scenari editoria

Internet Ranking Mobile Siti d'Informazione
Pubblicato il 14 luglio 2014 by Pier Luca Santoro

L’Informazione da Mobile in Italia

Dopo aver visto i dati sull’utilizzo delle app di news, e social,  nel nostro Paese, ampliamo lo sguardo con i dati degli utenti unici men­sili che acce­dono ai diversi siti d’informazione, delle testate, da mobile. Ven­gono prese in con­si­de­ra­zione tutte le fonti d’informazione online del nostro Paese incluse nel Audi­web mobile top 500 brands aggior­nato a marzo 2014.

La rile­va­zione è basata su panel “mete­riz­zato” di smart­phone & tablet con sistemi ope­ra­tivi iOS e Android. La clas­si­fi­ca­zione di siti e app basata sulla strut­tura Mar­ket­View già in uso per il PC. 

I dati non sono para­go­na­bili con quelli dif­fusi pub­bli­ca­mente che invece di essere men­sili  - utenti unici, col­le­gati almeno una volta nel mese tra­mite device mobili - sono rela­tivi al giorno medio. Resta il fatto che da mobile gli equi­li­bri rispetto all’audience da PC si spo­stano in maniera considerevole.

Se Repubblica.it man­tiene sal­da­mente la prima posi­zione si affac­ciano pre­po­ten­te­mente nuovi player che scal­zano dal secondo posto Corriere.it.

Oltre a TGCOM24 sono alcune delle testate all digi­tal, Fan­page, Il Post e Lettera43 [anche se per que­ste due biso­gna sem­pre con­si­de­rare le aggre­ga­zioni sotto il loro brand], a emer­gere rispetto agli utenti unici da desktop.

Sep­pure alcune delle prin­ci­pali testate da mobile abbiano il pay­wall, è impos­si­bile non rile­vare come i valori in gioco siano estre­ma­mente risi­cati nella stra­grande mag­gio­ranza dei casi, con un numero di utenti unici dav­vero ridotto rispetto a quelli che acce­dono da PC.

Credo che ci siano due aspetti da sot­to­li­neare al riguardo. In pri­mis un’esperienza di let­tura che da smart­phone defi­nire delu­dente è un eufe­mi­smo. Dall’altro lato la con­ferma che l’informazione, così come è con­ce­pita e dise­gnata attual­mente, non coin­volge, inte­ressa poco; le per­sone acce­dono sem­pre più da mobile ad Inter­net ma fanno altro. Meglio pren­derne nota [e agire di conseguenza?].

Il gra­fico sot­to­stante riporta gli utenti unici men­sili [In blu testate con cor­ri­spon­dente ver­sione car­ta­cea, in rosso testate all digi­tal e in giallo “ibridi”].

Di seguito il det­ta­glio di tutti i brand d’informazione com­presi nei top 500 con tutti i para­me­tri for­niti da Audiweb.

Una legenda per le metri­che:

Uni­que audience (.000): utenti unici, col­le­gati almeno una volta nel MESE tra­mite device mobili [smart­phone + tablet, al netto dalle sovrap­po­si­zioni] da qual­siasi luogo [casa, uffi­cio, scuole, uni­ver­sità, luo­ghi pub­blici di accesso…]
Active Reach (%): la per­cen­tuale di utenti attivi che hanno visi­tato un sito o uti­liz­zato un’applicazione nel periodo con­si­de­rato
Uni­verse Reach (%): la per­cen­tuale di utenti unici [18–74 anni] che hanno visi­tato il sito o uti­liz­zato l’applicazione rispetto al totale popo­la­zione ita­liana di rife­ri­mento [18–74 anni].
Time per per­son: tempo speso in media per per­sona nel mese
Web Page Per Per­son: pagina viste in media per per­sona nel mese
Total Minu­tes: il totale del tempo speso online tra­mite device mobili [smart­phone + tablet, al netto dalle sovrap­po­si­zioni] dagli utenti attivi, nel periodo con­si­de­rato
Total Page Views (.000): totale delle pagine viste (via device mobili) dagli utenti attivi, nel periodo considerato.

