strategie editoriali

Corsera Hot
Pubblicato il 19 novembre 2014 by Pier Luca Santoro

Giornalisti che non Riescono a Scopare

Per chi non lo sapesse, su Face­book c’è il gruppo “Gior­na­li­sti che non rie­scono a sco­pare” la cui mis­sion è quella di porre in evi­denza il meglio del peg­gio del gior­na­li­smo digi­tale, ovvero del come la stra­grande mag­gio­ranza delle testate online vada ben oltre il gos­sip per appro­dare ad espli­citi ammic­ca­menti ses­suali pur di acchiap­pare quale click.

In maniera del tutto casuale sono andato a guar­dare alcune delle “noti­zie” ripor­tate da testate online di genere ed orien­ta­mento poli­tico vario nelle ultime 24 ore. Il cam­pio­na­rio è dav­vero varie­gato e sor­passa anche gli espli­citi rife­ri­menti del pre­ci­tato gruppo su Facebook.

Rai­News, fonte pub­blica ed isti­tu­zio­nale dell’informazione nostrana, ci deli­zia [si fa per dire] con una foto­gal­lery di ben 81 scatti su «Kim Kar­da­shian in un tubino latex rosa mostra il suo “vero” lato B», noti­zia fon­da­men­tale alla quale risponde La Gaz­zetta dello Sport con «Kim Kar­da­shian? E’ out. Ecco le foto di Lara Stone: nuda, moz­za­fiato, e senza Pho­to­shop», infor­ma­zione evi­den­te­mente impre­scin­di­bile per gli appas­sio­nati di sport let­tori del più impor­tante quo­ti­diano del nostro Paese per readership.

Huf­fing­ton­Post Ita­lia, testata che quando aprì pro­mise solen­ne­mente per voce della sua diret­trice che non avrebbe ceduto ai “boxini mor­bosi”, ci parla dei «bene­fici del sesso sulla salute», degli «80 milioni di motivi per cui baciare alla fran­cese è fon­da­men­tale» e, per non farci man­care nes­sun det­ta­glio, di «10 curio­sità sul sesso tra ani­mali che non vedrai nei docu­men­tari», tutti ovvia­mente nella colonna destra del gior­nale in que­stione, quella dei “più clic­cati” al momento della reda­zione di que­sto articolo.

Anche a destra perle di gior­na­li­smo digi­tale con Libero che mostra «Bionda e in lin­ge­rie: Sara Tom­masi fa impaz­zire il web, guar­date il suo sel­fie hot», ed Il Gior­nale che pro­pone «Cosa c’è sotto la gonna della vicina di casa?».

Il top dell’informazione locale va a Il Gaz­zet­tino esem­pio di eccel­lenza nel gior­na­li­smo iper­lo­cale con «Vero­nica Maya, dal topless allo show per bam­bini: con­durrà lo Zec­chino D’Oro», «Alena Sere­dova in topless su Twit­ter, fol­lo­wers in estasi» [e molti altri in bella mostra in home page], e «Que­sta stu­den­tessa non può pro­vare pia­cere: ecco per­ché…», con il quale ottiene anche l’award inter­na­zio­nale del clic­k­bai­ting.

Il sen­sa­zio­na­li­smo, le coper­tine “hot” [e din­torni] non sono una novità del gior­na­li­smo online, la dif­fe­renza però è che adesso non si tratta più di un esclu­siva dei maga­zine popo­lari di gos­sip ma il cer­chio si è allar­gato a dismi­sura a fonti d’informazione “serie”.

La com­pe­ti­zione si è asse­stata sul minimo comun deno­mi­na­tore per un modello che ricerca volume e non valore. Buona fortuna…

Corsera Hot

Sul tema il video del dibat­tito a #glocal14 su «L’ultimo click: ten­denze e derive nell’informazione digitale»

Sprout-Index-Q2-2014-Infographic2
Pubblicato il 18 novembre 2014 by Pier Luca Santoro

Media & [Un]Social Media Marketing

Capita che torni da una tre giorni sulle evo­lu­zioni del gior­na­li­smo digi­tale in cui si dileg­gia, su quanto avan­zato sia lo stato dell’informazione online nel nostro Paese, per avere la con­ferma che in realtà la situa­zione è di un’arretratezza sbalorditiva.

Con­ferma rice­vuta in ante­prima in diretta quando il tweet di una par­te­ci­pante al mio work­shop sul social media mar­ke­ting per i gior­nali, rice­veva [da parte di un altro gior­na­li­sta] la rispo­sta sotto ripor­tata che [di]mostra quale sia il pano­rama attuale.

