simulazioni economiche

Pubblicato il 26 aprile 2010 by Pier Luca Santoro

I Conti in Tasca al NYT, un’ipotesi

Juan Varela a com­mento dei risul­tati eco­no­mici del NYT dif­fusi la scorsa set­ti­mana,  ha svi­lup­pato una simu­la­zione, un’ ipo­tesi, di quale potrebbe essere ragio­ne­vol­mente l’impatto di una even­tuale deci­sione del quo­ti­diano sta­tu­ni­tense di spe­gnere le rota­tive e pro­porre solo l’edizione on line.

L’analisi mi pare ben pon­de­rata e i conti, per quanto ipo­te­tici, realistici.

In buona sostanza, nell’ipotesi di una pas­sag­gio totale al digi­tale, il gior­nale new­yor­kino dovrebbe ridurre di oltre la metà sia i suoi costi e la strut­tura. Il numero di addetti dagli attuali 3200 dovrebbe ridursi di oltre 1000 unità.

Varela, cor­ret­ta­mente, si chiede se sia pos­si­bile una ristrut­tu­ra­zione di tale por­tata, e, soprat­tutto, se il costo sociale e pro­fes­sio­nale della stessa sia ragionevole.

Dalla mia pro­spet­tiva, una con­ferma di come la sfida per il futuro dell’informazione, sotto il pro­filo eco­no­mico, sia sulla con­ver­genza e non sulla sostituzione.

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Pubblicato il 1 aprile 2010 by Pier Luca Santoro

Perchè l’iPad non salverà l’Editoria

TBI Research pub­blica una simu­la­zione che dimo­stra chia­ra­mente come l’ennesima corsa all’oro sca­te­nata dal lan­cio dell’ iPad non sal­verà nean­che lon­ta­na­mente i bilanci degli editori.

Simu­lando pos­si­bili sce­nari diversi, anche ipo­tiz­zando che, al di là di ogni più rosea aspet­ta­tiva, ven­gano ven­duti 16 milioni di iPad nei pros­simi due anni, i ricavi per gli edi­tori si aggi­re­reb­bero intorno al 10% di quelli che sono le attuali reve­nues.

L’opportunità teo­ri­ca­mente offerta dal device della Apple, dun­que, a conti fatti non è asso­lu­ta­mente in grado di com­pen­sare i man­cati introiti della ver­sione tra­di­zio­nale [car­ta­cea].

A sup­porto della tesi viene resa dispo­ni­bile una tavola di sin­tesi di quelli che sono attual­mente i ricavi gene­rati dalla ven­dita + abbo­na­menti delle delle prime dieci rivi­ste sta­tu­ni­tensi, ren­dendo, se neces­sa­rio, ancora più con­vin­cente la simu­la­zione sottoriportata.

In con­clu­sione, non si può che rac­co­man­dare alcune ses­sioni inten­sive dell’ultimo God of War II, per sod­di­sfare, da un lato, il biso­gno com­pul­sivo di uti­lizzo delle ultime tec­no­lo­gie dispo­ni­bili e, dall’altro, l’evidente neces­sità di appren­dere ruolo e signi­fi­cato delle distinte fasi del pro­ject management.

Pubblicato il 6 agosto 2009 by Pier Luca Santoro

E’ la somma che fa il totale

Crisi dei quo­ti­diani e degli edi­tori con­ti­nuano ad essere temi da prima pagina con fre­quenza pres­so­ché giornaliera.

La neces­sità di recu­pe­rare red­di­ti­vità sta, tra l’altro, com­por­tando il taglio di migliaia di posti di lavoro e la pre­ca­riz­za­zione di almeno altret­tanti nel settore.

Nel con­fronto in atto rela­ti­va­mente al paga­mento delle noti­zie on line, oltre ad averne dimo­strato l’inconsistenza, mi sono spesso chie­sto del per­chè di que­sto acca­ni­mento da parte degli edi­tori su que­sto tema men­tre al tempo stesso gli omaggi effet­tuati appa­ri­vano di dimen­sioni rilevati.

Fedele alla cele­bre mas­sima di Anto­nio De Cur­tis, del quale sono tra i tanti gran­dis­simo esti­ma­tore, “è la somma che fa il totale”, sono dun­que andato a veri­fi­care la dimen­sione degli omaggi nell’ambito del mer­cato dei quotidiani.

Par­tendo dalla recente pub­bli­ca­zione dei dati di dif­fu­sione per l’anno mobile ter­mi­nante ad aprile 2009 ho avuto modo [potete con­trol­lare voi stessi ovvia­mente] di dare final­mente una dimen­sione a que­sta area della quale si parla e si scrive nor­mal­mente dav­vero poco.

