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Pubblicato il 26 febbraio 2012 by Pier Luca Santoro

Libertà Complementare

La piog­gia di emen­da­menti rischia di annac­quare e intor­bi­dire i prov­ve­di­menti del Governo rela­tivi alle liberalizzazioni.

Tra tutti gli emen­da­menti pro­po­sti, per quanto riguarda gli inte­ressi dello scri­vente e degli argo­menti trat­tati all’interno di que­sti spazi, è quello rela­tivo alle edi­cole che pare essere a rischio di sna­tu­rare in maniera signi­fi­ca­tiva lo spi­rito ed il signi­fi­cato della prima ste­sura. Emen­da­mento “bipar­ti­san” pre­sen­tato da Simona Vicari [PDL] e Filippo Bub­bico [PD] del quale, forse non casual­mente, i gior­nali non par­lano nono­stante l’ampia coper­tura gene­rale del tema, che rap­pre­senta una peri­co­losa mar­cia indie­tro rispetto alla con­ce­zione originaria.

L’emen­da­mento pro­po­sto infatti eli­mi­ne­rebbe la pos­si­bi­lità pre­ce­den­te­mente pre­vi­sta da parte dei gior­na­lai di rifiu­tare i pro­dotti col­la­te­rali rice­vuti, quell’accozzaglia di per­line ed amu­leti che inonda quo­ti­dia­na­mente le edi­cole in viurtù di una pre­te­stuosa ed ana­cro­ni­stica inter­pre­ta­zione della parità di trat­ta­mento, così come la pos­si­bi­lità di defal­care il valore del mate­riale resti­tuito ai distri­bu­tori locali in com­pen­sa­zione dei paga­menti delle nuove consegne.

Sono ele­menti che alleg­ge­ri­reb­bero di non poco la pres­sione finan­zia­ria alla quale 30mila le edi­cole sin qui soprav­vi­sute sono sot­to­po­ste e, soprat­tutto, resti­tui­rebbe dignità impren­di­to­riale ad una cate­go­ria troppo spesso vitu­pe­rata dagli altri attori del sistema favo­rendo il neces­sa­rio pro­cesso di moder­niz­za­zione che dovrebbe essere alla base delle pro­po­ste di libe­ra­liz­za­zione e del quale la filiera edi­to­riale ha tanto bisogno.

Se le modi­fi­che venis­sero appro­vate i gior­na­lai ita­liani,  che ini­zial­mente erano stati pro­mossi a lavo­ra­tori auto­nomi, che ave­vano facoltà di  deci­dere del loro destino, che, pur nei i limiti della legge, pote­vano sce­gliere cosa far entrare nelle loro riven­dite e cosa no, ritor­ne­reb­bero al loro sta­tus di peo­nes per garan­tire a loro spese flussi di cassa ad edi­tori diso­ne­sti inqui­nando, forse in maniera defi­ni­tiva, la pos­si­bi­lità di un’evoluzione posi­tiva di tutto il sistema.

Mi segnala un rap­pre­sen­tante della cate­go­ria che Pie­tro Bar­cel­lona, un giu­ri­sta, docente di diritto, scrive che “la cer­tezza di esi­stere non è data dal denaro,ma dall’universo sim­bo­lico”, da quell’insieme di segni, usi, con­sue­tu­dini, sim­boli insomma che sono capaci di man­te­nere un indi­vi­duo nel suo mondo. La parete è ora liscia, buona per pre­ci­pi­tare a terra con un grande tonfo. I ganci sulla parete messi da chi aveva scritto la prima parte del decreto, erano l’ uni­verso sim­bo­lico dei gior­na­lai. Se fosse con­fer­mato che ora non c’è più, sarà impos­si­bile ripristinarlo.

Un con­cetto di libertà com­ple­men­tare agli inte­ressi deviati, ancora una volta, di pochi. Un’opzione senza ritorno che chiun­que abbia a cuore uno svi­luppo sano e soste­ni­bile del nostro Paese non può accettare.

Pubblicato il 3 agosto 2010 by Pier Luca Santoro

Volere è Potere

L’attività che gesti­sco è, come avviene sem­pre più dif­fu­sa­mente, un “nego­zio pro­mi­scuo”. E’, anche, que­sto un modo per fare dei con­fronti tra i diversi settori/mercati e trarne delle conclusioni.