Tweet SMEditor

Secondo uno stu­dio pub­bli­cato recen­te­mente da Sprout Social, in media sola­mente a una su sei inte­ra­zioni sui social viene for­nita una rispo­sta. Di tutti i set­tori presi in  con­si­de­ra­zione il peg­giore, manco a dirlo, è pro­prio quello dei media dove ogni 10 domande poste, ogni 10 inte­ra­zioni, solo una ottiene un riscontro.

Sprout-Index-Q2-2014-Infographic2

Se qual­che volta avete pro­vato ad inte­ra­gire con l’account social di qual­cuna delle testate del nostro Paese pro­ba­bil­mente non sarete sor­presi dei risul­tati dello studio.

Un capi­tale sociale, ed eco­no­mico, che viene dila­pi­dato pre­su­mendo che i social siano solo fun­zio­nali ad atti­rare traf­fico ai siti web delle testate. Come spiega a chiare let­tere Sarah Mar­shall, social media edi­tor del Wall Street Jour­nal, valu­tare i social [ed il lavoro di chi li col­tiva, li ali­menta] sola­mente in base al traf­fico gene­rato è un errore capi­tale. Non a caso al neo social media edi­tor di Press Asso­cia­tion è stato affi­dato il com­pito di “met­tere i social media al cen­tro della redazione”.

L’insostenibile [un]social media mar­ke­ting dei media ha sem­pre meno un senso com­piuto, comun­que la si guardi.

Di seguito l’infografica com­pleta dei risul­tati della desk research di Sprout Social.

The Social Busi­ness: Highlights from the Sprout Social Index” by Sprout Social

The Social Business: Highlights from the Sprout Social Index

Pagine Viste Agosto 14
Pubblicato il 12 novembre 2014 by Pier Luca Santoro

La Morte delle Pagine Viste da Mobile

Chiu­diamo l’analisi della total digi­tal audience nel mese di ago­sto secondo Audi­web con i dati delle pagine viste per le prime 10 testate d’informazione online.

Nella grande mag­gio­ranza dei casi le pagine viste, quelle che gene­rano la mag­gio­ranza dei ricavi pub­bli­ci­tari per le testate online, da mobile sono la metà, se non addi­rit­tura un terzo, di quelle da PC.

La ten­denza ad una frui­zione cre­scente in mobi­lità di Inter­net è dun­que l’ennesimo pro­blema per  i già tra­bal­lanti conti dell’editoria. 

Se misu­rare le pagine viste è sciocco, lo è ancor di più pagarle, spie­gano su Con­ten­tly, in una inte­res­sante disa­mina su come le pagine viste, il para­me­tro attual­mente più uti­liz­zato come metrica per la ven­dita pub­bli­ci­ta­ria online, non siano un indi­ca­tore di qua­lità, non siano indice da tenere in con­si­de­ra­zione nè per gli edi­tori nè per gli inve­sti­tori pub­bli­ci­tari, per le aziende.

Le pagine viste [e i click] sono morte, ancor più da mobile.

Bonus track: Da leg­gere —> Sto­ries not ‘clicks’: new online maga­zine won’t moni­tor web traf­fic, say founders

Traffico da Search News Italia
Pubblicato il 11 novembre 2014 by Pier Luca Santoro

Quanto Costa la Guerra tra FIEG e Google News

Torna incan­de­scente il dibat­tito sul dif­fi­cile rap­porto tra l’editoria nostrana ed il colosso di Moun­tain View.

Costa, neo pre­si­dente della FIEG, entra a gamba tesa con­tro Google a par­tire dal suo inter­vento alla pre­sen­ta­zione del  libro “Infor­ma­zione: istru­zioni per l’uso” di Ruben Raz­zante [vedi video sot­to­stante] per poi rad­driz­zare par­zial­mente il tiro con l’intervista a Il Sole24Ore di domenica.

Obie­zioni pron­ta­mente rispe­dite al mit­tente da Goo­gle che ha ricor­dato che “invia ogni mese 10 miliardi di clic agli edi­tori di tutto il mondo e che rice­viamo di gran lunga più richie­ste di essere inclusi in Goo­gle News che non di essere esclusi”. L’intervento di Mad­hav Chin­nappa, numero uno dell’International News Part­ner­ships di Goo­gle, durante il semi­nar dell’Accademia Ita­liana del Codice di Inter­net rias­sume la posi­zione uffi­ciale sulla questione.

