social media

Media ITA & YouTube
Pubblicato il 17 ottobre 2014 by Pier Luca Santoro

I Media Italiani & YouTube

You­Tube è un canale pri­vi­le­giato per rag­giun­gere gio­vani e gio­va­nis­simi, Pub­blico che resta com­ples­si­va­mente molto distante dai canali infor­ma­tivi tra­di­zio­nali inclusi i siti web dei quo­ti­diani generalisti.

Ad esclu­sione dei canali tele­vi­sivi è dav­vero ridotta all’osso la pre­senza dell’informazione tra­di­zio­nale nella “Top30” di Social­ba­ker che for­ni­sce i dati sui primi 30 media ita­liani per numero di fol­lo­wer e numero di video visti.

RAI è il primo dei media del nostro Paese per numero di fol­lo­wer, di iscritti al pro­prio canale, ma sci­vola nella seconda metà della clas­si­fica per numero di video visti. Esat­ta­mente all’opposto La7 che invece pur avendo un numero rela­ti­va­mente ridotto di iscritti è terza nel ran­king per video visti; pro­ba­bil­mente gra­zie a Crozza.

Il vero feno­meno è Pupia Cam­pa­nia TV, web tv regio­nale che supera Euro­news [in ita­liano], Zelig, MTV e la RAI per numero di visua­liz­za­zioni dei video.

PupiaTV

Per quanto riguarda i quo­ti­diani l’unica pre­senza è quella de IlSe­co­lo­XIX di Genova, seguito, per visua­liz­za­zioni video, dall’agenzia di stampa  Adnkronos.

Nella parte bassa della clas­si­fica tro­viamo Pano­rama con soli 660 iscritti ma quasi 3 milioni di visua­liz­za­zioni video, laeffe,  la TV del gruppo Fel­tri­nelli, con 3446 iscritti e circa 800mila visua­liz­za­zioni video,  Inter­na­zio­nale con 712 fol­lo­wer e  85mila visua­liz­za­zioni, e Wired Ita­lia con 1291 iscritti e poco più di 43mila visua­liz­za­zioni video.

Pare dav­vero che anche que­sta resti un’occasione di con­tatto, di rela­zione, mancata.

Buone Pratiche social e politica
Pubblicato il 8 ottobre 2014 by Pier Luca Santoro

Comunicazione Politica & Social Media

Ieri prima pun­tata di “In Media Stat Virus: I Media nel’era di Twit­ter” dedi­cata alla comu­ni­ca­zione poli­tica attra­verso i social media/network con il sot­to­scritto e Fran­ce­sca Cle­men­toni.

Nel pod­cast sot­to­stante è pos­si­bile ria­scol­tare e, volendo, sca­ri­care l’intera puntata.

Tra gli aspetti citati durante il pro­gramma, tra rife­ri­menti a puffi bron­to­loni e din­torni, si segnala lo stu­dio pre­sen­tato a metà set­tem­bre su “Meto­do­lo­gie di ana­lisi del discorso poli­tico: l’indice di key­ness. Un con­fronto fra il les­sico usato su Twit­ter e in televisione”.

Men­zio­nata anche la pre­sen­ta­zione effet­tuata agli elec­tion days  su “Poli­tica e social media: regole di soprav­vi­venza” con le sue 5 regole auree che, per sem­pli­cità di let­tura, viene sotto riportata.

La pros­sima set­ti­mana si parla di “Main­stream Media & Social Media”, amore-odio? Si ricorda che è pos­si­bile inte­ra­gire via Twit­ter uti­liz­zando l’hashtag #imsv14  @pedroelrey /@radiofujiko.. A mar­tedì pros­simo, e , se ne avete voglia, fatemi sapere se, almeno, vi piace la sigla. Grazie.

Twitter Cartoon
Pubblicato il 6 ottobre 2014 by Pier Luca Santoro

In Media Stat Virus

A par­tire da domani 7 otto­bre, appun­ta­mento fisso tutti i mar­tedì su Radio Città Fujiko con “In Media Stat Virus”: Il mondo dei media nell’era di Twitter.

Ogni mar­tedì mezz’ora con il sot­to­scritto e Fran­ce­sca Cle­men­toni dalle 13:00 alle 13:30 a par­lare di media e din­torni. È pos­si­bile inte­ra­gire via Twit­ter uti­liz­zando l’hashtag  #imsv14 @pedroelrey / @radiofujiko.

Non siete di Bolo­gna e vi volete ugual­mente rovi­nare il pranzo? No pro­blem, potete ascol­tarci in strea­ming.

Salvo pos­si­bili varia­zioni nelle pun­tate da qui alla fine dell’anno par­le­remo di:

07.10.2014 – Poli­tici & Social Media

14.10.2014 — Media & Social Media, amore-odio?

21.10.2014 – Il dilemma del pri­gio­niero. Come soprav­vi­vere alla crisi dei media tradizionali

28.10.2014 – Social Media Stra­tegy Istituzioni

04.11.2014 – Tac­chi, dati e dat­teri. Il pano­rama dell’informazione online nel nostro Paese

12.11.2014 – Open Jour­na­lism e Citi­zen Journalism.

19.11.2014 – La Rete Demo­cra­ti­cizza l’Informazione?

25.11.2014 – Fact Chec­king: Noti­zie che non lo Erano.

04.12.2012 – DataJournalism

11.12.2012 – I Media & Pza Fon­tana a 35 Anni di Distanza

18.12.2012 – La Rap­pre­sen­ta­zione del Natale attra­verso i Media e la Comu­ni­ca­zione d’Impresa

E’ dav­vero il caso di dirlo: stay tuned!

Twitter Cartoon

Chi si loda s'imbroda
Pubblicato il 3 ottobre 2014 by Pier Luca Santoro

Chi si Loda s’Imbroda?

L’articolo di fact chec­king, di revi­sione cri­tica, rela­ti­va­mente alle dichia­ra­zioni di “straor­di­na­rio suc­cesso” di «L’Huffington Post Ita­lia»  ha avuto un’incredibile atten­zione in ter­mini di visite a que­sto spa­zio e di ampli­fi­ca­zione sociale, di con­di­vi­sione sui social [GRAZIE!].