L’azienda che mi for­ni­sce qual­che arti­colo di can­cel­le­ria, che tengo per dare un minimo di ser­vi­zio al cliente, mi vista rego­lar­mente con pas­saggi una volta ogni due set­ti­mane, la ven­di­trice è dotata di un ter­mi­nale por­ta­tile [vd. imma­gine] con il quale digita e tra­smette diret­ta­mente l’ordine, veri­fica la dispo­ni­bi­lità delle gia­cenze, prezzi, ed altro.

Nulla di ecce­zio­nale, uno stru­mento di lavoro abi­tuale per molti da tempo.

Non è così per la filiera edi­to­riale che da anni vaneg­gia sulla infor­ma­tiz­za­zione delle edi­cole senza che, di fatto, nulla avvenga con­cre­ta­mente in tal senso.

Fede­ra­zione degli edi­tori impe­gnata più a com­bat­tere bat­ta­glie di retro­guar­dia a difesa anche di pac­cot­ti­glie da ban­ca­rella, come fos­sero pro­dotti edi­to­riali di alta nobiltà, accre­scendo così il grado di liti­gio­sità nella filiera, tra edi­tori più o meno con­sa­pe­voli, distri­bu­tori più o meno orien­tati alla tra­spa­renza e riven­di­tori finali: sui quali, alla fine, si abbatte la pac­cot­ti­glia senza qua­lità e senza valore.

Sin­da­cati immo­bi­liz­zati da evi­denti con­flitti d’interessi e, sem­pre meno taciute, col­lu­sioni e connivenze.

Spesso ormai per­sino in “risto­piz­ze­rie” di medio livello il came­riere prende l’ordine che viene tra­smesso attra­verso il ter­mi­nale in cucina ed alla cassa.

Chi ha fatto [fa] il gior­na­laio può com­pren­dere come uno stru­mento di que­sto tipo, abbi­nando fun­zio­na­lità e por­ta­bi­lità potrebbe essere, gra­zie, anche, a costi e dimen­sioni infe­riori a quelle di un pc, lo stru­mento ideale di lavoro per le riven­dite di gior­nali e “il cavallo di troia” per riu­scire final­mente a moder­niz­zare la rete distributiva.

Volere è potere fu scritto da Michele Les­sona quasi 150 anni fa sul modello dell’opera bri­tan­nica “Self Help” tra­dotta in ita­liano con il titolo “Chi si Aiuta Dio l’aiuta”. Non si può dire che man­chino le coin­ci­denze anche ai giorni nostri.

Pubblicato il 26 luglio 2010 by Pier Luca Santoro

Conflitto d’Interessi

Più volte ho rac­co­man­dato a chi opera, a vario titolo, in ambito edi­to­riale di leg­gere la realtà delle edi­cole ita­liane attra­verso la lente di Face­book, e dei nume­rosi gruppi, dai nomi più diversi, che spon­ta­nea­mente si aggre­gano per ten­tare di dare voce alla pro­pria realtà quotidiana.

E’ pro­prio attra­verso uno di que­sti che imparo una situa­zione ancora più dra­stica rispetto a quella segna­lata, anche di recente, in que­sti spazi.

Viene ripor­tato infatti che:

“Il Sinagi in Cam­pa­nia è stato com­mis­sa­riato con tutti i suoi diri­genti che non con­tenti sono pas­sati al Fenagi tra­sfe­rendo il pac­chetto di deleghe,senza avvi­sare nean­che gli iscritti.

In pra­tica 250 edi­cole di Napoli e pro­vin­cia si sono tro­vate sull’ec il cam­bio di sigla sindacale,senza aver fir­mato revoca e soprat­tutto delega per il nuovo sin­da­cato Fenagi.

Il distri­bu­tore ha fatto il gioco dei diri­genti, se tele­foni per pro­te­stare dicendo che non sei del Fenagi e che fino a ieri eri Sinagi ti risponde che non è responsabile,allora tu fai pre­sente che il DL per riti­rare la quota deve avere le deleghe,e loro dicono che ese­guono solo ordini e che non si puo’ ritor­nare o disdire se non in accordo col sindacato”.

L’amara rispo­sta ai, sem­pre gra­diti, sug­ge­ri­menti di Marta.

La con­ferma di quali siano, ad ogni lati­tu­dine, le col­lu­sioni, i con­flitti di inte­ressi esistenti.

Pubblicato il 14 luglio 2010 by Pier Luca Santoro

Paga & Taci

I gior­na­lai sono i peo­nes dell’editoria contemporanea.