App Mobile Grafo
Pubblicato il 9 luglio 2014 by Pier Luca Santoro

I Dati sull’Utilizzo di Applicazioni per le News In Italia

Audi­web ha rila­sciato i primi dati sull’audience da mobile. Data­Me­dia­Hub è entrata in pos­sesso anche dei dati di det­ta­glio rela­tivi ai top 500 app a marzo di quest’anno. Abbiamo estra­po­lato i dati rela­tivi alle app di news.

La rile­va­zione è basata su panel “mete­riz­zato” di smart­phone & tablet con sistemi ope­ra­tivi iOS e Android. La clas­si­fi­ca­zione di siti e app basata sulla strut­tura Mar­ket­View già in uso per il PC.

Come mostra il gra­fico rela­tivo agli utenti unici nel giorno medio men­sili [dati per ‘000] sotto ripor­tato, la prima appli­ca­zione per numero di utenti NON è una testata gior­na­li­stica bensì un aggre­ga­tore, per la pre­ci­sione pro­ba­bil­mente il miglior aggre­ga­tore di noti­zie in cir­co­la­zione attualmente.

È l’ennesima con­ferma, se neces­sa­rio, che il gior­nale, inteso come entità nella sua inte­rezza è in via di estin­zione. I sin­goli con­te­nuti, via social e search, hanno sem­pre mag­gior pre­do­mi­nanza su quello che fino ad oggi [ieri?] abbiamo inteso come fonte d’informazione.

 

I cin­que motivi del suc­cesso di Fli­p­board sono così sintetizzabili:

1) Man­te­ni­mento del fascino delle rivi­ste e dei gior­nali nell’ espe­rienza di lettura:

Con titoli chiari, intui­tivi, cate­go­riz­za­zione e dimen­sioni imma­gini per­fet­ta­mente accop­piate, Fli­p­board ha unito il meglio della stampa e mondi digi­tali. L’uso intel­li­gente di redat­tori e algo­ritmi per inca­na­lare i con­te­nuti in base alle pre­fe­renze dell’utente e la pre­sen­ta­zione come rivi­sta dà all’utente un mag­gior con­trollo sugli argo­menti e l’intera espe­rienza è simile alla let­tura di un gior­nale stampato.

2) Flussi gesti­bili dei contenuti:

Nel suo cuore, Fli­p­board è un aggre­ga­tore di noti­zie. Noti­zie, foto, video, arti­coli, blog, link — da tutta una varietà di reti sociali come Face­book, Twit­ter, Lin­ke­dIn e pub­bli­ca­zioni online. E que­sto non è un com­pito facile da rea­liz­zare, con­si­de­rando l’enorme quan­tità di que­sti con­te­nuti. Ma attra­verso carat­te­ri­sti­che come sto­rie di coper­tina, titoli chiari, con­te­nuti per­so­na­liz­zati, cura­tion, facile con­di­vi­sione sociale e ricerca intui­tiva, Fli­p­board rie­sce pro­porre dei con­te­nuti in flussi gestibili.

3) Il richiamo di nuovi contenuti:

Fli­p­board è un mash up di con­te­nuti da social net­work, blog, rivi­ste, gior­nali e altre fonti curata esclu­si­va­mente in base agli inte­ressi degli utenti, offre sem­pre il fascino di con­te­nuti fre­schi, aggior­nati. Con la recente acqui­si­zione di Zite da CNN, Fli­p­board ha il van­tag­gio aggiunto di un potente motore di rac­co­man­da­zione per attrarre e man­te­nere gli utenti con con­te­nuti su misura su base giornaliera.

4) L’esperienza utente:

Con un’interfaccia utente che è stata l’invidia di molti pro­dut­tori di app, Fli­p­board è stato un cla­mo­roso suc­cesso su que­sto fronte. Bro­w­sing, la ricerca, la per­so­na­liz­za­zione, la sot­to­scri­zione di rivi­ste — ogni azione ese­guita sul app è una lezione di user experience.