Così è stato, com’era natu­rale che fosse, anche da parte dei diretti inte­res­sati che, a firma del Vice Diret­tore della testata in que­stione, hanno repli­cato con: “Una rispo­sta a chi dubita dei nostri dati”.

Tweet HuffPost

Pre­messo che, ovvia­mente, non vi sono que­stioni per­so­nali ma si tratta di altro tipo di que­stioni, di inte­resse a capire il vero anda­mento dei “new players” dell’informazione. Ana­liz­ziamo la “risposta”.

Gianni Del Vec­chio cita una ricerca che cono­sco molto bene aven­dola sin­te­tiz­zata nella prima metà di set­tem­bre, anche per­chè Human Hig­way, la società di ricer­che che ha rea­liz­zato per conto di Ban­zai lo stu­dio, tra l’altro, è stata in diverse occa­sioni part­ner in alcuni dei nostri lavori.

Citando i dati emer­genti dalla pre­ci­tata ricerca, si scrive che:

• Nel primo seme­stre del 2014 gli arti­coli di Huf­fing­ton Post hanno gene­rato quasi 20mila con­di­vi­sioni ogni giorno, risul­tati che lo col­lo­cano al set­timo posto nel pano­rama ita­liano, subito die­tro a Corriere.it e prima di Gaz­zetta, La Stampa, Sole 24 Ore, Libero, Leggo, Il Post;

• Si tratta di un incre­mento del 154% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso (a scopo di para­gone, nello stesso periodo, Repub­blica è cre­sciuta del 54%, Il Fatto dell’86%, il Cor­riere del 7%);

• A livello medio, ogni arti­colo pub­bli­cato da Huf­fing­ton genera 350 con­di­vi­sioni, meglio di Cor­riere, Gaz­zetta, Lin­kie­sta, Il Post;

• Anche in que­sto caso, la cre­scita rispetto al primo seme­stre 2013 è del 131%;

• In que­sto momento gli utenti attivi dell’Huffington Post su Face­book sono il 43% della base fan, indice di un coin­vol­gi­mento della comu­nità che pochi in Ita­lia pos­sono vantare;

Si tratta di dati che solo par­zial­mente hanno a che vedere con l’engagement — che comun­que la Annun­ziata col­lo­cava al 50% circa e non al 43% — essendo le con­di­vi­sioni solo uno dei para­me­tri attra­verso i quali si moni­tora lo stesso, come mostra l’immagine sot­to­stante in caso di dubbi al riguardo.

Fan­page Karma mostra, come è stato scritto, che l’engagement è dello 0,1% e che il 74% dei fan della pagina Face­book inte­ra­gi­sce solo una volta. Che Huf­f­Post Ita­lia mostri, e dimo­stri, i pro­pri dati pub­bli­ca­mente così che pos­sano essere veri­fi­cati come lo sono que­sti. Sarebbe comun­que, a pre­scin­dere dalla que­stione spe­ci­fica, una dimo­stra­zione di aper­tura al con­fronto, alla socia­lità di cui stiamo parlando.

Engagement Rate Facebook

Più in gene­rale, pro­ba­bil­mente c’è biso­gno di una “ripas­sa­tina” ai basic delle metri­che dei social.

Infatti si pro­se­gue — e si con­clude — con:

• Sul fronte Twit­ter, si con­te­sta l’attività dell’account (“ha ret­wit­tato 26 volte [1% del totale dei tweet], ha rispo­sto — reply — 10 volte ed ha men­zio­nato 91 volte un account che non fosse il pro­prio”) ma l’engagement è un’altra cosa: è il numero di ret­weet, e men­zioni rice­vute, non quelle effettuate

Quella è la reach, gen­ti­lis­simo Del Vec­chio, non l’engagement. Non lo dico io ma Twit­ter, mi spiace.

Nes­suna rispo­sta viene invece sul fronte dei ricavi, che era il terzo punto del mio arti­colo di lunedì 29 set­tem­bre scorso, e sulla rile­vanza dell’home page di Repubblica.it sul totale degli utenti unici nel giorno medio.

Come, altret­tanto, nes­sun cenno viene fatto alla pro­messa effet­tuata all’esordio di non dare spa­zio a gos­sip nella terza colonna [quella dei “boxini mor­bosi” per inten­derci] che invece guar­dando quali sono gli arti­coli più clic­cati non par­rebbe essere stata man­te­nuta. Giu­di­cate voi.

Da anni lo scri­vente, ed i suoi incauti com­pa­gni di viag­gio, pro­vano ad instil­lare, per­lo­meno, il dub­bio che nell’online non è più pos­si­bile pren­dere le metri­che solo dal punto di vista quan­ti­ta­tivo ma che sia neces­sa­rio, forse indi­spen­sa­bile, anche quello qua­li­ta­tivo e che su que­sto serve un salto di qua­lità nelle ana­lisi dei dati. Il “celo­lun­ghi­smo”, i toni trion­fali, basati esclu­si­va­mente su ele­menti quan­ti­ta­tivi, ser­vono a poco a tutti.

Il mio, il nostro, fact chec­king va in que­sta dire­zione e pace se facendo que­sto si toc­cano alcune sen­si­bi­lità se ciò può con­tri­buire a riflet­tere meglio su come ana­liz­zare i dati. Que­sto è uno spa­zio aperto per tutti quelli che su que­sti temi [senza pre­giu­dizi o motivi auto­pro­mo­zio­nali] vogliano discu­terne, non a caso, fati­co­sa­mente, con le nostre sole forze, stiamo aprendo un’area com­mu­nity al suo interno.

Chi si loda s’imbroda?

Chi si loda s'imbroda

“Bonus track”: Defi­ning the Right Mea­su­re­ment for Your Digi­tal Strategy

HUFF-POST22
Pubblicato il 29 settembre 2014 by Pier Luca Santoro, Massimo Gentile

Batti, Batti le Manine

Lucia Annun­ziata, uno dei pochi diret­tori di un gior­nale che con­ti­nua osti­na­ta­mente a non avere nep­pure un account Twit­ter, a due anni dalla nascita di Huf­f­Post Ita­lia ha pub­bli­cato un arti­colo auto-celebrativo in cui parla degli stra­bi­lianti suc­cessi della testata da lei diretta dall’esordio ad oggi.

