ricavi editoria

Guardian-Open
Posted on 27 maggio 2014 by Pier Luca Santoro

Corriere.it Oltre il Paywall

Pietro Scott Jovane, in un’intervista a Class CNBC, racconta che “in tempi difficili, gli editori devono prendere decisioni importanti. Noi lo abbiamo fatto con il paywall de «El Mundo» e faremo lo stesso in Italia. Entro la fine dell’anno Corriere.it sarà a pagamento ma in una logica di club; ovvero chi apparterrà al club potrà accedere a contenuti esclusivi”.

Pro­prio di mem­ber­ship, come ele­mento di un “modello di busi­ness 2.0″, evo­luto, par­lavo a fine 2013 nella presentazione realizzata per la mia lecture agli studenti della SISSA di Trieste. 

E’ in tal senso che si stanno muo­vendo da tempo alcuni dei prin­ci­pali quo­ti­diani dell’America Latina, ma non solo, creando dei club per i pro­pri let­tori. E’ il caso di «La Naciòn» in Argen­tina o di «El Mer­cu­rio» in Cile che offrono, appunto, la pos­si­bi­lità di iscri­versi al club del gior­nale ed otte­nere van­taggi eco­no­mici, offerte esclu­sive — sulle quali evi­den­te­mente otten­gono un ricavo eco­no­mico —  o, in modo diverso, dello spa­gnolo all digi­tal «El Dia­rio». 

Anche al« The Guardian» è recente l’ingresso di David Magliano in qua­lità di Mana­ging Direc­tor for mem­ber­ship stra­te­gies. Ruolo che pre­ce­den­te­mente non esi­steva e che con­ferma come la mem­ber­ship sia la strada pre­scelta dal Guar­dian News & Media per mone­tiz­zare. “Mem­ber­ship — if smar­tly exe­cu­ted — could pro­duce even big­ger divi­dends than cur­rent paywalls”.

Pare che, finalmente, se ne sia accorto qualcuno anche in Italia.

Guardian-Open

Guardian Membership
Posted on 24 marzo 2014 by Pier Luca Santoro

La Strategia Open del Guardian

Si è svolto la scorsa settimana Changing Media Summit, due giorni organizzata dal «The Guardian» – con il supporto di numerosi sponsor, eh – che fa il punto sulla situazione dei media a livello internazionale.

David Pemsel, deputy chief executive di Guardian News & Media, ha tenuto il discorso di apertura spiegando come il Guardian stia gestendo la transizione al digitale ed illustrando la strategia open del quotidiano.

Mettetevi comodi e prendetevi un quarto d’ora perchè vale la pena di ascoltarlo dall’inizio alla fine, garantisco.

Pemsel sottolinea come sia degno di nota il fatto che nonostante apparentemente non vi siano condizioni favorevoli vi sia un continuo ingresso di nuovi imprenditori e nuove iniziative in ambito editoriale, rilevando come evidentemente questo sia un segnale chiaro del fatto che questo è un mercato in cui essere, stare, nonostante le complessità che presenta.

Rifiuta con fermezza l’idea di paywall et similia affermando che i contenuti devono essere liberi di fluire in Rete e negando che essere open significhi non avere un modello di business sostenibile. Probabilmente l’affermazione chiave è al minuto 3.50 del discorso quando dice: “It is a time when brave organization can no long control, it is a time when you need to be part of the web not just on it”.

Guardian Open

Prosegue illustrando i dati più recenti sul sito 40 milioni di utenti unici mensili, 4.3 milioni di utenti registrati, 1.1 milioni di persone che si loggano e 95mila abbonati alle versione digitale del giornale. Un audience mondiale di 90 milioni di utenti unici che ne fa il terzo quotidiano più letto sul pianeta.

Anticipare e dare risposta alle sfide fa parte del DNA del «The Guardian». Sfide che Pemsel  riassume in:

  • Richiesta di trasparenza
  • Multicanalità/Multipiattaforma
  • Fornire storie/notizie “irrestibili” che ingaggiano, che coinvolgono, i lettori, le persone.

Guardian Key Pillars

Con il lancio di Guardian Lab spiega, “forniamo idee ai nostri clienti ed alle agenzie invece di vendere semplicemente spazi pubblicitari”, proseguendo “abbiamo costruito un nostro tool per facilitare la miglior pianificazione multipiattaforma ai nostri clienti”.

