sopravvivenza editoria

Analisi Portfolio Clienti
Posted on 2 settembre 2015 by Pier Luca Santoro

Analisi Portafoglio Clienti

Le matrici di por­ta­fo­glio ser­vono ad ana­liz­zare e visua­liz­zare il posi­zio­na­mento com­pe­ti­tivo di un’impresa o delle sue unità di business.

Par­tendo dall’idea della matrice di Boston abbiamo rea­liz­zato la matrice di ana­lisi e valu­ta­zione del por­ta­fo­glio clienti. La matrice, dando pesi pon­de­rati alle diverse varia­bili di valu­ta­zione di cia­scun cliente, può essere uti­liz­zata, ad esem­pio, dalla con­ces­sio­na­ria di pub­bli­cità di un edi­tore per valu­tare il pro­prio parco clienti e defi­nire quale tipo di azioni imple­men­tare per cia­scun gruppo di clienti.

Non è casuale la scelta di attri­buire rile­vanza al pro­fitto e non al fat­tu­rato. Se que­sto aspetto è infatti di asso­luta rile­vanza per qua­lun­que impresa e sua stra­te­gic busi­ness unit, lo è, se pos­si­bile, ancor più per la ven­dita di pub­bli­cità dove sia l’immaterialità del bene che la poli­tica della scon­ti­stica rischiano a volte di essere fuor­vianti se si valuta il solo fatturato.

Buon lavoro.

Analisi Portfolio Clienti

Google News Traffico
Posted on 24 agosto 2015 by Pier Luca Santoro

Effetto Google News

Come noto da gen­naio 2015 il governo spa­gnolo ha intro­dotto una legge, nota come Goo­gle Tax,  che obbliga al paga­mento a van­tag­gio degli edi­tori anche per l’indicizzazione e la pub­bli­ca­zione di estratti delle loro sto­rie, degli arti­coli. Legge che ha pro­vo­cato la rea­zione molto dura di Goo­gle che in tutta rispo­sta ha deciso di chiu­dere il pro­prio aggre­ga­tore Goo­gle News in Spagna.

Se già i dati pub­bli­cati da Gigaom pochi giorni dopo indi­ca­vano gli effetti della scelta arriva ora uno stu­dio ad hoc che stronca ogni vel­leità e le rela­tive dichia­ra­zioni pour cause rese a più riprese.

Infatti, secondo lo stu­dio com­mis­sio­nato dall’associazione di edi­tori spa­gnoli Aso­cia­ción Española de Edi­to­ria­les de Publi­ca­cio­nes Perió­di­cas [AEEPP] l’eliminazione di Goo­gle News è stata dan­nosa da più punti di vista.

Google News

Se gli studi pre­ce­den­te­mente effet­tuati, sopra ripor­tati nell’immagine, dimo­stra­vano la non con­cor­ren­zia­lità tra Goo­gle News ed i con­te­nuti delle testate, che anzi, come nel caso dello stu­dio del 2012 in Fran­cia, bene­fi­ciano gli edi­tori, lo stu­dio dell’AEEPP mostra l’impatto nega­tivo da diverse prospettive.

Impli­ca­zioni per seg­mento aggre­ga­tori di notizie:

  • Bar­riere all’ingresso e all’espansione e una mag­giore con­cen­tra­zione del mercato.
  • Freno all’innovazione
  • Incer­tezza normativa

Impli­ca­zioni per i let­tori, per le persone:

  • Minor varietà di con­te­nuti e pos­si­bi­lità di godere di innovazioni
  • Per­dita di valore aggiunto
  • Aumento del tempo di ricerca di noti­zie [che per gli utenti di Inter­net in Spa­gna può essere sti­mato, nel breve ter­mine, in circa 1.750 milioni di euro all’anno]

Impli­ca­zioni per il mer­cato delle noti­zie on-line:

