sopravvivenza editoria

Guardian-Open
Pubblicato il 27 maggio 2014 by Pier Luca Santoro

Corriere.it Oltre il Paywall

Pie­tro Scott Jovane, in un’intervista a Class CNBC, rac­conta che “in tempi dif­fi­cili, gli edi­tori devono pren­dere deci­sioni impor­tanti. Noi lo abbiamo fatto con il pay­wall de «El Mundo» e faremo lo stesso in Ita­lia. Entro la fine dell’anno Corriere.it sarà a paga­mento ma in una logica di club; ovvero chi appar­terrà al club potrà acce­dere a con­te­nuti esclusivi”.

Pro­prio di mem­ber­ship, come ele­mento di un “modello di busi­ness 2.0″, evo­luto, par­lavo a fine 2013 nella pre­sen­ta­zione rea­liz­zata per la mia lec­ture agli stu­denti della SISSA di Trieste. 

E’ in tal senso che si stanno muo­vendo da tempo alcuni dei prin­ci­pali quo­ti­diani dell’America Latina, ma non solo, creando dei club per i pro­pri let­tori. E’ il caso di «La Naciòn» in Argen­tina o di «El Mer­cu­rio» in Cile che offrono, appunto, la pos­si­bi­lità di iscri­versi al club del gior­nale ed otte­nere van­taggi eco­no­mici, offerte esclu­sive — sulle quali evi­den­te­mente otten­gono un ricavo eco­no­mico —  o, in modo diverso, dello spa­gnolo all digi­tal «El Dia­rio». 

Anche al« The Guar­dian» è recente l’ingresso di David Magliano in qua­lità di Mana­ging Direc­tor for mem­ber­ship stra­te­gies. Ruolo che pre­ce­den­te­mente non esi­steva e che con­ferma come la mem­ber­ship sia la strada pre­scelta dal Guar­dian News & Media per mone­tiz­zare. “Mem­ber­ship — if smar­tly exe­cu­ted — could pro­duce even big­ger divi­dends than cur­rent paywalls”.

Pare che, final­mente, se ne sia accorto qual­cuno anche in Italia.

Guardian-Open

Members Only
Pubblicato il 22 maggio 2014 by Lelio Simi

Membership e giornali (due idee per discuterne)

Già un bel po’ di tempo fa (era il 2010) uno degli osser­va­tori più attenti ai nuovi modelli di busi­ness nel campo dell’editoria come Ken Doc­tor dedi­cava uno dei primi arti­coli della sua cele­bre rubrica New­so­no­mics sul Nie­man Lab al con­cetto di mem­ber­ship (nell’incipit scri­veva più o meno così: “che cosa ren­derà soste­ni­bile le nuove imprese gior­na­li­sti­che? La rispo­sta è una sola: “mem­ber­ship”). In quel pezzo Doc­tor ricor­dava che que­sta non è affatto un’idea nuova, né tanto meno un “espe­ri­mento” intra­preso dalle testate in epoca digi­tale, ma anzi è una vec­chia pra­tica cono­sciuta da oltre 40 anni che oggi è asso­lu­ta­mente fon­da­men­tale per i gior­nali (online e non) saper rin­no­vare e rilanciare.

Alla fine del 2013 il Guar­dian ha nomi­nato un respon­sa­bile per lo svi­luppo delle stra­te­gie di “mem­ber­ship” creando così un nuovo ruolo all’interno del gior­nale pro­prio per incre­men­tare da que­ste poli­ti­che nuove reve­nue, che non dipen­dono nel caso del Guar­dian — è bene pre­ci­sarlo — da nes­sun tipo di pay­wall o sot­to­scri­zione chie­sta diret­ta­mente ai let­tori (su que­sto tema potete anche leg­gere: La stra­te­gia open del Guar­dian).