5) Coin­vol­gi­mento degli utenti:

Se dicono che il suc­cesso di un app sta nel come molti utenti tor­nano ad essa, nell’effettivo uti­lizzo, Fli­p­board è modello di esem­pio come dimo­strano, anche i dati sull’Italia.

Di seguito il det­ta­glio delle app com­prese nelle top 500 [le testate non elen­cate sono al di sotto del ran­king di Audi­web dun­que] con tutti i para­me­tri forniti.

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Pubblicato il 7 luglio 2014 by Lelio Simi, Massimo Gentile, Andrea Nelson Mauro, Pier Luca Santoro

Gruppi Editoriali: La Crisi della Pubblicità in 3 Grafici

Nuovo aggior­na­mento della nostra pub­bli­ca­zione di gra­fici e dati aggre­gati dei bilanci di alcuni dei mag­giori gruppi edi­to­riali ita­liani. Dopo le pun­tate su Fat­tu­rato e Per­so­nale que­sta volta ci occu­piamo di una para­me­tro fon­da­men­tale nella let­tura del qua­dro eco­no­mico dell’editoria: i ricavi da pub­bli­cità. [i gruppi presi in con­si­de­ra­zione sono: RcsGruppo EspressoGruppo Edi­to­riale Mon­da­doriGruppo 24 OrePoli­gra­fici Edi­to­rialeCalta­girone Edi­tore]

Secondo il recente rap­porto della Fieg “La stampa in Ita­lia 2011–2013 [uscito ad aprile di quest’anno, di cui abbiamo pub­bli­cato la sin­tesi] il fat­tu­rato com­ples­sivo dei quo­ti­diani e dei perio­dici, per quanto attiene l’advertising, in Ita­lia è pas­sato dai 1.588 milioni di euro del 2012 ai 1.252 milioni del 2013 con una fles­sione in un solo anno di 306 milioni, che per­cen­tual­mente cor­ri­sponde a un meno 21,2 [fonte: Osser­va­to­rio Stampa FCP].

Noi in que­sta nostra prima rac­colta di dati abbiamo foca­liz­zato la nostra atten­zione sui bilanci dei gruppi nel loro com­plesso quindi non solo nelle atti­vità di edi­to­riali rela­tive ai gior­nali e perio­dici. Fatta, nuo­va­mente, que­sta dove­rosa pre­messa, va detto che il dato aggre­gato dei sei tra i mag­giori attori del mer­cato edi­to­riale ita­liano con­ferma, in maniera ancora più evi­dente del rap­porto Fieg, una ten­denza al declino degli inve­sti­menti pub­bli­ci­tari con una fles­sione tra il dato del 2009 e quello del 2013 anni del 31% e un totale che sfiora i 600 milioni di euro.

I due gra­fici sot­to­stanti mostrano l’andamento gene­rale negli ultimi cin­que eser­cizi di bilan­cio dei sei gruppi presi in con­si­de­ra­zione. Evi­den­ziano l’andamento dei ricavi pub­bli­ci­tari per cia­scuno dei sin­goli gruppi sia in per­cen­tuale che in valori assoluti.

Si passa da un calo del 19% del Gruppo 24Ore al – 43% del Gruppo Mon­da­dori; quello che per­cen­tual­mente ha la ten­denza peg­giore. Il primo dei due gra­fici evi­den­zia la rile­vanza di RCS Media­group e del Gruppo Espresso-Repubblica che da soli pesano oltre due terzi del totale a fine 2013.

È bene ricor­dare come, per quanto riguarda la rac­colta pub­bli­ci­ta­ria, molti dei sog­getti presi in con­si­de­ra­zione ope­rino come “con­ces­sio­nari” anche per testate, sia tra­di­zio­nali che online, di terzi e quindi il calo coin­volga anche altri sog­getti indi­ret­ta­mente relazionati.

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Il terzo gra­fico è rela­tivo alla varia­zione per­cen­tuale dei ricavi pub­bli­ci­tari anno su anno: un anda­mento molto simile per tutti i gruppi che dise­gna un’”onda” quasi tutta com­presa nella parte nega­tiva del gra­fico, con una par­ziale ripresa tra 2010 e 2011 ed il nuovo calo negli anni successivi.

