sopravvivenza editoria

Ricavi Aggregati editori
Posted on 18 giugno 2015 by Lelio Simi, Pier Luca Santoro

Tutto Quello che Avreste Voluto Sapere Sulla Crisi dei Legacy Media

Dopo aver com­ple­tato il primo giro di ana­lisi e appro­fon­di­menti sui prin­ci­pali cin­que gruppi edi­to­riali quo­tati in borsa e pro­prie­tari di almeno un quo­ti­diano [Rcs media­group, Gruppo Espresso, Gruppo 24 Ore, Cal­ta­gi­rone Edi­tore e Poli­gra­fici Edi­tore] con focus mono­gra­fici diamo uno sguardo d’insieme  aggre­gando un po’ di dati per cer­care di capire l’andamento gene­rale di que­sto cam­pione di aziende edi­to­riali fon­da­men­tale per l’informazione in Italia.

generale1Ricavi

Come abbiamo visto per quasi tutti i sin­goli gruppi anche l’andamento della para­bola dise­gnata dal dato aggre­gato dei fat­tu­rati vede i ricavi cre­scere fino al 2007 per poi scen­dere in pic­chiata. Quindi sì, doves­simo dare una data dell’inizio della crisi sarebbe pro­prio il 2007 anno di svolta per l’andamento degli edi­tori ita­liani. Ed è una svolta che dà il via a una crisi vera, senza se e senza ma, la peg­giore subita dall’editoria ita­liana visto che tra i quasi 5 miliardi di euro che rap­pre­sen­tano il ver­tice del gra­fico del fat­tu­rato e i 2,6 miliardi del 2014 si deve regi­strare un –2,39 miliardi di euro che rap­pre­sen­tano una fles­sione del 48%. Ovvero in solo otto annua­lità si è, di fatto, dimez­zato il valore com­ples­sivo dei fat­tu­rati dei cin­que gruppi.

generale4Guar­dando al dif­fe­ren­ziale anno su anno l’annus hor­ri­bi­lis è stato il 2009 con una fles­sione secca sul 2008 di 730 milioni. Ana­liz­zando invece le sin­gole voci di ricavo si nota con molta evi­denza che il sistema dei ricavi è ancora sal­da­mente anco­rato sulla cop­pia diffusionale/pubblicità. Poco importa che que­sto sistema abbia evi­den­ziato tutti i pro­pri limiti, la com­po­si­zione delle sin­gole voci di ricavo nelle ultime cin­que annua­lità non cam­bia se non per spo­sta­menti mil­li­me­trici: gli “altri ricavi” fissi per tutti i cin­que anni al 14% del totale mostrano la scar­sis­sima incli­na­zione [inca­pa­cità?] nel diver­si­fi­care i ser­vizi e a non pen­sare “il gior­nale” come unico pro­dotto del pro­prio lavoro, come fanno la mag­gior parte degli edi­tori inter­na­zio­nali. Insomma l’organizzazione del sistema dei ricavi dei prin­ci­pali edi­tori ita­liani in balia della decre­scita [non felice] risulta mono­li­tica, immo­bile e imper­mea­bile al cam­bia­mento, nono­stante là fuori nel mondo dell’informazione quasi tutto sia cam­biato. Auguri!