Molto più recen­te­mente Jeff Jarvis ha dedi­cato pro­prio al con­cetto di “mem­ber­ship” gli ultimi para­grafi di un post Enga­ge­ment, col­la­bo­ra­tion, and mem­ber­ship che fa parte di lungo sag­gio dedi­cato al nuovo eco­si­stema della noti­zia e strut­tu­rato in cin­que parti pub­bli­cate su Medium (uno dei “luo­ghi” più inte­res­santi da visi­tare nel web in que­sto momento). Pro­prio da quello che scrive Jar­vis sul con­cetto di “mem­ber­ship” — come detto sono solo alcuni para­grafi che in parte ripren­dono alcuni con­cetti che Jar­vis scrive da anni — ho cer­cato di estra­po­lare un paio di con­cetti per­ché mi sem­brano par­ti­co­lar­mente inte­res­santi da segnarsi e appun­tare come spunti per svi­lup­pare una discus­sione e delle rifles­sioni più arti­co­late su un argo­mento che ha valore appro­fon­dire (per que­sto ovvia­mente sono gra­dite con­tri­buti e idee):

1. La “mem­ber­ship” non è sem­pli­ce­mente un’altra forma di sot­to­scri­zione, è un modo per ripen­sare il rap­porto tra let­tore e giornali

“Mem­ber­ship” è un ter­mine che spesso viene con­fuso con il con­cetto di “soste­ni­tore” di una testata (soprat­tutto non pro­fit, che sia un gior­nale o un’emittente radio o tv locale) al quale si chiede, sostan­zial­mente, di sot­to­scri­vere un finan­zia­mento per aiu­tare la testata in que­stione a soprav­vi­vere e/o di man­te­nersi indi­pen­dente dai grandi inve­sti­tori pub­bli­ci­tari. Insomma il “patto” con il lettore/sostenitore e la testata è sostan­zial­mente que­sto: tu ci dai soldi e in cam­bio noi pro­met­tiamo di man­te­nere alta la qua­lità dell’informazione e la nostra sostan­ziale indi­pen­denza. Ma se par­liamo di “mem­ber­ship” è neces­sa­rio farci una domanda: cosa dovreb­bero otte­nere di più i mem­bri oltre all’eterna rico­no­scenza dei redat­tori e qual­che bel gad­get da por­tarsi a casa? Una buona rispo­sta potrebbe essere: essere coin­volti con­cre­ta­mente nel pro­cesso pro­dut­tivo del giornale.

In giro ci sono un bel po’ di buone pra­ti­che (ad esem­pio: la piat­ta­forma Kinja che pra­ti­ca­mente mette sullo stesso livello l’autore dell’articolo il let­tore che com­menta quell’articolo, e in giro nel web esi­stono timidi ten­ta­tivi dove si dà la pos­si­bi­lità ai let­tori di poter cam­biare i titoli degli arti­coli pre­via auto­riz­za­zione dei redat­tori). Bene, ma per la mag­gior parte que­sti espe­ri­menti il coin­vol­gi­mento è ancora, diciamo così, a livello base. Si può (si deve) fare ancora di più? Pro­ba­bil­mente sì. La col­la­bo­ra­zione che si con­cede ai let­tori, nella migliore delle ipo­tesi, non va oltre, scrive ancora Jar­vis, a quanto si con­cede ai ragaz­zini in visita al museo di scienze «qui ecco, bam­bini, c’è un bot­tone che potete pre­mere per far appa­rire qual­cuno che potrà fare qual­cosa, ma non temete!, niente di peri­co­loso, è solo per diver­tirvi un po’».

Certo, le comu­nità pos­sono benis­simo orga­niz­zarsi anche da sole (anche nel web, oggi ne hanno tutti gli stru­menti) ma le reda­zioni pos­sono aggiun­gere valore, ad esem­pio con­di­vi­dendo stru­menti e met­tendo a dispo­si­zione la pro­pria orga­niz­za­zione per inse­gnare come veri­fi­care una noti­zia, con­te­stua­liz­zarla e appro­fon­dirla. Domanda: quali stru­menti e stra­te­gie sono neces­sa­rie per ren­dere i let­tori dav­vero par­te­cipi del pro­cesso pro­dut­tivo del giornale?

