sopravvivenza editoria

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Posted on 13 luglio 2015 by Pier Luca Santoro

Facebook Vs Media

Fré­dé­ric Fil­loux ha spie­gato molto bene le nuove logi­che di distri­bu­zione delle noti­zie alla luce dell’avvento di Instant Arti­cle di Face­book e di Apple News e quali le impli­ca­zioni. Argo­mento sul quale riflette anche Mar­ga­ret Sul­li­van, Public Edi­tor del NYTi­mes, ana­liz­zando il deli­cato bilan­cio della pre­senza del pro­prio quo­ti­diano, del gior­nale in cui lavora, in que­sto nuovo contesto.

Come segna­lava da que­sti spazi Donata Colum­bro, non più tardi di venerdì scorso, con­ti­nua il dibat­tito sulla tra­sfor­ma­zione di Face­book in edi­tore o — in supe­ra­mico degli edi­tori. I gior­nali dovreb­bero stare in guar­dia, scrive Michael Wolff, met­tendo a con­fronto i pro­fitti che Net­flix, sito di film e serie tv in strea­ming a paga­mento, garan­ti­sce alle case di pro­du­zione [3 miliardi all’anno], rispetto a quelli pro­messi da Zuc­ker­berg [zero]. E Jeff Jar­vis aggiunge mate­riale inte­res­sante al dibat­tito: “piat­ta­forme come Face­book e Goo­gle dipen­dono da un eco­si­stema di con­te­nuti e non vogliono farne parte, per­ché li met­te­rebbe in con­flitto con lo stesso sistema”.

Anche Mathew Ingram pensa che darsi in pasto a Face­book sia un affare peri­co­loso, e il CEO di Dow Jones ha recen­te­mente ammo­nito gli edi­tori di non fic­carsi nell’affare come “delle gal­line senza testa” in una part­ner­ship che non pos­sono controllare.

Dall’ana­lisi swot effet­tuata circa un paio di mesi fa sulla que­stione [vd matrice sot­to­stante], sostan­zial­mente non mi pare che sus­si­stano i pre­sup­po­sti per ade­rire alla pro­po­sta di Face­book, ad Instant Arti­cles. Come con­su­lente scon­si­glie­rei cal­da­mente di farlo.

SWOT Instant Articles

Vi sono aspetti legati alle con­di­zioni d’uso di Face­book che lasciano più che per­plessi rispetto al con­trollo che le testate hanno ed avreb­bero sulla pub­bli­ca­zione dei loro con­te­nuti, ed infatti emerge ora che a par­tire dall’inizio di novem­bre di quest’anno Face­book intro­durrà delle varia­zioni signi­fi­ca­tive nella gestione dei dati dei pro­pri iscritti che acce­dono da mobile con il rischio che le infor­ma­zioni, la pro­fi­la­zione dei let­tori di un edi­tore ven­gano ven­duti ad una testata con­cor­rente e, soprat­tutto, aggra­vando ulte­rior­mente la posi­zione, già di domi­nio, del social net­work più popo­lato del pianeta.

Face­book è un bar, una piazza di paese dove incon­trare per­sone, com­pren­derne inte­ressi, moti­va­zioni, aspi­ra­zioni  e, soprat­tutto, appunto, dati, da inter­pre­tare cor­ret­ta­mente per tra­durli e ren­derli dispo­ni­bili a casa pro­pria, nel pro­prio sito, nei pro­dotti e nei ser­vizi for­niti, non è una piat­ta­forma di distri­bu­zione o, peg­gio, come si ritiene nella mag­gior parte dei casi ora, uno spa­zio dal quale esclu­si­va­mente dra­gare traf­fico al sito. Sven­dersi per 30 denari sarebbe dav­vero l’ennesima follia.

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Copie Audipress
Posted on 7 luglio 2015 by Pier Luca Santoro

Il Top Sulla Carta

Audi­press, in col­la­bo­ra­zione con Doxa, ha pub­bli­cato un focus di appro­fon­di­mento sui com­por­ta­menti di let­tura della popo­la­zione italiana.

