strategie editoriali

LELIO-INTERAZIONI
Pubblicato il 24 luglio 2014 by Lelio Simi

Tre domande (più una) su come impostare un lavoro di community engagement per un giornale

Quello dei com­menti online è un tema che genera da oltre dieci anni pareri oppo­sti e discus­sioni infi­nite. Rara­mente i gior­nali dimo­strano di usarli pen­sando che siano dav­vero una risorsa per gene­rare coin­vol­gi­mento con i let­tori. Spesso, molto spesso, i com­menti ven­gono lasciati a se stessi, non ven­gono gestiti per poi sor­pren­dersi che il livello della discus­sione è degenerato.

Alcune testate hanno deciso di non fare più uso dei com­menti agli arti­coli per­ché fonte di con­ti­nue pole­mi­che e troll. Ma anche quelli nelle loro pagine social, Face­book in pri­mis, in molti casi, non hanno una sorte migliore visto che, anche lì altret­tanto spesso, nes­suno si pre­oc­cupa di curarli e mode­rarli (la “serie” social media mar­ke­ting de ‘noan­tri che abbiamo pub­bli­cato è solo un esem­pio di quello che troppo di fre­quente avviene). Credo che sia super­fluo dire che se non si è dispo­sti a inve­stire tempo e risorse nel curarli e mode­rarli sia inu­tile con­ti­nuare a usarli.

Eppure il valore di un sito, la sua tenuta eco­no­mica, dipen­derà sem­pre più oltre che dai numeri di pagine viste anche (soprat­tutto) dalla qua­lità delle rela­zioni gene­rate dai let­tori, dal loro reale coin­vol­gi­mento e par­te­ci­pa­zione. Per­ché in momento in cui il traf­fico online è sem­pre più gene­rato da bot e le page­view gon­fiate da truc­chetti vari, anche per un inve­sti­tore pub­bli­ci­ta­rio sarà sem­pre più impor­tante capire quanto l’audience di un sito sia com­po­sta da per­sone reali che vedono in quel sito un luogo dove con­di­vi­dere con gli altri let­tori con­te­nuti e idee, dove con­fron­tarsi con gli autori degli arti­coli, leg­gere le new­slet­ter inviate, par­te­ci­pare agli eventi pub­blici organizzati.

Quindi, pos­siamo anche fare a meno di una sezione “com­menti” nel nostro sito ma l’interazione con i let­tori è comun­que neces­sa­ria per la soprav­vi­venza anche eco­no­mica e ha neces­sità comun­que di inve­sti­menti in tempo e risorse. Su que­sto tema ha scritto un bell’articolo Anne­ma­rie Doo­ling (gior­na­li­sta e com­mu­nity mana­ger) dal titolo espli­ca­tivo Close your com­ments; Build a com­mu­nity pub­bli­cato da Medium.

Ne con­si­glio la let­tura ed ne estra­polo un pic­cola parte dove la Doo­ling pone tre domande fon­da­men­tali per impo­stare una stra­te­gia di com­mu­nity enga­ge­ment e inte­ra­zione con i let­tori. Mi sem­brano ottime nella loro sem­pli­cità, e credo che se appun­tate su un foglio pos­sano dav­vero rap­pre­sen­tare un buon punto di par­tenza per costruire un piano di lavoro. Eccole:

#1 «Quale tipo­lo­gia di coin­vol­gi­mento dei let­tori è più utile per la mia pub­bli­ca­zione e come posso tra­durla in qual­cosa che loro pos­sono fare concretamente?»

#2 «Quali sono i punti essen­ziali della discus­sione che vogliamo affron­tare e dove sono le per­sone che già stanno discu­tendo di que­sti stessi argomenti?»

#3 «Come fac­ciamo a far sen­tire dav­vero coin­volti i let­tori in quello che rac­con­tiamo? Cosa potreb­bero fare i let­tori se si sen­tis­sero ancora più coinvolti?»

Ne aggiungo io una quarta che pro­ba­bil­mente sin­te­tizza alcune di quelle poste da Annamarie:

«Cosa siamo dispo­sti a fare noi per i nostri let­tori affin­ché ci vedano come una risorsa con­creta in quello che fanno nella loro vita di cittadini?»

Bonus track: su com­mu­nity enga­ge­ment nei gior­nali ho pre­pa­rato, un po’ di tempo fa, que­ste slide per un mio work­shop, spero pos­siate tro­varci un po’ di altri spunti inte­res­santi:  Gior­nali, gior­na­li­sti e comu­nità di riferimento

Futuro Quotidiano
Pubblicato il 17 luglio 2014 by Pier Luca Santoro

Futuro Quotidiano

In un momento in  cui i nuovi entranti, le testate alla digi­tal, ancora non rie­scono a far qua­drare i conti ed a causa delle dif­fi­coltà di far qua­drare i bilanci il diret­tore Alfieri lascia Lin­kie­sta, nasce con oggi una nuova testata all digi­tal: Futuro Quotidiano.

