riforma editoria

Posted on 9 maggio 2012 by Pier Luca Santoro

Un Contributo all’Editoria Online

Le dichiarazioni che il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all’Editoria Paolo Peluffo ha fornito durante il Festival Internazionale del Giornalismo, nel corso del panel “Dalla carta stampata al digitale: come cambia l’editoria” al quale, tra gli altri, ho presenziato, annunciano a brevissimo la tanto attesa riforma dell’editoria.

Al centro del dibattito la questione relativa ai contributi pubblici alle imprese editoriali con il Sottosegretario che ha confermato l’apertura al finanziamento pubblico anche per le testate on line affermando, tra l’altro, la possibilità di “consentire a tutti di continuare ad avere una parte di contributo pur passando al giornale online, cercando però di definire esattamente cosa vuol dire giornale online, il che non significa solo pubblicare il pdf ma gestione di abbonamenti, possibilità di pagamenti online, dialogo con moderazione verso gli utenti cioè tutte le componenti che danno al prodotto online una sua realtà evolutiva”.

Stimolato da uno stimato professionista del settore che mi ha interpellato direttamente sul tema, augurandomi di non essere fuori tempo massimo, il mio contributo su quali requisiti devono avere le testate online oggetto di sostegno all’editoria.

In ordine sparso, alcuni punti che ritengo debbano essere considerati per il finanziamento alle testate all digital:

  • Finanziamenti alle imprese editoriali stabiliti dai cittadini in base a indicazioni espresse nella dichiarazione dei redditi con un meccanismo simile a quello del cinque per mille.
  • Finanziamento a soglia: si fissa una soglia di sopravvivenza e si interrompe il finanziamento al superamento della soglia.
  • No a finanziamento testate di organi di partito, con i finanziamenti/rimborsi ai partiti attivi, nonostante tutto, sicuramente non c’è bisogno di una duplicazione.
  • Valutazione dell’efficienza della testata in base ad indici che valutino il rapporto tra capitale sociale, capitale circolante [necessario al mantenimento della testata] e numero di risorse professionali impiegate.
  • Espressione di effettiva innovazione nella comunicazione e nella relazione con i lettori, con i cittadini; ad esempio impiego di newsgames.
  • Allocazione di risorse [umane] specifiche per la relazione e la salvaguardia del lettore quali, ad esempio, la figura del difensore del lettore che in molti Paesi  – USA, UK e Spagna – già esiste.
  • Attribuzione di procedure specifiche di controllo di qualità dell’informazione, di fact checking.
  • Mantenimento di tariffe minime nella retribuzione di giornalisti e collaboratori e impiego di risorse gratuite [vd bloggers/blog] per non più del 15% della produzione editoriale.
  • Effettuazione di servizio pubblico, ossia  un complesso di operazioni funzionalmente coordinate, il cui prodotto è rappresentato da utilità che sono poste a disposizione degli utenti, delle persone per il soddisfacimento di bisogni eterogenei e diffusi come, a titolo esemplificativo, l’iniziativa sui pendolari dei treni.
  • Avere entro il primo anno, a 12 mesi dal lancio, almeno 20mila utenti unici nel giorno medio
  • Presentazione di un business plan triennale da presentare per il finanziamento e da aggiornarsi annualmente per il rinnovo del finanziamento stesso.

Sicuramente ne esistono molti altri di natura più tecnica/tecnologica. Io mi sono concentrato su quelli più di natura concettuale, se voleste fornire il vostro contributo lo spazio dei commenti è, come sempre, a disposizione.

Nei prossimi giorni mi concentrerò sulla parte relativa ai contributi all’editoria tradizionale, ai giornali di carta, con particolare riferimento all’informatizzazione delle edicole, elemento indipensabile per la trasparenza dei finanziamenti come ho avuto modo di rimarcare personalmente al Sottosegretario Peluffo ed al Presidente della FIEG Anselmi.

Posted on 20 agosto 2010 by Pier Luca Santoro

La Democrazia dell’Abbonamento

Poco prima della canonica pausa estiva di ferragosto si è tenuto un incontro tra il sottosegretario Paolo Bonaiuti ed i rappresentanti della FIEG e dell’ FNSI sullo stato di salute del settore editoriale.

