social media

Desktop Advertising
Pubblicato il 19 giugno 2014 by Pier Luca Santoro

Digital Advertising

Magna Glo­bal e Zeni­thOp­ti­me­dia hanno rila­sciato le pre­vi­sioni di sce­na­rio degli inve­sti­menti pub­bli­ci­tari a livello mondiale.

Per l’immediato futuro, per l’anno in corso, Zeni­thOp­ti­me­dia pre­vede che le nazioni di quella che defi­ni­sce l’Europa peri­fe­rica, e che [sigh!] include l’Italia, sono nega­tive. Si tratta dell’unica area del mondo nella quale gli inve­sti­menti in adver­ti­sing con­ti­nue­ranno  a calare. Per il periodo 2013 — 2016 sarà l’Europa, insieme al Giap­pone, l’area con il minor svi­luppo. Le pre­vi­sioni sono di una cre­scita tra il 2 ed il 3%.

In que­sto sce­na­rio cam­bia ovvia­mente il peso dei diversi mezzi con Inter­net in con­ti­nuo svi­luppo e la carta stam­pata [ma in parte anche la tele­vi­sione] in calo.

Global Ad SpendingPer quanto riguarda spe­ci­fi­ca­ta­mente la cre­scita degli inve­sti­menti pub­bli­ci­tari online search, social e mobile hanno una ten­denza posi­tiva men­tre invece il display è in calo.

I ban­ner non fun­zio­nano e gli inve­sti­tori pub­bli­ci­tari, le aziende se ne ren­dono sem­pre più conto. È anche que­sto un forte segnale, un ulte­riore ele­mento rela­ti­va­mente alla effet­tiva pos­si­bi­lità da parte dei quo­ti­diani online di uscire dalla crisi gra­zie a pagine viste e click who­res.

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BuzzFeed Growth
Pubblicato il 18 giugno 2014 by Pier Luca Santoro

Tutto il Digitale in 11 Grafici

In occa­sione del festi­val inter­na­zio­nale della crea­ti­vità di Can­nes in corso in que­sti giorni  attra­verso Twit­ter [*] sono stati dif­fusi alcuni dati rela­ti­va­mente a diverse aree del digi­tale, dai trend dei gior­nali online all’uso dei social media per nazione, pas­sando per come le per­sone spen­dono il tempo online e molto altro ancora.

Ho pen­sato potesse avere un senso rac­co­glierle per avere una foto­gra­fia com­ples­siva. Ah, se posso, NON fate mai una lista di dieci punti.

Come le per­sone pas­sano il tempo online:

Tempo speso online world

La cre­scita espo­nen­ziale di Buz­z­Feed. Ora la seconda testata più letta al mondo:

BuzzFeed Growth

Uti­lizzo dei media è diverso dall’influenza che hanno [stam­pa­te­velo ed appen­de­telo in ufficio]:

Media Usage

Il futuro dell’online adv è social [sot­to­ti­tolo: che i gior­nali lascino ogni spe­ranza di cam­pare con ban­ner sul loro sito]:

Social Ads

Da dove è venuta la cre­scita nell’adv online:

Adv Online

Uti­lizzo per genere dei diversi social nel Mondo [e det­ta­glio Bra­sile, Cina, Fran­cia, UK & USA]:

Uso Social Per sesso

A mag­gior gran­dezza dello schermo equi­vale un mag­gior con­sumo di dati [ovvero un mag­gior uti­lizzo della Rete]:

Size screen

Le 10 nazioni con il mag­gior numero di utenti attivi su Pin­te­rest:

Pinterest Top 10

Uti­lizzo da mobile app di Vine Vs You­Tube nel Mondo:

Vine Vs YouTube

Uti­lizzo multi-piattaforma della Rete e rela­zione con i brand:

Brand Multipiattaforma

Valore dei dati per­so­nali e rela­zione con i brand:

Personal Data e Brand

[*] Ogni imma­gine con­tiene link a fonte ori­gi­nale per rico­no­sci­mento credits.