La nuova testata, diretta da Giam­piero Mar­razzo, la cui pub­bli­ca­zione era stata anti­ci­pata da Dago­spia circa un mese fa, avrà una reda­zione com­po­sta da un desk cen­trale, che verrà gestito da gior­na­li­sti pro­fes­sio­ni­sti seniors che si sono for­mati negli anni presso alcune delle più impor­tanti testate nazio­nali. A que­sti si aggiun­ge­ranno una serie di desk gestiti in remoto da col­la­bo­ra­tori indi­pen­denti che, facendo rife­ri­mento al cen­trale, aggior­ne­ranno i con­te­nuti del sito in tempo reale, anche per uti­liz­zare al meglio una delle prin­ci­pali pecu­lia­rità della Rete, la multimedialità.

La scelta del nome, Futuro Quo­ti­diano, rispec­chia lo spi­rito gior­na­li­stico con il quale si strut­tu­rerà l’intero impianto edi­to­riale: la sele­zione delle noti­zie e dei ser­vizi [poli­tici, eco­no­mici, legati all’energia, all’Expo ’15, all’agenda digi­tale, al turi­smo e alla cul­tura], insieme al taglio dei pezzi saranno tutti impron­tati al futuro, quello che va da “adesso a domani”: uno sce­na­rio che nell’immaginario col­let­tivo man­tiene ancora un’accezione posi­tiva e allo stesso tempo non perde di concretezza.

Futuro Quo­ti­diano intende pro­durre news e inchie­ste esclu­sive, lon­tane dall’informazione gene­ra­li­sta. Una scelta di posi­zio­na­mento ben pre­cisa, distante dai ten­ta­tivi rea­liz­zati sin ora, che potrebbe essere, final­mente, un rife­ri­mento di suc­cesso. L’immagine sot­to­stante rias­sume i key pil­lars della nascita del nuovo quo­ti­diano all digital.

A tutta la reda­zione della testata un grosso in bocca al lupo da parte mia e di tutta DataMediaHub.

Futuro Quotidiano

Internet Ranking Mobile Siti d'Informazione
Pubblicato il 14 luglio 2014 by Pier Luca Santoro

L’Informazione da Mobile in Italia

Dopo aver visto i dati sull’utilizzo delle app di news, e social,  nel nostro Paese, ampliamo lo sguardo con i dati degli utenti unici men­sili che acce­dono ai diversi siti d’informazione, delle testate, da mobile. Ven­gono prese in con­si­de­ra­zione tutte le fonti d’informazione online del nostro Paese incluse nel Audi­web mobile top 500 brands aggior­nato a marzo 2014.

La rile­va­zione è basata su panel “mete­riz­zato” di smart­phone & tablet con sistemi ope­ra­tivi iOS e Android. La clas­si­fi­ca­zione di siti e app basata sulla strut­tura Mar­ket­View già in uso per il PC. 

I dati non sono para­go­na­bili con quelli dif­fusi pub­bli­ca­mente che invece di essere men­sili  - utenti unici, col­le­gati almeno una volta nel mese tra­mite device mobili - sono rela­tivi al giorno medio. Resta il fatto che da mobile gli equi­li­bri rispetto all’audience da PC si spo­stano in maniera considerevole.

Se Repubblica.it man­tiene sal­da­mente la prima posi­zione si affac­ciano pre­po­ten­te­mente nuovi player che scal­zano dal secondo posto Corriere.it.

Oltre a TGCOM24 sono alcune delle testate all digi­tal, Fan­page, Il Post e Lettera43 [anche se per que­ste due biso­gna sem­pre con­si­de­rare le aggre­ga­zioni sotto il loro brand], a emer­gere rispetto agli utenti unici da desktop.

Sep­pure alcune delle prin­ci­pali testate da mobile abbiano il pay­wall, è impos­si­bile non rile­vare come i valori in gioco siano estre­ma­mente risi­cati nella stra­grande mag­gio­ranza dei casi, con un numero di utenti unici dav­vero ridotto rispetto a quelli che acce­dono da PC.

Credo che ci siano due aspetti da sot­to­li­neare al riguardo. In pri­mis un’esperienza di let­tura che da smart­phone defi­nire delu­dente è un eufe­mi­smo. Dall’altro lato la con­ferma che l’informazione, così come è con­ce­pita e dise­gnata attual­mente, non coin­volge, inte­ressa poco; le per­sone acce­dono sem­pre più da mobile ad Inter­net ma fanno altro. Meglio pren­derne nota [e agire di conseguenza?].

Il gra­fico sot­to­stante riporta gli utenti unici men­sili [In blu testate con cor­ri­spon­dente ver­sione car­ta­cea, in rosso testate all digi­tal e in giallo “ibridi”].

Di seguito il det­ta­glio di tutti i brand d’informazione com­presi nei top 500 con tutti i para­me­tri for­niti da Audiweb.

