social media marketing

tweet
Pubblicato il 17 settembre 2014 by Pier Luca Santoro

Reach, Frequency ed Engagement su Twitter

Si sa poco sul metodo che Twit­ter uti­lizza per iden­ti­fi­care i tren­ding topic che ci pro­pone. L’algoritmo è troppo impor­tante per essere divul­gato al pub­blico dal momento che i suoi risul­tati influen­zano l’attenzione di milioni di indi­vi­dui e carat­te­riz­zano pro­fon­da­mente il pro­filo del social net­work come ser­vi­zio d’informazione in tempo reale.

Human High­way ha costruito uno stru­mento, Twi­tline, e sta coin­vol­gendo un cam­pione di 3.000 indi­vi­dui all’interno del quale si tro­vano utenti abi­tuali di Twit­ter. Un sistema di data grab­bing e di par­sing ela­bora le infor­ma­zioni pre­senti sulle time­line degli utenti sotto osser­va­zione e orga­nizza le infor­ma­zioni in un data­base, con una fre­quenza di aggior­na­mento di un’ora.

Le prime ana­lisi mostrano che per diven­tare trendy un topic deve gene­ral­mente rag­giun­gere velo­ce­mente una quota signi­fi­ca­tiva di utenti che inte­ra­gi­scono con i tweet ad esso asso­ciati. Anche pic­cole por­zioni di tweet [punti per mille dei tweet pro­dotti in un deter­mi­nato lasso di tempo] danno ori­gine a tren­ding topic.

I tren­ding topic non sono una misura di popo­la­rità di un topic ma una misura dell’accelerazione della sua popo­la­rità nel breve periodo. Inol­tre, la reach di un hash­tag non dipende in modo uni­voco dal numero di Tweet che la men­zio­nano ma dalla popo­la­rità degli account che la diffondono.

Il riqua­dro con i dati di Twi­tLine si aggiorna auto­ma­ti­ca­mente ogni giorno alle 4 del mattino.I risul­tati pre­sen­tano i 50 hash­tag più popo­lari ieri sul Twit­ter ita­liano [ovvero gli hash­tag con il mag­gior reach quo­ti­diano]  e sono sem­pre rife­riti al giorno pre­ce­dente. Gli hash­tag sono ordi­na­bili per valori di reach, fre­quency ed enga­ge­ment e lin­kano al Twit­ter stream a cui si riferiscono.

Tool inte­res­sante sia a livello di sin­tesi infor­ma­tiva che per una miglior com­pren­sione dei tren­ding topics.

SMM Foto
Pubblicato il 16 settembre 2014 by Pier Luca Santoro

Dimenticatevi Tutto Quello che Sapevate sui Social Media

La pre­sen­ta­zione sot­to­stante: “For­get eve­ry­thing you knew about social media” fa il punto sul social media mar­ke­ting in maniera tanto scan­zo­na­to­ria quanto efficace.

Sono 7 i prin­ci­pali takea­ways che vale la pena di tenere a mente:

  1. Il social web NON è gratis
  2. Il web è social: Non avete scelta
  3. Le regole del gioco non sono cam­biate ma si sono evolute
  4. Non agite come se ave­ste una com­mu­nity e/o dei fan
  5. Inte­grate comu­nità verticali
  6. Il social web è una fonte di grande conoscenza
  7. La “kil­ler app”: Costruire rela­zioni umane

 

“Bonus track”: Pay to play: the end of free social media mar­ke­ting? Pub­bli­cato ieri sul Guardian.

Linea Evolutiva Giornali
Pubblicato il 12 settembre 2014 by Pier Luca Santoro

Evoluzione del Consumo d’Informazione negli Ultimi 5 Anni

La ricerca di Ban­zai Media e Human High­way è giunta quest’anno alla sesta edi­zione. L’analisi si svolge dal 2009 ogni anno all’inizio dell’estate per seguire i cam­bia­menti pro­dotti dalle nuove tec­no­lo­gie e dai nuovi stili di ricerca, con­sumo e par­te­ci­pa­zione dei con­te­nuti d’informazione.

Le tre diret­trici evo­lu­tive sono individuate:

[1] Nell’accesso mobile ai contenuti,

[2] Nella pro­gres­siva dif­fe­ren­zia­zione tra pro­dotti edi­to­riali a paga­mento e pro­dotti gratuiti,

[3] Nella rela­zione sem­pre più stretta tra i siti d’informazione e i Social Networks.

Le prin­ci­pali evi­denze rac­colte dall’indagine su 2.031 casi vali­dati e, per quanto riguarda i dati sulla con­di­vi­sione sociale delle noti­zie, rica­vati da UAC Meter, sono le seguenti.