2. “Mem­ber­ship” è un con­cetto for­te­mente legato all’idea comu­nità, ma le comu­nità non ven­gono “create” dai gior­nali, esi­stono già e i gior­nali ne sono essi stessi dei membri.

«Non solo i gior­nali, i blog e le tech com­pany sono mem­bri di un eco­si­stema dell’informazione nelle loro comu­nità di rife­ri­mento – scrive Jar­vis – ma sono essi stessi mem­bri di quelle stesse comu­nità. Tutti loro hanno degli inte­ressi nella comu­nità e la neces­sità di essere bene infor­mati su di essa. E se è così, non dovreb­bero i mem­bri della comu­nità essere coin­volti ed avere gli stru­menti ade­guati nel deci­dere come si stanno uti­liz­zando le risorse e poter discu­tere le prio­rità nel gestire il lavoro delle testate gior­na­li­sti­che?» Insomma la comu­nità esi­ste già e il gior­nale (la testata gior­na­li­stica) è solo un altro mem­bro che la com­pone, la sua fina­lità dovrebbe essere quella di con­tri­buire con i pro­pri mezzi a darle valore (e rice­verne a sua volta valore). Domanda: qual è il valore che la comu­nità può dare al gior­nale, solo una forma di finan­zia­mento per sostenerlo?

C’è quindi un modo diverso di guar­dare alla “mem­ber­ship”, ci dice ancora Jar­vis nel quale il gior­nale non neces­sa­ria­mente deve pen­sarsi «ego­cen­tri­ca­mente al cen­tro della comu­nità ma sem­mai ai suoi mar­gini», posi­zione migliore per osser­vare quali discus­sioni sono pre­senti nella comu­nità: chi sono le per­sone che per­sone che la com­pon­gono e di cosa si inte­res­sano, cosa sta gli sta a cuore. Con un obiet­tivo: i gior­nali oggi pos­sono for­nire a quelle per­sone (che stanno discu­tendo di poli­tica, sanità, sport, model­li­smo o giar­di­nag­gio) con­te­nuti, cono­scenze, ma anche stru­menti e piat­ta­forme per con­di­vi­dere meglio quello che cono­scono, per avere più occa­sioni di stare insieme e anche (per­ché no?) per acqui­stare cose e ser­vizi. È in que­sto modo che il gior­nale può essere per­ce­pito come un valore, uno stru­mento utile e con­creto per abi­tare quella comu­nità in modo migliore.

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comparti-e-commerce
Pubblicato il 21 maggio 2014 by Pier Luca Santoro

Modelli Fallimentari

Già qual­che giorno fa avevo avuto modo di rimar­care come copie ed edi­cole digi­tali NON sal­ve­ranno i conti degli edi­tori italiani.

Arri­vano ora nello stesso giorno i dati dell’Osservatorio eCom­merce B2c Netcomm–Politecnico di Milano e il Rap­porto e-commerce in Ita­lia 2014 di Casa­leg­gio Associati.

Secondo i dati dell’Osservatorio il com­parto dell’editoria nell’ e-commerce B2C pesa sola­mente il 3% del totale. Quota che resta sta­bile dal 2010 ad oggi e per la quale non sono pre­vi­ste varia­zioni per l’anno in corso a testi­mo­nianza dello scarso appeal del segmento.

comparti-e-commerce

Inci­denza che secondo il rap­porto di Casa­leg­gio Asso­ciati scende addi­rit­tura all’1.9%.

Quale che sia il caso, risulta evi­dente come il modello di ven­dere nel digi­tale uti­liz­zando lo stesso approc­cio del car­ta­ceo risulta fal­li­men­tare tanto per i quo­ti­diani quanto per men­sili e set­ti­ma­nali.

