Reuters Institute for the Study of Journalism

Paid Circulation Newspapers
Pubblicato il 15 ottobre 2012 by Pier Luca Santoro

I 10 Anni che Hanno Sconvolto il Settore dei Media

Il Reu­ters Insti­tute for the Study of Jour­na­lism ha pub­bli­cato gio­vedì 11 otto­bre scorso “Ten Years that Shook the Media World”, ana­lisi, come lascia intuire il titolo, dello tzu­nami che ha attra­ver­sato i media negli ultimi dieci anni, dell’impatto dei cam­bia­menti e delle pro­spet­tive future.

Il rap­porto, scritto da Rasmus Kleis Niel­sen, ricer­ca­tore post dot­to­rando di RISJ, finan­ziato da The Open Society Foun­da­tions di Soros, ana­lizza come i media di sei nazioni occi­den­tali: Fin­lan­dia, Fran­cia, Ger­ma­nia, Ita­lia, Gran Bre­ta­gna & USA, e due Paesi delle eco­no­mie emer­genti, Bra­sile ed India, hanno affron­tato le enormi tra­sfor­ma­zioni dell’ultima decade.

Lo stu­dio, in 75 pagine, dopo la con­sueta intro­du­zione, si arti­cola in due filoni principali:

  • Le grandi domande sul futuro dei media, quali la fram­men­ta­zione e la fine delle audience mas­si­fi­cate, se sia effet­ti­va­mente la Rete ad aver ucciso i gior­nali tra­di­zio­nali di carta e se vi sia in atto “un’americanizzazione” del sistema media­tico mondiale
  • I grandi trend sull’uso dei media, sul mer­cato dei media e le pro­spet­tive eco­no­mi­che non­ché sulle poli­ti­che adot­tate dai media nel periodo considerato.

I risul­tati del rap­porto nel com­plesso evi­den­ziano come nono­stante le tra­sfor­ma­zioni, i pro­fondi cam­bia­menti avve­nuti, ed in corso, le imprese dell’industria dell’informazione tra­di­zio­nale, sia tele­vi­siva che della stampa, riman­gano asso­lu­ta­mente cen­trali nell’attuale – nuovo – eco­si­stema infor­ma­tivo. In tutti e 8 i Paesi presi in con­si­de­ra­zione le orga­niz­za­zioni tra­di­zio­nali con­ti­nuano ad atti­rare un numero supe­riore di per­sone rispetto ad ogni altro tipo d’impresa dei media. Una con­ferma impor­tante del valore dei new­sbrand.

La cre­scente quan­tità d’informazione dispo­ni­bile viene rite­nuta ele­mento di arric­chi­mento poi­ché in base a “pro­vi­sion”, quan­tità appunto di infor­ma­zione for­nita, “diver­sity”, ete­ro­ge­neità e mol­te­pli­cità delle fonti d’informazione e “reach”, quan­tità di per­sone rag­giunte dall’informazione, l’incremento è un fat­tore posi­tivo per la società e la demo­cra­zia. Tema che neces­sita di mag­gior appro­fon­di­mento a mio avviso.

Cre­scendo che però ha un risvolto di forte incre­mento della com­pe­ti­ti­vità come sot­to­li­nea Mas­simo Russo, Con­tent Mana­ger del gruppo edi­to­riale Espresso-Repubblica, che spiega: “ope­riamo in un mondo dove tutti – non solo l’industria dell’informazione – com­bat­tono per un solo obiet­tivo: cat­tu­rare l’attenzione delle per­sone. E que­sta atten­zione nella vita quo­ti­diana è una risorsa scarsa”. Aspetto che ine­vi­ta­bil­mente porta ad una fram­men­ta­zione mag­giore dell’audience e, come noto, erode la capa­cità di ven­dere spazi pub­bli­ci­tari basan­dosi su un pub­blico sta­bil­mente rile­vante in ter­mini numerici.

Il rap­porto con­ti­nua spie­gando che, pur non essendo facile iso­lare in ter­mini di ten­denza com­ples­siva l’importanza di una sin­gola entità, dei gior­nali car­ta­cei nello spe­ci­fico, al momento, con­tra­ria­mente ai nume­rosi pro­clami [pour cause?] sul tema, a comin­ciare dalla famo­sis­sima ultima pagina del NYTi­mes, che by the way avrebbe dovuto essere nel 2013, le evi­denze dello stu­dio con­fer­mano che le media com­pa­nies con­ti­nuano e con­ti­nue­ranno ad avere un ruolo centrale.

