scenari editoria

Pluralismo
Pubblicato il 21 novembre 2014 by Pier Luca Santoro

La Rete Democraticizza l’Informazione?

Set­tima pun­tata su Radio Citta Fui­jko di “In Media Stat Virus: I Media nel’era di Twit­ter” dedi­cata a se e come la Rete demo­cra­ti­cizza l’informazione.

Si parla della pas­sag­gio dalla con­tro­di­pen­denza delle sub­cul­ture techno-rave e cyber­punk e della nascita delle TAZ, le zone tem­po­ra­nea­mente auto­nome che elu­dono le nor­mali strut­ture di con­trollo sociale, all’attuale dipen­denza dif­fusa sia in ter­mini di for­mat che di sud­di­tanza psi­co­lo­gica nei con­fronti dei main­stream media, trac­ciando un paral­lelo con il mondo della moda, per con­clu­dere con l’auspicio che sia una fase di tran­si­zione verso l’indipendenza.

Viene dato, con il sup­porto dei numeri del caso, un pano­rama dell’oligopolio che regna nell’informazione in Rete nel nostro Paese, con­clu­dendo su tec­no­lo­gia ver­sus cultura.

Nel pod­cast sot­to­stante è pos­si­bile ria­scol­tare e, volendo, sca­ri­care l’intera puntata.

Pluralismo

Ad inte­gra­zione il pod­cast del pun­tata della tra­smis­sione di dome­nica scorsa, 16 novem­bre,  “Presi per il Web” dedi­cata all’editoria digi­tale e alle sue impli­ca­zioni con il Diret­tore Gene­rale della Fieg, Fabri­zio Carotti, Anto­nio Ros­sano, gior­na­li­sta e docente al master in Web Mobile e Social Mar­ke­ting presso l’Università Fede­rico II di Napoli, alla quale ho partecipato.

Radio Radicale

Pagine Viste Agosto 14
Pubblicato il 12 novembre 2014 by Pier Luca Santoro

La Morte delle Pagine Viste da Mobile

Chiu­diamo l’analisi della total digi­tal audience nel mese di ago­sto secondo Audi­web con i dati delle pagine viste per le prime 10 testate d’informazione online.

Nella grande mag­gio­ranza dei casi le pagine viste, quelle che gene­rano la mag­gio­ranza dei ricavi pub­bli­ci­tari per le testate online, da mobile sono la metà, se non addi­rit­tura un terzo, di quelle da PC.

La ten­denza ad una frui­zione cre­scente in mobi­lità di Inter­net è dun­que l’ennesimo pro­blema per  i già tra­bal­lanti conti dell’editoria. 

Se misu­rare le pagine viste è sciocco, lo è ancor di più pagarle, spie­gano su Con­ten­tly, in una inte­res­sante disa­mina su come le pagine viste, il para­me­tro attual­mente più uti­liz­zato come metrica per la ven­dita pub­bli­ci­ta­ria online, non siano un indi­ca­tore di qua­lità, non siano indice da tenere in con­si­de­ra­zione nè per gli edi­tori nè per gli inve­sti­tori pub­bli­ci­tari, per le aziende.

Le pagine viste [e i click] sono morte, ancor più da mobile.

Bonus track: Da leg­gere —> Sto­ries not ‘clicks’: new online maga­zine won’t moni­tor web traf­fic, say founders

Traffico da Search News Italia
Pubblicato il 11 novembre 2014 by Pier Luca Santoro

Quanto Costa la Guerra tra FIEG e Google News

Torna incan­de­scente il dibat­tito sul dif­fi­cile rap­porto tra l’editoria nostrana ed il colosso di Moun­tain View.

Costa, neo pre­si­dente della FIEG, entra a gamba tesa con­tro Google a par­tire dal suo inter­vento alla pre­sen­ta­zione del  libro “Infor­ma­zione: istru­zioni per l’uso” di Ruben Raz­zante [vedi video sot­to­stante] per poi rad­driz­zare par­zial­mente il tiro con l’intervista a Il Sole24Ore di domenica.

