ricerche di mercato

Pubblicato il 9 dicembre 2009 by Pier Luca Santoro

La reputazione on line dei quotidiani italiani

Ita­lia Oggi ha com­mis­sio­nato ad Act Value l’analisi della distri­bu­zione dei com­menti posi­tivi e nega­tivi on line per cin­que quo­ti­diani della nostra nazione.

Uti­liz­zando uno stru­mento messo a punto dalla società di con­su­lenza, sono stati moni­to­rati i com­menti degli inter­nauti rela­ti­va­mente a “Il Fatto”, “Il Gior­nale”, “Libero”, “L’Unità” e “La Repub­blica”. Al momento dello scan­da­glio di blog e social net­works “il Fatto” non era ancora appro­dato in edi­cola ma era pre­sente solo sul web con “L’Antefatto”.

Dall’analisi effet­tuata sul sen­ti­ment dei navi­ga­tori, “Il Gior­nale” è il quo­ti­diano che mag­giori cri­ti­che rac­co­glie su inter­net, men­tre “Il Fatto” è quello che ottiene mag­giori con­sensi. La ten­denza degli “oppo­sti estre­mi­smi”, peral­tro, sta attual­mente pre­miando entrambe le testate che, secondo le prime anti­ci­pa­zioni sulle dif­fu­sioni dei quo­ti­diani a novem­bre, hanno ten­denze più che positive.

Se Face­book possa o meno essere rite­nuto lo spec­chio della rete è opi­na­bile, quel che appare certo è che i gruppi di soste­ni­tori e detrat­tori pre­senti sul cele­ber­rimo social net­work con­fer­mano com­ples­si­va­mente la ten­denza gene­rale sep­pur con accenti meno spic­cati. Il popolo di Face­book sicu­ra­mente ama meno “Libero” ed il suo diret­tore rispetto alla media degli internauti.

Visti i risul­tati al di là di ogni aspet­ta­tiva regi­strati dal quo­ti­diano diretto da Anto­nio Padel­laro si com­prende con faci­lità quale sia la con­cre­tezza ed il valore della repu­ta­zione on line; come dice­vano i latini fama nihil est cele­rius [nulla è più rapido dei “rumors”].

Sotto que­sto pro­filo, resta la curio­sità di sapere lo sco­ring asse­gnato da Act Value al quo­ti­diano che ha com­mis­sio­nato la ricerca che pur­troppo non sono stati resi noti.

Anche su You Tube “Il Fatto” è il quo­ti­diano che riscuote mag­giori con­sensi con com­menti posi­tivi alla mag­gio­ranza dei video pub­bli­cati dalla testata in que­stione che otten­gono anche un ampio numero di visua­liz­za­zioni [oltre 38mila].

Com­ples­si­va­mente, nono­stante lo “stra­po­tere” di Tra­va­glio & Co, la testata che ha un mag­gior equi­li­brio è “L’Unità” di Con­cita De Gre­go­rio che rac­co­glie com­menti posi­tivi e nega­tivi pra­ti­ca­mente in egual misura otte­nendo così indi­ret­ta­mente il rico­no­sci­mento di un buon equi­li­brio nella linea edi­to­riale basato anche sulla scelta di non dare al “gos­sip poli­tico” gli spazi che molti altri quo­ti­diani hanno invece concesso.

Dif­fi­cile entrare in mag­gior det­ta­glio per man­canza pur­troppo di dati approfonditi.

Se dopo le recenti ana­lisi sulle dina­mi­che ed il valore del pas­sa­pa­rola favo­rito dai quo­ti­diani ci si [pre]occupa anche della repu­ta­zione on line credo si stia final­mente pro­ce­dendo nella giu­sta direzione.

Pubblicato il 23 novembre 2009 by Pier Luca Santoro

Media fuori dalla media

Resto ancora in attesa del docu­mento com­pleto del rap­porto del Cen­sis sulla comu­ni­ca­zione rila­sciato pochi giorni fa per poter cogliere i det­ta­gli e le sfu­ma­ture che con­sen­tono una com­pren­sione effet­tiva del fenomeno.

