settimanali

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Pubblicato il 10 febbraio 2015 by Mara Cinquepalmi

Settimanali e direttori: quante donne?

Seconda pun­tata della nostra inchie­sta sulle diret­trici nell’informazione ita­liana. Que­sta volta l’analisi riguarda i set­ti­ma­nali cen­siti da Ads.

Dei 45 set­ti­ma­nali cen­siti da Ads due non sono più in edi­cola, quindi la nostra ana­lisi si rife­ri­sce a 43 gior­nali. Di que­sti ben 11 sono diretti dallo stesso gior­na­li­sta e, in par­ti­co­lare: San­dro Mayer è diret­tore di Di più tv, Di più, Di più tv cucina, Tv mia (tutti del gruppo edi­to­riale Cairo); Aldo Vitali lo è di Tv sor­risi e can­zoni, Tele­più, Guida tv editi da Arnoldo Mon­da­dori; Alberto Sab­ba­tini alla guida di Auto­sprint e Moto­sprint della Conti Edi­tore; Anna­lisa Mon­freda è diret­trice di Con­fi­denze e Donna Moderna editi da Arnoldo Mon­da­dori.

Rispetto alla nostra pre­ce­dente ana­lisi sui diret­tori dei quo­ti­diani, la dispa­rità di genere nella dire­zione di un set­ti­ma­nale si assot­ti­glia: 17 uomini (di cui 3, come abbiamo visto, alla guida di più di un gior­nale) con­tro 15 donne (sol­tanto una dirige due settimanali).

Dician­nove di que­sti set­ti­ma­nali appar­ten­gono al genere “fem­mi­nili” ed è opi­nione dif­fusa che a diri­gerli siano soprat­tutto donne. Invece, a scor­rere l’elenco delle testate Ads sco­priamo che ben nove sono diretti da uomini. Sui fem­mi­nili e sul ruolo che negli anni ’60-’70 hanno avuto nella for­ma­zione di una nuova coscienza fem­mi­nile nei giorni scorsi la 27ora del Cor­riere della Sera ha pub­bli­cato alcuni capi­toli della tesi di lau­rea magi­strale di Camilla Lascheri che ha appro­fon­dito que­sto tema.

Intanto, qual­che set­ti­mana fa sui social media abbiamo con­di­viso la noti­zia che per la prima volta in 172 anni di sto­ria dell’Eco­no­mist a diri­gere il gior­nale è stata chia­mata una donna: la 47enne Zanny Min­ton Bed­does. Alcuni gior­nali ita­liani hanno tito­lato così:

Su come si diventa diret­tore dell’Economist e sulla que­stione di genere nell’informazione bri­tan­nica è inte­res­sate que­sto post di Gideon Lich­field pub­bli­cato su Quartz lo scorso 23 gennaio.

Sulla que­stione di genere, invece, nella nostra infor­ma­zione uno spunto da appro­fon­dire viene dal con­sueto report sulla pro­fes­sione gior­na­li­stica a cura di Pino Rea per Lsdi. Pur non essen­doci molti dati di genere, è indi­ca­tivo quello sulle posi­zioni Inpg1: nel 2013 le pro­fes­sio­ni­ste iscritte erano il 42,4% e le pub­bli­ci­sta il 43,9%. Nel corso degli anni la per­cen­tuale fem­mi­nile è cre­sciuta, quindi ne rica­viamo che anche il numero delle iscritte all’Ordine è aumen­tato. Non c’è una rispo­sta, però, al fatto che ad una così signi­fi­ca­tiva pre­senza di gior­na­li­ste non cor­ri­sponda una altret­tanto signi­fi­ca­tiva pre­senza delle col­le­ghe nei ruoli chiave della professione.

Pubblicato il 16 settembre 2011 by Pier Luca Santoro

Corse di Cavalli

Sono stati dif­fusi ieri i dati rela­tivi al secondo periodo di rile­va­zione, aprile — luglio 2011, dell’indagine perio­dica svolta da Audi­press rela­ti­va­mente alla let­tura di quo­ti­diani e pub­bli­ca­zioni perio­di­che [set­ti­ma­nali e men­sili] nel nostro paese.

L’indagine, oltre a con­fer­mare che l’Italia è una Repub­blica basata sulla “Gazza”, rende dispo­ni­bili final­mente anche i dati rela­tivi ai visi­ta­tori al sito web della testata corrispondente.

Se per i quo­ti­diani i valori sono signi­fi­ca­ti­va­mente diversi da quelli dif­fusi da Audi­web, susci­tando ine­vi­ta­bil­mente qual­che per­ples­sità sul valore effet­tivo delle rile­va­zioni, para­dos­sale è la situa­zione di set­ti­ma­nali e mensili.

Due sono i fat­tori cri­tici che emer­gono dai dati diffusi.

Emerge come i valori in gioco, il numero di visi­ta­tori sia dav­vero mar­gi­nale con, ad esem­pio, Quat­tro­ruote o Focus tra i men­sili e L’Espresso e Donna Moderna per i set­ti­ma­nali che hanno un rap­porto almeno di 1 a 10 tra utenza sul web e let­tori su carta.   Uno per tutti, Sor­risi e Can­zoni TV che ha circa 4,3 milioni di let­tori per la ver­sione car­ta­cea e 28mila visi­ta­tori alla pro­pria edi­zione online.

