sindacato giornalai

Posted on 26 febbraio 2012 by Pier Luca Santoro

Libertà Complementare

La pioggia di emendamenti rischia di annacquare e intorbidire i provvedimenti del Governo relativi alle liberalizzazioni.

Tra tutti gli emendamenti proposti, per quanto riguarda gli interessi dello scrivente e degli argomenti trattati all’interno di questi spazi, è quello relativo alle edicole che pare essere a rischio di snaturare in maniera significativa lo spirito ed il significato della prima stesura. Emendamento “bipartisan” presentato da Simona Vicari [PDL] e Filippo Bubbico [PD] del quale, forse non casualmente, i giornali non parlano nonostante l’ampia copertura generale del tema, che rappresenta una pericolosa marcia indietro rispetto alla concezione originaria.

L’emendamento proposto infatti eliminerebbe la possibilità precedentemente prevista da parte dei giornalai di rifiutare i prodotti collaterali ricevuti, quell’accozzaglia di perline ed amuleti che inonda quotidianamente le edicole in viurtù di una pretestuosa ed anacronistica interpretazione della parità di trattamento, così come la possibilità di defalcare il valore del materiale restituito ai distributori locali in compensazione dei pagamenti delle nuove consegne.

Sono elementi che alleggerirebbero di non poco la pressione finanziaria alla quale 30mila le edicole sin qui sopravvisute sono sottoposte e, soprattutto, restituirebbe dignità imprenditoriale ad una categoria troppo spesso vituperata dagli altri attori del sistema favorendo il necessario processo di modernizzazione che dovrebbe essere alla base delle proposte di liberalizzazione e del quale la filiera editoriale ha tanto bisogno.

Se le modifiche venissero approvate i giornalai italiani,  che inizialmente erano stati promossi a lavoratori autonomi, che avevano facoltà di  decidere del loro destino, che, pur nei i limiti della legge, potevano scegliere cosa far entrare nelle loro rivendite e cosa no, ritornerebbero al loro status di peones per garantire a loro spese flussi di cassa ad editori disonesti inquinando, forse in maniera definitiva, la possibilità di un’evoluzione positiva di tutto il sistema.

Mi segnala un rappresentante della categoria che Pietro Barcellona, un giurista, docente di diritto, scrive che “la certezza di esistere non è data dal denaro,ma dall’universo simbolico”, da quell’insieme di segni, usi, consuetudini, simboli insomma che sono capaci di mantenere un individuo nel suo mondo. La parete è ora liscia, buona per precipitare a terra con un grande tonfo. I ganci sulla parete messi da chi aveva scritto la prima parte del decreto, erano l’ universo simbolico dei giornalai. Se fosse confermato che ora non c’è più, sarà impossibile ripristinarlo.

Un concetto di libertà complementare agli interessi deviati, ancora una volta, di pochi. Un’opzione senza ritorno che chiunque abbia a cuore uno sviluppo sano e sostenibile del nostro Paese non può accettare.

Posted on 3 agosto 2010 by Pier Luca Santoro

Volere è Potere

L’attività che gestisco è, come avviene sempre più diffusamente, un “negozio promiscuo”. E’, anche, questo un modo per fare dei confronti tra i diversi settori/mercati e trarne delle conclusioni.

L’azienda che mi fornisce qualche articolo di cancelleria, che tengo per dare un minimo di servizio al cliente, mi vista regolarmente con passaggi una volta ogni due settimane, la venditrice è dotata di un terminale portatile [vd. immagine] con il quale digita e trasmette direttamente l’ordine, verifica la disponibilità delle giacenze, prezzi, ed altro.

Nulla di eccezionale, uno strumento di lavoro abituale per molti da tempo.

Non è così per la filiera editoriale che da anni vaneggia sulla informatizzazione delle edicole senza che, di fatto, nulla avvenga concretamente in tal senso.

