strategie editoriali

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Posted on 29 gennaio 2016 by Pier Luca Santoro

Post-it

Una sele­zione ragio­nata delle noti­zie di oggi su media, gior­na­li­smi e comu­ni­ca­zione da non per­dere. A par­tire da questa settimana que­sta rubrica è parte inte­grante di Wolf e dun­que viene pub­bli­cata gra­tui­ta­mente solo il venerdì. Se non volete per­der­vela potete ABBONARVI a con­di­zioni straordinariamente favorevoli.

  • Audience Optimization – Facebook ha recentemente lanciato Audience Optimization, strumento per aiutare gli editori a comprendere meglio gli interessi delle persone. Quale sia l’impatto e come utilizzarlo al meglio spiegato bene. Buon lavoro.
  • Social & News – Ipsos ha condotto un sondaggio su 5mila over 18 che utilizzano almeno due social. Spesso i social sono usati come antistress, come mezzo per ditrarsi, rilassarsi. Dai risultati pubblicati in questi giorni, per quanto riguarda le news, emerge che, ancora una volta, Facebook batte tutti gli altri social, compreso Twitter, come mezzo per essere informati. Al terzo posto Tumblr, piattaforma decisamente sottovalutata e sottoutilizzata da brand e newsbrand. Sapevatelo.
  • Fonti di Ricavo per gli Editori – I servizi di marketing e di comunicazione sono una delle fonti di ricavo crescenti per i publisher. Come ho avuto modo di dire a più riprese, sta scritto alla pagina uno del bigino del buon commerciale che se non è possibile aumentare il numero di clienti l’altra unica strada è quella di vendere ai clienti con i quali si ha già una relazione altri prodotti/servizi. Regolatevi.
  • Social TV – Oltre un milione di italiani nel corso del 2015 ha commentato su Twitter i 10.600 programmi televisivi , per un totale di 44 milioni di tweet e 2.3 miliardi di  OTS. Questi in estrema sintesi i numeri relativi al 2015 della Social TV in Italia secondo Nielsen.
  • Audience Inesigibile – Di audience inesigibile avevo scritto diverso tempo in riferimento al Mail Online. Ora il Financial Times segnala come la raccolta pubblicitaria proprio del Daily Mail e di Mail Online, sia per la versione stampata che per il corrispondente online, abbiano una tendenza negativa con una chiusura del 2015 al -3% e l’inizio del 2016 addirittura al -12%. Meno volume più valore, non c’è altra strada.
  • Auto-Formazione – Un interessante ed estremamente variegato elenco di corsi online gratuiti su Marketing e Management che iniziano a Febbraio adatti a tutti i livelli ed interessi. Scegliete il vostro, prego.

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Altre noti­zie e segna­la­zioni su media e comu­ni­ca­zione nella nostra pagina Face­book e, ovvia­mente, su Twit­ter. Buona lettura.

ADV Quotidiani 2015
Posted on 27 gennaio 2016 by Pier Luca Santoro

Advertising Quotidiani

All’inizio di gennaio sono stati pubblicati i dati del progressivo dei primi 11 mesi dell’anno degli investimenti pubblicitari sulla stampa.

I dati, complice il periodo festivo, sono passati abbastanza inosservati, tanto ormai si sa che siamo al tracollo, nulla di nuovo sotto il sole avranno pensato i più. Invece no.

Per quanto riguarda i quotidiani infatti, se il fatturato netto della raccolta pubblicitaria conferma un trend ormai cronico con un calo del 7.2% rispetto al pari periodo dell’anno precedente, così non è per gli spazi che addirittura, sorpresa, crescono dell’1%.

Qui sta il punto, a mio avviso. Si tratta infatti, come mostra il grafico sottostante, di una tendenza costante nel tempo, con appunto gli spazi venduti che calano decisamente meno dei relativi fatturati.