Quel che pare ormai abba­stanza certo è che tra i media presi in con­si­de­ra­zione man­chi, almeno, un media.

Se è discu­ti­bile la scelta di inse­rire Skype nella cate­go­ria dei social net­work, è certo invece che sono stati com­ple­ta­mente tra­scu­rati i video­gio­chi, mezzo che per pene­tra­zione della popo­la­zione e per impiego di tempo è un grave errore non considerare.

Pubblicato il 20 ottobre 2009 by Pier Luca Santoro

Non siamo qui per vendere ma per regalare

Il cele­bre ritor­nello di ogni ambu­lante e imbo­ni­tore che si rispetti diviene realtà, infatti “El Pais” di dome­nica annun­cia che è’ stato recen­te­mente inau­gu­rato a Bar­cel­lona il primo nego­zio di pro­dotti gratuiti.

Esloul­timo, que­sto il nome del nego­zio, ha solo tre sem­plici regole: una quota asso­cia­tiva di 5€ ogni sei mesi, ci si può recare presso l’esercizio com­mer­ciale mas­simo due volte al mese e pren­dere [gra­tis] non più di cin­que pro­dotti ogni volta.

L’idea di fondo si basa sulla pos­si­bi­lità delle aziende di far cono­scere e pro­vare i nuovi pro­dotti – di qui il nome — ai con­su­ma­tori e magari favo­rire in que­sto modo il pas­sa­pa­rola sulle novità. E’, inol­tre, pre­vi­sta la par­te­ci­pa­zione a son­daggi di opi­nione a fronte delle rega­lie offerte.

La società che si occupa della gestione dell’ ini­zia­tiva e del moni­to­rag­gio dei risul­tati pre­vede di rea­liz­zare 3,5 milioni di euro di fat­tu­rato nel primo anno gra­zie all’adesione delle imprese che vor­ranno cono­scere i risul­tati delle inchie­ste svolte.

L’idea è nata osser­vando il suc­cesso dell’ omo­logo di ori­gine giap­po­nese ed entro la fine di quest’anno è pre­vi­sta l’apertura di un altro punto ven­dita a Madrid. Nel 2010 dovreb­bero rea­liz­zarsi le aper­ture nelle prin­ci­pali capi­tali d’ Europa: Parigi, Lon­dra, Ber­lino, Roma ed Amsterdam.

Il mar­ke­ting uto­pico trova una prima appli­ca­zione concreta.

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Visio­na­rio, mai ter­mine è stato così mal utilizzato.Visionario è colui che è capace di «sognare» ad occhi aperti”. — Pier Luca San­toro -

Pubblicato il 21 settembre 2009 by Pier Luca Santoro

Son contento di morire ma mi dispiace

Tra giu­gno e luglio di quest’anno è stato effet­tuato da Oriella PR Net­work [net­work inter­na­zio­nale che rag­gruppa 15 agen­zie di Pr in 20 paesi del mondo] un son­dag­gio che ha coin­volto 354 gior­na­li­sti di Bel­gio, Fran­cia, Ger­ma­nia, Spa­gna, Sve­zia Olanda e Gran Bre­ta­gna per moni­to­rare l’impatto della digi­ta­liz­za­zione dei media e della crisi sul gior­na­li­smo europeo.

La sin­tesi dell’indagine è stata dif­fusa non più tardi di venerdì scorso., Nono­stante il nostro paese non sia rap­pre­sen­tato, i risul­tati sono d’interesse per chi è’ coin­volto, diret­ta­mente o indi­ret­ta­mente, rispetto al tema gene­rale oggetto del sur­vey on line.

Se fossi stato chia­mato a dare il titolo della ricerca [Euro­pean Digi­tal Jour­na­lism Study — The digi­ta­li­sa­tion of media, the reces­sion – and the impact on the PR indu­stry] avrei scelto: Son con­tento di morire ma mi dispiace che, mi pare, sin­te­tizzi quanto sem­bra emer­gere dai risultati.