generale2Digi­tale

Nono­stante il man­tra di docu­menti pro­gram­ma­tici e piani di svi­luppo di tutti i gruppi sia “rifo­ca­liz­zarsi sul digi­tale” nel con­creto il dato aggre­gato dei ricavi da digi­tale com­ples­sivi dopo una prima fase di cre­scita [ine­vi­ta­bile, va detto, visto che si par­tiva da zero] dopo una prima acce­le­rata durata tre annua­lità, nel 2013 pur in cre­scita sem­bra già in fre­nata e nel 2014 vede già una decre­scita rispetto all’anno pre­ce­dente. Dal 2010 [anno in cui l’indicazione dei ricavi da digi­tale appare con con­ti­nuità nei diversi docu­menti di bilan­cio] al 2012 i ricavi com­ples­sivi pas­sano dai 245 milioni di euro ai 330 milioni con tassi di cre­scita a dop­pia cifra, poi nel 2013 la cre­scita scende al 4% su anno pre­ce­dente e ne 2014 si regi­stra una fles­sione dell’11%. Nel com­plesso dei dati aggre­gati comun­que i ricavi da digi­tale sono pas­sati dal 6,8% dei ricavi totali del 2010 al 14,3% del 2013 per scen­dere al 13,8% del 2014. Insomma non esat­ta­mente quello che ci si potrebbe aspet­tare in que­sta fase sto­rica nella quale biso­gne­rebbe già dare per acqui­site deter­mi­nate quote di cre­scita dall’online e affron­tare seria­mente la mone­tiz­za­zione del traf­fico da mobile.

[Nota: i dati aggre­gati su digi­tale sono rela­tivi solo ai tre mag­giori gruppi Rcs Media­group, Gruppo Espresso e Gruppo 24 Ore per la sem­plice ragione che sono gli unici a indi­carli chia­ra­mente nei bilanci. D’altronde come già rile­vato negli altri gruppi la quota di ricavi da digi­tale è per loro stessa ammis­sione ad oggi del tutto mar­gi­nale, e comun­que va ricor­dato che i due gruppi Cal­ta­gi­rone e Poli­gra­fici rap­pre­sen­tano solo il 15% del fat­tu­rato totale.]

Taglio ai costi

Chi ha tagliato di più? Se guar­diamo alle ultime cin­que annua­lità in pro­por­zione indub­bia­mente il gruppo 24 Ore che, nono­stante sia per valore del fat­tu­rato il terzo dei cin­que edi­tori presi in con­si­de­ra­zione, in per­cen­tuale per quanto riguarda i costi gene­rali [-34%] è secondo solo a Rcs [che ne ha tagliati per il 40%] ed è primo per quanto riguarda il taglio dei costi del lavoro [-45%] e del per­so­nale [-42%]. Nel com­plesso di tutti i gruppi i costi sono dimi­nuiti di 1,2 miliardi di euro (i ricavi, lo ricor­diamo, sono dimi­nuiti nello stesso periodo di 1,5 miliardi), men­tre il costo del lavoro è com­ples­si­va­mente dimi­nuito di 776 milioni nei cin­que anni [di cui 275 milioni solo nel 2014].

Per quanto riguarda il taglio del per­so­nale dal 2010 al 2014 gli orga­nici medi sono dimi­nuiti di quasi 4mila dipen­denti [3.993 per la pre­ci­sione], pas­sando dalle 13.375 unità alle 9.382 dello scorso anno. Pro­prio nel 2014 è stato com­ples­si­va­mente fatto il taglio più con­si­stente: 1.173 dipen­denti in meno. I gior­na­li­sti nel mede­simo periodo hanno subito un taglio di 586 unità [197 nel 2013, 161 nel 2014] facen­dosi carico del 15% del taglio com­ples­sivo dei dipen­denti nei cin­que gruppi editoriali.

Guar­dando ai costi medi fac­ciamo ancora una volta notare come ai costanti tagli sia di costi del lavoro che di dipen­denti non cor­ri­sponda un anda­mento altret­tanto costante. In alcuni gruppi rile­viamo addi­rit­tura degli aumenti del costo medio segno evi­dente che il taglio si è abbat­tuto molto di più sul numero dei dipen­denti che non sul reale costo del lavoro.

Le nostre conclusioni

Se cer­ta­mente non si tratta di una situa­zione sem­plice, come dimo­strano anche i dati a livello inter­na­zio­nale, che l’industria dell’informazione nostrana abbia sin­tomi evi­denti di incan­cre­ni­mento è più di una sensazione.

