storytelling

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Pubblicato il 29 agosto 2013 by Pier Luca Santoro

Gioco Vs Simulazione

L’articolo di ieri nel quale veniva segna­lato un video­game in cui si imper­so­ni­fi­cava un capo­re­dat­tore ha riscon­trato [gra­zie!] un buon inte­resse e gra­di­mento. Diversi i tweet che l’hanno segna­lato, i mi piace su Face­book e  su altre reti sociali.

Non è così per Andrea Ian­nuzzi, diret­tore dell’AGL, l’Agenzia Gior­nali Locali del gruppo edi­to­riale L’Espresso, che sia su Twit­ter che su Face­book esprime il suo disac­cordo rispetto all’utilità del gioco. Dis­senso al quale, mi pare di capire, si uni­scono altre per­sone delle quali, come anche per Ian­nuzzi stesso, ho stima e considerazione.

Ovvia­mente non è sem­pre neces­sa­rio essere d’accordo nono­stante le affi­nità ma credo valga la pena di approfondire.

L’obiezione di fondo che viene mossa è che poi­chè il video­gioco obbliga ad essere filo­go­ver­na­tivo que­sto non sia un buon stru­mento per for­mare. Le parole esatte, se vi inte­res­sasse il det­ta­glio — con anche qual­che digres­sione se non acida sicu­ra­mente, mi spiace doverlo con­sta­tare, di dub­bio gusto — potete leg­gerle qui e qui.

Credo ci sia, almeno, un equi­voco di fondo.

In pri­mis è oppor­tuno distin­guere tra gioco e simu­la­zione. Men­tre infatti una simu­la­zione, se restiamo in ambito for­ma­tivo la ver­sione “clas­sica” è rap­pre­sen­tata dai busi­ness games, deve essere la ripro­du­zione il più fedele pos­si­bile, un gioco non  deve esserlo altret­tanto. Il gioco, come pro­vavo a spie­gare in 140 carat­teri, si con­cede delle licenze che fanno parte della nar­ra­tiva, di quello che uti­liz­zando l’inglese viene defi­nito comu­ne­mente storytelling.

E’ in que­sto senso che va intesa la con­te­stua­liz­za­zione di “The Repu­blia Times”.

A que­sto va aggiunto che se cer­ta­mente si apprende attra­verso l’autoformazione soli­ta­mente, a parità di con­di­zione, la for­ma­zione è invece di mag­gior effi­ca­cia. Anche in que­sto caso il gioco, uti­liz­zato in aula sotto la guida di un for­ma­tore esperto, aumenta il suo valore. Infatti oltre a costrin­gere ad una serie di prese di deci­sione, come sot­to­li­neavo ieri, potrebbe essere uti­liz­zato pro­prio per dia­lo­gare con i discenti sui con­di­zio­na­menti, che esi­stono al di là della fac­ciata e delle ipo­cri­sie sul tema, nella quo­ti­dia­nità del lavoro gior­na­li­stico dando un ulte­riore tocco di sano rea­li­smo ad argo­menti che spesso restano troppo alea­tori, teo­rici ed inutili.

Credo insomma che sia stata fatta un’interpretazione troppo let­te­rale del gioco e che vi sia stata, a mio modo di vedere ovvia­mente, una certa mio­pia, o forse più banal­mente igno­ranza [non cono­scenza], sul come e per­chè uti­liz­zare gio­chi e video­gio­chi in ambito for­ma­tivo. Da qui le critiche.

Il dibat­tito è pub­blico ed aperto dite la vostra se vi va, qui nell’apposito spa­zio dei com­menti, o altrove se pre­fe­rite, avendo, gen­til­mente, l’accortezza di segnalarmelo.

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Bonus track, gra­zie alla segna­la­zione su Face­book di Cri­stina Cuc­ci­niello, ben 14 gio­chi sui diversi skill, le diverse com­pe­tenze giornalistiche.

Christmas Life
Pubblicato il 23 dicembre 2012 by Pier Luca Santoro

Racconto di Natale 2012

San­dro, l’amico al quale avevo già dedi­cato il rac­conto di Natale nel 2011, era andato dal den­ti­sta, una pic­cola caria e soprat­tutto una spe­cie di bolla che sen­tiva in fondo al palato con la lin­gua e che, quando qual­che volta si con­ce­deva “un’ammazzacaffè” dopo cena, gli bruciava.

Erano già un paio di mesi che ce l’aveva, lui con i medici non andava tanto d’accordo, ma adesso aveva deciso di farsi vedere. Segui­rono un paio di mesi di ana­lisi, di visite spe­cia­li­sti­che e di den­ti­sti, tre, che dice­vano la loro, spesso diversa. L’ultimo den­ti­sta al quale si rivolse, “un pro­fes­so­rone” con pub­bli­ca­zioni scien­ti­fi­che e lavori sta­tu­ni­tensi appena lo vide lo mandò di corsa al labo­ra­to­rio di ana­lisi dell’università con la quale col­la­bo­rava a fare un biop­sia. “Non sarà niente sicu­ra­mente, alla sua età è molto dif­fi­cile che…, non si pre­oc­cupi è solo per sicu­rezza” disse il pro­fes­sore a Sandro.

