ipo­tiz­zare che i tablet che sono stati ven­duti sin ora siano orien­ta­ti­va­mente 1.380.000; una dimen­sione non tra­scu­ra­bile ma cer­ta­mente ancora estre­ma­mente ridotta.

L’opportunità pre­va­lente allo stato attuale non pare quella di mone­tiz­zare la ven­dita di con­te­nuti, gli abbo­na­menti alle edi­zioni digi­tali dei quo­ti­diani, bensì di creare una sovrap­po­si­zione ed un rin­forzo delle cam­pa­gne per chi uti­lizza l’intero ven­ta­glio di mezzi a dispo­si­zione in ambito promo-pubblicitario, visto che dif­fi­cil­mente un mezzo “can­ni­ba­lizza” gli altri, con i let­tori che spesso si duplicano.

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Pubblicato il 6 aprile 2012 by Pier Luca Santoro

La Guerra del Sofà

A par­tire dalla seconda metà del ‘900 il numero di ore tra­scorse davanti al tele­vi­sore dalla popo­la­zione mon­diale è aumen­tato ogni anno, fino a rag­giun­gere il tri­lione. Nel 2009 per la prima volta la cre­scita si è inter­rotta e si è regi­strato un decre­mento per opera delle gene­ra­zioni più gio­vani, che hanno ridotto il tempo tra­scorso in modo pas­sivo a guar­dare quello che scorre sullo schermo e sono pas­sate ai nuovi media interattivi.

Ora, da un lato si assi­ste a moda­lità diverse di guar­dare la tele­vi­sione, come il sistema di rile­va­zione exten­ded screen, che pre­sto verrà intro­dotto anche in Ita­lia da Audi­tel testi­mo­nia,  men­tre dall’altro lato, la visione della tele­vi­sone diviene abbi­nata ad un secondo schermo, sia esso un tablet o uno smart­phone, sul quale ven­gono svolte atti­vità com­ple­men­tari alla visione del pro­gramma, dando luogo a quella che viene defi­nita social TV, o, sem­pre più spesso, ad atti­vità alter­na­tive a quanto in pro­gram­ma­zione, il cosid­detto multitasking.

Se nel caso della social TV que­sto apre oppor­tu­nità di ampli­fi­ca­zione dell’audience e di rela­zione ed inte­ra­zione avan­zata con le per­sone attra­verso le reti sociali, le atti­vità alter­na­tive, il mul­ti­ta­sking amplia lo sce­na­rio in quella che già da tempo, tra gli altri «The New York Times» defi­ni­sce “the sofa war”, la guerra che è tra­sver­sale a tutti i media. Fat­tori che anche il rap­porto “Adspend Fore­cast” di Zenith Opti­me­dia con­ferma ulte­rior­mente spin­gen­domi a par­lare di comu­ni­ca­zione “schermo centrica”.

L’analisi pub­bli­cata da Niel­sen ieri sull’utilizzo di tablet e smart­pho­nes durante la visione della tele­vi­sione ne con­ferma la por­tata anche per quanto riguarda il nostro Paese. Sulla base dei dati ripor­tati,  il 62% dei pos­ses­sori di tablet almeno più volte al mese [29% almeno una volta al giorno] svolge un’altra atti­vità men­tre, teo­ri­ca­mente, guarda la TV, per­cen­tuale che cala di poco, pas­sando al 58% per quanto riguarda coloro che pos­sie­dono uno smartphone.

Si tratta di una varietà di atti­vità che ven­gono svolte sia durante i break pub­bli­ci­tari, minando ulte­rior­mente l’efficacia degli spot, o ren­den­doli più costosi a parità di effi­ca­cia, e dun­que meno effi­cienti, sia durante la visione dei pro­grammi, gene­rando nuove moda­lità di frui­zione dell’informazione, sia essa diret­ta­mente atti­nente ai con­te­nuti del pro­gramma e/o dei prodotti-marchi citati.

Oltre ad una que­stione di atten­zione e del suo valore, pone sem­pre più con­cre­ta­mente la pos­si­bi­lità di uno spo­sta­mento degli inve­sti­menti pub­bli­ci­tari su mobile che potrebbe ulte­rior­mente depri­mere la situa­zione attuale, a dir poco tra­bal­lante.

