ricavi editoria

Guardian-Open
Pubblicato il 27 maggio 2014 by Pier Luca Santoro

Corriere.it Oltre il Paywall

Pie­tro Scott Jovane, in un’intervista a Class CNBC, rac­conta che “in tempi dif­fi­cili, gli edi­tori devono pren­dere deci­sioni impor­tanti. Noi lo abbiamo fatto con il pay­wall de «El Mundo» e faremo lo stesso in Ita­lia. Entro la fine dell’anno Corriere.it sarà a paga­mento ma in una logica di club; ovvero chi appar­terrà al club potrà acce­dere a con­te­nuti esclusivi”.

Pro­prio di mem­ber­ship, come ele­mento di un “modello di busi­ness 2.0″, evo­luto, par­lavo a fine 2013 nella pre­sen­ta­zione rea­liz­zata per la mia lec­ture agli stu­denti della SISSA di Trieste. 

E’ in tal senso che si stanno muo­vendo da tempo alcuni dei prin­ci­pali quo­ti­diani dell’America Latina, ma non solo, creando dei club per i pro­pri let­tori. E’ il caso di «La Naciòn» in Argen­tina o di «El Mer­cu­rio» in Cile che offrono, appunto, la pos­si­bi­lità di iscri­versi al club del gior­nale ed otte­nere van­taggi eco­no­mici, offerte esclu­sive — sulle quali evi­den­te­mente otten­gono un ricavo eco­no­mico —  o, in modo diverso, dello spa­gnolo all digi­tal «El Dia­rio». 

Anche al« The Guar­dian» è recente l’ingresso di David Magliano in qua­lità di Mana­ging Direc­tor for mem­ber­ship stra­te­gies. Ruolo che pre­ce­den­te­mente non esi­steva e che con­ferma come la mem­ber­ship sia la strada pre­scelta dal Guar­dian News & Media per mone­tiz­zare. “Mem­ber­ship — if smar­tly exe­cu­ted — could pro­duce even big­ger divi­dends than cur­rent paywalls”.

Pare che, final­mente, se ne sia accorto qual­cuno anche in Italia.

Guardian-Open

Guardian Membership
Pubblicato il 24 marzo 2014 by Pier Luca Santoro

La Strategia Open del Guardian

Si è svolto la scorsa set­ti­mana Chan­ging Media Sum­mit, due giorni orga­niz­zata dal «The Guar­dian» — con il sup­porto di nume­rosi spon­sor, eh — che fa il punto sulla situa­zione dei media a livello internazionale.

David Pem­sel, deputy chief exe­cu­tive di Guar­dian News & Media, ha tenuto il discorso di aper­tura spie­gando come il Guar­dian stia gestendo la tran­si­zione al digi­tale ed illu­strando la stra­te­gia open del quotidiano.

Met­te­tevi comodi e pren­de­tevi un quarto d’ora per­chè vale la pena di ascol­tarlo dall’inizio alla fine, garantisco.

Pem­sel sot­to­li­nea come sia degno di nota il fatto che nono­stante appa­ren­te­mente non vi siano con­di­zioni favo­re­voli vi sia un con­ti­nuo ingresso di nuovi impren­di­tori e nuove ini­zia­tive in ambito edi­to­riale, rile­vando come evi­den­te­mente que­sto sia un segnale chiaro del fatto che que­sto è un mer­cato in cui essere, stare, nono­stante le com­ples­sità che presenta.

Rifiuta con fer­mezza l’idea di pay­wall et simi­lia affer­mando che i con­te­nuti devono essere liberi di fluire in Rete e negando che essere open signi­fi­chi non avere un modello di busi­ness soste­ni­bile. Pro­ba­bil­mente l’affermazione chiave è al minuto 3.50 del discorso quando dice: “It is a time when brave orga­ni­za­tion can no long con­trol, it is a time when you need to be part of the web not just on it”.

Guardian Open

Pro­se­gue illu­strando i dati più recenti sul sito 40 milioni di utenti unici men­sili, 4.3 milioni di utenti regi­strati, 1.1 milioni di per­sone che si log­gano e 95mila abbo­nati alle ver­sione digi­tale del gior­nale. Un audience mon­diale di 90 milioni di utenti unici che ne fa il terzo quo­ti­diano più letto sul pianeta.

Anti­ci­pare e dare rispo­sta alle sfide fa parte del DNA del «The Guar­dian». Sfide che Pem­sel  rias­sume in:

  • Richie­sta di trasparenza
  • Multicanalità/Multipiattaforma
  • For­nire storie/notizie “irre­sti­bili” che ingag­giano, che coin­vol­gono, i let­tori, le persone.

Guardian Key Pillars

Con il lan­cio di Guar­dian Lab spiega, “for­niamo idee ai nostri clienti ed alle agen­zie invece di ven­dere sem­pli­ce­mente spazi pub­bli­ci­tari”, pro­se­guendo “abbiamo costruito un nostro tool per faci­li­tare la miglior pia­ni­fi­ca­zione mul­ti­piat­ta­forma ai nostri clienti”.

Che la stra­te­gia open fun­zioni lo dimo­strano i numeri con una cre­scita dei ricavi costante negli ultimi 8 tri­me­stri, un aumento del 20% delle reve­nues dal digi­tale e un +5% complessivo.

Guardian Revenues

Ma open non è solo free. Pem­sel cita espres­sa­mente l’ingresso recente di David Magliano in qua­lità di Mana­ging Direc­tor for mem­ber­ship stra­te­gies. Ruolo che pre­ce­den­te­mente non esi­steva e che con­ferma come la mem­ber­ship sia la strada pre­scelta dal Guar­dian News & Media per mone­tiz­zare. “Mem­ber­ship — if smar­tly exe­cu­ted — could pro­duce even big­ger divi­dends than cur­rent paywalls”

Sta­bi­lire una rela­zione “pri­vi­le­giata” con i let­tori, con le per­sone, è la strada mae­stra per uscire dal tun­nel. È ormai un anno che pro­pongo di “vederci al club”, atten­dere ulte­rior­mente è solo una per­dita di tempo e di opportunità.

