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Spam Magazine Tutorial
Pubblicato il 31 ottobre 2012 by Pier Luca Santoro

Dal Web alla Carta

Di ritorno dalla “gita” mila­nese al con­ve­gno dell’ANES per par­lare davanti ad un’attenta pla­tea di 150 edi­tori delle oppor­tu­nità,  dei modi, e soprat­tutto delle ragioni, della mia pre­vi­sione di un futuro “ibrido”, anche, per l’editoria tec­nica pro­fes­sio­nale spe­cia­liz­zata, ha atti­rato la mia atten­zione una neo nata pub­bli­ca­zione: «Spam Magazine».

La rivi­sta, che viene pub­bli­cata con cadenza men­sile, è stata lan­ciata il 10 otto­bre, ha una folia­zione di 112 pagine ed un for­mato di 14,8 x 21 cm. Per il primo numero è stata fatta una tira­tura di 10mila copie distri­buite gra­tui­ta­mente a Milano in 100 punti di distri­bu­zione e attra­verso delle hostess negli ate­nei uni­ver­si­tari della città.

Men­tre le rivi­ste pas­sano dalla carta al digi­tale, SPAM passa dal digi­tale alla carta. Il free maga­zine nasce  per por­tare su carta i pen­sieri e le idee più inte­res­santi della rete: recen­sioni, arti­coli, gra­fi­che, foto­gra­fie, illu­stra­zioni, ricette, video, per un totale di 12 sezione che vanno dall’attualità all’ambiente pas­sando per let­te­ra­tura e multimedia.

«Spam Maga­zine» si pro­pone come il primo maga­zine da sfo­gliare con uno smart­phone: per col­le­garsi alla fonte degli arti­coli e delle foto pro­po­ste nel maga­zine, per fruire di con­te­nuti mul­ti­me­diali extra, per con­net­tersi diret­ta­mente a lan­ding page com­mer­ciali, gio­chi inte­rat­tivi creati ad-hoc dagli inser­zio­ni­sti o per visua­liz­zare pagine pub­bli­ci­ta­rie che sfrut­tano la tec­no­lo­gia della realtà aumen­tata. Per  ogni arti­colo gra­zie all’utilizzo dei QR codes, o meglio action codes come li ho ormai ribat­tez­zati, sono for­niti con­te­nuti sup­ple­men­tari frui­bili con il pro­prio smartphone.

Molto inte­res­sante anche l’approccio alla comu­ni­ca­zione pub­bli­ci­ta­ria che più che basarsi sui for­mat tra­di­zio­nali, sulle clas­si­che pagine pub­bli­ci­ta­rie, si pro­pone di inte­grare il più pos­si­bile gli annunci pro­mo­zio­nali con i con­te­nuti del maga­zine al fine di ren­dere più natu­rale e inte­res­sante la loro pre­senza, ren­dendo così la pro­po­sta più in sin­to­nia con i let­tori e dun­que di mag­gior appeal per gli inve­sti­tori pub­bli­ci­tari, per le aziende.

Inte­res­sante esem­pio con­creto di con­ver­genza edi­to­riale e con­ferma di come sia pos­si­bile inno­vare anche sulla carta.

Pubblicato il 15 giugno 2012 by Pier Luca Santoro

Scenario dei Media 2012 — 2016

Se il rap­porto “The medium is the mes­sage*: Outlook for maga­zine publi­shing in the digi­tal age” segna­lato ieri si con­cen­trava sulle evo­lu­zione delle pub­bli­ca­zioni perio­di­che [set­ti­ma­nali e men­sili], la pub­bli­ca­zione, sem­pre da parte di Pri­ceWa­te­rhou­se­Coo­pers, di “Glo­bal enter­tain­ment and media outlook: 2012–2016″ per­mette di veri­fi­care con buona appros­si­ma­zione, trat­tan­dosi di pre­vi­sioni, le ten­denze dell’industria dell’informazione sulle quali vi è stato un fitto con­fronto nei giorni scorsi.

