Pubblicato il 26 luglio 2011 by Pier Luca Santoro

Congetture

La strage in Nor­ve­gia è un caso da manuale di cat­tiva coper­tura gior­na­li­stica di un evento.

Se la rin­corsa a dare l’informazione per primi ha gene­rato distor­sioni più o meno volon­ta­rie, anche i com­menti, le chiavi di let­tura dei tra­gici fatti non hanno man­cato di sor­pren­dere aggiun­gendo ulte­riore disgu­sto ad un evento che era già di per se stesso ripugnante.

Da leg­gere al riguardo l’articolo pub­bli­cato sul Guar­dian che parla pro­prio di «fact-free con­jec­ture» [con­get­ture non fon­date su fatti] rife­ren­dosi al trat­ta­mento infor­ma­tivo com­ples­si­va­mente dato alla noti­zia in questione.

A com­ple­tare il deso­lante pano­rama di con­get­ture e disin­for­ma­zione ci ha pen­sato un ser­vi­zio del TG1 che trac­cia paral­le­li­smi tanto azzar­dati quanto infon­dati tra la strage ed i video­gio­chi chiu­dendo così, ci si augura, la lista delle cose da non fare in que­sti casi.

Nel cen­te­na­rio della sua nascita torna di attua­lità quanto affer­mava Mar­shall McLu­han in The Mecha­ni­cal Bride nel 1951 che spie­gava come “quello di cui c’è biso­gno non è attac­care la lam­pante imbe­cil­lità, ma spie­gare ciò che la sostiene”.

Risulta evi­dente come il gior­na­li­smo delle con­get­ture pour cause abbia fal­lito anche alla luce di quanto scritto dal socio­logo canadese.