Ho avuto così modo di con­sta­tare che [pas­sa­temi gli arro­ton­da­menti nel ren­di­conto sot­to­stante delle cifre] :

La dif­fu­sione media dei quo­ti­diani nel nostro paese è di 5.193.000. Il cal­colo è stato effet­tuato esclu­dendo la dif­fu­sione di “E Polis” e pren­dendo a rife­ri­mento le dif­fu­sioni dei giorni della set­ti­mana – escluso il lunedì – per i quo­ti­diani sportivi.

Il totale pagato ammonta a 4.759.000 copie delle quali circa 516.000 sono in abbo­na­mento.

Per dif­fe­renza si cal­cola che gli omaggi, le copie distri­buite a vario titolo sul ter­ri­to­rio nazio­nale gra­tui­ta­mente, siano 433.000.

Circa il 10% delle copie che cir­co­lano sono dun­que rega­late dagli edi­tori stessi. Se a que­ste aggiun­giamo gli abbo­na­menti, poi­ché a tariffe nor­mal­mente estre­ma­mente age­vo­late rispetto al prezzo di coper­tina in edi­cola, arri­viamo ad oltre il 18% di inci­denza.

Saranno forse conti da salu­miere – o meglio da gior­na­laio – ma mi pare che un recu­pero di una quota così rile­vante di pro­dotto omag­giato possa poten­zial­mente for­nire ampi spazi di recu­pero con­tri­bu­tivo per gli edi­tori al borde de un ata­que de ner­vios [para­fra­sando Almodovar].

Prima di ipo­tiz­zare fan­ta­siose solu­zioni legate a mera­vi­gliosi e rea­der o altre ipo­tesi altret­tanto vel­lei­ta­rie, con­si­gliamo di veri­fi­care i conti sopra­ci­tati e di appor­tare i dove­rosi cor­ret­tivi che dovreb­bero garan­tire il recu­pero di milioni di euro di spesa e d man­cato fat­tu­rato e, se d’interesse, la pos­si­bi­lità di qual­che ven­dita in più in edicola.

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A mar­gine segna­liamo che “Il Resto del Car­lino” omag­gia oltre 4mila copie/die, caso mai Monti non avesse il dato ho rite­nuto inte­res­sante for­nirlo in maniera spe­ci­fica al di là dell’analisi gene­rale effettuata.

A titolo di curio­sità, infine, “Il quo­ti­diano della Basi­li­cata” è il gior­nale meno ven­duto d’Italia con una dif­fu­sione di 3.860 copie delle quali 1.902 ven­dute; gli abbo­na­menti al quo­ti­diano sono 10.

“Libero” è invece il quo­ti­diano che pre­senta l’incidenza più alta nel rap­porto tra tira­tura e resa: tira­tura 216mila copie, ven­dite 119mila, resa 96mila, omaggi 15mila; che sia per­chè i con­tri­buti all’editoria sono sulla base delle tira­ture? Ai poster l’ardua sentenza.

Pubblicato il 31 luglio 2009 by Pier Luca Santoro

I giornali tradizionali continuano a dominare

Nono­stante il nuovo che avanza, la ver­sione car­ta­cea dei gior­nali con­ti­nua a pre­va­lere net­ta­mente su quella on line.

Secondo la simu­la­zione effet­tuata da un gior­na­li­sta del Wall Street Jour­nal, sia in ter­mini di tempo che a livello di rea­der­ship la ver­sione car­ta­cea dei prin­ci­pali quo­ti­diani sta­tu­ni­tensi pre­vale abbon­dan­te­mente su quella on line.

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E’ sem­pre della mede­sima fonte una pre­ce­dente stima che con­fer­me­rebbe come anche negli Stati Uniti la red­di­ti­vità dei quo­ti­diani on line, nel caso pas­sas­sero – come par­rebbe – ad una ver­sione a paga­mento, sarebbe ten­den­zial­mente ininfluente.

I dati e le stime degli USA con­fer­mano dun­que le simu­la­zioni effet­tuate dal sot­to­scritto poco più di un mese fa; la pros­sima volta che potrò pren­dermi una mezza gior­nata filata per farlo pro­verò ad effet­tuare la mede­sima tabella con rife­ri­mento ai quo­ti­diani ita­liani per avere una ulte­riore con­ferma [o smen­tita, se del caso] delle ipo­tesi di lavoro sin qui sviluppate.

Oltre alla bufala del tutto gra­tis su inter­net, i quo­ti­diani potreb­bero essere vit­time di un abba­glio altret­tanto impor­tante che li sta por­tando a can­ni­ba­liz­zarsi.

Non vi è dub­bio su quale sia il nuovo eco­si­stema delle noti­zie, ma non di meno è asso­lu­ta­mente neces­sa­rio non esserne distratti ecces­si­va­mente svi­lup­pando ipo­tesi fuor­vianti di red­di­ti­vità. Il modello di busi­ness futuro con­ti­nuerà a pas­sare ancora per almeno i pros­simi venti anni attra­verso la dif­fu­sione car­ta­cea e il canale edi­cole; dimen­ti­car­sene potrebbe essere fatale.