Il peso dei mezzi tra­di­zio­nali [Radio e TV] come prima fonte d’informazione in caso di neces­sità scende in modo costante nei cin­que anni della rile­va­zione. I siti di news non decollano,anzi arre­trano un po’, men­tre è evi­dente il trend cre­scente dei social, in par­ti­co­lare Face­book, e dei motori di ricerca. In par­ti­co­lare l’impatto di Face­book come fonte di prima infor­ma­zione sale dal 5% del 2011 al 14% del 2014.

L’87% di coloro che citano almeno una App di News spon­ta­nea­mente ne fa un uso almeno set­ti­ma­nale ma non uti­lizza alcun tipo di accesso a siti Web o App d’informazione online a paga­mento. Il restante 13% dichiara di uti­liz­zarne almeno uno; si tratta di circa 1 milione e 150 mila indi­vi­dui che sot­to­scrive una qual­che forma di abbo­na­mento digitale.

Linea Evolutiva Giornali

L’andamento del numero di con­di­vi­sioni degli arti­coli rile­vati su qua­ranta testate d’informazione di attua­lità mostra un trend di cre­scita costante e soste­nuto: negli ultimi 38 mesi il numero di con­di­vi­sioni degli arti­coli sui tre social net­work è aumen­tato del 400%, pas­sando dalle 100mila medie di fine 2011 alle 500mila medie della pri­ma­vera 2014.

Il numero medio di con­di­vi­sioni per arti­colo — ampli­fy­ing power —  mostra un trend in cre­scita del 200% negli ultimi 38 mesi. L’amplifying power cre­sce meno del numero di con­di­vi­sioni per­ché nello stesso periodo è aumen­tato [più o meno rad­dop­piato] il numero di arti­coli pro­dotti dalle testate sotto osser­va­zione. La media della pri­ma­vera 2014 è di 232 con­di­vi­sioni per sin­golo arti­colo pub­bli­cato: il dato varia molto da testata e testata e ovvia­mente dipende in modo signi­fi­ca­tivo dal tema trattato.

Social Sharing e Traffico News

Ogni con­di­vi­sione vale 4,4 visite social-driven: la con­di­vi­sione genera un numero mag­giore di occa­sioni d’incontro tra i let­tori e il con­te­nuto della testata. Chi con­di­vide sti­mola la let­tura e, tal­volta, genera la visita di fol­lo­wer, amici e fan sulle pagine del sito Web della testata.

I siti d’informazione sono quindi defi­ni­ti­va­mente plug­gati nei social. Dai social, fon­da­men­tal­mente Face­book, dipende una quota con­si­stente del loro traf­fico Web, sul quale si basano i ricavi pub­bli­ci­tari. La dit­ta­tura dell’audience ha dise­gnato pro­dotti edi­to­riali in cui lo stile e l’agenda sono influen­zati dalla ricerca della mas­si­miz­za­zione dei volumi di con­sumo. La dina­mica della con­di­vi­sione sociale spinge ulte­rior­mente in que­sta dire­zione. Molti pro­dotti Web e gra­tuiti dei quo­ti­diani car­ta­cei e dei nuovi edi­tori pure digi­tal si sono tra­sfor­mati in tabloid d’intrattenimento.

Di seguito la pre­sen­ta­zione com­pleta dei risul­tati della ricerca

Tipo di Contenuti Condivisi
Pubblicato il 8 settembre 2014 by Pier Luca Santoro

Motivazioni per le Condivisioni Social

Sur­vey­Mon­key e Social@Ogilvy tra aprile e giu­gno 2014 hanno esa­mi­nato le moti­va­zioni che spin­gono le per­sone a con­di­vi­dere con­te­nuti sui social. Sono state inter­vi­state 6500 per­sone in 16 nazioni del mondo. Il rap­porto dei risul­tati aiuta a comprendere:

  • Le ragioni e le moti­va­zioni che spin­gono le per­sone a con­di­vi­dere con­te­nuti online
  • Le dif­fe­renze locali e cul­tu­rali tra i diversi Paesi
  • Come aumen­tare la pro­ba­bi­lità che i pro­pri con­te­nuti siano condivisi

Le emo­zioni sono il dri­ver prin­ci­pale che spinge le per­sone a con­di­vi­dere. Il tipo di con­te­nuto più con­di­viso che gli inter­vi­stati hanno mostrato inte­resse a dif­fon­dere è rela­tivo ad arti­coli infor­ma­tivi o edu­ca­tivi. In seconda bat­tuta sono invece con­te­nuti umo­ri­stici, diver­tenti, quelli che hanno un mag­gior numero di condivisioni.