Pas­sa­rono due lun­ghe set­ti­mane di attesa e arri­va­rono, final­mente, i risul­tati dell’esame. Il pri­ma­rio del reparto volle con­se­gnar­glieli per­so­nal­mente. Arrivò con al seguito uno stuolo di medici e pra­ti­canti, come spesso accade, lo sguardo sfug­gente e gli disse: “è quello che ave­vamo detto”, “cioè?” replicò San­dro, lo sguardo si abbassò e pro­nun­ciò solo poche parole, quelle che nes­suno vor­rebbe mai sen­tirsi dire, “è un tumore, biso­gna ope­rare il prima possibile”.

San­dro, sguardo da duro, da uno che nella vita ne ha viste tante, ma cuore tenero, volle sapere tutto sul tipo di inter­vento, la durata, le pro­ba­bi­lità di sal­vezza e mille cose ancora. Il pro­fes­sore si man­te­neva distante da lui accer­chiato dagli altri camici bian­chi, gli disse che erano neces­sari altri esami ma che orien­ta­ti­va­mente l’intervento sarebbe durato almeno 8 ore e che però era riso­lu­tivo; al 90%. San­dro guardò Carla, la moglie, che per l’occasione l’aveva accom­pa­gnato, si girò verso il pro­fes­sore e disse: “va bene operiamo”.

Dopo una decina di giorni fu chia­mato dalla segre­te­ria dell’ospedale, “si pre­senti a digiuno gio­vedì pros­simo, dob­biamo farle gli esami di pre rico­vero e farla par­lare con l’anestesista”. Lo sguardo sfug­gente ancora una volta del pri­ma­rio che avrebbe dovuto ope­rarlo e l’approssimazione dell’anestesista lo con­vin­sero che no, non era con quelle per­sone, in quella strut­tura, che voleva gio­carsi la vita e gra­zie ad ami­ci­zie [si sa come fun­ziona, ahimè, in Ita­lia] riu­scì ad otte­nere una visita allo IEO [*], la miglior strut­tura in Ita­lia per que­sto tipo di patologie.

Fu così che in capo a un mese, dopo altri esami ed appro­fon­di­menti, lo con­tat­ta­rono “si pre­senti il 9 gen­naio qui da noi a Milano, il 10 mat­tina sarà ope­rato” gli dissero.

E’ ini­ziato così il 2012 di San­dro, entrato in sala ope­ra­to­ria il 10 mat­tina ed uscito l’11 dopo 12 ore di inter­vento e 10 in tera­pia inten­siva in osser­va­zione e un altro inter­vento di altre 4 ore l’11 notte per delle com­pli­ca­zioni post ope­ra­to­rie. Doveva stare un paio di set­ti­mane in ospe­dale ma vi rimase invece per circa un mese, altre com­pli­ca­zioni pro­prio la mat­tina del giorno in cui doveva essere dimesso, da solo tranne qual­che visita di amici, poi­ché lui non abi­tava a Milano e la moglie dopo i primi giorni era rien­trata a casa a curare la loro figlia di soli tre anni.

La gioia del ritorno casa fu minata dalle dif­fi­coltà post ope­ra­to­rie. Ancora non riu­sciva a man­giare se non qual­che pap­pina, gli omo­ge­neiz­zati che si danno per lo svez­za­mento ai bimbi, fati­cava a deglu­tire ed anche la par­lata non era fluida. Tutto que­sto lo ren­deva molto teso, ner­voso mi disse quando andai a tro­varlo pochi giorni dopo. Lui era un uomo d’azione, sem­pre in movi­mento, quando andò dalla logo­pe­di­sta per miglio­rare sia l’alimentazione che il ver­bale la prima cosa che le disse fu che entro due mesi doveva par­te­ci­pare come rela­tore ad un con­ve­gno che non voleva per­dersi per nes­suna ragione al mondo, dove­vano met­terlo in con­di­zione di par­lare bene per allora. “Io a quel con­ve­gno ci vado anche sui gomiti” fu una delle prime cose che mi rac­contò durante il nostro incontro.

Strin­gendo i denti come era nel suo carat­tere San­dro par­te­cipò a tutti e cin­que i giorni della mani­fe­sta­zione e i suoi inter­venti furono apprez­zati dai par­te­ci­panti ma San­dro, che appas­sio­nato del suo lavoro ne aveva sem­pre fatto la prio­rità asso­luta nella vita, que­sta volta non era con­tento. Sua moglie Carla all’ultimo momento non aveva voluto venire, nono­stante lui l’avesse sol­le­ci­tata più volte in tal senso, accam­pando motivi che a lui pare­vano banali, delle giu­sti­fi­ca­zioni più che delle reali moti­va­zioni; c’era qual­cosa che non andava, se lo sentiva.