Obie­zioni pron­ta­mente rispe­dite al mit­tente da Goo­gle che ha ricor­dato che “invia ogni mese 10 miliardi di clic agli edi­tori di tutto il mondo e che rice­viamo di gran lunga più richie­ste di essere inclusi in Goo­gle News che non di essere esclusi”. L’intervento di Mad­hav Chin­nappa, numero uno dell’International News Part­ner­ships di Goo­gle, durante il semi­nar dell’Accademia Ita­liana del Codice di Inter­net rias­sume la posi­zione uffi­ciale sulla questione.

In que­sti giorni, sulla que­stione sono emerse posi­zioni da parte di diversi auto­re­voli per­so­naggi della Rete che hanno sot­to­li­neato l’assurdità delle posi­zioni di Costa [che essendo Pre­si­dente di un’associazione non farà tutto pro­prio di testa sua, eh!]. Le più inte­res­santi, a mio avviso, sono quelle pub­bli­cate da due avvo­cati spe­cia­liz­zati in diritto appli­cato ad inter­net e alle nuove tec­no­lo­gie di comu­ni­ca­zione che in entrambi i casi denun­ciano l’insensatezza eco­no­mica delle riven­di­ca­zioni degli edi­tori.

Per entrare nel merito del dibat­tito, basan­domi sem­pre sul detto “in god we trust all others bring data”, fun­da­men­tal per Data­Me­dia­Hub, ho veri­fi­cato la quota di traf­fico da search, quindi essen­zial­mente da Goo­gle, negli ultimi tre mesi verso i prin­ci­pali siti d’informazione del nostro Paese.

Ne esce un pano­rama abba­stanza varie­gato con per­cen­tuali che oscil­lano da poco più del 6% fino al 78%. Media­mente comun­que si tratta di una quota di traf­fico con un peso tra un quinto ed un quarto del totale; un’incidenza sicu­ra­mente non tra­scu­ra­bile alla quale è dif­fi­cile imma­gi­nare che le diverse testate vogliano rinunciare.

Non è un caso che la que­stione — che è ben distinta da quella fiscale — si ripro­ponga cicli­ca­mente da tempo e che alla fine tutto rimanga così com’è.

É pro­prio Ruben Raz­zante, pro­fes­sore di Diritto dell’informazione all’Università Cat­to­lica di Milano e alla Lumsa di Roma, a descri­vere con pun­tua­lità la situa­zione in un’intervista con­cessa qual­che giorno prima della pre­sen­ta­zione insieme a Costa del suo libro in cui afferma che:

Sem­pli­fi­cando al mas­simo, posso dire che assi­stiamo a tre feno­meni: il boom dei social net­work, la posi­zione domi­nante di Goo­gle e la man­canza di un modello di busi­ness per gli edi­tori online. Par­tendo da quest’ultimo punto rilevo che molti edi­tori, anzi­ché offrire ai cro­ni­sti degli stru­menti di inno­va­zione tec­no­lo­gica, in maniera miope hanno mar­gi­na­liz­zato il lavoro gior­na­li­stico facen­dolo svol­gere a figure che gior­na­li­sti­che non sono affatto e che si limi­tano a fare un pedis­se­quo copia/incolla di testi repe­riti qua e là senza un vaglio accurato.

Che le reda­zioni web dei gior­nali ita­liani siano ad oggi ancora un’appendice di quelle desti­nate alla carta, sot­to­po­ste spesso a ritmi lavo­ra­tivi che effet­ti­va­mente, al di là delle scelte edi­to­riali, rischiano di minare la qua­lità è un dato di fatto. É un dato di fatto, altret­tanto, che nei casi in cui edi­tori e Goo­gle si sono alleati [penso al caso de “La Stampa”] vi sia stato un bene­fi­cio reci­proco e che il colosso di Moun­tain View pos­segga un know how tec­no­lo­gico che sarebbe pre­zioso per le nostre redazioni.

