scenari media

Uso Quotidiano Internet
Posted on 4 febbraio 2016 by Pier Luca Santoro

ChartaMente

Continuiamo  con i dati Istat recentemente pubblicati analizzando l’utilizzo di Internet nel nostro Paese.

Nel 2015 il 40.3% degli italiani usa quotidianamente la Rete [era il 36.9% nel 2014]. Il dato permette di verificare quanto sia la navigazione abituale in Rete da mobile ponendolo a confronto con i dati di utilizzo giornaliero del PC pubblicati ieri.

In generale gli italiani che usano il Web sono il 60.2%, pari a  34.4 milioni di persone, [57.3% nel 2014] ma di questi 11.5 milioni non lo utilizzano ogni giorno.

Sono il 58.3% degli occupati ad usare la Rete quotidianamente, percentuale che scende al 54% per chi è in cerca di prima occupazione, al 47.4% per lavoratore in proprio o co.co.co ed al 43.8% per disoccupato alla ricerca di nuova occupazione.

Ci sono 19.8 milioni di italiani che non usano mai Internet e, evidentemente, non sono solo anziani, ubriachi e vagabondi ad essere analfabeti.

Uso Quotidiano Internet

Utilizzo Quotidiano PC
Posted on 3 febbraio 2016 by Pier Luca Santoro

ChartaMente

Istat ha pubblicato i dati delle persone di 3 anni e più per utilizzo del personal computer e frequenza di utilizzo.

Ho preso in considerazione la tendenza esclusivamente di coloro che usano il PC tutti i giorni. Il dato, nonostante, fortunatamente, il trend di crescita, è davvero disarmante. Poco più di un terzo degli italiani usa un computer tutti i giorni.

Nel 2006 coloro che usavano il PC, con frequenza variabile da una o più volte alla settimana sino a qualche volta all’anno, erano il 41.4% della popolazione italiana, passati al 56.5% nel 2015. Quindi attualmente il 42.3% degli italiani non usa mai un personal computer.

Nella fascia da 6 a 10 anni il 46.5% attualmente, nel 2015, non usa mai il computer con buona pace di scuola e famiglia. Sigh!

Utilizzo Quotidiano PC

Top 6 Social
Posted on 2 febbraio 2016 by Pier Luca Santoro

I Trend Digital & Social in 7 Chart

GlobalWebIndex ha pubblicato Trend 2016, corposo rapporto sulle tendenze attuali e future di digital e social prodotto grazie ad oltre 200mila interviste in 34 nazioni, Italia inclusa. Il report è liberamente scaricabile [previa registrazione], qui di seguito le infografiche che mi sono sembrate più significative, di maggior interesse.

1 – I Social più Utilizzati 

Secondo GlobalWebIndex il 93% degli adulti online ha almeno un account social ed il 79% è attivo su una piattaforma social. È interessante notare come vi sia una sensibile differenza tra coloro che sono iscritti, chi visita ciascun social e, soprattutto, quale sia il gap con chi di questi poi ne fa un utilizzo attivo con tutti i principali social, ad esclusione di Facebook, che hanno sempre meno del 50% delle persone che postano contenuti.

Top 6 Social

2 – Tempo di Navigazione da Mobile

Quasi raddoppiato ovunque il tempo di fruizione di contenuti in Rete da mobile. Considerevoli le differenze per fasce d’età con coloro tra 16 e 24 anni che ne fanno un utilizzo quotidiano per 3.26 ore sino a meno di un’ora [58 minuti] per chi è tra i 55 ed i 64 anni.

Tempo Online da Mobile

3 – Fenomeno Snapchat

Snapchat è sicuramente il fenomeno del 2015 con la riconversione da app per sexting a piattaforma social con un occhio di riguardo, anche, per l’informazione. . Il grafico sottostante evidenzia come sia un canale di assoluto rilievo per raggiungere gli adolescenti. Nella fascia di età tra i 16 ed i 24 anni gli utilizzatori di Snapchat sono il doppio circa di quelli di WhatsApp.Fenomeno SnapChat

4 – Motori di Ricerca Vs Social

Per la ricerca di informazioni i motori sorpassano sempre i social ma nella fascia di età 16-24 anni il gap inizia ad essere davvero ridotto.

Motori Vs Social

5 – Sharing Ecomony

Leggendo i titoli dei giornali parrebbe che nell’ultimo lustro la sharing economy ha preso il sopravvento. A guardare i dati sotto riportati invece si vede come sia ancora appannaggio di una ristretta minoranza, un fenomeno emergente e non consolidato. Il nostro Paese è il terzo nella graduatoria di quelli che generano maggiori visite al sito di Airbnb che però complessivamente attira solamente il 3% degli internauti.