Mi sono preso il tempo per fare un minimo di fact chec­king rispetto a quanto dichiara l’Annunziata.

Abbiamo 250mila fan su Face­book e 180mila fol­lo­wer su Twit­ter, con un enga­ge­ment della com­mu­nity che sfiora il 50% della base fan, uno dei più alti del settore.

Uti­liz­zando Fan­page Karma [se non lo cono­scete è l’occasione buona per] ho veri­fi­cato che il tasso di enga­ge­ment della pagina Face­book del quo­ti­diano si atte­sta al 5.9% ed il livello medio di inte­ra­zione sui post [la “bel­lezza” di 40/die] è dello 0.1%. Attra­verso Twi­to­nomy ho veri­fi­cato che dal 19 luglio al 27 set­tem­bre l’account Twit­ter ha ret­wit­tato 26 volte [1% del totale dei tweet], ha rispo­sto — reply — 10 volte ed ha men­zio­nato 91 volte un account che non fosse il pro­prio [21 delle quali per Mat­teo Renzi] su un totale di 3200 tweet effet­tuati nel periodo preso in considerazione.

Non mi appa­iono esat­ta­mente livelli di inte­ra­zione, di enga­ge­ment, stra­to­sfe­rici come dichia­rato. In caso di dubbi al riguardo basta con­sul­tare la ricerca di «Innova et Bella» su i Face­book Top New­spa­pers 2014 che infatti nep­pure nomina Huf­f­Post Ita­lia, anche se pro­ba­bil­mente, cer­cando di deco­di­fi­care, l’Annunziata in realtà si rife­ri­sce alla reach, alla por­tata della pagina Face­book, quando parla del “50% della base fan”. Come si dice a Milano, Offe­lee, fa el tò mestee [Pastic­ciere, fa’ il tuo mestiere].

2 Grande il suc­cesso del traf­fico da mobile che ormai è pari al 51% del totale.

E sono in effetti pro­prio I social net­work, i motori di ricerca e la cre­scita sul mobile ad aver cam­biato le fonti del nostro traf­fico. La fine­stra su Repubblica.it, che è stata fon­da­men­tale nel lan­cio di que­sta nostra testata, for­ni­sce oggi solo un terzo dei nostri accessi. 

Un terzo degli accessi — pari a circa 60mila utenti unici nel giorno medio — non sono esat­ta­mente bru­sco­lini. Anzi sono per l’esattezza la seconda fonte di traf­fico dopo i social [97% Face­book]. Un peso, quello di Repubblica.it, che va ben oltre le visite dirette e le visite da motori dei ricerca come mostra il gra­fico sottostante.

Gli accesi da mobile, secondo Audi­web, sono il 32%. Com­ples­si­va­mente la for­tis­sima dipen­denza da Repubblica.it e dai social indi­cano un basso tasso di fedeltà alla testata.

3 Que­sta ten­denza posi­tiva si riflette anche sui conti eco­no­mici. Chiu­de­remo il 2014 con un incre­mento dei ricavi del 19 per cento.

«L’Huffington Post Ita­lia» nel suo primo anno di vita ha rea­liz­zato meno di un milione di euro di ricavi ed altret­tanti di per­dite. Per l’esattezza 815mila euro di ricavi e 847mila euro di per­dite. Il 19% di cre­scita dei ricavi è pari a 154mila euro. A pre­scin­dere dal non tra­scu­ra­bile fatto che se le per­dite hanno seguito lo stesso anda­mento i conti della testata restano in rosso, sin­ce­ra­mente 154mila euro di fat­tu­rato pub­bli­ci­ta­rio in più non mi sem­brano un risul­tato stra­bi­liante per una testata con le ambi­zioni [ed il soste­gno] di cui gode — di Huf­f­Post Italia.

Batti, batti le manine…

HUFF-POST22

Keep Calm Attention
Pubblicato il 23 settembre 2014 by Pier Luca Santoro

5 Media Specialist sul Rapporto tra Giornalismo e Digitale in Italia

A mar­gine della ricerca sul gior­na­li­smo e l’organizzazione delle reda­zioni digi­tali in Ita­lia che il gruppo di lavoro sui “Gior­na­li­smi” del Con­si­glio nazio­nale dell’Ordine dei Gior­na­li­sti ha pre­sen­tato a Prato in aper­tura di “Digit2014”, in un incon­tro a cui sono inter­ve­nuti il pre­si­dente del Cnog Enzo Iaco­pino, il segre­ta­rio della Fnsi Franco Siddi, Pier Luca San­toro [aka il sot­to­scritto], esperto di mar­ke­ting dei nuovi media e coau­tore del Rap­porto, Mario Tede­schini Lalli, vice­di­ret­tore Inno­va­zione e svi­luppo del Gruppo Espresso, abbiamo inter­vi­stato 5 media spe­cia­list sul rap­porto tra gior­na­li­smo e digi­tale nel nostro Paese.

Le inter­vi­ste sono state inse­rite come appen­dice al rap­porto stesso, ora aggior­nato  rispetto alla pre­ce­dente ver­sione resa dispo­ni­bile online. I con­tri­buti di Gio­vanni Boc­cia Artieri, Mafe De Bag­gis, Luca Conti, Ser­gio Mai­strello e Ste­fano Quin­ta­relli, tutti pro­fes­sio­nals che non hanno biso­gno di pre­sen­ta­zioni, rap­pre­sen­tano non sol­tanto un com­ple­mento alla ricerca svolta ma un ottimo con­tri­buto in ter­mini di visione più allar­gata rispetto a chi lavora nelle reda­zioni dei giornali.

Ne riprendo inte­gral­mente i con­te­nuti per, appunto, il valore che hanno, e colgo l’occasione per rin­gra­ziare pub­bli­ca­mente tutti e cin­que i con­tri­bu­tors per la col­la­bo­ra­zione offerta.

Il pro­dotto gior­na­li­stico come vet­tore di rela­zioni sociali - Gio­vanni Boc­cia Artieri

giovanni boccia artieri

Qual è l’impatto dei media digi­tali sul giornalismo?