Come scri­veva Her­man Hesse se temiamo qual­cuno, rico­no­sciamo a costui un potere su di noi. Il pro­blema non sono i con­te­nuti su Goo­gle News, che anzi apporta un bene­fi­cio in ter­mini di traf­fico agli edi­tori, ma il cre­scente imporsi del pro­gram­ma­tic adver­ti­sing le cui piat­ta­forme tagliano fuori gli edi­tori e le loro con­ces­sio­na­rie che in pro­spet­tiva vedono così ridursi ulte­rior­mente i già mode­sti ricavi pub­bli­ci­tari dall’online. Lo ha spie­gato con suf­fi­ciente chia­rezza il diret­tore gene­rale della Divi­sione Digi­tale del gruppo Espresso-Repubblica in una recente audi­zione alla Camera [dal minuto 23 del video]. 

Cam­biano, sem­pre più rapi­da­mente, gli sce­nari di rife­ri­mento ed i com­pe­ti­tor degli edi­tori. Non è facendo la santa cro­ciata con­tro Goo­gle News, come con­ferma anche il die­tro­front di Axel Sprin­ger, che si risol­vono i pro­blemi e nep­pure si miglio­rano le pro­spet­tive del com­parto editoriale. 

Efficienza

Tempo Per Persona News Online
Pubblicato il 10 novembre 2014 by Pier Luca Santoro

Tempo per Persona News Online

La total digi­tal audience, in ter­mini di tempo speso per per­sona, nel mese di ago­sto secondo Audiweb. 

Il dato del totale è rife­rito al com­ples­sivo di per­sone che hanno avuto accesso da PC e/o da mobile alla Rete nel giorno medio per avere un para­me­tro su quale sia il peso delle prin­ci­pali fonti d’informazione rispetto al totale.  Nella valu­ta­zione delle sin­gole testate non va dimen­ti­cato il feno­meno delle aggre­ga­zioni.

Le per­sone spen­dono media­mente poco meno di due ore/die in Rete, la fra­zione di tempo dedi­cata alle news online è, nel migliore dei casi, di poco supe­riore ai 6 minuti.

Com­ples­si­va­mente, ad esclu­sione di Dago­spia e Fan­page, le testate all digi­tal prese in con­si­de­ra­zione regi­strano tempi di per­ma­nenza infe­riori alle ver­sioni online delle testate con una cor­ri­spon­dente ver­sione cartacea.

Le per­sone spen­dono più tempo in Rete da mobile. Così non è per i siti di news che, ad esclu­sione di Libero Quo­ti­diano, frui­scono mag­gior­mente delle noti­zie online da PC. Feno­meno che si acu­tizza per quanto riguarda le pagine viste [domani dopo­do­mani il det­ta­glio], quelle che gene­rano ricavi.

Uno stu­dio di recente pub­bli­ca­zione effet­tuato dalla Online Publi­shers Asso­cia­tion mostra come l’attenzione verso il tempo speso sul sito sia un para­me­tro al quale gli edi­tori “pre­mium”, di qua­lità, e gli inser­zio­ni­sti guar­dano con cre­scente inte­resse. I dati Audi­web, sotto ripor­tati nel gra­fico inte­rat­tivo, [di]mostrano che esi­ste un pro­blema non tra­scu­ra­bile per le testate online del nostro Paese, anche sotto que­sto profilo.

Al di là di atten­zioni tec­ni­che, quali ad esem­pio gli arti­coli cor­re­lati segna­lati gra­zie ad un motore seman­tico interno, la gami­fi­ca­tion dell’informazione può asso­lu­ta­mente essere di ausi­lio in tal senso. MI pare di averlo detto ormai fin troppe volte.

News Online
Pubblicato il 7 novembre 2014 by Pier Luca Santoro

Il Panorama dell’Informazione Online in Italia

Quinta pun­tata su Radio Citta Fui­jko di “In Media Stat Virus: I Media nel’era di Twit­ter” dedi­cata ad una pano­ra­mica dell’informazione online nel nostro Paese.