L’incontro pare essere stato prevalentemente interlocutorio, rinviando alla ripresa l’esame della situazione in cui, come noto, versa l’industria editoriale.

Il presidente della FIEG, Malinconico, ha, comunque, colto l’occasione, secondo quanto riportato, per effettuare del “pressing” sull’avvio di una necessaria riforma dell’editoria. In particolare ha sottolineato l’iniquità del decreto del 30 marzo scorso che ha sospeso le tariffe postali agevolate per gli abbonamenti ai giornali, concludendo come: “Una riforma organica dell’editoria è invece quanto mai necessaria per assicurare la presenza equilibrata dei diversi mezzi di comunicazione in un mix che è elemento essenziale di una moderna democrazia”.

Personalmente fatico davvero a comprendere il binomio, l’assioma, che unisce le proposte di abbonamenti con la democrazia del nostro paese.

Mi sfugge, altrettanto, come si continui a perseguire pratiche commerciali scorrette, che nonostante le malinconiche rivendicazioni, non sono assolutamente cessate dopo l’introduzione del precitato decreto legge.

Testimonianza più concreta di queste dinamiche è il portale web, realizzato da quello che è il secondo principale distributore nazionale [24% di market share], specificatamente dedicato agli abbonamenti.

Un sistema si [ri]costruisce coinvolgendo tutti gli stakeholders, non continuando a perseguire vantaggi individuali e pratiche vessatorie.

Posted on 29 giugno 2009 by Pier Luca Santoro

La proposta

La crisi conclamata dell’editoria non è più ormai argomento di discussione, mentre bisogna evidentemente centrare l’attenzione sulle modalità per risollevarsi dalla stessa. I margini di miglioramento sono complessivamente talmente elevati che davvero talvolta si fatica a comprendere perchè ad oggi, al di là di ritagli doverosi, non siano state intraprese azioni di miglioramento degne di questo nome.

Da questo percorso non possono essere esclusi ovviamente coloro che sono deputati alla distribuzione ed alla commercializzazione dei prodotti editoriali e, in tal senso, ci auguriamo che l’incontro tra FIEG e le rappresentanze dei giornalai scadenzato per metà luglio sia il meno “politico” ed il più operativo/concreto possibile.

Una rassicurazione sul processo da intraprendere e sui tempi ristretti in cui attuarlo è stata espressa recentemente dal Capo Dipartimento “Media e Editoria” Elisa Grande che ha affermato come: “la riforma, che sara’ condivisa, vedra’ il coinvolgimento “di tutti gli operatori: editori, giornalisti, distributori, edicolanti.

Coerentemente con la “mission” di questi spazi – da giornalaio – alcune proposte dal mio punto di vista al riguardo:

  • Contributi sino ad un massimale di 2000 euro per punto vendita/ragione sociale per l’informatizzazione della rete di edicole. Contributo statale del 70% a fondo perduto e dal 10 al 15% a carico degli editori in ragione del volume d’affari del singolo punto vendita.

  • Censimento e stratificazione dei 35mila punti vendita al dettaglio che coprono il territorio nazionale. A tale riguardo produrrò una specifica proposta dettagliata nei prossimi giorni.

  • Abrogazione della parità di trattamento ed introduzione di un fee [quotidiani esclusi] per l’introduzione di nuovi prodotti editoriali nel canale edicole.

  • Introduzione di incontri mensili a livello provinciale tra giornalai, distributore locale e un editore a rotazione.

  • Creazione di circuiti di comunicazione nazionali, regionali e provinciali che affittino spazi di comunicazione in vetrina e sul banco delle edicole.

  • Riconoscimento di un fee per inserimento campioni di prodotto nelle riviste settimanali e mensili.

  • Creazione di un osservatorio permanente su il futuro dell’edicola e l’edicola del futuro composto da rappresentanti di tutta la filiera.

  • ………………………..le vostre proposte nell’apposito spazio dei commenti [se altrove si prega gentilmente di segnalare, grazie]

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