social media

Strategico
Posted on 22 giugno 2015 by Pier Luca Santoro

Post-it

Le noti­zie di oggi su media e comu­ni­ca­zione che, secondo noi, non potete perdervi.

  • La Sto­ria Inse­gna che la Sto­ria non Inse­gna Nulla — Nomina sunt con­se­quen­tia rerum, ed infatti a “il Garan­ti­sta”, testata diretta da San­so­netti che si appre­sta ad aggiun­gersi al lungo elenco di flop di quo­ti­diani lan­ciati negli ultimi 5 anni, sono tal­mente garan­ti­sti che, secondo quanto ripor­tato, dal lan­cio ad oggi 9 sti­pendi su 14 non sono mai stati pagati.
  • 10 Tool per Padro­neg­giare al Meglio i Social — Le liste di tool, di stru­menti, per uti­liz­zare  meglio i social si spre­cano [ed ormai “hanno rotto”], que­sta però è un elenco ragio­nato, ad uso e con­sumo di gior­na­li­sti e “social cosi”, che con­tiene stru­menti non così noti e dav­vero utili. Book­mark!
  • Hanno Ven­duto l’Anima al Dia­volo per non Leg­gere il Con­tratto — Ormai 5 anni fa ripor­tai come emble­ma­tico il caso di un’azienda inglese per il com­mer­cio di video­gio­chi entrata in pos­sesso di 7.500 anime di altret­tanti suoi clienti online che non ave­vano letto una clau­sola, inse­rita ad hoc, del con­tratto. In tempi in cui la vicenda dei coo­kies ci sta rom­pendo l’anima, arriva il report di Elec­tro­nic Fron­tier Foun­da­tion sul livello di tutela di dati e infor­ma­zioni delle per­sone da parte dei prin­ci­pali OTT. Il peg­giore è WhatsApp.
  • La Morte della Time­line di Twit­ter - Light­ning, il pro­getto annun­ciato da Twit­ter foca­liz­zato sul seguito di eventi invece di persone/brand come avviene attual­mente, san­ci­sce di fatto la morte della time­line. Insomma, Twit­ter sta ammaz­zando Twit­ter per sal­vare Twit­ter, pare.
  • 6 Lezioni sul Social Sto­ry­tel­ling a 6 Mesi dal Lan­cio di Reported.ly — A 6 mesi dal lan­cio di Reported.ly da parte di Andy Car­ving, e del suo team con l’italiana Marina Petrillo, il punto della situa­zione sul lavoro svolto ed il senso dello stesso.
  • Social Media Jour­na­list — The Finan­cial Times cerca un Social Media Jour­na­list con sede di lavoro a New York. Avete tempo sino al 26 giu­gno per can­di­darvi. Direi che potrebbe andar bene come sca­denza la stessa data per stam­parvi ed appen­dere in uffi­cio job descrip­tion e ruolo dei social con­te­nuti nell’annuncio del pre­sti­gioso quo­ti­diano economico-finanziario.
  • What Hap­pe­ned To Adver­ti­sing? — Libro sca­ri­ca­bile gra­tui­ta­mente da leg­gere assolutamente.

Strategico

Altre noti­zie e segna­la­zioni su media e comu­ni­ca­zione nella nostra pagina Face­book e, ovvia­mente, su Twit­ter. Buona lettura.

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Posted on 18 giugno 2015 by Pier Luca Santoro

Post-it

Le noti­zie di oggi su media e comu­ni­ca­zione che, secondo noi, non potete perdervi.