Scri­veva Saul Alin­sky, esperto di orga­niz­za­zione, che “Cam­bia­mento signi­fica movi­mento. Movi­mento signi­fica fri­zione. Il movi­mento o il cam­bia­mento senza fri­zioni o con­flitti appar­tiene sola­mente al vuoto rap­pre­sen­tato da un mondo astratto che non esi­ste”. Ecco!

e commerce casaleggio

Audiweb Home Page
Pubblicato il 19 maggio 2014 by Pier Luca Santoro

Home Page delle mie Brame

A seguito della dif­fu­sione del docu­mento interno del «The New York Times» buona parte del dibat­tito si è con­cen­trato sulla morte della home page. Il gra­fico sot­to­stante, con la giu­sta dose di sapiente iro­nia, ne sin­te­tizza i risultati.

dead_homepage

Avevo già effet­tuato un’ela­bo­ra­zione dei dati Audi­web del marzo 2013 per veri­fi­care il valore, il peso, dell’home page dei quo­ti­diani ita­liani, mi è sem­brato dun­que inte­res­sante aggior­narla con i dati ad un anno di distanza, a marzo 2014 [ultimi dati disponibili].

Rispetto ad allora si assi­ste ad un calo gene­ra­liz­zato dell’incidenza dell’home page sul totale degli utenti unici per tutti i prin­ci­pali quo­ti­diani, con Corriere.it che passa dal 64 al 58%, Repubblica.it dal 61 al 54% e Il Fatto dal 71 al 57%; per citarne alcuni.

Tra le prin­ci­pali testate di cui è dispo­ni­bile il dato di det­ta­glio al top Ansa con un peso del 77% e fana­lino di coda, anche per l’effetto del peso dell’aggregazione di altri siti, Il Post con solo i 4%.

Ovvia­mente in ter­mini di pagine viste, quelle che creano red­dito, ricavi, l’incidenza è ancora inferiore.

La prima colonna indica il peso in ter­mini di utenti unici, men­tre la seconda l’incidenza in ter­mini di pagine viste per cia­scuna testata.

Dati Audi­web Marzo 2014 — Ela­bo­ra­zione DataMediaHub

Audiweb Home Page

Il valore dell’home page sta nella fedeltà del let­tore che vi accede, con­tra­ria­mente alla mag­gio­ranza di coloro che invece arri­vano, più o meno casual­mente, da motori di ricerca e social.

Ma, anche, l’elaborazione sopra ripor­tata dimo­stra come siano sem­pre più i sin­goli arti­coli, in fun­zione delle ricer­che e delle con­di­vi­sioni sui social net­work, e non la home page, il primo punto di accesso. L’ approc­cio  di Reu­ters al riguardo è emble­ma­tico in tal senso.

E’ neces­sa­rio ripen­sare l’home page dei quo­ti­diani online e, soprat­tutto, ride­fi­nire i cri­teri di valo­riz­za­zione dei con­te­nuti che dav­vero non pos­sono essere approc­ciati secondo la stessa con­ce­zione del cartaceo.

La con­ce­zione di pro­dotto, che par­tiva cul­tu­ral­mente dalla prima pagina del gior­nale car­ta­ceo, par­rebbe dun­que per­dere sem­pre più valore. Inol­tre, nella mia inter­pre­ta­zione, que­sto aspetto sug­ge­ri­sce come possa essere di gran lunga più inte­res­sante valo­riz­zare, ven­dere, il sin­golo arti­colo invece che il quo­ti­diano nella sua inte­grità basan­dosi ancora una volta sull’esperienza del cartaceo.

Se vole­ste effet­tuare delle spe­ri­men­ta­zioni su que­sto ver­sante con Eta­lia [*] siamo a dispo­si­zione in tal senso.

Etalia Header

[*] Disclai­mer: Il sot­to­scritto opera come con­su­lente per Eta­lia in qua­lità di digi­tal mar­ke­ting manager.