Lo chia­mai il 20 mag­gio sera, nella zona dove abi­tava c’era stato il ter­re­moto e volevo assi­cu­rami che lui e la sua fami­glia stes­sero bene, che la sua casa non avesse subito danni. Mi rispose quando pre­oc­cu­pato stavo per riat­tac­care dopo tanti squilli a vuoto. “Sai Pier Luca, non avevo voglia di rispon­dere, non te la pren­dere non ce l’ho con te ovvia­mente, ma, dav­vero, non ho voglia di par­lare con nes­suno oggi” furono le sue prime parole. Gli chiesi se la casa avesse avuto gravi danni, se lui, sua moglie e sua figlia stes­sero bene ancor più pre­oc­cu­pato dalla sua rispo­sta. “No alla casa non è suc­cesso nulla e stiamo tutti bene di salute gra­zie, ma da sta­mat­tina dopo una furiosa liti­gata sono andato via di casa, Carla mi ha detto di fare le vali­gie e di lasciarla in pace. Quando ti si dice così non puoi far altro che togliere il disturbo” mi disse con la voce rotta dai sin­ghiozzi del pianto.

Lui amava tan­tis­simo sua moglie, quando me ne par­lava nei nostri incon­tri gli bril­la­vano gli occhi tutte le volte che la nomi­nava era evi­dente a chiun­que che lei fosse molto impor­tante per lui che 7 anni prima si era tra­sfe­rito nella zona di resi­denza della moglie pro­prio per andare a vivere insieme.

Da allora, nono­stante San­dro abbia ten­tato di ricu­cire la rela­zione, non c’è stato un seguito posi­tivo e, dopo le con­suete pra­ti­che legali, lui ha scelto di allon­ta­narsi dalla loca­lità dove vive­vano insieme, anche se non troppo per stare, almeno, vicino a sua figlia, per pro­vare a dimen­ti­care, a rimuo­vere gra­zie alla distanza quel che ha nel cuore stra­ziato dal dolore della separazione.

Per for­tuna la malat­tia ormai è alle spalle, curata con suc­cesso, pare, ed anche il lavoro gli “gira bene” e lo tiene impe­gnato, una cosa impor­tante, ma quando ci vediamo [ora che è solo capita più spesso] non posso fare a meno di notare come sia cupo, quanto sia sva­nito il sor­riso sul suo volto che invece prima, anche nei giorni duri del can­cro, era gio­ioso, con quel suo fare che sino a pochi mesi fa si carat­te­riz­zava per avere sem­pre una bat­tuta scher­zosa che a mi strap­pava sem­pre un sor­riso se non una risata.

Una sto­ria, ahimè tri­ste, che ho voluto rac­con­tare, uscendo dai temi nor­mal­mente trat­tati in que­sti spazi, per nar­rare, per ricor­dare a quanti troppo spesso lo dimen­ti­cano, quanto sia impor­tante nella vita di tutti noi l’amore e quanto impor­tante sia altret­tanto non dimen­ti­car­sene mai nep­pure nei momenti in cui ci fac­ciamo sopraf­fare da altri eventi, da cose che in quel deter­mi­nato momento ci appa­iono più rile­vanti, altri­menti, prima o poi ci tro­ve­remo nella situa­zione di pentircene.

Tene­telo, tenia­molo a mente, anche, in que­sti giorni che tra­di­zio­nal­mente sono dedi­cati alla fami­glia, qua­lun­que essa sia dal mio punto di vista, di fatto, tra­di­zio­nale o di per­sone dello stesso sesso che si vogliono bene.

Un abbrac­cio sin­cero a voi e ai vostri cari, con l’augurio di un buon Natale pieno d’amore. Davvero.

Christmas Life

[*] San­dro, al quale per cor­ret­tezza ho fatto leg­gere in ante­prima que­sto rac­conto nono­stante venga uti­liz­zato uno pseu­do­nimo, mi ricorda che è pos­si­bile fare acqui­sti o dona­zioni allo IEO, io l’ho fatto. Anche que­sto è Natale; auguri ancora.

Lego Crisi UE
Pubblicato il 19 agosto 2012 by Pier Luca Santoro

80 Anni e non Sentirli

Lego Group, l’azienda dei “mat­ton­cini”, 8.000 dipen­denti in 130 Paesi, il quinto pro­dut­tore al mondo di mate­riali ludici, è un’impresa che ha saputo evol­versi pur man­te­nen­dosi nel solco della tra­di­zione del suo pro­dotto ori­gi­na­rio soprav­vi­vendo a gio­chi elet­tro­nici ed altri feno­meni, più o meno pas­seg­geri, che hanno attra­ver­sato negli ultimi vent’anni il mer­cato in cui opera.