Se si guarda a tutti i flop digi­tali di RCS, costati 66 milioni di euro solo nel 2014, alle idee sbal­late del numero uno della Poli­gra­fici Edi­to­riale, ed anche alla mala gestione della for­ma­zione obbli­ga­to­ria dei gior­na­li­sti e alle “spa­rate” della FIEG, tanto per citare alcuni dei mille pos­si­bili esempi, ci si rende conto di quanto e come si tratti di un sistema che di indu­striale e di mana­ge­riale ha dav­vero poco.

Si è ope­rato in que­sti anni sul taglio dei costi ma, ad oggi, poco o nulla è stato fatto sul fronte dei ricavi. I tagli occu­pa­zio­nali non hanno avuto un dise­gno pre­ciso in ter­mini di rior­ga­niz­za­zione del lavoro e di ristrut­tu­ra­zione orga­niz­za­tiva, sono stati solo gestione emer­gen­ziale e nulla più.

La ver­sione car­ta­cea dei quo­ti­diani, che rap­pre­senta ancora oggi il grosso dei ricavi come dimo­strano, anche, le nostre ana­lisi, non ha avuto la giu­sta atten­zione da dedi­care a quella che è la cash cow della stampa. L’informatizzazione delle edi­cole lan­gue in una legge disat­tesa da ormai tre anni alla quale era legata sia l’area di finan­zia­mento pub­blico ai gior­nali che i bene­fici di razio­na­liz­za­zione dei resi e di gestione delle infor­ma­zioni. Un aspetto che potrebbe, secondo le nostre stime, gene­rare un recu­pero con­tri­bu­tivo del 10% ripor­tando fuori dal rosso il com­parto e dando ossi­geno, cassa, per affron­tare con mag­gior sere­nità l’area digitale.

I piani indu­striali di recu­pero con­tri­bu­tivo e svi­luppo si scon­trano con realtà a due teste che non dia­lo­gano tra loro, o peg­gio si con­trap­pon­gono, vani­fi­cando ogni pos­si­bi­lità di buon esito degli stessi.

Le oppor­tu­nità pre­senti sono state tutte fatte sci­vo­lare via senza saperle cogliere, dalla gestione pro­fit­te­vole dei dati a nuove aree di busi­ness, quale ad esem­pio la rac­colta e gestione dell’ho.re.ca lasciata a Tri­pAd­vi­sor , gli errori com­messi vanno ben al di là di aspetti con­giun­tu­rali o di muta­menti di scenario.

La capa­cità di cam­bia­mento delle orga­niz­za­zioni gior­na­li­sti­che è troppo limi­tata. È ora che avvenga, final­mente, quello che tutti gli altri com­parti indu­striali hanno affron­tato, e risolto, negli anni ’90. 25 anni di ritardo, atte­nuati da assi­sten­zia­li­smo e “favori poli­tici”, sono un bonus che è arri­vata l’ora di pagare hic et nunc.

Scenario 2025
Posted on 17 giugno 2015 by Pier Luca Santoro

Giornali e Giornalismo nel 2025 — 4 Scenari

Il Dutch Jour­na­lism Fund ha sov­ven­zio­nato lo stu­dio “Sce­na­rios for the future of jour­na­lism”. Anche se molti rife­ri­menti sono ine­vi­ta­bil­mente spe­ci­fici della realtà olan­dese, il rap­porto, pub­bli­cato oggi, resta comun­que dav­vero di grande inte­resse poi­ché i 4 sce­nari ipo­tiz­zati per il pros­simo decen­nio sono uno stru­mento di lavoro che è pos­si­bile appli­care, adat­tan­done numeri e dati, anche ad altre realtà quali quella italiana.

9 ruoli giornalismo

Gli assi por­tanti degli sce­nari pos­si­bili sono la tec­no­lo­gia, le sue evo­lu­zioni nei pros­simi 10 anni ed il rela­tivo livello di ado­zione, e la fidu­cia all’interno della società.

Il rap­porto for­ni­sce due avver­ti­menti molto chiari. Il primo è che le imprese di media [grandi e pic­cole] e gli edu­ca­tori che cre­dono di poter rispon­dere agli svi­luppi in un modo reat­tivo non esi­ste­ranno più negli sce­nari ipo­tiz­zati per il 2025. La seconda è che in tre dei quat­tro sce­nari il ruolo pub­blico del gior­na­li­smo andrà perso in assenza del cor­retto sforzo pro­po­si­tivo proattivo.