Per quando attiene diret­ta­mente la tele­vi­sione, la rivo­lu­zione digi­tale scar­dina prin­cipi ed accordi esi­stenti tra pro­prie­tari dei diritti tele­vi­sivi e “riven­di­tori” basati su ter­mini van­tag­giosi per entrambi tra­sfor­mando lo sce­na­rio in una guerra di tutti con­tro tutti. Sce­na­rio che nel nuovo mondo cross mediale e mul­ti­piat­ta­forma si amplia ed ampli­fica ulteriormente.

La guerra del sofà è ini­ziata davvero.

Pubblicato il 17 gennaio 2012 by Pier Luca Santoro

Senza Mani

Joseph Her­scher ha rea­liz­zato un con­ge­gno, un macc­chi­na­rio che com­pie 19 azioni con il fine ultimo di girare senza l’utilizzo delle mani la pagina del quo­ti­diano che sta leg­gendo. Il video sot­to­ri­por­ta­tato ne mostra il cli­clo com­pleto della sequenza di fun­zio­na­mento ed il det­ta­glio delle azioni.

Pare deci­sa­mente più fun­zio­nale e fun­zio­nante della mag­gior­parte delle appli­ca­zioni rea­liz­zate dagli edi­tori per digi­ta­liz­zare i con­te­nuti delle loro pub­bli­ca­zioni che, secondo quanto riporta «Ad Age», risul­tano essere affette da tanto diverse quanto nume­rose mul­fun­zio­na­menti che nel 45% dei casi minano seria­mente l’esperienza di let­tura digitale.

Sin ora, meglio senza mani.

Pubblicato il 7 gennaio 2012 by Pier Luca Santoro

El Pais Spinge sull’Acceleratore a Tutta Tavoletta?

«El Pais» lan­cia, da domani dome­nica 8 gen­naio, una pro­mo­zione per otte­nere un tablet a soli 119€.

L’obiettivo par­rebbe chiaro: spin­gere l’edizione digi­tale per que­sto tipo di device del quo­ti­diano. Infatti in abbi­nata, come avviene anche per altri gior­nali, viene offerto un mese di accesso gra­tuito a tutte le pub­bli­ca­zione del gruppo Prisa, l’impresa edi­to­riale che con­trolla il quo­ti­diano in que­stione, sulla piat­ta­forma che rag­gruppa diverse testate ed edi­tori in Spagna.

La pro­mo­zione, oltre ad avere una mec­ca­nica di rac­colta punti lunga e ecces­si­va­mente com­plessa, si pre­sta a fide­liz­zare il let­tore all’edicola poi­chè pre­vede la rac­colta di 45 punti da domani sino al 22 di marzo e, da quel giorno, la con­se­gna del tanto desi­de­rato tablet presso il pro­prio gior­na­laio di fidu­cia. E’ stato fis­sato in 30mila il numero mas­simo di sup­porti che ver­ranno dati in totale a que­ste condizioni.

Nel com­plesso sem­bra più un esca­mo­tage, male archi­tet­tato, per trai­nare la dif­fu­sione su carta che, come par­rebe a prima vista, di pro­mo­zio­nare la pro­pria ver­sione digitale.

Non resta che augu­rarsi che sia dav­vero così, poi­chè, come emerge da “State of the Media 2011″, reso pub­blico ieri da Niel­sen, anche valu­tando le inten­zioni d’acquisto, che l’esperienza inse­gna neces­si­tano sem­pre di un’ampia tara­tura, non pare che i tablet abbiano pro­spet­tive di grande espan­sione nel breve periodo in Europa. Se su quella base, inol­tre, si cal­co­lasse quanti sono i poten­ziali sot­to­scrit­tori di un abbo­na­mento a paga­mento ad un quo­ti­diano digi­tale, non risul­te­rebbe dif­fi­cile sta­bi­lire quanto esi­gue siano per i pros­simi tre anni almeno i ricavi che pos­sono derivarne.

Per l’iPad e l’iperconsumatore gli edi­tori devono ancora met­tersi in lista d’attesa.

