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Millenials & News
Pubblicato il 29 agosto 2014 by Pier Luca Santoro

La Sfida dei Millennials

Tra i diversi pro­blemi da risol­vere nella tran­si­zione, nell’evoluzione digi­tale, per le diverse testate, sicu­ra­mente la scarsa capa­cità di attra­zione, anche online, verso i mil­len­nials, o net gene­ra­tion che dir si voglia, è sicu­ra­mente uno dei più rile­vanti in ter­mini di prospettive.

Com­Score ha for­nito Digi­Day con i dati dell’audience dei siti noti per la loro popo­la­rità con la gene­ra­zione nata all’incirca tra il 1980 e il 2000, come Buz­z­feed e Upwor­thy, che li ha messi a con­fronto con quelli di testate più tra­di­zio­nali quali il The New York Times o The Wall Street Journal.

I dati pub­bli­cati da Digi­Day con­sen­tono di farsi un idea sulla con­si­stenza del pro­blema di rela­zione con i mil­len­nials e sulle motivazioni.

Tra le testate prese in con­si­de­ra­zione, se si esclude Cosmo­po­li­tan, quelle che hanno una mag­gior com­po­si­zione di per­sone della net gene­ra­tion tra il pro­prio pub­blico non sono testate tradizionali. 

Al primo posto, con il 71.3%, figura Elite Daily che [guarda caso?] sotto il logo della testata si dichiara “The Voice of Generation-Y”, un altro modo per defi­nire i millenials.

Se si esa­mina la linea edi­to­riale delle testate con il mag­gior numero di pub­blico gio­vane, come ad esem­pio Vice, si vede come le hard news e la poli­tica abbiano uno spa­zio mar­gi­nale rispetto a quello delle testate tra­di­zio­nali e come il lin­guag­gio, il “tono di voce” sia ben diverso da quello nor­mal­mente adot­tato dai giornali.

Insomma, se volete avere un pub­blico gio­vane, e delle pro­spet­tive per i pros­simi 20 anni, dedi­ca­tevi a loro, par­late il loro lin­guag­gio e dei loro inte­ressi. Non era tanto dif­fi­cile da imma­gi­nare, no?

Millenials & News

 

Ipsos Social
Pubblicato il 11 agosto 2014 by Pier Luca Santoro

News & Social

Ipsos ha con­dotto il son­dag­gio annuale “Glo­bal Trends 2014″ in 20 Paesi, Ita­lia com­presa, su un cam­pione rap­pre­sen­ta­tivo dell’universo di rife­ri­mento di più di 16.000 persone.

La ricerca prende in con­si­de­ra­zione dieci macro aree, dalla tec­no­lo­gia alla tra­di­zione pas­sando per glo­ba­liz­za­zione e fidu­cia. Nella sezione dedi­cata ai brand ine­vi­ta­bil­mente sono ana­liz­zati i com­por­ta­menti e le moti­va­zioni di uti­lizzo dei social da parte delle persone.

Come mostra il gra­fico di sin­tesi dei risul­tati sotto ripor­tato, emerge come tra le moti­va­zioni di uti­lizzo dei social la let­tura di news, di infor­ma­zione, non è certo il dri­ver principale.

Ipsos Social

In base a quanto emerge da “Face­book Top New­spa­pers 2014″, foto­gra­fia dello stato com­pe­ti­tivo delle prin­ci­pali testate occi­den­tali  che attri­bui­sce un rating di eccel­lenza alle loro stra­te­gie di rela­zione su Face­book,  l’Italia con i suoi 7 milioni di likers con­serva il pro­prio record di socia­lità. Il nostro Paese è anche al primo posto nel rap­porto likers /diffusione: 4,7 likers per ogni copia diffusa.

Dati che fanno capire, che con­fer­mano, come sia esi­guo il valore di un “like” e quanto sia neces­sa­rio sta­bi­lire stra­te­gie tese al coin­vol­gi­mento effet­tivo del let­tore, delle per­sone, se si vuole creare valore.