Guardian Membership

Update 08:45 —  Anche «Slate» punta sulla membership.

NatesNightClub1930s
Pubblicato il 5 aprile 2013 by Pier Luca Santoro

Ci Vediamo al Club

La que­stione del modello di busi­ness, di come ren­dere soste­ni­bili eco­no­mi­ca­mente gior­nali e gior­na­li­smo nell’era post indu­striale resta cen­trale e pre­va­len­te­mente irrisolta.

Si assi­ste ad una serie di spe­ri­men­ta­zioni, più o meno indo­vi­nate, ma fon­da­men­tal­mente ci si con­ti­nua a basare sul modello sto­rico del bino­mio vendite-pubblicità.

Se le ven­dite, i pay­wall, pos­sono ser­vire a fre­nare e sta­bi­liz­zare il declino delle copie car­ta­cee, come dimo­stra il caso del «The New York Times» ma anche i dati recen­te­mente dif­fusi per quanto riguarda i quo­ti­diani del Regno Unito,  la pub­bli­cità, il display adver­ti­sing, con il calo costante del valore per CPM, sarà sem­pre meno in grado di com­pen­sare le per­dite del car­ta­ceo. Il per­chè lo spiega egre­gia­mente l’articolo pub­bli­cato sul «The Guar­dian» ieri sug­ge­rendo solu­zioni che anche il sot­to­scritto qual­che mese fa aveva imma­gi­nato essere sensate.

In par­ti­co­lare l’autore dell’articolo scrive:

So back to our fai­ling new­spa­pers and online maga­zi­nes. They were all based on the pre­mise of adver­ti­sing reve­nue. But there is no adver­ti­sing reve­nue, because adver­ti­sing in an online inte­rac­tive world, really doesn’t make sense. It’s a left-over from the linear print world.

Che fare dun­que? Come sem­pre la rispo­sta è tanto sem­plice quanto com­plessa, arti­co­lata: sta­bi­lire una rela­zione “pri­vi­le­giata” con i let­tori, con le persone.

E’ in tal senso che si stanno muo­vendo alcuni dei prin­ci­pali quo­ti­diani dell’America Latina, ma non solo, creando dei club per i pro­pri let­tori. E’ il caso di «La Naciòn» in Argen­tina o di «El Mer­cu­rio» in Cile che offrono, appunto, la pos­si­bi­lità di iscri­versi al club del gior­nale ed otte­nere van­taggi eco­no­mici, offerte esclu­sive — sulle quali evi­den­te­mente otten­gono un ricavo eco­no­mico —  o, in modo diverso, dello spa­gnolo all digi­tal «El Dia­rio».

Un altro pezzo del pas­sag­gio dal pie­di­stallo allo sga­bello. Ci vediamo al club?

NatesNightClub1930s

flussi-nella-distribuzione
Pubblicato il 27 gennaio 2013 by Pier Luca Santoro

Vendite dei Giornali: Diffusioni & Confusioni

Ad aprile del 2012 ha preso il via il nuovo sistema di rile­va­zione della Ads che non si basa più sulla media dei 12 mesi pre­ce­denti ma rileva la dif­fu­sione dei sin­goli mesi. Se l’adozione di que­sta nuova meto­do­lo­gia ha lo svan­tag­gio, sino ad aprile 2013, di ren­dere impos­si­bile il con­fronto tra i dati del pari periodo dell’anno pre­ce­dente in teo­ria oltre ad una mag­giore attua­lità del dato, che viene for­nito a distanza di 30 giorni e non più di 60 come in pre­ce­denza, doveva anche for­nire mag­gior chia­rezza e tra­spa­renza su dif­fu­sioni e ven­dite soprat­tutto a bene­fi­cio degli inve­sti­tori pubblicitari.

Che dif­fu­sioni e ven­dite dichia­rate da alcuni edi­tori non siano ade­renti alla realtà è cosa che si sus­surra in un orec­chio  in con­fi­denza da tempo e che anche il sot­to­scritto ha evi­den­ziato come pos­si­bile recentemente.

Franco Abruzzo, gior­na­li­sta di lungo corso ed ex Pre­si­dente dell’Ordine dei Gior­na­li­sti della Lom­bar­dia [e molto altro ancora], in un arti­colo pub­bli­cato ieri sul suo sito a firma di Fran­ce­sco M. De Bonis, scrive che “Sulle ven­dite e sui bilanci delle società edi­trici di quo­ti­diani quo­tate in Borsa si impone, però, una grande “ope­ra­zione verità”. I dati delle ven­dite sono cir­con­dati dal mistero più fitto. La dif­fu­sione è una realtà, le ven­dite in edi­cola sono un’altra realtà”.

L’articolo pro­se­gue appro­fon­dendo la situa­zione del «Il Sole24Ore» ma basta un’occhiata ai dati di det­ta­glio che è pos­si­bile visio­nare nell’area riser­vata, pre­via regi­stra­zione, del sito di Ads per capire che la situa­zione non è cir­co­scritta al solo quo­ti­diano di Confindustria.

E’ in par­ti­co­lare sof­fer­man­dosi sui dati per pro­vin­cia che si notano imme­dia­ta­mente le distor­sioni. Ad esem­pio per quanto riguarda «Ita­lia Oggi» que­sti sono i dati medi gior­na­lieri 2011: Bolo­gna 809, Milano 3.606, Genova 8.538 . Sin troppo facile capire che le copie che rega­late sono com­prese tra le copie dif­fuse nei canali pre­vi­sti dalle dispo­si­zioni di legge. O ancora il caso di «Milano Finanza», per restare nell’area dell’informazione economico-finanziaria, con ven­dite medie del 2011: 5.789 copie media­mente a set­ti­mana a Milano, 2.747 a Roma e.….15.672 a Genova. I casi sono due o la finanza si è tra­sfe­rita in blocco a  Genova oppure è evi­dente che i dati sono fal­sati arti­fi­cio­sa­mente ad hoc.