I dati pub­bli­cati per il tar­get Top sono il risul­tato di un’elaborazione ad hoc effet­tuata da Doxa sulla banca dati Audi­press 2015/I. Per la costru­zione del seg­mento è stata sele­zio­nata l’elite — classe sociale supe­riore — alla quale si è aggiunta una quota di indi­vi­dui appar­te­nenti alla classe sociale medio supe­riore con pro­fes­sione [pro­pria o del capo­fa­mi­glia] di livello ele­vato, come impren­di­tori, liberi pro­fes­sio­ni­sti, diri­genti, qua­dri. La com­bi­na­zione delle varia­bili pre­scelte ha per­messo di estrarre una quota cor­ri­spon­dente all’8% della popo­la­zione adulta ita­liana [14 anni e oltre], con carat­te­ri­sti­che socio– demo­gra­fi­che cor­ri­spon­denti a quelle dei mag­giori per­cet­tori di reddito.

All’interno di que­sto ristretto seg­mento, la quota dei let­tori di copie digi­tali pesa più del dop­pio della media: il 10.7% con­tro un 4.6%. Una quota che, sep­pur mag­giore alla media della popo­la­zione ita­liana, la dice lunga sulla mar­gi­na­lità delle copie digi­tali, anche, in Italia.

Audipress Top

Più che sulla fre­quenza di let­tura le dif­fe­renze del seg­mento top rispetto alla media dei let­tori si regi­stra nell’attitudine ad acqui­stare la copia “replica”, la ver­sione digi­tale della cor­ri­spon­dente ver­sione car­ta­cea. L’acquisto di una copia, car­ta­ceo e/o digi­tale, resta comun­que mino­ri­ta­ria e solo per i men­sili supra, di poco, il 50%.

Che la fascia top della popo­la­zione legga di più della media degli ita­liani pro­ba­bil­mente non neces­si­tava di un appro­fon­di­mento ad hoc da parte di Audi­press poi­ché sono aspetti emer­genti da mol­tis­sime ricer­che, non­ché dal buon senso. Gli ita­liani, come noto, leg­gono poco, anche i quo­ti­diani, che la classe diri­gente legga più della media e con una fre­quenza mag­giore di 7 punti per­cen­tuali [per i quo­ti­diani] non depone comun­que a favore di que­sta visto che comun­que poco più della metà legge ogni giorno e nep­pure dei gior­nali e dei periodici.

Si con­ti­nua con ricer­che ed ana­lisi ad hoc pour cause invece di ricer­care e spe­ri­men­tare con serietà par­tendo da pro­cessi interni inno­va­tivi che diano, final­mente, nuova linfa e ricavi all’ex indu­stria dell’informazione. Come scri­veva Leo Lon­ga­nesi: «Alla manu­ten­zione, l’Italia pre­fe­ri­sce l’inaugurazione» anche in que­sto ambito. Siamo al top, sulla carta. Sigh!

Copie Audipress

Ask Question
Posted on 6 luglio 2015 by Pier Luca Santoro

Crowd-Loving

Il recente arrivo di Kick­star­ter nel nostro Paese san­ci­sce defi­ni­ti­va­mente la rile­vanza del cro­w­d­fun­ding anche alle nostre lati­tu­dini. Forma di finan­zia­mento di idee, di ini­zia­tive, che riguarda, anche, il com­parto edi­to­riale in cui a fronte di per­dita di posti di lavoro e sta­ti­cità dell’offerta in molti casi gruppi di gior­na­li­sti scel­gono que­sta strada per ten­tare di lan­ciare la pro­pria ini­zia­tiva, la pro­pria testata.

Quando, al ter­mine della cam­pa­gna, di suc­cesso, di cro­w­d­fun­ding in soste­gno alla rea­liz­za­zione dell’edizione 2014 del Festi­val Inter­na­zio­nale del Gior­na­li­smo di Peru­gia com­men­tai le ragioni del buon esito dell’iniziativa coniai un neo­lo­gi­smo par­lando di crowd-loving per defi­nirne, in estrema sin­tesi, la natura.

Allora una comu­nità di per­sone, suf­fi­cien­te­mente nume­rosa, si aggregò spon­ta­nea­mente, in appa­renza, per soste­nere il festi­val. In realtà, osser­vando le con­nes­sioni ed i nodi prin­ci­pali, come mostra l’immagine sot­to­stante, si nota come diret­ta­mente o indi­ret­ta­mente la comu­nità di per­sone fosse già inter­con­nessa e attiva e si trat­tasse “sola­mente” di attivarla.