  • Minor audience e minori ricavi pubblicitari.
  • 16% di calo del traf­fico in media. La caduta col­pi­sce in par­ti­co­lare le pic­cole testate ed i media emer­genti e si pre­vede che l’effetto aumenti nel tempo.
  • Minori ricavi per 7 milioni di euro all’anno, che inte­res­serà il set­tore in modo non uni­forme, pre­su­mi­bil­mente per pub­bli­ca­zioni minori met­tendo a repen­ta­glio la soste­ni­bi­lità finan­zia­ria di que­ste aziende.
  • Bar­riere all’ingresso e all’espansione ed una mag­giore con­cen­tra­zione del mercato.
  • Vio­la­zione della libertà di impresa. Ad esem­pio, per la ces­sione di con­te­nuti a terzi senza esborso eco­no­mico come nei casi crea­tive com­mons [che uti­liz­ziamo anche per i con­te­nuti di DataMediaHub]

Impatto per gli inserzionisti:

  • Minor impatto della pub­bli­cità e una mag­giore con­cen­tra­zione del mercato.
  • Per­dita di reach per canali spe­cia­liz­zati e innovativi.

La tabella sot­to­stante rias­sume i dati emer­genti dallo stu­dio in spe­ci­fico rife­ri­mento alla per­dita di traffico.

Non è un caso che la que­stione — che è ben distinta da quella fiscale — si ripro­ponga cicli­ca­mente da tempo e che alla fine tutto rimanga così com’è. Spe­riamo dav­vero che i dati della Aso­cia­ción Española de Edi­to­ria­les de Publi­ca­cio­nes Perió­di­cas met­tano una volta per tutte fine alle riven­di­ca­zioni tanto oppor­tu­ni­sti­che quanto miopi della FIEG.

Google News Traffico

10 motivi di fallimento di Twitter
Posted on 20 agosto 2015 by Pier Luca Santoro

Post-it

Una sele­zione ragio­nata delle noti­zie di oggi su media, gior­na­li­smi e comu­ni­ca­zione da non perdere.

  • I [miseri] conti di Sna­p­chat — L’applicazione di social mes­san­ging di cui si parla tanto ulti­ma­mente per il ten­ta­tivo di ripo­si­zio­narsi e l’attenzione al gior­na­li­smo, secondo dei docu­menti finan­ziari tra­pe­lati nel 2014 ha gene­rato 3 milioni di dol­lari di ricavi e la bel­lezza, si fa per dire, di 128 dol­lari di per­dite. Con­si­de­rando l’attuale valu­ta­zione di 3 miliardi di dol­lari dovrebbe un giorno fat­tu­rare 500 milioni di dol­lari e gene­rare 200 milioni di dol­lari di ricavi. Auguri!
  • Edi­tori & Com­menti — Non solo i com­menti, ed una loro ade­guata gestione, sono una parte ine­lu­di­bile della crea­zione e gestione di com­mu­nity all’interno del sito dei gior­nali, ora sono anche fonte di red­dito. Infatti, secondo quanto ripor­tato,  Condé Nast, The Wall Street Jour­nal, CNN e Fox News pos­sono posi­zio­nare e ven­dere annunci pub­bli­ci­tari all’interno dei com­menti. Ancora sicuri che sia meglio eli­mi­nare la pos­si­bi­lità di commentare?
  • Ciclo di Vita delle Tec­no­lo­gie Emer­genti — Gart­ner, anche quest’anno, ha esa­mi­nato il livello di matu­rità, il ciclo di vita di 2000 tec­no­lo­gie e le ten­denze di 112 settori/mercati valu­tan­done e pre­ve­den­done il livello ed i tempi di dif­fu­sione nell’adozione. Tec­no­lo­gie che ovvia­mente vanno ad impat­tare sul digi­tal mar­ke­ting e più in gene­rale sul digi­tal busi­ness. L’anno scorso di que­sti tempi avevo ripor­tato gli ele­menti per la com­pren­sione della fase di cia­scuna delle tec­no­lo­gie inse­rite nell’ Hype Cycle.
  • Lin­ke­dIn Loo­kup - Lin­ke­dIn lan­cia Loo­kup appli­ca­zione per faci­li­tare la ricerca di cono­scenti e con­tatti di lavoro. L’applicazione sem­bra essere più un modo per miglio­rare l’esperienza d’uso da mobile, che attual­mente è cri­tica, che non una nuova fonte di ricavi.
  • New­sbrands — Una volta c’era il gior­nale oggi c’è il new­sbrand, il mar­chio di una testata che segue il let­tore in tutti i momenti di con­sumo d’informazione. Secondo una ricerca effet­tuata per conto di New­sworks, l’organizzazione che si occupa della valo­riz­za­zione dei new­sbrand nel Regno Unito, il ruolo di que­sti è tra­sver­sale a tutte le gene­ra­zioni ed è fon­da­men­tale per la deco­di­fica della realtà. Sarà ma io quando vedo tanta magni­fi­ca­zione sento puzza di pro­pa­ganda pour cause.
  • Enga­ge­ment Edi­tor — Men­tre in Ita­lia la gestione dei social da parte della stra­grande mag­gio­ranza delle testate con­ti­nua ad essere pret­ta­mente spe­cu­la­tiva ed imba­raz­zante, a dir poco, all’estero cre­sce all’interno delle reda­zioni il ruolo, e la ricerca di per­sone in gradi di rico­prirlo, di enga­ge­ment edi­tor. Fate vobis…
  • Ad Bloc­king — Per cer­care di con­tra­stare la cre­scita espo­nen­ziale di coloro che uti­liz­zano soft­ware per bloc­care gli annunci pub­bli­ci­tari alcune testate pre­gano il let­tori di disat­ti­vare que­sti sistemi con moti­va­zioni più o meno ragio­ne­voli. Page­Fair ha testato 576 dif­fe­renti appelli su 220 siti web in tal senso e veri­fi­cato che que­sti appelli sono accolti sola­mente dallo 0.33% delle per­sone pari a meno di $0.01 CPM. Try again…