Con la mas­sima sin­tesi pos­si­bile, le prin­ci­pali evi­denze rac­colte e commenti:

La crisi degli inve­sti­menti pub­bli­ci­tari è il fat­tore che mag­gior­mente col­pi­sce gli inter­vi­stati che in oltre il 50% dei casi riscon­tra cali supe­riori al 10%. Non viene fatto cenno delle dif­fu­sioni e dei lettori!

Per circa un terzo degli inter­vi­stati la crisi eco­no­mica che sta attra­ver­sando i media tra­di­zio­nali por­terà ad una uscita dal mer­cato molte testate, con una punta del 75% in Gran Bretagna.

Oltre il 60% dei gior­na­li­sti del panel ritiene che la carta stam­pata si ridurrà sen­si­bil­mente in futuro, si arriva ai due terzi degli inter­vi­stati in Ger­ma­nia, Sve­zia e GB. Inol­tre per il 54% dei casi si ritiene che la carenza di risorse eco­no­mi­che influen­zerà nega­ti­va­mente la qua­lità del giornalismo.

Oltre la metà del cam­pione [53%] ritiene che l’ on line sia ben lungi da essere un modello di busi­ness pro­fit­te­vole.

In circa il 60% dei casi la ver­sione tra­di­zio­nale [off line] man­tiene l’audience mag­giore. A con­ferma.

Oltre un terzo delle pub­bli­ca­zioni ha un canale di comu­ni­ca­zione via twit­ter; Gran Bre­ta­gna al top con quasi il 70%.

Solo nel 16% dei casi i con­te­nuti pub­bli­cati on line sono ori­gi­nali, men­tre per la mag­gio­ranza sono riproduzioni/adattamenti della ver­sione tradizionale.

La natura del lavoro di gior­na­li­sta è in evo­lu­zione e come tutti i momenti di cam­bia­mento pre­senta luci ed ombre nel vis­suto e nella pra­tica dei gior­na­li­sti euro­pei. Il Gra­fico di sin­tesi sot­to­stante ne rivela gli aspetti salienti.

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L’approccio all’ on line ed ai social media con­ti­nua ad essere pre­va­len­te­mente di tipo tra­di­zio­nale con la stra­grande mag­gio­ranza dei casi nei quali la comu­ni­ca­zione e di tipo mono dire­zio­nale. In meno di un quarto dei casi si citano i blog/blogger che però ven­gono usati in oltre due terzi dei casi come fonte infor­ma­tiva. Anche twit­ter, che come sopra ripor­tato, rap­pre­senta il prin­ci­pale canale sociale di comu­ni­ca­zione è uti­liz­zato come vei­colo pro­mo­zio­nale con i link agli arti­coli pre­senti nel sito e non come scam­bio di infor­ma­zioni effettivo.

I gior­na­li­sti uti­liz­zano [e ven­gono a loro richie­ste] le pos­si­bi­lità mul­ti­me­diali che il web offre ma oltre il 66% dei rispon­denti non ha rice­vuto alcuna for­ma­zione per la crea­zione di con­te­nuti con i “new media”. Crollo del sup­porto for­ma­tivo in Bene­lux, Spa­gna e Sve­zia con ben il 95% di autodidatti.

Sor­pren­den­te­mente, stante il pano­rama di crisi eco­no­mica e di cam­bia­mento del ruolo, oltre il 40% dei rispon­denti ritiene che la qua­lità del gior­na­li­smo sia miglio­rata e, com­ples­si­va­mente, l’84% si dichiara ugual­mente con­tento o, addi­rit­tura, più con­tento del pro­prio lavoro.

Insomma, come dicevo in aper­tura, son con­tento di morire ma dispiace .… mi dispiace di morire ma son contento.

A mar­gine si segnala infine che, come spesso avviene, non tutte le chiavi di let­tura sono uguali.