Dei circa 600 milioni di euro di rac­colta pub­bli­ci­ta­ria “bru­ciati” dal 2009 al 2013, 260 sono rela­tivi alle per­dite di fat­tu­rato dell’ultimo anno — pari all’85% del calo del totale mer­cato — con una ten­denza che non accenna a ral­len­tare la corsa al ribasso.

Per ingran­dire il gra­fico a tutta pagina clicca qui

Gruppi edi­to­riali– Ricavi Pubblicitari

Testata
2009
2010
2011
2012
2013
2009–2013
var % 2013–2009
Gruppo Espresso496,90528,40534,70476,30403,0093,90–19
Gruppo 24 Ore187,60182,80171,80144,30128,0059,60–32
RCS709,70759,60730,90586,10476,00233,70–33
Cal­ta­gi­rone Editore160,65155,98139,86113,3898,3062,36–39
Poli­gra­fici Editoriale103,23104,5298,0281,5965,7137,52–36
Gruppo Mon­da­dori250,40233,90219,90172,90141,60108,80–43
Totale1.908,481.965,201.895,181.574,561.312,61595,88–31
Gruppi edi­to­riali– Ricavi Pub­bli­ci­tari RCS, Mon­da­dori, Gruppo Espresso, Sole 24 Ore, Poli­gra­fici Edi­to­riale, Cal­ta­gi­rone

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Gli altri arti­coli sullo spe­ciali dei bilanci dei gruppi editoriali:

Gruppi Edi­to­riali: il taglio del per­so­nale in tre gra­fici
Gruppi Edi­to­riali: il crollo dei bilanci in sei gra­fici
Edi­to­ria: cata­logo ragio­nato dei “tagli” in redazione

Gobal Digital Audience
Pubblicato il 27 giugno 2014 by Pier Luca Santoro

World Press Trends 2014

I prin­ci­pali dati della ricerca annuale “World Press Trends” con­dotta dalla World Asso­cia­tion of New­spa­pers and News Publishers.

Le ten­denze mon­diali dell’[ex] indu­stria dell’informazione. Com­ment is free.

Newspaper Scenario TW
Pubblicato il 26 giugno 2014 by Pier Luca Santoro

La Seconda Rivoluzione Digitale del Giornalismo

Ieri Mas­simo Russo ed io abbiamo tenuto per l’Ordine dei Gior­na­li­sti del Veneto il semi­na­rio la seconda rivo­lu­zione digi­tale del giornalismo.

Mas­simo Russo, Diret­tore di «Wired» ha fatto un inter­vento “visio­na­rio” — nel senso posi­tivo dei ter­mine -  trac­ciando un paral­lelo tra l’avvento di nuove tec­no­lo­gie e nuovi feno­meni che hanno un impatto pro­fondo per la società e come le testate gior­na­li­sti­che non pos­sano restare ai mar­gini di que­sti cambiamenti.

Il maga­zine cessa di essere solo una rivi­sta e diventa molto più di una testata mul­ti­piat­ta­forma open source. Il sito e la rete  sono stru­menti e fonte per la costru­zione dei contenuti.

Io invece ho effet­tuato un’analisi di sce­na­rio sia sul pano­rama inter­na­zio­nale che con un focus spe­ci­fico sulla realtà ita­liana. Otte­nere atten­zione, fidu­cia e valore del brand le chiavi di let­tura del mio intervento.

Sotto ripor­tate le slide dello speech tenendo conto che si tratta della base, del “punto di appog­gio” del ragio­na­mento.

Testate All Digital
Pubblicato il 24 giugno 2014 by Pier Luca Santoro

Pure Players in Pura Perdita

Dopo i dati di alcuni dei prin­ci­pali edi­tori di quo­ti­diani di ieri è oggi la volta dei pure players, delle testate d’informazione ita­liane senza una cor­ri­spon­dente ver­sione cartacea.

Clau­dio Plaz­zotta, per «Ita­lia Oggi», ha rac­colto i bilanci 2013 di «Lin­kie­sta», News 3.0 [«Lettera43»], «Il Post», Società Edi­trice Mul­ti­me­diale [«Blitz Quo­ti­diano»] ed «Huf­fing­ton Post Italia».