Crowdfunding ijf14

Per un’iniziativa dal buon esito sono molte quelle fal­li­men­tari. Il prin­ci­pale motivo risiede nella non com­pren­sione del fatto che il cro­w­d­fun­ding ha biso­gno, appunto, di crowd-loving, di comu­nità di per­sone aggre­gate intorno ad un valore comune come con­fer­mano i molti casi inter­na­zio­nali.

A memo­ria, per quanto riguarda il pano­rama nazio­nale, il mag­gior caso di suc­cesso che si ricordi è quello de “Il Fatto Quo­ti­diano”, unica testata soprav­vis­suta tra quelle lan­ciate nell’ultimo decen­nio, che ben prima di uscire in edi­cola [e online] fu capace di aggre­gare una comu­nità di per­sone intorno ad un valore e ad otte­nere il loro soste­gno eco­no­mico otte­nendo un numero straor­di­na­rio di abbo­na­menti ancor prima che uscisse il gior­nale sulla fidu­cia, in base all’identificazione, al sen­tore comune di quel vasto gruppo di individui.

Qua­lun­que sia la vostra idea, il vostro pro­getto edi­to­riale, iden­ti­fi­cate i valori comuni tra la vostra ini­zia­tiva e quella di un gruppo di per­sone, potre­ste addi­rit­tura sco­prire che que­sta comu­nità, que­sto insieme di comu­nità già esi­ste e dovete “sem­pli­ce­mente” entrare in rela­zione con loro e attivarla.

Il cro­w­d­fun­ding non è que­stione di soldi, ma di comu­nità, di crowd-loving, senza com­mu­nity mana­ge­ment non vi sono pos­si­bi­lità di successo.

Ask Question

Andamento ANSA
Posted on 29 giugno 2015 by Pier Luca Santoro

#ResistANSA

Anche da non addetti ai lavori per capire l’impatto dello scio­pero dell’ANSA bastava guar­dare i volti smar­riti e l’affannosa ricerca di “piz­zini” [elet­tro­nici e non] dei gior­na­li­sti di molti TG men­tre cer­ca­vano, quasi, in diretta di nar­rare le prime noti­zie sull’attacco in spiag­gia in Tuni­sia l’altro giorno come scrive, tra gli altri, su Twit­ter il segre­ta­rio nazio­nale FNSI.

Scio­pero che ha rac­colto soli­da­rietà bipar­ti­san sia dagli espo­nenti delle diverse forze poli­ti­che che dal mondo dello spet­ta­colo e che ha supe­rato, ad oggi, i 30mila tweet [inclusi i ret­weet] per l’hashtag #Resi­stANSA coniato da un redat­tore di ANSA Bologna.

ResistAnsa

L’azienda chiede il ricorso al trat­ta­mento di cassa inte­gra­zione gua­da­gni straor­di­na­ria [ex arti­colo 35 legge 416/81] o, in alter­na­tiva, pur­ché suf­fi­ciente a garan­tire uguale ridu­zione, con­tratti di soli­da­rietà per 65 gior­na­li­sti su un orga­nico com­ples­sivo di 324 e di 35 per i poli­gra­fici su un totale di 184; in entrambi i casi ci si pro­pone un taglio della forza lavoro di un quinto.

Sono entrato in pos­sesso del piano di rior­ga­niz­za­zione che è stato pre­sen­tato e che dal punto di vista azien­dale rias­sume le ragioni di un taglio così impo­nente. Docu­mento azien­dale riser­vato, dun­que non pub­bli­ca­bile, che con­tiene gli ele­menti fat­tuali alla base di del piano di riorganizzazione.

Il gra­fico sot­to­stante mostra l’andamento dei prin­ci­pali indi­ca­tori eco­no­mici di periodo dell’ultimo trien­nio e la stima di chiu­sura per l’anno in corso.

Poi­ché il costo pre­do­mi­nante [circa 70%] è quello del per­so­nale che, invece, per auto­ma­ti­smi di carat­tere con­trat­tuale e dalla pre­vi­denza di set­tore, dal 2015 ha ripreso a salire in maniera sen­si­bile, dal punto di vista azien­dale non resta che inter­ve­nire in tale ambito.