Fonte: Niel­sen State of the Media 2011 — Con­su­mer Usage Report

Pubblicato il 15 dicembre 2011 by Pier Luca Santoro

Audience: La Massa Intelligente

«The Eco­no­mist» è uno dei rari casi di suc­cesso nel pano­rama edi­to­riale attuale. Ricavi e pro­fitti in cre­scita costan­te­mente negli ultimi cin­que anni con  incre­menti a dop­pia cifra anche in ambito digi­tale sia per quanto riguarda le reve­nues pub­bli­ci­ta­rie che le sot­to­scri­zioni che hanno recen­te­mente rag­giunto quota 100mila abbo­nati. Un suc­cesso che non pre­scinde dall’edizione tra­di­zio­nale car­ta­cea che cre­sce nella prima meta del 2011 del 3% e rag­giunge quasi 1,5 milioni di copie vendute.

La pre­sen­ta­zione “Lean back media: the shock of the old”, pub­bli­cata pochi giorni fa dal set­ti­ma­nale bri­tan­nico è ricca di dati sulla let­tura digi­tale e, soprat­tutto, di spunti di rifles­sione sulle evo­lu­zioni in corso.

Oltre a con­fer­mare abi­tu­dini di let­tura dei pos­ses­sori di tablets, che erano già emerse da inda­gini pre­ce­denti,  si evi­den­zia altret­tanto quella che poi è la tema­tica che for­ni­sce il titolo dello sli­de­show: un ritorno alle ori­gini, alla let­tura in pol­trona nell’era — in pro­spet­tiva — post per­so­nal com­pu­ter. Ele­mento che la pre­sen­ta­zione cico­scrive al bino­mio carta stam­pata — digi­tale ma che in realtà amplia lo sce­na­rio in quella che già da tempo, tra gli altri «The New York Times» defi­ni­sce “the sofa war”, la guerra che è tra­sver­sale a tutti i media. Si tratta di fat­tori che anche il rap­porto “Adspend Fore­cast” di Zenith Opti­me­dia con­ferma ulte­rior­mente spin­gen­domi a par­lare di comu­ni­ca­zione “schermo centrica”.

La pre­sen­ta­zione [sli­des 27 — 35] stra­ti­fica l’audience seg­men­tan­dola in tre grandi com­parti: elite media, mass intel­li­gence e mass media. Si tratta, forse, dell’aspetto più inte­res­sante che sta a sot­tin­ten­dere l’esistenza di un gruppo di per­sone, la massa intel­li­gente, suf­fi­cien­te­mente ampio ed altret­tanto evo­luto che può rap­pre­sen­tare il nucleo cen­trale di rife­ri­mento per con­te­nuti di valore non mas­si­fi­cati. Defi­ni­zione inte­res­sante che stride con il per­du­rare della con­sue­tu­dine nell’utilizzo del ter­mine audience che, al pari di tar­get, andrebbe rivi­sto. Non si tratta solo di un pro­blema seman­tico, ovviamente.

Ven­gono descritte, con buona sin­tesi ed altret­tanta effi­ca­cia, l’impatto delle nuove abi­tu­dini di let­tura sullla pro­du­zione di con­te­nuti e sui modelli di busi­ness soste­ni­bli. Risulta evi­dente come il suc­cesso di «The Eco­no­mist» non sia un gioco a somma zero ma bensì di un caso nel quale il digi­tale si somma alla carta che, comun­que, con­ti­nua a rap­pre­sen­tare la stra­grande mag­gio­ranza delle copie ven­dute in un rap­porto di circa 15 a 1, come si evi­den­zia alla slide 59.

Inte­res­sante, in ter­mini di sin­tesi e spunto di rifles­sione, il nuovo mar­ke­ting mix, le nuove  “5P” del mar­ke­ting pro­po­ste nella dia­po­si­tiva 64.

Una case history dav­vero di grande valore per la capa­cità dimo­strata di rea­liz­zare la tanto auspi­cata con­ver­genza edi­to­riale e ren­derla soste­ni­bile eco­no­mi­ca­mente. Ele­menti che, senza nulla togliere, vanno con­te­stua­liz­zati rispetto alla dif­fu­sione mon­diuale del set­ti­ma­nale in que­stione ed alla qua­lità indi­scussa dei con­te­nuti. Fat­tori distin­tivi non tra­scu­ra­bili che non sono ovvia­mente alla por­tata di tutte le testate editoriali.

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