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Anonymous Italy Ilva
Pubblicato il 3 ottobre 2012 by Pier Luca Santoro

Cyberattivismo e Libertà d’Informazione

Nella mia rubrica set­ti­ma­nale per l’European Jour­na­lism Obser­va­tory uno sguardo al feno­meno Ano­ny­mous ed al rap­porto tra hac­ker atti­vi­smo e libertà d’informazione.

Sul feno­meno di Ano­ny­mous, gruppo di hac­ker atti­vi­sti, ombrello sotto il quale è rac­chiusa una vera e pro­pria sub­cul­tura di Inter­net, si è detto di tutto e di più, tanto da spin­gere gior­nali e gior­na­li­sti a par­lare di cani sciolti, recu­pe­rando dall’armamentario da bassa socio­lo­gia cate­go­rie ed eti­chette nati nei movi­menti indiani metro­po­li­tani del ’77, arri­vando a defi­nirli gli hippy della Rete.

A fare chia­rezza sul feno­meno arri­vano ora due libri d’inchiesta di due donne, due gior­na­li­ste: Anto­nella Bec­ca­ria e Carola Fre­diani che, per inciso, sono anche due amiche.

Entrambi i libri sono un impor­tante con­tri­buto per riflet­tere sulle sfide di un movi­mento di “senza volto” che si pro­pone di difen­dere la libertà di espres­sione e la libera cir­co­la­zione delle informazioni.

Buona let­tura.

Per gen­tile con­ces­sione di Carola Fre­diani, dal suo ebook — sag­gio: “Den­tro Ano­ny­mous Viag­gio nelle legioni dei cybe­rat­ti­vi­sti”, un’anticipazione del capi­tolo Una, cento, mille op — L’azione sull’Ilva di Taranto:

È l’alba dell’8 ago­sto 2012 a Taranto. La città pugliese è stre­mata da giorni di discus­sioni pub­bli­che e prove di forza tra diversi organi dello Stato. In gioco c’è il destino della più grande accia­ie­ria d’Europa, dei suoi oltre 11mila dipen­denti, e degli abi­tanti di un’area che sta vivendo, per usare le parole del gip di Taranto Patri­zia Todi­sco, una “grave e attua­lis­sima situa­zione di emer­genza ambien­tale e sanitaria”. (…)

In que­sto sce­na­rio entra in campo all’improvviso un sog­getto del tutto inaspettato.

Quella stessa mat­tina infatti il sito del comune di Taranto viene defac­ciato. Al posto della home com­pare l’immagine di una città pesan­te­mente inqui­nata, accanto al sim­bolo dell’Ilva e a all’uomo senza testa che rap­pre­senta Ano­ny­mous. “Ope­rai, cit­ta­dini siamo con voi”, si legge in una scritta. E poi, nel comu­ni­cato, rivol­gen­dosi ai lavo­ra­tori: “Nes­suno è moral­mente auto­riz­zato a chie­derti di sacri­fi­care la vita; nean­che tua moglie o i tuoi figli. Nes­sun ideale o biso­gno mate­riale vale la tua esi­stenza. Ope­rai, occu­piamo la fab­brica e sabo­tiamo ogni impianto!”.

L’operazione però non fini­sce qui. Con­tem­po­ra­nea­mente gli ano­nimi sono riu­sciti a entrare nei data­base dei siti dell’Ilva, in par­ti­co­lare di IlvaTaranto.com e IlvaGroup.com, e a pre­le­vare parec­chio mate­riale. Met­tono tutto online, lin­kan­dolo dal loro blog a più riprese.

Ci sono lun­ghe liste di indi­rizzi email di dipen­denti, diri­genti e gior­na­li­sti, nomi di docu­menti interni (non lin­kati) riguar­danti pro­dotti del gruppo indu­striale. Ma soprat­tutto ci sono una serie di tabelle sui valori di sostanze inqui­nanti emesse dalle accia­ie­rie. Ano­ny­mous ne mette in evi­denza soprat­tutto una sulle emis­sioni di fur­fu­rano, un con­ta­mi­nante ambien­tale per­si­stente noto per la sua tos­si­cità. Secondo gli hack­ti­vi­sti, l’analisi dei dati mostre­rebbe che a fine mag­gio 2012 i valori di fur­fu­rano immessi nell’atmosfera avreb­bero supe­rato i limiti di legge. E che l’Ilva avrebbe “masche­rato” il dato alzando arbi­tra­ria­mente il limite con­sen­tito nelle pro­prie tabelle.

L’analisi dei dati rila­sciati però non è sem­plice. Gli stessi ano­nimi segna­lano il leak a varie asso­cia­zioni ambien­ta­li­ste, non rice­vendo nell’immediato alcuna rispo­sta. E i media non hanno la più pal­lida idea di che far­sene del leak. Read More

Altan Internet
Pubblicato il 8 luglio 2012 by Pier Luca Santoro

Rivedere le Definizioni

Que­sta set­ti­mana sono stati rila­sciati i dati sulla pene­tra­zione dei diversi media in Spa­gna. Il docu­mento di sin­tesi pro­pone l’andamento della pene­tra­zione di cia­scun mezzo dal 1997 ad oggi ed evi­den­zia la caduta della stampa, anche, in Spa­gna sia per quanto riguarda i gior­nali e i loro sup­ple­menti che i perio­dici [men­sili e settimanali].

