ricerche di mercato

Posted on 9 dicembre 2009 by Pier Luca Santoro

La reputazione on line dei quotidiani italiani

Ita­lia Oggi ha com­mis­sio­nato ad Act Value l’analisi della distri­bu­zione dei com­menti posi­tivi e nega­tivi on line per cin­que quo­ti­diani della nostra nazione.

Uti­liz­zando uno stru­mento messo a punto dalla società di con­su­lenza, sono stati moni­to­rati i com­menti degli inter­nauti rela­ti­va­mente a “Il Fatto”, “Il Gior­nale”, “Libero”, “L’Unità” e “La Repub­blica”. Al momento dello scan­da­glio di blog e social net­works “il Fatto” non era ancora appro­dato in edi­cola ma era pre­sente solo sul web con “L’Antefatto”.

Dall’analisi effet­tuata sul sen­ti­ment dei navi­ga­tori, “Il Gior­nale” è il quo­ti­diano che mag­giori cri­ti­che rac­co­glie su inter­net, men­tre “Il Fatto” è quello che ottiene mag­giori con­sensi. La ten­denza degli “oppo­sti estre­mi­smi”, peral­tro, sta attual­mente pre­miando entrambe le testate che, secondo le prime anti­ci­pa­zioni sulle dif­fu­sioni dei quo­ti­diani a novem­bre, hanno ten­denze più che positive.

Se Face­book possa o meno essere rite­nuto lo spec­chio della rete è opi­na­bile, quel che appare certo è che i gruppi di soste­ni­tori e detrat­tori pre­senti sul cele­ber­rimo social net­work con­fer­mano com­ples­si­va­mente la ten­denza gene­rale sep­pur con accenti meno spic­cati. Il popolo di Face­book sicu­ra­mente ama meno “Libero” ed il suo diret­tore rispetto alla media degli internauti.

Visti i risul­tati al di là di ogni aspet­ta­tiva regi­strati dal quo­ti­diano diretto da Anto­nio Padel­laro si com­prende con faci­lità quale sia la con­cre­tezza ed il valore della repu­ta­zione on line; come dice­vano i latini fama nihil est cele­rius [nulla è più rapido dei “rumors”].

Sotto que­sto pro­filo, resta la curio­sità di sapere lo sco­ring asse­gnato da Act Value al quo­ti­diano che ha com­mis­sio­nato la ricerca che pur­troppo non sono stati resi noti.

Anche su You Tube “Il Fatto” è il quo­ti­diano che riscuote mag­giori con­sensi con com­menti posi­tivi alla mag­gio­ranza dei video pub­bli­cati dalla testata in que­stione che otten­gono anche un ampio numero di visua­liz­za­zioni [oltre 38mila].

Com­ples­si­va­mente, nono­stante lo “stra­po­tere” di Tra­va­glio & Co, la testata che ha un mag­gior equi­li­brio è “L’Unità” di Con­cita De Gre­go­rio che rac­co­glie com­menti posi­tivi e nega­tivi pra­ti­ca­mente in egual misura otte­nendo così indi­ret­ta­mente il rico­no­sci­mento di un buon equi­li­brio nella linea edi­to­riale basato anche sulla scelta di non dare al “gos­sip poli­tico” gli spazi che molti altri quo­ti­diani hanno invece concesso.

Dif­fi­cile entrare in mag­gior det­ta­glio per man­canza pur­troppo di dati approfonditi.

Se dopo le recenti ana­lisi sulle dina­mi­che ed il valore del pas­sa­pa­rola favo­rito dai quo­ti­diani ci si [pre]occupa anche della repu­ta­zione on line credo si stia final­mente pro­ce­dendo nella giu­sta direzione.

Posted on 23 novembre 2009 by Pier Luca Santoro

Media fuori dalla media

Resto ancora in attesa del docu­mento com­pleto del rap­porto del Cen­sis sulla comu­ni­ca­zione rila­sciato pochi giorni fa per poter cogliere i det­ta­gli e le sfu­ma­ture che con­sen­tono una com­pren­sione effet­tiva del fenomeno.

Quel che pare ormai abba­stanza certo è che tra i media presi in con­si­de­ra­zione man­chi, almeno, un media.

Se è discu­ti­bile la scelta di inse­rire Skype nella cate­go­ria dei social net­work, è certo invece che sono stati com­ple­ta­mente tra­scu­rati i video­gio­chi, mezzo che per pene­tra­zione della popo­la­zione e per impiego di tempo è un grave errore non considerare.