Ad un anno di distanza dalla pre­ce­dente ela­bo­ra­zione, rela­tiva ai dati del 2012, la situa­zione nella sostanza è cam­biata dav­vero di poco e, in alcuni casi è addi­rit­tura peggiorata.

«L’Huffington Post Ita­lia» nel suo primo anno di vita — lan­cio set­tem­bre 2012 — pro­duce meno di un milione di euro di ricavi ed altret­tanti di per­dite nono­stante sia “ospi­tato” per­ma­ne­te­mente all’interno della home page di Repubblica.it.

«Lin­kie­sta» non decolla e spro­fonda sem­pre più nel rosso con voci ricor­renti di messa in liqui­da­zione della società ed enne­sima rica­pi­ta­liz­za­zione a cura di un numero di soci di gran lunga infe­riore agli attuali.

Anche le altre testate all digi­tal, ad ecce­zione di «Dago­spia» per il quale però siamo fermi ai dati 2012, pur cre­scendo nei ricavi, che restano deci­sa­mente mode­sti, il rosso in bilan­cio è, ahimè, la regola.

C’è sicu­ra­mente un pro­blema di bran­ding in un Paese, il nostro, in cui l’informazione online in Ita­lia è domi­nata dallo stra­po­tere del duo­po­lio di Repub­blica — Corsera.

C’è anche un pro­blema di posi­zio­na­mento delle testate che, ad ecce­zione de «Lin­kie­sta» che però si è rita­gliata una nic­chia troppo ridotta, più che com­pe­tere con i media tra­di­zio­nali, come avviene anche in Gran Bre­ta­gna, sono loro alleate. Non hanno posi­zio­na­mento e con­te­nuti chia­ra­mente distin­tivi se non marginalmente.

C’è, ancora, un  pro­blema di modello di busi­ness. È evi­dente che spe­rare di soprav­vi­vere solo attra­verso la rac­colta pub­bli­ci­ta­ria non è ragio­ne­vole. I conti lo dimo­strano chiaramente.

Amen!

Testate All Digital

Dati x ‘000 di euro

Desktop Advertising
Pubblicato il 19 giugno 2014 by Pier Luca Santoro

Digital Advertising

Magna Glo­bal e Zeni­thOp­ti­me­dia hanno rila­sciato le pre­vi­sioni di sce­na­rio degli inve­sti­menti pub­bli­ci­tari a livello mondiale.

Per l’immediato futuro, per l’anno in corso, Zeni­thOp­ti­me­dia pre­vede che le nazioni di quella che defi­ni­sce l’Europa peri­fe­rica, e che [sigh!] include l’Italia, sono nega­tive. Si tratta dell’unica area del mondo nella quale gli inve­sti­menti in adver­ti­sing con­ti­nue­ranno  a calare. Per il periodo 2013 — 2016 sarà l’Europa, insieme al Giap­pone, l’area con il minor svi­luppo. Le pre­vi­sioni sono di una cre­scita tra il 2 ed il 3%.

In que­sto sce­na­rio cam­bia ovvia­mente il peso dei diversi mezzi con Inter­net in con­ti­nuo svi­luppo e la carta stam­pata [ma in parte anche la tele­vi­sione] in calo.

Global Ad SpendingPer quanto riguarda spe­ci­fi­ca­ta­mente la cre­scita degli inve­sti­menti pub­bli­ci­tari online search, social e mobile hanno una ten­denza posi­tiva men­tre invece il display è in calo.

I ban­ner non fun­zio­nano e gli inve­sti­tori pub­bli­ci­tari, le aziende se ne ren­dono sem­pre più conto. È anche que­sto un forte segnale, un ulte­riore ele­mento rela­ti­va­mente alla effet­tiva pos­si­bi­lità da parte dei quo­ti­diani online di uscire dalla crisi gra­zie a pagine viste e click who­res.