L’autore del pre­ci­tato arti­colo sug­ge­ri­sce di “pen­sare a una auto­rità [l’Agcom?] alla quale con­fe­rire il potere di con­durre accer­ta­menti pene­tranti”, pro­se­guendo “Gli stessi con­tri­buti pub­blici vanno rap­por­tati ad ele­menti sicuri e cer­ti­fi­cati. la libera stampa è il perno del sistema demo­cra­tico e non può tol­le­rare zone opa­che e tene­brose. Gli inser­zio­ni­sti  si pos­sono recu­pe­rare con  una poli­tica impron­tata alla trasparenza”. 

Sono aspetti sui quali, ora posso anti­ci­parlo, sto scri­vendo un libro [che uscirà verso la fine di marzo], rispetto ai quali ho avuto modo di entrare in buona pro­fon­dità al con­tra­rio, sorry, di Fran­ce­sco M. De Bonis che evi­den­te­mente non è aggior­nato sulla situa­zione legi­sla­tiva al riguardo.

Esi­ste già un obbligo di trac­cia­bi­lità delle ven­dite, dispo­si­zione di legge alla quale appare evi­dente per­chè ci si voglia sot­trarre. Non c’è biso­gno di nes­suna auto­rità garante rispetto a quelle già esi­stenti che garan­ti­sca tra­spa­renza sia nei con­fronti degli inve­sti­tori pub­bli­ci­tari  che rela­ti­va­mente ai con­tri­buti sta­tali, c’è biso­gno di rimuo­vere lacci e lac­cioli, bloc­chi e veti incro­ciati tra FIEG da un lato e rap­pre­sen­tanze sin­da­cali delle riven­dite, dei gior­na­lai, dall’altro lato e pro­ce­dere con alla mas­sima sol­le­ci­tu­dine  alla fine del pro­cesso da ama­nuensi ed infor­ma­tiz­zare le edi­cole costruendo una volta per tutte un appli­ca­tivo che dia­lo­ghi diret­ta­mente tra punti ven­dita ed edi­tori al quale il Dipar­ti­mento per l’informazione e l’editoria, che tra le altre cose eroga i finan­zia­menti sta­tali, abbia accesso.

Se l’informazione è un bene pre­zioso per il Paese biso­gna sta­bi­lirlo defi­ni­ti­va­mente ed agire di con­se­guenza, se invece è un pro­dotto come tutti gli altri lascia­molo pure a coloro che con­ti­nuano a con­fon­dere il mar­ke­ting con le marchette.

flussi-nella-distribuzione

Incidenza Rese Valori Asssoluti
Pubblicato il 23 gennaio 2013 by Pier Luca Santoro

[Ar]Resi

L’industria dell’informazione, come noto, sta attra­ver­sando quella che pro­ba­bil­mente è la sua più grave crisi da Guten­berg ai giorni nostri. L’Italia non fa eccezione.

In que­sto deso­lante qua­dro com­ples­sivo i gior­nali di carta stam­pata sof­frono con ven­dite in calo costante da anni ed i costi di stampa e distri­bu­zione hanno un’incidenza pesante sui tra­bal­lanti conti degli edi­tori del nostro Paese.

Par­tendo dai dati ADS dei quo­ti­diani per il mese di novem­bre 2012, ultimo dato dispo­ni­bile dif­fuso pochi giorni fa, sono andato a veri­fi­care l’incidenza delle rese sulla “pagata”, sulle copie ven­dute in edi­cola e gli abbo­na­menti a pagamento.

Per i 15 quo­ti­diani presi in con­si­de­ra­zione l’incidenza media si asse­sta al 50,4% con pic­chi sino al 230% [ovvero per ogni copia ven­duta ne ven­gono rese più di due]. L’incidenza delle rese sem­bra essere influen­zata da tre fat­tori: dimen­sione delle ven­dite, come mostrano i dati di «L’Unità» e «Il Mani­fe­sto», distri­bu­zione nazio­nale o locale, vedasi «Il Mes­sag­gero» e «Il Resto del Car­lino»  e ovvia­mente la forte inci­denza degli abbo­na­menti sul totale delle ven­dite come nel caso di «L’Avvenire» ed «Il Sole24Ore» [per i det­ta­gli vd. tabella a fondo articolo].

Incidenze Rese su Pagata

LA solu­zione, di cui ho sot­to­li­neato l’importanza così tante volte da averne a noia, è tanto sem­plice quanto sinora inap­pli­cata, si chiama infor­ma­tiz­za­zione delle edicole.

L’informatizzazione delle edi­cole con­sen­ti­rebbe all’editore di cono­scere in tempo reale il ven­duto per cia­scun punto ven­dita garan­tendo otti­miz­za­zione del costo delle rese, l’attenuazione [o scom­parsa] delle micro rot­ture di stock che para­dos­sal­mente carat­te­riz­zano le pub­bli­ca­zioni alto ven­denti, effi­cien­tando nel com­plesso il sistema e con­sen­tendo un saving che stimo possa avere per­cen­tual­mente un’incidenza a dop­pia cifra. Saving che, come inse­gna il manua­letto della casa­linga di Voghera, andrebbe imme­dia­ta­mente ad impat­tare sull’ultima riga del conto eco­no­mico: quella dei ricavi.

Sono due gli attori che, è ormai lapa­lis­siano, “remano con­tro” l’informatizzazione delle edi­cole. Alcuni tra gli edi­tori stessi che evi­den­te­mente non hanno inte­resse ad una effet­tiva trac­cia­bi­lità delle ven­dite che por­te­rebbe qallo sco­perto come i dati dichia­rati siano gon­fiati e, ancor più, i distri­bu­tori locali vero anello debole della filiera.

I distri­bu­tori locali gua­da­gnano, anche, su quanto tra­spor­tano e sulla lavo­ra­zione delle rese, non sono dun­que legati esclu­si­va­mente alle ven­dite come invece è il caso di edi­tori, che però, come sap­piamo, hanno ricavi signi­fi­ca­tivi —  sep­pur calanti — anche dalla ven­dita di spazi pub­bli­ci­tari, e edi­co­lanti, che invece vivono solo di quello.

