scenari media

Ricavi Sole24Ore
Posted on 28 maggio 2015 by Lelio Simi, Pier Luca Santoro

Tutto Quello che Avreste Voluto Sapere sul Gruppo 24 Ore

Con­ti­nuiamo le nostre ana­lisi sui bilanci dei mag­giori gruppi edi­to­riali ita­liani. Dopo quelle rela­tive a RCS Media­group e al Gruppo Espresso-Repubblica [+] è oggi la volta del gruppo 24 Ore.

I fat­tu­rati
La curva dell’andamento dei ricavi dal 2002 al 2014 mostra come anche per il gruppo edi­to­riale di Con­fin­du­stria non vi siano cer­ta­mente motivi di sod­di­sfa­zione. La para­bola discen­dente comin­cia dopo le annua­lità 2007 e 2008 che, con fat­tu­rati intorno ai 570 milioni, segnano i ricavi mas­simi regi­strati nel periodo preso in con­si­de­ra­zione. I “guai” veri comin­ciano dal 2009 in poi quando i ricavi per il gruppo 24 Ore comin­ciano a flet­tere repen­ti­na­mente tanto che già i 430,9 milioni messi in bilan­cio il 31 dicem­bre del 2012 sono sotto il valore del 2002. Il dif­fe­ren­ziale tra il valore mas­simo dei fat­tu­rati – il 2008 come detto – e il 2014 è pari a un –262,1 milioni.

Chi ha le respon­sa­bi­lità mag­giori nella fles­sione dei ricavi? Se pren­diamo in ana­lisi le ultime cin­que annua­lità la fles­sione è di 171 milioni: il peso delle sin­gole voci di ricavo su que­sta fles­sione è del 40% per la pub­bli­cità, del 34% dei dif­fu­sio­nali e del 26% dei cosid­detti “altri ricavi”. Il gioco del col­pe­vole, che ave­vamo fatto nelle altre pun­tate, qui non fun­ziona del tutto per­ché, pur essen­dovi delle dif­fe­renze di valori, que­ste non sono tali da indi­care una voce di ricavo come prin­ci­pale respon­sa­bile sulle altre.

Ha valore però sot­to­li­neare il peso degli “altri ricavi” sul sistema dei fat­tu­rati del gruppo. La quota per­cen­tuale di que­sta voce di ricavo sul totale è infatti net­ta­mente supe­riore a quanto avviene negli altri edi­tori: se per Rcs ed Espresso ha un peso rela­tivo (intorno al 10%) per il gruppo 24 Ore la per­cen­tuale si atte­sta su valori molto più alti: dal 37 al 40% nelle ultime tre annua­lità diven­tando addi­rit­tura la voce di ricavo più consistente.

Que­sto anche per­ché sto­ri­ca­mente il gruppo non ha visto nel gior­nale l’unico “pro­dotto” da ven­dere ma ha da sem­pre for­nito una serie di ser­vizi – for­ma­zione, pro­dotti tele­ma­tici, soft­ware – alla comu­nità pro­fes­sio­nale del quale è punto di rife­ri­mento. C’è anche da sot­to­li­neare che una buona parte di que­sti “altri ricavi” è costi­tuita da pro­dotti digi­tali [vedi appunto voci: soft­ware, pro­dotti tele­ma­tici ed edi­to­ria digi­tale] che negli ultimi anni ne hanno rap­pre­sen­tato il 70%, con una fles­sione netta però nel 2014 dovuta soprat­tutto alla ces­sione dell’area Soft­ware. Una fles­sione che deve suo­nare, a nostro parere, come impor­tante cam­pa­nello d’allarme per­ché per­dere una così mar­cata dif­fe­ren­zia­zione dei ricavi sarebbe un grave danno per il gruppo.