In que­sti giorni, sulla que­stione sono emerse posi­zioni da parte di diversi auto­re­voli per­so­naggi della Rete che hanno sot­to­li­neato l’assurdità delle posi­zioni di Costa [che essendo Pre­si­dente di un’associazione non farà tutto pro­prio di testa sua, eh!]. Le più inte­res­santi, a mio avviso, sono quelle pub­bli­cate da due avvo­cati spe­cia­liz­zati in diritto appli­cato ad inter­net e alle nuove tec­no­lo­gie di comu­ni­ca­zione che in entrambi i casi denun­ciano l’insensatezza eco­no­mica delle riven­di­ca­zioni degli edi­tori.

Per entrare nel merito del dibat­tito, basan­domi sem­pre sul detto “in god we trust all others bring data”, fun­da­men­tal per Data­Me­dia­Hub, ho veri­fi­cato la quota di traf­fico da search, quindi essen­zial­mente da Goo­gle, negli ultimi tre mesi verso i prin­ci­pali siti d’informazione del nostro Paese.

Ne esce un pano­rama abba­stanza varie­gato con per­cen­tuali che oscil­lano da poco più del 6% fino al 78%. Media­mente comun­que si tratta di una quota di traf­fico con un peso tra un quinto ed un quarto del totale; un’incidenza sicu­ra­mente non tra­scu­ra­bile alla quale è dif­fi­cile imma­gi­nare che le diverse testate vogliano rinunciare.

Non è un caso che la que­stione — che è ben distinta da quella fiscale — si ripro­ponga cicli­ca­mente da tempo e che alla fine tutto rimanga così com’è.

É pro­prio Ruben Raz­zante, pro­fes­sore di Diritto dell’informazione all’Università Cat­to­lica di Milano e alla Lumsa di Roma, a descri­vere con pun­tua­lità la situa­zione in un’intervista con­cessa qual­che giorno prima della pre­sen­ta­zione insieme a Costa del suo libro in cui afferma che:

Sem­pli­fi­cando al mas­simo, posso dire che assi­stiamo a tre feno­meni: il boom dei social net­work, la posi­zione domi­nante di Goo­gle e la man­canza di un modello di busi­ness per gli edi­tori online. Par­tendo da quest’ultimo punto rilevo che molti edi­tori, anzi­ché offrire ai cro­ni­sti degli stru­menti di inno­va­zione tec­no­lo­gica, in maniera miope hanno mar­gi­na­liz­zato il lavoro gior­na­li­stico facen­dolo svol­gere a figure che gior­na­li­sti­che non sono affatto e che si limi­tano a fare un pedis­se­quo copia/incolla di testi repe­riti qua e là senza un vaglio accurato.

Che le reda­zioni web dei gior­nali ita­liani siano ad oggi ancora un’appendice di quelle desti­nate alla carta, sot­to­po­ste spesso a ritmi lavo­ra­tivi che effet­ti­va­mente, al di là delle scelte edi­to­riali, rischiano di minare la qua­lità è un dato di fatto. É un dato di fatto, altret­tanto, che nei casi in cui edi­tori e Goo­gle si sono alleati [penso al caso de “La Stampa”] vi sia stato un bene­fi­cio reci­proco e che il colosso di Moun­tain View pos­segga un know how tec­no­lo­gico che sarebbe pre­zioso per le nostre redazioni.

Come scri­veva Her­man Hesse se temiamo qual­cuno, rico­no­sciamo a costui un potere su di noi. Il pro­blema non sono i con­te­nuti su Goo­gle News, che anzi apporta un bene­fi­cio in ter­mini di traf­fico agli edi­tori, ma il cre­scente imporsi del pro­gram­ma­tic adver­ti­sing le cui piat­ta­forme tagliano fuori gli edi­tori e le loro con­ces­sio­na­rie che in pro­spet­tiva vedono così ridursi ulte­rior­mente i già mode­sti ricavi pub­bli­ci­tari dall’online. Lo ha spie­gato con suf­fi­ciente chia­rezza il diret­tore gene­rale della Divi­sione Digi­tale del gruppo Espresso-Repubblica in una recente audi­zione alla Camera [dal minuto 23 del video]. 