In tempi in cui spesso si parla di eco­si­stema, l’edicolante è l’anello debole, la preda, che pur sor­reg­gendo di fatto tutta la catena ne è la vit­tima primaria.

Fram­men­ta­zione, scarsa rap­pre­sen­ta­zione e rap­pre­sen­ta­ti­vità sono i fat­tori prin­ci­pali di que­sta situazione.

Men­tre i pro­blemi di edi­tori e gior­na­li­sti sono fonte quo­ti­diana di un dibat­tito e con­fronto che ha ampia por­tata, nes­suno pare inte­res­sato alle vicende di chi gesti­sce oggi un edi­cola. Quando se ne parla lo si fa con nostal­gico roman­ti­ci­smo e appros­si­ma­zione poi­ché non ci si è inte­res­sati a com­pren­dere ruolo e natura del giornalaio.

Edi­tori alla spa­smo­dica ricerca di ricavi e [pseudo] aziende di distri­bu­zione al loro ser­vi­zio, hanno despe­cia­liz­zato e dequa­li­fi­cato il canale di ven­dita tra­sfor­man­dolo, age­vo­lati da legi­sla­zioni [s]fasciste, in mini­ba­zar con assor­ti­menti da maroc­chi­ne­rie della più infima qua­lità come sin­te­tizza ten­ta­ti­va­mente la mappa sot­to­stante rea­liz­zata tempo fa.

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La comu­ni­ca­zione che ho ripor­tato ieri, rin­for­zata, guarda caso, da una di pari con­te­nuto [che non posso ripro­durre, pur­troppo] da parte del distri­bu­tore locale, ha pro­dotto un dibat­tito all’interno di una lista di discus­sione di gior­na­lai della mia zona.

Tra tutti gli inter­venti, quello di una col­lega, che mi ha auto­riz­zato alla pub­bli­ca­zione, sin­te­tizza meglio la situa­zione anche gra­zie alle foto:

“Spesso i clienti sono in dif­fi­coltà a rag­giun­gere l’espositore delle cara­melle. Come potete vedere dalle foto alle­gate, il tran­sito risulta dif­fi­col­toso. Ho neces­sità di ven­dere anche altri articoli.

La resa a spec­chio mi faci­lita, almeno in parte, il lavoro e il pas­sag­gio della clientela.

Un cliente pesta una busta sor­presa una volta,ad un altro gli cade sui piedi la car­tella dei tatuaggi delle Winx, uno inciampa sulla car­tella del guin­nes dei primati.….a lungo andare vanno a pren­dere il gior­nale al BENNET, [gen­til­mente mi minac­ciano iro­ni­ca­mente] ‚giac­ché al super­mer­cato tanta “rumenta” non gli arriva. Risul­tato? Perdo la ven­dita ed il cliente: Bello eh? Fac­cio quello che posso, spero acco­gliate la mia schiet­tezza come mes­sag­gio d’aiuto e non come mes­sag­gio di pre­po­tenza, non è mio desi­de­rio affatto, voglio solo lavo­rare serenamente”.

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Ho cer­cato dalla nascita di que­sto spa­zio di affron­tare le pro­ble­ma­ti­che del mio mestiere denun­ciando le inef­fi­cienze del sistema e pro­po­nendo delle poten­ziali solu­zioni che ritengo inte­res­sante ripren­dere in sintesi:

  • Cen­si­mento e stra­ti­fi­ca­zione dei 35mila punti ven­dita al det­ta­glio che coprono il ter­ri­to­rio nazionale.
  • Con­tri­buti sino ad un mas­si­male di 2000 euro per punto vendita/ragione sociale per l’informatizzazione della rete di edi­cole. Con­tri­buto sta­tale del 70% a fondo per­duto e dal 10 al 15% a carico degli edi­tori in ragione del volume d’affari del sin­golo punto vendita.
  • Abro­ga­zione della parità di trat­ta­mento ed intro­du­zione di un fee [quo­ti­diani esclusi] per l’introduzione di nuovi pro­dotti edi­to­riali nel canale edicole.
  • Intro­du­zione di incon­tri men­sili a livello pro­vin­ciale tra gior­na­lai, distri­bu­tore locale e un edi­tore a rotazione.
  • Crea­zione di cir­cuiti di comu­ni­ca­zione nazio­nali, regio­nali e pro­vin­ciali che affit­tino spazi di comu­ni­ca­zione in vetrina e sul banco delle edicole.
  • Rico­no­sci­mento di un fee per inse­ri­mento cam­pioni di pro­dotto nelle rivi­ste set­ti­ma­nali e mensili.
  • Crea­zione di un osser­va­to­rio per­ma­nente su il futuro dell’edicola e l’edicola del futuro com­po­sto da rap­pre­sen­tanti di tutta la filiera.