Digi­tale
Sui ricavi da digi­tale pesa pro­prio la ces­sione della società 24 Ore Soft­ware: un’operazione che ha sì por­tato nelle casse dell’editore 81,9 milioni pagati da Team­Sy­stem [più altri 22,5 milioni dovreb­bero essere ver­sati nel 2020 per un importo com­ples­sivo di 104,484 milioni di euro] ma ha anche con­tri­buito a far subire ai ricavi in gene­rale — e a quelli da digi­tale in par­ti­co­lare — una fles­sione netta. Il fat­tu­rato dell’area Soft­ware nel 2012 e nel 2013 è stato di circa 60 milioni (il 16% dei ricavi totali) con Ebit ed Ebidta posi­tivi. L’effetto della ces­sione sui ricavi digi­tali del gruppo si è fatto sen­tire: si passa dai 141 milioni del 2013 ai 94,6 milioni del 2014. Più nel det­ta­glio l’effetto di que­sta tran­sa­zione si vede nei dati tri­me­strali: un calo netto dei ricavi digi­tali nel 2° tri­me­stre 2014 [11 milioni con­tro i 37 milioni del mede­simo tri­me­stre 2013] che poi tor­nano a salire fino a valori intorno ai 25 milioni.

Ma quanto pesa il digi­tale sui ricavi totali del gruppo? La quota parte dei ricavi da digi­tale è con­si­stente, soprat­tutto se messa a con­fronto con quanto accade negli altri gruppi edi­to­riali: si è pas­sati dai 103 milioni del 2010 [21% sui ricavi totali] ai 141,8 milioni del 2013 che val­gono il 37% sul fat­tu­rato totale. Poi come detto nel 2014 la fles­sione a 94,6 milioni, pari al 31% sul totale dei ricavi [una quota comun­que net­ta­mente supe­riore a quella di Rcs ed Espresso]. In que­sto senso ha valore far notare un pas­sag­gio impor­tante con­te­nuto nel docu­mento di ces­sione dell’area Soft­ware: il gruppo dichiara di aver rea­liz­zato que­sta ope­ra­zione per avere la liqui­dità neces­sa­ria per «soste­nere lo svi­luppo delle atti­vità rela­tive al core busi­ness e in par­ti­co­lare del digi­tale». Molto dipen­derà quindi dalla reale effi­ca­cia di que­sti inve­sti­menti sul fat­tu­rato [ripor­tan­doli il prima pos­si­bile ai livelli del 2012 e 2013] i cui effetti per il momento non si fanno ancora vedere.

Il taglio ai costi
Il taglio dei costi negli ultimi cin­que anni non rie­sce a com­pen­sare il calo dei ricavi che è supe­riore lasciando di fatto inal­te­rati i pro­blemi di red­di­ti­vità. Nono­stante nel quin­quen­nio il taglio di 171 milioni sia per­fet­ta­mente sovrap­po­ni­bile alla fles­sione dei ricavi (171 milioni, appunto) il con­fronto ricavi/costi risulta nega­tivo. In valore asso­luto i costi totali pas­sano dai 507 milioni del 2010 ai 336 milioni del 2014 ma il risul­tato netto (Ebit) e sem­pre con segno negativo.

Per quanto riguarda il per­so­nale il taglio è stato quanto mai deciso: dai 2.092 dipen­denti del 31 dicem­bre 2010 ai 1.228 del dicem­bre 2014, una ridu­zione nelle cin­que annua­lità del 43% a cui molto ha con­tri­buito il taglio effet­tuato lo scorso anno di 589 dipen­denti dovuto anche alle ces­sioni di alcuni aree di atti­vità [oltre alla citata area Soft­ware, per 436 unità, anche quella del ramo Busi­ness Media per 114 dipen­denti]. La cate­go­ria che ha pagato di più la ridu­zione del per­so­nale è quella degli impie­gati che ha subito il 78% del taglio com­ples­sivo 2010–2014 [i gior­na­li­sti “pagano” il 10%, diri­genti e ope­rai il 6%]. Per quanto riguarda il costo medio per dipen­dente si passa dagli 88.500 euro del 2010 agli 85.160 del 2013 per finire agli 83.780 euro del 2014.