Ipsos Social Media

LELIO-INTERAZIONI
Pubblicato il 24 luglio 2014 by Lelio Simi

Tre domande (più una) su come impostare un lavoro di community engagement per un giornale

Quello dei com­menti online è un tema che genera da oltre dieci anni pareri oppo­sti e discus­sioni infi­nite. Rara­mente i gior­nali dimo­strano di usarli pen­sando che siano dav­vero una risorsa per gene­rare coin­vol­gi­mento con i let­tori. Spesso, molto spesso, i com­menti ven­gono lasciati a se stessi, non ven­gono gestiti per poi sor­pren­dersi che il livello della discus­sione è degenerato.

Alcune testate hanno deciso di non fare più uso dei com­menti agli arti­coli per­ché fonte di con­ti­nue pole­mi­che e troll. Ma anche quelli nelle loro pagine social, Face­book in pri­mis, in molti casi, non hanno una sorte migliore visto che, anche lì altret­tanto spesso, nes­suno si pre­oc­cupa di curarli e mode­rarli (la “serie” social media mar­ke­ting de ‘noan­tri che abbiamo pub­bli­cato è solo un esem­pio di quello che troppo di fre­quente avviene). Credo che sia super­fluo dire che se non si è dispo­sti a inve­stire tempo e risorse nel curarli e mode­rarli sia inu­tile con­ti­nuare a usarli.

Eppure il valore di un sito, la sua tenuta eco­no­mica, dipen­derà sem­pre più oltre che dai numeri di pagine viste anche (soprat­tutto) dalla qua­lità delle rela­zioni gene­rate dai let­tori, dal loro reale coin­vol­gi­mento e par­te­ci­pa­zione. Per­ché in momento in cui il traf­fico online è sem­pre più gene­rato da bot e le page­view gon­fiate da truc­chetti vari, anche per un inve­sti­tore pub­bli­ci­ta­rio sarà sem­pre più impor­tante capire quanto l’audience di un sito sia com­po­sta da per­sone reali che vedono in quel sito un luogo dove con­di­vi­dere con gli altri let­tori con­te­nuti e idee, dove con­fron­tarsi con gli autori degli arti­coli, leg­gere le new­slet­ter inviate, par­te­ci­pare agli eventi pub­blici organizzati.

Quindi, pos­siamo anche fare a meno di una sezione “com­menti” nel nostro sito ma l’interazione con i let­tori è comun­que neces­sa­ria per la soprav­vi­venza anche eco­no­mica e ha neces­sità comun­que di inve­sti­menti in tempo e risorse. Su que­sto tema ha scritto un bell’articolo Anne­ma­rie Doo­ling (gior­na­li­sta e com­mu­nity mana­ger) dal titolo espli­ca­tivo Close your com­ments; Build a com­mu­nity pub­bli­cato da Medium.

Ne con­si­glio la let­tura ed ne estra­polo un pic­cola parte dove la Doo­ling pone tre domande fon­da­men­tali per impo­stare una stra­te­gia di com­mu­nity enga­ge­ment e inte­ra­zione con i let­tori. Mi sem­brano ottime nella loro sem­pli­cità, e credo che se appun­tate su un foglio pos­sano dav­vero rap­pre­sen­tare un buon punto di par­tenza per costruire un piano di lavoro. Eccole:

#1 «Quale tipo­lo­gia di coin­vol­gi­mento dei let­tori è più utile per la mia pub­bli­ca­zione e come posso tra­durla in qual­cosa che loro pos­sono fare concretamente?»

#2 «Quali sono i punti essen­ziali della discus­sione che vogliamo affron­tare e dove sono le per­sone che già stanno discu­tendo di que­sti stessi argomenti?»

#3 «Come fac­ciamo a far sen­tire dav­vero coin­volti i let­tori in quello che rac­con­tiamo? Cosa potreb­bero fare i let­tori se si sen­tis­sero ancora più coinvolti?»