Una legenda per le metri­che:

Uni­que audience (.000): utenti unici, col­le­gati almeno una volta nel MESE tra­mite device mobili [smart­phone + tablet, al netto dalle sovrap­po­si­zioni] da qual­siasi luogo [casa, uffi­cio, scuole, uni­ver­sità, luo­ghi pub­blici di accesso…]
Active Reach (%): la per­cen­tuale di utenti attivi che hanno visi­tato un sito o uti­liz­zato un’applicazione nel periodo con­si­de­rato
Uni­verse Reach (%): la per­cen­tuale di utenti unici [18–74 anni] che hanno visi­tato il sito o uti­liz­zato l’applicazione rispetto al totale popo­la­zione ita­liana di rife­ri­mento [18–74 anni].
Time per per­son: tempo speso in media per per­sona nel mese
Web Page Per Per­son: pagina viste in media per per­sona nel mese
Total Minu­tes: il totale del tempo speso online tra­mite device mobili [smart­phone + tablet, al netto dalle sovrap­po­si­zioni] dagli utenti attivi, nel periodo con­si­de­rato
Total Page Views (.000): totale delle pagine viste (via device mobili) dagli utenti attivi, nel periodo considerato.

FB-Infographic-Final
Pubblicato il 8 luglio 2014 by Pier Luca Santoro

Social, Notizie [e Bar]

A fine set­ti­mana scorsa Fran­ce­sco  Pic­ci­nini, Diret­tore di Fan­page, ha scritto un arti­colo che se fosse sfug­gito merita asso­lu­ta­mente di essere ripe­scato e letto con la dovuta attenzione.

In “Il gior­nale on line è morto (o forse non è mai esi­stito)” Pic­ci­nini scrive: 

In un gior­nale on line la distri­bu­zione non è più affi­data ad un unico team ma a tre unità: social, search engine, home (dando per assunto che il lay­out sia per­fet­ta­mente adat­ta­bile sia alle ver­sioni desk­top che mobile e tablet). A essere distri­buito non è più il gior­nale inteso nella sua inte­rezza ma i sin­goli con­te­nuti e cia­scun con­te­nuto non è, neces­sa­ria­mente, distri­bui­bile attra­verso i tre canali. Que­sto vuol dire creare con­te­nuti avendo già in mente come saranno dif­fusi. Non è la vit­to­ria dell’algoritmo sull’uomo, tutt’altro: è la vit­to­ria della crea­ti­vità umana, neces­sa­ria per for­zare le logi­che algo­rit­mi­che e andare a bus­sare alla porta del lettore.

New­Whipe, società che si occupa del trac­cia­mento delle noti­zie sui social, ha rila­sciato negli stessi giorni uno stu­dio sulla cre­scente rile­vanza che Face­book assume per i siti d’informazione basan­dosi sull’osservazione di 1.74 miliardi di inte­ra­zioni sul social net­work con fonti d’informazione in lin­gua inglese.

Emerge che: nel primo qua­dri­me­stre di quest’anno le inte­ra­zioni sono aumen­tate del 23%. Il Mail Online è la testata più impor­tante, anche, su Face­book. I con­te­nuti più com­men­tati riguar­dano la poli­tica, quelli più con­di­visi la salute e i più “pia­ciuti” i film, il cinema

Nell’infografica sot­to­stante, rea­liz­zata per sin­te­tiz­zare le prin­ci­pali evi­denze dello stu­dio, vi sono, tra l’altro, 6 con­si­gli per otte­nere il mas­simo da Face­book per i siti d’informazione. La cui gestione deve essere com­ple­ta­mente distinta dalle logi­che e dalle moda­lità di gestione di una fan page di un brand [aggiungo io].

Il primo è di pen­sare alla pro­pria pagina Face­book come alter­na­tiva alla pro­pria home page in ter­mini di atten­zione e cura da dedicarvi.

Che Face­book, ed i social più in gene­rale, abbiano un ruolo sem­pre più rile­vante nella distri­bu­zione della noti­zia è un dato di fatto. Lo è altret­tanto, come giu­sta­mente scrive Vit­to­rio Zam­bar­dino in rispo­sta, ad inte­gra­zione del pezzo del Diret­tore di Fan­page, che “forse farai molti click e molti like e molte impres­sion” ma non è “mas­sag­giando” le per­sone che l’informazione ne gua­da­gnerà nè in qua­lità nè in quan­tità, in valore economico.

Le per­sone, anche nel nostro Paese, pas­sano una grande quan­tità del loro tempo online sui social ed in par­ti­co­lare su Face­book. Noi, i gior­nali, andiamo lì come una volta — è una meta­fora che uso spesso — anda­vamo al bar a incon­trarli, a cono­scerli. I social sono piat­ta­forme di distri­bu­zione del con­te­nuto ma, soprat­tutto, luo­ghi di rela­zione con le per­sone. Dob­biamo capire bene chi sono, quali sono i loro inte­ressi, le loro pre­fe­renze, per poi — con­ti­nuando nella meta­fora — andare via dal bar per bere qual­cosa insieme a casa nostra.