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Pubblicato il 14 maggio 2014 by Pier Luca Santoro

La Notizia è Immobile

E’ cre­scente, come noto, l’utilizzo di inter­net in mobi­lità ed in molti, incluso il sot­to­scritto, atten­dono la “total digi­tal audience” di Audi­web per com­pren­derne l’impatto sui siti web dell’informazione nostrana.

Secondo una ricerca di com­Score, il com­pe­ti­tor più diretto di Audi­web, società uti­liz­zata per la misu­ra­zione nella mag­gio­ra­naza degli altri Paesi, in Ita­lia vi sareb­bero 48 milioni di per­sone che frui­scono della Rete da mobile, il 64.1% dei quali da smartphone.

Negli Stati Uniti entro la fine di quest’anno dovrebbe avve­nire il sor­passo ed il mobile avrebbe una quota di tempo speso online supe­riore a quello da desk­top secondo le pro­ie­zioni di eMar­ke­ter. Non pare però che que­sta sia una buona noti­zia per l’industria dell’informazione.

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Secondo i dati dello stu­dio di com­Score “2014 U.S. Digi­tal Future in Focus” la que­stione riguar­de­rebbe essen­zial­mente i social, e Face­book in par­ti­co­lare as usual, ed il gaming, i digi­tal games. Per quanto riguarda le news, che già di per se stesse rap­pre­sen­tano una quota asso­lu­ta­mente mar­gi­nale del totale del tempo speso online [0.9% del totale], resta il PC il device mag­gior­mente uti­liz­zato men­tre da tablet la quota scende allo 0.4% per arri­vare allo 0.2% per gli smartphones.

Una fru­zione sem­pre più “snac­king”, mordi e fuggi che sicu­ra­mente non è di buon auspi­cio per lo svi­luppo digi­tale dell’industria dell’informazione, almeno come è stato con­ce­pito sin ora.

Share-of-Internet-consumption-by-device-Desktop-Smartphone-Tablet_chartbuilder

Anche dai dati dello stu­dio “Mul­ti­Me­dia Men­tor” di GFK, pub­bli­cati recen­te­mente dall’Internet Adver­ti­sing Bureau sta­tu­ni­tense, emerge come la quota di tempo com­ples­si­va­mente dedi­cata alle news tende ulte­rior­mente ad erodersi.

Come dicevo un paio di giorni fa si tratta dell’evidenza del fatto che se la cre­scita nell’utilizzo della Rete in mobi­lità porta ad un minor numero di pagine risulta evi­dente come que­ste non pos­sano più essere la metrica di rife­ri­mento pena l’ulteriore ridu­zione dei già esi­gui ricavi.

Se dopo i social il gaming è l’attività che assorbe il tempo mag­giore delle per­sone online [e non saranno mica solo 15enni bru­fo­losi, eh!] con­ti­nuare a sot­to­va­lu­tare il pos­si­bile impatto della gami­fi­ca­tion dell’informazione potrebbe essere l’ennesimo errore di valutazione.

Trend Online Minutes USA

Entrepreneurial Mindset
Pubblicato il 13 maggio 2014 by Pier Luca Santoro

Altri Ricavi

Sulla neces­sità e sulle pos­si­bi­lità di otte­nere nuove fonti di ricavo al di là del bino­mio ven­dite — pub­bli­cità sono stati sparsi nel tempo diversi giga­byte  all’interno di que­sti spazi.

Arri­vano ora i risul­tati dei ricavi con­so­li­dati di gruppo per «Il Sole24Ore» nel primo tri­me­stre del 2014.

Nelle note del comu­ni­cato stampa dif­fuso ieri si legge che i ricavi dell’area for­ma­zione cre­scono del 32,5% rispetto al pari periodo dell’anno pre­ce­dente per un importo pari a 1,9 milioni di euro, ed i ricavi dell’area cul­tura cre­scono di 3,3 milioni di euro.