Un distri­bu­tore locale è respon­sa­bile della ” buona distri­bu­zione “, per poter ope­rare cor­ret­ta­mente deve avere le sta­ti­sti­che di ven­dita, solo basan­dosi sullo sto­rico delle ven­dite potrà affi­nare le for­ni­ture limi­tando l’inutile espo­si­zione finan­zia­ria impo­sta al riven­di­tore, al gior­na­laio. Ma il distri­bu­tore locale non ha inte­resse alcuno in tal senso, anzi. Oltre a quanto sopra­ri­por­tato, i DL hanno inte­resse a cari­care i punti ven­dita così da avere un van­tag­gio finan­zia­rio con l’edicolante che genera cassa per loro, non è un caso che anche le circa 5mila edi­cole attual­mente infor­ma­tiz­zate [con due appli­ca­tivi distinti di cui — Info­riv — “creato” da FIEG] abbiano in dota­zione un soft­ware che dia­loga solo con il distri­bu­tore locale che poi prov­vede a tra­smet­tere i dati [“aggiu­stati” ad hoc?] a distri­bu­tori nazio­nali e editori.

Inol­tre que­sta pro­ce­dura è pos­si­bile solo con le pub­bli­ca­zioni che hanno già un discreto numero di uscite, non ci pos­sono essere sta­ti­sti­che di ven­dita se non dopo almeno quat­tro o cin­que numeri distri­buiti. Aspetto che evi­den­te­mente pena­lizza le nuove testate e rende impos­si­bili nuove iniziative.

Credo sia indub­bio che edi­tori, i molti che sono certo vogliono lavo­rare “one­sta­mente”, e riven­dite hanno un inte­resse comune nel pro­ce­dere con la mas­sima sol­le­ci­tu­dine all’informatizzazione delle edi­cole. Credo che que­sto pro­cesso debba essere imple­men­tato anche in un’ottica di pos­si­bile rina­scita di una col­la­bo­ra­zione tra edi­tori e riven­dite che appor­te­rebbe indubbi van­taggi ad entrambi.

Oltre ai fat­tori evi­den­ziati infatti, come, ancora una volta, ho sot­to­li­neato a più riprese, l’informatizzazione delle edi­cole age­vola la pos­si­bi­lità di son­daggi, di ricer­che su argo­menti ad hoc e favo­ri­sce l’implementazione di ser­vizi a par­tire, per citarne almeno uno, dalla rac­colta di dati sul let­tore, attra­verso delle card, sia mono edi­tore che pluri edi­tore, sulla fal­sa­riga di quelle da tempo uti­liz­zate dalla grande distri­bu­zione orga­niz­zata, che con­sen­tano di pro­fi­lare l’offerta edi­to­riale e pub­bli­ci­ta­ria, che per­met­tano di rac­co­gliere infor­ma­zioni sul let­tore ed avviare pro­grammi di fide­liz­za­zione nel canale edicole.

L’informatizzazione delle edi­cole con­sente, ter­mine in voga, di disin­ter­me­diare l’intermediazione, fare rete per dare voce, corpo e sostanza ai con­cetti sopra ripor­tati e a tutti quelli che è pos­si­bile aggiungere.

Ora o mai più.

Incidenza Rese Valori Asssoluti

Se vole­ste appro­fon­dire ulte­rior­mente, con­si­glio l’intervista rila­sciata dal Segre­ta­rio Nazio­nale del Si.Na.G.I. [Sin­da­cato Nazio­nale Gior­na­lai d’Italia] a Ciao Radio TV pochi giorni fa in  occa­sione delle pro­te­ste che hanno avuto luogo a Bolo­gna pro­prio su que­sti aspetti.

Carta Sasso Forbici
Pubblicato il 12 giugno 2012 by Pier Luca Santoro

Carta, Sasso o Forbici

Pro­se­gue il con­fronto con Giu­seppe Gra­nieri, nel quale si sono inse­rite anche altre voci, su evo­lu­zioni del gior­na­li­smo e soste­ni­bi­lità eco­no­mica. Un dibat­tito che mi entu­sia­sma sia per la moda­lità che, ancor­più, per l’opportunità che offre di allar­gare sem­pre più la visione sulle pro­ba­bili ten­denze future per l’industria dell’informazione.

Ieri Giu­seppe, all’interno di “Media Shift”, spa­zio da lui curato per «L’Espresso», ha pub­bli­cato, con grande sin­tesi ed effi­ca­cia, quali siano a suo avviso le ten­denze che stanno ridi­se­gnando il giornalismo.

Provo a seguire lo stesso schema per punti uti­liz­zato nell’articolo così da faci­li­tare il confronto.

A. LA CARTA [NON] HA FINITO IL SUO CICLO:

Se, da un lato, è indub­bio che la carta come sup­porto pre­senti gli svan­taggi che ven­gono ricor­dati, dall’altro lato pre­senta van­taggi e opzioni che la ren­dono sem­pre inte­res­sante sia per quanto riguarda gli inve­sti­menti pub­bli­ci­tari che per l’informazione.

Ele­menti con­fer­mati dalla cre­scita di quasi il 10% degli inve­sti­menti dei prin­ci­pali brand del lusso sulla stampa, con un quo­ti­diano: «Il Cor­riere della Sera» che fa parte del leone cata­liz­zando da solo ben il 13% dei 702,9 milioni di euro che aziende come Prada, Dolce & Gab­bana e Gucci, per citarne alcune, hanno inve­stito nel 2011.