Cam­biano, sem­pre più rapi­da­mente, gli sce­nari di rife­ri­mento ed i com­pe­ti­tor degli edi­tori. Non è facendo la santa cro­ciata con­tro Goo­gle News, come con­ferma anche il die­tro­front di Axel Sprin­ger, che si risol­vono i pro­blemi e nep­pure si miglio­rano le pro­spet­tive del com­parto editoriale. 

Efficienza

Tempo Per Persona News Online
Pubblicato il 10 novembre 2014 by Pier Luca Santoro

Tempo per Persona News Online

La total digi­tal audience, in ter­mini di tempo speso per per­sona, nel mese di ago­sto secondo Audiweb. 

Il dato del totale è rife­rito al com­ples­sivo di per­sone che hanno avuto accesso da PC e/o da mobile alla Rete nel giorno medio per avere un para­me­tro su quale sia il peso delle prin­ci­pali fonti d’informazione rispetto al totale.  Nella valu­ta­zione delle sin­gole testate non va dimen­ti­cato il feno­meno delle aggre­ga­zioni.

Le per­sone spen­dono media­mente poco meno di due ore/die in Rete, la fra­zione di tempo dedi­cata alle news online è, nel migliore dei casi, di poco supe­riore ai 6 minuti.

Com­ples­si­va­mente, ad esclu­sione di Dago­spia e Fan­page, le testate all digi­tal prese in con­si­de­ra­zione regi­strano tempi di per­ma­nenza infe­riori alle ver­sioni online delle testate con una cor­ri­spon­dente ver­sione cartacea.

Le per­sone spen­dono più tempo in Rete da mobile. Così non è per i siti di news che, ad esclu­sione di Libero Quo­ti­diano, frui­scono mag­gior­mente delle noti­zie online da PC. Feno­meno che si acu­tizza per quanto riguarda le pagine viste [domani dopo­do­mani il det­ta­glio], quelle che gene­rano ricavi.

Uno stu­dio di recente pub­bli­ca­zione effet­tuato dalla Online Publi­shers Asso­cia­tion mostra come l’attenzione verso il tempo speso sul sito sia un para­me­tro al quale gli edi­tori “pre­mium”, di qua­lità, e gli inser­zio­ni­sti guar­dano con cre­scente inte­resse. I dati Audi­web, sotto ripor­tati nel gra­fico inte­rat­tivo, [di]mostrano che esi­ste un pro­blema non tra­scu­ra­bile per le testate online del nostro Paese, anche sotto que­sto profilo.

Al di là di atten­zioni tec­ni­che, quali ad esem­pio gli arti­coli cor­re­lati segna­lati gra­zie ad un motore seman­tico interno, la gami­fi­ca­tion dell’informazione può asso­lu­ta­mente essere di ausi­lio in tal senso. MI pare di averlo detto ormai fin troppe volte.

News Online
Pubblicato il 7 novembre 2014 by Pier Luca Santoro

Il Panorama dell’Informazione Online in Italia

Quinta pun­tata su Radio Citta Fui­jko di “In Media Stat Virus: I Media nel’era di Twit­ter” dedi­cata ad una pano­ra­mica dell’informazione online nel nostro Paese.

Durante la chiac­chie­rata con la gior­na­li­sta e video­ma­ker Fran­ce­sca Cle­men­toni si tenta di for­nire una defi­ni­zione di cosa sia infor­ma­zione e di quali pos­sano essere gli attri­buti per defi­nirne la qua­lità. La pun­tata pro­se­gue par­lando di dati e di quali siano i para­me­tri signi­fi­ca­tivi, di valore, per l’informazione online, con­clu­dendo sul valore dei news brands e inno­va­zione di prodotto.

Nel pod­cast sot­to­stante è pos­si­bile ria­scol­tare e, volendo, sca­ri­care l’intera puntata.

News Online

Mar­tedì pros­simo, 12.11.2014, si par­lerà di “Open Jour­na­lism e Citi­zen Jour­na­lism”. È pos­si­bile inte­ra­gire via Twit­ter uti­liz­zando l’hashtag #imsv14, inte­ra­gendo con il mio account per­so­nale @pedroelrey e/o con quello di @radiofujiko.

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Pubblicato il 4 novembre 2014 by Pier Luca Santoro

L’Algoritmo di Facebook NON Penalizza le News

È cre­scente la pre­oc­cu­pa­zione nel mondo edi­to­riale sui cam­bia­menti di Face­book e l’impatto nega­tivo che que­sti potreb­bero avere sulla con­si­stente quota di traf­fico che il social net­work più popo­loso del pia­neta porta ai loro siti web.