Pubblicato il 24 giugno 2009 by Pier Luca Santoro

La simulazione

Nell’ inserto di lunedì 22 giu­gno il “Cor­riere della Sera” dedica sia la coper­tina che le suc­ces­sive due pagine interne all’annosa que­stione rela­tiva alle news on line a paga­mento.

Com­ples­si­va­mente la linea del Cor­sera appare pro­pen­dere per una posi­ti­vità rispetto alla effet­tiva pos­si­bi­lità che vi sia ade­sione da parte di un numero suf­fi­ciente di per­sone a pagare le noti­zie dei quo­ti­diani on line. A soste­gno dell’ipotesi viene citato, in par­ti­co­lare, uno stu­dio di Boston Con­sul­ting Group che dimo­stre­rebbe [il con­di­zio­nale è d’ obbligo poi­ché nell’articolo – sigh! — non vi è il link allo stu­dio e nep­pure sul sito della società di con­su­lenza vi si trova trac­cia] come la metà dei navi­ga­tori sia dispo­sta a com­prare un quo­ti­diano in rete anche se a prezzi deci­sa­mente ridotti rispetto alla ver­sione cartacea.

Ho dun­que imma­gi­nato, per amor di ragio­na­mento e per appor­tare con­cre­tezza al dibat­tito su que­sto tema, di svi­lup­pare una ipo­tesi, una simu­la­zione, su quanto com­ples­si­va­mente possa por­tare alle affa­mate casse degli edi­tori que­sta ipo­te­tica area di business.

Per sem­pli­cità e sin­tesi con­cen­triamo il ragio­na­mento sul sito del quo­ti­diano in questione.

Sulla base dei dati dispo­ni­bili rela­tivi al sito del Cor­sera che ripor­tano 850mila [853mila per l’esattezza] visi­ta­tori unici gior­na­lieri, ed appor­tando le oppor­tune tara­ture al 43% di dispo­ni­bili a pagare i con­te­nuti ripor­tati dallo stu­dio pre­ci­tato, azzar­de­remo una simu­la­zione su quale potrebbe essere il ricavo lordo della testata in questione.

Come sa chiun­que abbia effet­tuato ricer­che di mer­cato [si segnala, in par­ti­co­lare, il repeat buy­ing inten­tion trial test] è risa­puto che tra il dichia­rato e l’effettivo acqui­sto vi è un gap signi­fi­ca­tivo; ipo­tiz­ze­rei dun­que che in realtà coloro che pro­ce­dano real­mente ad acqui­stare arti­coli on line pos­sano essere il 10% dei visitatori.

In sin­tesi, quindi:

Cor­sera on line

850.000 x 10% = 85.000

85.000 x 0,20€ [ipo­tesi di prezzo d’acquisto uni­ta­rio] = 17.000 €/die

17.000 €/die x 30 giorni = 510.000 € men­sili = 6.120.000 € di ricavo lordo annuo.

Cor­sera ver­sione cartacea

500.000 copie x 1 € = 500.000 €/die

500.000 € x 30 giorni = 15.000.000 € men­sili = 180.000.000 € di ricavo lordo annuo.

Dun­que 6.120.000 € vs. 180.000.000 € sono il 3,4% in più – ammesso che si som­mino effet­ti­va­mente ai pre­e­si­stenti – di ricavi lordi all’anno.

Il 3,4% lordo è, a mio avviso, un ordine di gran­dezza che non giu­sti­fica né il dibat­tito, le riu­nioni ed il pro­clami sul tema né il rischio col­le­gato all’imma­gine di marca che tali pro­clami pro­vo­cano e pro­vo­che­reb­bero al riguardo sul web.

Il 3,4% lordo, sem­pre a mio parere ovvia­mente, è una mar­gi­na­lità che può – e deve – essere recu­pe­rata ampia­mente con inter­venti mirati sulla filiera della distri­bu­zione edi­to­riale e dell’organizzazione interna alle imprese del settore.

Change

Se avessi dovuto seguire sino in fondo il mio istinto avrei sti­mato una redemp­tion degli acqui­sti on line infe­riore rispetto a quella che poi ho uti­liz­zato per effet­tuare i con­teggi. Credo, comun­que, che anche a livelli diversi il gap tra “carta vs on line” sia tal­mente ampio da non infi­ciare sul ragio­na­mento com­ples­sivo. Ovvia­mente come avviene in tutte le simu­la­zioni di sce­na­rio si tratta di una ipo­tesi di lavoro, se ave­ste dati più pre­cisi e/o opi­nioni diverse, sarà un pia­cere – come sem­pre – acco­glierle e con­fron­tarsi al riguardo.

Si segnala, infine, che “a pre­scin­dere dal canale e dal mezzo” la qua­lità vende.