tablets

Posted on 15 dicembre 2012 by Pier Luca Santoro

Canta che ti Passa?

Se solo una set­ti­mana era stata l’intera reda­zione del «Finan­cial Times Deu­tschland» a salu­tare nel giorno della chiu­sura del quo­ti­diano con irri­ve­renti rive­renze e una prima pagina il cui colore domi­nante era il sim­bolo di un futuro nero, è ora quella del «The Daily», il quo­ti­diano per tablet lan­ciato in pompa magna da Mur­doch che con oggi cessa le pub­bli­ca­zioni, a dire addio ai pro­pri lettori.

La nota dif­fusa dai ver­tici azien­dali non chia­ri­sce quante delle 120 per­sone che lavo­ra­vano al pro­getto per­de­ranno il posto di lavoro e quanti saranno invece rias­sor­biti al «New York Post», sem­pre di News Cor­po­ra­tion e col­lo­cato nel mede­simo edi­fi­cio, e i dipen­denti allora dif­fon­dono su You­Tube “Karaoke the News: So Long, Farewell” in cui can­tano il loro addio, il loro spe­ran­zoso arrivederci:

We’re done and gone  — Siamo finiti e spac­ciati
We gave it a good try — Abbiamo dato una buona prova

So long, farewell — Addio, arri­ve­derci
We’re try­ing not to cry — Stiamo cer­cando di non pian­gere
[I need to leave, There’s some­thing in my eye] — [Ho biso­gno di andar via, C’è qual­cosa nel mio occhio]

So long, farewell — Addio, arri­ve­derci
It was one crazy ride — E’ stata una folle giostra

So long, farewell, we need to dull the pain — Addio, arri­ve­derci, dob­biamo intor­pi­dire il dolore
I know a way, let’s drink some cheap Cham­pa­gne — Cono­sco un modo, andiamo a bere un po’ di Cham­pa­gne a buon mercato

Anche se cer­cano di scher­zarci sopra tra­spare l’amarezza ed è chiaro che in quest’occasione can­tare non basterà. Spe­riamo serva almeno da lezione.

Tablet User Share UE5
Posted on 6 dicembre 2012 by Pier Luca Santoro

Sorpresa?

Le ven­dite di abbo­na­menti a quo­ti­diani e perio­dici su tablet non can­ni­ba­liz­zano il for­mato car­ta­ceo ma addi­rit­tura lo alimentano.

Que­sto è quanto emerge da una ricerca pub­bli­cata da The Pro­fes­sio­nal Publi­shers Asso­cia­tion [PPA], asso­cia­zione inglese che riu­ni­sce oltre 200 edi­tori di testate sia con­su­mer che professionali.

La ricerca iden­ti­fica una cor­re­la­zione posi­tiva tra la rea­der­ship su tablet e qualla sulla carta. Emerge infatti come il 96% di coloro che pos­sie­dono un tablet abbiano letto nell’ultimo anno una pub­bli­ca­zione car­ta­cea con­tro una media nazio­nale dell’80%. La PPA sostiene che men­tre è cre­scente l’interesse verso il for­mato digi­tale i let­tori con­ti­nuano a volere entrambi i formati.

Spiega Marius Cloete, respon­sa­bile dellla ricerca, che “i pos­ses­sori di tablet hanno una pro­ba­bi­lità mag­giore rispetto alla media di aver letto una rivi­sta — su carta — negli ultimi 3 mesi, dis­si­pando il mito che i pos­ses­sori di tablet stiano abban­do­nando la carta a favore del digi­tale. Al con­tra­rio le due piat­ta­forme si com­bi­nano per ampliare il reper­to­rio di lettura”.

La ricerca con­ferma la “lean back expe­rience”, già nota nell’utilizzo dei tablet, la cui frui­zione è pre­va­len­te­mente dome­stica con il 73% delle peraone che lo usa a letto ed il 96% sul divano, un’abitudine di con­sumo molto simile a quella di rivi­ste e giornali.

Al tempo stesso eMar­ke­ter ha dif­fuso i dati con­so­li­dati e le sue pro­ie­zioni sino al 2015 per la pene­tra­zione dei tablet nella UE5 che include il nostro Paese.

Se attual­mente in Ita­lia circa il 20% degli utenti di Inter­net uti­liz­zano un tablet, gra­zie alla con­di­vi­sione del device tra più per­sone in ambito dome­stico, [Human Hig­way stima in 4 milioni di per­sone gli uti­liz­za­tori di tablet nel nostro Paese e due milioni di pezzi in cir­co­la­zione] tale per­cen­tuale dovrebbe arri­vare al 46% nel 2015.

Una cre­scita espo­nen­ziale, sep­pure con un trend in ral­len­ta­mento dal 2013 rispetto ai due anni pre­ce­denti, che comun­que ci vede die­tro allo svi­luppo pre­vi­sto per Fran­cia, Ger­ma­nia e Regno Unito.