Che la strategia open funzioni lo dimostrano i numeri con una crescita dei ricavi costante negli ultimi 8 trimestri, un aumento del 20% delle revenues dal digitale e un +5% complessivo.

Guardian Revenues

Ma open non è solo free. Pemsel cita espressamente l’ingresso recente di David Magliano in qualità di Managing Director for membership strategies. Ruolo che precedentemente non esisteva e che conferma come la membership sia la strada prescelta dal Guardian News & Media per monetizzare. “Membership — if smartly executed — could produce even bigger dividends than current paywalls”

Sta­bi­lire una rela­zione “pri­vi­le­giata” con i let­tori, con le persone, è la strada maestra per uscire dal tunnel. È ormai un anno che propongo di “vederci al club“, attendere ulteriormente è solo una perdita di tempo e di opportunità.

Guardian Membership

Update 08:45 –  Anche «Slate» punta sulla membership.

NatesNightClub1930s
Posted on 5 aprile 2013 by Pier Luca Santoro

Ci Vediamo al Club

La questione del modello di business, di come rendere sostenibili economicamente giornali e giornalismo nell’era post industriale resta centrale e prevalentemente irrisolta.

Si assiste ad una serie di sperimentazioni, più o meno indovinate, ma fondamentalmente ci si continua a basare sul modello storico del binomio vendite-pubblicità.

Se le vendite, i paywall, possono servire a frenare e stabilizzare il declino delle copie cartacee, come dimostra il caso del «The New York Times» ma anche i dati recentemente diffusi per quanto riguarda i quotidiani del Regno Unito,  la pubblicità, il display advertising, con il calo costante del valore per CPM, sarà sempre meno in grado di compensare le perdite del cartaceo. Il perchè lo spiega egregiamente l’articolo pubblicato sul «The Guardian» ieri suggerendo soluzioni che anche il sottoscritto qualche mese fa aveva immaginato essere sensate.

In particolare l’autore dell’articolo scrive:

So back to our failing newspapers and online magazines. They were all based on the premise of advertising revenue. But there is no advertising revenue, because advertising in an online interactive world, really doesn’t make sense. It’s a left-over from the linear print world.

Che fare dunque? Come sempre la risposta è tanto semplice quanto complessa, articolata: stabilire una relazione “privilegiata” con i lettori, con le persone.

E’ in tal senso che si stanno muovendo alcuni dei principali quotidiani dell’America Latina, ma non solo, creando dei club per i propri lettori. E’ il caso di «La Naciòn» in Argentina o di «El Mercurio» in Cile che offrono, appunto, la possibilità di iscriversi al club del giornale ed ottenere vantaggi economici, offerte esclusive – sulle quali evidentemente ottengono un ricavo economico –  o, in modo diverso, dello spagnolo all digital «El Diario».

Un altro pezzo del passaggio dal piedistallo allo sgabello. Ci vediamo al club?

NatesNightClub1930s

flussi-nella-distribuzione
Posted on 27 gennaio 2013 by Pier Luca Santoro

Vendite dei Giornali: Diffusioni & Confusioni

Ad aprile del 2012 ha preso il via il nuovo sistema di rilevazione della Ads che non si basa più sulla media dei 12 mesi precedenti ma rileva la diffusione dei singoli mesi. Se l’adozione di questa nuova metodologia ha lo svantaggio, sino ad aprile 2013, di rendere impossibile il confronto tra i dati del pari periodo dell’anno precedente in teoria oltre ad una maggiore attualità del dato, che viene fornito a distanza di 30 giorni e non più di 60 come in precedenza, doveva anche fornire maggior chiarezza e trasparenza su diffusioni e vendite soprattutto a beneficio degli investitori pubblicitari.

Che diffusioni e vendite dichiarate da alcuni editori non siano aderenti alla realtà è cosa che si sussurra in un orecchio  in confidenza da tempo e che anche il sottoscritto ha evidenziato come possibile recentemente.

Franco Abruzzo, giornalista di lungo corso ed ex Presidente dell’Ordine dei Giornalisti della Lombardia [e molto altro ancora], in un articolo pubblicato ieri sul suo sito a firma di Francesco M. De Bonis, scrive che “Sulle vendite e sui bilanci delle società editrici di quotidiani quotate in Borsa si impone, però, una grande “operazione verità”. I dati delle vendite sono circondati dal mistero più fitto. La diffusione è una realtà, le vendite in edicola sono un’altra realtà”.