Takea­ways
Ana­liz­zando il det­ta­glio delle fonti di ricavo: dif­fu­sio­nali, pub­bli­cità, digi­tale e altri ricavi, si vede come in par­ti­co­lare il 2014 sia stato un anno di calo com­ples­sivo. Anno in cui anche i ricavi digi­tali e gli altri ricavi, che negli eser­cizi pre­ce­denti mostra­vano un trend posi­tivo, calano.

Nell’analisi di det­ta­glio delle reve­nues due sono i prin­ci­pali ele­menti che atti­rano l’attenzione:

  • I ricavi digi­tali che nel 2014 scen­dono sotto i livelli pre-2010 e la cui inci­denza sul totale si riduce rispetto al 2013. Una bat­tuta d’arresto non trascurabile.
  • I ricavi dif­fu­sio­nali, nono­stante il Sole24Ore sia ampia­mente il quo­ti­diano con il mag­gior numero di copie digi­tali del nostro Paese, con­ti­nuano ine­so­ra­bil­mente a calare. Un calo del 37% solo nell’ultimo bien­nio che è evi­denza di come anche a livello di ven­dite, oltre che di rac­colta pub­bli­ci­ta­ria, la carta sia ancora di gran lunga più red­di­ti­zia del digitale.

Se, come dichia­rato all’epoca,  gli 81,9 mil di euro incas­sati area Soft­ware, che faceva tra il 15 ed il 16% dei ricavi totali, sono stati inve­stiti per “foca­liz­zarsi su core busi­ness in par­ti­co­lare sul digi­tale”, i risul­tati ancora non si vedono, anzi.

[Nota meto­do­lo­gica: i valori delle sin­gole voci, dove non spe­ci­fi­cato, sono quelli pun­tuali indi­cati anno per anno nei rela­tivi bilanci e non quelli ride­ter­mi­nati su base omo­ge­nea o riclas­si­fi­cati nei bilanci suc­ces­sivi (per essere più chiari: ad esem­pio, la voce ricavi del 2012 è quella indi­cata nel bilan­cio 2012 non quella even­tual­mente ride­ter­mi­nata suvc­ces­si­va­mente nel bilan­cio 2013)].

Content Discovery
Posted on 28 maggio 2015 by Pier Luca Santoro, Lelio Simi

Post-it

Le noti­zie di oggi su media e comu­ni­ca­zione che, secondo noi, non potete perdervi.

  • La Morte della Carta — Sulla data della morte della carta meglio aspet­tare dice Mario Gar­cia. E se lo dice lui ci si può dav­vero fidare…
  • Coo­kies — Un’informativa sui coo­kies fatta dav­vero bene.
  • La Cat­tiva Noti­zia sulle Noti­zie Cat­tive - Dalla response-ability all’employees enga­ge­ment. Spunti d’azione mana­ge­riale.
  • 2015 Social Media Mar­ke­ting Report — 3700 mar­ke­ters rive­lano su cosa foca­liz­zano la loro atten­zione nelle atti­vità sui social media. Il rap­porto mostra anche quali tat­ti­che sono più effi­caci ed il ruolo dei con­te­nuti nel  social media marketing.
  • Il Gusto [Amaro] del Digi­tale del Vino Ita­liano - Fleish­ma­n­Hil­lard ha ana­liz­zato lo scorso mese la pre­senza e le atti­vità online delle prime 25 aziende vini­cole ita­liane per fat­tu­rato. Migliora, di poco, la gestione dei social e l’e-commerce è ancora poco pre­si­diato; imma­gi­na­tevi le altre…
  • Twit­ter Audience Insights — Twit­ter intro­duce le audience insights per gli inser­zio­ni­sti. La pro­fi­la­zione può essere fatta, oltre che sulla base di para­me­tri demo­gra­fici, anche per inte­ressi, stile di vita, com­por­ta­mento d’acquisto, com­por­ta­mento nella visione di pro­grammi tele­vi­sivi e moda­lità di uti­lizzo di Inter­net in mobilità.
  • Inno­va­zioneStu­dio dell’American Press Insti­tute su nuovi stru­menti, busi­ness model, sto­ry­tel­ling ed altre pos­si­bili forme e for­mat per l’innovazione in ambito editoriale.