Giornale Yara
Pubblicato il 17 giugno 2014 by Pier Luca Santoro

La Strategia dei Click de Noantri

Anche que­sto mese appun­ta­mento con la rubrica “de noan­tri” [per leg­gere le pun­tate pre­ce­denti inse­rire il ter­mine “de noan­tri” nel motore di ricerca interno], defi­ni­zione roma­ne­sca nella quale ho pen­sato abbia un senso far rica­dere “il peg­gio di” per una volta al mese.

Che la stra­grande mag­gio­ranza dei fan delle pagine Face­book dei quo­ti­diani si limiti a leg­gere titolo e sot­to­ti­tolo della noti­zia senza clic­care, senza andare sul sito a leg­gere l’articolo inte­grale, è un dato di fatto. Lo è altret­tanto l’ultilizzo pre­va­lente da parte delle testate che non mirano a fare enga­ge­ment e senso di com­mu­nity ma il cui unico fine è quello di “dra­gare” traf­fico, di por­tare traf­fico ai loro siti web.

È così che chi gesti­sce la pagina Face­book de «Il Gior­nale» quando viene dif­fusa la noti­zia dell’arresto del pre­sunto assas­sino di Yara Gam­bi­ra­sio tra­sforma la que­stione in un quiz, in una domanda il cui obiet­tivo è chia­ra­mente quello di far si che le per­sone clic­chino al link per cono­scerne la risposta.

Giornale Yara

Ci sono due aspetti che vale la pena di sot­to­li­neare in que­sta squal­lida vicenda.

In pri­mis, se su noti­zie “leg­gere”, a pre­scin­dere da altre con­si­de­ra­zioni, un com­por­ta­mento di que­sto tipo è legit­timo, cer­ta­mente nel caso dell’assassinio di una ragaz­zina non lo è. Non è que­sto il tipo di noti­zia con cui si può “gio­care”. Il con­si­glio di disci­plina dei gior­na­li­sti dovrebbe san­zio­nare la testata.

Il con­su­ma­tore non è uno stu­pido. Il con­su­ma­tore è tua moglie. Lo diceva con il con­sueto buon senso David Ogilvy, uno dei più grandi pub­bli­ci­tari di ogni tempo. Infatti le rea­zioni non si sono fatte atten­dere ed i com­menti — non mode­rati, pieni di vol­ga­rità, senza alcuna inte­ra­zione da parte di chi gesti­sce la pagina, come d’abitudine - sono tutti di stampo nega­tivo al trat­ta­mento della notizia.

Al netto di tutto dun­que, l’idea di atti­rare la gente al sito in que­sto modo non ha fun­zio­nato e la brand repu­ta­tion della testata ne è risul­tata danneggiata.

La stra­te­gia dei click de noantri…

Giornale commenti

News Italy
Pubblicato il 13 giugno 2014 by Pier Luca Santoro

Digital News Report 2014

Il Reu­ters Insti­tute for the Study of Jour­na­lism ha rila­sciato i risul­tati  della terza edi­zione del suo stu­dio annuale “Digi­tal News Report”, stu­dio sulle abi­tu­dini di con­sumo dell’informazione online/digitale in Europa, Ita­lia com­presa, Stati Uniti, Bra­sile e Giappone.

Lo stu­dio è stato con­dotto tra gen­naio e feb­braio di quest’anno. Prende in con­si­de­ra­zione sola­mente coloro che con­su­mano infor­ma­zione e che hanno accesso ad inter­net. Per quanto riguarda spe­ci­fi­ca­ta­mente il nostro Paese si tratta della nazione con la minor pene­tra­zione della Rete tra le dieci prese in con­si­de­ra­zione come mostra la sezione dedi­cata alla meto­do­lo­gia della ricerca. È esclusa quindi poco meno della metà della popo­la­zione italiana.