Pubblicato il 6 luglio 2009 by Pier Luca Santoro

Public Trust In The News: A constructivist study of the social life of the news

Il Reu­ters Insti­tute for the Study of Jour­na­lism [branca del Dipar­ti­mento di Poli­tica e Rela­zioni Inter­na­zio­nali dell’Università di Oxford] a metà giu­gno ha rila­sciato i risul­tati di una ricerca che mi appare di asso­luto interesse.

“Public Trust In The News: A con­struc­ti­vist study of the social life of the news” si con­cen­tra, come il titolo lascia intuire, sulla fidu­cia del pub­blico rela­ti­va­mente alle noti­zie diffuse.

La fidu­cia è un asset [un cespite*] fon­da­men­tale dal quale l’intera società oggi dipende come forse non mai. Attra­verso le sto­rie rac­con­tate i media inqua­drano e defi­ni­scono un senso con­di­viso del mondo sia locale che gene­rale. Lo stu­dio, con la tec­nica dei focus group, ha inve­sti­gato quest’area di impor­tanza capi­tale chie­dendo al pub­blico cosa si aspet­tasse dalle noti­zie ed ai gior­na­li­sti cosa si atten­des­sero dai lettori.

Invece di chie­dere alle per­sone quale fosse il loro livello di fidu­cia nelle noti­zie ed ai gior­na­li­sti quanto pen­sas­sero di meri­tarla, come se la fidu­cia fosse un ter­mine ben defi­nito, la ricerca è par­tita da una diversa pro­spet­tiva. Cosa sono le noti­zie? Cosa i let­tori vogliono/hanno biso­gno di cono­scere? In que­sto modo, spo­stando il focus dalla fidu­cia in ter­mini di accet­ta­zione a quello delle attese, rela­ti­va­mente alle aspet­ta­tive di come il pub­blico pensa di dovere essere ser­vito, si è resa pos­si­bile l’elaborazione di una base comune e con­di­visa. L’approccio uti­liz­zato è stato quello di faci­li­tare [#] una defi­ni­zione di fidu­cia da parte dei par­te­ci­panti e non di imporne una defi­nita dai ricer­ca­tori sulla quale inve­sti­gare. Que­sto rende i risul­tati dello stu­dio ancor più inte­res­santi a mio avviso.

Il rap­porto nella prima parte si foca­lizza sulla que­stione fon­da­men­tale della natura della cono­scenza pub­blica e del ruolo e del fine delle noti­zie in quest’area. Vi sono poi tre sezioni dedi­cate ai risul­tati emer­genti dalla ricerca ed alle rispo­ste otte­nute dai diversi gruppi di gior­na­li­sti, edi­tori e blog­ger, e la parte con­clu­siva nella quale sono offerte alcune pro­po­ste dei ricer­ca­tori per il miglio­ra­mento del rap­porto tra il pub­blico ed i new­sma­kers attual­mente in evi­dente crisi.

Le circa 50 pagine del rap­porto sono asso­lu­ta­mente da stam­pare e leg­gere con atten­zione e non posso che limi­tarmi ad alcuni spunti in que­sti spazi.

Il primo para­dos­sale risul­tato che emerge con chia­rezza è come i mai­stream media fal­li­scano mise­ra­mente nello spie­gare le noti­zie, anche le più basi­che. Al riguardo viene citato come mol­tis­simi let­tori non fos­sero al cor­rente del fatto che Barack Obama e Hil­lary Clin­ton fos­sero dello stesso partito.

I mass media lasciano il pub­blico incerto e disar­mato rela­ti­va­mente a cosa cre­dere, inter­net aiuta i let­tori ad appro­fon­dire e dun­que a com­pren­dere le noti­zie. “We were struck by the con­fi­dence that peo­ple expres­sed in the inter­net gene­rally and Goo­gle spe­ci­fi­cally as the most tru­sted resource of expla­na­tion and ana­ly­sis,”

E’ evi­dente che lad­dove non vi sia com­pren­sione non possa esservi ade­sione. Il ruolo dei media si è nel tempo distorto. Affi­dare ad inter­net l’approfondimento e la com­pren­sione delle noti­zie è la vera con­danna a morte per i quo­ti­diani ed è su que­sto aspetto che è neces­sa­rio lavo­rare invece di affon­dare in derive vel­lei­ta­rie, come del resto emer­geva chia­ra­mente già nei com­menti ripor­tati pochi giorni fa.