Spazi e Fatturati Adv Quotidiani

Tendenza che, appunto, addirittura si ribalta nei primi 11 mesi del 2015, e che dunque lascia ipotizzare venga confermata anche per il totale dell’anno.

Sbragare sui prezzi, come si suol dire comunemente, è sempre stato il modo più facile di vendere ma anche il più pericoloso. Infatti una volta che il cliente si abitua a comprare a 30 fatto 100 il listino riportarlo al livelli superiori applicando una scontistica inferiore è impresa ardua se non impossibile.

Un fenomeno, per così dire, vero e valido in tutti i settori, in tutti i mercati in cui ho avuto nel tempo il piacere di lavorare e che si “cura” con la formazione e, soprattutto, con il training on the job, con l’affiancamento da parte del responsabile d’area e/o del direttore vendite se del caso, e che per quanto riguarda specificatamente i quotidiani porta risultati passando da venditori di colonne, di riquadri e manchette, a consulenti di comunicazione rispetto agli obiettivi del cliente. Io non conosco altra strada.

Se lavorate in/per una concessionaria di pubblicità, prendete il grafico sotto riportato, stampatelo e scriveteci sopra #IoNONSbrago ed appendetelo in ufficio come promemoria dei danni fatti a cui riparare. Buon lavoro.

ADV Quotidiani 2015

meme-Wolf-decalogo-3
Posted on 20 gennaio 2016 by Pier Luca Santoro

Post-it

Una sele­zione ragio­nata delle noti­zie di oggi su media, gior­na­li­smi e comu­ni­ca­zione da non per­dere. Si avvisa che a par­tire dal 26 gen­naio pros­simo que­sta rubrica sarà parte inte­grante di Wolf e dun­que verrà pub­bli­cata gra­tui­ta­mente solo il venerdì. Se non volete per­der­vela ABBONATEVI ora a con­di­zioni straordinarie.

  • News & Apps – Yahoo ha realizzato uno studio su un campione di 2.590 utenti mobile negli USA. Secondo quanto riportato, le app sono rimosse principalmente perchè non utilizzate [55%], perchè sostituite da nuove applicazioni più utili [53%], perchè c’è troppa pubblicità [46%] o per liberare spazio di archiviazione [45%]. L’81% del campione dichiara che il passaggio a device con schermo più grande – phablet –  influenza anche la scelta di utilizzare applicazioni diverse, soprattutto se di intrattenimento [69%] e news [66%]. Sono proprio le app di news ad essere eliminate per prime, mediamente dopo 11 settimane che restano inutilizzate. Perdete ogni speranza…
  • Provate Questo a Casa – Nicole Simmons, regional digital editor di GateHouse Media New England, spiega che bisogna pensare come i propri followers quando come testata giornalistica si posta sui social. L’importante è conoscerli i propri follower, o fan, naturalmente, per poterlo fare.
  • Quarto Potere, Addio? – Come è cambiato il rapporto tra giornali e politica e come è cambiato il rapporto coi lettori? Riflessioni sul tema di Marco Damilano, Arianna Ciccone e Pier Luca Santoro [aka il sottoscritto] nel podcast della trasmissione andata in onda su RAI3. Enjoy!
  • Innovare o Perire – Q&A con  John Crowley, digital editor, EMEA del The Wall Street Journal, che racconta il suo punto di vista sulle competenze necessarie per i giovani giornalisti o aspiranti tali. La sintesi è: “We have to keep innovating. Those who don’t adapt will die”. Esatto.
  • Facili Previsioni – Che l’Unità fosse una meteora destinata a seguire le sorti di molti quotidiani apparsi e scomparsi dalla scena editoriale in questi ultimi anni l’ho scritto a luglio 2015. Ora, secondo quanto riporta MIlano Finanza, il giornale del PD starebbe cumulando perdite di diverse centinaia di migliaia di euro alcuni fornitori avrebbero già presentato decreti ingiuntivi. No, non sono un genio, era una facile previsione.
  • Facebook & PMI – Circa 50 milioni di piccole e medie imprese nel mondo hanno una loro presenza su Facebook ed il 30% dei fan delle loro pagine non sono del mercato domestico, non sono del Paese dell’impresa. Un fenomeno che offre diverse opportunità e che spinge McKinsey a parlare di “micromultinationals”, di micro-multinazionali. To be continued…
  • Caccia al Refuso – I refusi dei giornali sono oggetto quotidiano di facili ironie, nella migliore delle ipotesi, e, soprattutto, rischiano di minare ancor più la fiducia dei lettori. La Stampa, stimolata in tal senso da un lettore del giornale, sta valutando come coinvolgere tutti i lettori che vorranno partecipare e aiutare a migliorare questo aspetto a partire dall’edizione online. Su come coinvolgere lettori nel processo personalmente ho suggerito di fare riferimento al “caso” Mia Olivia. Se voleste dare una mano anche voi sono certo che sia ben accetta.