All’interno del rap­porto si dedi­cano poche righe di focus al sistema media­tico di cia­scuna nazione. Per quanto riguarda l’Italia, i cui appro­fon­di­menti sono a cura di Nicola Bruno, si legge:

Sil­vio Berlusconi’s Media­set empire ope­ra­tes Italy’s top pri­vate TV sta­tions, and the public broa­d­ca­ster, Rai, has also been sub­ject to poli­ti­cal influence. Tele­vi­sion remains the main source of news for the bulk of the popu­la­tion. The Ita­lian press is highly regio­na­li­sed, reflec­ting the country’s history and cha­rac­ter. Most new­spa­pers are pri­va­tely owned, often lin­ked to a poli­ti­cal party, or run by a large media group. Print new­spa­per rea­der­ship figu­res are low com­pa­red to many Euro­pean countries.

Il rap­porto si com­pone di 96 pagine. Come di abi­tu­dine, se il tema vi inte­ressa, che sia a titolo per­so­nale o pro­fes­sio­nale, con­si­glio cal­da­mente la let­tura inte­grale dello stu­dio al di là della mia per­so­nale sin­tesi ed interpretazione.

Com­ples­si­va­mente emerge come sia pros­sima una seconda ondata di tra­sfor­ma­zione con impli­ca­zioni pro­fonde per i player dell’industria dell’informazione.

Nono­stante una cre­scente frui­zione delle news da smart­phone e tablet [il 39% delle per­sone uti­lizza almeno due device ed il 12% tre o più] l’utilizzo delle app pro­prie­ta­rie delle diverse testate resta asso­lu­ta­mente marginale.

Solo l’11% di coloro che sono inte­res­sati all’informazione — e hanno accesso alla Rete — hanno pagato per news online/digital nel 2013. Teo­ri­ca­mente l’Italia, dopo il Bra­sile, è la nazione con la mag­gior pro­pen­sione al paga­mento delle noti­zie; vedendo le per­cen­tuali, net­ta­mente infe­riori, delle altre nazioni si capi­sce quanto neces­sa­ria sia un abbon­dante tara­tura tra dichia­rato e rea­liz­zato. In caso di dubbi basti vedere l’andamento effet­tivo delle ven­dite di copie digi­tali.

L’Italia, secondo quanto dichia­rato, è tra le nazioni con il mag­gior tasso di coloro che affer­mano di aver pagato per avere infor­ma­zione in for­mato digi­tale [13%]. La stra­grande mag­gio­ranza di que­sti acqui­sta “one shot”. Ulte­riore ele­mento di rifles­sione come sot­to­li­neavo esat­ta­mente un anno fa sul «Cor­riere della Sera».

L’Italia si con­ferma essere la nazione dove il canale pri­vi­le­giato di acqui­sto dei quo­ti­diani sono le edi­cole. Il 51% delle per­sone acqui­sta il gior­nale in un edi­cola nel nostro Paese [negli USA è l’ 11%]

Pagamento Notizie

Le noti­zie sono sem­pre più unbran­ded e la search ed i social diven­gono pre­po­ten­te­mente la porta d’ingresso ai siti web delle testate. In Ita­lia la search è la fonte di accesso alle noti­zie per il 59% dei rispon­denti [ancora con­vinti di voler fare la “guerra santa” a Goo­gle?], i social il 34%.

Per quanto riguarda i social, si con­ferma come il new­swire per eccel­lenza, Twit­ter, in realtà abbia un ruolo deci­sa­mente infe­riore a quello che gli addetti ai lavori ten­dono ad attri­bur­gli. La vera novità è Wha­tsApp, in par­ti­co­lare per l’Italia dove l’utilizzo [anche per otte­nere noti­zie] è del 13% ver­sus il 10% di Twitter.