Tipo di Contenuti Condivisi

I con­te­nuti for­te­mente pro­mo­zio­nali, quali gli annunci pub­bli­ci­tari, hanno una bas­sis­sima pos­si­bi­lità di essere con­di­visi dalle persone.

La fonte dei con­te­nuti è secon­da­ria rispetto al valore del con­te­nuto. Le aziende top of mind nella pro­du­zione di con­te­nuti non sono quelle a cui tra­di­zio­nal­mente viene attri­buito que­sto ruolo: i media.

La qua­lità del con­te­nuto è dun­que fon­da­men­tale se si vuole favo­rire la con­di­vi­sione dello stesso. Le imprese stanno [di]mostrando una capa­cità supe­riore ai media nella pro­du­zione di con­te­nuti d’interesse per le per­sone. Se la vostra impresa opera a livello inter­na­zio­nale adat­tate, per­so­na­liz­zate, il mes­sag­gio in base a cul­tura ed atti­tu­dini locali.

Emotional-Sentiment-Most-Shared-Articles-SocNets-Aug2014
Pubblicato il 2 settembre 2014 by Pier Luca Santoro

Il Sentiment degli Articoli più Condivisi sui Social

Un nuovo stu­dio, con­dotto da Fractl in col­la­bo­ra­zione con Buzz­Sumo, ha ana­liz­zato 2.6 miliardi di con­di­vi­sioni di 1 milione di arti­coli più con­di­visi nella prima metà del 2014 per iden­ti­fi­care il sen­ti­mento emo­zio­nale degli arti­coli migliori di essere con­di­visi sui prin­ci­pali social network.

I trend non sono asso­lu­ta­mente omo­ge­nei sia in ter­mini di edi­tori che hanno otte­nuto la mag­gior evi­denza, il mag­gior numero di con­di­vi­sioni, che a livello di tipo­lo­gia di arti­coli, di sen­ti­ment, a seconda dei diversi social.

La tavola di sin­tesi sot­to­stante mostra le dif­fe­renze di rac­colta di evi­denza da parte dei diversi edi­tori in base ai diversi social presi in considerazione.

Publishers Condivisioni

Tra i 5 prin­ci­pali social net­work ana­liz­zati, Face­book ha domi­nato con il 81,9% del totale delle azioni gene­rate, come pre­ve­di­bile. È inte­res­sante notare, però, degli arti­coli più con­di­visi su Face­book, solo il 36% sono stati con­si­de­rati a sen­ti­mento posi­tivo, rispetto al 47% nega­tivo [con il resto neu­tro]; all’estremo oppo­sto si col­loca Lin­ke­din dove invece la posi­ti­vità è del 70%.

Tre le varia­bili da considerare:

  • Mag­giore è il di con­di­vi­sioni per social, mag­giore è la ten­denza per il sen­ti­mento degli arti­coli ad essere negativo;
  • Il con­te­nuto poli­tico è più atti­va­mente con­di­viso su Face­book e Twit­ter — con il sen­ti­mento gene­rale più nega­tivo — e molto meno su Lin­ke­din e Pin­te­rest [quelli con il sen­ti­ment più positivo];
  • In ambito più stret­ta­mente pro­fes­sio­nale, su Lin­ke­din, pre­vale, come evi­den­ziato, la posi­ti­vità. È un’indicazione non tra­scu­ra­bile sul tono di voce, sul lin­guag­gio e sugli argomenti.

Emotional-Sentiment-Most-Shared-Articles-SocNets-Aug2014

Antenna FT
Pubblicato il 25 agosto 2014 by Pier Luca Santoro

L’Antenna del Financial Times sui Social

Il «Finan­cial Times» ha lan­ciato la scorsa set­ti­mana “Antenna” aggre­ga­tore di noti­zie che pesca da Twit­ter per tenere i let­tori del gior­nale aggior­nati con le ultime migliori noti­zie sui social media, anche non da fonte propria.

La sele­zione dei con­te­nuti di Antenna è scelto da una dop­pia “whi­te­list.” Per un tweet che sarà pub­bli­cato sul sito, il mes­sag­gio deve venire da un account Twit­ter appro­vato, e l’articolo  a cui si col­lega deve pro­ve­nire da un sito web di un elenco sele­zio­nato. Gli utenti di Twit­ter nella lista com­pren­dono docenti uni­ver­si­tari, blog­ger, gior­na­li­sti e per­sone del set­tore finanziario.

Nel mini­sito dedi­cato si legge:

Who’s it for?

It’s for FT rea­ders who don’t have the time to be on Twit­ter all day, but who want to be tip­ped off about a variety of inte­re­sting sto­ries from across the web.