Mi spiace per Gian Paolo Ormez­zano, rispet­ta­bile gior­na­li­sta di lungo corso, al quale con­si­glio una presa di visione di que­sti dati e, per­chè no, una chiac­chie­rata con qual­cuno del mestiere prima del suo pros­simo arti­colo sul tema, ma nes­suno ha inten­zione di fare il por­ti­naio, sono i molti edi­tori senza visione che pro­vano a custo­dire le finanza dei gior­na­lai affol­lando il canale con circa 3mila sedi­centi pub­bli­ca­zioni editoriali.

I Distri­bu­tori, nazio­nali e locali, incas­sano sulla movi­men­ta­zione delle merci, i pochi edi­tori seri rima­sti ed i pochi gior­na­lai soprav­vis­suti quo­ti­dia­na­mente sop­por­tano inef­fi­cienze, soprusi e pagano. Ancora per quanto?

Pubblicato il 13 luglio 2010 by Pier Luca Santoro

La Voce del Padrone

Quando la rap­pre­sen­tanza pro­vin­ciale di uno dei due prin­ci­pali sin­da­cati di gior­na­lai insi­ste nel man­dare avvisi minac­ciosi ai pro­pri asso­ciati, per tute­lare quella che, nono­stante le dichia­ra­zioni di cir­co­stanza, nei fatti è la con­tro­parte è evi­dente che c’è qual­cosa che non funziona.

Una visita ai nume­rosi gruppi di edi­co­lanti pre­senti su Face­book chia­ri­sce alcuni aspetti. Altri più spe­ci­fici richie­dono una ricerca rela­ti­va­mente banale.

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Avendo rac­colto infor­ma­zioni e visioni da parte di chi svolge que­sto, sem­pre più ingrato lavoro, domani approfondiamo.

Pubblicato il 25 marzo 2010 by Pier Luca Santoro

Maiuscolo

Sba­lor­di­tivo il tono ed il con­te­nuto della comu­ni­ca­zione che si riceve dalla sede pro­vin­ciale del sin­da­cato al quale sono affiliato.

In buona sostanza, come potete leg­gere voi stessi, gli edi­co­lanti ven­gono “caz­ziati” per non aver dedi­cato la suf­fi­ciente atten­zione ad una deter­mi­nata pub­bli­ca­zione, spe­ci­fi­ca­ta­mente “Il Fè”: rivi­sta di annunci gratuiti.

Spiace dover ram­men­tare che in que­sti spazi era stato spie­gato tempo fa, con pre­ciso rife­ri­mento alla testata in que­stione, come le ini­zia­tive in essere fos­sero con­dotte con un livello di appros­si­ma­zione tale da ren­derle inutili.

Si ricorda, inol­tre, che sulla base del vigente prin­ci­pio di parità di trat­ta­mento, che il sot­to­scritto da tempo pro­pone di abo­lire, i gior­na­lai non pos­sono pri­vi­le­giare le pubblicazioni.

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Ah, l’uso e abuso delle maiu­scole è desueto al pari del con­te­nuto della mis­siva. Per il futuro si prega, se colti nuo­va­mente da uti­lizzo com­pul­sivo e irre­fre­na­bile [che si scon­si­glia], di riser­varle a noi giornalai.

Pubblicato il 18 novembre 2009 by Pier Luca Santoro

Indicazioni

Il Sinagi, in vista della fase di rin­novo dell’accordo nazio­nale, circa un mese fa ha inviato ai pro­pri asso­ciati un que­stio­na­rio teso ad iden­ti­fi­care quali siano gli aspetti prio­ri­tari della nego­zia­zione dal punto di vista della base, degli edicolanti.

Si chie­deva di for­nire due rispo­ste rispetto alle cin­que alter­na­tive pro­po­ste così, appunto, da indi­care le priorità.

I risul­tati sono stati pub­bli­cati sul men­sile “Nuove dall’Edicola” di que­sto mese.