  • Radio Kil­led the Social Net­work Star — eMar­ke­ter riprende i dati del “Stan­dard Euro­ba­ro­me­ter 82: Media Use in the Euro­pean Union” su, appunto, l’utilizzo dei diversi medium. Secondo quanto ripor­tato in tutte le nazioni, Ita­lia com­presa, l’ascolto della radio batte l’utilizzo dei social network.
  • Class Edi­tori avvia la part­ner­ship con WeChatAvvio della com­mer­cia­liz­za­zione degli account [di fatto dei mini-siti] visi­bili in tutto il mondo e in par­ti­co­lare in Cina e per coloro che vogliono ven­dere, è in pre­pa­ra­zione un soft­ware che per­met­terà di incas­sare diret­ta­mente dalla Cina nel rispetto delle nor­ma­tive cinese e ita­liana. Bella mossa.
  • Allar­gare l’Audience - Un gruppo di stu­denti della Mis­souri School of Jour­na­lism ha creato una guida per aiu­tare i gior­nali ad espan­dere la pro­pria audience. Utile.
  • Real Time Trends — Goo­gle raf­fina e rilan­cia l’utilizzo di Goo­gle Trends come stru­mento di moni­to­rag­gio in tempo reale di dati e tendenze.
  • Con­te­nuti Ori­gi­nali — Fli­p­board con­sente non solo di aggre­gare con­te­nuti nel pro­prio maga­zine ma, da ieri, anche di cari­care con­te­nuti ori­gi­nali pro­pri. Al tempo stesso Upwor­thy spo­sta il pro­prio focus dall’aggregazione alla pub­bli­ca­zione di con­te­nuti ori­gi­nali e licen­zia 6 mem­bri del pro­prio staff per assu­mere 5 giornalisti.
  •  Man­care il Punto - The Eco­no­mist, in asso­cia­zione con Pep­per­comm, ha con­dotto l’indagine “Mis­sing the Mark: Glo­bal Con­tent Sur­vey of Brand Mar­ke­ters and their B2B Audien­ces”. Il titolo del rap­porto già la dice lunga sui risul­tati che infatti evi­den­ziano un pro­fondo diva­rio tra  cosa fanno i mar­ke­ters del B2B e le attese dei loro clienti.
  • Inno­va­zione nelle Reda­zioni —  Huf­f­Post US pub­blica uno stral­cio dei risul­tati del “Inno­va­tions in New­spa­pers World Report 2015″. Sono cose che in molti casi si sanno, o per­lo­meno si dovreb­bero sapere. Sic­come la spe­ci­fi­ca­zione non è mai ovvia, date­gli una letta.

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Scenario 2025
Posted on 17 giugno 2015 by Pier Luca Santoro

Giornali e Giornalismo nel 2025 — 4 Scenari

Il Dutch Jour­na­lism Fund ha sov­ven­zio­nato lo stu­dio “Sce­na­rios for the future of jour­na­lism”. Anche se molti rife­ri­menti sono ine­vi­ta­bil­mente spe­ci­fici della realtà olan­dese, il rap­porto, pub­bli­cato oggi, resta comun­que dav­vero di grande inte­resse poi­ché i 4 sce­nari ipo­tiz­zati per il pros­simo decen­nio sono uno stru­mento di lavoro che è pos­si­bile appli­care, adat­tan­done numeri e dati, anche ad altre realtà quali quella italiana.

9 ruoli giornalismo

Gli assi por­tanti degli sce­nari pos­si­bili sono la tec­no­lo­gia, le sue evo­lu­zioni nei pros­simi 10 anni ed il rela­tivo livello di ado­zione, e la fidu­cia all’interno della società.

Il rap­porto for­ni­sce due avver­ti­menti molto chiari. Il primo è che le imprese di media [grandi e pic­cole] e gli edu­ca­tori che cre­dono di poter rispon­dere agli svi­luppi in un modo reat­tivo non esi­ste­ranno più negli sce­nari ipo­tiz­zati per il 2025. La seconda è che in tre dei quat­tro sce­nari il ruolo pub­blico del gior­na­li­smo andrà perso in assenza del cor­retto sforzo pro­po­si­tivo proattivo.

Alcuni degli aspetti presi in con­si­de­ra­zione sono:

  • Smart devi­ces e social media cam­biano dra­sti­ca­mente il campo di gioco, i rife­ri­menti, per il giornalismo
  • I gio­vani fanno “news snacking”
  • Il con­sumo dei media avviene sem­pre più con più mezzi con­tem­po­ra­nea­mente [ad esem­pio social TV]
  • Il tempo di let­tura sta dimi­nuendo drasticamente
  • Le per­sone devono essere poste al cen­tro. Il futuro è della domanda, non dell’offerta
  • Biso­gnerà saper ope­rare con l’Internet of things
  • Gli algo­ritmi sono sem­pre più ele­mento chiave
  • I modelli di busi­ness attuali sono finiti
  • Unbund­ling — Spaccchettamento
  • I cit­ta­dini come giornalisti
  • La capa­cità di cam­bia­mento delle orga­niz­za­zioni gior­na­li­sti­che è troppo limitata

La que­stione cen­trale è quale sia lo sce­na­rio da con­si­de­rarsi come il più desi­de­ra­bile, quale è il più pro­ba­bile e quale sarebbe il caso peg­giore. In ultima ana­lisi si tratta di defi­nire quali azioni e scelte sono neces­sa­rie affin­ché si svi­luppi lo sce­na­rio più pro­ba­bile per diven­tare il più desi­de­ra­bile, e anche quale sia il modo di evi­tare lo sce­na­rio peggiore.