L’articolo prosegue approfondendo la situazione del «Il Sole24Ore» ma basta un’occhiata ai dati di dettaglio che è possibile visionare nell’area riservata, previa registrazione, del sito di Ads per capire che la situazione non è circoscritta al solo quotidiano di Confindustria.

E’ in particolare soffermandosi sui dati per provincia che si notano immediatamente le distorsioni. Ad esempio per quanto riguarda «Italia Oggi» questi sono i dati medi giornalieri 2011: Bologna 809, Milano 3.606, Genova 8.538 . Sin troppo facile capire che le copie che regalate sono comprese tra le copie diffuse nei canali previsti dalle disposizioni di legge. O ancora il caso di «Milano Finanza», per restare nell’area dell’informazione economico-finanziaria, con vendite medie del 2011: 5.789 copie mediamente a settimana a Milano, 2.747 a Roma e…..15.672 a Genova. I casi sono due o la finanza si è trasferita in blocco a  Genova oppure è evidente che i dati sono falsati artificiosamente ad hoc.

L’autore del precitato articolo suggerisce di “pensare a una autorità [l’Agcom?] alla quale conferire il potere di condurre accertamenti penetranti”, proseguendo “Gli stessi contributi pubblici vanno rapportati ad elementi sicuri e certificati. la libera stampa è il perno del sistema democratico e non può tollerare zone opache e tenebrose. Gli inserzionisti  si possono recuperare con  una politica improntata alla trasparenza”. 

Sono aspetti sui quali, ora posso anticiparlo, sto scrivendo un libro [che uscirà verso la fine di marzo], rispetto ai quali ho avuto modo di entrare in buona profondità al contrario, sorry, di Francesco M. De Bonis che evidentemente non è aggiornato sulla situazione legislativa al riguardo.

Esiste già un obbligo di tracciabilità delle vendite, disposizione di legge alla quale appare evidente perchè ci si voglia sottrarre. Non c’è bisogno di nessuna autorità garante rispetto a quelle già esistenti che garantisca trasparenza sia nei confronti degli investitori pubblicitari  che relativamente ai contributi statali, c’è bisogno di rimuovere lacci e laccioli, blocchi e veti incrociati tra FIEG da un lato e rappresentanze sindacali delle rivendite, dei giornalai, dall’altro lato e procedere con alla massima sollecitudine  alla fine del processo da amanuensi ed informatizzare le edicole costruendo una volta per tutte un applicativo che dialoghi direttamente tra punti vendita ed editori al quale il Dipartimento per l’informazione e l’editoria, che tra le altre cose eroga i finanziamenti statali, abbia accesso.

Se l’informazione è un bene prezioso per il Paese bisogna stabilirlo definitivamente ed agire di conseguenza, se invece è un prodotto come tutti gli altri lasciamolo pure a coloro che continuano a confondere il marketing con le marchette.

flussi-nella-distribuzione

Incidenza Rese Valori Asssoluti
Posted on 23 gennaio 2013 by Pier Luca Santoro

[Ar]Resi

L’industria dell’informazione, come noto, sta attraversando quella che probabilmente è la sua più grave crisi da Gutenberg ai giorni nostri. L’Italia non fa eccezione.

In questo desolante quadro complessivo i giornali di carta stampata soffrono con vendite in calo costante da anni ed i costi di stampa e distribuzione hanno un’incidenza pesante sui traballanti conti degli editori del nostro Paese.

Partendo dai dati ADS dei quotidiani per il mese di novembre 2012, ultimo dato disponibile diffuso pochi giorni fa, sono andato a verificare l’incidenza delle rese sulla “pagata”, sulle copie vendute in edicola e gli abbonamenti a pagamento.

Per i 15 quotidiani presi in considerazione l’incidenza media si assesta al 50,4% con picchi sino al 230% [ovvero per ogni copia venduta ne vengono rese più di due]. L’incidenza delle rese sembra essere influenzata da tre fattori: dimensione delle vendite, come mostrano i dati di «L’Unità» e «Il Manifesto», distribuzione nazionale o locale, vedasi «Il Messaggero» e «Il Resto del Carlino»  e ovviamente la forte incidenza degli abbonamenti sul totale delle vendite come nel caso di «L’Avvenire» ed «Il Sole24Ore» [per i dettagli vd. tabella a fondo articolo].