Enne­simo para­dosso emer­gente è rela­tivo a come il gruppo di gior­na­li­sti inter­vi­stati sia com­ples­si­va­mente più pro­penso dei let­tori a rite­nere che molte delle noti­zie pub­bli­cate siano false o fal­sa­mente riportate.

Il gruppo dei gior­na­li­sti è for­te­mente cri­tico nei con­fronti dei blog­ger rite­nendo che i blog ripor­tino solo noti­zie di seconda mano.

Il livello di fidu­cia dei let­tori nei media crolla quando i gior­na­li­sti pub­bli­cano noti­zie sui gruppi sociali, aree e moda­lità che evi­den­te­mente non com­pren­dono.

speak the truth

Il capi­tolo con­clu­sivo “ A mis­sion to con­nect” rias­sume già nel titolo le indi­ca­zioni di fondo dei ricer­ca­tori, eccole testual­mente in tutta la loro essenza:

The mis­sion to con­nect for con­tem­po­rary jour­na­list invol­ves four prin­ci­pal: bet­ween con­tex­tual back sto­ries and cur­rent events; bet­ween citi­zens and insti­tu­tio­nal pro­ces­ses of policy making; bet­ween citi­zen and the con­fu­sing mass of on line as weel as off line infor­ma­tion sour­ces; and bet­ween com­mu­ni­ties and com­mu­ni­ties. These are not enti­rely new tasks, but all entail reco­gnic­tion tath both the media eco­logy and demo­cra­tic citi­zen­ship itself are being recon­fi­gu­red in ways that reshape the terms of com­mu­ni­ca­tion

Molto inte­res­santi e tutte da leg­gere, infine le ver­ba­liz­za­zioni rac­colte ed evi­den­ziate all’interno del rap­porto che è anche ric­chis­simo di segna­la­zioni e anno­ta­zioni di docu­menti e link per chi volesse ulte­rior­mente approfondire.

Le indi­ca­zioni sono chiare. E’ ora di met­tersi al lavoro seria­mente con­si­de­rando le issue dei pub­blici di rife­ri­mento ed accan­to­nando chi­mere ed illu­sioni tec­no­lo­gi­che. Il pro­blema è il mes­sag­gio non il mezzo, stam­pia­mo­celo bene in mente.

* Rela­ti­va­mente al ter­mine cespite ho [ri]trovato una slide che vi pro­porrò ben presto.

# Il con­cetto di faci­li­ta­zione è perno fon­da­men­tale anche in ambito formativo.

Pubblicato il 26 giugno 2009 by Pier Luca Santoro

Commenti ed indicazioni per il futuro dell’editoria

Nel corso della set­ti­mana ho pro­vato a for­nire il mio con­tri­buto rela­ti­va­mente al futuro dei gior­nali e dell’editoria più in gene­rale, ponendo l’accento in par­ti­co­lare su due argo­menti di attua­lità quali il twitter-giornalismo ed il paga­mento delle noti­zie on line.

Rela­ti­va­mente al secondo tema pro­po­sto, inte­res­sante e con­di­vi­si­bile il com­mento di Gaspar Tor­riero che sin­te­tizza le ulte­riori pos­si­bili “deri­vate” argo­men­tando che: Credo che da quei sei milioni e rotti rica­vati dalla ven­dita dei con­te­nuti online al 10% dei visi­ta­tori, occorra sot­trarre il man­cato gua­da­gno per l’altro 90% che non si becca più la pub­bli­cità. Meno facil­mente quan­ti­fi­ca­bile ma altret­tanto impor­tante è la per­dita di rile­vanza nelle ricer­che su Google.

L’articolo pub­bli­cato mer­co­ledì sul “Cor­sera” con­sente di ripren­dere ed ampliare il discorso.