I diversi attori, i diversi sta­ke­hol­ders devono tener conto della pos­si­bi­lità che cia­scuno dei quat­tro sce­nari potrebbe diven­tare realtà. La que­stione cen­trale diventa allora quali sono le con­se­guenze per ogni sce­na­rio per il ruolo del par­te­ci­pante, del gior­na­li­sta e della media company.

Gli sce­nari ipo­tiz­zati posso essere sia stru­mento di rifles­sione che ele­mento meto­do­lo­gico per for­mu­lare e testare stra­te­gie alternative.

L’immagine sot­to­stante rias­sume le carat­te­ri­sti­che prin­ci­pali dei 4 sce­nari ipo­tiz­zati. Come di abi­tu­dine, con­si­glio cal­da­mente la let­tura inte­grale del rapporto.

Scenario 2025

Scenario 2025 Bis

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Posted on 17 giugno 2015 by Pier Luca Santoro

Post-it

Le noti­zie di oggi su media e comu­ni­ca­zione che, secondo noi, non potete perdervi.

  • No Hash­tag — Twit­ter ha dif­fuso i risul­tati di un suo stu­dio secondo il quale i tweet che non inclu­dono un hash­tag o una @mention gene­rano il 23% in più di click.
  • Rivolta sulla Carta — I Cdr della Poli­gra­fici [di Qn, il Resto del Car­lino, La Nazione e il Giorno] con­te­stano all’editore di avere tagliato per rispar­miare le “maz­zette” dei gior­nali su carta ad uso delle reda­zioni del gruppo, sosti­tuen­dole con le edi­zioni online, e hanno deciso di acqui­stare a pro­prie spese gli abbo­na­menti cartacei.
  • Social Media Col­la­bo­ra­tion Tools — Se lavo­rate e/o coor­di­nate un social media team que­sto elenco di 14 essen­tial social media col­la­bo­ra­tion tools vi sarà dav­vero utile. Per­so­nal­mente non ne cono­scevo circa la metà di quelli segnalati.
  • Gior­na­li­smo Impren­di­to­riale — Le testate di quasi tutto il mondo tagliano costi par­tendo dai posti di lavoro e la pos­si­bi­lità di un posto fisso per chi approc­cia la pro­fes­sione o ne viene espulso è dav­vero ridotta ai minimi ter­mini. Ecco allora spun­tare siti web indi­pen­denti aperti da gior­na­li­sti ed in alcuni casi si tratta di spe­ri­men­ta­zioni dav­vero interessanti.
  • 10 Sta­ti­sti­che sui Social Media — Recap utile ed inte­res­sante delle più recenti sta­ti­sti­che e ricer­che sui social media.
  • Apo­ca­lypse Now  —  Una foto­gra­fia cruenta, e inte­res­sata, dello stato attuale di gior­nali [e gior­na­li­smo]. Non ne con­di­vido le con­clu­sioni pour cause ma vale comun­que la let­tura l’articolo “Il gior­na­li­smo non fa più noti­zia” pub­bli­cato ieri su Avvenire.
  • Big Data & Real Time Mar­ke­ting — Lan­ciato sul mer­cato Pin­point, tool di ana­ly­tics dei big data dei social per com­pren­dere, e caval­care, i tren­ding topics, e più in gene­rale i trend, “Oreo style”.

Altre noti­zie e segna­la­zioni su media e comu­ni­ca­zione nella nostra pagina Face­book e, ovvia­mente, su Twit­ter. Buona lettura.

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Reuters Starting Point for News
Posted on 16 giugno 2015 by Pier Luca Santoro

Digital News Report 2015

Il Reu­ters Insti­tute for the Study of Jour­na­lism ha rila­sciato i risul­tati della quarta edi­zione del suo stu­dio annuale “Digi­tal News Report”, stu­dio sulle abi­tu­dini di con­sumo dell’informazione online/digitale in 12 nazioni, Ita­lia com­presa, basato su 20mila inter­vi­ste ad altret­tanti con­su­ma­tori di noti­zie online e focus group con­dotti online ed inte­grato con i con­tri­buti di auto­rità del set­tore quali Emily Bell.