Social Network for News

Insieme al Bra­sile è l’Italia il Paese nel quale le per­sone hanno una mag­giore pro­pen­sione ad uti­liz­zare i social per la frui­zione d’informazione. I milioni di fan alle pagine delle diverse testate, per come ven­gono gestiti, non ser­vono ad altro che ad ali­men­tare i ricavi di Zuc­ker­berg & Co. Basti vedere, in assenza di altri dati o di uti­lizzo di piat­ta­forme spe­ci­fi­che di moni­to­rag­gio, il rap­porto tra numero di fan, pur con tutte le tara­ture sulla reach effet­tiva, e gli accessi com­ples­sivi al sito web cor­ri­spon­dente della testata o, peg­gio, la ven­dita di copie car­ta­cee, per veri­fi­care quanto labile sia la relazione.

Credo che vada com­ple­ta­mente rivi­sto, ribal­tato l’approccio. È meglio avere cen­ti­naia di migliaia di per­sone delle quali non si sa nulla, che non leg­gono e che com­men­tano a caso e fuori luogo o è meglio ridurre la quan­tità e sta­bi­lire una rela­zione, creare enga­ge­ment con coloro che interessano?

Per­so­nal­mente non credo pos­sano esserci dubbi sul pre­fe­rire la seconda scelta. Per un’ecologia dei social media ini­ziate, ini­ziamo, ad abbat­tere la fan base ed a capire cosa inte­ressa ai nostri let­tori, a misu­rare più il click trough che altri para­me­tri, a rela­zio­narci con loro, come ho già avuto modo di dire.

Social Media for News

Le noti­zie unbran­ded, senza marca distin­tiva, sono la deri­vata di una poli­tica scel­le­rata di gestione della marca con online che ha carat­te­ri­sti­che com­ples­si­va­mente non con­grue con quelle dell’omologa ver­sione car­ta­cea; in par­ti­co­lare in Ita­lia dove sono nette le dif­fe­renze. Per un pugno di click si svende la marca. Senza brand non c’è valore aggiunto, non c’è spe­ranza di soprav­vi­venza. Non è neces­sa­rio rifarsi al mar­ke­ting 3.0 di Kotler per saperlo, sta scritto alla prima pagina del “bigino” di que­sta disci­plina. Fate vobis.

Trovare Notizie

La scheda sull’Italia, a pagina 34 del rap­porto, sin­te­tizza le prin­ci­pali evi­denze per quanto riguarda il nostro Paese.

Top Brands News Italy

Altre sin­tesi del rap­porto ven­gono effet­tuate da Guar­dian [+], Poyn­ter, Nie­man Jour­na­lism Lab e BBC e molti altri ancora [ma leg­ge­tevi il rap­porto per farvi la vostra idea, eh!]

CIA NYBooks
Pubblicato il 9 giugno 2014 by Pier Luca Santoro

Buoni Motivi per NON Usare i Social Media

Come cer­ta­mente molti sapranno la CIA il 6 giu­gno scorso è sbar­cata su Twit­ter. Al momento della reda­zione di que­sto arti­colo ha già rac­colto 570mila fol­lo­wers ed il tweet di aper­tura dell’account, sotto ripor­tato, è stato quasi uni­ver­sal­mente defi­nito geniale dalla mag­gio­ranza delle per­sone, [sedi­centi] esperti di social media mar­ke­ting inclusi, otte­nendo 274mila ret­weet e 164mila pre­fe­riti non­chè il plauso della stampa di tutto il mondo.

Come scri­vevo a com­mento dell’ironico tweet pro­ba­bil­mente è sfug­gito ai più un aspetto fon­da­men­tale quello della reputazione.

La repu­ta­zione, di una per­sona, un’azienda o un brand, è tutto, è l’essenza ultima del valore, del cre­dito di cui gode e dun­que di ciò che è possibile. 

Ed infatti, dopo l’l’epic fail della poli­zia di New York, sono bastate solo due ore, men­tre i gior­nali, evi­den­te­mente con staff media­mente poco avezzo all’utilizzo della piat­ta­forma di micro­blog­ging, con­ti­nua­vano a lodare l’iniziativa, per otte­nere un effetto boomerang.