Ovvia­mente cia­scuna testata, ogni gruppo edi­to­riale deve tro­vare il pro­prio per­corso in fun­zione del suo posi­zio­na­mento, del know how pos­se­duto e del pub­blico di rife­ri­mento, ma il caso de «Il Sole24Ore» dimo­stra, in caso di dubbi, che la pos­si­bi­lità effet­ti­va­mente esiste.

Entrepreneurial Mindset

Gazzetta.it
Pubblicato il 12 maggio 2014 by Pier Luca Santoro

I Risultati del Restyling di Gazzetta.it

I dati pub­bli­cati la scorsa set­ti­mana rela­ti­va­mente al resty­ling del sito web de «il Cor­riere della Sera» hanno acceso un dibat­tito inte­res­sante sulla que­stione. Oltre ai nume­ro­sis­simi inter­venti, com­menti sui diversi social si sono espressi al riguardo Mas­simo Man­tel­lini che ha appro­fon­dito la tesi di chi, com­preso il sot­to­scritto, non ha apprez­zato il resty­ling, e Simone Tolo­melli [Aka @sasa­ki­fu­jika] che invece imputa i numeri emer­genti a fat­tori legati ad altri aspetti tec­nici rela­tivi alle meto­do­lo­gie attuali di rile­va­zione di Audiweb.

Ho pen­sato avesse senso appro­fon­dire e sono andato a recu­pe­rare e rie­la­bo­rare i dati Audi­web rela­tivi a Gazzetta.it, sem­pre della fami­glia RCS, per veri­fi­care gli effetti del resty­ling avve­nuto a fine gen­naio di quest’anno.

Come mostra la tabella sot­to­stante, nel mese suc­ces­sivo al resty­ling si assi­ste ad un calo del 22% delle pagine viste [con­tro il - 30% di Corriere.it] e nel mese di marzo, ultimo dato dispo­ni­bile, si regi­stra addi­rit­tura una cre­scita sep­pure i numeri restino comun­que infe­riori rispetto al gen­naio; mese per il quale vale la pena di rile­vare la for­tis­sima cre­scita sia di utenti unici che di pagine viste.

Gazzetta.it

Che si sia ancora in attesa della “total digi­tal audience” annun­ciata a novem­bre 2013 e calen­da­riz­zata per gen­naio 2014 è un dato di fatto. Che la cre­scita della frui­zione di inter­net da mobile porti ad un minor numero di pagine viste è altret­tanto noto.

Vedremo se con i dati di aprile si assi­sterà ad un  recu­pero da parte di Corriere.it. Quel che è certo è che evi­den­te­mente la scelta edi­to­riale non è stata esat­ta­mente cen­trata altri­menti non si assi­ste­rebbe alla attuale retro­mar­cia con il ritorno a bloc­chi di testo invece delle sole immagini.

Al di là delle dif­fi­coltà di Audi­web [e delle rela­tive tur­ba­tive che gene­rano per il mer­cato, eh!] se la cre­scita nell’utilizzo della Rete in mobi­lità porta ad un minor numero di pagine risulta evi­dente come que­ste non pos­sano più essere la metrica di rife­ri­mento pena l’ulteriore ridu­zione dei già esi­gui ricavi.

I para­me­tri di valu­ta­zione devono essere altri e su que­sto agen­zie, cen­tri media e edi­tori devono lavo­rare in tempi stretti. Al Festi­val del Gior­na­li­smo  recen­te­mente con­clu­sosi abbiamo pro­vato a for­nire un ulte­riore con­tri­buto sul tema.  Indu­giare ancora una volta sulla que­stione potrebbe rive­larsi fatale.

whore clicks

Tablet Penetration
Pubblicato il 9 maggio 2014 by Pier Luca Santoro

Copie ed Edicole Digitali

Siamo ormai a mag­gio e di “edi­cola ita­liana”, il pro­getto multi-editore di cui si parla da quasi due anni per la ven­dita di copie digi­tali il cui lan­cio era stato annun­ciato per la pri­ma­vera di quest’anno, non si hanno notizie.