I media digi­tali stanno ricon­fi­gu­rando il pano­rama infor­ma­tivo su due livelli: quello della pro­du­zione e distri­bu­zione di con­te­nuti e quello dei let­tori di news. Diventa quindi ine­vi­ta­bile per le testate di orien­tarsi sem­pre di più ad un modello Inter­net first ed a una dema­te­ria­liz­za­zione della pro­fes­sione. D’altra parte la realtà di una frui­zione sociale delle news indica come sia neces­sa­rio entrare nel flusso dei pro­pri let­tori piut­to­sto che por­tarli a sé. Que­ste due con­di­zioni cam­biano quindi anche la pro­fes­sione giornalistica.

Il citi­zen jour­na­lism, il gior­na­li­smo par­te­ci­pa­tivo, è alleato o rivale dei gior­na­li­smo professionale?

Il con­te­sto che si sta strut­tu­rando vede gene­rarsi un ambiente pro-am in cui dimen­sione pro­fes­sio­nale ed ama­to­riale devono essere nego­ziate. Il gior­na­li­smo par­te­ci­pa­tivo diventa quindi una realtà ancora più com­plessa in cui le forme “dal basso” e quelle pro­fes­sio­nali dell’ edi­to­ria ten­dono a con­ver­gere, gene­rando spazi pro­pri ed auto­nomi così come ambiti com­pe­ti­tivi. Il punto è che la stretta rela­zione fra un gior­na­li­sta e una sua comu­nità di let­tori diventa sem­pre più un nodo cen­trale della pro­fes­sione e quello che la muta­zione digi­tale sta mostrando è come sem­pre di più i con­te­nuti pro­dotti (online) siano stret­ta­mente cari­chi di rela­zioni sociali e dipen­denti da que­sti per la dif­fu­sione e come nel farlo costrui­scano altre rela­zioni sociali. Come spiega Craig Sil­ver­man: “L’obiettivo di noi gior­na­li­sti non è solo quello di infor­mare il pub­blico, ma soprat­tutto con­net­terci alle per­sone attra­verso sto­rie, espe­rienze con­di­vise o gli svi­luppi impor­tanti della nostra società. E al fine di con­sen­tirlo, dob­biamo agire con l’umanità e con i valori e le emo­zioni che ispi­rano una con­nes­sione umana”.

La soprav­vi­venza dei mestieri legati alla scrit­tura, del gior­na­li­smo, è pro­fon­da­mente legata alla capa­cità di rin­no­varsi e di adat­tarsi alla tec­no­lo­gica e ai nuovi metodi di lavoro da essa impo­sti. Nascono nuove pro­fes­sio­na­lità che un tempo non esi­ste­vano quali il “Social Media Edi­tor” o il “Data Jour­na­list” per fare due esempi. Quali le pro­fes­sio­na­lità richie­ste, il neces­sa­rio livello di spe­cia­liz­za­zione? E quale, se pos­si­bile a defi­nirsi, tra tutte la più importante?

Credo che il punto sia che ogni gior­na­li­sta dovrà assu­mere que­ste pro­fes­sio­na­lità ed impa­rare a gestire una realtà più com­plessa della pro­du­zione edi­to­riale. Il fatto che esi­sta un social media edi­tor dipende dal limite attuale del sistema edi­to­riale e dall’arretratezza cul­tu­rale. Potrà esserci un armo­niz­za­tore, ma ogni gior­na­li­sta deve saper curare i con­te­nuti nei social media, pro­muo­verli, discu­terli, ecc.

E’ il gior­na­li­smo ed il mestiere di gior­na­li­sta ad essere in crisi oppure è solo un pro­blema di indi­vi­dua­zione di nuovi modelli di busi­ness da parte degli edi­tori? E’ il digi­tale, Inter­net, che hanno cau­sato la crisi di que­sta pro­fes­sione o la spie­ga­zione è un’altra?

Esi­ste sem­pre un biso­gno di curare l’informazione solo che il modello edi­to­riale nove­cen­te­sco è diven­tato irrea­li­stico sia per rispon­dere al biso­gno infor­ma­tivo in tempo reale dei let­tori (spet­ta­tori, ecc.), che per quanto riguarda i lin­guaggi usati e la capa­cità di sin­to­niz­zarsi con temi/contesti di let­tura (visione, ecc.). Quindi la crisi ricade sia sul modello edi­to­riale che sulla pro­fes­sione in sé. Il web fa da acce­le­ra­tore di una muta­zione che incro­cia dispo­ni­bi­lità di con­te­nuti e neces­sità di fil­trag­gio e cura.

Le infor­ma­zioni stanno su Twit­ter ed il pub­blico su Face­book. L’impatto di social media e social net­work come sta cam­biando il gior­na­li­smo ed il mestiere del giornalista?

Non credo che le infor­ma­zioni stiano su Twit­ter, solo che su Twit­ter abbiamo la sen­sa­zione di vederle emer­gere men­tre su Face­book hanno senso se e per­ché fini­scono nel flusso dell’utente. Pro­getti come Paper di Face­book mostrano come sarà pos­si­bile inte­grare flussi sociali e news e spe­ri­men­tare la realtà della social news in modi più com­plessi. Al momento, se pen­siamo all’Italia, l’élite politico-giornalistica che abita su Twit­ter auto­le­git­tima que­sto come ambiente infor­ma­tivo che però è sem­pre più distac­cato dal pub­blico non eli­ta­rio delle news. Imma­gino avremo tra­sfor­ma­zioni presto.

Il digi­tale è uno stru­mento in più e molto potente, non la causa della crisi - Mafe De Baggis

Mafe De Baggis

Qual è l’impatto dei media digi­tali sul giornalismo?

Un aumento degli stru­menti a dispo­si­zione per tro­vare, veri­fi­care, rac­con­tare e met­tere a dispo­si­zione noti­zie, dati e appro­fon­di­menti. Que­sto incre­di­bile aumento di pos­si­bi­lità è dispo­ni­bile per tutti, non solo per i pro­fes­sio­ni­sti, che hanno quindi un’opportunità in più per dimo­strare il pro­prio talento e l’importanza di un metodo pro­fes­sio­nale nel rac­conto dei fatti.

Il citi­zen jour­na­lism, il gior­na­li­smo par­te­ci­pa­tivo, è alleato o rivale dei gior­na­li­smo professionale?