Posted on 20 ottobre 2009 by Pier Luca Santoro

Non siamo qui per vendere ma per regalare

Il cele­bre ritor­nello di ogni ambu­lante e imbo­ni­tore che si rispetti diviene realtà, infatti “El Pais” di dome­nica annun­cia che è’ stato recen­te­mente inau­gu­rato a Bar­cel­lona il primo nego­zio di pro­dotti gratuiti.

Esloul­timo, que­sto il nome del nego­zio, ha solo tre sem­plici regole: una quota asso­cia­tiva di 5€ ogni sei mesi, ci si può recare presso l’esercizio com­mer­ciale mas­simo due volte al mese e pren­dere [gra­tis] non più di cin­que pro­dotti ogni volta.

L’idea di fondo si basa sulla pos­si­bi­lità delle aziende di far cono­scere e pro­vare i nuovi pro­dotti – di qui il nome — ai con­su­ma­tori e magari favo­rire in que­sto modo il pas­sa­pa­rola sulle novità. E’, inol­tre, pre­vi­sta la par­te­ci­pa­zione a son­daggi di opi­nione a fronte delle rega­lie offerte.

La società che si occupa della gestione dell’ ini­zia­tiva e del moni­to­rag­gio dei risul­tati pre­vede di rea­liz­zare 3,5 milioni di euro di fat­tu­rato nel primo anno gra­zie all’adesione delle imprese che vor­ranno cono­scere i risul­tati delle inchie­ste svolte.

L’idea è nata osser­vando il suc­cesso dell’ omo­logo di ori­gine giap­po­nese ed entro la fine di quest’anno è pre­vi­sta l’apertura di un altro punto ven­dita a Madrid. Nel 2010 dovreb­bero rea­liz­zarsi le aper­ture nelle prin­ci­pali capi­tali d’ Europa: Parigi, Lon­dra, Ber­lino, Roma ed Amsterdam.

Il mar­ke­ting uto­pico trova una prima appli­ca­zione concreta.

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Visio­na­rio, mai ter­mine è stato così mal utilizzato.Visionario è colui che è capace di «sognare» ad occhi aperti”. — Pier Luca San­toro -

Posted on 21 settembre 2009 by Pier Luca Santoro

Son contento di morire ma mi dispiace

Tra giu­gno e luglio di quest’anno è stato effet­tuato da Oriella PR Net­work [net­work inter­na­zio­nale che rag­gruppa 15 agen­zie di Pr in 20 paesi del mondo] un son­dag­gio che ha coin­volto 354 gior­na­li­sti di Bel­gio, Fran­cia, Ger­ma­nia, Spa­gna, Sve­zia Olanda e Gran Bre­ta­gna per moni­to­rare l’impatto della digi­ta­liz­za­zione dei media e della crisi sul gior­na­li­smo europeo.

La sin­tesi dell’indagine è stata dif­fusa non più tardi di venerdì scorso., Nono­stante il nostro paese non sia rap­pre­sen­tato, i risul­tati sono d’interesse per chi è’ coin­volto, diret­ta­mente o indi­ret­ta­mente, rispetto al tema gene­rale oggetto del sur­vey on line.

Se fossi stato chia­mato a dare il titolo della ricerca [Euro­pean Digi­tal Jour­na­lism Study — The digi­ta­li­sa­tion of media, the reces­sion – and the impact on the PR indu­stry] avrei scelto: Son con­tento di morire ma mi dispiace che, mi pare, sin­te­tizzi quanto sem­bra emer­gere dai risultati.

Con la mas­sima sin­tesi pos­si­bile, le prin­ci­pali evi­denze rac­colte e commenti:

La crisi degli inve­sti­menti pub­bli­ci­tari è il fat­tore che mag­gior­mente col­pi­sce gli inter­vi­stati che in oltre il 50% dei casi riscon­tra cali supe­riori al 10%. Non viene fatto cenno delle dif­fu­sioni e dei lettori!

Per circa un terzo degli inter­vi­stati la crisi eco­no­mica che sta attra­ver­sando i media tra­di­zio­nali por­terà ad una uscita dal mer­cato molte testate, con una punta del 75% in Gran Bretagna.

Oltre il 60% dei gior­na­li­sti del panel ritiene che la carta stam­pata si ridurrà sen­si­bil­mente in futuro, si arriva ai due terzi degli inter­vi­stati in Ger­ma­nia, Sve­zia e GB. Inol­tre per il 54% dei casi si ritiene che la carenza di risorse eco­no­mi­che influen­zerà nega­ti­va­mente la qua­lità del giornalismo.

Oltre la metà del cam­pione [53%] ritiene che l’ on line sia ben lungi da essere un modello di busi­ness pro­fit­te­vole.

In circa il 60% dei casi la ver­sione tra­di­zio­nale [off line] man­tiene l’audience mag­giore. A con­ferma.