Durante la chiac­chie­rata con la gior­na­li­sta e video­ma­ker Fran­ce­sca Cle­men­toni si tenta di for­nire una defi­ni­zione di cosa sia infor­ma­zione e di quali pos­sano essere gli attri­buti per defi­nirne la qua­lità. La pun­tata pro­se­gue par­lando di dati e di quali siano i para­me­tri signi­fi­ca­tivi, di valore, per l’informazione online, con­clu­dendo sul valore dei news brands e inno­va­zione di prodotto.

Nel pod­cast sot­to­stante è pos­si­bile ria­scol­tare e, volendo, sca­ri­care l’intera puntata.

News Online

Mar­tedì pros­simo, 12.11.2014, si par­lerà di “Open Jour­na­lism e Citi­zen Jour­na­lism”. È pos­si­bile inte­ra­gire via Twit­ter uti­liz­zando l’hashtag #imsv14, inte­ra­gendo con il mio account per­so­nale @pedroelrey e/o con quello di @radiofujiko.

TDA News Ago 14
Pubblicato il 5 novembre 2014 by Pier Luca Santoro

Total Digital Audience News Italia Agosto 2014

La total digi­tal audience, in ter­mini di utenti unici nel giorno medio, secondo Audi­web nel mese di agosto. 

Il dato del totale è rife­rito al com­ples­sivo di per­sone che hanno avuto accesso da PC e/o da mobile alla Rete nel giorno medio per avere un para­me­tro su quale sia il peso delle prin­ci­pali fonti d’informazione rispetto al totale.  Nella valu­ta­zione delle sin­gole testate non va dimen­ti­cato il feno­meno delle aggre­ga­zioni.

News Machine
Pubblicato il 3 novembre 2014 by Pier Luca Santoro

Innovare l’Informazione

Tiscali e Super Sum­mit, piat­ta­forma ita­liana per rea­liz­zare e seguire eventi e webi­nar, tra  14 al 29 otto­bre, hanno pro­po­sto  “Inno­vare l’informazione”, pano­ra­mica sulla nuova infor­ma­zione, un ponte tra il vec­chio e il nuovo per sti­mo­lare il dibat­tito, un modo per pro­vare a com­pren­dere quali saranno le pro­spet­tive future e quale potrebbe essere il destino dei media.

Il ciclo di webi­nar, rivolto in par­ti­co­lare agli addetti ai lavori, ha rac­colto 19 inter­venti su diversi temi legati al mondo dei media e dell’informazione. Inter­venti tutti di asso­luto inte­resse che val­gono il tempo inve­stito nell’ascolto.

Ne ho ripresi alcuni, quelli che per­so­nal­mente mi sono sem­brati di mag­gior inte­resse, per favo­rirne e faci­li­tarne la visione. Pur­troppo avendo tutti i video l’autoplay par­tono insieme. Non esi­stendo la pos­si­bi­lità di eli­mi­nare que­sta opzione vi chiedo la pazienza di farlo manual­mente per poterli vedere uno per volta. Sorry.

1) Gami­fi­ca­tion dell’informazione — Come l’informazione possa diven­tare sem­pre più a impatto visivo e inte­rat­tiva secondo i modelli del gioco.

2) Nuovi lin­guaggi - I nuovi lin­guaggi e busi­ness dell’editoria e del gior­na­li­smo secondo Fede­rico Fer­razza, vice­di­ret­tore di Wired.