Desktop Advertising

BuzzFeed Growth
Pubblicato il 18 giugno 2014 by Pier Luca Santoro

Tutto il Digitale in 11 Grafici

In occa­sione del festi­val inter­na­zio­nale della crea­ti­vità di Can­nes in corso in que­sti giorni  attra­verso Twit­ter [*] sono stati dif­fusi alcuni dati rela­ti­va­mente a diverse aree del digi­tale, dai trend dei gior­nali online all’uso dei social media per nazione, pas­sando per come le per­sone spen­dono il tempo online e molto altro ancora.

Ho pen­sato potesse avere un senso rac­co­glierle per avere una foto­gra­fia com­ples­siva. Ah, se posso, NON fate mai una lista di dieci punti.

Come le per­sone pas­sano il tempo online:

Tempo speso online world

La cre­scita espo­nen­ziale di Buz­z­Feed. Ora la seconda testata più letta al mondo:

BuzzFeed Growth

Uti­lizzo dei media è diverso dall’influenza che hanno [stam­pa­te­velo ed appen­de­telo in ufficio]:

Media Usage

Il futuro dell’online adv è social [sot­to­ti­tolo: che i gior­nali lascino ogni spe­ranza di cam­pare con ban­ner sul loro sito]:

Social Ads

Da dove è venuta la cre­scita nell’adv online:

Adv Online

Uti­lizzo per genere dei diversi social nel Mondo [e det­ta­glio Bra­sile, Cina, Fran­cia, UK & USA]:

Uso Social Per sesso

A mag­gior gran­dezza dello schermo equi­vale un mag­gior con­sumo di dati [ovvero un mag­gior uti­lizzo della Rete]:

Size screen

Le 10 nazioni con il mag­gior numero di utenti attivi su Pin­te­rest:

Pinterest Top 10

Uti­lizzo da mobile app di Vine Vs You­Tube nel Mondo:

Vine Vs YouTube

Uti­lizzo multi-piattaforma della Rete e rela­zione con i brand:

Brand Multipiattaforma

Valore dei dati per­so­nali e rela­zione con i brand:

Personal Data e Brand

[*] Ogni imma­gine con­tiene link a fonte ori­gi­nale per rico­no­sci­mento credits.

Fuga dai Quotidiani
Pubblicato il 16 giugno 2014 by Pier Luca Santoro

Fuga dai Quotidiani e Fiducia nell’Informazione

Le ela­bo­ra­zioni istat dall’indagine mul­ti­sco­pio sulle fami­glie indi­cano un calo di circa 12 punti per­cen­tuali, pari a quasi un quinto, tra coloro che dichia­rano di leg­gere almeno una volta alla set­ti­mana un quotidiano.

In nove anni la media degli ita­liani che leg­gono [*] un gior­nale con fre­quenza minima set­ti­ma­nale è scesa dal 61.1% al 49–4%. Si tratta di un calo gene­ra­liz­zato che inte­ressa in par­ti­co­lare le regioni del Centro-Sud e, soprat­tutto, le fasce d’età com­prese tra gli 11 ed i 44 anni [§].

Fuga dai Quotidiani

Durante il wee­kend appena tra­scorso a State of the Net l’istituto ixè ha pre­sen­tato i risul­tati di un son­dag­gio su Inter­net in Ita­lia che con­tiene, anche, alcuni dati rela­tivi ai gior­nali ed alla fidu­cia nei diversi mezzi d’informazione.

Anche in que­sto caso sono le fasce d’età sino a 44 anni ad attri­buire una minore atten­di­bi­lità ai gior­nali car­ta­cei, che resta però supe­riore a quella della TV, rispetto all’informazione online.

Let­tura di infor­ma­zione online che non trova evi­den­te­mente riscon­tro nei siti web delle cor­ri­spon­denti testate come emerge dal fatto che alla domanda “se Inter­net fosse chiuso per tre giorni, cosa le man­che­rebbe di più?”, la let­tura di noti­zie è deci­sa­mente infe­riore a Face­book tra i più giovani.

La man­canza di fidu­cia ed inte­resse non è legata al sup­porto infor­ma­tivo ma alla fonte ed alla sua cre­di­bi­lità. Il pro­blema NON è carta Vs online ma inte­resse Vs disinteresse.

