social media

Emotional-Sentiment-Most-Shared-Articles-SocNets-Aug2014
Pubblicato il 2 settembre 2014 by Pier Luca Santoro

Il Sentiment degli Articoli più Condivisi sui Social

Un nuovo stu­dio, con­dotto da Fractl in col­la­bo­ra­zione con Buzz­Sumo, ha ana­liz­zato 2.6 miliardi di con­di­vi­sioni di 1 milione di arti­coli più con­di­visi nella prima metà del 2014 per iden­ti­fi­care il sen­ti­mento emo­zio­nale degli arti­coli migliori di essere con­di­visi sui prin­ci­pali social network.

I trend non sono asso­lu­ta­mente omo­ge­nei sia in ter­mini di edi­tori che hanno otte­nuto la mag­gior evi­denza, il mag­gior numero di con­di­vi­sioni, che a livello di tipo­lo­gia di arti­coli, di sen­ti­ment, a seconda dei diversi social.

La tavola di sin­tesi sot­to­stante mostra le dif­fe­renze di rac­colta di evi­denza da parte dei diversi edi­tori in base ai diversi social presi in considerazione.

Publishers Condivisioni

Tra i 5 prin­ci­pali social net­work ana­liz­zati, Face­book ha domi­nato con il 81,9% del totale delle azioni gene­rate, come pre­ve­di­bile. È inte­res­sante notare, però, degli arti­coli più con­di­visi su Face­book, solo il 36% sono stati con­si­de­rati a sen­ti­mento posi­tivo, rispetto al 47% nega­tivo [con il resto neu­tro]; all’estremo oppo­sto si col­loca Lin­ke­din dove invece la posi­ti­vità è del 70%.

Tre le varia­bili da considerare:

  • Mag­giore è il di con­di­vi­sioni per social, mag­giore è la ten­denza per il sen­ti­mento degli arti­coli ad essere negativo;
  • Il con­te­nuto poli­tico è più atti­va­mente con­di­viso su Face­book e Twit­ter — con il sen­ti­mento gene­rale più nega­tivo — e molto meno su Lin­ke­din e Pin­te­rest [quelli con il sen­ti­ment più positivo];
  • In ambito più stret­ta­mente pro­fes­sio­nale, su Lin­ke­din, pre­vale, come evi­den­ziato, la posi­ti­vità. È un’indicazione non tra­scu­ra­bile sul tono di voce, sul lin­guag­gio e sugli argomenti.

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SocialDebates
Pubblicato il 28 agosto 2014 by Pier Luca Santoro

Conformismo Social

Molti crea­tori e soste­ni­tori dei social media hanno spe­rato che le piat­ta­forme come Face­book e Twit­ter avreb­bero potuto pro­durre ambiti di discus­sione dove coloro con posi­zioni mino­ri­ta­rie potes­sero sen­tirsi più liberi di espri­mere le pro­prie opi­nioni, ampliando così il dibat­tito pub­blico con l’aggiunta di nuove pro­spet­tive per la discus­sione di tutti i giorni sulle que­stioni socio-economiche e politiche.

Pew Research ha con­dotto un son­dag­gio per veri­fi­care la fon­da­tezza dell’ipotesi par­tendo dalle rive­la­zioni Snowden-NSA . Dai risul­tati pub­bli­cati emerge come in realtà sia addi­rit­tura il contrario.

SocialDebates

Secondo i dati for­niti da Pew risulta che su Face­book e Twit­ter gli utenti sono stati anche meno pro­pensi a con­di­vi­dere le loro opi­nioni che in molti ambienti face-to-face, ed infatti il titolo dei risul­tati dello stu­dio è: “Social Media e la Spi­rale del Silenzio”.

Sia offline e online, le per­sone hanno dichia­rato di essere più dispo­sti a con­di­vi­dere le loro opi­nioni sulle rive­la­zioni Snowden-NSA se pen­sas­sero che il pub­blico era d’accordo con loro. Emerge come se le per­sone erano social­mente più vicine, come, ad esem­pio, nel caso di coniugi o mem­bri della fami­glia, mag­giore era la pro­ba­bi­lità è che gli inter­vi­stati riten­gono il loro parere abbi­nati. Aspetto che evi­den­zia come gli “amici” sul social net­work più popo­loso del pia­neta siano in realtà pre­va­len­te­mente con­tatti deboli.

Da segna­lare infine come Face­book e Twit­ter siano state per il caso Snowden-NSA [e per gli altri?] la fonte meno impor­tante di infor­ma­zioni, rispet­ti­va­mente solo per il 15 ed il 3% del cam­pione con­tro il 58% della Tv ed il 34% delle testate online. Ele­mento che apre a più di una rifles­sione sul ruolo dei social come fonte d’informazione.