3) Digi­tal PR e social - Digi­tal Pr e capa­cità di ascolto per una comu­ni­ca­zione social effi­cace secondo Daniele Chieffi, Respon­sa­bile uffi­cio stampa web Eni

4) Gene­ra­zione X - Gene­ra­zione X, come si infor­mano i gio­vani secondo Daniele Gras­succi, co-fondatore di Skuola.net

Last but not least, Jacopo Ton­delli pre­senta i suoi Stati Generali

Growth
Pubblicato il 28 ottobre 2014 by Pier Luca Santoro

La Creazione di Valore Aggiunto per l’Industria dell’Informazione

Non più tardi di ieri, a con­clu­sione della sin­tesi dell’ana­lisi di Medio­banca sui bilanci dei 7 mag­giori gruppi edi­to­riali del nostro Paese, tra gli ele­menti che citavo, par­lavo della neces­sità di un pro­fondo ripen­sa­mento del pro­dotto sin qui sot­to­po­sto, sia nella ver­sione car­ta­cea che in quella digi­tale, a rivi­si­ta­zioni più o meno azzec­cate che ne hanno di fatto lasciata intatta la strut­tura di base.

Sem­pre ieri il Finan­cial Times ha annun­ciato il lan­cio di  FirstFT, nuovo pro­dotto edi­to­riale del pre­sti­gioso quo­ti­diano economico-finanziario che il new head of aggre­ga­tion  del gior­nale [figura pro­fes­sio­nale che al pari di molte altre non  mi pare attual­mente pre­sente nelle reda­zioni dei nostri gior­nali] descrive così:

In an age of infor­ma­tion over­load where rea­ders are shy­ing away from the per­pe­tual social media stream, tru­sted edi­to­rial judg­ment and aggre­ga­tion is an increa­sin­gly valua­ble con­ve­nience for busy rea­ders. FirstFT is care­fully craf­ted, ana­ly­sed and illu­stra­ted by our world-class jour­na­lists and pro­vi­des a new way for rea­ders to get the FT’s take on the essen­tial news of the day.

Allo stesso tempo, Blendle, iTu­nes del gior­na­li­smo che pro­pone la ven­dita di sin­goli arti­coli  a prezzi varia­bili tra tra € 0,10 e € 0,80 al pezzo, annun­ciava di aver rice­vuto la non tra­scu­ra­bile somma di 3.8 milioni di dol­lari da The New York Times Com­pany e da Axel Sprin­ger per favo­rire l’espansione di que­sta start-up Olan­dese in tutta Europa.

Anche nel nostro Paese è recente il pas­sag­gio a paga­mento di Good Mor­ning Ita­lia, ser­vi­zio di accu­rata sele­zione delle noti­zie nazio­nali ed inter­na­zio­nali tanto apprez­zatonato da gior­na­li­sti impie­gati nelle reda­zioni di diverse testate che evi­den­te­mente hanno avuto poco spa­zio e ascolto “costrin­gen­doli” ad un’iniziativa auto­noma al di fuori del loro prin­ci­pale ambito lavorativo.

Win Win

Da qual­che mese, come molti cer­ta­mente sapranno, esi­ste già l’iTunes del gior­na­li­smo ita­liano: Eta­lia [*], piat­ta­forma che offre ai sin­goli gior­na­li­sti, e ad altre cate­go­rie di pro­fes­sio­nals, ma anche agli edi­tori, la pos­si­bi­lità di ven­dere i sin­goli con­te­nuti con diverse opzioni che vanno dal sin­golo pezzo sino all’abbonamento al gior­nale e/o alla rivi­sta.

I gior­nali sono morti, come si pro­clama ormai da almeno un lustro, ma la que­stione non è se siano morti quelli di carta e quante spe­ranze, quante pos­si­bi­lità abbiano quelli digitali/online, è l’idea di gior­nale come pac­chetto mono­li­tico ad essere defunta e con essa i modelli di busi­ness che l’hanno carat­te­riz­zato negli ultimi 100 anni.

La crea­zione di valore aggiunto per l’industria dell’informazione passa, anche, dalla sot­tra­zione, dal non imporre con­te­nuti che non inte­res­sano, dal sele­zio­nare per il let­tore quel che è è rile­vante per lui e sola­mente per lui e per il quale dun­que cre­scerà la pro­pen­sione a pagare per la fruizione.

Growth

[*] Disclai­mer: Il sot­to­scritto ha ope­rato come con­su­lente, anche, per Etalia.