Bonus track: 2015 Inter­net Trends, la con­sueta ana­lisi Mary Mee­ker, giunta alla 20esima edi­zione, ed una mon­ta­gna di dati. Imperdibile!

Altre noti­zie e segna­la­zioni su media e comu­ni­ca­zione nella nostra pagina Face­book e, ovvia­mente, su Twit­ter. Buona lettura.

audiences
Posted on 27 maggio 2015 by Pier Luca Santoro, Francesca Clementoni

Ad Blocking

29esima — ed ultima per 2014/15 — pun­tata di “In Media Stat Virus: Il mondo dei media nell’era di Twit­ter”, dedi­cata alla dif­fu­sione dei tool di ad-blocking ed alle rela­tive implicazioni.

L’uso di Adblock è in con­ti­nua cre­scita ed a metà 2014 il 4.9% degli utenti di Inter­net uti­liz­zava que­sto tool [ma in Spa­gna erano il 13.9% e in Polo­nia addi­rit­tura più del 28%]. Adesso arriva anche la ver­sione per mobile.

Ad Blocking

Le impli­ca­zioni non sono affatto tra­scu­ra­bili. Si tratta infatti dell’evidenza che la comu­ni­ca­zione pub­bli­ci­ta­ria in realtà non si è evo­luta nep­pure gra­zie ad Inter­net; pro­ba­bil­mente per­ché com­ples­si­va­mente non si sono evo­lute le logi­che di gover­nance aziendali.

La pub­bli­cità con­ti­nua ad essere qual­cosa che inter­rompe le per­sone dai pro­pri inte­ressi, qual­cosa che infa­sti­di­sce. Infatti il 20% di coloro che usano un’applicazione per rimuo­vere la pub­bli­cità dichiara di essere dispo­ni­bile a pagare per fruire dei mede­simi con­te­nuti pur di non avere ban­ner, pop-up ed altro.

Sono tra­scorsi ormai 10 anni da quando Craig Davis, all’epoca Chief Crea­tive Offi­cer World­wide di JWT, disse: “Audien­ces eve­ry­where are tough. They don’t have time to be bored or brow bea­ten by ortho­dox, old-fashioned adver­ti­sing. We need to stop inter­rup­ting what peo­ple are inte­re­sted in and be what peo­ple are inte­re­sted in”. Da allora ben poco è cam­biato, e i risul­tati si vedono.

audiences

Ovvia­mente que­sto impone una rifles­sione sulla soste­ni­bi­lità di modelli di busi­ness basati solo sull’advertising. Cosa che se è vera nel com­plesso appare dram­ma­ti­ca­mente ancor più pro­ble­ma­tica per quanto riguarda spe­ci­fi­ca­ta­mente i publisher.

Nel pod­cast sot­to­stante, come d’abitudine, è pos­si­bile ria­scol­tare e, volendo, sca­ri­care l’intera pun­tata per fruire dei con­te­nuti integrali.

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Posted on 27 maggio 2015 by Pier Luca Santoro

Post-it

Le noti­zie di oggi su media e comu­ni­ca­zione che, secondo noi, non potete perdervi.