Oltre un terzo delle pub­bli­ca­zioni ha un canale di comu­ni­ca­zione via twit­ter; Gran Bre­ta­gna al top con quasi il 70%.

Solo nel 16% dei casi i con­te­nuti pub­bli­cati on line sono ori­gi­nali, men­tre per la mag­gio­ranza sono riproduzioni/adattamenti della ver­sione tradizionale.

La natura del lavoro di gior­na­li­sta è in evo­lu­zione e come tutti i momenti di cam­bia­mento pre­senta luci ed ombre nel vis­suto e nella pra­tica dei gior­na­li­sti euro­pei. Il Gra­fico di sin­tesi sot­to­stante ne rivela gli aspetti salienti.

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L’approccio all’ on line ed ai social media con­ti­nua ad essere pre­va­len­te­mente di tipo tra­di­zio­nale con la stra­grande mag­gio­ranza dei casi nei quali la comu­ni­ca­zione e di tipo mono dire­zio­nale. In meno di un quarto dei casi si citano i blog/blogger che però ven­gono usati in oltre due terzi dei casi come fonte infor­ma­tiva. Anche twit­ter, che come sopra ripor­tato, rap­pre­senta il prin­ci­pale canale sociale di comu­ni­ca­zione è uti­liz­zato come vei­colo pro­mo­zio­nale con i link agli arti­coli pre­senti nel sito e non come scam­bio di infor­ma­zioni effettivo.

I gior­na­li­sti uti­liz­zano [e ven­gono a loro richie­ste] le pos­si­bi­lità mul­ti­me­diali che il web offre ma oltre il 66% dei rispon­denti non ha rice­vuto alcuna for­ma­zione per la crea­zione di con­te­nuti con i “new media”. Crollo del sup­porto for­ma­tivo in Bene­lux, Spa­gna e Sve­zia con ben il 95% di autodidatti.

Sor­pren­den­te­mente, stante il pano­rama di crisi eco­no­mica e di cam­bia­mento del ruolo, oltre il 40% dei rispon­denti ritiene che la qua­lità del gior­na­li­smo sia miglio­rata e, com­ples­si­va­mente, l’84% si dichiara ugual­mente con­tento o, addi­rit­tura, più con­tento del pro­prio lavoro.

Insomma, come dicevo in aper­tura, son con­tento di morire ma dispiace .… mi dispiace di morire ma son contento.

A mar­gine si segnala infine che, come spesso avviene, non tutte le chiavi di let­tura sono uguali.

Posted on 6 luglio 2009 by Pier Luca Santoro

Public Trust In The News: A constructivist study of the social life of the news

Il Reu­ters Insti­tute for the Study of Jour­na­lism [branca del Dipar­ti­mento di Poli­tica e Rela­zioni Inter­na­zio­nali dell’Università di Oxford] a metà giu­gno ha rila­sciato i risul­tati di una ricerca che mi appare di asso­luto interesse.

“Public Trust In The News: A con­struc­ti­vist study of the social life of the news” si con­cen­tra, come il titolo lascia intuire, sulla fidu­cia del pub­blico rela­ti­va­mente alle noti­zie diffuse.

La fidu­cia è un asset [un cespite*] fon­da­men­tale dal quale l’intera società oggi dipende come forse non mai. Attra­verso le sto­rie rac­con­tate i media inqua­drano e defi­ni­scono un senso con­di­viso del mondo sia locale che gene­rale. Lo stu­dio, con la tec­nica dei focus group, ha inve­sti­gato quest’area di impor­tanza capi­tale chie­dendo al pub­blico cosa si aspet­tasse dalle noti­zie ed ai gior­na­li­sti cosa si atten­des­sero dai lettori.

Invece di chie­dere alle per­sone quale fosse il loro livello di fidu­cia nelle noti­zie ed ai gior­na­li­sti quanto pen­sas­sero di meri­tarla, come se la fidu­cia fosse un ter­mine ben defi­nito, la ricerca è par­tita da una diversa pro­spet­tiva. Cosa sono le noti­zie? Cosa i let­tori vogliono/hanno biso­gno di cono­scere? In que­sto modo, spo­stando il focus dalla fidu­cia in ter­mini di accet­ta­zione a quello delle attese, rela­ti­va­mente alle aspet­ta­tive di come il pub­blico pensa di dovere essere ser­vito, si è resa pos­si­bile l’elaborazione di una base comune e con­di­visa. L’approccio uti­liz­zato è stato quello di faci­li­tare [#] una defi­ni­zione di fidu­cia da parte dei par­te­ci­panti e non di imporne una defi­nita dai ricer­ca­tori sulla quale inve­sti­gare. Que­sto rende i risul­tati dello stu­dio ancor più inte­res­santi a mio avviso.