Alcuni degli aspetti presi in con­si­de­ra­zione sono:

  • Smart devi­ces e social media cam­biano dra­sti­ca­mente il campo di gioco, i rife­ri­menti, per il giornalismo
  • I gio­vani fanno “news snacking”
  • Il con­sumo dei media avviene sem­pre più con più mezzi con­tem­po­ra­nea­mente [ad esem­pio social TV]
  • Il tempo di let­tura sta dimi­nuendo drasticamente
  • Le per­sone devono essere poste al cen­tro. Il futuro è della domanda, non dell’offerta
  • Biso­gnerà saper ope­rare con l’Internet of things
  • Gli algo­ritmi sono sem­pre più ele­mento chiave
  • I modelli di busi­ness attuali sono finiti
  • Unbund­ling — Spaccchettamento
  • I cit­ta­dini come giornalisti
  • La capa­cità di cam­bia­mento delle orga­niz­za­zioni gior­na­li­sti­che è troppo limitata

La que­stione cen­trale è quale sia lo sce­na­rio da con­si­de­rarsi come il più desi­de­ra­bile, quale è il più pro­ba­bile e quale sarebbe il caso peg­giore. In ultima ana­lisi si tratta di defi­nire quali azioni e scelte sono neces­sa­rie affin­ché si svi­luppi lo sce­na­rio più pro­ba­bile per diven­tare il più desi­de­ra­bile, e anche quale sia il modo di evi­tare lo sce­na­rio peggiore.

I diversi attori, i diversi sta­ke­hol­ders devono tener conto della pos­si­bi­lità che cia­scuno dei quat­tro sce­nari potrebbe diven­tare realtà. La que­stione cen­trale diventa allora quali sono le con­se­guenze per ogni sce­na­rio per il ruolo del par­te­ci­pante, del gior­na­li­sta e della media company.

Gli sce­nari ipo­tiz­zati posso essere sia stru­mento di rifles­sione che ele­mento meto­do­lo­gico per for­mu­lare e testare stra­te­gie alternative.

L’immagine sot­to­stante rias­sume le carat­te­ri­sti­che prin­ci­pali dei 4 sce­nari ipo­tiz­zati. Come di abi­tu­dine, con­si­glio cal­da­mente la let­tura inte­grale del rapporto.

Scenario 2025

Scenario 2025 Bis

Bilancio poligrafici
Posted on 11 giugno 2015 by Lelio Simi, Pier Luca Santoro

Tutto Quello che Avreste Voluto Sapere sul Gruppo Poligrafici Editore

Con que­sta quinta pun­tata dedi­cata ai bilanci di Poli­gra­fici Edi­tore [la hol­ding che pub­blica QN Quo­ti­diano Nazio­nale, Il Giorno, La Nazione, il Resto del Car­lino, oltre a una serie di perio­dici] chiu­diamo il primo ciclo di ana­lisi sui gruppi edi­to­riali quo­tati in Borsa e pro­prie­tari di almeno un quo­ti­diano. Le altre pun­tate sono state dedi­cate a Rcs, Espresso-Repubblica, Gruppo 24 Ore e Cal­ta­gi­rone edi­tore.