In teo­ria un alleato, spesso viene per­ce­pito come un rivale e la dif­fe­renza la fanno i pro­cessi con cui il gior­na­li­smo par­te­ci­pa­tivo arriva al pub­blico: può essere in modo spon­ta­neo e fram­men­tato, inca­na­lato e veri­fi­cato in modo cor­retto o con­fi­nato in riserve indiane. A mio parere è impor­tante distin­guere tra com­mento per­so­nale e pro­du­zione di noti­zie vere e pro­prie: in entrambi i casi il “citi­zen” andrebbe con­si­de­rato come una fonte e come tale trattato .

La soprav­vi­venza dei mestieri legati alla scrit­tura, del gior­na­li­smo, è pro­fon­da­mente legata alla capa­cità di rin­no­varsi e di adat­tarsi alla tec­no­lo­gica e ai nuovi metodi di lavoro da essa impo­sti. Nascono nuove pro­fes­sio­na­lità che un tempo non esi­ste­vano quali il “Social Media Edi­tor” o il “Data Jour­na­list” per fare due esempi. Quali le pro­fes­sio­na­lità richie­ste, il neces­sa­rio livello di spe­cia­liz­za­zione? E quale, se pos­si­bile a defi­nirsi, tra tutte la più importante?

Io penso che que­ste nuove pro­fes­sio­na­lità siano tran­si­to­rie e che con il tempo ver­ranno incor­po­rate nelle buone pra­ti­che gior­na­li­sti­che. Un gior­na­li­sta di talento deve saper rac­con­tare la sua sto­ria anche sui social media e deve saper modu­lare i toni e i tempi della sua dispo­ni­bi­lità, così come deve capire se e quando i dati pos­sono aiu­tarlo nel sostan­ziare una noti­zia, un arti­colo, un repor­tage e impa­rare a lavo­rare con chi sa dare vita ai dati, e cioè gra­fici e svi­lup­pa­tori, esat­ta­mente come sa lavo­rare con un foto­grafo o un ope­ra­tore. La pro­fes­sio­na­lità più impor­tante per me in que­sto momento è la con­sa­pe­vo­lezza del cam­bia­mento più grande di tutti: la diversa gestione del tempo di un mezzo che è sia imme­diato sia eterno, non pro­du­ciamo più con­te­nuti usa e getta come quelli di un quo­ti­diano o di un tele­gior­nale, pro­du­ciamo con­te­nuti che restano e sono indi­ciz­zati e facil­mente repe­ri­bili. Più che social e data ai gior­na­li­sti dei media tra­di­zio­nali manca il senso del tempo e del con­te­sto nel tempo.

Quali sono “gli attrezzi del mestiere” per i pro­fes­sio­ni­sti dell’informazione, per i giornalisti?

Un tac­cuino, car­ta­ceo o digi­tale, la capa­cità di andare oltre la prima impres­sione, il biso­gno di capire come stanno le cose, la capa­cità di pren­dere appunti anche visivi e di cogliere il qui e ora insieme al contesto.

E’ il gior­na­li­smo ed il mestiere di gior­na­li­sta ad essere in crisi oppure è solo un pro­blema di indi­vi­dua­zione di nuovi modelli di busi­ness da parte degli editori?

In crisi è l’idea dell’autorità dell’autore, come sap­piamo da prima di Inter­net: oggi per essere auto­re­vole e per spin­gere le per­sone ad aprire il por­ta­fo­gli devi dare qual­cosa in più di quello che trovi gratis.

E’ il digi­tale, Inter­net, che hanno cau­sato la crisi di que­sta pro­fes­sione o la spie­ga­zione è un’altra?

È cam­biata la società intera ed è cam­biata più per la pil­lola anti­con­ce­zio­nale e i voli low cost che per il digi­tale; chi rac­conta que­sta società non può restare lo stesso e il digi­tale è uno stru­mento in più e molto potente, non la causa della crisi.

Le infor­ma­zioni stanno su Twit­ter ed il pub­blico su Face­book. L’ impatto di social media e social net­work come sta cam­biando il gior­na­li­smo ed il mestiere del giornalista?

Non sono d’accordo con que­sta distin­zione: le infor­ma­zioni su Twit­ter sono quelle già tro­vate e dif­fuse, un gior­na­li­sta dovrebbe andare a cac­cia di sto­rie non ancora rac­con­tate. Come dicevo già prima i cit­ta­dini sui social media sono fonti e come tali vanno trat­tate: un tempo si andava per strada, oggi biso­gna con­ti­nuare a farlo ma le strade sono anche digi­tali, a saper andare oltre le comode appa­renze e semplificazioni.

Dovendo fare una pre­vi­sione, quale sce­na­rio per l’informazione italiana?

Vedo sem­pre più sin­gole voci fare la dif­fe­renza rispetto alle grandi reda­zioni, è pos­si­bile che vedremo nascere e cre­scere testate agili che valo­riz­zano que­ste voci. Un esem­pio? http://www.pianoinclinato.it/

In crisi è il modello di busi­nessLuca Conti

luca-conti

Qual è l’impatto dei media digi­tali sul giornalismo?

Dirom­pente. Il gior­na­li­smo è digi­tale ormai, su più piat­ta­forme, inte­grate tra loro 

Il citi­zen jour­na­lism, il gior­na­li­smo par­te­ci­pa­tivo, è alleato o rivale dei gior­na­li­smo professionale?

Un alleato, se anch’esso inte­grato nel flusso e nelle relazioni

La soprav­vi­venza dei mestieri legati alla scrit­tura, del gior­na­li­smo, è pro­fon­da­mente legata alla capa­cità di rin­no­varsi e di adat­tarsi alla tec­no­lo­gica e ai nuovi metodi di lavoro da essa impo­sti. Nascono nuove pro­fes­sio­na­lità che un tempo non esi­ste­vano quali il “Social Media Edi­tor” o il “Data Jour­na­list” per fare due esempi. Quali le pro­fes­sio­na­lità richie­ste, il neces­sa­rio livello di spe­cia­liz­za­zione? E quale, se pos­si­bile a defi­nirsi, tra tutte la più importante?

Non sono per una spe­cia­liz­za­zione spinta. Biso­gne­rebbe destreg­giarsi bene con il digi­tale a 360 gradi, o quasi. La più impor­tante diventa la capa­cità di restare sem­pre aggior­nati, saper inter­cet­tare e seguire le tendenze.