Federazione degli editori impegnata più a combattere battaglie di retroguardia a difesa anche di paccottiglie da bancarella, come fossero prodotti editoriali di alta nobiltà, accrescendo così il grado di litigiosità nella filiera, tra editori più o meno consapevoli, distributori più o meno orientati alla trasparenza e rivenditori finali: sui quali, alla fine, si abbatte la paccottiglia senza qualità e senza valore.

Sindacati immobilizzati da evidenti conflitti d’interessi e, sempre meno taciute, collusioni e connivenze.

Spesso ormai persino in “ristopizzerie” di medio livello il cameriere prende l’ordine che viene trasmesso attraverso il terminale in cucina ed alla cassa.

Chi ha fatto [fa] il giornalaio può comprendere come uno strumento di questo tipo, abbinando funzionalità e portabilità potrebbe essere, grazie, anche, a costi e dimensioni inferiori a quelle di un pc, lo strumento ideale di lavoro per le rivendite di giornali e “il cavallo di troia” per riuscire finalmente a modernizzare la rete distributiva.

Volere è potere fu scritto da Michele Lessona quasi 150 anni fa sul modello dell’opera britannica “Self Help” tradotta in italiano con il titolo “Chi si Aiuta Dio l’aiuta”. Non si può dire che manchino le coincidenze anche ai giorni nostri.

Posted on 26 luglio 2010 by Pier Luca Santoro

Conflitto d’Interessi

Più volte ho raccomandato a chi opera, a vario titolo, in ambito editoriale di leggere la realtà delle edicole italiane attraverso la lente di Facebook, e dei numerosi gruppi, dai nomi più diversi, che spontaneamente si aggregano per tentare di dare voce alla propria realtà quotidiana.

E’ proprio attraverso uno di questi che imparo una situazione ancora più drastica rispetto a quella segnalata, anche di recente, in questi spazi.

Viene riportato infatti che:

“Il Sinagi in Campania è stato commissariato con tutti i suoi dirigenti che non contenti sono passati al Fenagi trasferendo il pacchetto di deleghe,senza avvisare neanche gli iscritti.

In pratica 250 edicole di Napoli e provincia si sono trovate sull’ec il cambio di sigla sindacale,senza aver firmato revoca e soprattutto delega per il nuovo sindacato Fenagi.

Il distributore ha fatto il gioco dei dirigenti, se telefoni per protestare dicendo che non sei del Fenagi e che fino a ieri eri Sinagi ti risponde che non è responsabile,allora tu fai presente che il DL per ritirare la quota deve avere le deleghe,e loro dicono che eseguono solo ordini e che non si puo’ ritornare o disdire se non in accordo col sindacato”.

L’amara risposta ai, sempre graditi, suggerimenti di Marta.

La conferma di quali siano, ad ogni latitudine, le collusioni, i conflitti di interessi esistenti.

Posted on 14 luglio 2010 by Pier Luca Santoro

Paga & Taci

I giornalai sono i peones dell’editoria contemporanea.

In tempi in cui spesso si parla di ecosistema, l’edicolante è l’anello debole, la preda, che pur sorreggendo di fatto tutta la catena ne è la vittima primaria.

Frammentazione, scarsa rappresentazione e rappresentatività sono i fattori principali di questa situazione.

Mentre i problemi di editori e giornalisti sono fonte quotidiana di un dibattito e confronto che ha ampia portata, nessuno pare interessato alle vicende di chi gestisce oggi un edicola. Quando se ne parla lo si fa con nostalgico romanticismo e approssimazione poiché non ci si è interessati a comprendere ruolo e natura del giornalaio.

Editori alla spasmodica ricerca di ricavi e [pseudo] aziende di distribuzione al loro servizio, hanno despecializzato e dequalificato il canale di vendita trasformandolo, agevolati da legislazioni [s]fasciste, in minibazar con assortimenti da marocchinerie della più infima qualità come sintetizza tentativamente la mappa sottostante realizzata tempo fa.