Non si tratta solo di even­tuale mio­pia o arre­tra­tezza di cen­tri media ed inve­sti­tori pub­bli­ci­tari, la carta resta la fonte d’informazione, all’interno di un con­sumo mul­ti­me­diale e mul­ti­piat­ta­forma, non dei lag­gards, ovvero coloro che non dispon­gono degli stru­menti cul­tu­rali e dell’alfabetizzazione per acce­dere alla più com­pe­ti­tiva forma di infor­ma­zione digi­tale, come dice Giu­seppe, ma di fasce di valore della popo­la­zione, a comin­ciare dai top mana­ger come evi­den­zia la ricerca “Deci­sion Dyna­mics”, stu­dio inter­na­zio­nale a cadenza annuale sulle attese, i cri­teri di presa deci­sio­nale e l’utilizzo dei media da parte dei top mana­ger di tutto il mondo che Dore­mus, agen­zia di comu­ni­ca­zione e ricerca inter­na­zio­nale, con­duce, in col­la­bo­ra­zione con il «Finan­cial Times», dal 2003.

I limiti fun­zio­nali della carta pos­sono, devono, essere inte­grati con solu­zioni già dispo­ni­bili quali la realtà aumen­tata che mi pare asso­lu­ta­mente la più con­vin­cente ed inte­res­sante sia per i con­te­nuti infor­ma­tivi che per le pro­po­ste di comu­ni­ca­zione pub­bli­ci­ta­ria tra le attuali possibilità.

La tec­no­lo­gia che cam­bierà il gior­na­li­smo si chiama con­te­nuto, aper­tura e condivisione.

B. IL CICLO DEL DIGITALE STA APPENA INIZIANDO:

Vero. Soprat­tutto per l’industria dell’informazione siamo asso­lu­ta­mente agli albori, all’esordio.

Si tratta di una com­bi­na­zione di inno­va­zione tec­no­lo­gica a costi acces­si­bili e di user expe­rience che allo stato attuale è asso­lu­ta­mente delu­dente sia online che in digi­tale con solu­zioni gene­ral­mente dav­vero pue­rili rispetto alle poten­zia­lità del mezzo.

Credo che il pro­cesso men­tale di com­pren­sione ed assi­mi­la­zione dell’informazione online abbia biso­gno di studi appro­fon­diti che iden­ti­fi­chino al meglio le leve ed il design più effi­cace rela­tivo. Molto deve essere ancora fatto sotto que­sto pro­filo prima di rag­giun­gere la piena matu­rità di uti­lizzo del mezzo.

C. FATTORI INDUSTRIALI:

Ad alcuni aspetti, ed in par­ti­co­lare all’ipotesi dei lag­gards, credo di aver già rispo­sto nel punto A.

L’ipotesi del pas­sag­gio ad un’edizione solo digi­tale di testate sulla carta mi lascia, per­lo­meno, perplesso.

Se cer­ta­mente esi­stono ele­menti di costo che ren­dono dif­fi­cile la distri­bu­zione credo che l’informatizzazione delle edi­cole possa dare un con­tri­buto signi­fi­ca­tivo a miglio­rare la situazione.

Penso che sia un errore che vani­fica la costru­zione del brand sino a quel momento otte­nuta abban­do­nare com­ple­ta­mente la pub­bli­ca­zione su carta, come l’esperienza del «Seat­tle Post Intel­li­gen­cer» sem­bra con­fer­mare; meglio, in casi di estrema neces­sità, ricor­rere a solu­zioni “miste” man­te­nendo una o più uscite nella ver­sione cartacea.

Diverso ovvia­mente il discorso per chi nasce, nascerà, da oggi in poi.

D. NUOVE SOLUZIONI PER NUOVI PROBLEMI:

Si “siamo tutti edi­tori”.

Se l’industria dell’informazione deve con­ti­nuare a viag­giare sul dop­pio bina­rio di rela­zione con i let­tori, con le per­sone, e con le imprese, con gli inve­sti­tori pub­bli­ci­tari, si tratta evi­den­te­mente di lavo­rare coe­ren­te­mente in que­sti ambiti.

Sul let­tore, con le per­sone, è neces­sa­rio tor­nare ad essere perno cen­trale dei loro inte­ressi, delle loro con­ver­sa­zioni e dei diversi gruppi, delle distinte comu­nità, sia in Rete che fisi­ca­mente come, uno per tutti, il caso dei cafè come punto d’incontro con le reda­zioni esemplifica.

Come ho già avuto modo di affer­mare, in ter­mini di posi­zio­na­mento i gior­nali, l’informazione deve spie­gare non mostrare, il biso­gno è di capire non di vedere, di quello c’è già sovrab­bon­danza di offerta.

Per le imprese, gli inve­sti­tori pub­bli­ci­tari, in virtù della pos­si­bi­lità con­creta di spa­ziare con un’offerta mul­ti­me­diale, orga­nica, si tratta di ripro­porsi come con­su­lenti di comu­ni­ca­zione offrendo loro quello di cui hanno biso­gno e non, come spesso avviene oggi, [s]vendendo un tot al chilo l’unica merce dispo­ni­bile. Un buon esem­pio in tal senso è Ideas Peo­ple del The Eco­no­mist Group.

Forse, nel com­plesso, dallo sga­bello a tre gambe è neces­sa­rio pas­sare alla scala su cui reg­gersi. Ricer­care nuove forme di ricavo che rie­scano a sop­pe­rire all’incolmabile gap tra reve­nues pub­bli­ci­ta­rie della carta stam­pata e del digi­tale [mobile incluso] o, in alter­na­tiva, se la qua­lità e la seg­men­ta­zione dei con­te­nuti lo con­sente, pun­tare tutto, o quasi, sul let­tore.

E. LE SOLUZIONI:

Molti spunti sono stati offerti sin qui nei diversi punti ana­liz­zati, credo di poter dire, su quali siano alcune delle poten­ziali solu­zioni rispetto all’ipotesi evo­lu­tiva di sce­na­rio, per quanto ragio­ne­vol­mente prevedibile.

Evi­den­te­mente non esi­ste LA solu­zione ma esi­stono solu­zioni diverse per realtà edi­to­riali distinte, anche per que­sto non voglio spin­germi oltre se non discu­tendo di casi spe­ci­fici e non in generale.