Ne aggiungo io una quarta che pro­ba­bil­mente sin­te­tizza alcune di quelle poste da Annamarie:

«Cosa siamo dispo­sti a fare noi per i nostri let­tori affin­ché ci vedano come una risorsa con­creta in quello che fanno nella loro vita di cittadini?»

Bonus track: su com­mu­nity enga­ge­ment nei gior­nali ho pre­pa­rato, un po’ di tempo fa, que­ste slide per un mio work­shop, spero pos­siate tro­varci un po’ di altri spunti inte­res­santi:  Gior­nali, gior­na­li­sti e comu­nità di riferimento

Futuro Quotidiano
Pubblicato il 17 luglio 2014 by Pier Luca Santoro

Futuro Quotidiano

In un momento in  cui i nuovi entranti, le testate alla digi­tal, ancora non rie­scono a far qua­drare i conti ed a causa delle dif­fi­coltà di far qua­drare i bilanci il diret­tore Alfieri lascia Lin­kie­sta, nasce con oggi una nuova testata all digi­tal: Futuro Quotidiano.

La nuova testata, diretta da Giam­piero Mar­razzo, la cui pub­bli­ca­zione era stata anti­ci­pata da Dago­spia circa un mese fa, avrà una reda­zione com­po­sta da un desk cen­trale, che verrà gestito da gior­na­li­sti pro­fes­sio­ni­sti seniors che si sono for­mati negli anni presso alcune delle più impor­tanti testate nazio­nali. A que­sti si aggiun­ge­ranno una serie di desk gestiti in remoto da col­la­bo­ra­tori indi­pen­denti che, facendo rife­ri­mento al cen­trale, aggior­ne­ranno i con­te­nuti del sito in tempo reale, anche per uti­liz­zare al meglio una delle prin­ci­pali pecu­lia­rità della Rete, la multimedialità.

La scelta del nome, Futuro Quo­ti­diano, rispec­chia lo spi­rito gior­na­li­stico con il quale si strut­tu­rerà l’intero impianto edi­to­riale: la sele­zione delle noti­zie e dei ser­vizi [poli­tici, eco­no­mici, legati all’energia, all’Expo ’15, all’agenda digi­tale, al turi­smo e alla cul­tura], insieme al taglio dei pezzi saranno tutti impron­tati al futuro, quello che va da “adesso a domani”: uno sce­na­rio che nell’immaginario col­let­tivo man­tiene ancora un’accezione posi­tiva e allo stesso tempo non perde di concretezza.

Futuro Quo­ti­diano intende pro­durre news e inchie­ste esclu­sive, lon­tane dall’informazione gene­ra­li­sta. Una scelta di posi­zio­na­mento ben pre­cisa, distante dai ten­ta­tivi rea­liz­zati sin ora, che potrebbe essere, final­mente, un rife­ri­mento di suc­cesso. L’immagine sot­to­stante rias­sume i key pil­lars della nascita del nuovo quo­ti­diano all digital.

A tutta la reda­zione della testata un grosso in bocca al lupo da parte mia e di tutta DataMediaHub.

Futuro Quotidiano

Internet Ranking Mobile Siti d'Informazione
Pubblicato il 14 luglio 2014 by Pier Luca Santoro

L’Informazione da Mobile in Italia

Dopo aver visto i dati sull’utilizzo delle app di news, e social,  nel nostro Paese, ampliamo lo sguardo con i dati degli utenti unici men­sili che acce­dono ai diversi siti d’informazione, delle testate, da mobile. Ven­gono prese in con­si­de­ra­zione tutte le fonti d’informazione online del nostro Paese incluse nel Audi­web mobile top 500 brands aggior­nato a marzo 2014.

La rile­va­zione è basata su panel “mete­riz­zato” di smart­phone & tablet con sistemi ope­ra­tivi iOS e Android. La clas­si­fi­ca­zione di siti e app basata sulla strut­tura Mar­ket­View già in uso per il PC. 