Quanto que­sto aiu­terà i ricavi del com­parto edi­to­riale è ovvia­mente tutt’altro discorso, ma quello che appare con­fer­mato è la neces­sità di lavo­rare in ter­mini di inte­gra­zione e com­ple­men­ta­rietà delle diverse piat­ta­forme. Enne­sima lezione che viene dal fal­li­mento, dalla chiu­sura del «The Daily» che invece, tra le altre cose, era mono-formato.

Sor­presi?

Tablet User Share UE5

Sul tema «The Eco­no­mist», pro­prio nello spa­zio dedi­cato spe­ci­fi­ca­ta­mente alla “lean back expe­rience”, segnala quelle che secondo The Eco­no­mist Group e the Pew Research Center’s Pro­ject for Excel­lence in Jour­na­lism sono le migliori info­gra­fi­che sul con­sumo di noti­zie in mobilità.

Top Attività Possessori Tablets
Posted on 23 ottobre 2012 by Pier Luca Santoro

Quale Impatto dai Tablet per l’Industria dell’Informazione?

Nell’appuntamento set­ti­ma­nale con la mia rubrica per l’European Jour­na­lism Obser­va­tory, par­tendo dai risul­tati di un’indagine con­dotta da com­Score sulla rea­der­ship di quo­ti­diani e pub­bli­ca­zioni perio­di­che da parte dei pos­ses­sori di tablet e dallo stu­dio con­dotto da Poyn­ter, che con la tec­nica dell’eyetracking ha esa­mi­nato come le per­sone leg­gono le noti­zie sui tablet, si ana­liz­zano i nodi cru­ciali delle attese dell’industria dell’informazione, sin qui tra­dite, rela­ti­va­mente a que­sto device.

Una plu­ra­lità di cause e con­cause che [di]mostrano come, anche in que­sto caso, la distanza tra le attese di pro­fitto da parte delle testate, dei gior­nali, gra­zie ai tablet e la realtà passi per un per­corso che è ancora una volta meno lineare e scon­tato di quanto molti ini­zial­mente supponevano.

Se non lo avete già letto potete farlo QUI.

Suc­ces­si­va­mente alla pub­bli­ca­zione del suc­ci­tato arti­colo, Goo­gle ha dif­fuso i risul­tati di una ricerca sul tema.

“Under­stan­ding Tablet Use: A Multi-Method Explo­ra­tion”, ricerca qua­li­ta­tiva che esplora quali atti­vità siano svolte pre­va­len­te­mente dai pos­ses­sori di tablets ed in quali luo­ghi si svolgano.

Emerge come la casa sia il luogo di pre­va­lente uti­lizzo, ed in par­ti­co­lare men­tre si è in pol­trona, spesso in abbi­na­mento con la visione tele­vi­siva, o a letto, con­fer­mando come si tratti essen­zial­mente di un atti­vità serale e legata allo svago.

Si con­ferma che per i pos­ses­sori di tablets le atti­vità prin­ci­pali siano la let­tura della posta elet­tro­nica [84,8% dei par­te­ci­panti], il gioco [51,5%] ed i social net­work [57,6%]. La let­tura delle noti­zie è un’attività che, pur coin­vol­gendo un numero rela­ti­va­mente alto di per­sone [45,5%], viene effet­tuata con una fre­quenza molto ridotta, bassa, come già emer­geva dalla ricerca di comScore.

Enne­sima evi­denza che nel com­plesso l’informazione non rie­sce ad atti­rare in maniera signi­fi­ca­tiva coloro che pos­sie­dono un tablet  e che, ahimè, su que­ste basi sarà com­ples­si­va­mente estre­ma­mente impro­ba­bile che vi sia nel breve periodo un incre­mento impor­tante di coloro che dun­que si ren­de­ranno dispo­ni­bili a pagare le app delle testate.

Non ditelo a Tina Brown ed allo staff [o almeno a quelli che rimar­ranno] di New­sweek, mi raccomando.

Posted on 6 agosto 2012 by Pier Luca Santoro

Redditività Inapplicabile

Che le spe­ranze di otte­nere red­di­ti­vità ragio­ne­vole, o addi­rit­tura di repli­care il modello di busi­ness dei gior­nali tra­di­zio­nali gra­zie ad appli­ca­zioni dedi­cate per tablet, fos­sero mal ripo­ste è una tesi che il sot­to­scritto sostiene da tempo.

Alle voci di chiu­sura del «The Daily» di Rupert Mur­doch solo poche set­ti­mane fa, in attesa di una deci­sione finale sul destino del primo quo­ti­diano solo per tablet agli inizi di novem­bre, a fine luglio si è aggiunta la cer­tezza di una ridu­zione di un terzo delle per­sone che vi lavo­rano [50 su un totale di 170] e del taglio di alcune sezioni del quo­ti­diano digitale.