Rispo­sta % Posi­tiva
Con­tratto esti­ma­to­rio, ovvero paga­mento delle for­ni­ture solo al ritiro della resa 75,00%
Unica per­cen­tuale su tutto il pro­dotto editoriale 20,00%
Libertà di scelta delle pub­bli­ca­zioni da tenere in edicola 65,00%
Azze­ra­mento della defiscalizzazione 10,00%
Rico­no­sci­mento eco­no­mico per tutti gli alle­gati, con per­cen­tuale di sconto pari al prezzo effet­tivo di ogni testata diffusa 50,00%

[Fonte: Nuove dall’Edicola. Le per­cen­tuali ripor­tate, ovvia­mente, non cor­ri­spon­dono a 100 in quanto le rispo­ste pos­si­bili erano due].

Dalle rispo­ste otte­nute risulta evi­dente, nella sem­pli­cità – forse ecces­siva – del que­stio­na­rio, come l’interesse dei gior­na­lai sia foca­liz­zato, da un lato, sul breve, all’ottenimento di con­di­zioni di paga­mento più favo­re­voli che con­sen­ti­reb­bero sia di ridare fiato alle finanze dei sin­goli edi­co­lanti che di eli­mi­nare pro­gres­si­va­mente dal mer­cato i nume­rosi edi­tori scor­retti che appro­fit­tan­dosi delle attuali logi­che entrano sul mer­cato senza nes­suna bar­riera sfrut­tan­dolo biecamente.

Dall’altro lato si evi­den­zia il legit­timo desi­de­rio di deter­mi­nare auto­no­ma­mente, senza impo­si­zioni ed arro­ganza, l’assortimento della pro­pria atti­vità com­mer­ciale. Pos­si­bi­lità che allo stato attuale è negata a fronte di teo­ri­che parità di trat­ta­mento che sono ele­mento da man­te­nere solo per quanto riguarda i quo­ti­diani come è stato detto.

Sono indi­ca­zioni che non devono restare disattese.

Pubblicato il 23 ottobre 2009 by Pier Luca Santoro

E se provassimo a fare Marketing?

La distri­bu­zione com­mer­ciale non ha mai bril­lato per la comu­ni­ca­zione ed il mar­ke­ting limi­tan­dosi pre­va­len­te­mente ad affi­darsi alle poli­ti­che delle aziende for­ni­trici o, al mas­simo, pun­tando alla leva del prezzo per con­tra­stare la con­cor­renza più diretta.

Le edi­cole, da un lato age­vo­late, e dall’altro costrette, nella morsa della parità di trat­ta­mento e dalla pos­si­bi­lità di ren­dere l’invenduto non fanno ecce­zione, anzi, se pos­si­bile, sono carenti di qual­siasi poli­tica di canale come ho evi­den­ziato a più riprese in que­sti spazi.

Oggi la situa­zione non è più soste­ni­bile. Dalla prima, far­se­sca, libe­ra­liz­za­zione ad oggi oltre 6mila gior­na­lai hanno già chiuso e mol­tis­simi anna­spano attual­mente stretti nella morsa cre­di­ti­zia costretti a finan­ziare quo­ti­dia­na­mente le neces­sità di cassa di una mol­ti­tu­dine di ope­ra­tori non qua­li­fi­cati che affol­lano il canale.

Dopo i segnali e gli stru­menti rea­liz­zati dal Sinagi, recen­te­mente anche lo Snag ha pro­po­sto di affig­gere una locan­dina i cui con­te­nuti, come mostra l’immagine sot­to­stante, sono iden­tici nella sostanza all’iniziativa precedente.

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Che il pro­blema sia effet­tivo e che pena­lizzi, ancor più in que­sto momento di grave crisi, i gior­na­lai non vi è dub­bio ed io stesso ho soste­nuto que­sta cam­pa­gna; non credo però che sia né l’atteggiamento cor­retto né tanto meno la solu­zione ai pro­blemi di que­sto canale e dei sin­goli punti vendita.

Ritengo che il cliente, l’individuo, che si reca in edi­cola sia poco inte­res­sato a sapere se la sua pub­bli­ca­zione pre­fe­rita è assente per colpa del suo edi­co­lante o per respon­sa­bi­lità dell’editore. Penso che comun­que l’immagine com­ples­siva ne esca asso­lu­ta­mente sbia­dita con il risul­tato di ren­dere il pub­blico ancora meno affe­zio­nato all’editoria su carta ed al suo canale commerciale.