Mas­simo Gaggi in “La rivo­lu­zione di Twit­ter manda in affanno i media” par­tendo dall’ hype del momento, parla di come le reti sociali impon­gano una ride­fi­ni­zione del gior­na­li­smo sia in ter­mini di skills richie­sti ai gior­na­li­sti, che di atten­di­bi­lità delle fonti.

Più che il pezzo stesso – senza nulla togliere al dili­gente gior­na­li­sta — sono i com­menti che sono di vero interesse.

La foto­gra­fia che trac­ciano sullo stato del gior­na­li­smo e sul futuro dei gior­nali è dav­vero pun­tuale. Credo che valga dav­vero la pena di ripren­derne la mag­gior parte per poter – al pari di una ricerca qua­li­ta­tiva – com­pren­dere desi­de­rata dei let­tori di quo­ti­diani e aree di miglio­ra­mento per l’editoria nostrana. Per sem­pli­cità di let­tura ho evi­den­ziato i pas­saggi che mi appa­iono più interessanti.

  • Il pro­blema e’ l’ignoranza tec­no­lo­gica di molti gior­na­li­sti. Fin­che’ non ci sara’ un ricam­bio gene­ra­zio­nale i media inse­gui­ranno. Oggi e’ twit­ter domani saranno altre tec­no­lo­gie che sono gia’ qui ma sco­no­sciute ai molti. Twit­ter e’ nato nel 2006 ed io lo uso da allora, pos­si­bile che i gior­nali lo sco­prano solo adesso? Ci vogliono gior­na­li­sti com­pe­tenti o i gior­nali mori­ranno, e’ inu­tile par­lare di gior­nali a paga­mento quando ci sono altre opzioni, l’informazione deve essere gra­tuita, cer­cate altri modi per far soldi. Non illu­de­tevi, gli utenti di inter­net abban­do­ne­ranno imme­dia­ta­mente tec­no­lo­gie non gra­tuite. Vedrete che l’idea di Mur­doch per i gior­nali a paga­mento fal­lira’. Fra­Dol­cino

  • Se voglio la noti­zia nuda e cruda in tempo reale vado su inter­net, se voglio appro­fon­dirla il giorno dopo com­pro il quo­ti­diano (oppure –meglio– pago per un accesso pre­mium ad inter­net). Ovvio che se l’approfondimento non appro­fon­di­sce mi irrito (leg­gasi non pago). Iuruiuri

  • Come al solito ci si con­cen­tra sul mezzo mai sul con­te­nuto. Twit­ter è sicu­ra­mente uno stru­mento rivo­lu­zio­na­rio per la sua sem­pli­cità e per il legame che sta­bi­li­sce tra chi scrive e chi legge ma non è que­sto a man­dare in crisi gli edi­tori. La loro crisi nasce dalla man­canza di gene­rare con­te­nuti inte­res­santi per i let­tori. Sen­tire dalla viva voce di chi è nella noti­zia più di chi fa da inter­me­dia­rio è la sfida degli edi­tori. Forse il pub­blico gio­vane non vuole più inter­me­diari, non si fida o peg­gio non ci sono. I gior­nali, i tele­gior­nali sono un copia e incolla di noti­zie di agen­zie. I vec­chi media sono diven­tati aggre­ga­tori di feed. Per rac­con­tare le cose biso­gna scen­dere in strada tra la gente. Lettore_727580

  • Al gior­na­li­smo tra­di­zio­nale sono richie­ste delle carat­te­ri­sti­che dif­fe­renti rispetto a un mes­sag­gio di 180 carat­teri. Ormai non com­pro o leggo un gior­nale per avere noti­zie dell’ultimo minuto ma per­ché mi aspetto che una reda­zione con espe­rienza nel gior­na­li­smo mi for­ni­sca pezzi arti­co­lati (pren­den­dosi tempo per veri­fi­care le fonti, non facendo il copia-e-incolla da Wiki­pe­dia), appro­fon­di­menti, inchie­ste di un certo livello. Secondo me cer­care di scim­miot­tare que­sti nuovi media farà solo peg­gio­rare le con­di­zione in cui si trova oggi la stampa. Batra­cos