Secondo i dati dif­fusi da Share­a­ho­lic, basati sull’analisi di 200mila siti web di publi­sher in tutto il mondo per un audience com­ples­siva di oltre 250 milioni di per­sone, Face­book con­ti­nua ad essere il prin­ci­pale dri­ver di traf­fico e negli ultimi 12 mesi [da set­tem­bre 2013 a set­tem­bre 2014] la sua rile­vanza è più che raddoppiata.

Social-Media-Traffic-Referrals-Report-Oct-2014-graph

Anche l’analisi con­dotta da Social­ba­kers su 10mila pagine Face­book di altret­tanti publi­sher [di]mostra come i media abbiano un livello di inte­ra­zione, ed una reach orga­nica, di gran lunga supe­riore alla media gene­rale dei brand.

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Il pro­blema di Face­book, e degli altri social, non è l’algoritmo. Il pro­blema è che nel social media mar­ke­ting la parola chiave che fa la dif­fe­renza è il ter­mine marketing.

La ricerca sul gior­na­li­smo e l’organizzazione delle reda­zioni digi­tali in Ita­lia, che il gruppo di lavoro sui “Gior­na­li­smi” del Con­si­glio nazio­nale dell’Ordine dei Gior­na­li­sti ha pre­sen­tato a fine set­tem­bre, fa emer­gere come nella mag­gior parte dei casi gli edi­tori non abbiano una figura spe­ci­fi­ca­ta­mente dedi­cata alla gestione stra­te­gica dei social. 

L’improvvisazione, “l’arroganza” spen­sie­rata di voler fare un mestiere del quale non si cono­scono i basic, è il pro­blema. L’algoritmo di Face­book NON pena­lizza le news, sono gli edi­tori che, para­fra­sando una cele­bre frase di Totò, stanno ancora a chie­dersi per andare dove biso­gna andare per dove biso­gna andare?

Tech Problems

Bonus track: A Mani­fe­sto for Buil­ding Rela­tion­ships in the Digi­tal Era

Growth
Pubblicato il 28 ottobre 2014 by Pier Luca Santoro

La Creazione di Valore Aggiunto per l’Industria dell’Informazione

Non più tardi di ieri, a con­clu­sione della sin­tesi dell’ana­lisi di Medio­banca sui bilanci dei 7 mag­giori gruppi edi­to­riali del nostro Paese, tra gli ele­menti che citavo, par­lavo della neces­sità di un pro­fondo ripen­sa­mento del pro­dotto sin qui sot­to­po­sto, sia nella ver­sione car­ta­cea che in quella digi­tale, a rivi­si­ta­zioni più o meno azzec­cate che ne hanno di fatto lasciata intatta la strut­tura di base.

Sem­pre ieri il Finan­cial Times ha annun­ciato il lan­cio di  FirstFT, nuovo pro­dotto edi­to­riale del pre­sti­gioso quo­ti­diano economico-finanziario che il new head of aggre­ga­tion  del gior­nale [figura pro­fes­sio­nale che al pari di molte altre non  mi pare attual­mente pre­sente nelle reda­zioni dei nostri gior­nali] descrive così:

In an age of infor­ma­tion over­load where rea­ders are shy­ing away from the per­pe­tual social media stream, tru­sted edi­to­rial judg­ment and aggre­ga­tion is an increa­sin­gly valua­ble con­ve­nience for busy rea­ders. FirstFT is care­fully craf­ted, ana­ly­sed and illu­stra­ted by our world-class jour­na­lists and pro­vi­des a new way for rea­ders to get the FT’s take on the essen­tial news of the day.

Allo stesso tempo, Blendle, iTu­nes del gior­na­li­smo che pro­pone la ven­dita di sin­goli arti­coli  a prezzi varia­bili tra tra € 0,10 e € 0,80 al pezzo, annun­ciava di aver rice­vuto la non tra­scu­ra­bile somma di 3.8 milioni di dol­lari da The New York Times Com­pany e da Axel Sprin­ger per favo­rire l’espansione di que­sta start-up Olan­dese in tutta Europa.

Anche nel nostro Paese è recente il pas­sag­gio a paga­mento di Good Mor­ning Ita­lia, ser­vi­zio di accu­rata sele­zione delle noti­zie nazio­nali ed inter­na­zio­nali tanto apprez­zatonato da gior­na­li­sti impie­gati nelle reda­zioni di diverse testate che evi­den­te­mente hanno avuto poco spa­zio e ascolto “costrin­gen­doli” ad un’iniziativa auto­noma al di fuori del loro prin­ci­pale ambito lavorativo.