L’attacco è par­tito dall’account di NY Review of Books che ha ini­ziato a twit­tare diverse delle pra­ti­che non esat­ta­mente social e, altret­tanto, non pre­ci­sa­mente “poli­ti­cally cor­rect”, tutti con il mede­simo link ad un arti­colo sul pro­prio sito rela­tivo alle tec­ni­che usate negli inter­ro­ga­tori da parte dell’agenzia americana.

CIA NYBooks

Il giorno dopo è seguita Wiki­Leaks che ha pron­ta­mente ribat­tuto al secondo tweet della CIA, che dice che l’agenzia sta­tu­ni­tense è desi­de­rosa di con­di­vi­dere con il pub­blico infor­ma­zioni non sotto segreto, che invece loro sono asso­lu­ta­mente desi­de­rosi di con­di­vi­dere infor­ma­zioni segre­tate sul conto dell’agenzia di spio­nag­gio.

Alle volte ci sono dei buoni motivi per non usare in uscita i social media. L’ingresso della CIA su Twit­ter, che tante lodi ha rice­vuto, è una case study sulla repu­ta­zione [online] e motivi per NON usare i social.

Media-NYT-Upshot-Recession
Pubblicato il 6 giugno 2014 by Pier Luca Santoro

La Rivoluzione Digitale & La Crisi dei Media

Il «The New York Times» a fine aprile ha lan­ciato “The Upshot”, sito web inte­ra­mente dedi­cato all’analisi ed all’approfondimento di noti­zie par­tendo dai dati e dalla loro visua­liz­za­zione grafica.

Ieri al suo interno è stato pub­bli­catoHow the Reces­sion Resha­ped the Eco­nomy, in 255 Charts”, un lavoro di data jour­na­lism che è ridut­tivo defi­nire spettacolare.

Tra i diversi set­tori presi in esame non poteva man­care quello dei media. I due gra­fici sot­to­stanti dedi­cati alla rivo­lu­zione digi­tale ed ai diversi com­parti dei media foto­gra­fano in maniera eccel­lente l’evoluzione del set­tore nell’ultimo decennio.

Digital-Revolution-NYT

Media-NYT-Upshot-Recession

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Pubblicato il 5 giugno 2014 by Massimo Gentile

São Paulo: un esempio di giornalismo partecipativo per monitorare le linee della metropolitana

Uno stru­mento par­te­ci­pa­tivo per moni­to­rare in tempo reale la situa­zione della rete di metrò è una delle novità messe a dispo­si­zione degli utenti di San Paolo, Bra­sile, dal quo­ti­diano O Estado de São Paulo in occa­sione del lan­cio del resty­ling del pro­prio sito. La rete metro­po­li­tana di San Paolo oggi ha una esten­sione di una ottan­tina di chi­lo­me­tri e, con 67 sta­zioni distri­buite tra le 5 linee in cui è divisa, tra­sporta circa 5 milioni di per­sone al giorno. Ossia si tratta di un ser­vi­zio stra­te­gico visto che in pra­tica poco meno della metà della popo­la­zione della metro­poli bra­si­liana si muove in metrò.

Quello messo a punto da O  Estado de São Paulo è uno stru­mento sem­plice e effi­cace. Gra­zie a una part­ner­ship con Twit­ter e uti­liz­zando la piat­ta­forma Flo­wics tutte le infor­ma­zioni, foto com­prese, che appa­iono su Twit­ter col tag #Esta­dão­Me­trôSP ven­gono aggre­gate e ripor­tate in un pan­nello sud­di­viso per le cin­que linee della metro­po­li­tana. Ne viene fuori un qua­dro che riporta in tempo reale se la situa­zione di una linea è nor­male o meno, l’eventuale pro­blema veri­f­cato e quanto risul­tano piene le car­rozze di cia­scuna linea.