Ricavi
poligraficiIl gra­fico dei ricavi di Poli­gra­fici Edi­tore pre­senta un anda­mento abba­stanza diverso dagli altri presi in ana­lisi: se quelli dise­gna­vano un para­bola ascen­dente fino alle annua­lità 2007/2008 e poi in discesa più o meno repen­tina fino ai giorni nostri quella del gruppo Poli­gra­fici potrebbe essere para­go­nata a una scala con una prima, breve fase di ascesa e alcuni momenti di sta­bi­lità sostan­zial­mente in peren­ne­mente in declino. I ricavi mas­simi regi­strati, nel periodo preso in con­si­de­ra­zione, sono rap­pre­sen­tati dai 340 milioni di euro del 2000, poi un anda­mento in sostan­ziale discesa anche se alcune annua­lità pre­sen­tano lievi riprese (com­presa anche l’ultima, il 2014 in cre­scita di 18 milioni rispetto al 2013). Il dif­fe­ren­ziale tra fat­tu­rato mas­simo (anno 2000, come detto) e quello del 2014 è rap­pre­sen­tato da un –133 milioni pari a una fles­sione del 39%: ovvero in tre lustri i ricavi sono dimi­nuiti di 2/5.

Chi è il “col­pe­vole” di que­sta fles­sione? Qui non è nem­meno neces­sa­rio para­me­trare il valore delle sin­gole voci di ricavo con la fles­sione totale per capire che la crisi della pub­bli­cità è pra­ti­ca­mente l’unica vera arte­fice di que­sta discesa [come del resto per Cal­ta­gi­rone, l’altro gruppo edi­to­riale a forte voca­zione locale]. Se infatti guar­diamo alle ultime cin­que annua­lità, la fles­sione dei ricavi pub­bli­ci­tari  [41,7 milioni], è addi­rit­tura supe­riore ai –33 milioni dei ricavi totali. Il dif­fu­sio­nale regge molto bene: i –5,7 milioni – dai 94,2 milioni del 2010 agli 87,8 del 2014 – sono una fles­sione minima vista l’emorragia di copie ven­dute di cui sof­fre l’editoria ita­liana. Ricavi dif­fu­sio­nali con­fer­mano la loro sta­bi­lità anche nelle ultime tre annua­lità con valori  sta­bili a circa 88 milioni. Aumen­tano gli “altri ricavi” che alle­viano così, nel periodo preso in con­si­de­ra­zione, la fles­sione dei ricavi con un +14,5 milioni otte­nuto gra­zie a diver­si­fi­ca­zione delle atti­vità e ser­vizi a terzi, ma anche a sostan­ziose plu­sva­lenze ope­rate dal gruppo [in par­ti­co­lare quella di 20 milioni rea­liz­zata nel 2014].

La crisi della pub­bli­cità
poligrafici2Il valore dei ricavi pub­bli­ci­tari dal 2010 al 2014  è dimi­nuito del 42%, guar­dando il gra­fico delle tre voci di ricavo vediamo come la “colonna” della pub­bli­cità – che svetta più alta delle altre due nel 2010 – cali e fini­sca quasi per dimez­zarsi men­tre le altre due riman­gono fisse [dif­fu­sio­nale] o addi­rit­tura aumen­tino [altri ricavi].

La Spe, la con­ces­sio­na­ria della pub­bli­cità del gruppo, che dallo scorso anno ha cam­biato nome in SpeeD [dove la D sta per digi­tale], dal 2011 regi­stra ogni anno una per­dita di bilan­cio. Che la strut­tura pre­po­sta a rac­co­gliere i ricavi da pub­bli­cità invece di rap­pre­sen­tare per il gruppo una risorsa sia nei fatti un costo è, ogget­ti­va­mente, un con­tro­senso che mette in tutta la sua evi­denza il limite del modello di busi­ness sul quale oggi si basano molte delle testate tra­di­zio­nali (la stra­grande mag­gio­ranza in Ita­lia, il “caso” Spe non è certo iso­lato). Tirate le somme di fine anno potremmo addi­rit­tura arri­vare a soste­nere che se negli ultimi quat­tro anni le testate di Poli­gra­fici non si fos­sero date la pena di rac­co­gliere pub­bli­cità e fos­sero uscite senza alcun tipo di adver­ti­se­ment il gruppo ne avrebbe bene­fi­ciato di circa 10 milioni [la somma delle per­dite regi­strate da Spe dal 2011 al 2014]. D’accordo la nostra è deci­sa­mente una let­tura bru­tale di que­sti numeri [i numeri quelli sono, però] e certo le scelte stra­te­gi­che pos­sono essere det­tate da altri fat­tori, da altre esi­genze, ma è evi­dente che un ripen­sa­mento di que­ste stra­te­gie è quanto mai neces­sa­rio quanto urgente per il gruppo [e nella rela­zione sul primo tri­me­stre 2015 la ten­denza è ancora con­fer­mata con fles­sioni sia rispetto al primo tri­me­stre 2013 che al primo tri­me­stre 2014].