Win Win

Da qual­che mese, come molti cer­ta­mente sapranno, esi­ste già l’iTunes del gior­na­li­smo ita­liano: Eta­lia [*], piat­ta­forma che offre ai sin­goli gior­na­li­sti, e ad altre cate­go­rie di pro­fes­sio­nals, ma anche agli edi­tori, la pos­si­bi­lità di ven­dere i sin­goli con­te­nuti con diverse opzioni che vanno dal sin­golo pezzo sino all’abbonamento al gior­nale e/o alla rivi­sta.

I gior­nali sono morti, come si pro­clama ormai da almeno un lustro, ma la que­stione non è se siano morti quelli di carta e quante spe­ranze, quante pos­si­bi­lità abbiano quelli digitali/online, è l’idea di gior­nale come pac­chetto mono­li­tico ad essere defunta e con essa i modelli di busi­ness che l’hanno carat­te­riz­zato negli ultimi 100 anni.

La crea­zione di valore aggiunto per l’industria dell’informazione passa, anche, dalla sot­tra­zione, dal non imporre con­te­nuti che non inte­res­sano, dal sele­zio­nare per il let­tore quel che è è rile­vante per lui e sola­mente per lui e per il quale dun­que cre­scerà la pro­pen­sione a pagare per la fruizione.

Growth

[*] Disclai­mer: Il sot­to­scritto ha ope­rato come con­su­lente, anche, per Etalia.

Variazione Ricavi Gruppi Editoriali
Pubblicato il 27 ottobre 2014 by Pier Luca Santoro

Principali Gruppi Editoriali Italiani 2009 — 2013 & 1° semestre 2014

Mer­co­ledì 22 otto­bre scorso Il Fatto Quo­ti­diano ha pub­bli­cato, sulla ver­sione car­ta­cea del gior­nale, un arti­colo che ripren­deva i risul­tati di un’analisi sui bilanci dei prin­ci­pali gruppi edi­to­riali con­dotta dal Uffi­cio Studi di Mediobanca.

Arti­colo molto inte­res­sante, anche se forse dal titolo ecces­si­va­mente scan­da­li­stico, ripreso in maniera ancor più sen­sa­zio­na­li­stica, come’abitudine, da Dago­spia.

Sette Sorelle

Come viene ripor­tato nell’articolo, lo stu­dio è dispo­ni­bile sul sito dell’Ufficio Studi di Medio­banca. Visto che lo stu­dio inte­gra l’analisi effet­tuata dal nostro gruppo di lavoro [1, 2, 3 & 4] aggior­nan­dola con i dati del primo seme­stre 2014, al di là di quanto scritto da Il Fatto Quo­ti­diano, mi pare utile appro­fon­dire quanto emerge.

I gruppi edi­to­riali presi in con­si­de­ra­zione sono 7: Gruppo RCS Media­Group, Gruppo Mon­da­dori, Gruppo Edi­to­riale L’Espresso, Gruppo Il Sole 24 ORE, Gruppo Mon­rif, Gruppo Cal­ta­gi­rone Edi­tore ed Edi­trice La Stampa. Si stima che nel loro insieme i sette gruppi con­si­de­rati rap­pre­sen­tino a fine 2013 il 70% circa dei ricavi com­ples­sivi del set­tore edi­to­riale italiano.

L’evoluzione recente dei mag­giori gruppi edi­to­riali ita­liani si inqua­dra in una ten­denza di più lungo periodo che ha visto in Ita­lia un dif­fuso pro­cesso di disaf­fe­zione verso la carta stam­pata quo­ti­diana. Secondo i dati FIEG a tutto il 2013 le ven­dite dei quo­ti­diani sono calate del 45% rispetto al 1990, feno­meno fat­tosi par­ti­co­lar­mente intenso dal 2008 [-31%]. Nel quin­quen­nio 2009–2013 i ricavi aggre­gati dei sette mag­giori gruppi edi­to­riali ita­liani hanno segnato una fles­sione del 27,7%, ovvero dai 5,8 mld. di euro del 2009 ai 4,2 mld. del 2013.