Quali sono “gli attrezzi del mestiere” per i pro­fes­sio­ni­sti dell’informazione, per i giornalisti?

Un blog, un aggre­ga­tore di feed RSS (Feedly), Twit­ter, Lin­ke­dIn, uno smart­phone, un tablet, un ebook rea­der, Han­gout di Google

E’ il gior­na­li­smo ed il mestiere di gior­na­li­sta ad essere in crisi oppure è solo un pro­blema di indi­vi­dua­zione di nuovi modelli di busi­ness da parte degli editori?

In crisi è il modello di business

E’ il digi­tale, Inter­net, che hanno cau­sato la crisi di que­sta pro­fes­sione o la spie­ga­zione è un’altra?

Il digi­tale ha solo acce­le­rato una ten­denza e abi­li­tato nuovi sce­nari, non neces­sa­ria­mente negativi .

Le infor­ma­zioni stanno su Twit­ter ed il pub­blico su Face­book. L’impatto di social media e social net­work come sta cam­biando il gior­na­li­smo ed il mestiere del giornalista?

Cam­biano le piazze e le fonti, ma non certo il metodo

Dovendo fare una pre­vi­sione, quale sce­na­rio per l’informazione italiana?

Meno carta, più digi­tale e più tele­vi­sione, anche online. Più spa­zio alle opi­nioni, alle firme, ai blog­ger e meno ai dino­sauri che non sanno usare que­sti mezzi.

Abban­do­narsi alla Rete per com­pren­dere i mec­ca­ni­smi di pro­du­zione del valore - Ser­gio Maistrello

Sergio Maistrello

Qual è l’impatto dei media digi­tali sul giornalismo?

Dal punto di vista del metodo nes­suno: il gior­na­li­smo resta quello che è sem­pre stato, una fun­zione vitale per la società che con­ti­nua ad ade­guarsi nei decenni a canali e gram­ma­ti­che dif­fe­renti. Cam­biano le pra­ti­che, i ruoli ope­ra­tivi, i modelli di busi­ness, ma il gior­na­li­smo resta e resta se stesso. I media digi­tali stanno pro­muo­vendo soprat­tutto un sano ritorno all’artigianato, dopo trent’anni di esa­spe­ra­zioni industriali.

Il citi­zen jour­na­lism, il gior­na­li­smo par­te­ci­pa­tivo, è alleato o rivale dei gior­na­li­smo professionale?

Un grande alleato. Posto che fatico sem­pre più a distin­guere un’informazione fatta da pro­fes­sio­ni­sti e un’informazione fatta da non pro­fes­sio­ni­sti. Tutti fanno infor­ma­zione, secondo diversi livelli di qua­lità, pre­ci­sione e indi­pen­denza. L’aspetto pro­fes­sio­nale suben­tra a un diverso livello, nella capa­cità e nella con­ti­nuità del pro­fes­sio­ni­sta di andare a fondo nelle que­stioni e assi­stere il fil­tro comu­ni­ta­rio dif­fuso della rete a far emer­gere il meglio, i dati di fatto, le noti­zie verificate.

La soprav­vi­venza dei mestieri legati alla scrit­tura, del gior­na­li­smo, è pro­fon­da­mente legata alla capa­cità di rin­no­varsi e di adat­tarsi alla tec­no­lo­gica e ai nuovi metodi di lavoro da essa impo­sti. Nascono nuove pro­fes­sio­na­lità che un tempo non esi­ste­vano quali il “Social Media Edi­tor” o il “Data Jour­na­list” per fare due esempi. Quali le pro­fes­sio­na­lità richie­ste, il neces­sa­rio livello di spe­cia­liz­za­zione? E quale, se pos­si­bile a defi­nirsi, tra tutte la più importante?

La dote più impor­tante è tenersi aggior­nati e con­ti­nuare a stu­diare con curio­sità: una dut­ti­lità alla for­ma­zione per­so­nale per­ma­nente, la voglia di spor­carsi le mani, di impa­rare sba­gliando. Non sono mate­rie sta­bi­liz­zate, evol­vono in con­ti­nua­zione. Sono create in con­ti­nua­zione e in modo col­la­bo­ra­tivo dalle per­sone che le stu­diano. La for­ma­zione pro­fes­sio­nale può essere sol­tanto scin­tilla, poi il fuoco va tenuto acceso con i pro­pri mezzi e la pro­pria costanza. Le spe­cia­liz­za­zioni pas­sano e pas­se­ranno in fretta, si cale­ranno natu­ral­mente nella pro­fes­sio­na­lità che verrà data per scon­tata in un addetto pro­fes­sio­nale all’informazione, come oggi sono scon­tate la video­scrit­tura, la
pub­bli­ca­zione in inter­net o la comu­ni­ca­zione via email.

Quali sono “gli attrezzi del mestiere” per i pro­fes­sio­ni­sti dell’informazione, per i giornalisti?

La curio­sità, la capa­cità di andare a fondo nelle que­stioni trat­tate, una certa pre­di­spo­si­zione alle rela­zioni e, sem­pre più, specializzazione.

E’ il gior­na­li­smo ed il mestiere di gior­na­li­sta ad essere in crisi oppure è solo un pro­blema di indi­vi­dua­zione di nuovi modelli di busi­ness da parte degli editori?

È un pro­blema di busi­ness, che siamo lon­tani dal risol­vere per­ché con­ti­nuiamo ad appli­care schemi men­tali e pro­cessi edi­to­riali che appar­ten­gono a media pre­ce­denti. È neces­sa­rio abban­do­narsi ai pro­cessi – sem­plici, ma con­tro­in­tui­tivi – della rete per capire fino in fondo la rete, per com­pren­dere i mec­ca­ni­smi di pro­du­zione del valore e imma­gi­nare come tra­sfor­marli in ren­dita economica.

E’ il digi­tale, Inter­net, che hanno cau­sato la crisi di que­sta pro­fes­sione o la spie­ga­zione è un’altra?

È la non com­pren­sione della strut­tura di base e dei mec­ca­ni­smi della rete.

Le infor­ma­zioni stanno su Twit­ter ed il pub­blico su Face­book. L’impatto di social media e social net­work come sta cam­biando il gior­na­li­smo ed il mestiere del giornalista?