I dati non sono para­go­na­bili con quelli dif­fusi pub­bli­ca­mente che invece di essere men­sili  - utenti unici, col­le­gati almeno una volta nel mese tra­mite device mobili - sono rela­tivi al giorno medio. Resta il fatto che da mobile gli equi­li­bri rispetto all’audience da PC si spo­stano in maniera considerevole.

Se Repubblica.it man­tiene sal­da­mente la prima posi­zione si affac­ciano pre­po­ten­te­mente nuovi player che scal­zano dal secondo posto Corriere.it.

Oltre a TGCOM24 sono alcune delle testate all digi­tal, Fan­page, Il Post e Lettera43 [anche se per que­ste due biso­gna sem­pre con­si­de­rare le aggre­ga­zioni sotto il loro brand], a emer­gere rispetto agli utenti unici da desktop.

Sep­pure alcune delle prin­ci­pali testate da mobile abbiano il pay­wall, è impos­si­bile non rile­vare come i valori in gioco siano estre­ma­mente risi­cati nella stra­grande mag­gio­ranza dei casi, con un numero di utenti unici dav­vero ridotto rispetto a quelli che acce­dono da PC.

Credo che ci siano due aspetti da sot­to­li­neare al riguardo. In pri­mis un’esperienza di let­tura che da smart­phone defi­nire delu­dente è un eufe­mi­smo. Dall’altro lato la con­ferma che l’informazione, così come è con­ce­pita e dise­gnata attual­mente, non coin­volge, inte­ressa poco; le per­sone acce­dono sem­pre più da mobile ad Inter­net ma fanno altro. Meglio pren­derne nota [e agire di conseguenza?].

Il gra­fico sot­to­stante riporta gli utenti unici men­sili [In blu testate con cor­ri­spon­dente ver­sione car­ta­cea, in rosso testate all digi­tal e in giallo “ibridi”].

Di seguito il det­ta­glio di tutti i brand d’informazione com­presi nei top 500 con tutti i para­me­tri for­niti da Audiweb.

Una legenda per le metri­che:

Uni­que audience (.000): utenti unici, col­le­gati almeno una volta nel MESE tra­mite device mobili [smart­phone + tablet, al netto dalle sovrap­po­si­zioni] da qual­siasi luogo [casa, uffi­cio, scuole, uni­ver­sità, luo­ghi pub­blici di accesso…]
Active Reach (%): la per­cen­tuale di utenti attivi che hanno visi­tato un sito o uti­liz­zato un’applicazione nel periodo con­si­de­rato
Uni­verse Reach (%): la per­cen­tuale di utenti unici [18–74 anni] che hanno visi­tato il sito o uti­liz­zato l’applicazione rispetto al totale popo­la­zione ita­liana di rife­ri­mento [18–74 anni].
Time per per­son: tempo speso in media per per­sona nel mese
Web Page Per Per­son: pagina viste in media per per­sona nel mese
Total Minu­tes: il totale del tempo speso online tra­mite device mobili [smart­phone + tablet, al netto dalle sovrap­po­si­zioni] dagli utenti attivi, nel periodo con­si­de­rato
Total Page Views (.000): totale delle pagine viste (via device mobili) dagli utenti attivi, nel periodo considerato.

FB-Infographic-Final
Pubblicato il 8 luglio 2014 by Pier Luca Santoro

Social, Notizie [e Bar]

A fine set­ti­mana scorsa Fran­ce­sco  Pic­ci­nini, Diret­tore di Fan­page, ha scritto un arti­colo che se fosse sfug­gito merita asso­lu­ta­mente di essere ripe­scato e letto con la dovuta attenzione.