Airbnb Visite

6 – Social Commerce

Le potenzialità del social commerce non sembrano davvero straordinarie al momento. Colpisce in  particolare l’11% di Facebook ed ancor più il 15% di Messenger sul quale il social network più popoloso del pianeta sta puntando molto in tal senso. Con intenzioni di acquisto così risicate gli acquisti effettivi difficilmente supereranno il 5% nella più rosea delle previsioni.

Social Commerce

7 – Live Streaming

Con Facebook che da pochi giorni ha reso disponibili a tutti i live video diventa interessante capire quali siano i temi principali di attrazione per le persone. Dopo i video “divertenti” sono proprio le news l’interesse principale delle persone. Buono anche l’interesse per gli educational. Prendere nota, prego.

Live Streaming

Lettura di Quotidiani
Posted on 2 febbraio 2016 by Pier Luca Santoro

ChartaMente

I dati Istat sulle persone di 6 anni e più che leggono quotidiani almeno una volta a settimana e cinque volte e più a settimana.

Il calo di chi legge un  giornale, nella versione cartacea, almeno una volta alla settimana è di 11 punti percentuali, pari a ad un calo da 39.1 milioni a 26.9 milioni di persone, mentre quello dei “lettori forti”, di coloro che leggono un quotidiano cinque volte alla settimana o più è solo di 4 punti percentuali, da 12.9 a 9.8 milioni di persone.

Chi leggeva relativamente poco legge sempre meno mentre chi legge per abitudine un giornale rappresenta una minoranza ma mantiene abbastanza la propria abitudine nel tempo. Attualmente oltre la metà della popolazione non legge mai un quotidiano. Ovviamente non vi è corrispondenza tra lettura ed acquisto poiché, come noto, il giornale può essere letto in luoghi pubblici in cui è a disposizione e/o essere acquistato da un’altra persona che lo mette a disposizione.

Lettura di Quotidiani

Pressioni Giornalismo
Posted on 1 febbraio 2016 by Pier Luca Santoro

Fattori di Influenza sul Giornalismo

A metà novembre, su iniziativa dell’Ordine dei Giornalisti della Lombardia, si sono riuniti intorno a un tavolo di discussione, quasi, tutti i protagonisti della filiera della carta stampata per l’evento dal titolo “La filiera e il ruolo della carta stampata nell’era del web. Mercato, riforme, deontologia”.

Per l’occasione è stata presentata la sintesi di una ricerca comparata sul giornalismo italiano ed europeo curata dal professor Sergio Splendore ricercatore del Dipartimento di Studi sociali e Politici Università degli Studi di Milano dal titolo “L’editoria cambia, il giornalismo resta” che ha presentato i risultati di una ricerca “MediAct” che è stata condotta dal 2010 al 2014 in 14 paesi raccogliendo interviste da 1.762 giornalisti.

I dati sono di estremo interesse per chi abbia a cuore l’informazione e, non a caso, direi, sono passati sotto il silenzio generale. È ora di evidenziarli.

Risulta che il giornalismo italiano è molto influenzato da pressioni politiche ed economiche, percepisce l’importanza dei codici deontologici che però hanno una bassa influenza sul lavoro, è più accondiscendente del giornalismo inglese e tedesco alle linee editoriali del proprio giornale, tiene in maggior considerazione [rispetto a “press council” di altri Paesi europei] l’Ordine dei giornalisti, nonostante sia cosciente dell’importanza dei principali compiti della professione come le notizie imparziali, verificate e oggettive.

C’è una caratteristica tipica del giornalismo italiano che è riconosciuta nella letteratura scientifica internazionale, dagli stessi giornalisti e dai discorsi quotidiani, quella che riguarda l’influenza politica sul giornalismo. Il grafico sottostante mostra la valutazione dei giornalisti italiani, confrontata con altri paesi europei e non, rispetto alle pressioni politiche.

Pressioni Politiche Giornalismo

Nel questionario si chiedeva ai giornalisti se avessero mai subito critiche dagli inserzionisti pubblicitari e da partiti o esponenti politici. Il risultato mostra, attraverso la percentuale dei giornalisti che dichiarano di aver ricevuto critiche dall’uno o dall’altro attore, come quelle pressioni si esercitino nel lavoro quotidiano. La pressione della politica è molto più forte di quella derivante dagli inserzionisti pubblicitari anche se quest’ultima ovviamente è tutt’altro che irrilevante.

Pressioni Giornalismo

In particolare,  i giornalisti italiani appaiono i più influenzati dalle pressioni politiche ed economiche, i meno inclini a seguire strumenti di auto regolamentazione, tanto sbandierati ma sin ora davvero poco, o nulla, applicati, e sono anche quelli più pronti ad assecondare la propria organizzazione e la linea editoriale del media per cui lavorano.

Spiace dirlo, soprattutto per rispetto a quelli che invece si attivano quotidianamente per svolgere con dignità morale e professionale il mestiere di giornalista, ma emerge un quadro davvero appannato, di servilismo imperante a tutti livelli. È chiaro che così non si va da nessuna parte, non c’è futuro.

Deontologia

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