In realtà dal mio punto di vista è un unico grande canale, in cui cir­co­lano come liquidi fram­menti di infor­ma­zione liberi di ricom­bi­narsi secondo neces­sità e prio­rità indi­vi­duali. I social net­work acce­le­rano la scom­po­si­zione dell’informazione in fram­menti e mas­si­miz­zano il pro­cesso crea­tivo indi­vi­duale nel ricom­bi­narli. Ma di per sé non cam­biano né il gior­na­li­smo in sé né il mestiere di gior­na­li­sta. Cam­biano i for­mati, le logi­che ope­ra­tive, le gram­ma­ti­che, il ruolo in rela­zione alla comu­nità delle per­sone interconnesse.

Dovendo fare una pre­vi­sione, quale sce­na­rio per l’informazione italiana?

Con­ti­nuerà a sba­gliare a lungo. Poi forse un giorno uno dei mag­giori gior­nali online si affran­cherà dalla tiran­nia insen­sata delle metri­che quan­ti­ta­tive e aprirà una fase nuova. Pati­remo sem­pre, però, l’ appar­te­nenza a un’ enclave lin­gui­stica di dimen­sioni molto con­te­nute, inca­pace di con­net­tersi alle grandi con­ver­sa­zioni inter­na­zio­nali, di arric­chir­sene e di contribuirvi.

Il gior­na­li­smo ci sarà sem­pre, in crisi sono gli edi­tori Ste­fano Quintarelli

stefano quintarelli

Qual è l’impatto dei media digi­tali sul giornalismo?

Vedi Le ONLUS dell’informazione

Il citi­zen jour­na­lism, il gior­na­li­smo par­te­ci­pa­tivo, è alleato o rivale dei gior­na­li­smo professionale?

Com­ple­mento

La soprav­vi­venza dei mestieri legati alla scrit­tura, del gior­na­li­smo, è pro­fon­da­mente legata alla capa­cità di rin­no­varsi e di adat­tarsi alla tec­no­lo­gica e ai nuovi metodi di lavoro da essa impo­sti. Nascono nuove pro­fes­sio­na­lità che un tempo non esi­ste­vano quali il “Social Media Edi­tor” o il “Data Jour­na­list” per fare due esempi. Quali le pro­fes­sio­na­lità richie­ste, il neces­sa­rio livello di spe­cia­liz­za­zione? E quale, se pos­si­bile a defiirsi, tra tutte la più importante?

Anche il pro­gram­ma­tore in reda­zione, come una volta i poli­gra­fici, per fare cose a mag­giore enga­ge­ment. Il com­mu­nity mana­ger e il traf­fic mana­ger (e quest’ultimo il piu’ importante)

Quali sono “gli attrezzi del mestiere” per i pro­fes­sio­ni­sti dell’informazione, per i giornalisti?

Inter­net

E’ il gior­na­li­smo ed il mestiere di gior­na­li­sta ad essere in crisi oppure è solo un pro­blema di indi­vi­dua­zione di nuovi modelli di busi­ness da parte degli editori?

Il gior­na­li­smo ci sara’ sem­pre (vedi post citato sopra); in crisi strut­tu­rale sono gli edi­tori
– L’erba del vicino: Anche gli edi­tori por­to­ghesi vogliono che Goo­gle paghi come in Fran­cia ma Goo­gle non vuole

E’ il digi­tale, Inter­net, che hanno cau­sato la crisi di que­sta pro­fes­sione o la spie­ga­zione è un’altra?

a. Vedi due link pre­ce­denti
b. Il mestiere dell’editore è cam­biato. Edi­tore è colui che mone­tizza l’ atten­zione del cliente.

Le infor­ma­zioni stanno su Twit­ter ed il pub­blico su Face­book. L’impatto di social media e social net­work come sta cam­biando il gior­na­li­smo ed il mestiere del giornalista?

a. Entrambi devono essere usati per por­tare traf­fico sul sito dell’editore
b. Entrambi sono con­cor­renti dell’ edi­tore
c. Ahi! Quell’editore che regala il suo pub­blico ai concorrenti

Dovendo fare una pre­vi­sione, quale sce­na­rio per l’informazione italiana?

a. Vedi link pre­ce­denti
b. Ciao!

Keep Calm Attention

tweet
Pubblicato il 17 settembre 2014 by Pier Luca Santoro

Reach, Frequency ed Engagement su Twitter

Si sa poco sul metodo che Twit­ter uti­lizza per iden­ti­fi­care i tren­ding topic che ci pro­pone. L’algoritmo è troppo impor­tante per essere divul­gato al pub­blico dal momento che i suoi risul­tati influen­zano l’attenzione di milioni di indi­vi­dui e carat­te­riz­zano pro­fon­da­mente il pro­filo del social net­work come ser­vi­zio d’informazione in tempo reale.

Human High­way ha costruito uno stru­mento, Twi­tline, e sta coin­vol­gendo un cam­pione di 3.000 indi­vi­dui all’interno del quale si tro­vano utenti abi­tuali di Twit­ter. Un sistema di data grab­bing e di par­sing ela­bora le infor­ma­zioni pre­senti sulle time­line degli utenti sotto osser­va­zione e orga­nizza le infor­ma­zioni in un data­base, con una fre­quenza di aggior­na­mento di un’ora.

Le prime ana­lisi mostrano che per diven­tare trendy un topic deve gene­ral­mente rag­giun­gere velo­ce­mente una quota signi­fi­ca­tiva di utenti che inte­ra­gi­scono con i tweet ad esso asso­ciati. Anche pic­cole por­zioni di tweet [punti per mille dei tweet pro­dotti in un deter­mi­nato lasso di tempo] danno ori­gine a tren­ding topic.

I tren­ding topic non sono una misura di popo­la­rità di un topic ma una misura dell’accelerazione della sua popo­la­rità nel breve periodo. Inol­tre, la reach di un hash­tag non dipende in modo uni­voco dal numero di Tweet che la men­zio­nano ma dalla popo­la­rità degli account che la diffondono.