 

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Altre noti­zie e segna­la­zioni su media e comu­ni­ca­zione nella nostra pagina Face­book e, ovvia­mente, su Twit­ter. Buona lettura.

Fiducia Motori di Ricerca
Posted on 19 gennaio 2016 by Pier Luca Santoro

Più Fiducia in Google che nei Media Tradizionali

Sono stati pubblicati i risultati del “Trust Barometer 2016”, indagine annuale, giunta alla sedicesima edizione, condotta in 27 nazioni a metà novembre 2015, Italia inclusa, su un campione di 33mila rispondenti di età compresa tra i 25 ed i 64 anni, tesa ad identificare il livello di fiducia nei confronti di organizzazioni non governative, aziende, media e governi.

Complessivamente, complice la ripresa in molte nazioni, la fiducia cresce anche se, per quanto riguarda i media, si passa dal 45% dell’indagine precedente all’attuale 47%. Più della metà della popolazione dunque non ha fiducia nei media. Percentuale che passa al 57% [era 51% l’anno scorso] per il cluster di popolazione che Edelman chiama “Informed Public”, quel segmento di popolazione con un livello superiore di istruzione nel primo quarto per livello di reddito familiare.

Emerge, o forse sarebbe più corretto dire che si conferma, un’inversione per quanto riguarda i meccanismi di influenza con la comunicazione tra pari. Un fenomeno che riguarda sia direttamente i media che più in generale la società.

Influence of Peer Drive Media

Per il secondo anno consecutivo, sono i motori di ricerca la fonte d’informazione in cui le persone godono di maggior fiducia. Un risultato che implica che le persone siano più inclini a credere al titolo che leggono grazie a Google che non a quello letto sul sito web della testata. Aspetto che la dice lunga sullo stato dell’essere di giornali e giornalismi.

Secondo il rapporto di Edelman, il 78% ha fiducia nelle notizie condivise online da conoscenti e familiari mentre quella negli “esperti accademici” è al 65% e addirittura al 44% per i giornalisti. Ennesima evidenza della distanza che permane tra pubblico, tra lettori e giornalisti nell’era dei social mal utilizzati dai media e da chi vi scrive, lavora.

Fiducia Motori di Ricerca

Le notizie sono dunque unbranded come già emergeva da altre analisi quale, ad esempio, il Digital News Report 2015 del Reu­ters Insti­tute for the Study of Jour­na­lism. Commodity in cui il valore dei singoli brand, delle singole testate, è costantemente in calo.

Una strategia senza tattiche è il cammino più lento verso la vittoria. Le tattiche senza una strategia sono il clamore prima della sconfitta, scriveva Sun Tzu nel suo celebre “L’arte della guerra”. È quello che un decennio di tatticismi, di rincorse all’ultimo click hanno generato: una perdita di fiducia e di valore del brand delle testate distrutte, tra le altre cose, nella dicotomia delle loro versioni online rispetto a quelle cartacee.