In det­ta­glio le ridu­zioni hanno riguar­dato la rac­colta pub­bli­ci­ta­ria [-31,3]), la dif­fu­sione [-29%] e i ricavi acces­sori (-16,7%). Il calo più con­si­stente riguarda RCS [-40,4%], su cui ha pesato anche la ces­sione del Gruppo fran­cese Flam­ma­rion nel set­tem­bre 2012 — oltre 200 milioni di euro il suo giro d’affari — Gli altri Gruppi hanno per­duto quote di fat­tu­rato che oscil­lano tra il 29% di Cal­ta­gi­rone ed il 17% della Mon­da­dori che ha segnato il calo più contenuto.

Variazione Ricavi Gruppi Editoriali

La com­po­si­zione dei ricavi è varie­gata tra i Gruppi edi­to­riali: la rac­colta pub­bli­ci­ta­ria è più rile­vante per L’Espresso e Cal­ta­gi­rone [rispet­ti­va­mente 56%-57% del totale], la dif­fu­sione conta di più in RCS, La Stampa e Mon­da­dori [53–55%].

Dav­vero pecu­liare la posi­zione de Il Sole 24 ORE, ove un quarto dei ricavi è gene­rato dall’area soft­ware, che ha por­tato ricavi attorno ai 100 milioni [prima essere ceduta nel mag­gio 2014!!!]. Mon­da­dori genera un quarto delle ven­dite dai libri, e Mon­rif che com­prende atti­vità alber­ghiere per circa 20 milioni di fatturato.

Nel quin­quen­nio Mon­da­dori ha subìto la mag­giore caduta di ricavi pub­bli­ci­tari [-43,2%], ma tutti gli edi­tori hanno segnato fles­sioni supe­riori al 30% con l’eccezione de L’Espresso che ha con­te­nuto la ridu­zione al 18,9%. 

È inte­res­sante notare come per il Gruppo Espresso, nel periodo preso in con­si­de­ra­zione, i ricavi “altri” cre­scano di ben l’80%. Incre­mento che però serve a poco nel risol­le­vare le sorti del gruppo in que­stione poi­chè si tratta di quello per il quale que­sta voce di ricavi ha la minor inci­denza sul bilancio.

principali-gruppi-editoriali-italiani-2009-2013-e-primo-semestre-2014

Anda­mento che, come noto, ha tra­sci­nato l’occupazione che si è ridi­men­sio­nata nel quin­quen­nio del 22,3% coin­vol­gendo circa 4.200 dipen­denti [ed oltre 10mila edicolanti]. 

Down­si­zing, ricam­bio e prov­ve­di­menti con­trat­tuali [cassa inte­gra­zione e soli­da­rietà] però non hanno inciso in pari misura sul costo del lavoro, pas­sato dagli 82mila euro medi del 2009 agli 81mila del 2013. Ne ha risen­tito il Clup [costo del lavoro per unità di pro­dotto], cre­sciuto dal 94,3% al 109,5%.

La per­dita di com­pe­ti­ti­vità dei mag­giori edi­tori tra 2009 e 2013 è pari a 13,7 punti per­cen­tuali [dif­fe­ren­ziale tra la caduta di pro­dut­ti­vità del 14,9% e la mode­sta con­tra­zione del costo del lavoro uni­ta­rio dell’1,2%]. Mon­da­dori e RCS segnano il mag­giore dete­rio­ra­mento di com­pe­ti­ti­vità [-23 punti circa], Mon­rif e La Stampa i minori [8 e 9 punti rispettivamente].

Il mar­gine ope­ra­tivo netto è in deciso peg­gio­ra­mento per tutti i gruppi edi­to­riali presi in considerazione.

principali-gruppi-editoriali-italiani-2009-2013-e-primo-semestre-2014 CLUP & MON

Sulla base di un indice nor­ma­liz­zato che sin­te­tizza tre indi­ca­tori di effi­cienza, red­di­ti­vità ope­ra­tiva e strut­tura finan­zia­ria [Clup, MON/Fatturato e debito finanziario/capitale netto], si può rica­vare una clas­si­fica delle grandi società per per­for­mance com­ples­siva. Nel 2013 L’Espresso risulta il best per­for­mer, men­tre il Sole 24 ORE ha il pro­filo meno vir­tuoso. Nel 2009 L’Espresso occu­pava la mede­sima posi­zione, all’ultimo vi era La Stampa, l’unica società ad avere miglio­rato nell’ultimo quin­quen­nio la pro­pria posi­zione, recu­pe­rando due posti in clas­si­fica. Mon­da­dori si con­ferma seconda in clas­si­fica, seguita da Cal­ta­gi­rone e RCS [sta­bili al terzo e quarto posto]; Il Sole 24 ORE perde due posi­zioni scen­dendo in ultima posizione.