Con­fronto, per chi se lo fosse perso, al quale hanno par­te­ci­pato, in ordine cro­no­lo­gico: Pier Luca San­toro, Giu­seppe Gra­nieriLSDI, Pier Luca San­toro, Giu­seppe Gra­nieri, LSDI, Marco Dal Pozzo, Pier Luca San­toro, Luca De Biase e LSDI.

Il rap­porto rea­liz­zato dalla PWC è rela­tivo sia all’intrattenimento, all’industria del tempo libero nelle sue diverse forme: dalla musica al gioco, che a mezzi di comu­ni­ca­zione. Per bre­vità ed inte­resse mi con­cen­trerò sulle ten­denze emer­genti rela­ti­va­mente al solo com­parto dei media, con par­ti­co­lare atten­zione alle evo­lu­zioni pre­vi­ste per quo­ti­diani e  perio­dici, riman­dan­dovi alla let­tura com­pleta del docu­mento per ulte­riori appro­fon­di­menti su aree di vostro spe­ci­fico interesse.

Lo stu­dio ana­lizza le ten­denze in atto e ne pre­vede le evo­lu­zioni per 48 nazioni del mondo Ita­lia inclusa.

Com­ples­si­va­mente la cre­scita del digi­tale nel medio — lungo periodo, pros­simi 5 anni, appare meno impor­tante di quanto ci si potesse imma­gi­nare pas­sando dalla quota attuale del 28% a quella del 38% nel 2016. I sup­porti, i mezzi tra­di­zio­nali con­ti­nue­ranno anche nel futuro pros­simo a man­te­nere la quota maggioritaria.

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A. I LIBRI:

La metà del mer­cato digi­tale sarà negli USA che arri­verà com­ples­si­va­mente [carta + ebook] a 21mila milioni di dol­lari rispetto agli attuali 19.500 [+7,7%]. In Europa il calo delle ven­dite di libri non sarà sosti­tuito dalla cre­scita del digi­tale. Nel caso dei libri di testo la situa­zione resterà pra­ti­ca­mente uguale.

B. CINEMA:

I ricavi cre­sce­ranno del 3,1%. Il con­sumo casa­lingo di video digi­tali rad­dop­pierà nel pros­simo quin­quen­nio arri­vando a pesare il 36% del totale mer­cato. Lo strea­ming di film on demand [a paga­mento] in Rete supe­rerà il valore delle sot­to­scri­zioni ai canali a pagamento.

C. RADIO:

Il mer­cato radio­fo­nico cre­scerà del 3,5% da qui al 2016. Due terzi dei ricavi del set­tore deri­ve­ranno dalla pub­bli­cità. Radio digi­tali e radio online nonj vedranno cre­scere in maniera signi­fi­ca­tiva le loro reve­nues. Gli abbo­na­menti ai canali radio­fo­nici satel­li­tari saranno quelli con il mag­gior tasso di cre­scita ma man­terr­rano un peso rela­ti­va­mente mode­sto con una quota sul totale del 9,5%.

D. TELEVISIONE:

A livello mon­diale si pre­vede una cre­scita del 6,6% degli inve­sti­menti pub­bli­ci­tari; uno svi­luppo legato all’avanzare della dif­fu­sione di con­te­nuti e pub­bli­cità mul­ti­piat­ta­forma anche su tablet e smart­pho­nes. La tele­vi­sione tra­di­zio­nale, “ter­re­stre”, con­ti­nuerà ad essere qualla che si acca­parra la fetta mag­giore. La Rus­sia supe­rerà l’Italia diven­tando così il mer­cato pub­bli­ci­ta­rio tele­vi­siovo più impor­tante d’Europa.

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E. PUBBLICITA’ ONLINE:

Da qui al 2016 PWC pre­vede una cre­scita del 15,9%. La search a paga­mento con­ti­nuerà ad essere la parte più rile­vante del mer­cato, buona la cre­scita di banner/display gra­zie anche al tempo pas­sato dagli utenti, dalle per­sone, nei diversi social net­work. Nono­stante tassi di ado­zione e pene­tra­zione straor­di­nari per smart­pho­nes e tablet il mobile adver­ti­sing resterà il fana­lino di coda come valori investiti.