Ovvia­mente, come in tutti i casi di infor­ma­zione par­te­ci­pa­tiva è fon­da­men­tale il con­tri­buto degli utenti. Ma già al suo esor­dio, sabato 31 mag­gio, #Esta­dão­Me­trôSP si è mostrato come un stru­mento tre­men­da­mente effi­cace: in quel giorno un gua­sto di un treno della linea 3 (22 km in totale, la più estesa delle cin­que e che uni­sce lo sta­dio del Pal­mei­ras a quello tar­gato Fifa del Corin­thians) aveva pro­vo­cato una para­lisi di circa mezz’ora. Gra­zie alle segna­la­zioni via twit­ter ripor­tate da O Estado, non solo il gua­sto è stato ripa­rato, ma la società che gesti­sce la rete metro­po­li­tana si è tro­vata a dover aumen­tare il numero di vagoni in modo da smal­tire velo­ce­mente le file accu­mu­late nelle varie stazioni.

Un esem­pio di ser­vi­zio pub­blico utile e una forma intel­li­gente per inca­na­lare le segna­la­zioni dei lettori.

20140603 - dmh social_traffico da social
Pubblicato il 3 giugno 2014 by Pier Luca Santoro, Andrea Nelson Mauro

Fotografia dell’Informazione Online in Italia

L’elaborazione rea­liz­zata venerdì che foto­gra­fava le prin­ci­pali testate online ha destato grande inte­resse e par­te­ci­pa­zione in ter­mini di com­menti ai dati sui diversi social. In par­ti­co­lare il rilan­cio da parte di Arianna Cic­cone su Face­book ha gene­rato oltre 100 com­menti. Mi è sem­brato dove­roso appro­fon­dire ulte­rior­mente per ten­tare di dare una rispo­sta il più pos­si­bile strut­tu­rata alle con­si­de­ra­zioni emerse dal dibattito.

- Affi­da­bi­lità dati Audi­web:  Sulla par­zia­lità dei dati Audi­web ho avuto modo di scri­vere diverse volte. Anche dopo essermi con­fron­tato per­so­nal­mente con i diretti inte­res­sati. Direi che i due arti­coli pub­bli­cati tempo addie­tro sul tema restano attuali in attesa della total digi­tal audience” pro­messa da gen­naio di quest’anno che pare arrivi invece a luglio.

- Senza dati mobile non si può fare nes­suna rifles­sione cre­di­bile: I dati della ricerca di Human High­way, società di ana­lisi ed inda­gini online con la quale  Data­Me­dia­Hub col­la­bora da tempo, mostrano come l’audience esclu­si­va­mente da mobile si atte­sti intorno al 18% del totale media­mente per il com­parto delle news.  Sep­pure si tratti di circa un quinto dimo­strano come l’impatto della cre­scita della frui­zione di Inter­net in mobi­lità sia di gran lunga infe­riore a quella che si regi­stra per altri comparti.

Va segna­lato come Audi­web il dato mobile e tablet lo rileva già e anche da mesi ormai  nel cen­sua­rio interno ad uso e con­sumo degli edi­tori. Il fatto che il dato non sia ancora dispo­ni­bile pub­bli­ca­mente potrebbe essere la con­ferma dello scarso gra­di­mento da parte di alcuni.

HH Quotidiani Online

 

- Per­ma­nenza e Bounce Rate come indici da valu­tare: Cer­ta­mente sono indici che defi­ni­scono qua­li­ta­ti­va­mente una visita al sito web di un gior­nale. Se il tempo medio di per­ma­nenza era già stato pub­bli­cato la scorsa set­ti­mana, con­fer­mando come com­ples­si­va­mente il tempo dedi­cato alle noti­zie sia deci­sa­mente mar­gi­nale rispetto al totale del tempo speso su Inter­net dalle per­sone, ho appro­fon­dito rea­liz­zando un’ulteriore ela­bo­ra­zione che com­prende sia il bounce rate per cia­scuna testata che l’incidenza del traf­fico che arriva da social sul totale delle visite, inte­gran­dolo con il numero di fan su Face­book [che nor­mal­mente fatto 100 il traf­fico da social pesa almeno il 90%].