Social Debates

Antenna FT
Pubblicato il 25 agosto 2014 by Pier Luca Santoro

L’Antenna del Financial Times sui Social

Il «Finan­cial Times» ha lan­ciato la scorsa set­ti­mana “Antenna” aggre­ga­tore di noti­zie che pesca da Twit­ter per tenere i let­tori del gior­nale aggior­nati con le ultime migliori noti­zie sui social media, anche non da fonte propria.

La sele­zione dei con­te­nuti di Antenna è scelto da una dop­pia “whi­te­list.” Per un tweet che sarà pub­bli­cato sul sito, il mes­sag­gio deve venire da un account Twit­ter appro­vato, e l’articolo  a cui si col­lega deve pro­ve­nire da un sito web di un elenco sele­zio­nato. Gli utenti di Twit­ter nella lista com­pren­dono docenti uni­ver­si­tari, blog­ger, gior­na­li­sti e per­sone del set­tore finanziario.

Nel mini­sito dedi­cato si legge:

Who’s it for?

It’s for FT rea­ders who don’t have the time to be on Twit­ter all day, but who want to be tip­ped off about a variety of inte­re­sting sto­ries from across the web.

Ci sono, a mio avviso, almeno tre aspetti inte­res­santi nell’iniziativa:

  1. L’idea di for­nire un ser­vi­zio aggiun­tivo — ten­den­zial­mente a costo zero —  al pro­prio pub­blico di riferimento
  2. Invece di fare la “guerra santa”, in cui sono impe­gnati molti, con­tro gli aggre­ga­tori, il pre­sti­gioso quo­ti­diano economico-finanziario com­prende il valore per i let­tori e se ne appropria
  3. Riporta i let­tori, il pro­prio pub­blico di rife­ri­mento, dai social al pro­prio sito; dove può monetizzare.

Cha­peau!

Antenna FT

long-tail-social
Pubblicato il 21 agosto 2014 by Pier Luca Santoro

La Coda Lunga dell’Engagement

Social­Flow,  piat­ta­forma social  di otti­miz­za­zione dei media, ha con­dotto uno stu­dio tra il 1 aprile e il 31 luglio. Lo stu­dio prende i dati da 1,6 milioni di post orga­nici [non a paga­mento]  su Twit­ter, Face­book, e Goo­gle+ evi­den­ziando che il 99 per cento di tali aggior­na­menti rie­sce a creare poco o nes­sun enga­ge­ment. In totale sono stati ana­liz­zati più di 361 milioni di utenti unici che hanno gene­rato circa 1,5 miliardi di azioni sociali, di 7 set­tori diversi, media inclusi, in 52 lin­gue, com­preso l’italiano. Il gra­fico sot­to­stante sin­te­tizza le prin­ci­pali evidenze.

long-tail-social

Sono tre gli aspetti salienti che emergono:

  1. I post orga­nici pos­sono ancora avere una buona por­tata ed un buon enga­ge­ment ma c’è un crollo ver­ti­cale tra la per­for­mance dei migliori ed il restante 99%
  2. I post “data dri­ven” [*] gene­rano una por­tata supe­riore del 91% ed un enga­ge­ment migliore del 25% rispetto ai post pianificati
  3. I post in real time gene­rano bene­fici ai media ed all’intrattenimento ma non al mar­ke­ting delle aziende che ope­rano nel set­tore della tec­no­lo­gia, retail, moda, sanità/salute e non-profit.

Ne deriva che:

  1. La pia­ni­fi­ca­zione dei post è il modo più inef­fi­cace di pro­porre i pro­pri contenuti
  2. A meno che non si operi nel set­tore dei media o dell’intrattenimento postare in tempo reale è com­ples­si­va­mente meno effi­cace che affi­darsi a post data-driven
  3. I post orga­nici dovreb­bero basarsi su un approc­cio data-driven; come il resto delle azioni di marketing

Buon lavoro.

Data Driven Post

 

[*] Post data-driven: un post il cui tempo di pub­bli­ca­zione è deter­mi­nato da un algo­ritmo predittivo.

Marketers-Changing-Media-Mix-Aug20141
Pubblicato il 20 agosto 2014 by Pier Luca Santoro

Come Cambia il Marketing Media Mix

Il Chief Mar­ke­ting Offi­cer Coun­cil ha inter­vi­stato 525 senior mana­ger nel mondo [19% in Europa] dell’area mar­ke­ting per iden­ti­fi­care le ten­denze, le evo­lu­zioni del mar­ke­ting media mix. I risul­tati del report “State of Mar­ke­ting 2014″ sono d’interesse sia per chi si occupa di mar­ke­ting che per coloro che ope­rano all’interno dei diversi media poi­ché for­ni­scono indi­ca­zioni sulla pro­pen­sione d’investimento per mezzo.