Il rap­porto nella prima parte si foca­lizza sulla que­stione fon­da­men­tale della natura della cono­scenza pub­blica e del ruolo e del fine delle noti­zie in quest’area. Vi sono poi tre sezioni dedi­cate ai risul­tati emer­genti dalla ricerca ed alle rispo­ste otte­nute dai diversi gruppi di gior­na­li­sti, edi­tori e blog­ger, e la parte con­clu­siva nella quale sono offerte alcune pro­po­ste dei ricer­ca­tori per il miglio­ra­mento del rap­porto tra il pub­blico ed i new­sma­kers attual­mente in evi­dente crisi.

Le circa 50 pagine del rap­porto sono asso­lu­ta­mente da stam­pare e leg­gere con atten­zione e non posso che limi­tarmi ad alcuni spunti in que­sti spazi.

Il primo para­dos­sale risul­tato che emerge con chia­rezza è come i mai­stream media fal­li­scano mise­ra­mente nello spie­gare le noti­zie, anche le più basi­che. Al riguardo viene citato come mol­tis­simi let­tori non fos­sero al cor­rente del fatto che Barack Obama e Hil­lary Clin­ton fos­sero dello stesso partito.

I mass media lasciano il pub­blico incerto e disar­mato rela­ti­va­mente a cosa cre­dere, inter­net aiuta i let­tori ad appro­fon­dire e dun­que a com­pren­dere le noti­zie. “We were struck by the con­fi­dence that peo­ple expres­sed in the inter­net gene­rally and Goo­gle spe­ci­fi­cally as the most tru­sted resource of expla­na­tion and ana­ly­sis,”

E’ evi­dente che lad­dove non vi sia com­pren­sione non possa esservi ade­sione. Il ruolo dei media si è nel tempo distorto. Affi­dare ad inter­net l’approfondimento e la com­pren­sione delle noti­zie è la vera con­danna a morte per i quo­ti­diani ed è su que­sto aspetto che è neces­sa­rio lavo­rare invece di affon­dare in derive vel­lei­ta­rie, come del resto emer­geva chia­ra­mente già nei com­menti ripor­tati pochi giorni fa.

Enne­simo para­dosso emer­gente è rela­tivo a come il gruppo di gior­na­li­sti inter­vi­stati sia com­ples­si­va­mente più pro­penso dei let­tori a rite­nere che molte delle noti­zie pub­bli­cate siano false o fal­sa­mente riportate.

Il gruppo dei gior­na­li­sti è for­te­mente cri­tico nei con­fronti dei blog­ger rite­nendo che i blog ripor­tino solo noti­zie di seconda mano.

Il livello di fidu­cia dei let­tori nei media crolla quando i gior­na­li­sti pub­bli­cano noti­zie sui gruppi sociali, aree e moda­lità che evi­den­te­mente non com­pren­dono.

speak the truth

Il capi­tolo con­clu­sivo “ A mis­sion to con­nect” rias­sume già nel titolo le indi­ca­zioni di fondo dei ricer­ca­tori, eccole testual­mente in tutta la loro essenza:

The mis­sion to con­nect for con­tem­po­rary jour­na­list invol­ves four prin­ci­pal: bet­ween con­tex­tual back sto­ries and cur­rent events; bet­ween citi­zens and insti­tu­tio­nal pro­ces­ses of policy making; bet­ween citi­zen and the con­fu­sing mass of on line as weel as off line infor­ma­tion sour­ces; and bet­ween com­mu­ni­ties and com­mu­ni­ties. These are not enti­rely new tasks, but all entail reco­gnic­tion tath both the media eco­logy and demo­cra­tic citi­zen­ship itself are being recon­fi­gu­red in ways that reshape the terms of com­mu­ni­ca­tion

Molto inte­res­santi e tutte da leg­gere, infine le ver­ba­liz­za­zioni rac­colte ed evi­den­ziate all’interno del rap­porto che è anche ric­chis­simo di segna­la­zioni e anno­ta­zioni di docu­menti e link per chi volesse ulte­rior­mente approfondire.

Le indi­ca­zioni sono chiare. E’ ora di met­tersi al lavoro seria­mente con­si­de­rando le issue dei pub­blici di rife­ri­mento ed accan­to­nando chi­mere ed illu­sioni tec­no­lo­gi­che. Il pro­blema è il mes­sag­gio non il mezzo, stam­pia­mo­celo bene in mente.

* Rela­ti­va­mente al ter­mine cespite ho [ri]trovato una slide che vi pro­porrò ben presto.

# Il con­cetto di faci­li­ta­zione è perno fon­da­men­tale anche in ambito formativo.

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