Di solito le aziende pen­sano ai con­tratti di soli­da­rietà quando chiu­dono i bilanci in per­dita, ma gli edi­tori pro­prie­tari dell’Ansa hanno deciso di gio­care d’anticipo: con­tratti di soli­da­rietà in pre­vi­sione di una per­dita di 5 milioni a fine anno.

Il gra­fico sotto ripor­tato mostra l’andamento delle diverse linee di pro­dotto dell’agenzia di stampa.

ANSA Linee di Prodotto

A fronte di tale anda­mento nel docu­mento si scrive: «Il noti­zia­rio gene­rale deve con­ti­nuare ad essere il punto di rife­ri­mento dell’informazione di base di qua­lità ed il timone dell’informazione in Ita­lia e sull’Italia».

Non si tratta dell’unica con­trad­di­zione del docu­mento rispetto alla realtà che foto­grafa. Soprat­tutto quel che col­pi­sce è quanto il piano di rior­ga­niz­za­zione sia vago, gene­rico, non con­tiene di fatto che titoli di capi­toli tutti da riem­pire di con­te­nuti, e di stra­te­gie ad hoc, senza i quali chiun­que, dal sot­to­scritto al CDR pas­sando per le isti­tu­zioni, che gio­cano un ruolo cer­ta­mente impor­tante nella par­tita, possa effet­ti­va­mente dire se oltre al taglio dei costi vi sia un’effettiva rior­ga­niz­za­zione del lavoro e dell’approccio al mer­cato degna di que­sto nome. Dall’inconsistenza di quanto scritto si sarebbe por­tati più a pen­sare di no.

ANSA, di pro­prietà degli edi­tori a cui for­ni­sce i ser­vizi che a loro volta tagliano, è stri­to­lata tra la crisi del set­tore e i tagli del Governo [e di molti altri com­parti della PA] alle agen­zie di stampa nel loro complesso.

Molte testate, a comin­ciare dichia­ra­ta­mente da Il Post di Luca Sofri, uti­liz­zano i social sosti­tuen­doli alle agen­zie di stampa per con­te­nere i costi e più in gene­rale gli edi­tori ridu­cono la richie­sta di ser­vizi. Le agen­zie di stampa asso­mi­gliano sem­pre di più a gior­nali online, come emer­geva già nel 2013 dallo stu­dio: “Il ruolo delle agen­zie di stampa nel XXI secolo”.

Il rap­porto tra le agen­zie e i loro clienti è cam­biato radi­cal­mente con l’avvento delle “nuove” tec­no­lo­gie dell’informazione e della comu­ni­ca­zione. Le agen­zie riman­gono però una fonte sot­to­stante alla catena dell’informazione; gra­zie ai social net­work, le agen­zie di stampa rac­col­gono infor­ma­zioni che ven­gono poi pro­pa­gate nella catena informativa.

Nel nuovo, sem­pre in muta­mento, eco­si­stema dell’informazione si rom­pono i vec­chi equi­li­bri: i gior­nali hanno meno biso­gno delle agen­zie stampa di un tempo gra­zie a social media e citi­zen jour­na­lism; men­tre dall’altro lato, le agen­zie imma­gi­nano in un futuro pros­simo di entrare in con­cor­renza con i loro clienti. Al tempo stesso le imprese, spesso clienti di entrambi, abbrac­ciano sem­pre più l’idea di diven­tare loro stessi edi­tori, pro­dut­tori di con­te­nuti dando vita a quello che viene rac­colto nella defi­ni­zione di brand jour­na­lism.

Se il taglio dei costi appare una medi­cina tanto amara quanto neces­sa­ria, senza un ridi­se­gno dell’organizzazione del lavoro e una ride­fi­ni­zione stra­te­gica degli asset, anche in que­sto caso, sarà dif­fi­cile venirne fuori.

ANSA Staino

Les Ecos Copia_Incolla
Posted on 26 giugno 2015 by Pier Luca Santoro

Una Settimana nel Presente del Giornalismo

Oggi, come ogni venerdì, Donata Colum­bro scrive in maniera ragio­nata le novità nel mondo dell’informazione nella sua rubrica “Una set­ti­mana nel futuro del gior­na­li­smo”. Credo valga altret­tanto la pena però di rias­su­mere alcune delle vicende rela­tive a gior­nali e gior­na­li­smi di casa nostra.