10 motivi di fallimento di Twitter

 

Altre noti­zie e segna­la­zioni su media e comu­ni­ca­zione nella nostra pagina Face­book e, ovvia­mente, su Twit­ter. Buona lettura.

old-news
Posted on 19 agosto 2015 by Pier Luca Santoro

Freemium & Couponing per Generare Ricavi per i Newsbrand

E stato [ri]lanciato la scorsa set­ti­mana YOUng, forse il primo social paper al mondo. Una piat­ta­forma digi­tale che inte­gra l’esperienza d’uso di un gior­nale online con quella di un social net­work tutta italiana.

Tra le diverse carat­te­ri­sti­che d’interesse un nuovo modello di busi­ness, final­mente non basato sulla pub­bli­cità, fon­dato su l’idea di free­mium e cou­po­ning per gene­rare reve­nues. Per appro­fon­dire ho inter­vi­stato[*] Ger­mano Milite fon­da­tore della testata.

1) YOUng per una testata è un nome che richiama i gio­vani ma non solo. Come nasce la scelta dei que­sto [news]brand?

In realtà YOUng è l’unione di due parole. O meglio, di una parola e di un acro­nimo: YOU, che sta appunto ad indi­care la per­so­na­liz­za­zione, il “tu” appunto messo al cen­tro del sistema, visto che il pro­getto dipende da sem­pre dal soste­gno eco­no­mico di chi lo segue. Poi c’è “ng”, che sta per “new gene­ra­tion”, ovvero per una nuova gene­ra­zione di pro­fes­sio­ni­sti dell’informazione, esperti cono­sci­tori del mer­cato digi­tale e della comu­ni­ca­zione online. Insieme, si legge quindi “YOUng”, che sta per “gio­vane”. Ci tengo però a pre­ci­sare che il con­cetto di gio­vane è inteso come approc­cio e filo­so­fia gene­rale, come guizzo deciso e corag­gioso verso il nuovo. Non è banal­mente col­le­gata all’età degli autori e dei fon­da­tori e lo dimo­stra la com­po­si­zione ana­gra­fi­ca­mente molto ete­ro­ge­nea della nostra reda­zione gior­na­li­stica e degli autori del blog: ci sono under 30, under 20 ed over 50. Che, fuor di reto­rica e di gio­va­ni­li­smo spic­cio, sono un con­vinto e con­creto soste­ni­tore del cosid­detto “patto gene­ra­zio­nale”, dove espe­rienze ed entu­sia­smi diversi si mesco­lano per darsi reci­pro­ca­mente qual­cosa di importante.