Credo sia dav­vero un caso straor­di­na­rio di buone pra­ti­che e ottima gestione dell’impresa. I suoi pro­dotti sono stati uti­liz­zati dalla banca ame­ri­cana J.P. Mor­gan per illu­strare la crisi del debito pub­blico nell’UE, per un rie­pi­logo delle 10 noti­zie prin­ci­pali del 2011 dal «The Guar­dian», e ad ini­zio di quest’anno ha lan­ciato una piat­ta­forma di con­di­vi­sione sociale delle crea­zioni rea­liz­zate con i pro­pri pro­dotti, tanto per citare alcuni casi.

Adesso, il 10 ago­sto, per cele­brare 80 anni dalla fon­da­zione ha rea­liz­zato un video con il quale rac­conta la sto­ria dell’azienda. Il fil­mato, sapien­te­mente rea­liz­zato in ani­ma­zione, vei­cola un mes­sag­gio fon­da­men­tale: “fail, try har­der, suc­ceed”. Emerge, altret­tanto, la filo­so­fia di pro­dotto basata sul for­nire un sistema di gioco più che sul sin­golo ele­mento, sul favo­rire crea­ti­vità ed imma­gi­na­zione. Aspetti che, adat­tati, sono cru­ciali in epoca di con­ver­genza editoriale.

Il video, al momento della reda­zione di que­sto arti­colo, in otto giorni ha quasi un milione e 700mila visua­liz­za­zioni e oltre 2800 com­menti su You­Tube men­tre sono più di 4500 i “like” e oltre 300 i com­menti sulla fan page azien­dale su Facebook.

Si tratta non sol­tanto di un esem­pio di sto­ry­tel­ling che coniuga tra­di­zione ed inno­va­zione ma anche di una case history che è asso­lu­ta­mente da assem­blare, per restare nella meta­fora, dalla quale indub­bia­mente gli edi­tori potreb­bero, volendo, avere molto da imparare.

Pubblicato il 6 aprile 2012 by Pier Luca Santoro

#Bossi si è Dimesso, Lega “Spuntata”

Tra tutte quelle che cir­co­lano in Rete dav­vero ottima, per capa­cità di narr­ra­zione e di sin­tesi del fatto al tempo stesso, l’immagine rea­liz­zata da Mas­simo Gen­tile, art direc­tor del «Secolo XIX», riguardo alle dimis­sioni di Bossi e alle pos­si­bili con­se­guenze per il futuro del carroccio.

L’immagine pub­bli­cata sul suo blog per­so­nale, da met­tere nei pre­fe­riti, dove quo­ti­dia­na­mente sono visi­bili uno o più poster gra­fici su un fatto rile­vante del giorno, dimo­stra con­cre­ta­mente forme di nar­ra­zione delle noti­zie diverse dalla con­sue­tu­dine alla quale siamo abi­tuati che, a mio avviso, hanno grandi poten­zia­lità in ter­mini di dif­fu­sione e con­di­vi­sione attra­verso le reti sociali.

Nell’anno di Pin­te­rest è una delle opzioni che i quo­ti­diani fareb­bero bene a non sottovalutare.

Pubblicato il 15 marzo 2012 by Pier Luca Santoro

Crowdfunding & Crowdsourcing per Migliorare l’Informazione

In que­sti giorni si è par­lato parec­chio di «Mat­ter», pro­getto di due gior­na­li­sti sta­tu­ni­tensi che abbi­nano long form jour­na­lism a gior­na­li­smo di qualità.

Una teo­ria che, per come è stata spie­gata, per­so­nal­mente mi con­vince poco per la carenza di det­ta­gli signi­fi­canti e l’automatismo del bino­mio che non mi pare così vin­co­lante in linea di prin­ci­pio. Dubbi non solo miei quanto non com­ples­si­va­mente con­di­visi visto che il cro­w­d­fun­ding per la rea­liz­za­zione di Mat­ter ha rac­colto la somma minima neces­sa­ria in sole 38 ore ed adesso, dopo nove giorni dal lan­cio, ha rag­giunto la non tra­scu­ra­bile somma di $121mila. Oltre il dop­pio della cifra ori­gi­na­ria­mente rite­nuta neces­sa­ria all’implementazione dell’idea forse anche gra­zie al mec­ca­ni­smo incen­ti­vante creato per rea­liz­zare la rac­colta di fondi con livelli diversi [9 in totale] e distint rico­no­sci­menti e gra­ti­fi­ca­zioni a seconda dell’importo versato.

Ricom­pense adot­tate altret­tanto da «Fix­me­dia», tool, stru­mento che nasce sull’onda delle nume­rose bufale dif­fuse dai media e che, appunto, si pro­pone come poten­ziale rime­dio alle stesse.