Nel frat­tempo Goo­gle ha lan­ciato la sua edi­cola. Ini­zia­tiva alla quale una buona parte degli edi­tori che danno vita ad “edi­cola ita­liana” hanno ade­rito pron­ta­mente, forse anche per­chè, da indi­scre­zioni rac­colte dal sot­to­scritto, si voci­fera che invece Apple abbia inten­zione di chiu­dere, o comun­que rive­dere pesan­te­mente, que­sta sezione all’interno del suo store poi­chè non redditizia.

Se si esclude «Il Sole24Ore» la curva dell’andamento delle ven­dite di copie digi­tali è piatta. Le ven­dite non cre­scono se non in maniera asso­lu­ta­mente mar­gi­nale ed a prezzi da saldo che ben poco aggiun­gono ai ricavi.

Arri­vano ora due dati da eMar­ke­ter a com­ple­tare il qua­dro della situazione.

Il primo mostra come il nostro Paese sia, ancora una volta, fana­lino di coda nel mobile com­merce in Europa.

Smartphone mobile commerce

Il secondo è rela­tivo alla pene­tra­zione attuale dei tablet ed alle pro­ie­zioni di svi­luppo. Anche in que­sto caso l’Italia è al fondo ed il tasso di cre­scita non appare gran cosa.

Copie ed edi­cole digi­tali NON sal­ve­ranno i conti degli edi­tori italiani.

Tablet Penetration

RCS Mediobanca
Pubblicato il 29 aprile 2014 by Pier Luca Santoro

RCS in 2 Tabelle

RCS Media­Group è al cen­tro dell’attenzione ormai da mesi, tra conti in bilico, come la stra­grande mag­gio­ranza dei gruppi edi­to­riali, e rela­tive ristrut­tu­ra­zioni, non passa giorno senza che il colosso di Via Sol­fe­rino fac­cia noti­zia, emblema, in qual­che modo, dell’attuale fase dell’industria dell’informazione o, meglio, di quella che una volta lo era.

L’attenzione ulti­ma­mente sem­bra foca­liz­zarsi in par­ti­co­lare su la guerra di potere al suo interno e le rela­tive posi­zioni del Diret­tore De Bor­toli che hanno ali­men­tato le voci su un suo pos­si­bile distacco.

“In God we trust all others bring data” potrebbe essere il payoff di Data­Me­dia­Hub ed è per que­sto che mi sono messo a spul­ciare nel sito cor­po­rate del gruppo edi­to­riale alla ricerca di dati sulla questione.

Risulta che a metà aprile sono stati pub­bli­cati due docu­menti che aiu­tano, leg­gen­doli of course, a farsi un’idea migliore della situa­zione del gruppo al di là delle indi­scre­zioni, delle voci di cor­ri­doio, di quella che quando lavo­ravo in azienda chia­ma­vamo “radio moquette”.

Il primo docu­mento è la pre­sen­ta­zione effet­tuata da Scott Jovane e Ric­cardo Taranto, rispet­ti­va­mente CEO e Chief Finan­cial Offi­cer del gruppo, per Medio­banca. Dello sli­de­show, che come sem­pre vale asso­lu­ta­mente la pena di leg­gere con atten­zione inte­gral­mente,  credo che valga la pena di evi­den­ziare la tabella sotto riportata.

Emerge come rispetto al il piano stra­te­gico di svi­luppo di medio ter­mine per il trien­nio 2013–2015, pre­sen­tato un anno fa di que­sti tempi, i ricavi siano stati del 4.2% infe­riori rispetto agli obiet­tivi, men­tre tutti gli altri prin­ci­pali indi­ca­tori siano in linea con le attese.

RCS Mediobanca

L’altro docu­mento è la rela­zione finan­zia­ria e di bilan­cio per RCS Media­group del 2013 e for­ni­sce il det­ta­glio degli indi­ca­tori sopra riportati.