Altre ancora, mi scu­se­rete per la sfac­cia­tag­gine, sono dispo­ni­bili a paga­mento poi­chè que­sto è il mio pre­ca­rio mestiere di dare con­si­gli e solu­zioni a chi è tal­mente avven­tato dal richiedermeli.

F. CONCLUSIONI:

Gli auguri mor­tali ven­gono da lon­tano, già Jean Bau­dril­lard nel suo “Requiem for the Media” del 1972 si sca­gliava con­tro il sistema mass­me­dia­tico uni­la­te­rale e verticale.

Nel 2005 faceva seguito Bruce Ster­ling, uno degli autori più influenti del cyber­punk, con “Dead Media Mani­fe­sto”: una guida per i pale­no­to­logi dei media che ne pre­ve­deva il collasso.

Ultimo in ordine cro­no­lo­gico, Ross Daw­son, poco più di un anno fa, ha svi­lup­pato un’ipotesi di sce­na­rio rela­ti­va­mente a tempi e moti­va­zioni che por­te­ranno i gior­nali, così come oggi li cono­sciamo, ad una scom­parsa defi­ni­tiva. Secondo il cele­bre futu­ro­logo e con­fe­ren­ziere l’anno di estin­zione dei gior­nali in Ita­lia sarà il 2027.

Per­so­nal­mente credo che i quo­ti­diani [di carta] non mori­ranno, così come, ad esem­pio, l’avvento del cinema non ha decre­tato la morte del tea­tro o la tele­vi­sione quella del cinema.

Per quanto riguarda l’Italia, mi piace imma­gi­nare, a lungo ter­mine [diciamo 15 –20 anni, non prima, a seconda di quanto rapide saranno deter­mi­nate evo­lu­zioni cul­tu­rali e tec­no­lo­gi­che], un futuro in cui i quo­ti­diani di carta nel nostro paese con­ti­nue­ranno ad esi­stere sep­pur deci­sa­mente ridi­men­sio­nati in ter­mini di numero di copie ven­dute, forse addi­rit­tura dimezzati.

Un futuro fatto di quo­ti­diani di nic­chia. Nic­chie costi­tuite da due grandi com­parti: una spe­cia­li­stica [si pensi, a titolo esem­pli­fi­ca­tivo, a «Il Sole24Ore» ed alla «Gaz­zetta dello Sport»] ed una costi­tuita dalla somma dei quo­ti­diani locali, ancora più spe­cia­liz­zati e “vicini” alle comu­nità di rife­ri­mento. Un futuro nel quale alcuni quo­ti­diani di seconda let­tura, d’opinione si affian­che­ranno a mas­simo due gene­ra­li­sti nazio­nali, pro­ba­bil­mente «Cor­riere della Sera» e «Repub­blica», seg­mento che vedo come mag­gior­mente a rischio tra tutti.

Con­ti­nue­remo a gio­care, pas­sa­temi la meta­fora, a “carta, sasso o for­bici” per lungo tempo, credetemi.

Pubblicato il 1 settembre 2011 by Pier Luca Santoro

Misurare gli Attributi

Luca De Biase rilan­cia il con­fronto a distanza in corso speci­fi­cando cor­ret­ta­mente, tra l’altro, che è neces­sa­rio inter­pre­tare lo strumento.

Evi­den­te­mente nella sin­tesi non sono riu­scito a spie­gare ade­gua­ta­mente il senso, la chiave di let­tura dei dri­vers e dei rela­tivi pesi pro­po­sti dalla Senior Vice Pre­si­dent Cir­cu­la­tion di Dow Jones & Company.

Appro­fon­diamo.

Come dicevo già ieri, si tratta di indi­ca­zioni estre­ma­mente inte­res­santi che, da un lato, vanno incro­ciate con la pene­tra­zione di cia­scuna piat­ta­forma e, dall’altro lato,  adat­tate, per­so­na­liz­zate per un’analisi spe­ci­fica della sin­gola realtà aziendale.

Gli attri­buti pro­po­sti mirano ad iden­ti­fi­care la pro­pen­sione delle per­sone a pagare l’informazione incro­ciando tipo di piat­ta­forma e con­te­nuto, que­sto evi­den­te­mente è un con­cetto diverso da quello, che resta ancora senza una rispo­sta uni­voca certa, di quale siano le effet­tive pos­si­bi­lità e quali i mezzi per otte­nere red­di­ti­vità ade­guata nell’evoluzione, nel pas­sag­gio dalla carta al digi­tale dell’informazione.

E’ una dif­fe­renza evi­den­te­mente  non tra­scu­ra­bile. Non a caso i tablet otten­gono il pun­teg­gio più ele­vato poi­chè si tratta di un ambiente chiuso [mondo Apple al 90% ad oggi] nel quale i frui­tori, gli utenti, pagano sem­pre, o quasi sem­pre, per fruire delle appli­ca­zioni  e dei rela­tivi con­te­nuti; è ovvio dun­que che otten­gano sulla base di que­sti para­me­tri il miglior punteggio.

Sem­pre per dare il giu­sto peso alle varia­bili, non va dimen­ti­cato che, come ho già sot­to­li­neato, ogni mezzo, ogni piat­ta­forma di distri­bu­zione dei con­te­nuti, ha una sua pene­tra­zione. Nel caso dei tablet siamo intorno ad una media del 5% di ado­zione men­tre online e carta hanno tassi di dif­fu­sione di gran lunga superiori.

Inol­tre i pesi asse­gnati a cia­scuna varia­bile sono indi­ca­tivi e neces­si­tano di adat­ta­mento e per­so­na­liz­za­zione. Nascono dall’esperienza matu­rata da chi li pro­pone e, pro­ba­bil­mente, si rife­ri­scono in par­ti­co­lare alla realtà del The Wall Street Jour­nal.  Sicu­ra­mente, ad esem­pio, per il tede­sco Bild, che ottiene il 14% del pro­prio traf­fico, delle visite, da Face­book, il peso della varia­bile rela­tiva alle piat­ta­forme sociali, la “social tru­st­wor­thi­ness”, avrà un peso spe­ci­fico diverso.