Una “casa” dove vi saranno comu­nità d’interesse, anche di nic­chia, aree di par­te­ci­pa­zione e discus­sione sui temi di rile­vanza per il let­tore, per le persone.

È solo in que­sto modo che siamo in grado di valo­riz­zare la rela­zione. Di creare valore aggiunto — anche eco­no­mico — per le per­sone, i gior­nali e il giornalismo.

FB-Infographic-Final

Newspaper Scenario TW
Pubblicato il 26 giugno 2014 by Pier Luca Santoro

La Seconda Rivoluzione Digitale del Giornalismo

Ieri Mas­simo Russo ed io abbiamo tenuto per l’Ordine dei Gior­na­li­sti del Veneto il semi­na­rio la seconda rivo­lu­zione digi­tale del giornalismo.

Mas­simo Russo, Diret­tore di «Wired» ha fatto un inter­vento “visio­na­rio” — nel senso posi­tivo dei ter­mine -  trac­ciando un paral­lelo tra l’avvento di nuove tec­no­lo­gie e nuovi feno­meni che hanno un impatto pro­fondo per la società e come le testate gior­na­li­sti­che non pos­sano restare ai mar­gini di que­sti cambiamenti.

Il maga­zine cessa di essere solo una rivi­sta e diventa molto più di una testata mul­ti­piat­ta­forma open source. Il sito e la rete  sono stru­menti e fonte per la costru­zione dei contenuti.

Io invece ho effet­tuato un’analisi di sce­na­rio sia sul pano­rama inter­na­zio­nale che con un focus spe­ci­fico sulla realtà ita­liana. Otte­nere atten­zione, fidu­cia e valore del brand le chiavi di let­tura del mio intervento.

Sotto ripor­tate le slide dello speech tenendo conto che si tratta della base, del “punto di appog­gio” del ragio­na­mento.

Testate All Digital
Pubblicato il 24 giugno 2014 by Pier Luca Santoro

Pure Players in Pura Perdita

Dopo i dati di alcuni dei prin­ci­pali edi­tori di quo­ti­diani di ieri è oggi la volta dei pure players, delle testate d’informazione ita­liane senza una cor­ri­spon­dente ver­sione cartacea.

Clau­dio Plaz­zotta, per «Ita­lia Oggi», ha rac­colto i bilanci 2013 di «Lin­kie­sta», News 3.0 [«Lettera43»], «Il Post», Società Edi­trice Mul­ti­me­diale [«Blitz Quo­ti­diano»] ed «Huf­fing­ton Post Italia».

Ad un anno di distanza dalla pre­ce­dente ela­bo­ra­zione, rela­tiva ai dati del 2012, la situa­zione nella sostanza è cam­biata dav­vero di poco e, in alcuni casi è addi­rit­tura peggiorata.

«L’Huffington Post Ita­lia» nel suo primo anno di vita — lan­cio set­tem­bre 2012 — pro­duce meno di un milione di euro di ricavi ed altret­tanti di per­dite nono­stante sia “ospi­tato” per­ma­ne­te­mente all’interno della home page di Repubblica.it.

«Lin­kie­sta» non decolla e spro­fonda sem­pre più nel rosso con voci ricor­renti di messa in liqui­da­zione della società ed enne­sima rica­pi­ta­liz­za­zione a cura di un numero di soci di gran lunga infe­riore agli attuali.

Anche le altre testate all digi­tal, ad ecce­zione di «Dago­spia» per il quale però siamo fermi ai dati 2012, pur cre­scendo nei ricavi, che restano deci­sa­mente mode­sti, il rosso in bilan­cio è, ahimè, la regola.

C’è sicu­ra­mente un pro­blema di bran­ding in un Paese, il nostro, in cui l’informazione online in Ita­lia è domi­nata dallo stra­po­tere del duo­po­lio di Repub­blica — Corsera.

C’è anche un pro­blema di posi­zio­na­mento delle testate che, ad ecce­zione de «Lin­kie­sta» che però si è rita­gliata una nic­chia troppo ridotta, più che com­pe­tere con i media tra­di­zio­nali, come avviene anche in Gran Bre­ta­gna, sono loro alleate. Non hanno posi­zio­na­mento e con­te­nuti chia­ra­mente distin­tivi se non marginalmente.

C’è, ancora, un  pro­blema di modello di busi­ness. È evi­dente che spe­rare di soprav­vi­vere solo attra­verso la rac­colta pub­bli­ci­ta­ria non è ragio­ne­vole. I conti lo dimo­strano chiaramente.

Amen!

Testate All Digital

Dati x ‘000 di euro

Giornale Yara
Pubblicato il 17 giugno 2014 by Pier Luca Santoro

La Strategia dei Click de Noantri

Anche que­sto mese appun­ta­mento con la rubrica “de noan­tri” [per leg­gere le pun­tate pre­ce­denti inse­rire il ter­mine “de noan­tri” nel motore di ricerca interno], defi­ni­zione roma­ne­sca nella quale ho pen­sato abbia un senso far rica­dere “il peg­gio di” per una volta al mese.