2) YOUng uni­sce la for­mula d’abbonamento free­mium al cou­po­ning per gene­rare reve­nues. Un modello di busi­ness deci­sa­mente non ordi­na­rio. Spie­ga­celo meglio.

Certo: In pra­tica, gra­zie anche ad un sistema di gami­fi­ca­tion, noi siamo in grado di resti­tuire indi­ret­ta­mente l’intera somma ver­sata dai nostri lettori/sostenitori gra­zie a dei cre­diti vir­tuali [gli “YP”] che retro­ce­diamo in cam­bio o della dona­zione e/o, appunto, dell’azione di gami­fi­ca­tion [es con­di­vi­sione di un arti­colo, com­ple­ta­mento del pro­prio pro­filo, invito di un amico ad iscri­versi ecc]. Que­sti cre­diti ser­vono per acqui­stare i cou­pon di sconto offerti dai nostri part­ner. Esem­pio: Tizio ci dona 5 euro, riceve 5 cre­diti e può sca­ri­care il cou­pon da 2,50 cre­diti per otte­nere un gelato in omag­gio. Da set­tem­bre, inol­tre, atti­ve­remo anche il ser­vi­zio free­mium, con arti­coli riser­vati solo ai nostri lettori/sostenitori, ovvero a coloro che effet­tue­ranno una dona­zione per soste­nere il nostro lavoro.

3) Gami­fi­ca­tion e una com­mu­nity interna al gior­nale. Anche que­sta è una scelta che in Ita­lia si è vista poco o nulla. I motivi.

Prima di tutto, a mio avviso, per­ché chi opera nel nostro set­tore è ten­den­zial­mente un anal­fa­beta digi­tale, che quando sente il ter­mine “gami­fi­ca­tion” non sa asso­lu­ta­mente cosa signi­fi­chi. Il resto è com­po­sto da con­for­mi­sti cro­nici senza idee e grandi edi­tori che, per motivi intui­bili, hanno molte dif­fi­coltà ad inno­vare sul serio [Rcs ha messo le fac­cine del “come ti senti”, ad esem­pio, pre­sen­tan­dole come grande novità per coin­vol­gere la “com­mu­nity”] e, gestendo anche l’oligopolio dell’advertising online in accordo con le grosse con­ces­sio­na­rie ed i cen­tri media, hanno per ora poco inte­resse con­creto nello spin­gere modelli vera­mente nuovi. Ma qual­che bell’esempio, oltre a YOUng, per for­tuna c’è anche in Ita­lia. Non par­liamo ancora di gami­fi­ca­tion vera e pro­pria, ma realtà come Lega Nerda e VVVID a mio parere sono da tenere d’occhio.

4) I have a dream. Come sarà YOUng tra 5 anni?

Bella domanda. Io spero prima di tutto che sarà inter­na­zio­nale, tra­dotto in Inglese, Spa­gnolo e Por­to­ghese e che riu­scirà a rac­co­gliere intorno a sé una vera e pro­pria comu­nità offline, oltre che una com­mu­nity vir­tuale. Mi auguro che YOUng, tra 5 anni, si evolva da gior­nale online indi­pen­dente a movi­mento cul­tu­rale in grado di pro­porre quel patto gene­ra­zio­nale di cui accen­navo durante la mia prima rispo­sta. Per­ché va bene leg­gere e con­di­vi­dere arti­coli, va bene scam­biare pareri online, ma penso che il nostro obiet­tivo finale dovrà essere quello di affian­care all’attività edi­to­riale di alto pro­filo anche gli eventi tema­tici, che coin­vol­ge­ranno sia i nostri part­ner com­mer­ciali che i nostri let­tori ed i nostri autori, tra­sfor­mando la pub­bli­cità da disturbo a ser­vi­zio utile per l’utente.

5) Tor­nando alla com­mu­nity interna. Per­ché le per­sone dovreb­bero fre­quen­tare quella di YOUng e non Face­book o altri social?