Gior­nali e perio­dici, come vedremo più avanti, bene­fi­cie­ranno com­ples­si­va­mente poco della cre­scita degli inve­sti­menti online.

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F. GIORNALI:

Vi è un rap­porto diretto tra dif­fu­sione della banda larga e cir­co­la­zione, ven­dite, dei gior­nali; a minor dif­fu­sione cor­ri­spon­dono mag­giori ven­dite e cre­scita dei ricavi pub­bli­ci­tari e vice­versa. Da que­sto punto di vista l’Italia si trova a metà strada tra le ten­denze degli Stati uniti e Gran Bre­ta­gna e quelle di Argen­tina o India.

In Europa gli abbo­na­menti alla ver­sione digi­tale dei quo­ti­diani rag­giun­ge­ranno una quota signi­fi­ca­tiva nel 2016 com­pen­sando in parte la ten­denza nega­tiva della ver­sione car­ta­cea senza mai però con­sen­tire il ritorno ai livelli ante­ce­denti al 2009. Una pre­vi­sione che potrebbe inco­rag­giare a pun­tare tutto, o quasi, sul let­tore.

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Negli Stati Uniti ral­lenta il calo della rac­colta pub­bli­ci­ta­ria ma la quota dell’online resta asso­lu­ta­mente minoritaria.

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G. PERIODICI:

Si dovrebbe assi­stere ad una sta­bi­liz­za­zione delle ven­dite  anche in Europa, con­ti­nente dove le ven­dite di set­ti­ma­nali e men­sili sono le mag­giori al mondo.

L’area digi­tale tri­pli­che­rebbe addi­rit­tura ma la quota reste­rebbe asso­lu­ta­mente mino­ri­ta­ria con la ver­sione car­ta­cea a farla da padrone ancor­più che per i quotidiani.

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Pare insomma che le mie pre­vi­sioni con­tro­ten­denza di otti­mi­smo e di un futuro anche per la carta ven­gano con­fer­mate nel com­plesso. Resta da lavo­rare, da un lato, sul ruolo di cia­scun for­mato in un’ottica mul­ti­piat­ta­forma di con­ver­genza tra le distinte ver­sioni e, dall’altro lato sull’ottimizzazione nella gestione dell’esistente e all’individuazione di nuove forme di ricavo oltre a ven­dite e pubblicità.

Pubblicato il 31 maggio 2012 by Pier Luca Santoro

Condivisioni Sulla Carta

Se la carta stam­pata ha da sem­pre il van­tag­gio della con­di­vi­sione di let­tura, come testi­mo­niano banal­mente i quo­ti­diani nei bar la cui frui­zione della sin­gola copia è da parte di molte per­sone, ora è pos­si­bile con­di­vi­dere le pro­prie rivi­ste pre­fe­rite anche in Rete.

E’ da que­sto mese on line infatti Mag­pile, un social net­work per appas­sio­nati di rivi­ste. L’idea è simile a quella di Goo­dreads ma al posto dei libri sono i maga­zine pro­ta­go­ni­sti. Allo stato attuale la mag­gior parte delle testate sono inglesi ed euro­pee, se la rivi­sta è già pre­sente è pos­si­bile impi­larla  all’archi­vio esi­stente, in alter­na­tiva è pos­si­bile aggiun­gerla creando un nuovo archi­vio dedicato.

Le rivi­ste pos­sono essere anche inse­rite nella pro­pria wishlist, lista dei desi­deri. Al momento la testata più popo­lare, più cari­cata e con­di­visa è «Mono­cle», [quasi] men­sile bri­tan­nico. Ovvia­mente, come avviene in ogni social net­work, è pos­si­bile seguire altre per­sone, com­men­tare e discu­tere rela­ti­va­mente alla pub­bli­ca­zione ed ai temi proposti.