Voglio imma­gi­nare che si otter­reb­bero risul­tati di gran lunga migliori se le locan­dine che ci viene pro­po­sto di affig­gere sulle porte dei nostri negozi par­las­sero di altri argo­menti con altri linguaggi.

Per­ché non evi­den­ziare la fun­zione di ser­vi­zio pub­blico assolta dalle edi­cole, la loro capil­la­rità in ter­mini di pre­senza sul ter­ri­to­rio ed ancora il ser­vi­zio offerto con orari di aper­tura vicini alle 24h/die.

Credo che posi­ti­viz­zare il mes­sag­gio sia una delle regole base della comu­ni­ca­zione e possa essere uno dei primi e più ele­men­tari prin­cipi che ci gui­dano nella rela­zione con la clientela.

Insomma, e se pro­vas­simo a fare Mar­ke­ting?

Pubblicato il 22 ottobre 2009 by Pier Luca Santoro

Informatizzazione dell’edicola

Se, da un lato col­tivo l’idea di riu­scire a dare forma ad alcuni pro­getti di cen­si­mento ed ana­lisi del canale di ven­dita di rife­ri­mento attuale e futuro per l’editoria [al momento non posso spe­ci­fi­care oltre per la fase asso­lu­ta­mente embrio­nale dei pro­getti], dall’altro ho ini­ziato a col­la­bo­rare con uno dei sin­da­cati dei gior­na­lai per favo­rire lo svi­luppo dell’informatizzazione delle edicole.

Non più tardi della set­ti­mana scorsa ho par­te­ci­pato alla prima riu­nione nazio­nale del nascente gruppo di lavoro che si occu­perà di come favo­rire il pro­cesso di alfa­be­tiz­za­zione infor­ma­tica dei gior­na­lai. Con­di­zione e pre­sup­po­sto essen­ziale, a mio avviso, per la riqua­li­fi­ca­zione di que­sto canale di vendita.

Attual­mente sono com­ples­si­va­mente circa 5mila le edi­cole che sono dotate di un soft­ware di gestione del punto ven­dita. Nel 2009, dun­que, più dell’80% dei punti ven­dita non è dotato di que­sto stru­mento gestionale.

I due prin­ci­pali soft­ware uti­liz­zati con­sen­tono di dia­lo­gare con il pro­prio distri­bu­tore locale, veri­fi­cando for­ni­ture e rese oltre a ren­dere più fluido il pro­cesso di comu­ni­ca­zione tra i punti ven­dita distri­buiti sul ter­ri­to­rio ed i loro primi fornitori.

Aware Resa

Ige­riv è il primo nato dei due e risente sicu­ra­mente di una con­ce­zione datata che ne influenza nega­ti­va­mente le per­for­mance. La gestione delle ven­dite a banco è dav­vero limi­tata e l’aspetto di rile­va­mento e cono­scenza dell’andamento del pro­prio punto ven­dita pra­ti­ca­mente assente. Si tratta per­ciò più di uno stru­mento fun­zio­nale alla sem­pli­fi­ca­zione della rou­tine quo­ti­diana del gior­na­laio che non di un gestio­nale vero e pro­prio. Punto di forza la pos­si­bi­lità di visua­liz­zare le imma­gini dei pro­dotti richia­mati in resa [aspetto non tra­scu­ra­bile quando nella bolla alla voce “sup­ple­mento bime­strale di dia­bete oggi” cor­ri­sponde, a seconda dei casi, l’ultimo calen­da­rio della sub­rette di turno discinta o il cd con le cover dei Pink Floyd].

Info­riv è l’altro soft­ware che gode di una discreta pene­tra­zione – circa 2mila edi­cole — “spon­so­riz­zato” dai prin­ci­pali attori della filiera è sicu­ra­mente di miglior rea­liz­za­zione, per­mette anche la comu­ni­ca­zione tra distri­bu­tori locali ed editori/distributori nazio­nali con evi­dente van­tag­gio di imme­dia­tezza in ter­mini di moni­to­rag­gio dell’andamento delle pub­bli­ca­zioni. Più tec­nico, di mag­gior costo e senza imma­gini per i detrattori.