Variazione Ricavi Gruppi Editoriali
Pubblicato il 27 ottobre 2014 by Pier Luca Santoro

Principali Gruppi Editoriali Italiani 2009 — 2013 & 1° semestre 2014

Mer­co­ledì 22 otto­bre scorso Il Fatto Quo­ti­diano ha pub­bli­cato, sulla ver­sione car­ta­cea del gior­nale, un arti­colo che ripren­deva i risul­tati di un’analisi sui bilanci dei prin­ci­pali gruppi edi­to­riali con­dotta dal Uffi­cio Studi di Mediobanca.

Arti­colo molto inte­res­sante, anche se forse dal titolo ecces­si­va­mente scan­da­li­stico, ripreso in maniera ancor più sen­sa­zio­na­li­stica, come’abitudine, da Dago­spia.

Sette Sorelle

Come viene ripor­tato nell’articolo, lo stu­dio è dispo­ni­bile sul sito dell’Ufficio Studi di Medio­banca. Visto che lo stu­dio inte­gra l’analisi effet­tuata dal nostro gruppo di lavoro [1, 2, 3 & 4] aggior­nan­dola con i dati del primo seme­stre 2014, al di là di quanto scritto da Il Fatto Quo­ti­diano, mi pare utile appro­fon­dire quanto emerge.

I gruppi edi­to­riali presi in con­si­de­ra­zione sono 7: Gruppo RCS Media­Group, Gruppo Mon­da­dori, Gruppo Edi­to­riale L’Espresso, Gruppo Il Sole 24 ORE, Gruppo Mon­rif, Gruppo Cal­ta­gi­rone Edi­tore ed Edi­trice La Stampa. Si stima che nel loro insieme i sette gruppi con­si­de­rati rap­pre­sen­tino a fine 2013 il 70% circa dei ricavi com­ples­sivi del set­tore edi­to­riale italiano.

L’evoluzione recente dei mag­giori gruppi edi­to­riali ita­liani si inqua­dra in una ten­denza di più lungo periodo che ha visto in Ita­lia un dif­fuso pro­cesso di disaf­fe­zione verso la carta stam­pata quo­ti­diana. Secondo i dati FIEG a tutto il 2013 le ven­dite dei quo­ti­diani sono calate del 45% rispetto al 1990, feno­meno fat­tosi par­ti­co­lar­mente intenso dal 2008 [-31%]. Nel quin­quen­nio 2009–2013 i ricavi aggre­gati dei sette mag­giori gruppi edi­to­riali ita­liani hanno segnato una fles­sione del 27,7%, ovvero dai 5,8 mld. di euro del 2009 ai 4,2 mld. del 2013.

In det­ta­glio le ridu­zioni hanno riguar­dato la rac­colta pub­bli­ci­ta­ria [-31,3]), la dif­fu­sione [-29%] e i ricavi acces­sori (-16,7%). Il calo più con­si­stente riguarda RCS [-40,4%], su cui ha pesato anche la ces­sione del Gruppo fran­cese Flam­ma­rion nel set­tem­bre 2012 — oltre 200 milioni di euro il suo giro d’affari — Gli altri Gruppi hanno per­duto quote di fat­tu­rato che oscil­lano tra il 29% di Cal­ta­gi­rone ed il 17% della Mon­da­dori che ha segnato il calo più contenuto.

Variazione Ricavi Gruppi Editoriali

La com­po­si­zione dei ricavi è varie­gata tra i Gruppi edi­to­riali: la rac­colta pub­bli­ci­ta­ria è più rile­vante per L’Espresso e Cal­ta­gi­rone [rispet­ti­va­mente 56%-57% del totale], la dif­fu­sione conta di più in RCS, La Stampa e Mon­da­dori [53–55%].