Non è solo la fina­lità del pro­getto ma anche, se non soprat­tutto, la con­ce­zione a ren­derlo, a mio avviso, estre­ma­mente inte­res­sante. Si tratta infatti di una con­ce­zione che vede la noti­zia come un pro­cesso aperto, al quale lo stru­mento si pone come sup­porto con­creto per la rea­liz­za­zione della reda­zione liquida. Aspetti che l’idea di creare una comu­nità di per­sone inte­res­sate a miglio­rare con­cre­ta­mente l’informazione che viene pro­dotta e con­su­mata e l’utilizzo libero e gra­tuito dello stru­mento sot­to­li­neano e confermano.

Gra­zie a Fix­me­dia qua­lun­que per­sona in soli due click potrà segna­lare errori ed omis­sioni in un luogo comune dove gli appar­te­neti alla comu­nità potranno sta­bi­lire valore e signi­fi­cato dell’errore e delle cor­re­zioni, even­tual­mente, da appor­tare, ren­den­dolo non  solo sociale ma anche fat­tuale invece che, come potrebbe essere, ideo­lo­gico, for­nendo poten­zial­mente un grande con­tri­buto all’ecologia dell’informazione e alla par­te­ci­pa­zione attiva delle per­sone nel pro­cesso di pro­du­zione delle notizie.

Io ho deciso di dare il mio con­tri­buto all’iniziativa spe­ran­zoso che la sua effet­tiva rea­liz­za­zione sia, come pro­mette a par­tire dal nome scelto, di ausi­lio a gua­rire uno dei mali attuali più gravi del gior­na­li­smo. Forse è dav­vero finita l’era delle let­tere al direttore.

Pubblicato il 3 marzo 2012 by Pier Luca Santoro

Il Quadro Completo

La cam­pa­gna pub­bli­ci­ta­ria con la rivi­si­ta­zione della sto­ria dei tre por­cel­lini lan­ciata dal «The Guar­dian» a soste­gno della pro­pria con­ce­zione di open jor­na­lism ha cen­trato nel segno rac­co­gliendo inte­resse e con­sensi pres­so­chè una­nimi sia sulla qua­lità della rea­liz­za­zione che ancor più sui con­cetti alla base del posi­zio­na­mento stra­te­gico del quo­ti­diano inglese.

Un idea di siner­gia, di com­ple­men­ta­rietà e con­ver­genza che si esprime nell’idea di lavo­rare in maniera uni­voca sul brand del quo­ti­diano ren­dendo con­cet­tual­mente indif­fe­rente se la fru­zione avvenga in for­mato digi­tale o car­ta­ceo, come si evince dalla con­clu­sione, dal pay off che recita “web | print | tablet | mobile”.

Alla cam­pa­gna online e tele­vi­siva dell’ormai cele­bre video si affianca anche una cam­pa­gna stampa che ovvia­mente è imper­niata sullo stesso concept.

“The whole pic­ture” [il qua­dro com­pleto], rea­liz­zata in 4 sog­getti diversi, rias­sume con una gra­fica tanto essen­ziale e pulita quanto chiara e d’impatto, l’idea di par­te­ci­pa­zione e di rela­zione a due vie che  «The Guar­dian» ritiene essere capo­saldo del per­corso evo­lu­tivo del quotidiano.

Come ricorda Anto­nio Ros­sano dagli spazi di LSDI, l’informazione, ancor prima che un dato “fat­tuale” o un valore cul­tu­rale, è un pro­cesso “sociale”, la verità non è più un pro­iet­tile main­stream spa­rato nella testa della gente, ma il risul­tato di un pro­cesso tran­sa­zio­nale di confronto/verifica e suscet­ti­bile di modi­fica o di con­ferma, otte­nuto attra­verso la par­te­ci­pa­zione della gente, ì social net­work,  le sur­vey e tutti gli stru­menti pos­si­bili dell’intelligenza col­let­tiva condivisa.

Una strada ormai senza ritorno, in senso posi­tivo, alla quale, sulla base di infor­ma­zioni otte­nute dal sot­to­scritto, pare che final­mente anche in Ita­lia pos­sano essere date delle rispo­ste degne di que­sto nome a breve.

Pubblicato il 1 marzo 2012 by Pier Luca Santoro

Open Journalism & Redazione Liquida

«The Guar­dian», pro­se­gue con coe­renza straor­di­na­ria, senza esi­ta­zioni, il pro­prio per­corso di aper­tura e tra­spa­renza nei con­fronti dei lettori.

Il video promo-pubblicitario rea­liz­zato dal quo­ti­diano anglo­sas­sone mostra come nell’attualità la sto­ria dei tre pro­cel­lini potrebbe essere coperta dal gior­nale. In due minuti sono rias­sunti tutti gli ele­menti che con­tri­bui­scono alla noti­zia evi­den­ziando i pro­cessi carat­te­ri­stici dell’open jour­na­lism di una reda­zione liquida.