Secondo il rap­porto, circa i due terzi o più dei top mana­gers nel mar­ke­ting stanno pro­get­tando di aumen­tare i loro inve­sti­menti per: Social adver­ti­sing  [71%]; Video online [71%]; Social media [cam­pa­gne non-pubblicitarie; 69%]; Retar­ge­ting [67%]  e Search engine mar­ke­ting [66%]. 

Dall’altro lato i tagli più grandi sono pre­vi­sti per: Quo­ti­diani [con il 39% di dimi­nu­zione della spesa almeno in una certa misura]; Perio­dici [36%]; TV [24%]; Radio [23%] e Outdoor/affissioni [21%].

Non è sol­tanto l’area digi­tale a cre­scere a disca­pito dei media tra­di­zio­nali ma, soprat­tutto, ad ecce­zione dei video, la mag­gior pro­pen­sione ad inve­stire si alloca su mezzi che bypas­sano gli edi­tori. L’ennesima con­ferma, se neces­sa­rio, che il bino­mio vendite-pubblicità NON è più un modello di busi­ness soste­ni­bile. Amen!

Marketers-Changing-Media-Mix-Aug20141

Moderazione Commenti
Pubblicato il 19 agosto 2014 by Pier Luca Santoro

Speak to Me

Che Face­book sia, tra i social, il mag­gior dri­ver di traf­fico per i quo­ti­diani è un dato di fatto ampia­mente asso­dato, come lo è la cat­tiva gestione delle pagine uffi­ciali dei prin­ci­pali quo­ti­diani ita­liani — «La Stampa» esclusa, eh! — che si limi­tano a con­si­de­rare la pre­senza sul social net­work più popo­loso del pia­neta alla stre­gua di una cam­pa­gna di pay-per-click, o peggio.

L’esempio più recente viene dai com­menti, ancora una volta NON gestiti, ad una pro­mo­zione de «La Gaz­zetta dello Sport» che si riem­pie di impro­peri nei con­fronti della testa in que­stione senza che, appunto, via sia alcun ten­ta­tivo di mode­ra­zione, di dia­logo, da parte di chi gesti­sce [dovrebbe gestire?] il social media marketing.

Per restare in ambito spor­tivo capita che a fronte della pub­bli­ca­zione della noti­zia rela­tiva alla nomina di Conte come CT della nazio­nale ita­liana sulla pagina di Eta­lia ven­gano postati due com­menti con­te­nenti delle volgarità.

Dia­logo con le per­sone in que­stione cer­cando di dire che sono libe­ris­simi di espri­mere il loro parere, che è richie­sto ed apprez­zato, pre­gan­doli però di farlo con un lin­guag­gio ade­guato. Il risul­tato, posi­tivo, è quello visi­bile nello screen­shot sotto riportato.

Se si parla alla per­sone si ottiene un risul­tato inte­res­sante per loro e “per noi”, se li trat­tiamo come bot da click, ovvia­mente, avremo pari con­tro­par­tita. Come si suol dire, sapevatelo!

Moderazione Commenti

Onlive Vs Traditional
Pubblicato il 18 agosto 2014 by Pier Luca Santoro

Digital vs Traditional Media Consumption

Glo­bal­We­bIn­dex ha rila­sciato i risul­tati del suo Media Con­sump­tion Insight Report rela­tivo al terzo tri­me­stre 2014. Nel rap­porto viene ana­liz­zato il tempo speso nel con­sumo dei media tra­di­zio­nali rispetto a a quelli digi­tali. I risul­tati sono rela­tivi a 32 mer­cati, nazioni, Ita­lia com­presa, e si basano su inter­vi­ste con­dotte ad un cam­pione di oltre 40mila utenti di internet.

Emerge come su 32 nazioni siano solo 6 quelle dove il tempo dedi­cato ai media tra­di­zio­nali è supe­riore rispetto a quello digi­tale. Per quanto riguarda spe­ci­fi­ca­ta­mente il nostro Paese il gap è meno accen­tuato rispetto ad altre nazioni ma comun­que i media digi­tali supe­rano quelli tradizionali.

Onlive Vs Traditional

Se il con­sumo di tele­vi­sione e radio resta ancora for­te­mente anco­rato ad una frui­zione tra­di­zio­nale, sono invece i quo­ti­diani il medium che, ad esclu­sione della fascia d’età 55–64 anni, viene con­su­mato pre­va­len­te­mente online.