Che la stra­grande mag­gio­ranza dei fan delle pagine Face­book dei quo­ti­diani si limiti a leg­gere titolo e sot­to­ti­tolo della noti­zia senza clic­care, senza andare sul sito a leg­gere l’articolo inte­grale, è un dato di fatto. Lo è altret­tanto l’ultilizzo pre­va­lente da parte delle testate che non mirano a fare enga­ge­ment e senso di com­mu­nity ma il cui unico fine è quello di “dra­gare” traf­fico, di por­tare traf­fico ai loro siti web.

È così che chi gesti­sce la pagina Face­book de «Il Gior­nale» quando viene dif­fusa la noti­zia dell’arresto del pre­sunto assas­sino di Yara Gam­bi­ra­sio tra­sforma la que­stione in un quiz, in una domanda il cui obiet­tivo è chia­ra­mente quello di far si che le per­sone clic­chino al link per cono­scerne la risposta.

Giornale Yara

Ci sono due aspetti che vale la pena di sot­to­li­neare in que­sta squal­lida vicenda.

In pri­mis, se su noti­zie “leg­gere”, a pre­scin­dere da altre con­si­de­ra­zioni, un com­por­ta­mento di que­sto tipo è legit­timo, cer­ta­mente nel caso dell’assassinio di una ragaz­zina non lo è. Non è que­sto il tipo di noti­zia con cui si può “gio­care”. Il con­si­glio di disci­plina dei gior­na­li­sti dovrebbe san­zio­nare la testata.

Il con­su­ma­tore non è uno stu­pido. Il con­su­ma­tore è tua moglie. Lo diceva con il con­sueto buon senso David Ogilvy, uno dei più grandi pub­bli­ci­tari di ogni tempo. Infatti le rea­zioni non si sono fatte atten­dere ed i com­menti — non mode­rati, pieni di vol­ga­rità, senza alcuna inte­ra­zione da parte di chi gesti­sce la pagina, come d’abitudine - sono tutti di stampo nega­tivo al trat­ta­mento della notizia.

Al netto di tutto dun­que, l’idea di atti­rare la gente al sito in que­sto modo non ha fun­zio­nato e la brand repu­ta­tion della testata ne è risul­tata danneggiata.

La stra­te­gia dei click de noantri…

Giornale commenti

Umbrella Newspaper
Pubblicato il 15 giugno 2014 by Pier Luca Santoro

La Pioggia Porta Buone Notizie

Non poteva esserci noti­zia più azzec­cata in que­sta dome­nica sotto l’acqua.

Il gior­nale ecua­do­re­gno «Extra» nel periodo da gen­naio a mag­gio, quando nel Paese le piogge sono par­ti­co­lar­mente abbon­danti, ha rea­liz­zato un edi­zione pla­sti­fi­cata del gior­nale, con prima e ultima pagina pro­tette da un film di pla­stica appli­cato in fase di stampa, per uti­liz­zare il quo­ti­diano come ombrello in caso di necessità.

Il risul­tato? La dif­fu­sione è aumen­tata del 12% e le ven­dite della pub­bli­cità sul gior­nale addi­rit­tura del 16% rispetto allo stesso periodo dell’anno pre­ce­dente con 21 nuovi inser­zio­ni­sti che hanno ade­rito all’iniziativa speciale.

Come si dice nel video sotto ripor­tato, non sem­pre la piog­gia porta cat­tive noti­zie. Pensateci.

News Italy
Pubblicato il 13 giugno 2014 by Pier Luca Santoro

Digital News Report 2014

Il Reu­ters Insti­tute for the Study of Jour­na­lism ha rila­sciato i risul­tati  della terza edi­zione del suo stu­dio annuale “Digi­tal News Report”, stu­dio sulle abi­tu­dini di con­sumo dell’informazione online/digitale in Europa, Ita­lia com­presa, Stati Uniti, Bra­sile e Giappone.

Lo stu­dio è stato con­dotto tra gen­naio e feb­braio di quest’anno. Prende in con­si­de­ra­zione sola­mente coloro che con­su­mano infor­ma­zione e che hanno accesso ad inter­net. Per quanto riguarda spe­ci­fi­ca­ta­mente il nostro Paese si tratta della nazione con la minor pene­tra­zione della Rete tra le dieci prese in con­si­de­ra­zione come mostra la sezione dedi­cata alla meto­do­lo­gia della ricerca. È esclusa quindi poco meno della metà della popo­la­zione italiana.