Incidenze Rese su Pagata

LA soluzione, di cui ho sottolineato l’importanza così tante volte da averne a noia, è tanto semplice quanto sinora inapplicata, si chiama informatizzazione delle edicole.

L’informatizzazione delle edicole consentirebbe all’editore di conoscere in tempo reale il venduto per ciascun punto vendita garantendo ottimizzazione del costo delle rese, l’attenuazione [o scomparsa] delle micro rotture di stock che paradossalmente caratterizzano le pubblicazioni alto vendenti, efficientando nel complesso il sistema e consentendo un saving che stimo possa avere percentualmente un’incidenza a doppia cifra. Saving che, come insegna il manualetto della casalinga di Voghera, andrebbe immediatamente ad impattare sull’ultima riga del conto economico: quella dei ricavi.

Sono due gli attori che, è ormai lapalissiano, “remano contro” l’informatizzazione delle edicole. Alcuni tra gli editori stessi che evidentemente non hanno interesse ad una effettiva tracciabilità delle vendite che porterebbe qallo scoperto come i dati dichiarati siano gonfiati e, ancor più, i distributori locali vero anello debole della filiera.

I distributori locali guadagnano, anche, su quanto trasportano e sulla lavorazione delle rese, non sono dunque legati esclusivamente alle vendite come invece è il caso di editori, che però, come sappiamo, hanno ricavi significativi –  seppur calanti – anche dalla vendita di spazi pubblicitari, e edicolanti, che invece vivono solo di quello.

Un distributore locale è responsabile della ” buona distribuzione “, per poter operare correttamente deve avere le statistiche di vendita, solo basandosi sullo storico delle vendite potrà affinare le forniture limitando l’inutile esposizione finanziaria imposta al rivenditore, al giornalaio. Ma il distributore locale non ha interesse alcuno in tal senso, anzi. Oltre a quanto soprariportato, i DL hanno interesse a caricare i punti vendita così da avere un vantaggio finanziario con l’edicolante che genera cassa per loro, non è un caso che anche le circa 5mila edicole attualmente informatizzate [con due applicativi distinti di cui – Inforiv – “creato” da FIEG] abbiano in dotazione un software che dialoga solo con il distributore locale che poi provvede a trasmettere i dati [“aggiustati” ad hoc?] a distributori nazionali e editori.

Inoltre questa procedura è possibile solo con le pubblicazioni che hanno già un discreto numero di uscite, non ci possono essere statistiche di vendita se non dopo almeno quattro o cinque numeri distribuiti. Aspetto che evidentemente penalizza le nuove testate e rende impossibili nuove iniziative.

Credo sia indubbio che editori, i molti che sono certo vogliono lavorare “onestamente”, e rivendite hanno un interesse comune nel procedere con la massima sollecitudine all’informatizzazione delle edicole. Credo che questo processo debba essere implementato anche in un’ottica di possibile rinascita di una collaborazione tra editori e rivendite che apporterebbe indubbi vantaggi ad entrambi.

Oltre ai fattori evidenziati infatti, come, ancora una volta, ho sottolineato a più riprese, l’informatizzazione delle edicole agevola la possibilità di sondaggi, di ricerche su argomenti ad hoc e favorisce l’implementazione di servizi a partire, per citarne almeno uno, dalla raccolta di dati sul lettore, attraverso delle card, sia mono editore che pluri editore, sulla falsariga di quelle da tempo utilizzate dalla grande distribuzione organizzata, che consentano di profilare l’offerta editoriale e pubblicitaria, che permettano di raccogliere informazioni sul lettore ed avviare programmi di fidelizzazione nel canale edicole.

L’informatizzazione delle edicole consente, termine in voga, di disintermediare l’intermediazione, fare rete per dare voce, corpo e sostanza ai concetti sopra riportati e a tutti quelli che è possibile aggiungere.

Ora o mai più.

Incidenza Rese Valori Asssoluti

Se voleste approfondire ulteriormente, consiglio l’intervista rilasciata dal Segretario Nazionale del Si.Na.G.I. [Sindacato Nazionale Giornalai d’Italia] a Ciao Radio TV pochi giorni fa in  occasione delle proteste che hanno avuto luogo a Bologna proprio su questi aspetti.

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