Dav­vero pecu­liare la posi­zione de Il Sole 24 ORE, ove un quarto dei ricavi è gene­rato dall’area soft­ware, che ha por­tato ricavi attorno ai 100 milioni [prima essere ceduta nel mag­gio 2014!!!]. Mon­da­dori genera un quarto delle ven­dite dai libri, e Mon­rif che com­prende atti­vità alber­ghiere per circa 20 milioni di fatturato.

Nel quin­quen­nio Mon­da­dori ha subìto la mag­giore caduta di ricavi pub­bli­ci­tari [-43,2%], ma tutti gli edi­tori hanno segnato fles­sioni supe­riori al 30% con l’eccezione de L’Espresso che ha con­te­nuto la ridu­zione al 18,9%. 

È inte­res­sante notare come per il Gruppo Espresso, nel periodo preso in con­si­de­ra­zione, i ricavi “altri” cre­scano di ben l’80%. Incre­mento che però serve a poco nel risol­le­vare le sorti del gruppo in que­stione poi­chè si tratta di quello per il quale que­sta voce di ricavi ha la minor inci­denza sul bilancio.

principali-gruppi-editoriali-italiani-2009-2013-e-primo-semestre-2014

Anda­mento che, come noto, ha tra­sci­nato l’occupazione che si è ridi­men­sio­nata nel quin­quen­nio del 22,3% coin­vol­gendo circa 4.200 dipen­denti [ed oltre 10mila edicolanti]. 

Down­si­zing, ricam­bio e prov­ve­di­menti con­trat­tuali [cassa inte­gra­zione e soli­da­rietà] però non hanno inciso in pari misura sul costo del lavoro, pas­sato dagli 82mila euro medi del 2009 agli 81mila del 2013. Ne ha risen­tito il Clup [costo del lavoro per unità di pro­dotto], cre­sciuto dal 94,3% al 109,5%.

La per­dita di com­pe­ti­ti­vità dei mag­giori edi­tori tra 2009 e 2013 è pari a 13,7 punti per­cen­tuali [dif­fe­ren­ziale tra la caduta di pro­dut­ti­vità del 14,9% e la mode­sta con­tra­zione del costo del lavoro uni­ta­rio dell’1,2%]. Mon­da­dori e RCS segnano il mag­giore dete­rio­ra­mento di com­pe­ti­ti­vità [-23 punti circa], Mon­rif e La Stampa i minori [8 e 9 punti rispettivamente].

Il mar­gine ope­ra­tivo netto è in deciso peg­gio­ra­mento per tutti i gruppi edi­to­riali presi in considerazione.

principali-gruppi-editoriali-italiani-2009-2013-e-primo-semestre-2014 CLUP & MON

Sulla base di un indice nor­ma­liz­zato che sin­te­tizza tre indi­ca­tori di effi­cienza, red­di­ti­vità ope­ra­tiva e strut­tura finan­zia­ria [Clup, MON/Fatturato e debito finanziario/capitale netto], si può rica­vare una clas­si­fica delle grandi società per per­for­mance com­ples­siva. Nel 2013 L’Espresso risulta il best per­for­mer, men­tre il Sole 24 ORE ha il pro­filo meno vir­tuoso. Nel 2009 L’Espresso occu­pava la mede­sima posi­zione, all’ultimo vi era La Stampa, l’unica società ad avere miglio­rato nell’ultimo quin­quen­nio la pro­pria posi­zione, recu­pe­rando due posti in clas­si­fica. Mon­da­dori si con­ferma seconda in clas­si­fica, seguita da Cal­ta­gi­rone e RCS [sta­bili al terzo e quarto posto]; Il Sole 24 ORE perde due posi­zioni scen­dendo in ultima posizione.

Performance Complessiva Gruppi Editoriali

Il rap­porto di Medio­banca sul pes­simo stato di salute dell’editoria ita­liana con­tiene molte altre infor­ma­zioni ed indi­ca­tori d’interesse. Come d’abitudine non posso che con­si­gliarne la let­tura inte­grale al di là della mia sintesi.

Gli aspri numeri indi­cano con chia­rezza che ad oggi nes­sun gruppo edi­to­riale è riu­scito a tro­vare il ban­dolo della matassa.