Gli attri­buti pro­po­sti vanno insomma, per­met­te­temi il gioco di parole, pesati, adat­tati alla realtà azien­dale oggetto dell’analisi, aggiun­gen­dovi quella dose di ori­gi­na­lità di pen­siero e di capa­cità di visione che distin­guono un buon mana­ger da un con­ta­bile che regi­stra sola­mente i dati in suo possesso.

Pubblicato il 31 agosto 2011 by Pier Luca Santoro

Prospettive & Modelli di Business dell’Informazione Digitale

Il tema di quali pro­spet­tive e quali modelli di busi­ness siano rea­li­sti­ca­mente per­se­gui­bili per l’informazione digi­tale è cen­trale rispetto all’evoluzione dell’ecosistema dell’informazione.

Al con­tri­buto, agli spunti offerti dalle rifles­sioni di Ste­fano Quin­ta­relli, si è aggiunta ieri la visione a tutto tondo, come sem­pre da leg­gere con atten­zione, di Luca De Biase.

Dopo aver ana­liz­zato la scorsa set­ti­mana l’ambiente, la filiera edi­to­riale tra­di­zio­nale, cer­cando di iden­ti­fi­care le poten­ziali aree di recu­pero di effi­cenza e red­di­ti­vità in tale ambito, come pro­messo, è ora la volta dell’online e più in gene­rale del digitale.

Le più recenti, e qua­li­fi­cate, ana­lisi dell’evoluzione e del macro­sce­na­rio di rife­ri­mento sono state effet­tuate dalla Colum­bia Uni­ver­sity Review che ha rila­sciato a mag­gio di quest’anno un rap­porto di ana­lisi dei modelli di busi­ness dell’informazione digi­tale [ottimo il lavoro di tra­du­zione inte­grale dello stu­dio CJR che gli amici di LSDI stanno svol­gendo] e, con spe­ci­fico rife­ri­mento all’Italia, gra­zie alla ricerca pre­sen­tata a marzo dall’Osservatorio New Media & Tv della School of Mana­ge­ment del Poli­tec­nico di Milano.

In entrambi i casi appare chiaro come la tran­si­zione, l’evoluzione verso il digi­tale non offra com­ples­si­va­mente pro­spet­tive signi­fi­ca­tive in ter­mini di ritorni eco­no­no­mici  nel breve — medio periodo, come aveva già segna­lato Poyn­ter nel 2005 , imma­gi­nando tassi di cre­scita otti­mi­stici del 33% all’anno, ipo­tiz­zava che i ricavi del digi­tale avreb­bero impie­gato ben 14 anni [si parla dun­que, nella migliore delle ipo­tesi, della fine di que­sto decen­nio]  per rag­giun­gere quelli della carta stam­pata. E’ chiaro, altret­tanto, che non essen­doci stato que­sto tasso di cre­scita ed in fun­zione dell’abbattimento, sin ora, delle tariffe ai quali ven­gono ven­duti gli spazi pub­bli­ci­tari online, il periodo si dilata ulteriormente.

- Inci­denza dei Media in Ita­lia — Fonte: Osser­va­to­rio New Media & Tv

Il modello di busi­ness dell’informazione online ricalca fon­da­men­tal­mente, sin ora, quello tra­di­zio­nale con attese di ricavi per gli edi­tori dalla ven­dita di spazi pub­bli­ci­tari e di abbo­na­menti, di pac­chetti, per poter fruire dell’informazione pubblicata.

Sul tema della comu­ni­ca­zione pub­bli­ci­ta­ria online e sui ritorni che può gene­rare per gli edi­tori, ed in par­ti­co­lare per i quo­ti­diani on line, mi con­cen­trerò, com­ple­tando la tri­lo­gia di ana­lisi di sce­na­rio e pro­spet­tive, a breve. Jeff Jar­vis, anche in que­sto caso, ne ha recen­te­mente defi­nito pun­tual­mente i con­torni, chia­rendo quale sia la pro­ble­ma­tica di fondo in quest’ambito.

In chiave più stret­ta­mente infor­ma­tiva, e di pro­pen­sione da parte del let­tore a pagare per la stessa, il con­tri­buto più inte­res­sante arriva da Lynne K. Bren­nen, Senior Vice Pre­si­dent Cir­cu­la­tion di Dow Jones & Com­pany, edi­tore di The Wall Street Jour­nal new­spa­per ed altre testate.

In un arti­colo pub­bli­cato sul sito dell’International News Mar­ke­ting Asso­cia­tion la bril­lante mana­ger pro­pone un algo­ritmo, una for­mula di cal­colo di media pon­de­rata, che iden­ti­fica la pro­pen­sione delle per­sone a pagare l’informazione incro­ciando tipo di piat­ta­forma e contenuto.

La Bren­nen iden­ti­fica 5 dri­vers asse­gnando a cia­scuno di essi un peso spe­ci­fico in ter­mini di rilevanza:

Com­ples­si­va­mente, in base a que­sti fat­tori pon­de­rati, la miglior valu­ta­zione è per i tablet che otten­gono un pun­teg­gio di 100, seguiti dai gior­nali di carta con 60 e dalle edi­zioni online dei quo­ti­diani con 38. Mar­gi­nali smart­pho­nes e social network.

Indi­ca­zioni estre­ma­mente inte­res­santi che, da un lato, vanno incro­ciate con la pene­tra­zione di cia­scuna piat­ta­forma e, dall’altro lato,  adat­tate, per­so­na­liz­zate per un’analisi spe­ci­fica della sin­gola realtà aziendale.

La chiave del suc­cesso sem­bra risie­dere essen­zial­mente in due fat­tori: forte spe­cia­liz­za­zione e valore, anche in ter­mini di per­ma­nenza, di durata, dei con­te­nuti, com­bi­nati con una gran­dis­sima atten­zione, in ter­mini di moni­to­rag­gio, delle infor­ma­zioni otte­nute gra­zie al trac­king dell’utenza online, ai quali, con spe­ci­fico rife­ri­mento ad infor­ma­zioni eco­no­mico — finan­zia­rie, va aggiunta l’importanza dell’informazione in tempo reale, e dun­que neces­sa­ria­mente digitale/online, che rap­pre­senta mag­gior­mente un valore aggiunto in tale ambito.