Off­screen, nuova rivi­sta dedi­cata al mondo del web ed alle app, e Stack, edi­tore di rivi­ste “indi­pen­denti”, le prime imprese a cre­dere nel net­work ed a pro­muo­versi pub­bli­ci­ta­ria­mente al suo interno.

Mag­pile, a mio avviso, è una pro­po­sta inte­res­sante che potrebbe sor­pren­dere per il suc­cesso che ottiene poi­chè, come risa­puto, vi sono testate, di nic­chia o meno, che hanno una folta schiera di col­le­zio­ni­sti, di per­sone che con­ser­vano le copie delle rivi­ste, e ancor­più nell’ambito dei comics,  dei fumetti, pre­fe­rite. La pos­si­bi­lità di tro­vare il numero man­cante e di rela­zio­narsi con per­sone appas­sio­nate alla stessa pub­bli­ca­zione, e dun­que, pro­ba­bil­mente, con i mede­simi inte­ressi mi appare un’idea sen­sata e vincente.

Accordi com­mer­ciali con gli edi­tori per incen­ti­vare la sot­to­scri­zione di abbo­na­menti potreb­bero, altret­tanto, risul­tare il modello di busi­ness che nel tempo offra dei ritorni degni di que­sto nome, più che i ricavi della pubblicità.

La rispo­sta “social” alle fal­li­men­tari ini­zia­tive di edi­cole vir­tuali col­let­tive sin qui rea­liz­zate. La con­ferma di come ora anche per i social net­work il futuro sia incen­trato sulla ver­ti­ca­liz­za­zione, sulla spe­cia­liz­za­zione per con­te­nuti e rela­tivi interessi.

Pubblicato il 3 settembre 2011 by Pier Luca Santoro

Le Promozioni dei Settimanali vanno a Rotoli

Il numero in edi­cola quest’oggi di “Di Più Set­ti­ma­nale” è incel­lo­pha­nato per vei­co­lare, come sem­pre più spesso avviene, inserti pubblicitari.

Nel caso spe­ci­fico si tratta di un magnete, di quelli che pare alcuni amino attac­care al pro­prio fri­go­ri­fero, che è la micro rap­pre­sen­ta­zione dei rotoli asciuga tutto di una nota marca di quel seg­mento di mercato.

Sono, almeno, tre gli aspetti che emer­gono da que­sto caso.

In estrema sintesi:

  1. Ingom­bro che non con­sente espo­si­zione a scaf­fale nella mag­gior parte delle edicole
  2. I “micro-rotoloni” coprono la comu­ni­ca­zione, l’altro inserto pub­bli­ci­ta­rio che la rivi­sta con­tiene oscu­ran­done la visione e creando una poten­ziale asso­cia­zione che non è cer­ta­mente ideale
  3.  Assenza totale di comu­ni­ca­zione tra edi­tore ed edi­co­lanti che dà luogo alle fan­ta­sie più diverse nei gruppi di gior­na­lai su Face­book. Con­fer­mando così, pur­troppo, la carenza asso­luta di qual­si­vo­glia con­cetto di trade mar­ke­ting e ren­dendo un pes­simo ser­vi­zio agli inser­zio­ni­sti che avreb­bero potuto otte­nere se, banal­mente, fosse stato sug­ge­rito di esporre al con­tra­rio la rivi­sta, lad­dove pos­si­bile, per evi­den­ziare il magnete “che tanto piace”.

La qua­dra sul per­chè gli inve­sti­menti pub­bli­ci­tari e le ven­dite dei perio­dici vadano, in que­sto caso let­te­ral­mente, a rotoli.

Pubblicato il 20 febbraio 2011 by Pier Luca Santoro

La Lettera

Tra le molte aree di recu­pero di red­di­ti­vità per il com­parto edi­to­riale quella pro­ba­bil­mente più tra­scu­rata è rela­tiva alla distri­bu­zione ed alla gestione delle scorte nel punto ven­dita, nelle edicole.