Più che nella ridu­zione degli orga­nici, che oltre un certo livello rischia ine­vi­ta­bil­mente di met­tere seria­mente a rischio la qua­lità del pro­dotto, dei gior­nali, si tratta di inter­ve­nire in ter­mini di strut­tu­ra­zione, rior­ga­niz­za­zione e riqua­li­fi­ca­zione degli stessi.

Quando, come in que­sto caso,  le imprese viag­giano su due binari paral­leli che, nella migliore delle ipo­tesi, non si incon­trano, con la parte gior­na­li­stica da un lato e quella gestio­nale dall’altro, come avviene nella grande mag­gio­ranza delle testate ancora oggi, le cose non pos­sono funzionare.

Composizione Organici Giornali

Più che sul taglio dei costi, dove­roso in tempi di crisi [a tal pro­po­sito si ram­menta il valore dell’infor­ma­tiz­za­zione delle edi­cole], si tratta di inter­ve­nire sulla cre­scita dei ricavi.

Cre­scita che deve passare:

  1. Attra­verso un pro­fondo ripen­sa­mento del pro­dotto sin qui sot­to­po­sto, sia nella ver­sione car­ta­cea che in quella digi­tale, a rivi­si­ta­zioni più o meno azzec­cate che ne hanno di fatto lasciata intatta la strut­tura di base.
  2. Apren­dosi dav­vero al pub­blico, appro­prian­dosi anche a que­ste lati­tu­dini dell’idea di ope­ness sul quale si basa il cre­scente suc­cesso del Guardian
  3. Diven­tando punto di rife­ri­mento essen­ziale della pro­pria comu­nità di rife­ri­mento, costruendo intorno alla stessa una serie di bene­fici mate­riali ed imma­te­riali che con­sen­tano di valo­riz­zarla, anche economicamente
  4. Abban­do­nando l’attuale logica di gene­ra­zione di ricavi basata, anche per il digitale/online, solo sul bino­mio vendite-pubblicità, ricer­cando nuove fonti di ricavo [che esi­stono, volendo].

Buon lavoro.

Plans Internet

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Pubblicato il 24 ottobre 2014 by Pier Luca Santoro

Come Sopravvivere alla Crisi della Carta Stampata

Terza pun­tata su Radio Citta Fui­jko di “In Media Stat Virus: I Media nel’era di Twit­ter” dedi­cata al dilemma del pri­gio­niero ed a come soprav­vi­vere alla crisi della carta stam­pata, ovvero a quali nuovi modelli di busi­ness è pos­si­bile per­se­guire per sup­plire al calo di ven­dite e rac­colta pub­bli­ci­ta­ria della carta stam­pata ai quali l’online, allo stato attuale delle cose, non rie­sce a sopperire.

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Durante la tra­smis­sione, tra buona musica e la spie­ga­zione di per­chè credo che il dilemma del pri­gio­niero sia un modello che pare per­fet­ta­mente cal­zante all’attuale dif­fi­coltà di defi­nire se e come sia pos­si­bile rim­piaz­zare i ricavi della carta con quelli del digi­tale, provo ad indi­care alcune pos­si­bili strade per il recu­pero dei ricavi in ambito digitale.

In par­ti­co­lare si parla di:

  • Shop­pa­ble
  • Mem­ber­ship
  • Rever­sed Paywall
  • Altre pos­si­bi­lità esistenti

Nel pod­cast sot­to­stante è pos­si­bile [ri]a­scol­tare e, volendo, sca­ri­care l’intera puntata.

Mar­tedi pros­simo, 28.10.2014, si parla di Social Media Stra­tegy delle Isti­tu­zioni, ovvero di come le isti­tu­zioni e la PA uti­liz­zano i socialSi ricorda che è pos­si­bile inte­ra­gire via Twit­ter uti­liz­zando l’hashtag #imsv14  @pedroelrey /@radiofujiko.

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