Se la D della con­ces­sio­na­ria sta, come detto, per digi­tale, l’idea che se ne ha di aggre­gare con­te­nuti terzi sotto l’ombrello di Quotidiano.net con un peso di due terzi del totale dell’audience, spiace doverlo con­sta­tare, non è certo un esem­pio di trasparenza.

Taglio ai costi
I costi ope­ra­tivi del gruppo si sono man­te­nuti costanti, il taglio del 14% dal 2010 al 2014 non rap­pre­senta certo un taglio par­ti­co­lar­mente pesante, e nelle ultime tre annua­lità i costi ope­ra­tivi riman­gono sostan­zial­mente inva­riati a circa 100 milioni di euro.

poligrafici3Più deciso il taglio ai costi del lavoro: nelle ultime cin­que annua­lità i costi rela­tivi al pesro­nale sono dimi­nuiti del 22% dai 102 milioni del 2010 ai 79,15 del 2014  (valori com­pren­sivi degli incen­tivi all’esodo e pre­pen­sio­na­menti). Il per­so­nale medio è pas­sato dai 1.139 dipen­denti a tempo inde­ter­mi­nato del 2010 ai 936 del 2014 con una taglio pari a 203 dipen­denti (-18%). I gior­na­li­sti sono pas­sati dai 501 del 2010 ai 445 del 2014 ovvero un taglio dell’11%. Un taglio al per­so­nale con­fer­mato anche nell’ultima rela­zione tri­me­strale che vede un ulte­riore calo dell’organico medio a fine marzo 2015 di 31 dipen­denti rispetto a quelli del dicem­bre 2014. Il costo medio per dipen­dente è pas­sato dai 89.398 euro del 2010 ai 84.560 del 2014.

L’ad del gruppo, Andrea Rif­fe­ser Monti, all’approvazione del bilan­cio 2014, ha indi­cato come punti chiave delle stra­te­gie per il 2015 il con­te­ni­mento dei costi, incre­mento dei ricavi pub­bli­ci­tari, rin­novo della gra­fica e dei con­te­nuti edi­to­riali e inve­sti­menti su Inter­net. Se l’azione sul con­te­ni­mento dei costi, ed in par­ti­co­lare su quelli rela­tivi al costo del lavoro, risulta evi­dente degli altri, anche alla luce della tri­me­strale 2015, non vi è, a metà anno ormai, con­creta evidenza.

Se, come emerge con chia­rezza dalla nostra ana­lisi, i ricavi dif­fu­sio­nali sono il cuore delle reve­nues del gruppo pro­ba­bil­mente l’accento con­ti­nua­mente posto, e le pres­sioni fatte, dai ver­tici del gruppo sulla libe­ra­liz­za­zione della ven­dita non sono la strada cor­retta, sia per­chè i dati dimo­strano che un amplia­mento della distri­bu­zione, sia esso attra­verso la libe­ra­liz­za­zione degli eser­cizi com­mer­ciali auto­riz­zati alla ven­dita di gior­nali che attra­verso altri canali quali il digi­tale, non è con­di­zione suf­fi­ciente di per se stessa a garan­tire un aumento delle ven­dite, che, banal­mente, per lo scarso senso tat­tico di opporsi, di “fare la guerra” a chi gli garan­ti­sce red­dito: le edicole.