La rivi­si­ta­zione della sto­ria dei tre por­cel­lini, il cui obiet­tivo di fondo è spie­gare alle per­sone per­chè dovreb­bero spen­dere più tempo con il gior­nale sia su carta, on line o negli altri for­mati dispo­ni­bili, gra­zie ad un girato coin­vol­gente mostra molti degli ele­menti che nell’attualità con­cor­rono alla costru­zione di una notizia.

Un deciso ripo­si­zio­na­mento rispetto al pas­sato da parte del «The Guar­dian» spie­gato con chia­rezza da Alan Rusbrid­ger, Editor-in-chief del quo­ti­diano, che illu­stra con­ce­zione e decli­na­zione di open jour­na­lism nell’interpretazione del gior­nale inglese.

Un ulte­riore pas­sag­gio che, con­giun­ta­mente con la recente revi­sione com­piuta da «El Pais», indica con chia­rezza la dire­zione presa da alcuni dei prin­ci­pali e più auto­re­voli quo­ti­diani [inter]nazionali d’Europa. Ele­menti ed aspetti che allo stato attuale sem­brano essere estre­ma­mente distanti dal pano­rama gene­rale che pre­senta l’industria dell’informazione nel nostro Paese.

Pubblicato il 6 gennaio 2012 by Pier Luca Santoro

I Re Magi tra Narrazione & Management

In molte nazioni, ad esem­pio la Spa­gna, è oggi, nella ricor­renza dell’arrivo di Gaspare, Mel­chiorre e Bal­das­sarre che, narra la tra­di­zione, rega­la­rono oro, incenso e mirra al neo­nato Gesù, che  ven­gono dati i doni ai bam­bini. Regali che nove volte su dieci sono dei giochi.

Sfrutto l’occasione per segna­lare cin­que titoli, cin­que gio­chi recen­siti in que­sti spazi che, tra i tanti di cui ho par­lato nel corso del tempo, mi sem­brano i migliori stru­menti di simu­la­zione per l’apprendimento, lo svi­luppo delle capa­cità mana­ge­riali e la narrazione.

Pro­blem sol­ving: logica, tec­ni­che, risorse.

«L.A. Noire» è un video­gioco inve­sti­ga­tivo, utile per impa­rare a rac­co­gliere indizi e prove, chia­rire obiet­tivi e logica d’azione, sco­prire la verità nasco­sta, cer­care solu­zioni e realizzarle.

Con­ser­vare le espe­rienze e svi­lup­pare la conoscenza.

«Child of Eden» è un rhy­thm action game, creato da Tetsuya Mizu­gu­chi, utile per rico­struire, ripu­lire e arric­chire le cono­scenze cir­co­late in Rete.

Nar­ra­zione & Espe­ren­zia­lità.

«Warco» rap­pre­senta un ottimo stru­mento per inse­gnare alle per­sone i peri­coli del gior­na­li­smo di guerra e le dif­fi­coltà di ordine morale ed etico che vivono i repor­ters durante il loro lavoro quando ben fatto.

Rior­ga­niz­za­zione e licen­zia­menti.

«Plan social», il gioco pre­fe­rito dei grandi impren­di­tori, si fa con le carte, alla maniera tra­di­zio­nale, ma è cinico e graf­fiante come nella realtà di oggi.

Gio­care al pre­si­dente della BCE.

«€CONOMIA: il gioco della poli­tica mone­ta­ria», gioco di simu­la­zione a turni, par­tendo dalla gestione del tasso di inte­resse uffi­ciale, mette il gio­ca­tore nella con­di­zione di influen­zare il tasso d’inflazione, cre­scita del PIL, incre­mento della liqui­dità e tasso di disoc­cu­pa­zione. Aree d’intervento tutte di grande attualità.

Pubblicato il 24 dicembre 2011 by Pier Luca Santoro

Racconto di Natale

Una saletta affit­tata in un luxury bou­ti­que hotel, un 4 stelle stelle dav­vero unico nel suo genere, un po’ fuori mano ma con carat­te­ri­sti­che da lasciare di stucco anche chi, per pia­cere e per dovere, di alber­ghi ne ha visti dav­vero tanti nella sua vita.

San­dro [nome di fan­ta­sia], più di 20 anni pas­sati tra scri­va­nia e mar­cia­piede nelle file del mar­ke­ting e delle ven­dite, vi era arri­vato dopo essere stato con­tat­tato via Lin­ke­din. Una sua amica, una per­sona con la quale era in con­tatto da diverso tempo, lavo­rava già da un annetto in una web agency ed ora cer­ca­vano un diret­tore commerciale.

L’ambiente era quasi sur­reale, molto hi tech, gla­ciale. Più che in un hotel sem­brava di essere nel  caveau di una banca o forse in una di quelle stanze a tem­pe­ra­tura con­tral­lata dove ven­gono custo­diti i ser­ver. Un posto dav­vero strano, San­dro si guar­dava intorno smar­rito, incerto, osser­vava l’ambiente con un sen­ti­mento misto tra mera­vi­glia e repulsione.