Prima di tutto per­ché, oggi più che mai, i social sono spesso un ricet­ta­colo cao­tico di fri­vo­lezze o di bufale o di noti­zie di scarso valore ed uti­lità. YOUng si impe­gna a for­nire solo con­te­nuto di alto pro­filo e di alto valore aggiunto per chi lo fre­quenta. E’ un pro­getto con­ce­pito, nato ed orga­niz­zato per favo­rire il pro­fi­lare di “nic­chie” orga­niz­zate al suo interno, che mira a “trat­te­nere” i let­tori tra­sfor­man­doli da sem­plici frui­tori di noti­zie in utenti attivi, che gra­zie all’interazione reci­proca den­tro e fuori da YOUng, pos­sono gua­da­gnare cre­diti ed otte­nere quindi “ricom­pense”. La dina­mica cui abbiamo pen­sato è pro­prio quella che ha fatto il suc­cesso di molti gio­chi online: tu passi tempo su YOUng, lo sostieni eco­no­mi­ca­mente e ne dif­fondi il brand, noi ti pre­miamo per­met­ten­doti di acce­dere a con­te­nuti e fun­zio­na­lità ed offerte esclu­sive. Ma atten­zione: noi non vogliamo certo porci come alter­na­tiva ai vari Face­book, Insta­gram, Lin­ke­din, Twit­ter ecc. Noi rap­pre­sen­tiamo sem­mai un’integrazione, un qual­cosa di diverso che non sosti­tui­sce l’esperienza social ma la rende appunto diver­si­fi­cata. Più “pulita” e selet­tiva ma non per que­sto noiosa o limitata.

6)  Qual è la stra­te­gia di comu­ni­ca­zione a sup­porto del lan­cio di YOUng?

Con­si­de­rando il nostro bud­get che rasenta lo zero, dob­biamo pun­tare tutto sul nostro net­work social pre-esistente [abbiamo circa 600.000 iscritte alle pagine face­book che pro­muo­vono YOUng] e sulle nostre com­pe­tenze. Dalla pros­sima set­ti­mana lan­ce­remo anche un video di promo per la cam­pa­gna di cro­w­d­fun­ding con Marco Bal­dini come testi­mo­nial. Poi il con­sueto lavoro di uffi­cio stampa per farci cono­scere dai media e, si spera, recu­pe­rare altre inter­vi­ste come que­sta. In più, lan­ce­remo l’hashtag #Dipen­de­DaTe e rega­le­remo magliette ordi­nati su Worth Wea­ring con il logo YOUng e la scritta “Dipende da me” ad ogni soste­ni­tore che ci avrà donato almeno 100 euro, invi­tan­dolo a girare un video dove dirà:”Sono Tizio e YOUng Dipende anche da me”. In que­sta ope­ra­zione cer­che­remo di coin­vol­gere anche intel­let­tuali, arti­sti e per­so­naggi noti del web.

7)  3 cose che i new­sbrand fanno bene in Ita­lia e 3 che invece fanno male.