Se però, come dichia­rato, si ritiene che i ricavi pub­bli­ci­tari pos­sano essere il dri­ver dell’incremento delle reve­nues del gruppo, appare dav­vero insen­sata l’insistenza, ormai dal 2009, nel rego­la­men­tare la pre­senza dei gior­nali nel locali pub­blici. Qual­cuno, cor­te­se­mente, spie­ghi  al numero uno della Poli­gra­fici Edi­to­riale che dei gior­nali la sua con­ces­sio­na­ria vende le rea­der­ship, non le copie; forse non gli è chiaro, a quanto pare.

[Nota meto­do­lo­gica: i valori delle sin­gole voci, dove non spe­ci­fi­cato, sono quelli pun­tuali indi­cati anno per anno nei rela­tivi bilanci e non quelli ride­ter­mi­nati su base omo­ge­nea o riclas­si­fi­cati nei bilanci suc­ces­sivi (per essere più chiari: ad esem­pio, la voce ricavi del 2012 è quella indi­cata nel bilan­cio 2012 non quella even­tual­mente ride­ter­mi­nata suvc­ces­si­va­mente nel bilan­cio 2013)].

creative process
Posted on 10 giugno 2015 by Pier Luca Santoro

Post-it

Le noti­zie di oggi su media e comu­ni­ca­zione che, secondo noi, non potete perdervi.

  • Blendle: L’iTunes del gior­na­li­smo avrà al suo interno gli arti­coli di 18 quo­ti­diani, pra­ti­ca­mente tutti i prin­ci­pali, e 15 set­ti­ma­nali tede­schi. Lasciate ogni spe­ranza voi che ancora siete titu­banti sull’opportunità…
  • Con­ver­sa­tions: Twit­ter dice di aver reso più facile seguire le con­ver­sa­zioni. Basterà?
  • Tren­ding: Il NYTi­mes lan­cia, in beta, Tren­ding, dash­board in tempo reale su quelle che sono le news di mag­gior ten­denza, più lette, più con­di­vise e più com­men­tate. La dash­board include una sezione dedi­cata alle ricette di cucina ed altre tre rela­tive rispet­ti­va­mente alle sto­rie più con­di­vise per mail, agli arti­coli più con­di­visi su Face­book ed un’area dedi­cata agli arti­coli da leg­gere suggeriti.
  • Sorry Seems To Be The Har­dest Word - Matt Gal­li­gan, CEO & Co-founder di Circa, spiega come, secondo lui, Apple News, Face­book Instant Arti­cles e Sna­p­chat Disco­ver modi­fi­cano com­ple­ta­mente le regole del gioco. Il titolo dell’articolo: “Sorry publi­shers, the revo­lu­tion will not be read about inside of your walls” ini­zia a dare un idea del suo pen­siero; circa, appunto, quel che pro­vavo a dire ieri.
  • Pizza & Fichi: Pizza Hut, la nota catena di pizza d’asporto, rea­lizza un nuovo pac­ka­ging per le pro­prie pizze che si tra­sforma in un pro­iet­tore per vedere i film da smart­phone, men­tre man­giate la loro pizza natu­ral­mente. Fico!
  • 3.2 Miliardi di Per­sone su Inter­net a Fine 2015: L’International Tele­com­mu­ni­ca­tions Union ha rila­sciato un report sulla pene­tra­zione di Inter­net nel Mondo, con il det­ta­glio per nazioni Ita­lia inclusa. Dati utili, anche, per valu­tare la bontà e la pro­po­sta di Zuc­ker­berg che tante pole­mi­che ha suscitato.
  • 6 Tools per la gestione di Face­book: Un, utile, elenco di 6 stru­menti per faci­li­tare la gestione di Facebook.

Altre noti­zie e segna­la­zioni su media e comu­ni­ca­zione nella nostra pagina Face­book e, ovvia­mente, su Twit­ter. Buona lettura.

creative process

Vendite Quotidiani Aprile 2015_14
Posted on 9 giugno 2015 by Pier Luca Santoro

La Notizia sulle Notizie

Sono stati dif­fusi ieri i dati rela­tivi alle ven­dite di aprile per quo­ti­diani e set­ti­ma­nali e di marzo per quanto riguarda i men­sili. Dati che, a livello di ven­dite totali, inclu­dono anche le copie digitali.