Adesso, dopo solo cin­que set­ti­mane dal lan­cio di «Huf­fing­ton», il maga­zine per iPad del «The Huf­fing­ton Post», pre­sen­tato non solo come rac­colta del meglio del quo­ti­diano all digi­tal inter­na­zio­nale ma come rivi­sta a sè stante con con­te­nuti esclu­sivi non dispo­ni­bili online e posto in ven­dita a 1,99 $ al mese e/o 19,99 $ all’anno, diventa gra­tuito basando le attese, le spe­ranze di red­di­vità solo sulla pubblicità.

[tweet https://twitter.com/Huffington/status/232099004488495104 align=‘center’ lang=‘it’]

Secondo quanto ripor­tato, sin ora, sono stati effet­tuati 115mila down­loads dell’applicazione, ma con­si­de­rando che il pac­chetto pre­ve­deva il primo mese gra­tuito non è chiaro quanti abbiano, fino alle deci­sione di ren­derlo gra­tis per­ma­nen­te­mente, effet­ti­va­mente pagato per la rivista.

Non pare essere sol­tanto un pro­blema di carat­te­ri­sti­che dei pro­dotti edi­to­riali sin qui lan­ciati, che se clas­si­fi­cati sulla base degli attri­buti del modello di Kano si posi­zio­ne­reb­bero sicu­ra­mente nel qua­drante basso, ma di bassa pro­pen­sione a pagare sia per minore inte­resse verso le noti­zie rispetto ad altre cate­go­rie da parte dei pos­ses­sori di tablet che, più in gene­rale, per con­te­nuti che sono vis­suti come repe­ri­bili altrove gratuitamente.

Aspetti che, come giu­sta­mente sostiene Mathew Ingram, sono da inqua­drare in un pano­rama più ampio in cui social media e aggre­ga­tori di prima e seconda gene­ra­zione non ren­dono inte­res­sante per le per­sone, ancor meno se a paga­mento, l’applicazione dedi­cata della sin­gola testata.

Le spe­ranze di recu­pero di ricavi attra­verso le app sono deci­sa­mente ridotte, o nulle, e per­sino al «Finan­cial Times», che recen­te­mente ha annun­ciato il sor­passo delle copie digi­tali rispetto alla carta,  il suc­cesso è dovuto essen­zial­mente a due fat­tori: forte spe­cia­liz­za­zione e valore dei con­te­nuti com­bi­nata con una gran­dis­sima atten­zione, in ter­mini di moni­to­rag­gio, delle infor­ma­zioni otte­nute gra­zie al trac­king dell’utenza online. Una ricetta di suc­cesso che non si basa esclu­si­va­mente sul digi­tale ma che come ricorda John Rid­ding, CEO del quo­ti­diano finanziario-economico, si fonda su un approc­cio di distri­bu­zione dei con­te­nuti mul­ti­piat­ta­forma carta inclusa.

La distri­bu­zione dif­fusa e la con­ver­genza, la capa­cità di dare signi­fi­cato ad ogni for­mat, ad ogni device, ancora una volta incluso il sup­porto car­ta­ceo, sono il bina­rio da seguire senza cul­larsi esclu­si­va­mente nella tabletmania.

Posted on 13 maggio 2012 by Pier Luca Santoro

Il Futuro delle Notizie Secondo Google

Richard Gin­gras, respon­sa­bile di Goo­gle News, in un suo recente speech ad Har­vard a tutto campo sul futuro delle noti­zie, dell’informazione. Da leg­gere con grande attenzione.

Per­so­nal­mente mi ha par­ti­co­lar­mente col­pito la parte sul ruolo asso­lu­ta­mente decre­scente, in ter­mini di impor­tanza nella strut­tu­ra­zione, nel design del sito web dei quo­ti­diani online, della home page ed, ovvia­mente, la parte di ana­lisi sul cam­bia­mento delle moda­lità di distri­bu­zione dei con­te­nuti non­chè dell’advertsing.

Magi­strale l’analisi di come i tablet NON sal­ve­ranno l’industria dell’informazione:

[The iPad is] a fatal distrac­tion for media com­pa­nies. Too many publi­shers loo­ked at the tablet as the road home to their maga­zine for­mat, sub­scrip­tion model, and expen­sive full-page ads. The for­mat of a sin­gle device does not change the fun­da­men­tal eco­sy­stem under­neath it, and this shiny tablet has taken media com­pa­nies’ eyes off of the ball..

Sem­pre Gin­gras, inter­vi­stato da «El Pais», parla della neces­sità dei cam­bia­menti orga­niz­za­tivi, del muta­mento del ruolo dei gior­na­li­sti e di come [ri]costruire un rap­porto di fidu­cia tra infor­ma­zione e persone.

Emerge, o meglio si con­ferma, come sia neces­sa­rio con­ver­sare di più e pon­ti­fi­care di meno.

Vale per l’industria dell’informazione ma non solo.

Ne parla, anche, Gigaom.

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