  • Con i Nuovi Media i Vec­chi Gior­nali e Gior­na­li­sti potreb­bero ini­ziare a dirci la Verità sui fatti e non a nascon­derli come è sem­pre stato fatto. I Vec­chi gior­nali non sono più cre­di­bili ne tanto meno I Vec­chi gior­na­li­sti. Con i Nuovi Media si rischia un po di con­fu­sione ma qual­che pez­zet­tino di Verità Vera da qual­che parte si trova. Quindi Ini­ziate a dire la Verità e bat­te­rete il Citi­zen Jou­na­lism. “Que­sta è la Stampa, Bel­lezza !” disse Hum­prey Bogart nel film “L’ultima minac­cia”. Andate a rive­der­vlo è sulle reti P2P. MisterMister

  • È chiaro che le due cose deb­bano essere inte­grate. Un mes­sag­gino da 140 carat­teri è poco più di un avviso. Ad un gior­nale ‘decente’ si richiede di ana­liz­zare le fonti, ampliarle, spie­garle, ana­liz­zarle, appro­fon­dirle. Le due cose non sono neces­sa­ria­mente in oppo­si­zione. Max Paine

  • Mi sem­bra che si stia para­go­nando cose com­ple­ta­mente diverse tra loro. Un mes­sag­gio da 140 carat­teri non è una noti­zia, è un’avviso. “Un’ansa”. Non vuol dire essere infor­mati, vuol dire accon­ten­tarsi. Se un ragaz­zino con il cel­lu­lare riprende la morte in diretta di una donna è per­chè ha avuto for­tuna. Ed ha fre­gato un bel po’ di soldi a qual­che repor­ter di car­riera, che giu­sta­mente si sente messo in peri­colo (mone­ta­rio) dalle mini-tecnologie. Poi il pro­blema dell’attendibilità della noti­zia viene rele­gato in un tra­fi­letto in fondo al’articolo. Ci credo che que­sto gior­na­li­sta ha paura di Twit­ter. Per Fra­Dol­cino: la ten­denza va nella dire­zione oppo­sta; la gente pagherà sem­pre per ciò che gli inte­ressa. Ale081

open your eyes

I com­menti sopra ripor­tati for­ni­scono chiare indi­ca­zioni su quali siano i temi e le aree di miglio­ra­mento che i let­tori si atten­dono per con­ti­nuare a for­nire loro un [buon] motivo per acqui­stare infor­ma­zione degna di que­sto nome.

Il cosid­detto web 2.0 è fatto di inte­ra­zione che, come noto, in ter­mini di comu­ni­ca­zione è fatta di ero­ga­zione ma anche, se non soprat­tutto, di ascolto, di scam­bio. [#]

Gli ele­menti che i mezzi di comu­ni­ca­zione digi­tale for­ni­scono quo­ti­dia­na­mente sono chiari e pun­tuali sulla dire­zione che il pub­blico di rife­ri­mento, i let­tori, si attende. E’ ora che edi­tori e addetti ai lavori ascol­tino. Adesso o mai più.

[#] Quasi due anni fa scrissi un arti­colo dal titolo “Que­sto blog non è mio” magari pros­si­ma­mente lo ripro­porrò vista la morte digi­tale degli archivi che mi ospi­ta­vano al tempo.

Pubblicato il 24 giugno 2009 by Pier Luca Santoro

La simulazione

Nell’ inserto di lunedì 22 giu­gno il “Cor­riere della Sera” dedica sia la coper­tina che le suc­ces­sive due pagine interne all’annosa que­stione rela­tiva alle news on line a paga­mento.