Fiducia Informazione

Nel video sot­to­stante la pre­sen­ta­zione inte­grale dei risul­tati della ricerca durante State of the Net

[*] Vale la pena di evi­den­ziare, di ricor­dare come il con­cettto di let­tura sia diverso da quello di acqui­sto, così come la rea­der­ship non è uguale alle ven­dite di un quotidiano.

[§] Aspetto che, tra l’altro, [di]mostra l’inutilità dell’iniziativa plu­rien­nale “quo­ti­diano in classe”. Soldi but­tati via.

News Italy
Pubblicato il 13 giugno 2014 by Pier Luca Santoro

Digital News Report 2014

Il Reu­ters Insti­tute for the Study of Jour­na­lism ha rila­sciato i risul­tati  della terza edi­zione del suo stu­dio annuale “Digi­tal News Report”, stu­dio sulle abi­tu­dini di con­sumo dell’informazione online/digitale in Europa, Ita­lia com­presa, Stati Uniti, Bra­sile e Giappone.

Lo stu­dio è stato con­dotto tra gen­naio e feb­braio di quest’anno. Prende in con­si­de­ra­zione sola­mente coloro che con­su­mano infor­ma­zione e che hanno accesso ad inter­net. Per quanto riguarda spe­ci­fi­ca­ta­mente il nostro Paese si tratta della nazione con la minor pene­tra­zione della Rete tra le dieci prese in con­si­de­ra­zione come mostra la sezione dedi­cata alla meto­do­lo­gia della ricerca. È esclusa quindi poco meno della metà della popo­la­zione italiana.

All’interno del rap­porto si dedi­cano poche righe di focus al sistema media­tico di cia­scuna nazione. Per quanto riguarda l’Italia, i cui appro­fon­di­menti sono a cura di Nicola Bruno, si legge:

Sil­vio Berlusconi’s Media­set empire ope­ra­tes Italy’s top pri­vate TV sta­tions, and the public broa­d­ca­ster, Rai, has also been sub­ject to poli­ti­cal influence. Tele­vi­sion remains the main source of news for the bulk of the popu­la­tion. The Ita­lian press is highly regio­na­li­sed, reflec­ting the country’s history and cha­rac­ter. Most new­spa­pers are pri­va­tely owned, often lin­ked to a poli­ti­cal party, or run by a large media group. Print new­spa­per rea­der­ship figu­res are low com­pa­red to many Euro­pean countries.

Il rap­porto si com­pone di 96 pagine. Come di abi­tu­dine, se il tema vi inte­ressa, che sia a titolo per­so­nale o pro­fes­sio­nale, con­si­glio cal­da­mente la let­tura inte­grale dello stu­dio al di là della mia per­so­nale sin­tesi ed interpretazione.

Com­ples­si­va­mente emerge come sia pros­sima una seconda ondata di tra­sfor­ma­zione con impli­ca­zioni pro­fonde per i player dell’industria dell’informazione.

Nono­stante una cre­scente frui­zione delle news da smart­phone e tablet [il 39% delle per­sone uti­lizza almeno due device ed il 12% tre o più] l’utilizzo delle app pro­prie­ta­rie delle diverse testate resta asso­lu­ta­mente marginale.

Solo l’11% di coloro che sono inte­res­sati all’informazione — e hanno accesso alla Rete — hanno pagato per news online/digital nel 2013. Teo­ri­ca­mente l’Italia, dopo il Bra­sile, è la nazione con la mag­gior pro­pen­sione al paga­mento delle noti­zie; vedendo le per­cen­tuali, net­ta­mente infe­riori, delle altre nazioni si capi­sce quanto neces­sa­ria sia un abbon­dante tara­tura tra dichia­rato e rea­liz­zato. In caso di dubbi basti vedere l’andamento effet­tivo delle ven­dite di copie digi­tali.