In “Il gior­nale on line è morto (o forse non è mai esi­stito)” Pic­ci­nini scrive: 

In un gior­nale on line la distri­bu­zione non è più affi­data ad un unico team ma a tre unità: social, search engine, home (dando per assunto che il lay­out sia per­fet­ta­mente adat­ta­bile sia alle ver­sioni desk­top che mobile e tablet). A essere distri­buito non è più il gior­nale inteso nella sua inte­rezza ma i sin­goli con­te­nuti e cia­scun con­te­nuto non è, neces­sa­ria­mente, distri­bui­bile attra­verso i tre canali. Que­sto vuol dire creare con­te­nuti avendo già in mente come saranno dif­fusi. Non è la vit­to­ria dell’algoritmo sull’uomo, tutt’altro: è la vit­to­ria della crea­ti­vità umana, neces­sa­ria per for­zare le logi­che algo­rit­mi­che e andare a bus­sare alla porta del lettore.

New­Whipe, società che si occupa del trac­cia­mento delle noti­zie sui social, ha rila­sciato negli stessi giorni uno stu­dio sulla cre­scente rile­vanza che Face­book assume per i siti d’informazione basan­dosi sull’osservazione di 1.74 miliardi di inte­ra­zioni sul social net­work con fonti d’informazione in lin­gua inglese.

Emerge che: nel primo qua­dri­me­stre di quest’anno le inte­ra­zioni sono aumen­tate del 23%. Il Mail Online è la testata più impor­tante, anche, su Face­book. I con­te­nuti più com­men­tati riguar­dano la poli­tica, quelli più con­di­visi la salute e i più “pia­ciuti” i film, il cinema

Nell’infografica sot­to­stante, rea­liz­zata per sin­te­tiz­zare le prin­ci­pali evi­denze dello stu­dio, vi sono, tra l’altro, 6 con­si­gli per otte­nere il mas­simo da Face­book per i siti d’informazione. La cui gestione deve essere com­ple­ta­mente distinta dalle logi­che e dalle moda­lità di gestione di una fan page di un brand [aggiungo io].

Il primo è di pen­sare alla pro­pria pagina Face­book come alter­na­tiva alla pro­pria home page in ter­mini di atten­zione e cura da dedicarvi.

Che Face­book, ed i social più in gene­rale, abbiano un ruolo sem­pre più rile­vante nella distri­bu­zione della noti­zia è un dato di fatto. Lo è altret­tanto, come giu­sta­mente scrive Vit­to­rio Zam­bar­dino in rispo­sta, ad inte­gra­zione del pezzo del Diret­tore di Fan­page, che “forse farai molti click e molti like e molte impres­sion” ma non è “mas­sag­giando” le per­sone che l’informazione ne gua­da­gnerà nè in qua­lità nè in quan­tità, in valore economico.

Le per­sone, anche nel nostro Paese, pas­sano una grande quan­tità del loro tempo online sui social ed in par­ti­co­lare su Face­book. Noi, i gior­nali, andiamo lì come una volta — è una meta­fora che uso spesso — anda­vamo al bar a incon­trarli, a cono­scerli. I social sono piat­ta­forme di distri­bu­zione del con­te­nuto ma, soprat­tutto, luo­ghi di rela­zione con le per­sone. Dob­biamo capire bene chi sono, quali sono i loro inte­ressi, le loro pre­fe­renze, per poi — con­ti­nuando nella meta­fora — andare via dal bar per bere qual­cosa insieme a casa nostra.

Una “casa” dove vi saranno comu­nità d’interesse, anche di nic­chia, aree di par­te­ci­pa­zione e discus­sione sui temi di rile­vanza per il let­tore, per le persone.

È solo in que­sto modo che siamo in grado di valo­riz­zare la rela­zione. Di creare valore aggiunto — anche eco­no­mico — per le per­sone, i gior­nali e il giornalismo.

FB-Infographic-Final

Newspaper Scenario TW
Pubblicato il 26 giugno 2014 by Pier Luca Santoro

La Seconda Rivoluzione Digitale del Giornalismo

Ieri Mas­simo Russo ed io abbiamo tenuto per l’Ordine dei Gior­na­li­sti del Veneto il semi­na­rio la seconda rivo­lu­zione digi­tale del giornalismo.