  • Diritto d’Autore - Ste­fano Fel­tri, vice­di­ret­tore del Fatto Quo­ti­diano, ha inti­mato, via Twit­ter, all’amministratore di que­sto blog di rimuo­vere tutti gli arti­coli del quo­ti­diano. Col­pirne uno per edu­carne cento?
  • I Numeri di Can­nes 2015 - 39.000 euro una suite al Maje­stic, 4.500 gior­na­li­sti pre­senti, 60 metri la lun­ghezza del tap­peto rosso e 0 i sel­fie ammessi. Il Festi­val di Can­ness 2015, dati e curio­sità.
  • Ste­reo­tipi8 annunci pub­bli­ci­tari che vanno oltre gli ste­reo­tipi di genere.
  • Psi­co­lo­gia del Social Net­work — Una ricerca della Bru­nel Uni­ver­sity Lon­don prova ad iden­ti­fi­care le moti­va­zioni die­tro gli sta­tus upda­tes delle per­sone su Face­book attra­verso cin­que tratti della personalità.
  • Zom­bie Start-up Apo­ca­lypse — Ormai quando sento il ter­mine start-up mi viene l’orticaria, o peg­gio. Il NYTi­mes ana­lizza la bolla delle start-up nella Sili­con Val­ley e parla di “the coming zom­bie start-up apocalypse.”
  • Inter­net of Peo­ple — Dimen­ti­ca­tevi dell’Internet of things, abbiamo biso­gno dell’Internet of people.
  • Enga­ge­ment - New­sWhip ana­lizza l’engagement su Face­book a seconda della tipo­lo­gia dei con­te­nuti: links, imma­gini e vide, con un appro­fon­di­mento su quest’ultimi che sono molto con­di­visi ma poco com­men­tati. Negli ultimi 30 giorni nes­suno dei tre top video, dei video che habbo gene­rato mag­gior enga­ge­ment è stato pub­bli­cato da publi­sher tradizionali.

Altre noti­zie e segna­la­zioni su media e comu­ni­ca­zione nella nostra pagina Face­book e, ovvia­mente, su Twit­ter. Buona lettura.

Change Communication
Posted on 26 maggio 2015 by Pier Luca Santoro

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Le noti­zie di oggi su media e comu­ni­ca­zione che, secondo noi, non potete perdervi.

  • Modelli di Busi­ness - Oggi che si parla di mem­ber­ship nella discus­sione sui modelli di busi­ness delle testate gior­na­li­sti­che, que­sto amar­cord di Gino Ron­ca­glia ci dimo­stra che non tutto è da inven­tare da zero [via].
  • Fusioni e Acqui­si­zioni — Twit­ter, il new­swire per eccel­lenza, dall’inizio del 2015 è in trat­ta­tiva per acqui­sire Fli­p­board, il miglior aggre­ga­tore di noti­zie in cir­co­la­zione, per 1 miliardo di dol­lari. Secondo quanto ripor­tato all’affare potreb­bero essere inte­res­sati anche Face­book e Goo­gle, che a sua volta qual­cuno dice che dovrebbe com­prare Twitter.
  • Tools - 6 stru­menti per gestire le vostre atti­vità quo­ti­diane su Face­book, dalla pia­ni­fi­ca­zione dei post all’acquisto degli ads.
  • Dieta Media­tica Papale — Il Papa, inter­vi­stato da un quo­ti­diano argen­tino, dichiara di leg­gere solo la Repub­blica [e non Osser­va­tore Romano o Avve­nire], non usa Inter­net,  non guarda la TV dal 1990 e dice di aver paura quando si tratta di dover rila­sciare un’intervista.
  • Social Media ROI — Il social media ROI è come il sacro graal. KLM però dice di averlo tro­vato e stima in 25 milioni di euro i bene­fici ottenuti.
  • Libretto Rosso — In  prin­ci­pio era quello di cita­zioni tratte dagli scritti e dai discorsi di Mao Tse-tung, ora è quello di Face­book che viene messo sulla scri­va­nia di ogni nuovo impie­gato del social net­work più popo­loso del pianeta.
  • Morte e Resur­re­zione dell’Ufficio Stampa - Il vec­chio addetto stampa si tra­sforma in un mana­ger della repu­ta­zione, in grado di uti­liz­zare tutte le piat­ta­forme e di inte­ra­gire con tutti i pro­ta­go­ni­sti dello sce­na­rio della comu­ni­ca­zione, dai vari tipi di gior­na­li­sta all’opinion lea­der, pas­sando per il blog­ger, i web‐master, sino al sin­golo utente. Il tutto met­tendo in campo skills pro­fes­sio­nali ampi e complessi.

Altre noti­zie e segna­la­zioni su media e comu­ni­ca­zione nella nostra pagina Face­book e, ovvia­mente, su Twit­ter. Buona lettura.

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