All’interno del rap­porto si dedi­cano poche righe di focus al sistema media­tico di cia­scuna nazione. Per quanto riguarda l’Italia, i cui appro­fon­di­menti sono a cura di Nicola Bruno, si legge:

Sil­vio Berlusconi’s Media­set empire ope­ra­tes Italy’s top pri­vate TV sta­tions, and the public broa­d­ca­ster, Rai, has also been sub­ject to poli­ti­cal influence. Tele­vi­sion remains the main source of news for the bulk of the popu­la­tion. The Ita­lian press is highly regio­na­li­sed, reflec­ting the country’s history and cha­rac­ter. Most new­spa­pers are pri­va­tely owned, often lin­ked to a poli­ti­cal party, or run by a large media group. Print new­spa­per rea­der­ship figu­res are low com­pa­red to many Euro­pean countries.

Il rap­porto si com­pone di 96 pagine. Come di abi­tu­dine, se il tema vi inte­ressa, che sia a titolo per­so­nale o pro­fes­sio­nale, con­si­glio cal­da­mente la let­tura inte­grale dello stu­dio al di là della mia per­so­nale sin­tesi ed interpretazione.

Com­ples­si­va­mente emerge come sia pros­sima una seconda ondata di tra­sfor­ma­zione con impli­ca­zioni pro­fonde per i player dell’industria dell’informazione.

Nono­stante una cre­scente frui­zione delle news da smart­phone e tablet [il 39% delle per­sone uti­lizza almeno due device ed il 12% tre o più] l’utilizzo delle app pro­prie­ta­rie delle diverse testate resta asso­lu­ta­mente marginale.

Solo l’11% di coloro che sono inte­res­sati all’informazione — e hanno accesso alla Rete — hanno pagato per news online/digital nel 2013. Teo­ri­ca­mente l’Italia, dopo il Bra­sile, è la nazione con la mag­gior pro­pen­sione al paga­mento delle noti­zie; vedendo le per­cen­tuali, net­ta­mente infe­riori, delle altre nazioni si capi­sce quanto neces­sa­ria sia un abbon­dante tara­tura tra dichia­rato e rea­liz­zato. In caso di dubbi basti vedere l’andamento effet­tivo delle ven­dite di copie digi­tali.

L’Italia, secondo quanto dichia­rato, è tra le nazioni con il mag­gior tasso di coloro che affer­mano di aver pagato per avere infor­ma­zione in for­mato digi­tale [13%]. La stra­grande mag­gio­ranza di que­sti acqui­sta “one shot”. Ulte­riore ele­mento di rifles­sione come sot­to­li­neavo esat­ta­mente un anno fa sul «Cor­riere della Sera».

L’Italia si con­ferma essere la nazione dove il canale pri­vi­le­giato di acqui­sto dei quo­ti­diani sono le edi­cole. Il 51% delle per­sone acqui­sta il gior­nale in un edi­cola nel nostro Paese [negli USA è l’ 11%]

Pagamento Notizie

Le noti­zie sono sem­pre più unbran­ded e la search ed i social diven­gono pre­po­ten­te­mente la porta d’ingresso ai siti web delle testate. In Ita­lia la search è la fonte di accesso alle noti­zie per il 59% dei rispon­denti [ancora con­vinti di voler fare la “guerra santa” a Goo­gle?], i social il 34%.

Per quanto riguarda i social, si con­ferma come il new­swire per eccel­lenza, Twit­ter, in realtà abbia un ruolo deci­sa­mente infe­riore a quello che gli addetti ai lavori ten­dono ad attri­bur­gli. La vera novità è Wha­tsApp, in par­ti­co­lare per l’Italia dove l’utilizzo [anche per otte­nere noti­zie] è del 13% ver­sus il 10% di Twitter.

Social Network for News

Insieme al Bra­sile è l’Italia il Paese nel quale le per­sone hanno una mag­giore pro­pen­sione ad uti­liz­zare i social per la frui­zione d’informazione. I milioni di fan alle pagine delle diverse testate, per come ven­gono gestiti, non ser­vono ad altro che ad ali­men­tare i ricavi di Zuc­ker­berg & Co. Basti vedere, in assenza di altri dati o di uti­lizzo di piat­ta­forme spe­ci­fi­che di moni­to­rag­gio, il rap­porto tra numero di fan, pur con tutte le tara­ture sulla reach effet­tiva, e gli accessi com­ples­sivi al sito web cor­ri­spon­dente della testata o, peg­gio, la ven­dita di copie car­ta­cee, per veri­fi­care quanto labile sia la relazione.

Credo che vada com­ple­ta­mente rivi­sto, ribal­tato l’approccio. È meglio avere cen­ti­naia di migliaia di per­sone delle quali non si sa nulla, che non leg­gono e che com­men­tano a caso e fuori luogo o è meglio ridurre la quan­tità e sta­bi­lire una rela­zione, creare enga­ge­ment con coloro che interessano?

Per­so­nal­mente non credo pos­sano esserci dubbi sul pre­fe­rire la seconda scelta. Per un’ecologia dei social media ini­ziate, ini­ziamo, ad abbat­tere la fan base ed a capire cosa inte­ressa ai nostri let­tori, a misu­rare più il click trough che altri para­me­tri, a rela­zio­narci con loro, come ho già avuto modo di dire.