E’ pro­ba­bil­mente impos­si­bile, e forse sba­gliato con­cet­tual­mente e meto­do­lo­gi­ca­mente, trarre una lezione gene­rale appli­ca­bile a con­te­sti diversi sulla pos­si­bi­lità di valo­riz­zare i con­te­nuti online. Se una va pro­po­sta risiede cer­ta­mente a mio avviso nella [ri]definizione della custo­mer value pro­po­si­tion  per la rea­liz­za­zione di pro­po­ste di suc­cesso in ambito edi­to­riale. Su que­sto fronte la strada della spe­cia­liz­za­zione, a parità di con­di­zione, potrebbe essere vin­cente nell’attuale sce­na­rio com­pe­ti­tivo carat­te­riz­zato da fram­men­ta­zione di inte­ressi e sovrab­bon­danza di infor­ma­zione. Se siete arri­vati a leg­gere sin qui signi­fica che si tratta di un tema che vi inte­ressa e vi coin­volge, qua­lun­que com­mento o inte­gra­zione è, come sem­pre, non solo gra­dito ma auspicato.

Nei pros­simi giorni, come anti­ci­pato, com­ple­terò la visione con­cen­tran­domi sulla terza varia­bile: la comu­ni­ca­zione pub­bli­ci­ta­ria e e le reve­nues che può rea­li­sti­ca­mente gene­rare per l’informazione online.

Pubblicato il 29 giugno 2010 by Pier Luca Santoro

Problemi Quotidiani

Il futuro è digi­tale. Le rota­tive scom­pa­ri­ranno e con esse i gior­nali così come oggi li cono­sciamo. Sono que­ste le con­si­de­ra­zioni che con mag­gior fre­quenza ven­gono espresse. I gior­nali, la carta, sono stati sep­pel­liti molto prima della loro morte effet­tiva e, soprat­tutto, prima che si pen­sasse ad un modello di busi­ness alter­na­tivo all’attuale in grado di soste­nere eco­no­mi­ca­mente il mondo dell’informazione quotidiana.

Secondo quanto riporta AdAge, l’ipotesi di reve­nues digi­tali, almeno in ter­mini di ricavi pub­bli­ci­tari, pare sem­pre più impro­ba­bile anche negli USA, con un calo dal 16,2% del 2005 all’11,4% del 2009 e pro­ie­zioni, secondo PWC, al 7,9% nel 2014.

Vale la pena di evi­den­ziare come il trend, rias­sunto nel gra­fico sot­to­stante, sia com­pren­sivo anche dell’area digi­tale mobile sulla quale tante spe­ranze sono state ripo­ste ultimamente.

In gene­rale, i tassi di cre­scita degli inve­sti­menti pub­bli­ci­tari saranno signi­fi­ca­ti­va­mente più ele­vati per quanto riguarda inter­net e l’area digi­tale nel suo com­plesso. Nono­stante l’ immensa dif­fe­renza tra lo svi­luppo di quest’area e quella “off line” i ricavi saranno ancora pre­va­len­te­mente legati all’area ana­lo­gica almeno per un lustro ancora.

L’area digi­tale è com­ple­men­tare non alter­na­tiva, ancora una volta.

Pubblicato il 25 giugno 2010 by Pier Luca Santoro

Rapporto 2010 sull’Industria dei Quotidiani

In occa­sione della della 23esima edi­zione di WAN-IFRA Ita­lia, con­fe­renza inter­na­zio­nale per l’industria dell’editoria e della stampa quo­ti­diana dedi­cata alla stampa indu­striale e alle nuove fron­tiere della stampa digi­tale, è stato pre­sen­tato il Rap­porto 2010 sull’industria Ita­liana dei Quotidiani.

Una sin­tesi dei dati del rap­porto è stata rila­sciata ieri e la mag­gior parte dei com­menti si sono con cen­trati sulla sen­si­bile ridu­zione delle ven­dite dei quotidiani.

Sia per evi­tare di con­tri­buire all’info obe­sity dila­gante che per for­nire una pro­spet­tiva distinta, dalla pre­sen­ta­zione mi pare inte­res­sante estra­po­lare i dati for­niti rela­ti­va­mente ai ricavi dei gior­nali nel nostro paese.

Come è pos­si­bile rile­vare dal gra­fico sot­to­stante, l’incidenza dei ricavi deri­vanti dalla ven­dita dei quo­ti­diani passa dal 53% del 2006 al 54,2% del 2009. Que­sto dato evi­den­zia quale sia la distanza dal pano­rama sta­tu­ni­tense che ha un inci­denza dei ricavi da pub­bli­cità media­mente dell’80%. Richiama l’attenzione sulla neces­sità di lavo­rare su ciò che di con­creto, ad oggi, esi­ste e, soprat­tutto, sull’attualità e la rile­vanza del canale di distri­bu­zione com­mer­ciale del pro­dotto: le edicole.

- Anda­mento dei Ricavi Edi­to­riali 2006/09 —

Un altro dato che vale la pena di evi­den­ziare è rela­tivo al prezzo medio di un modulo pub­bli­ci­ta­rio, che si è dimez­zato nell’ultimo decen­nio. Que­sto evi­den­zia la debo­lezza strut­tu­rale della stampa come mezzo di comu­ni­ca­zione in ter­mini di pro­po­sta agli inve­sti­tori pub­bli­ci­tari e, poi­ché com­ples­si­va­mente i ricavi di quest’area sono dimi­nuiti del 16%, evi­den­zia un affol­la­mento sul mezzo che non fa che ren­derlo ulte­rior­mente meno attrat­tivo per la pia­ni­fi­ca­zione di cam­pa­gne pubblicitarie.

Con­ti­nuiamo pure a par­lare dell’iCoso ®.

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