Nella mag­gior sin­tesi possibile:

  1. Come noto, Wired diventa digi­tal only abban­do­nando la carta stam­pata pochi giorni dopo l’avvicendamento alla dire­zione della testata e, soprat­tutto, nono­stante le pro­messe del deputy mana­ger Fedele Usai ed un bilan­cio con­so­li­dato del 2014, in ter­mini di MOL azien­dale, con un mar­gine ope­ra­tivo lordo di 9.1 milioni di euro, in netta ripresa dall’anno pre­ce­dente [5,8 milioni], secondo quanto ripor­tato da Il Fatto Quo­ti­diano. Il pas­sag­gio alla ver­sione solo digi­tale com­porta un taglio secco del 50% della reda­zione ed è que­sta, a mio avviso la noti­zia nella noti­zia [sorry per il gioco di parole]. Infatti vuol dire che ipso facto pun­tare sul digi­tale signi­fica ridurre le risorse e gli inve­sti­menti. Credo che sia un aspetto che si com­menti da solo e che valeva la pena di evidenziare.
  2. L’ANSA, la più cele­bre e rino­mata agen­zia stampa, sim­bolo dell’essenza della noti­zia [“l’ha detto l’ANSA”] è in crisi e taglia 65 gior­na­li­sti su 324, ma anche un cospi­cuo numero di poli­gra­fici I gior­na­li­sti scen­dono sul piede di guerra al grido di #resi­stANSA e sono in scio­pero ormai da giorni. Il Diret­tore annun­cia che la pub­bli­ca­zione riprende ma viene pron­ta­mente smen­tito dai fatti, il tutto via Twitter.
  3. FIEG e UPA ieri pre­sen­tano i risul­tati di una ricerca: “Quo­ti­diani e perio­dici a paga­mento: ruolo, valori e pro­spet­tive evo­lu­tive”. Ricerca che magni­fica ovvia­mente il valore della stampa e che viene ripresa, pour couse, da molte testate in maniera pedis­se­qua ed acri­tica oggi. Pec­cato che alla voce meto­do­lo­gia via sia il vuoto nella pre­sen­ta­zione dispo­ni­bile e che tutte le ver­ba­liz­za­zioni segna­late siano per il 99% dei casi di per­sone dai 40 anni in su. Al tempo stesso non vi è, ad oggi trac­cia dell’annuale rap­porto sulla carta stam­pata, soli­ta­mente rila­sciato ad aprile i cui risul­tati sareb­bero evi­den­te­mente troppo imba­raz­zanti. Negare l’evidenza con ricer­che posticce ad hoc non miglio­rerà la situa­zione, credo proprio.
  4. Con­ti­nua, ine­so­ra­bile il calo della rac­colta pub­bli­ci­ta­ria nella carta stam­pata anche nel mese di mag­gio. Lorenzo Sas­soli de Bian­chi, pre­si­dente UPA, oggi sul Cor­riere della Sera a com­mento dice: «[…]Per maggio-giugno abbiamo segnali di un signi­fi­ca­tivo miglio­ra­mento [..] Detto que­sto è chiaro che la stampa deve, e può, “ripor­tare in casa” la rac­colta che il web fa oggi attra­verso il “sac­cheg­gio” dei con­te­nuti».  Con­vinto lui…
  5. Ita­lia Oggi gio­vedì [vd sotto] pub­blica modi­fi­cando l’ordine dei para­grafi ma nella sostanza copiando da que­sti spazi parte di un mio arti­colo del giorno prima. Felice di aver atten­zione anche da parte dei gior­na­li­sti del quo­ti­diano economico-finanziario vor­rei però sola­mente che almeno sotto i loro arti­coli non venisse appo­sta la dici­tura “ripro­du­zione riser­vata”. Un po’ di dignità, almeno… A mar­gine si segnala che, comun­que, gli arti­coli in que­sti spazi, incluso ovvia­mente quello in que­stione, sono sotto Crea­tive Com­mons Attri­bu­tion 4.0 Inter­na­tio­nal License, a citare la fonte non si fa brutta figura, eh…

That’s all folks

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