Ci sono, a mio avviso, almeno tre aspetti inte­res­santi nell’iniziativa:

  1. L’idea di for­nire un ser­vi­zio aggiun­tivo — ten­den­zial­mente a costo zero —  al pro­prio pub­blico di riferimento
  2. Invece di fare la “guerra santa”, in cui sono impe­gnati molti, con­tro gli aggre­ga­tori, il pre­sti­gioso quo­ti­diano economico-finanziario com­prende il valore per i let­tori e se ne appropria
  3. Riporta i let­tori, il pro­prio pub­blico di rife­ri­mento, dai social al pro­prio sito; dove può monetizzare.

Cha­peau!

Antenna FT

long-tail-social
Pubblicato il 21 agosto 2014 by Pier Luca Santoro

La Coda Lunga dell’Engagement

Social­Flow,  piat­ta­forma social  di otti­miz­za­zione dei media, ha con­dotto uno stu­dio tra il 1 aprile e il 31 luglio. Lo stu­dio prende i dati da 1,6 milioni di post orga­nici [non a paga­mento]  su Twit­ter, Face­book, e Goo­gle+ evi­den­ziando che il 99 per cento di tali aggior­na­menti rie­sce a creare poco o nes­sun enga­ge­ment. In totale sono stati ana­liz­zati più di 361 milioni di utenti unici che hanno gene­rato circa 1,5 miliardi di azioni sociali, di 7 set­tori diversi, media inclusi, in 52 lin­gue, com­preso l’italiano. Il gra­fico sot­to­stante sin­te­tizza le prin­ci­pali evidenze.

long-tail-social

Sono tre gli aspetti salienti che emergono:

  1. I post orga­nici pos­sono ancora avere una buona por­tata ed un buon enga­ge­ment ma c’è un crollo ver­ti­cale tra la per­for­mance dei migliori ed il restante 99%
  2. I post “data dri­ven” [*] gene­rano una por­tata supe­riore del 91% ed un enga­ge­ment migliore del 25% rispetto ai post pianificati
  3. I post in real time gene­rano bene­fici ai media ed all’intrattenimento ma non al mar­ke­ting delle aziende che ope­rano nel set­tore della tec­no­lo­gia, retail, moda, sanità/salute e non-profit.

Ne deriva che:

  1. La pia­ni­fi­ca­zione dei post è il modo più inef­fi­cace di pro­porre i pro­pri contenuti
  2. A meno che non si operi nel set­tore dei media o dell’intrattenimento postare in tempo reale è com­ples­si­va­mente meno effi­cace che affi­darsi a post data-driven
  3. I post orga­nici dovreb­bero basarsi su un approc­cio data-driven; come il resto delle azioni di marketing

Buon lavoro.

Data Driven Post

 

[*] Post data-driven: un post il cui tempo di pub­bli­ca­zione è deter­mi­nato da un algo­ritmo predittivo.

Marketers-Changing-Media-Mix-Aug20141
Pubblicato il 20 agosto 2014 by Pier Luca Santoro

Come Cambia il Marketing Media Mix

Il Chief Mar­ke­ting Offi­cer Coun­cil ha inter­vi­stato 525 senior mana­ger nel mondo [19% in Europa] dell’area mar­ke­ting per iden­ti­fi­care le ten­denze, le evo­lu­zioni del mar­ke­ting media mix. I risul­tati del report “State of Mar­ke­ting 2014″ sono d’interesse sia per chi si occupa di mar­ke­ting che per coloro che ope­rano all’interno dei diversi media poi­ché for­ni­scono indi­ca­zioni sulla pro­pen­sione d’investimento per mezzo.

Secondo il rap­porto, circa i due terzi o più dei top mana­gers nel mar­ke­ting stanno pro­get­tando di aumen­tare i loro inve­sti­menti per: Social adver­ti­sing  [71%]; Video online [71%]; Social media [cam­pa­gne non-pubblicitarie; 69%]; Retar­ge­ting [67%]  e Search engine mar­ke­ting [66%]. 

Dall’altro lato i tagli più grandi sono pre­vi­sti per: Quo­ti­diani [con il 39% di dimi­nu­zione della spesa almeno in una certa misura]; Perio­dici [36%]; TV [24%]; Radio [23%] e Outdoor/affissioni [21%].

Non è sol­tanto l’area digi­tale a cre­scere a disca­pito dei media tra­di­zio­nali ma, soprat­tutto, ad ecce­zione dei video, la mag­gior pro­pen­sione ad inve­stire si alloca su mezzi che bypas­sano gli edi­tori. L’ennesima con­ferma, se neces­sa­rio, che il bino­mio vendite-pubblicità NON è più un modello di busi­ness soste­ni­bile. Amen!