L’Italia, secondo quanto dichia­rato, è tra le nazioni con il mag­gior tasso di coloro che affer­mano di aver pagato per avere infor­ma­zione in for­mato digi­tale [13%]. La stra­grande mag­gio­ranza di que­sti acqui­sta “one shot”. Ulte­riore ele­mento di rifles­sione come sot­to­li­neavo esat­ta­mente un anno fa sul «Cor­riere della Sera».

L’Italia si con­ferma essere la nazione dove il canale pri­vi­le­giato di acqui­sto dei quo­ti­diani sono le edi­cole. Il 51% delle per­sone acqui­sta il gior­nale in un edi­cola nel nostro Paese [negli USA è l’ 11%]

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Le noti­zie sono sem­pre più unbran­ded e la search ed i social diven­gono pre­po­ten­te­mente la porta d’ingresso ai siti web delle testate. In Ita­lia la search è la fonte di accesso alle noti­zie per il 59% dei rispon­denti [ancora con­vinti di voler fare la “guerra santa” a Goo­gle?], i social il 34%.

Per quanto riguarda i social, si con­ferma come il new­swire per eccel­lenza, Twit­ter, in realtà abbia un ruolo deci­sa­mente infe­riore a quello che gli addetti ai lavori ten­dono ad attri­bur­gli. La vera novità è Wha­tsApp, in par­ti­co­lare per l’Italia dove l’utilizzo [anche per otte­nere noti­zie] è del 13% ver­sus il 10% di Twitter.

Social Network for News

Insieme al Bra­sile è l’Italia il Paese nel quale le per­sone hanno una mag­giore pro­pen­sione ad uti­liz­zare i social per la frui­zione d’informazione. I milioni di fan alle pagine delle diverse testate, per come ven­gono gestiti, non ser­vono ad altro che ad ali­men­tare i ricavi di Zuc­ker­berg & Co. Basti vedere, in assenza di altri dati o di uti­lizzo di piat­ta­forme spe­ci­fi­che di moni­to­rag­gio, il rap­porto tra numero di fan, pur con tutte le tara­ture sulla reach effet­tiva, e gli accessi com­ples­sivi al sito web cor­ri­spon­dente della testata o, peg­gio, la ven­dita di copie car­ta­cee, per veri­fi­care quanto labile sia la relazione.

Credo che vada com­ple­ta­mente rivi­sto, ribal­tato l’approccio. È meglio avere cen­ti­naia di migliaia di per­sone delle quali non si sa nulla, che non leg­gono e che com­men­tano a caso e fuori luogo o è meglio ridurre la quan­tità e sta­bi­lire una rela­zione, creare enga­ge­ment con coloro che interessano?

Per­so­nal­mente non credo pos­sano esserci dubbi sul pre­fe­rire la seconda scelta. Per un’ecologia dei social media ini­ziate, ini­ziamo, ad abbat­tere la fan base ed a capire cosa inte­ressa ai nostri let­tori, a misu­rare più il click trough che altri para­me­tri, a rela­zio­narci con loro, come ho già avuto modo di dire.

Social Media for News

Le noti­zie unbran­ded, senza marca distin­tiva, sono la deri­vata di una poli­tica scel­le­rata di gestione della marca con online che ha carat­te­ri­sti­che com­ples­si­va­mente non con­grue con quelle dell’omologa ver­sione car­ta­cea; in par­ti­co­lare in Ita­lia dove sono nette le dif­fe­renze. Per un pugno di click si svende la marca. Senza brand non c’è valore aggiunto, non c’è spe­ranza di soprav­vi­venza. Non è neces­sa­rio rifarsi al mar­ke­ting 3.0 di Kotler per saperlo, sta scritto alla prima pagina del “bigino” di que­sta disci­plina. Fate vobis.

Trovare Notizie

La scheda sull’Italia, a pagina 34 del rap­porto, sin­te­tizza le prin­ci­pali evi­denze per quanto riguarda il nostro Paese.

Top Brands News Italy

Altre sin­tesi del rap­porto ven­gono effet­tuate da Guar­dian [+], Poyn­ter, Nie­man Jour­na­lism Lab e BBC e molti altri ancora [ma leg­ge­tevi il rap­porto per farvi la vostra idea, eh!]

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