Performance Complessiva Gruppi Editoriali

Il rap­porto di Medio­banca sul pes­simo stato di salute dell’editoria ita­liana con­tiene molte altre infor­ma­zioni ed indi­ca­tori d’interesse. Come d’abitudine non posso che con­si­gliarne la let­tura inte­grale al di là della mia sintesi.

Gli aspri numeri indi­cano con chia­rezza che ad oggi nes­sun gruppo edi­to­riale è riu­scito a tro­vare il ban­dolo della matassa.

Più che nella ridu­zione degli orga­nici, che oltre un certo livello rischia ine­vi­ta­bil­mente di met­tere seria­mente a rischio la qua­lità del pro­dotto, dei gior­nali, si tratta di inter­ve­nire in ter­mini di strut­tu­ra­zione, rior­ga­niz­za­zione e riqua­li­fi­ca­zione degli stessi.

Quando, come in que­sto caso,  le imprese viag­giano su due binari paral­leli che, nella migliore delle ipo­tesi, non si incon­trano, con la parte gior­na­li­stica da un lato e quella gestio­nale dall’altro, come avviene nella grande mag­gio­ranza delle testate ancora oggi, le cose non pos­sono funzionare.

Composizione Organici Giornali

Più che sul taglio dei costi, dove­roso in tempi di crisi [a tal pro­po­sito si ram­menta il valore dell’infor­ma­tiz­za­zione delle edi­cole], si tratta di inter­ve­nire sulla cre­scita dei ricavi.

Cre­scita che deve passare:

  1. Attra­verso un pro­fondo ripen­sa­mento del pro­dotto sin qui sot­to­po­sto, sia nella ver­sione car­ta­cea che in quella digi­tale, a rivi­si­ta­zioni più o meno azzec­cate che ne hanno di fatto lasciata intatta la strut­tura di base.
  2. Apren­dosi dav­vero al pub­blico, appro­prian­dosi anche a que­ste lati­tu­dini dell’idea di ope­ness sul quale si basa il cre­scente suc­cesso del Guardian
  3. Diven­tando punto di rife­ri­mento essen­ziale della pro­pria comu­nità di rife­ri­mento, costruendo intorno alla stessa una serie di bene­fici mate­riali ed imma­te­riali che con­sen­tano di valo­riz­zarla, anche economicamente
  4. Abban­do­nando l’attuale logica di gene­ra­zione di ricavi basata, anche per il digitale/online, solo sul bino­mio vendite-pubblicità, ricer­cando nuove fonti di ricavo [che esi­stono, volendo].

Buon lavoro.

Plans Internet

newsbusinessmodels
Pubblicato il 24 ottobre 2014 by Pier Luca Santoro

Come Sopravvivere alla Crisi della Carta Stampata

Terza pun­tata su Radio Citta Fui­jko di “In Media Stat Virus: I Media nel’era di Twit­ter” dedi­cata al dilemma del pri­gio­niero ed a come soprav­vi­vere alla crisi della carta stam­pata, ovvero a quali nuovi modelli di busi­ness è pos­si­bile per­se­guire per sup­plire al calo di ven­dite e rac­colta pub­bli­ci­ta­ria della carta stam­pata ai quali l’online, allo stato attuale delle cose, non rie­sce a sopperire.

newsbusinessmodels

Durante la tra­smis­sione, tra buona musica e la spie­ga­zione di per­chè credo che il dilemma del pri­gio­niero sia un modello che pare per­fet­ta­mente cal­zante all’attuale dif­fi­coltà di defi­nire se e come sia pos­si­bile rim­piaz­zare i ricavi della carta con quelli del digi­tale, provo ad indi­care alcune pos­si­bili strade per il recu­pero dei ricavi in ambito digitale.

In par­ti­co­lare si parla di:

  • Shop­pa­ble
  • Mem­ber­ship
  • Rever­sed Paywall
  • Altre pos­si­bi­lità esistenti

Nel pod­cast sot­to­stante è pos­si­bile [ri]a­scol­tare e, volendo, sca­ri­care l’intera puntata.

Mar­tedi pros­simo, 28.10.2014, si parla di Social Media Stra­tegy delle Isti­tu­zioni, ovvero di come le isti­tu­zioni e la PA uti­liz­zano i socialSi ricorda che è pos­si­bile inte­ra­gire via Twit­ter uti­liz­zando l’hashtag #imsv14  @pedroelrey /@radiofujiko.

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