E’ un tema di asso­luta rile­vanza che in que­sti spazi si è cer­cato di por­tare all’attenzione di tutti gli attori coin­volti nella filiera a più riprese, con­vinto che, in tempi di crisi del set­tore, la mar­gi­na­lità resi­dua recu­pe­ra­bile da una miglior effi­cienza  sia deci­sa­mente un ambito sul quale intervenire.

Dovendo iden­ti­fi­care l’anello debole della catena per­so­nal­mente non ho dubbi sulle respon­sa­bi­lità di distri­bu­tori nazio­nali e locali, vero tappo per edi­tori e giornalai.

Affari Ita­liani pub­blica la let­tera di un let­tore di quo­ti­diani che sin­te­tizza per­fet­ta­mente lo stato dell’arte:

Egr. Diret­tore,

sono un comune let­tore di gior­nali che come migliaia di altri cit­ta­dini si reca all’edicola più o meno sotto casa per acqui­stare il quo­ti­diano o la rivi­sta che più mi aggrada. Ora fre­quen­tando più assi­dua­mente la mia edi­cola, vengo a sco­prire che in Ita­lia esi­ste una sorta di oli­go­po­lio, for­mato dai distri­bu­tori di gior­nali che a loro pia­ci­mento, seguendo un cri­te­rio alquanto oscuro, deci­dono se un edi­cola debba avere più o meno copie di un dato quo­ti­diano, se un let­tore debba o meno segui­tare a rivol­gersi ad una data edicola.

Il sistema sem­plice nel suo svi­lup­parsi, parte appunto dal fatto che il distri­bu­tore decide cosa e quanto inviare all’edicola, e già que­sto potrebbe essere opi­na­bile, se fatto in barba alle richie­ste effet­tive di quella zona, ma può decre­tare la morta eco­no­mica o il suc­cesso di un’attività di edi­co­lante sem­pli­ce­mente sot­traendo con mirata ocu­la­tezza le rivi­ste richie­ste o i gior­nali più ven­duti, facendo di fatto emi­grare i let­tori ad altra edi­cola più for­nita. Ho pro­vato tra­mite ami­ci­zie a far pre­sente quanto sopra a diret­tori di gior­nali di impor­tanza nazio­nale, ma evi­den­te­mente que­sto “pro­blema” oltre a sem­brare di poca impor­tanza per l’opinione pub­blica sem­bra essere spi­noso anche per la stampa stessa che sa di poter essere stroz­zata da una “invo­lon­ta­ria” cat­tiva distri­bu­zione del pro­prio gior­nale in un dato territorio.

Invece di essere acca­nirsi con la tablet­ma­nia sarebbe oppor­tuno inter­ve­nire pron­ta­mente per cor­reg­gere que­ste distor­sioni del sistema.

Pubblicato il 4 maggio 2010 by Pier Luca Santoro

L’Odore della Stampa

Mono Kul­tur è una rivi­sta tede­sca che si defi­ni­sce, in maniera deci­sa­mente alti­so­nante ed auto­re­fe­ren­ziale, come: “Maga­zine di inter­vi­ste, domande e rispo­ste. Con­ver­sa­zioni con le poche per­sone che risul­tano inte­res­santi. In tutta la sua esten­sione e pro­fon­dità, senza filtri”.

La rivi­sta pub­blica per cia­scun numero una sola inter­vi­sta, mono­te­ma­tica. L’uscita attuale, la numero 23, non ha imma­gini in coper­tina, pre­senta 12 odori [non pro­fumi o aromi, ma esat­ta­mente odori] scelti dalla nor­ve­gese Sis­sel Too­las, che, secondo il NYT, è una delle figure più con­tro­verse dell’industria del pro­fumo, e che è, appunto, il per­so­nag­gio inter­vi­stato in que­sta uscita.

Pub­bli­ca­zione microin­cap­su­lata„ a coper­tura di micro­nic­chie alla ricerca di pro­fu­ma­zioni, di sen­sa­zioni che il web indub­bia­mente non è in grado di repli­care e pro­porre. Che sia anche que­sto il futuro della carta stampata?