Si evi­den­zia inol­tre come mol­tis­sime testate anche di ampia dif­fu­sione, ancora una volta a titolo esem­pli­fi­ca­tivo, quali Chi o Al Volante, non abbiano nep­pure un sito web.

La grande mar­cia al digi­tale pare più una corsa di cavalli zoppi per l’editoria nostrana.

Pubblicato il 3 febbraio 2011 by Pier Luca Santoro

La Campagnetta

Posso come vederli men­tre par­lano, discu­tono ani­ma­ta­mente su come risoll­le­vare le sorti dell’azienda in que­sto momento di crisi.

Gino Bram­billa, impren­di­tore 72enne pro­prie­ta­rio di una fab­brica di lam­pa­dari in ottone e rela­tiva sho­w­room  sulla Milano — Meda, sta par­lando con suo figlio Mario. Sono ormai tre anni che le cose vanno dav­vero male, biso­gna farsi venire un’idea per risol­le­vare le sorti aziendali.

Mario allora dice al padre: “Secondo me potremmo fare una cam­pa­gnetta pub­bli­ci­ta­ria, non grandi cose, senza spen­dere troppo. Sai su quelle rivi­ste  men­sili di arre­da­mento che ci man­dano gra­tui­ta­mente tutti i mesi qui in azienda”

E’ que­sta l’immagine men­tale che mi ha richia­mato l’insight, l’approfondimento rea­liz­zato da Niel­sen sull’andamento della pub­bli­cità nel com­parto della stampa [quo­ti­diani e perio­dici] nel 2010 che riporta anche i valori dell’investimento medio per mezzo.

Ah, auguri a Gino e Mario, credo pro­prio che ne abbiano biso­gno, ovvia­mente inseme agli editori.

Pubblicato il 30 dicembre 2009 by Pier Luca Santoro

Coerenza

Che siano tempi duri è dive­nuto un ritor­nello rispetto al quale si avverte la neces­sità di andare oltre, di avere una visione stra­te­gica, sul futuro del mondo degli affari e della comunicazione.

Per que­sto, a titolo esem­pli­fi­ca­tivo, ho “pescato nel mazzo” due casi recenti che, mi auguro, pos­sano sti­mo­lare dibat­tito e rifles­sione. Si tratta di due set­ti­ma­nali: “The Eco­no­mist” e “Sette”.

The Eco­no­mist è sem­pre stata una testata con buona sen­si­bi­lità al mondo degli affari “eco friendly”, man­te­nendo nel tempo un occhio di riguardo verso i temi dell’ecologia, come testi­mo­nia banal­mente anche una ricerca negli archivi on line che for­ni­sce 2012 risul­tati alla “query” cli­mate change. Adesso, con la cam­pa­gna abbo­na­menti 2010, la rivi­sta man­tiene coe­renza rispetto all’orientamento e, all’interno del pac­chetto pro­mo­zio­nale teso ad atti­rare i poten­ziali sot­to­scrit­tori, è con­te­nuta la pro­messa di pian­tare un albero per ogni abbo­nato [mi pare venga chia­mata sup­por­ting evi­dence].

Sette, il set­ti­ma­nale del Cor­riere della Sera, è stato recen­te­mente rilan­ciato. Nuovo for­mato, ed una atten­zione par­ti­co­lare alla carta non solo in ter­mini este­tici ma anche di soste­ni­bi­lità eco­lo­gica della rivi­sta; secondo quanto ripor­tato si trat­te­rebbe di un tipo di carta che vanta la cer­ti­fi­ca­zione dell’ Fsc — Forest Steward­ship Coun­cil – un ente inter­na­zio­nale indi­pen­dente per la sal­va­guar­dia delle fore­ste noto per il rigore con il quale con­cede il pro­prio nulla osta. A con­ferma, non è un caso che tra le tante coper­tine pos­si­bili per la prima uscita sia stata pro­po­sta l’immagine di un orso polare sui ghiac­ciai dedi­cata al clima e ver­tice mon­diale di Cope­n­ha­gen, con un testo di Al Gore.

Pec­cato che tanta atten­zione dei det­ta­gli si scon­tri con la pla­sti­fi­ca­zione della rivi­sta in 3 casi su cin­que sin ora [se non ho con­tato male] per con­sen­tire l’inserimento di lea­flet ed altri ele­menti promo-pubblicitari; la pla­sti­fi­ca­zione rende inu­tile l’attenzione dimo­strata nella scelta della carta ed è cer­ta­mente non eco­com­pa­ti­bile, una sba­va­tura, una caduta di tono, com­piuta per oltre il 50% delle uscite. Una mag­giore coe­renza forse paghe­rebbe di più a lungo andare.

“La Stra­te­gia senza tat­tica è la via più lunga alla vit­to­ria, la tat­tica senza stra­te­gia è il rumore che pre­cede la scon­fitta”. — Sun Tzu -

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