Rispetto al marzo 2014 i men­sili per­dono 288mila copie, il –5.1%. In con­fronto all’aprile 2014 i set­ti­ma­nali calano le ven­dite di 430mila copie, il — 5.2%, e i quo­ti­diani vedono una fles­sione di 286mila copie pari al –7.3% regi­strando il calo più signi­fi­ca­tivo in percentuale [*].

Per quanto riguarda i quo­ti­diani nazio­nali sola­mente Il Sole24Ore regi­stra un anda­mento posi­tivo [+8.1%] men­tre per tutti gli altri la ten­denza è nega­tiva, con una media del 7.7% ma con Il Cor­riere della Sera al –12.3% e la Repub­blica a –10.9%, come mostra il gra­fico sottostante.

Le copie digi­tali dun­que, ad ecce­zione de Il Sole24Ore che però aveva già anche nel car­ta­ceo una forte quota di abbo­na­menti rispetto agli altri quo­ti­diani e che, soprat­tutto, rea­lizza oltre il 50% delle ven­dite delle “repli­che” digi­tali del gior­nale con la ven­dita di “copie mul­ti­ple” [#], non arre­stano il calo di ven­dite della stampa ed ancor meno, se pos­si­bile, per quanto riguarda spe­ci­fi­ca­ta­mente i quotidiani.

Se si va ad ana­liz­zare il det­ta­glio delle copie digi­tali dei quo­ti­diani si vede che, ad esem­pio, per restare tra i più ven­duti, Il Cor­riere della Sera oltre le 53mila copie sin­gole ne vende più di 24mila in abbi­nata alla ver­sione car­ta­cea ed Il Sole24Ore ne vende quasi 44mila in abbi­nata alla ver­sione car­ta­cea oltre alle 65mila copie sin­gole. Le ven­dite “pure” di copie digi­tali, repli­che fedeli del quo­ti­diano car­ta­ceo, sono dun­que rela­ti­va­mente marginali.

È noti­zia di oggi [anzi, a mio modo di vedere è LA noti­zia del giorno] che Apple, come era nell’aria da oltre un anno, chiude il news­stand ed offre, in col­la­bo­ra­zione con ESPN, the New York Times, Conde Nast, Hearst e molti altri ancora, un’applicazione gra­tuita  sulla fal­sa­riga di Filb­p­board. Appli­ca­zione che sarà di default su cen­ti­naia di milioni di pezzi, tablet e smart­phone, con il nuovo sistema ope­ra­tivo iOS9.

La noti­zia sulle noti­zie non è quanto sia grave e inar­re­sta­bile la crisi delle ven­dite della stampa, bensì che il gior­nale come pac­chetto mono­li­tico pre­or­di­nato ha fatto il suo tempo. Le per­sone, anche in fun­zione del digitale/online sono sem­pre più abi­tuate a sce­gliere, sele­zio­nare, le infor­ma­zioni e le noti­zie in base al tempo a dispo­si­zione e, soprat­tutto, ai pro­pri inte­ressi. Come ho avuto modo di sot­to­li­neare tempo fa, la scelta è tra spac­chet­tare o morire. Fate vobis…

Tutti primi

 [*] I dati di con­fronto aprile 2015 Vs 2014 sono stati resi dispo­ni­bili da Prima Comunicazione

[#] Secondo il rego­la­mento ADS, Per ven­dite mul­ti­ple si intende un’offerta com­mer­ciale che pre­vede a fronte di un’unica tran­sa­zione eco­no­mica la messa a dispo­si­zione di un numero di utenze indi­vi­dua­bili pari agli abbo­na­menti o alle copie acqui­state. Il prezzo di ven­dita di cia­scuna copia digi­tale deve essere almeno pari al 30% del prezzo di ven­dita dell’edizione car­ta­cea. Sono cer­ti­fi­ca­bili esclu­si­va­mente le copie cor­ri­spon­denti ad utenze atti­vate verificabili.

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