Marketers-Changing-Media-Mix-Aug20141

Moderazione Commenti
Pubblicato il 19 agosto 2014 by Pier Luca Santoro

Speak to Me

Che Face­book sia, tra i social, il mag­gior dri­ver di traf­fico per i quo­ti­diani è un dato di fatto ampia­mente asso­dato, come lo è la cat­tiva gestione delle pagine uffi­ciali dei prin­ci­pali quo­ti­diani ita­liani — «La Stampa» esclusa, eh! — che si limi­tano a con­si­de­rare la pre­senza sul social net­work più popo­loso del pia­neta alla stre­gua di una cam­pa­gna di pay-per-click, o peggio.

L’esempio più recente viene dai com­menti, ancora una volta NON gestiti, ad una pro­mo­zione de «La Gaz­zetta dello Sport» che si riem­pie di impro­peri nei con­fronti della testa in que­stione senza che, appunto, via sia alcun ten­ta­tivo di mode­ra­zione, di dia­logo, da parte di chi gesti­sce [dovrebbe gestire?] il social media marketing.

Per restare in ambito spor­tivo capita che a fronte della pub­bli­ca­zione della noti­zia rela­tiva alla nomina di Conte come CT della nazio­nale ita­liana sulla pagina di Eta­lia ven­gano postati due com­menti con­te­nenti delle volgarità.

Dia­logo con le per­sone in que­stione cer­cando di dire che sono libe­ris­simi di espri­mere il loro parere, che è richie­sto ed apprez­zato, pre­gan­doli però di farlo con un lin­guag­gio ade­guato. Il risul­tato, posi­tivo, è quello visi­bile nello screen­shot sotto riportato.

Se si parla alla per­sone si ottiene un risul­tato inte­res­sante per loro e “per noi”, se li trat­tiamo come bot da click, ovvia­mente, avremo pari con­tro­par­tita. Come si suol dire, sapevatelo!

Moderazione Commenti

Onlive Vs Traditional
Pubblicato il 18 agosto 2014 by Pier Luca Santoro

Digital vs Traditional Media Consumption

Glo­bal­We­bIn­dex ha rila­sciato i risul­tati del suo Media Con­sump­tion Insight Report rela­tivo al terzo tri­me­stre 2014. Nel rap­porto viene ana­liz­zato il tempo speso nel con­sumo dei media tra­di­zio­nali rispetto a a quelli digi­tali. I risul­tati sono rela­tivi a 32 mer­cati, nazioni, Ita­lia com­presa, e si basano su inter­vi­ste con­dotte ad un cam­pione di oltre 40mila utenti di internet.

Emerge come su 32 nazioni siano solo 6 quelle dove il tempo dedi­cato ai media tra­di­zio­nali è supe­riore rispetto a quello digi­tale. Per quanto riguarda spe­ci­fi­ca­ta­mente il nostro Paese il gap è meno accen­tuato rispetto ad altre nazioni ma comun­que i media digi­tali supe­rano quelli tradizionali.

Onlive Vs Traditional

Se il con­sumo di tele­vi­sione e radio resta ancora for­te­mente anco­rato ad una frui­zione tra­di­zio­nale, sono invece i quo­ti­diani il medium che, ad esclu­sione della fascia d’età 55–64 anni, viene con­su­mato pre­va­len­te­mente online.

Online VS Traditional by Medium

In tutti i Paesi presi in con­si­de­ra­zione è il social net­wor­king l’attività pre­va­lente svolta online. Se a que­sto aggiun­giamo il micro blog­ging [Twit­ter] e la lettura/produzione di con­te­nuti sui blog, l’area social arriva a pesare media­mente il 50% del tempo speso online.

Com­ples­si­va­mente il con­sumo di TV online e dei quo­ti­diani si equi­vale — entrambi con il 12% del tempo speso — , infe­riore quello della radio al 10%.

Il gra­fico di sin­tesi sotto ripor­tato mostra il det­ta­glio per cia­scuna nazione, Ita­lia com­presa. Ed è pro­prio il nostro Paese, dopo le nazioni delle “eco­no­mie emer­genti”, ad essere quello con il mag­gior tempo speso online, addi­rit­tura più che gli Stati Uniti, ed una quota molto rile­vante di tempo dedi­cato ai social.

Con­si­de­rando il basso livello di pene­tra­zione di Inter­net rispetto a buona parte delle altre nazioni prese in con­si­de­ra­zione è evi­dente come chi usa la Rete la usi con inten­sità maggiore.

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