Online VS Traditional by Medium

In tutti i Paesi presi in con­si­de­ra­zione è il social net­wor­king l’attività pre­va­lente svolta online. Se a que­sto aggiun­giamo il micro blog­ging [Twit­ter] e la lettura/produzione di con­te­nuti sui blog, l’area social arriva a pesare media­mente il 50% del tempo speso online.

Com­ples­si­va­mente il con­sumo di TV online e dei quo­ti­diani si equi­vale — entrambi con il 12% del tempo speso — , infe­riore quello della radio al 10%.

Il gra­fico di sin­tesi sotto ripor­tato mostra il det­ta­glio per cia­scuna nazione, Ita­lia com­presa. Ed è pro­prio il nostro Paese, dopo le nazioni delle “eco­no­mie emer­genti”, ad essere quello con il mag­gior tempo speso online, addi­rit­tura più che gli Stati Uniti, ed una quota molto rile­vante di tempo dedi­cato ai social.

Con­si­de­rando il basso livello di pene­tra­zione di Inter­net rispetto a buona parte delle altre nazioni prese in con­si­de­ra­zione è evi­dente come chi usa la Rete la usi con inten­sità maggiore.

Online Time per Activity

Ipsos Social
Pubblicato il 11 agosto 2014 by Pier Luca Santoro

News & Social

Ipsos ha con­dotto il son­dag­gio annuale “Glo­bal Trends 2014″ in 20 Paesi, Ita­lia com­presa, su un cam­pione rap­pre­sen­ta­tivo dell’universo di rife­ri­mento di più di 16.000 persone.

La ricerca prende in con­si­de­ra­zione dieci macro aree, dalla tec­no­lo­gia alla tra­di­zione pas­sando per glo­ba­liz­za­zione e fidu­cia. Nella sezione dedi­cata ai brand ine­vi­ta­bil­mente sono ana­liz­zati i com­por­ta­menti e le moti­va­zioni di uti­lizzo dei social da parte delle persone.

Come mostra il gra­fico di sin­tesi dei risul­tati sotto ripor­tato, emerge come tra le moti­va­zioni di uti­lizzo dei social la let­tura di news, di infor­ma­zione, non è certo il dri­ver principale.

Ipsos Social

In base a quanto emerge da “Face­book Top New­spa­pers 2014″, foto­gra­fia dello stato com­pe­ti­tivo delle prin­ci­pali testate occi­den­tali  che attri­bui­sce un rating di eccel­lenza alle loro stra­te­gie di rela­zione su Face­book,  l’Italia con i suoi 7 milioni di likers con­serva il pro­prio record di socia­lità. Il nostro Paese è anche al primo posto nel rap­porto likers /diffusione: 4,7 likers per ogni copia diffusa.

Dati che fanno capire, che con­fer­mano, come sia esi­guo il valore di un “like” e quanto sia neces­sa­rio sta­bi­lire stra­te­gie tese al coin­vol­gi­mento effet­tivo del let­tore, delle per­sone, se si vuole creare valore.

Ipsos Social Media

quadrato_semiotico_dei_click_bait
Pubblicato il 4 agosto 2014 by Pier Luca Santoro

Quadrato Semiotico del Click Baiting

Della corsa alla pagine viste da parte della grande mag­gio­ranza delle testate del nostro Paese, con i noti “boxini mor­bosi” o del click bai­ting attra­verso i social media, si è ampia­mente par­lato in que­sti spazi.

Sul tema, rilan­cio il qua­drato semio­tico del click bai­ting pro­po­sto da Andrea Coc­cia su Lin­kie­sta recen­te­mente che, in maniera tanto scan­zo­na­to­ria quanto effi­cace, rap­pre­senta una buona sin­tesi del fenomeno.

Com­menti is free!

quadrato_semiotico_dei_click_bait

TW Transparency
Pubblicato il 1 agosto 2014 by Pier Luca Santoro

Twitter Transparency Report

È stato pub­bli­cato il quinto Trans­pa­rency Report da parte di Twitter.

Le richie­ste d’informazione da parte dei Governi di 58 nazioni sono aumen­tate del 77.8% rispetto al pari periodo dell’anno pre­ce­dente; in calo per quanto riguarda il nostro Paese.

Le richie­ste di rimo­zione dei con­te­nuti, comun­que di scarsa entità, sono pas­sate da 60 del primo seme­stre 2013 alle attuale 432; nes­suna per quanto riguarda l’Italia Rile­vante il non rispetto del copy­right come mostra il gra­fico sottostante.

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