Lo stu­dio, con­dotto tra gen­naio e feb­braio di quest’anno, prende in con­si­de­ra­zione sola­mente coloro che con­su­mano infor­ma­zione e che hanno accesso ad inter­net. Per quanto riguarda spe­ci­fi­ca­ta­mente il nostro Paese si tratta della nazione con la minor pene­tra­zione della Rete tra le dieci prese in con­si­de­ra­zione come mostra la sezione dedi­cata alla meto­do­lo­gia della ricerca. È esclusa quindi poco meno della metà della popo­la­zione italiana.

Il rap­porto si com­pone di 112 pagine. Come di abi­tu­dine, se il tema vi inte­ressa, che sia a titolo per­so­nale o pro­fes­sio­nale, con­si­glio cal­da­mente la let­tura inte­grale dello stu­dio al di là della mia per­so­nale sin­tesi ed inter­pre­ta­zione. Se siete di fretta invece, potete leg­gere la scheda di sin­tesi con focus al sistema media­tico dell’Italia e guar­dare il video sot­to­stante che sin­te­tizza in meno di due minuti i risul­tati prin­ci­pali a livello globale.

In 6 dei 12 Paesi presi in con­si­de­ra­zione dallo stu­dio il con­sumo d’informazione online, inclu­sivo dei social, supera quello tele­vi­sivo. Così non è per quanto riguarda l’Italia dove invece la tele­vi­sione regna sovrana. Il gra­fico sot­to­stante riporta il det­ta­glio di cia­scuna nazione. Si tratta dell’ennesima evi­denza, se neces­sa­rio, che rifarsi ad espe­rienze inter­na­zio­nali non sem­pre fun­ziona viste le pro­fonde differenze.

Reuters MAIN SOURCE OF NEWS

L’Italia una delle nazioni con il più basso indice di fidu­cia sull’informazione con solo il 35% delle per­sone che rispon­dono posi­ti­va­mente alla  domanda “I think you can trust most news most of the time”.

È con­fer­mato ampia­mente l’utilizzo dei social come fonte dalla quale appren­dere le noti­zie. Sono ovvia­mente Face­book e Twit­ter i due prin­ci­pali social con il primo — con un’audience molto ampia e gene­ra­li­sta — che viene usato pre­va­len­te­mente per altri scopi, a comin­ciare dal rela­zio­narsi con amici/conoscenti, ed il secondo che invece è uti­liz­zato da un pub­blico più spe­cia­liz­zato alla ricerca degli ultimi svi­luppi, delle novità, anche in campo informativo.

In cre­scita anche l’utilizzo di Wha­tsApp con l’Italia al terzo posto su 12 per l’utilizzo dell’applicazione di mes­sag­gi­stica istan­ta­nea per rice­vere noti­zie. In cre­scita anche la frui­zione di video come fonte d’informazione sia in gene­rale che in spe­ci­fico rife­ri­mento al nostro Paese.

Le noti­zie sono sem­pre più unbran­ded e la search ed i social diven­gono pre­po­ten­te­mente la porta d’ingresso ai siti web delle testate. In Ita­lia la search è la fonte di accesso alle noti­zie per il 66% dei rispon­denti [ancora con­vinti di voler fare la “guerra santa” a Goo­gle?], i social il 33%, men­tre l’accesso diretto ai new­sbrand è pra­ti­cato solo da un quinto delle persone.

Le noti­zie unbran­ded, senza marca distin­tiva, sono la deri­vata di una poli­tica scel­le­rata di gestione della marca con online che ha carat­te­ri­sti­che com­ples­si­va­mente non con­grue con quelle dell’omologa ver­sione car­ta­cea; in par­ti­co­lare in Ita­lia dove sono nette le dif­fe­renze. Per un pugno di click si svende la marca.

Reuters Starting Point for News

Come emerge distin­ta­mente dai dati Audi­web, il rap­porto con­ferma che i legacy media pre­val­gono su digi­tal born. In Ita­lia alla domanda su quale fonte d’informazione online sia stata uti­liz­zata nell’ultima set­ti­mana il 79% cita una testata tra­di­zio­nale e il 51% invece una all digi­tal. Tra i glo­bal new­sbrand nativi digi­tali Yahoo, MSN e Huf­f­Post sono i più citati ma restano comun­que rela­ti­va­mente mar­gi­nali, sem­pre al di sotto del 10% dei rispondenti.