Si vede come nel 2013 vi sia stata una ridu­zione dei costi ope­ra­tivi di oltre 125 milioni di euro, quasi il 12% in meno rispetto al 2012. Que­sto, nono­stante la fles­sione dei ricavi, sia per l’area dif­fu­sio­nale che quella pub­bli­ci­ta­ria, che com­ples­si­va­mente calano del 13%, con­giun­ta­mente ad altre sva­lu­ta­zioni immo­bi­liz­za­zioni, con­sente di più che dimez­zare le per­dite rispetto all’anno precedente.

Adesso, secondo me, avete, abbiamo, mag­giori e migliori ele­menti per valu­tare la situa­zione al di là del quo­ti­diano gos­sip sul gruppo editoriale.

Bilancio RCS 2013 vs 2012

US_newspaper_advertising_revenue
Pubblicato il 23 aprile 2014 by Pier Luca Santoro

Aree di Ricavo Quotidiane

Alan D. Mut­ter dal suo blog riprende i dati dif­fusi in que­sti giorni dalla NAA - New­spa­per Asso­cia­tion of Ame­rica — incro­cian­doli con quelli dell’Internet Adver­ti­sing Bureau sta­tu­ni­tense ed in un gra­fico mostra l’intreccio fatale fra cre­scita del totale degli inve­sti­menti pub­bli­ci­tari sul digi­tale ed il crollo dei ricavi dall’advertising, com­pren­sivi di quelli sia da car­ta­ceo che online, per i quo­ti­diani USA.

Riporto il gra­fico in que­sto spa­zio per faci­lità di let­tura ma, come d’abitudine, con­si­glio di leg­gere inte­gral­mente l’analisi fatta da Mutter.

newspaper v digitl ad sales 2013

Il motivo è tanto dram­ma­tico quanto sem­plice. Lo descri­vono egre­gia­mente i gra­fici rea­liz­zati da Colum­bia Jour­na­lism Review e pub­bli­cati ieri.

Com­ples­si­va­mente i ricavi dall’advertising dei gior­nali sta­tu­ni­tensi sono tor­nati ad essere quelli che erano nel 1953 poi­chè la nega­ti­vità della rac­colta pub­bli­ci­ta­ria anche nel 2013, mostrando una ten­denza che non accenna ad arre­starsi, è pro­se­guita con una fles­sione del 10% . Ten­denza che è deter­mi­nata dal ben noto calo delle reve­nues per la pub­bli­cità su stampa al quale cor­ri­sponde una cre­scita dell’adv online/digitale di gran lunga infe­riore a quelle che erano le attese, le speranze?

Come mostra il gra­fico sotto ripor­tato infatti i ricavi di quest’area in ter­mini reali sono infe­riori a quelli del 2007 e si atte­stano quasi sta­bil­mente intorno ai 3.5 miliardi di dol­lari nell’ultimo triennio.

US_newspaper_advertising_revenue

Il caso vuole, ma a volte le coin­ci­denze posso essere d’ispirazione, che 3.5 miliardi di dol­lari siano quasi lo stesso importo gene­rato nel 2013 da “altri/nuovi ricavi” per i quo­ti­diani USA. Area di busi­ness che oltre ad essere sostan­zial­mente pari all’adv online pre­senta il miglior trend di crescita.

Come ram­men­tavo prima di Pasqua, il bino­mio vendite-pubblicità non è, e non sarà mai più, un modello di busi­ness in grado di soste­nere l’economia delle testate, siano esse all digi­tal o meno. Fon­da­men­tal­mente, come ho pro­vato a sot­to­li­neare ripe­tu­ta­mente, si tratta di pas­sare figu­ra­ti­va­mente dal pie­di­stallo allo sga­bello per chi ha la capa­cità di guar­dare oltre i soliti, obso­leti, modelli di business.

A me pare che il qua­dro sia ormai suf­fi­cien­te­mente chiaro e ben deli­neato. Fate vobis…

Newspaper Media Revenues 2013

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