Mas­simo Russo, Diret­tore di «Wired» ha fatto un inter­vento “visio­na­rio” — nel senso posi­tivo dei ter­mine -  trac­ciando un paral­lelo tra l’avvento di nuove tec­no­lo­gie e nuovi feno­meni che hanno un impatto pro­fondo per la società e come le testate gior­na­li­sti­che non pos­sano restare ai mar­gini di que­sti cambiamenti.

Il maga­zine cessa di essere solo una rivi­sta e diventa molto più di una testata mul­ti­piat­ta­forma open source. Il sito e la rete  sono stru­menti e fonte per la costru­zione dei contenuti.

Io invece ho effet­tuato un’analisi di sce­na­rio sia sul pano­rama inter­na­zio­nale che con un focus spe­ci­fico sulla realtà ita­liana. Otte­nere atten­zione, fidu­cia e valore del brand le chiavi di let­tura del mio intervento.

Sotto ripor­tate le slide dello speech tenendo conto che si tratta della base, del “punto di appog­gio” del ragio­na­mento.

Testate All Digital
Pubblicato il 24 giugno 2014 by Pier Luca Santoro

Pure Players in Pura Perdita

Dopo i dati di alcuni dei prin­ci­pali edi­tori di quo­ti­diani di ieri è oggi la volta dei pure players, delle testate d’informazione ita­liane senza una cor­ri­spon­dente ver­sione cartacea.

Clau­dio Plaz­zotta, per «Ita­lia Oggi», ha rac­colto i bilanci 2013 di «Lin­kie­sta», News 3.0 [«Lettera43»], «Il Post», Società Edi­trice Mul­ti­me­diale [«Blitz Quo­ti­diano»] ed «Huf­fing­ton Post Italia».

Ad un anno di distanza dalla pre­ce­dente ela­bo­ra­zione, rela­tiva ai dati del 2012, la situa­zione nella sostanza è cam­biata dav­vero di poco e, in alcuni casi è addi­rit­tura peggiorata.

«L’Huffington Post Ita­lia» nel suo primo anno di vita — lan­cio set­tem­bre 2012 — pro­duce meno di un milione di euro di ricavi ed altret­tanti di per­dite nono­stante sia “ospi­tato” per­ma­ne­te­mente all’interno della home page di Repubblica.it.

«Lin­kie­sta» non decolla e spro­fonda sem­pre più nel rosso con voci ricor­renti di messa in liqui­da­zione della società ed enne­sima rica­pi­ta­liz­za­zione a cura di un numero di soci di gran lunga infe­riore agli attuali.

Anche le altre testate all digi­tal, ad ecce­zione di «Dago­spia» per il quale però siamo fermi ai dati 2012, pur cre­scendo nei ricavi, che restano deci­sa­mente mode­sti, il rosso in bilan­cio è, ahimè, la regola.

C’è sicu­ra­mente un pro­blema di bran­ding in un Paese, il nostro, in cui l’informazione online in Ita­lia è domi­nata dallo stra­po­tere del duo­po­lio di Repub­blica — Corsera.

C’è anche un pro­blema di posi­zio­na­mento delle testate che, ad ecce­zione de «Lin­kie­sta» che però si è rita­gliata una nic­chia troppo ridotta, più che com­pe­tere con i media tra­di­zio­nali, come avviene anche in Gran Bre­ta­gna, sono loro alleate. Non hanno posi­zio­na­mento e con­te­nuti chia­ra­mente distin­tivi se non marginalmente.

C’è, ancora, un  pro­blema di modello di busi­ness. È evi­dente che spe­rare di soprav­vi­vere solo attra­verso la rac­colta pub­bli­ci­ta­ria non è ragio­ne­vole. I conti lo dimo­strano chiaramente.

Amen!