L’infografica sotto ripor­tata rias­sume quali sono i new­sbrand ita­liani, online e offline, con la mag­gior pene­tra­zione a livello di uti­lizzo settimanale.

Reuters Scheda Italia

Il Reu­ters Insti­tute for the Study of Jour­na­lism seg­menta coloro che frui­scono d’informazione online in  tre tipo­lo­gie: i “casual users”, coloro che acce­dono all’informazione una volta al giorno o meno, che pesano il 34% del totale, i “daily brie­fers”, che come dice il nome acce­dono quo­ti­dia­na­mente all’informazione una o più volte nel corso della gior­nata e pesano il 45%, e i “news lovers”, per­sone che acce­dono all’informazione 5 o più volte nel corso della gior­nata e rap­pre­sen­tano il 21% del totale. In Ita­lia i “news lovers” sono il 17% e i “casual users” il 10%.

La frui­zione delle noti­zie si spalma abba­stanza uni­for­me­mente nell’arco della gior­nata con pic­chi alla mat­tina pre­sto ed in prima serata. L’accesso avviene pre­va­len­te­mente da casa, a pre­scin­dere dal device uti­liz­zato, circa un quarto lo fa dal lavoro e una parte mar­gi­nale invece men­tre è in movimento.

Le noti­zie nazio­nali, seguite da quelle inter­na­zio­nali e locali, sono al primo posto degli inte­ressi per tipo­lo­gia d’informazione in 10 nazioni su 12, ita­lia inclusa.

Nel nostro Paese il 51% degli inter­vi­stati afferma di aver pagato, di aver acqui­stato un gior­nale di carta. Per­cen­tuale che scende al 12% per quanto riguarda le news online/in for­mato digi­tale. Teo­ri­ca­mente l’Italia, dopo Dani­marca e Fin­lan­dia, è la nazione con la mag­gior pro­pen­sione al paga­mento delle noti­zie; vedendo le per­cen­tuali, net­ta­mente infe­riori, delle altre nazioni si capi­sce quanto neces­sa­ria sia un abbon­dante tara­tura tra dichia­rato e rea­liz­zato. In caso di dubbi basti vedere l’andamento effet­tivo delle ven­dite di copie digi­tali. La stra­grande mag­gio­ranza di coloro che pagano per le news online/digital, acqui­sta “one shot” [63%]. Ulte­riore ele­mento di rifles­sione come ho già avuto modo di sot­to­li­neare.

Reuters Pagamento News Online

L’Italia è tra le nazioni in cui le per­sone hanno una mag­giore pro­pen­sione ad uti­liz­zare i social per la frui­zione d’informazione. I milioni di fan alle pagine delle diverse testate, per come ven­gono gestiti, non ser­vono ad altro che ad ali­men­tare i ricavi di Zuc­ker­berg & Co. Basti vedere, in assenza di altri dati o di uti­lizzo di piat­ta­forme spe­ci­fi­che di moni­to­rag­gio, il rap­porto tra numero di fan, pur con tutte le tara­ture sulla reach effet­tiva, e gli accessi com­ples­sivi al sito web cor­ri­spon­dente della testata o, peg­gio, la ven­dita di copie car­ta­cee, per veri­fi­care quanto labile sia la relazione.

Il rap­porto chia­ri­sce come a fronte di un incre­mento dell’uso dei social come punto di sco­perta della noti­zie non vi sia invece un incre­mento nella par­te­ci­pa­zione. I social sono più un fil­tro di sele­zione che non una fonte d’informazione. Le noti­zie si con­di­vi­dono e si com­men­tano ancora oggi “face-to-face”.

Credo che vada com­ple­ta­mente rivi­sto, ribal­tato l’approccio. È meglio avere cen­ti­naia di migliaia di per­sone delle quali non si sa nulla, che non leg­gono e che com­men­tano a caso e fuori luogo o è meglio ridurre la quan­tità e sta­bi­lire una rela­zione, creare enga­ge­ment con coloro che interessano?

Per­so­nal­mente non credo pos­sano esserci dubbi sul pre­fe­rire la seconda scelta. Per un’ecologia dei social media ini­ziate, ini­ziamo, ad abbat­tere la fan base ed a capire cosa inte­ressa ai nostri let­tori, a misu­rare più il click trough che altri para­me­tri, a rela­zio­narci con loro, come ho già avuto modo di dire.

Reuters Partecipazione Social Notizie

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