Al tasso annuale di decre­mento delle ven­dite di gior­nali car­ta­cei in Fin­lan­dia ci vor­ranno 70 anni ed in Fran­cia 20 prima di arri­vare all’attuale livello di ven­dite di quo­ti­diani in Ita­lia dice lo stu­dio, evi­den­ziando, al di là di ogni altra pos­si­bile con­si­de­ra­zione, il grave pro­blema di media edu­ca­tion, o forse più sem­pli­ce­mente di edu­ca­tion tout court, del nostro Paese.

L’impatto di Inter­net dipende esclu­si­va­mente dall’attuale, e futuro, modello di busi­ness di cia­scun sin­golo gior­nale, non da altro. Come emerso anche dalla ricerca di Enrico Finzi — Astra­Ri­cer­che su gli inter­nauti ita­liani e le news il modello pre­va­lente è “e e” e non “aut aut”, i nuovi mezzi si affian­cano ai vec­chi, in buona parte, non li sostituiscono.

Insomma, Inter­net non ha ucciso i gior­nali e la que­stione è stata abbon­dan­te­mente sovra­sti­mata, ana­liz­zando l’utilizzo dei media nel mondo si rileva chia­ra­mente come i vec­chi ed i “new media” coe­si­stano, sono più le attuali fasi cicli­che di sta­gna­zione e/o reces­sione dell’economia ad avere un impatto sui ricavi dell’industria dell’informazione che non la cre­scita della Rete. Quello che è avve­nuto è che alcune forme di comu­ni­ca­zione pub­bli­ci­ta­ria sul Web hanno distolto inve­sti­menti pub­bli­ci­tari dai gior­nali – di carta – che erano cre­sciuti nell’illusione della loro per­ma­nenza continua.

Il rap­porto, che per l’ennesima volta con­si­glio di leg­gere inte­gral­mente dedi­can­do­gli la dovuta atten­zione, con­clude argo­men­tando che nella fase attuale siamo all’inizio della fase di tra­sfor­ma­zione non alla sua fine e che attual­mente siamo tanto lon­tano dalla rivo­lu­zione di Inter­net quanto lo era­vamo nel 1500 dalla rivo­lu­zione della stampa. Per quanto mi riguarda sono sicuro che ci diver­ti­remo, pro­fes­sio­nal­mente parlando.

Pubblicato il 6 luglio 2009 by Pier Luca Santoro

Public Trust In The News: A constructivist study of the social life of the news

Il Reu­ters Insti­tute for the Study of Jour­na­lism [branca del Dipar­ti­mento di Poli­tica e Rela­zioni Inter­na­zio­nali dell’Università di Oxford] a metà giu­gno ha rila­sciato i risul­tati di una ricerca che mi appare di asso­luto interesse.

“Public Trust In The News: A con­struc­ti­vist study of the social life of the news” si con­cen­tra, come il titolo lascia intuire, sulla fidu­cia del pub­blico rela­ti­va­mente alle noti­zie diffuse.

La fidu­cia è un asset [un cespite*] fon­da­men­tale dal quale l’intera società oggi dipende come forse non mai. Attra­verso le sto­rie rac­con­tate i media inqua­drano e defi­ni­scono un senso con­di­viso del mondo sia locale che gene­rale. Lo stu­dio, con la tec­nica dei focus group, ha inve­sti­gato quest’area di impor­tanza capi­tale chie­dendo al pub­blico cosa si aspet­tasse dalle noti­zie ed ai gior­na­li­sti cosa si atten­des­sero dai lettori.

Invece di chie­dere alle per­sone quale fosse il loro livello di fidu­cia nelle noti­zie ed ai gior­na­li­sti quanto pen­sas­sero di meri­tarla, come se la fidu­cia fosse un ter­mine ben defi­nito, la ricerca è par­tita da una diversa pro­spet­tiva. Cosa sono le noti­zie? Cosa i let­tori vogliono/hanno biso­gno di cono­scere? In que­sto modo, spo­stando il focus dalla fidu­cia in ter­mini di accet­ta­zione a quello delle attese, rela­ti­va­mente alle aspet­ta­tive di come il pub­blico pensa di dovere essere ser­vito, si è resa pos­si­bile l’elaborazione di una base comune e con­di­visa. L’approccio uti­liz­zato è stato quello di faci­li­tare [#] una defi­ni­zione di fidu­cia da parte dei par­te­ci­panti e non di imporne una defi­nita dai ricer­ca­tori sulla quale inve­sti­gare. Que­sto rende i risul­tati dello stu­dio ancor più inte­res­santi a mio avviso.