La necessità, l’urgenza, direi, di lavorare su fiducia e branding è ormai non derogabile pena l’ulteriore perdita di appeal e di valore. Si chiama marketing, dicono…

harnessing-the-power-of-the-subscription-economy-lessons-from-digital-medias-leading-innovators-4-638
Posted on 18 gennaio 2016 by Pier Luca Santoro, Francesca Clementoni

Subscription Economy

Luca De Biase la scorsa settimana scrive di come sia ora che gli editori prendano con coraggio la strada della ricerca di modelli a pagamento identificando cinque elementi:

1. Abbonamenti
2. Micropagamenti [il mobile è un luogo nel quale questi si fanno con qualche buona probabilità di successo]
3. Connessione tra informazione digitale e incontro fisico [un po’ come i concerti per i musicisti]
4. Media civici
5. Informazione formativa

Una nuova interpretazione della trasformazione, con perfetta consapevolezza tecnologica e chiara centralità della dimensione umana, culturale, prospettica. Che tende a mancare oggi, ma il cui bisogno è sempre più evidente. Questa è innovazione. E questa potrebbe essere la premessa per “the next big thing”.

Una visione che viene confermata dando uno sguardo a settori attigui a quello dell’editoria da “How The Subscription Economy Is Disrupting The Traditional Business Model” che descrive il cambiamento dei modelli di business dal pay-per-product [o servizio] ai subscription-based business models.

Un cambiamento che è già la norma per alcuni mercati, quale quello del software ad esempio, e che diviene sempre più rilevante anche per altre tipologie come testimonia, uno per tutti, il successo di Netflix, che a partire dall’inizio di quest’anno sarà disponibile praticamente in tutto il mondo, e che ha tassi di penetrazione assolutamente rilevanti non solo negli Stati Uniti ma anche in molte altre nazioni quali Regno Unito, Svezia ed Olanda per restare in Europa.

Tre i punti chiave della subscription economy:

1. La necessità di riorientare i propri dati attorno al sottoscrittore
2. Focus sull’esperienza di sottoscrizione
3. Tenere sempre a mente che le sottoscrizioni devono focalizzarsi sulla relazione, continua, con i sottoscrittori in un dialogo permanente a due vie.

 

È proprio questa l’idea alla base di Wolf, non solo quella di creare un nuovo prodotto editoriale, ma anche di offrire strumenti, costruire relazioni per una comunità che ha bisogno di rivendicare la propria professionalità, di riappropriarsene, di conoscere gli strumenti a disposizione, di rimettersi in gioco. Sia per iniziative di autoimprenditorialità sia per mettere le proprie competenze al servizio di gruppi editoriali che vogliano cavalcare il cambiamento in atto e sfruttare tutte le opportunità che offre.

Offriremo tutta la nostra esperienza in un prodotto editoriale che non ha precedenti in Italia, convinti come siamo che non sia pericoloso condividere ciò che si sa, perché sono la pratica quotidiana e lo studio che fanno la differenza. Metteremo a disposizione il nostro tempo per rispondere a domande e accogliere osservazioni e idee, creeremo uno spazio di confronto attivo e un servizio che vorremmo avesse un reale impatto sulle nostre vite professionali e su quelle delle persone che faranno parte della comunità che serviremo.

Per tutti questi motivi, abbiamo scelto di utilizzare, per il lancio di Wolf, una formula che si basa proprio sulla fiducia, sulle relazioni e sulla conversazione, con una campagna di autofinanziamento. Vogliamo fare di Wolf una piattaforma collaborativa e persino di mutuo soccorso. Wolf. è qui. Risolve problemi, propone soluzioni, crea conversazioni e relazioni e sino al 26 gennaio è possibile sottoscrivere a condizioni estremamente vantaggiose con soluzioni per tutte le tasche e tutte le esigenze.

Che il 2016 avrebbe dovuto essere l’anno del fare l’avevo anticipato. Sono stato, siamo stati, di parola.

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