Il tasso di rim­balzo mag­giore per le testate tra­di­zio­nali, quelle che hanno una cor­ri­spon­dente ver­sione car­ta­cea, è per quo­ti­diano net [il pool di gior­nali locali di Mon­rif], men­tre tra le testate all digi­tal è per il net­work di Blogo.

È invece «Il Mat­tino» il gior­nale con la mag­gior inci­denza di traf­fico dai social. Testata a cui si affianca un altro par­te­no­peo: «Fan­Page» per i pure players. Se può essere apprez­za­bile la capa­cità di coin­vol­gi­mento, resta peri­co­losa, in ter­mini di poten­ziale vola­ti­lità, una così forte dipen­denza. Ele­mento che spesso si accom­pa­gna ad un “inso­ste­ni­bile leg­ge­rezza dei refer­rals

Quo­ti­diani Online — Ela­bo­ra­zione DataMediaHub

Quotidiani Online Bounce Rate

Testate All Digi­tal - Ela­bo­ra­zione DataMediaHub

Testate Online Bounce Rate

Gene­ral­mente non pare esservi una cor­re­la­zione diretta tra il numero di fan in rap­porto al traf­fico da social. Ele­mento che rin­forza la mia per­so­nale con­vin­zione della neces­sità di una nuova eco­lo­gia dei social media da parte delle testate.

Il gra­fico rea­liz­zato del numero di fan in rap­porto al traf­fico da social sin­te­tizza quanto emerge dai dati sopra riportati.

Avremo modo e motivo di ritor­nare sul tema. Com­ment is free.

Quotidiani Online Fan Social

Di seguito invece un dia­gramma che mostra una clas­si­fica del traf­fico da social per le testate (divise tra “Car­ta­cee” e “All digi­tal”. I numeri sulla destra indi­cano la per­cen­tuale di traf­fico pro­ve­niente da social.

20140603 - dmh social_traffico da social
NB: 
I dati e i gra­fici sono frutto — come ripor­tato — delle ela­bo­ra­zioni di Data­Me­dia­Hub. Si prega di ripor­tare la fonte in caso di uti­lizzo. GRAZIE.

PLS FreelanceCamp
Pubblicato il 26 maggio 2014 by Pier Luca Santoro

15 Minuti di Celebrità

“In the future, eve­ryone will be world-famous for 15 minu­tes”. Così scrisse Andy Warhol, nel marzo 1968, a Stoc­colma per il cata­logo di una mostra al Moderna Museet. Frase poi rin­for­zata nel 1979: “…my pre­dic­tion from the six­ties finally came true: In the future eve­ryone will be famous for 15 minutes”.

Se le slide dell’altro giorno per il mio mini-speech su quale sia, il dif­fi­cile, mestiere di social media edi­tor, e più in gene­rale sull’utilizzo dei social da parte dei gior­nali nostrani, vi hanno inte­res­sato, qui di seguito il video dei 15 minuti del mio inter­vento al FreelanceCamp.

Nel canale Digi­tal Update i video di tutti gli inter­venti delle due giornate

Risultati La Stampa
Pubblicato il 23 maggio 2014 by Pier Luca Santoro

Temporary Social Media Editor… Ma che vor di’?

Nel corso di que­sto wee­kend si terrà il Free­lan­ce­Camp, due giorni par­te­ci­pat­tiva [non è un refuso] in cui i free­lance ita­liani si incon­trano per scam­biarsi le loro esperienze.

Mi è sem­brata la cor­nice più adatta per rac­con­tare, entro il limiti dell’etica pro­fes­sio­nale, la mia espe­rienza recen­te­mente con­clusa come [tem­po­rary] social media edi­tor de «La Stampa».

Di seguito le slide del mio inter­vento, tenendo pre­sente, as usual, che sono solo un sup­porto al discorso, al ragio­na­mento. Ci vediamo lì?

* La slide 11 è tratta da que­sto post dell’amico Roberto Favini

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