Testate All Digital

Dati x ‘000 di euro

Giornale Yara
Pubblicato il 17 giugno 2014 by Pier Luca Santoro

La Strategia dei Click de Noantri

Anche que­sto mese appun­ta­mento con la rubrica “de noan­tri” [per leg­gere le pun­tate pre­ce­denti inse­rire il ter­mine “de noan­tri” nel motore di ricerca interno], defi­ni­zione roma­ne­sca nella quale ho pen­sato abbia un senso far rica­dere “il peg­gio di” per una volta al mese.

Che la stra­grande mag­gio­ranza dei fan delle pagine Face­book dei quo­ti­diani si limiti a leg­gere titolo e sot­to­ti­tolo della noti­zia senza clic­care, senza andare sul sito a leg­gere l’articolo inte­grale, è un dato di fatto. Lo è altret­tanto l’ultilizzo pre­va­lente da parte delle testate che non mirano a fare enga­ge­ment e senso di com­mu­nity ma il cui unico fine è quello di “dra­gare” traf­fico, di por­tare traf­fico ai loro siti web.

È così che chi gesti­sce la pagina Face­book de «Il Gior­nale» quando viene dif­fusa la noti­zia dell’arresto del pre­sunto assas­sino di Yara Gam­bi­ra­sio tra­sforma la que­stione in un quiz, in una domanda il cui obiet­tivo è chia­ra­mente quello di far si che le per­sone clic­chino al link per cono­scerne la risposta.

Giornale Yara

Ci sono due aspetti che vale la pena di sot­to­li­neare in que­sta squal­lida vicenda.

In pri­mis, se su noti­zie “leg­gere”, a pre­scin­dere da altre con­si­de­ra­zioni, un com­por­ta­mento di que­sto tipo è legit­timo, cer­ta­mente nel caso dell’assassinio di una ragaz­zina non lo è. Non è que­sto il tipo di noti­zia con cui si può “gio­care”. Il con­si­glio di disci­plina dei gior­na­li­sti dovrebbe san­zio­nare la testata.

Il con­su­ma­tore non è uno stu­pido. Il con­su­ma­tore è tua moglie. Lo diceva con il con­sueto buon senso David Ogilvy, uno dei più grandi pub­bli­ci­tari di ogni tempo. Infatti le rea­zioni non si sono fatte atten­dere ed i com­menti — non mode­rati, pieni di vol­ga­rità, senza alcuna inte­ra­zione da parte di chi gesti­sce la pagina, come d’abitudine - sono tutti di stampo nega­tivo al trat­ta­mento della notizia.

Al netto di tutto dun­que, l’idea di atti­rare la gente al sito in que­sto modo non ha fun­zio­nato e la brand repu­ta­tion della testata ne è risul­tata danneggiata.

La stra­te­gia dei click de noantri…

Giornale commenti

Umbrella Newspaper
Pubblicato il 15 giugno 2014 by Pier Luca Santoro

La Pioggia Porta Buone Notizie

Non poteva esserci noti­zia più azzec­cata in que­sta dome­nica sotto l’acqua.

Il gior­nale ecua­do­re­gno «Extra» nel periodo da gen­naio a mag­gio, quando nel Paese le piogge sono par­ti­co­lar­mente abbon­danti, ha rea­liz­zato un edi­zione pla­sti­fi­cata del gior­nale, con prima e ultima pagina pro­tette da un film di pla­stica appli­cato in fase di stampa, per uti­liz­zare il quo­ti­diano come ombrello in caso di necessità.

Il risul­tato? La dif­fu­sione è aumen­tata del 12% e le ven­dite della pub­bli­cità sul gior­nale addi­rit­tura del 16% rispetto allo stesso periodo dell’anno pre­ce­dente con 21 nuovi inser­zio­ni­sti che hanno ade­rito all’iniziativa speciale.

Come si dice nel video sotto ripor­tato, non sem­pre la piog­gia porta cat­tive noti­zie. Pensateci.

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