Ti sem­brerò pre­sun­tuoso ma non rie­sco sul serio a tro­vare tre cose che i new­sbrand fanno bene oggi, soprat­tutto con­si­de­rando l’Italia. E ti sem­brerò magari meno pre­sun­tuoso se ti dico che i primi ad aver fatto poco o nulla di buono fino ad un anno fa siamo stati in pri­mis noi di YOUng. Certo abbiamo rac­colto quasi 10.000 iscri­zioni, lan­ciato diverse cam­pa­gne cro­w­d­fun­ding di suc­cesso e col­le­zio­nato 6 milioni di accessi unici nel 2014. Al di la di inter­vi­ste, appro­fon­di­menti, repor­tage ed inchie­ste di qua­lità, però, non abbiamo pro­dotto nulla che non ci sia già altrove. Nulla che non si sia già visto e che, magari, in certi casi fun­ziona pure meglio. Una prima svolta c’è stata nel 2014, con l’inaugurazione del nuovo sistema per i fol­lo­wer, che ha pre­an­nun­ciato ciò che abbiamo lan­ciato lo scorso 12 ago­sto. Se devo pro­prio sfor­zarmi, comun­que, ti dico che di sicuro la pro­fi­la­zione degli utenti ed il ten­ta­tivo di creare com­mu­nity interne, orga­niz­zando anche eventi, sono un buon ini­zio che molte piat­ta­forme hanno preso in con­si­de­ra­zione. Quello che fanno male? Pun­tare ancora così tanto su visite, click ed adv display, dipen­dere troppo dai social e non riu­scire ad avere una linea edi­to­riale chiara e coe­rente, trat­tando magari meno argo­menti ma in maniera più appro­fon­dita e com­pe­tente ed inse­guendo invece i vari tor­men­toni viral. In gene­rale non credo che l’informazione gene­ra­li­sta abbia un futuro — e nep­pure un pre­sente — al di fuori del mai­stream pre-esistente [e pure sov­ven­zio­nato pub­bli­ca­mente]. L’errore più grande è non avere il corag­gio di spe­ri­men­tare sistemi alter­na­tivi a quelli attuali, sof­frire di que­sto com­plesso vir­tuale che online vuole imporre ogni con­te­nuto gra­tui­ta­mente, altri­menti “nes­suno lo legge”. Certo: ma quando fai 6 milioni di unici ed incassi 3000 euro, signi­fica che il tuo modello non regge e non può basarsi solo sulle visite e gli adv display. Anche il “native” da solo non può asso­lu­ta­mente bastare [e lo trovo anche poco cor­retto deon­to­lo­gi­ca­mente]. Occorre inte­grare diversi sistemi che pos­sano essere win win e tra­spa­renti per tutti i sog­getti coin­volti: publisher/editori, inser­zio­ni­sti ed utenti finali. Noi ci proveremo.

old-news

[*] Disclai­mer: Il sot­to­scritto intrat­tiene rap­porti pro­fes­sio­nali rego­lar­mente retri­buiti con Ger­mano Milite e col­la­bora con YOUng. Que­sto arti­colo invece NON è remu­ne­rato in alcun modo.

7 factors success digital news diagram
Posted on 17 agosto 2015 by Pier Luca Santoro

I 7 Elementi per il Successo nelle Digital News

Lucy Küng, ricer­ca­trice del Reu­ters Insti­tute for the Study of Jour­na­lism e docente di Media Inno­va­tion alla Uni­ver­sità di Oslo, ha pub­bli­cato “Inno­va­tors in Digi­tal News“, ana­lisi di cin­que testate tra i key players delle digi­tal news.

La ricer­ca­trice, ana­liz­zando due legacy media [the Guar­dian e the New York Times] e tre pure players [Quartz, Buz­z­Feed e Vice] ha iden­ti­fi­cato i 7 ele­menti di suc­cesso nelle digi­tal news. Carat­te­ri­sti­che che ovvia­mente devono essere pre­senti in com­bi­na­zione fra loro per creare il giu­sto mix di successo.

Al cuore vi sono tre aspetti cor­re­lati tra loro:

  • Uni­vo­cità di obiet­tivi dell’organizzazione
  • Lea­der­ship mana­ge­riale di ele­vato livello con rico­no­sciuta cre­di­bi­lità all’interno della testata
  • Una stra­te­gia chiara ed univoca

A que­sti si aggiun­gono altri ele­menti di cul­tura orga­niz­za­tiva e di com­pe­tenze neces­sa­rie all’obiettivo:

  • Una cul­tura azien­dale “pro digitale”
  • Un mix inte­grato di com­pe­tenze gior­na­li­sti­che, tec­no­lo­gi­che e commerciali

Vi sono infine altri due ele­menti che la Küng sot­to­li­nea non essere facili da acqu­sire e/o replicare:

  • Aver ini­ziato pre­sto. Ovvia­mente mag­giore il tempo migliore la curva di esperienza.
  • Auto­no­mia ed abi­lità di for­nire rispo­ste con­grue nel modo più diretto pos­si­bile a oppor­tu­nità e minacce pre­senti nel mercato.

Il dia­gramma sot­to­stante rias­sume i 7 ele­menti di suc­cesso mostrando la rela­zione tra que­sti. Il primo capi­tolo del libro è libe­ra­mente sca­ri­ca­bile.

7 factors success digital news diagram

 

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