Com­ples­si­va­mente la linea del Cor­sera appare pro­pen­dere per una posi­ti­vità rispetto alla effet­tiva pos­si­bi­lità che vi sia ade­sione da parte di un numero suf­fi­ciente di per­sone a pagare le noti­zie dei quo­ti­diani on line. A soste­gno dell’ipotesi viene citato, in par­ti­co­lare, uno stu­dio di Boston Con­sul­ting Group che dimo­stre­rebbe [il con­di­zio­nale è d’ obbligo poi­ché nell’articolo – sigh! — non vi è il link allo stu­dio e nep­pure sul sito della società di con­su­lenza vi si trova trac­cia] come la metà dei navi­ga­tori sia dispo­sta a com­prare un quo­ti­diano in rete anche se a prezzi deci­sa­mente ridotti rispetto alla ver­sione cartacea.

Ho dun­que imma­gi­nato, per amor di ragio­na­mento e per appor­tare con­cre­tezza al dibat­tito su que­sto tema, di svi­lup­pare una ipo­tesi, una simu­la­zione, su quanto com­ples­si­va­mente possa por­tare alle affa­mate casse degli edi­tori que­sta ipo­te­tica area di business.

Per sem­pli­cità e sin­tesi con­cen­triamo il ragio­na­mento sul sito del quo­ti­diano in questione.

Sulla base dei dati dispo­ni­bili rela­tivi al sito del Cor­sera che ripor­tano 850mila [853mila per l’esattezza] visi­ta­tori unici gior­na­lieri, ed appor­tando le oppor­tune tara­ture al 43% di dispo­ni­bili a pagare i con­te­nuti ripor­tati dallo stu­dio pre­ci­tato, azzar­de­remo una simu­la­zione su quale potrebbe essere il ricavo lordo della testata in questione.

Come sa chiun­que abbia effet­tuato ricer­che di mer­cato [si segnala, in par­ti­co­lare, il repeat buy­ing inten­tion trial test] è risa­puto che tra il dichia­rato e l’effettivo acqui­sto vi è un gap signi­fi­ca­tivo; ipo­tiz­ze­rei dun­que che in realtà coloro che pro­ce­dano real­mente ad acqui­stare arti­coli on line pos­sano essere il 10% dei visitatori.

In sin­tesi, quindi:

Cor­sera on line

850.000 x 10% = 85.000

85.000 x 0,20€ [ipo­tesi di prezzo d’acquisto uni­ta­rio] = 17.000 €/die

17.000 €/die x 30 giorni = 510.000 € men­sili = 6.120.000 € di ricavo lordo annuo.

Cor­sera ver­sione cartacea

500.000 copie x 1 € = 500.000 €/die

500.000 € x 30 giorni = 15.000.000 € men­sili = 180.000.000 € di ricavo lordo annuo.

Dun­que 6.120.000 € vs. 180.000.000 € sono il 3,4% in più – ammesso che si som­mino effet­ti­va­mente ai pre­e­si­stenti – di ricavi lordi all’anno.

Il 3,4% lordo è, a mio avviso, un ordine di gran­dezza che non giu­sti­fica né il dibat­tito, le riu­nioni ed il pro­clami sul tema né il rischio col­le­gato all’imma­gine di marca che tali pro­clami pro­vo­cano e pro­vo­che­reb­bero al riguardo sul web.

Il 3,4% lordo, sem­pre a mio parere ovvia­mente, è una mar­gi­na­lità che può – e deve – essere recu­pe­rata ampia­mente con inter­venti mirati sulla filiera della distri­bu­zione edi­to­riale e dell’organizzazione interna alle imprese del settore.

Change

Se avessi dovuto seguire sino in fondo il mio istinto avrei sti­mato una redemp­tion degli acqui­sti on line infe­riore rispetto a quella che poi ho uti­liz­zato per effet­tuare i con­teggi. Credo, comun­que, che anche a livelli diversi il gap tra “carta vs on line” sia tal­mente ampio da non infi­ciare sul ragio­na­mento com­ples­sivo. Ovvia­mente come avviene in tutte le simu­la­zioni di sce­na­rio si tratta di una ipo­tesi di lavoro, se ave­ste dati più pre­cisi e/o opi­nioni diverse, sarà un pia­cere – come sem­pre – acco­glierle e con­fron­tarsi al riguardo.

Si segnala, infine, che “a pre­scin­dere dal canale e dal mezzo” la qua­lità vende.