Social Media for News

Le noti­zie unbran­ded, senza marca distin­tiva, sono la deri­vata di una poli­tica scel­le­rata di gestione della marca con online che ha carat­te­ri­sti­che com­ples­si­va­mente non con­grue con quelle dell’omologa ver­sione car­ta­cea; in par­ti­co­lare in Ita­lia dove sono nette le dif­fe­renze. Per un pugno di click si svende la marca. Senza brand non c’è valore aggiunto, non c’è spe­ranza di soprav­vi­venza. Non è neces­sa­rio rifarsi al mar­ke­ting 3.0 di Kotler per saperlo, sta scritto alla prima pagina del “bigino” di que­sta disci­plina. Fate vobis.

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La scheda sull’Italia, a pagina 34 del rap­porto, sin­te­tizza le prin­ci­pali evi­denze per quanto riguarda il nostro Paese.

Top Brands News Italy

Altre sin­tesi del rap­porto ven­gono effet­tuate da Guar­dian [+], Poyn­ter, Nie­man Jour­na­lism Lab e BBC e molti altri ancora [ma leg­ge­tevi il rap­porto per farvi la vostra idea, eh!]

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Pubblicato il 12 giugno 2014 by Lelio Simi

La “Reader experience” e quel muro (da abbattere) in redazione

Della neces­sità di ripen­sare l’organizzazione delle reda­zioni inte­gran­dole sem­pre più con nuove pro­fes­sio­na­lità e con gli altri set­tori che fanno parte dell’organizzazione stessa del gior­nale — il lato busi­ness, ma non solo — si è par­lato abba­stanza spesso in que­sti anni (ed è pro­ba­bile che molti, anche da noi in Ita­lia, siano con­vinti che que­sta inte­gra­zione in realtà stia già avve­nendo). Il tema però suscita sem­pre qual­che “fri­zione”, qual­che mese fa (feb­braio 2014) ad esem­pio, una netta presa di posi­zione della reda­zione di Libé­ra­tion con­tro il nuovo piano indu­striale del gior­nale ha gene­rato una que­relle sin­te­tiz­zata bene in que­sto arti­colo di Lsdi: Se i gior­na­li­sti disprez­zano l’impresa.

Ancora più di recente dell’argomento si è occu­pato l’ormai famoso rap­porto interno del New York Times dedi­cato all’innovazione (qui link per sca­ri­care il docu­mento com­pleto in for­mato pdf) che alla que­stione dedica molto spa­zio. Ed è evi­dente che, nono­stante tutto, la crea­zione nelle orga­niz­za­zioni edi­to­riali di team real­mente inter­di­sci­pli­nari rap­pre­senti ancora un tema “caldo” se anche in realtà estre­ma­mente evo­lute come il New York Times lo si ponga come uno degli obiet­tivi più impor­tanti da rag­giun­gere nell’immediato futuro.

Il report ne parla in par­ti­co­lare nella seconda parte: «Streng­the­ning Our New­sroom» (pag.56). Alcune delle pagine più inte­res­santi, a nostro giu­di­zio, sono in que­sto senso nel capi­tolo «Rea­der expe­rience» (pag. 61) dove il “pro­blema” è ripro­po­sto e svi­lup­pato come pas­sag­gio fon­da­men­tale per lo svi­luppo e il raf­for­za­mento del lavoro della reda­zione. Del report, come detto, si è par­lato e scritto molto, ma ci tor­niamo su anche noi per­ché ci sono un paio di rifles­sioni che ha valore sot­to­li­neare e che provo a sin­te­tiz­zare così:

#1 Il let­tore ha sem­pre più peso sui bilanci (e i grandi inser­zio­ni­sti sem­pre meno): per que­sto abbiamo biso­gno di cam­biare un po’ di cose.

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chart real­tiva alla com­po­si­zione del fat­tu­rato del NYT

Al New York Times il “peso” dei let­tori nel fat­tu­rato è in cre­scente aumento: nel 2012 ha supe­rato quello della pub­bli­cità e nel 2013 ha var­cato la quota sto­rica del 50% (certo, il tutto è con­se­guenza anche della gene­rale fles­sione degli inve­sti­menti nell’advertising che affligge tutte le testate del mondo). La ten­denza però sem­bra chiara, il sem­pre mag­gior con­tri­buto nel fat­tu­rato gene­rato diret­ta­mente dai let­tori impone un nuovo modo di pen­sare il “pro­dotto” gior­nale. Pro­dotto che in realtà oggi è sem­pre meno un unico “oggetto” e sem­pre più una serie diversa e diver­si­fi­cata di pro­dotti e for­mati edi­to­riali (le app NYT Now e NYT Opi­nion lan­ciate in que­ste set­ti­mane e tutte le altre varie forme di sot­to­scri­zione, ad esempio).