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La comunicazione che ho riportato ieri, rinforzata, guarda caso, da una di pari contenuto [che non posso riprodurre, purtroppo] da parte del distributore locale, ha prodotto un dibattito all’interno di una lista di discussione di giornalai della mia zona.

Tra tutti gli interventi, quello di una collega, che mi ha autorizzato alla pubblicazione, sintetizza meglio la situazione anche grazie alle foto:

“Spesso i clienti sono in difficoltà a raggiungere l’espositore delle caramelle. Come potete vedere dalle foto allegate, il transito risulta difficoltoso. Ho necessità di vendere anche altri articoli.

La resa a specchio mi facilita, almeno in parte, il lavoro e il passaggio della clientela.

Un cliente pesta una busta sorpresa una volta,ad un altro gli cade sui piedi la cartella dei tatuaggi delle Winx, uno inciampa sulla cartella del guinnes dei primati…..a lungo andare vanno a prendere il giornale al BENNET, [gentilmente mi minacciano ironicamente] ,giacché al supermercato tanta “rumenta” non gli arriva. Risultato? Perdo la vendita ed il cliente: Bello eh? Faccio quello che posso, spero accogliate la mia schiettezza come messaggio d’aiuto e non come messaggio di prepotenza, non è mio desiderio affatto, voglio solo lavorare serenamente”.

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Ho cercato dalla nascita di questo spazio di affrontare le problematiche del mio mestiere denunciando le inefficienze del sistema e proponendo delle potenziali soluzioni che ritengo interessante riprendere in sintesi:

  • Censimento e stratificazione dei 35mila punti vendita al dettaglio che coprono il territorio nazionale.
  • Contributi sino ad un massimale di 2000 euro per punto vendita/ragione sociale per l’informatizzazione della rete di edicole. Contributo statale del 70% a fondo perduto e dal 10 al 15% a carico degli editori in ragione del volume d’affari del singolo punto vendita.
  • Abrogazione della parità di trattamento ed introduzione di un fee [quotidiani esclusi] per l’introduzione di nuovi prodotti editoriali nel canale edicole.
  • Introduzione di incontri mensili a livello provinciale tra giornalai, distributore locale e un editore a rotazione.
  • Creazione di circuiti di comunicazione nazionali, regionali e provinciali che affittino spazi di comunicazione in vetrina e sul banco delle edicole.
  • Riconoscimento di un fee per inserimento campioni di prodotto nelle riviste settimanali e mensili.
  • Creazione di un osservatorio permanente su il futuro dell’edicola e l’edicola del futuro composto da rappresentanti di tutta la filiera.

Mi spiace per Gian Paolo Ormezzano, rispettabile giornalista di lungo corso, al quale consiglio una presa di visione di questi dati e, perchè no, una chiacchierata con qualcuno del mestiere prima del suo prossimo articolo sul tema, ma nessuno ha intenzione di fare il portinaio, sono i molti editori senza visione che provano a custodire le finanza dei giornalai affollando il canale con circa 3mila sedicenti pubblicazioni editoriali.

I Distributori, nazionali e locali, incassano sulla movimentazione delle merci, i pochi editori seri rimasti ed i pochi giornalai sopravvissuti quotidianamente sopportano inefficienze, soprusi e pagano. Ancora per quanto?

Posted on 13 luglio 2010 by Pier Luca Santoro

La Voce del Padrone

Quando la rappresentanza provinciale di uno dei due principali sindacati di giornalai insiste nel mandare avvisi minacciosi ai propri associati, per tutelare quella che, nonostante le dichiarazioni di circostanza, nei fatti è la controparte è evidente che c’è qualcosa che non funziona.

Una visita ai numerosi gruppi di edicolanti presenti su Facebook chiarisce alcuni aspetti. Altri più specifici richiedono una ricerca relativamente banale.

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Avendo raccolto informazioni e visioni da parte di chi svolge questo, sempre più ingrato lavoro, domani approfondiamo.

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