Il riqua­dro con i dati di Twi­tLine si aggiorna auto­ma­ti­ca­mente ogni giorno alle 4 del mattino.I risul­tati pre­sen­tano i 50 hash­tag più popo­lari ieri sul Twit­ter ita­liano [ovvero gli hash­tag con il mag­gior reach quo­ti­diano]  e sono sem­pre rife­riti al giorno pre­ce­dente. Gli hash­tag sono ordi­na­bili per valori di reach, fre­quency ed enga­ge­ment e lin­kano al Twit­ter stream a cui si riferiscono.

Tool inte­res­sante sia a livello di sin­tesi infor­ma­tiva che per una miglior com­pren­sione dei tren­ding topics.

SMM Foto
Pubblicato il 16 settembre 2014 by Pier Luca Santoro

Dimenticatevi Tutto Quello che Sapevate sui Social Media

La pre­sen­ta­zione sot­to­stante: “For­get eve­ry­thing you knew about social media” fa il punto sul social media mar­ke­ting in maniera tanto scan­zo­na­to­ria quanto efficace.

Sono 7 i prin­ci­pali takea­ways che vale la pena di tenere a mente:

  1. Il social web NON è gratis
  2. Il web è social: Non avete scelta
  3. Le regole del gioco non sono cam­biate ma si sono evolute
  4. Non agite come se ave­ste una com­mu­nity e/o dei fan
  5. Inte­grate comu­nità verticali
  6. Il social web è una fonte di grande conoscenza
  7. La “kil­ler app”: Costruire rela­zioni umane

 

“Bonus track”: Pay to play: the end of free social media mar­ke­ting? Pub­bli­cato ieri sul Guardian.

Tipo di Contenuti Condivisi
Pubblicato il 8 settembre 2014 by Pier Luca Santoro

Motivazioni per le Condivisioni Social

Sur­vey­Mon­key e Social@Ogilvy tra aprile e giu­gno 2014 hanno esa­mi­nato le moti­va­zioni che spin­gono le per­sone a con­di­vi­dere con­te­nuti sui social. Sono state inter­vi­state 6500 per­sone in 16 nazioni del mondo. Il rap­porto dei risul­tati aiuta a comprendere:

  • Le ragioni e le moti­va­zioni che spin­gono le per­sone a con­di­vi­dere con­te­nuti online
  • Le dif­fe­renze locali e cul­tu­rali tra i diversi Paesi
  • Come aumen­tare la pro­ba­bi­lità che i pro­pri con­te­nuti siano condivisi

Le emo­zioni sono il dri­ver prin­ci­pale che spinge le per­sone a con­di­vi­dere. Il tipo di con­te­nuto più con­di­viso che gli inter­vi­stati hanno mostrato inte­resse a dif­fon­dere è rela­tivo ad arti­coli infor­ma­tivi o edu­ca­tivi. In seconda bat­tuta sono invece con­te­nuti umo­ri­stici, diver­tenti, quelli che hanno un mag­gior numero di condivisioni.

Tipo di Contenuti Condivisi

I con­te­nuti for­te­mente pro­mo­zio­nali, quali gli annunci pub­bli­ci­tari, hanno una bas­sis­sima pos­si­bi­lità di essere con­di­visi dalle persone.

La fonte dei con­te­nuti è secon­da­ria rispetto al valore del con­te­nuto. Le aziende top of mind nella pro­du­zione di con­te­nuti non sono quelle a cui tra­di­zio­nal­mente viene attri­buito que­sto ruolo: i media.

La qua­lità del con­te­nuto è dun­que fon­da­men­tale se si vuole favo­rire la con­di­vi­sione dello stesso. Le imprese stanno [di]mostrando una capa­cità supe­riore ai media nella pro­du­zione di con­te­nuti d’interesse per le per­sone. Se la vostra impresa opera a livello inter­na­zio­nale adat­tate, per­so­na­liz­zate, il mes­sag­gio in base a cul­tura ed atti­tu­dini locali.

Emotional-Sentiment-Most-Shared-Articles-SocNets-Aug2014
Pubblicato il 2 settembre 2014 by Pier Luca Santoro

Il Sentiment degli Articoli più Condivisi sui Social

Un nuovo stu­dio, con­dotto da Fractl in col­la­bo­ra­zione con Buzz­Sumo, ha ana­liz­zato 2.6 miliardi di con­di­vi­sioni di 1 milione di arti­coli più con­di­visi nella prima metà del 2014 per iden­ti­fi­care il sen­ti­mento emo­zio­nale degli arti­coli migliori di essere con­di­visi sui prin­ci­pali social network.

I trend non sono asso­lu­ta­mente omo­ge­nei sia in ter­mini di edi­tori che hanno otte­nuto la mag­gior evi­denza, il mag­gior numero di con­di­vi­sioni, che a livello di tipo­lo­gia di arti­coli, di sen­ti­ment, a seconda dei diversi social.

La tavola di sin­tesi sot­to­stante mostra le dif­fe­renze di rac­colta di evi­denza da parte dei diversi edi­tori in base ai diversi social presi in considerazione.

Publishers Condivisioni

Tra i 5 prin­ci­pali social net­work ana­liz­zati, Face­book ha domi­nato con il 81,9% del totale delle azioni gene­rate, come pre­ve­di­bile. È inte­res­sante notare, però, degli arti­coli più con­di­visi su Face­book, solo il 36% sono stati con­si­de­rati a sen­ti­mento posi­tivo, rispetto al 47% nega­tivo [con il resto neu­tro]; all’estremo oppo­sto si col­loca Lin­ke­din dove invece la posi­ti­vità è del 70%.

Tre le varia­bili da considerare:

  • Mag­giore è il di con­di­vi­sioni per social, mag­giore è la ten­denza per il sen­ti­mento degli arti­coli ad essere negativo;
  • Il con­te­nuto poli­tico è più atti­va­mente con­di­viso su Face­book e Twit­ter — con il sen­ti­mento gene­rale più nega­tivo — e molto meno su Lin­ke­din e Pin­te­rest [quelli con il sen­ti­ment più positivo];
  • In ambito più stret­ta­mente pro­fes­sio­nale, su Lin­ke­din, pre­vale, come evi­den­ziato, la posi­ti­vità. È un’indicazione non tra­scu­ra­bile sul tono di voce, sul lin­guag­gio e sugli argomenti.

Emotional-Sentiment-Most-Shared-Articles-SocNets-Aug2014

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