La neces­sità quindi sarà sem­pre più quella di tenere conto delle esi­genze dei let­tori e della loro espe­rienza di let­tura, di cucire addosso a loro alle loro esi­genze nuovi pro­dotti. Soprat­tutto quelli digi­tali, visto che al Times la mag­gior parte del fat­tu­rato pro­viene ancora dalla carta (come avviene del resto in tutte le altre testate main­stream) nono­stante il poten­ziale pub­blico dei let­tori su digi­tale sia enor­me­mente supe­riore (e que­sto è un altro pas­sag­gio fon­da­men­tale che viene affron­tato dal rap­porto nel capi­tolo «Digi­tal First»). [ bonus track: sull’argomento carta/digitale al Times sol­le­vato dal «rap­porto inno­va­zione» con­si­glio di leg­gere l’eccellente ana­lisi di Ryan Chit­tum The New York Times can’t aban­don print—yet ]

È un cam­bia­mento stra­te­gico al quale serve anche un cam­bia­mento cul­tu­rale all’interno della reda­zione. Un bel ribal­ta­mento di pro­spet­tiva su cui riflet­tere per­ché in gene­rale la figura del let­tore per chi lavo­rava nei gior­nali spesso era stata rele­gata a figura di fondo a favore di altri soggetti.

#2 C’è un “muro” tra la reda­zione e il resto dell’organizzazione: oltre quel muro non ci sono solo per­sone inte­res­sate a fare pres­sione per accon­ten­tare un cliente impor­tante, ma soprat­tutto pro­fes­sio­na­lità che lavo­rano per ren­dere migliore il gior­nale e il modo di fare gior­na­li­smo della redazione.

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Se i gior­na­li­sti doves­sero dise­gnare l’organigramma della società – leg­giamo nel report – sarebbe pres­sa­poco così: la reda­zione e le fun­zioni “busi­ness side” divisi net­ta­mente da un muro: una da una parte, tutti gli altri dall’altra. E per­fino alcuni gruppi che tec­ni­ca­mente fanno parte della reda­zione, come il Digi­tal Design, spesso ven­gono comun­que per­ce­piti nel lato business.

In alcune realtà come alcune star­tup gior­na­li­sti­che come Buz­z­Feed o Quartz quel muro lo hanno abbat­tuto fin da subito facendo con­vi­vere gior­na­li­sti con pro­gram­ma­tori e ana­li­sti (anzi spesso i gior­na­li­sti in que­sti casi sono anche pro­gram­ma­tori o ana­li­sti). Ma certo, inno­vare in realtà rela­ti­va­mente pic­cole è una cosa, farlo in colossi come il New York Times è ogget­ti­va­mente un’altra.

Quindi, difen­dere l’indipendenza della reda­zione e i sin­goli redat­tori da qual­siasi pos­si­bi­lità di pres­sioni eco­no­mi­che è più che giu­sto, ma la sto­rica dif­fi­denza verso gli altri set­tori dell ciclo pro­dut­tivo, deve ormai essere supe­rata. Anche per­ché – ricor­dano ancora gli autori del rap­porto – in realtà molte per­sone che lavo­rano in dipar­ti­menti diversi dalla reda­zione «svol­gono fun­zioni vitali che non hanno nulla a che fare con gli inser­zio­ni­sti. Sono prin­ci­pal­mente con­cen­trati nel miglio­rare la “rea­der expe­rience”, l’esperienza di let­tura e la sod­di­sfa­zione del nostro pub­blico. Que­sti gruppi stanno costruendo nuovi pro­dotti e l’infrastruttura per sup­por­tare il nostro giornalismo».

Molte di que­ste pro­fes­sio­na­lità ese­guono ana­lisi, con­du­cono son­daggi e focus group. Que­sti team pas­sano ogni giorno a riflet­tere e a par­lare ai let­tori. Ma, segnala ancora il rap­porto,  sono con­cen­trati quasi esclu­si­va­mente su que­stioni come il modo migliore per aumen­tare gli abbo­na­menti, que­sto soprat­tutto per­ché la reda­zione rara­mente ha chie­sto loro aiuto. Eppure ci sono molti modi nei quali que­ste unità potreb­bero essere utili ai redat­tori per capire dove poter miglio­rare le cose che stanno facendo. Capa­cità di inter­pre­tare i dati delle abi­tu­dini di let­tura dei let­tori attra­verso le new­slet­ter, per fare solo un esempio.

È una sot­to­li­nea­tura impor­tante. Per­ché il “lato busi­ness” non è sem­pli­ce­mente “lato mar­chette” e per­ché molte “skill” pro­fes­sio­nali è sem­pre più urgente che anche i gior­na­li­sti sap­piano acqui­sirle, se non altro per poter creare una base comune di com­pe­tenze per ren­dere pos­si­bile in modo ade­guato il dia­logo con nuove pro­fes­sio­na­lità (insomma è neces­sa­rio “spor­carsi le mani di grasso” come ha scritto qualcuno).

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