Nella saletta che dava nell’ampio e lumi­noso ingresso dell’albergo c’era una cop­pia, un uomo ed una donna, giovani.

“Buon­giorno e ben arri­vato. Gra­zie di essere venuto. Si acco­modi, prego” disse lei. San­dro prese posto, l’uomo, “un ragaz­zotto” di quelli che sotto gli abiti fir­mati all’ultima moda cer­cano di nascon­dere le pro­prie ori­gini, alla sua destra, di fronte lei, la donna, tipo fine, forse con troppi gio­ielli addosso, dai tratti del viso tra­diva una certa rigi­dità avreb­bero detto gli esperti di fisiognomica.

“Siamo una start up, fon­data un anno fa,vogliamo fare le cose per bene.  Il primo anno è andato bene e siamo già a pareg­gio di bilan­cio, sà siamo una SPA”, ci tenne a sot­to­li­neare subito l’uomo. “Abbiamo 11 agenti e sin ora me ne sono occu­pato io”, con­ti­nuò, “ma ora vogliamo espan­derci, arri­vare a coprire tutta Ita­lia e per que­sto cer­chiamo un diret­tore com­mer­ciale, una per­sona di espe­rienza che abbia il pre­si­dio di quest’area dell’azienda, così potrò, final­mente fare l’Amministratore Dele­gato a tempo pieno” con­cluse, non senza far tra­spa­rire il pro­prio orgo­glio men­tre ne parlava.

A quell’incontro, come suc­cede sem­pre in que­sti casi, ne segui­rono altri e, alla fine, San­dro, nono­stante un penoso mer­can­teg­gia­mento sulle con­di­zioni eco­no­mi­che, decise di accet­tare.  Si a lui, anche se non era più gio­va­nis­simo, le sfide pia­ce­vano ancora, gli pia­ceva l’idea di met­tersi in gioco e dare il suo con­tri­buto alla riu­scita di un pro­getto impren­di­to­riale, al rag­giun­gi­mento di un successo.

Basta­rono pochi giorni di lavoro per capire che i numeri citati in fase di col­lo­quio erano distanti dalla realtà e meno di un paio di mesi per sta­bi­lire che il per­corso e gli obiet­tivi erano da rive­dere, da ride­fi­nire sia in  ter­mini di curva di svi­luppo che a livello di approc­cio strategico.

San­dro, com’era abi­tuato a fare da sem­pre nel suo lavoro, al ter­mine del terzo mese scrisse un docu­mento di ana­lisi. Una foto­gra­fia della situa­zione del primo tri­me­stre, pro­blemi, dif­fi­coltà e, ovvia­mente, pro­po­ste di solu­zione. Lo rilesse un paio di volte, smussò qual­che eccesso cer­cando di ammor­bi­dire se non la sostanza almeno la forma e lo mandò per mail all’Amministratore Dele­gato e, per cono­scenza, alla Respon­sa­bile Ammi­ni­stra­tiva, la donna, part­ner con una quota di mino­ranza della società. “Vi prego di con­si­de­rare il docu­mento alle­gato una base di discus­sione, ele­mento di con­fronto fat­tivo che spero di avere al più pre­sto”  c’era scritto in calce alla mail come accompagnamento.

Il con­fronto, per così dire, avvenne solo a distanza di oltre 40 giorni nella sala cola­zioni di un albergo romano dove si erano recati per fare delle sele­zioni di agenti per la zona. San­dro par­lava e lui, il ragazzotto-ceo-salumiere, annuiva men­tre tutta la sua atten­zione era dedi­cata all’inizializzazione del nuovo iPhone.

Dopo quell’incontro le rela­zioni ine­vi­ta­bil­mente si affie­vo­li­rono, San­dro, pur con riserve sem­pre mag­giori, con­ti­nuava nel suo lavoro per quanto pos­si­bile ma le tele­fo­nate da gior­na­liere si fecero prima set­ti­ma­nali e poi ces­sa­rono per addi­rit­tura due set­ti­mane consecutive.

Dopo un periodo così lungo di silen­zio San­dro decise di met­tere da parte l’orgoglio e di chia­mare lui, la situa­zione andava sbloc­cata. Si c’era un incon­tro fis­sato già a fine mese ma era pas­sato così tanto tempo che… e poi voleva sapere che ne era stato del suo com­penso, in ritardo, anche, que­sta volta. Il tele­fono squil­lava a vuoto, lui, il CEO, era sem­pre così occu­pato, anche se non aveva mai capito a fare  cosa  San­dro ci si era abi­tuato. Mandò l’ennesima e-mail.

Gli fu rispo­sto, in buona sostanza, che i rap­porti erano inter­rotti, che non lavo­rava più per quella società e che non sarebbe stato pagato.