Il rap­porto nella prima parte si foca­lizza sulla que­stione fon­da­men­tale della natura della cono­scenza pub­blica e del ruolo e del fine delle noti­zie in quest’area. Vi sono poi tre sezioni dedi­cate ai risul­tati emer­genti dalla ricerca ed alle rispo­ste otte­nute dai diversi gruppi di gior­na­li­sti, edi­tori e blog­ger, e la parte con­clu­siva nella quale sono offerte alcune pro­po­ste dei ricer­ca­tori per il miglio­ra­mento del rap­porto tra il pub­blico ed i new­sma­kers attual­mente in evi­dente crisi.

Le circa 50 pagine del rap­porto sono asso­lu­ta­mente da stam­pare e leg­gere con atten­zione e non posso che limi­tarmi ad alcuni spunti in que­sti spazi.

Il primo para­dos­sale risul­tato che emerge con chia­rezza è come i mai­stream media fal­li­scano mise­ra­mente nello spie­gare le noti­zie, anche le più basi­che. Al riguardo viene citato come mol­tis­simi let­tori non fos­sero al cor­rente del fatto che Barack Obama e Hil­lary Clin­ton fos­sero dello stesso partito.

I mass media lasciano il pub­blico incerto e disar­mato rela­ti­va­mente a cosa cre­dere, inter­net aiuta i let­tori ad appro­fon­dire e dun­que a com­pren­dere le noti­zie. “We were struck by the con­fi­dence that peo­ple expres­sed in the inter­net gene­rally and Goo­gle spe­ci­fi­cally as the most tru­sted resource of expla­na­tion and ana­ly­sis,”

E’ evi­dente che lad­dove non vi sia com­pren­sione non possa esservi ade­sione. Il ruolo dei media si è nel tempo distorto. Affi­dare ad inter­net l’approfondimento e la com­pren­sione delle noti­zie è la vera con­danna a morte per i quo­ti­diani ed è su que­sto aspetto che è neces­sa­rio lavo­rare invece di affon­dare in derive vel­lei­ta­rie, come del resto emer­geva chia­ra­mente già nei com­menti ripor­tati pochi giorni fa.

Enne­simo para­dosso emer­gente è rela­tivo a come il gruppo di gior­na­li­sti inter­vi­stati sia com­ples­si­va­mente più pro­penso dei let­tori a rite­nere che molte delle noti­zie pub­bli­cate siano false o fal­sa­mente riportate.

Il gruppo dei gior­na­li­sti è for­te­mente cri­tico nei con­fronti dei blog­ger rite­nendo che i blog ripor­tino solo noti­zie di seconda mano.

Il livello di fidu­cia dei let­tori nei media crolla quando i gior­na­li­sti pub­bli­cano noti­zie sui gruppi sociali, aree e moda­lità che evi­den­te­mente non com­pren­dono.

speak the truth

Il capi­tolo con­clu­sivo “ A mis­sion to con­nect” rias­sume già nel titolo le indi­ca­zioni di fondo dei ricer­ca­tori, eccole testual­mente in tutta la loro essenza:

The mis­sion to con­nect for con­tem­po­rary jour­na­list invol­ves four prin­ci­pal: bet­ween con­tex­tual back sto­ries and cur­rent events; bet­ween citi­zens and insti­tu­tio­nal pro­ces­ses of policy making; bet­ween citi­zen and the con­fu­sing mass of on line as weel as off line infor­ma­tion sour­ces; and bet­ween com­mu­ni­ties and com­mu­ni­ties. These are not enti­rely new tasks, but all entail reco­gnic­tion tath both the media eco­logy and demo­cra­tic citi­zen­ship itself are being recon­fi­gu­red in ways that reshape the terms of com­mu­ni­ca­tion

Molto inte­res­santi e tutte da leg­gere, infine le ver­ba­liz­za­zioni rac­colte ed evi­den­ziate all’interno del rap­porto che è anche ric­chis­simo di segna­la­zioni e anno­ta­zioni di docu­menti e link per chi volesse ulte­rior­mente approfondire.

Le indi­ca­zioni sono chiare. E’ ora di met­tersi al lavoro seria­mente con­si­de­rando le issue dei pub­blici di rife­ri­mento ed accan­to­nando chi­mere ed illu­sioni tec­no­lo­gi­che. Il pro­blema è il mes­sag­gio non il mezzo, stam­pia­mo­celo bene in mente.

* Rela­ti­va­mente al ter­mine cespite ho [ri]trovato una slide che vi pro­porrò ben presto.

# Il con­cetto di faci­li­ta­zione è perno fon­da­men­tale anche in ambito formativo.