Poi­ché per il gior­na­laio è fon­da­men­tale nell’esercizio della pro­pria atti­vità la comu­ni­ca­zione con il primo anello, con il pro­prio primo for­ni­tore, il sot­to­scritto è dotato obbli­ga­to­ria­mente del primo dei due stru­menti infor­ma­tici citati poi­ché è quello adot­tato dal pro­prio distri­bu­tore locale. Il sin­da­cato ed il gruppo di lavoro al quale sono stato invi­tato a far parte cal­deg­giano invece l’adozione dell’altra proposta.

Entrambi mi sem­brano asso­lu­ta­mente ina­de­guati per il futuro delle edi­cole e strut­tu­rati in modo da non favo­rirne l’utilizzo nella pra­tica quo­ti­diana di lavoro dei gior­na­lai. Mi pare che in altri canali – ali­men­tare, risto­ra­zione, cate­ring – si siano adot­tate già solu­zioni di mag­gior pra­ti­cità rispetto a quelle in uso nelle edicole.

Credo che siano gli stru­menti infor­ma­tici a doversi adat­tare al biso­gno e non vice­versa e sarà que­sto uno degli aspetti che cer­cherò sem­pre di tenere alto nel dia­logo con i tec­nici del gruppo di lavoro. Ovvia­mente le com­ples­sità sono mol­te­plici e vanno oltre que­sto aspetto sia per gli aspetti eco­no­mici che per le impli­ca­zioni “poli­ti­che” della vicenda.

Non man­cherò di tenervi aggior­nati al riguardo nei limiti della pos­si­bi­lità e della cor­ret­tezza pro­fes­sio­nale. A presto.

Pubblicato il 14 settembre 2009 by Pier Luca Santoro

L’Interrogazione

Poco prima delle vacanze Cate­rina Pes ha pre­sen­tato una inter­ro­ga­zione al Pre­si­dente del Con­si­glio, al Mini­stro del lavoro, della salute e delle poli­ti­che sociali rela­ti­va­mente alla con­di­zione degli edi­co­lanti, con par­ti­co­lare rife­ri­mento ai rap­porti di forza tra i vari sog­getti della filiera – edi­tori e distri­bu­tori – ed, appunto i gior­na­lai.

La depu­tata del PD, in par­ti­co­lare, evi­den­zia come: “Vi è un evi­dente squi­li­brio dei rap­porti di forza tra i vari sog­getti della filiera, squi­li­brio che com­porta solo obbli­ghi per gli edi­co­lanti e soli diritti per il resto dei sog­getti, al punto che edi­tori e distri­bu­tori deci­dono quale e quanto mate­riale sca­ri­care e le rela­tive moda­lità di paga­mento in maniera sostan­zial­mente uni­la­te­rale ed auto­re­fe­ren­ziale”. Rife­ri­sce inol­tre che “la situa­zione attuale è dram­ma­tica per la quasi tota­lità degli edi­co­lanti che non rie­scono più a sop­por­tare il peso di que­sto pena­liz­zante sistema di paga­mento”. Con­clu­dendo “[.….] se il Governo sia a cono­scenza dei fatti rap­pre­sen­tati in pre­messa, se le ten­sioni con­cer­nenti la distri­bu­zione e la ven­dita al det­ta­glio della stampa abbiano pena­liz­zato o rischino di pena­liz­zare il diritto all’informazione dell’utenza e quali ini­zia­tive intenda pro­muo­vere o adot­tare, anche tra­mite l’Osservatorio per il moni­to­rag­gio del mer­cato edi­to­riale ”.

L’interrogazione pro­pone una parte dei temi che anche all’interno di que­sti spazi sono stati ripresi più volte nel tempo e che, ad oggi, sono rima­sti ina­scol­tati.

Rin­gra­zio Cate­rina Pes per l’attenzione posta al tema, anche se for­mal­mente sarebbe stata più inci­siva una inter­pel­lanza par­la­men­tare, come un ser­vi­zio pub­blico – quali sono le edi­cole – meriterebbe.

Sono pur­troppo que­sti tempi bui nei quali i nostri gover­nanti tuo­nano con­tro i gior­nali e si inte­res­sano a ben altre inter­ro­ga­zioni.

Ho la sen­sa­zione che le ini­zia­tive da met­tere in campo siano neces­sa­ria­mente di mag­gior inten­sità e vigore rispetto a quella, pur meri­te­vole, qui ripor­tata; nei pros­simi giorni por­terò la mia pro­po­sta al riguardo in que­ste pagine. Ancora una volta, si accet­tano sug­ge­ri­menti utili.

San

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