Sono pas­sati circa 6 mesi da allora e l’avvocato l’ha infor­mato ieri che il suo omo­logo della con­tro­parte, della società in que­stione, dice che non hanno i soldi per pagare, che biso­gna avere pazienza ancora un po’, che paghe­ranno [il 30% del dovuto] appena pos­sono.  San­dro ha detto al suo avvo­cato di non aspet­tare più e di pro­ce­dere legal­mente per il recu­pero nelle oppor­tuni sedi del totale della somma spe­rando che i tempi della giu­sti­zia non siano ecces­si­va­mente dila­tati, in que­ste cose non si sà mai quando e come  va a finire.

Una sto­ria che ho voluto rac­con­tare, uscendo da i temi nor­mal­mente trat­tati in que­sti spazi, per nar­rare come spesso fun­zio­nano le cose in que­sto Paese, nazione dei doveri e dei diritti sulla carta in cui il furbo sfrutta le pie­ghe dell’inefficienza sta­tale per pre­va­ri­care il pros­simo. Sono cose che, ahimè, suc­ce­dono molto più spesso di quanto si pensi.

Una buona coscienza è un Natale per­pe­tuo — Ben­ja­min Frank­lin. Buon Natale a voi tutti tranne a chi è senza coscienza.

Pubblicato il 7 dicembre 2011 by Pier Luca Santoro

2012 Content Marketing Benchmarks

I con­te­nuti, la loro rile­vanza rispetto agli inte­ressi delle per­sone, e la sele­zione di stru­menti e nuove pra­ti­che per sele­zio­nare, orga­niz­zare e dif­fon­dere gli stessi, ser­ven­dosi, anche,  di social media e social net­work, sono sem­pre più ele­mento cen­trale nella rela­zione tra le imprese ed i diversi pub­blici di rife­ri­mento in una logica di attra­zione, di pull, o inbound che dir si voglia.

Appro­fon­dire quali moda­lità e quali mezzi ven­gano uti­liz­zati allo scopo è stato l’oggetto della ricerca «B2B Con­tent Mar­ke­ting: 2012 Ben­ch­marks, Bud­gets, and Trends» i cui risul­tati sono stati dif­fusi all’inizio di que­sta settimana.

Lo stu­dio si è foca­liz­zato in ambito B2B coin­vol­gendo 1,092 pro­fes­sio­nals del set­tore in ambito mar­ke­ting e comu­ni­ca­zione di tutto il mondo.

Arti­cle Mar­ke­ting, social media e cor­po­rate blog sono gli stru­menti più uti­liz­zati in asso­luto. Viene sfa­tato per l’ennesima volta “il mito” che vede nella cre­scente rile­vanza dei social net­work un cor­ri­spon­dente declino dei blog.

Quando il pub­blico di rife­ri­mento è costi­tuito da imprese, carat­te­ri­stica che defi­ni­sce, come noto, il B2B, la dif­fu­sione dei con­te­nuti è affi­data pre­va­len­te­mente a Twit­ter e Lin­ke­din; il ruolo di Face­book,  pur rima­nendo rile­vante, passa in secondo piano. Non tra­scu­ra­bile, sep­pure a mio avviso sot­tou­ti­liz­zata rispetto alle poten­zia­lità, la vei­co­la­zione di con­te­nuti attra­verso Slideshare.

Nono­stante una com­ples­siva fidu­cia nel ruolo e nel valore del con­tent mar­ke­ting, i risul­tati dell’indagine rela­ti­va­mente alla per­ce­zione di effi­ca­cia dei diversi mezzi lascia inten­dere quanta sia ancora la distanza nell’utilizzo dei social media.

Gli eventi in pre­senza sono rite­nuti di gran lunga il mezzo di mag­gior effi­ca­cia men­tre i social media si col­lo­cano all’estremo oppo­sto, sep­pure con una buona valu­ta­zione com­ples­siva. Al riguardo resta il dub­bio su quanto que­ste defi­ni­zioni siano frutto di misu­ra­zione spe­ci­fi­che ed ade­guate piut­to­sto che invece di per­so­nali per­ce­zioni, se non credenze.

Che la sfida per coin­vol­gere e con­vin­cere  si gio­chi sul valore dei con­te­nuti, al di là delle sin­gole spe­ci­fi­cità, è opi­nione dif­fusa con oltre il 40% degli inter­vi­stati che ne hanno consapevolezza.

Come dicevo di recente, ogni azienda, per pic­cola o grande che sia, pos­siede un know how e una com­pe­tenza in uno o più set­tori spe­ci­fici. Met­tere a dispo­si­zione dei clienti que­ste com­pe­tenze le valo­rizza ulte­rior­mente come stru­mento per cemen­tare le rela­zioni e costruire una repu­ta­zione solida. Le aziende devono impa­rare a rac­con­tare sto­rie in maniera auto­re­vole e coin­vol­gente e tra­sfor­marsi in media com­pany. Ma devono anche saper man­te­nere le promesse.

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