Tra i diversi mezzi figura, così come avviene anche nel nostro Paese, Inter­net. Una con­ven­zione adot­tata quasi uni­ver­sal­mente che ritengo essere fuor­viante e sin­tomo di quanto sia pro­fonda ancora la distanza dal com­pren­dere la Rete.

Il Web è un media tanto quanto lo è, ad esem­pio, Milano. Una grande città è un agglo­me­rato di per­sone al cui interno vi sono mezzi diversi di comu­ni­ca­zione, si pensi all’outdoor o alla free press locale banal­mente, per sem­pli­cità. Lo stesso avviene per Inter­net che è un ambiente al cui interno vi sono media diversi, gior­nali inclusi, ma NON è un media. Lo spiega per­sino Altan, con il suo solito sapente umo­ri­smo, nella sua vignetta di que­sta set­ti­mana sul «L’Espresso»

E’ asso­lu­ta­mente neces­sa­rio rive­dere le definizioni.

Pubblicato il 6 luglio 2012 by Pier Luca Santoro

L’Evoluzione del Web

Dopo due gior­nate nella splen­dida cor­nice del Cena­colo di Sant’Apollonia a con­fron­tarsi, per con­tra­sto, sul futuro e la soste­ni­bi­lità del gior­na­li­smo digi­tale, l’infografica inte­rat­tiva rea­liz­zata da alcuni com­po­nenti del team di Goo­gle Chrome con il sup­porto di Hype­rakt e Viz­zua­lity, che ne ha curato l’edizione 2012, aiuta ad avere un visione d’insieme dell’evoluzione del Web.

L’infografica mostra sia l’evoluzione dei bro­w­ser e delle tec­no­lo­gie, dal primo http del 1991 al DOM Muta­tion Obser­ver dei giorni nostri, che lo svi­luppo di Inter­net in ter­mini di ter­mini di traf­fico mon­diale [in peta­byte al mese — che con­sente di sapre che se i dati fos­s­sero con­ser­vati su dei DVD copri­reb­bero la distanza tra la Terra e la Luna] e di utenti della Rete a livello mon­diale [2,27 miliardi attual­mente]. Gra­zie all’interattività, pas­sando il mouse sopra, ven­gono rive­lati i det­ta­gli e spie­gate sin­te­ti­ca­mente cia­scuna delle voci segnalate.

Splen­dida rea­liz­za­zione che, tra le diverse cose che inse­gna, evi­den­zia come Inter­net sia un ambiente e non un mezzo come viene spesso erro­nea­mente defi­nito. Ancora una volta la distin­zione non è solo semantica.

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Pubblicato il 6 giugno 2011 by Pier Luca Santoro

Mappa della Libertà della Rete in Europa

Copy­right, tutela della pri­vacy, pro­te­zione dei dati, uti­lizzo in mobi­lità, ade­sione alla riso­lu­zione dell’ACTA e fil­trag­gio dei con­te­nuti [modo ele­gante per descri­vere la cen­sura pre­ven­tiva] sono i sei para­me­tri, le sei aree in base alle quali OWNI ha rea­liz­zato la mappa della libertà della Rete in Europa.

In cin­que su sei para­me­tri l’Italia si posi­ziona nella lista dei paesi che mag­giori restri­zioni pon­gono, clas­si­fi­can­dosi com­ples­si­va­mente subito dopo la Fran­cia come nazione nella quale Inter­net  ha minor libertà tra tutti gli stati presi in  considerazione.

Da clas­si­fi­care come con­ferma non gradita.

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Pubblicato il 6 giugno 2011 by Pier Luca Santoro

Il Mio Primo Lunedì

Primo lunedì è un gruppo di per­sone che da quasi tre anni si ritrova, almeno, ogni primo lunedì di ogni mese per con­fron­tarsi intorno ad un tema di attualità.

Il tema di que­sto mese è “L’informazione ai tempi della Rete”.

Un paio d’ore di con­fronto aperto senza bar­riere, a comin­ciare dal lay­out della sala pre­di­spo­sto a cir­colo per faci­li­tare il dibat­tito, ed anche eser­ci­ta­zioni pra­ti­che sul tema.

Oltre al sot­to­scritto saranno pre­senti Maria Luisa Vin­cen­zoni e Fede­rico Guer­rini. La serata vedrà anche la par­te­ci­pa­zione in video­con­fe­renza di Ame­deo Ricucci, gior­na­li­sta RAI autore del repor­tage per Rai Sto­ria Guerre, Bugie & TV.

Se volete par­te­ci­pare invece di ascol­tare ci vediamo lì.

Pubblicato il 9 maggio 2010 by Pier Luca Santoro

Passaggi & Paesaggi [11]

La TAZ è « uto­pica » nel senso che pre­vede un’intensificazione della vita quo­ti­diana, o come avreb­bero potuto dire i sur­rea­li­sti, la pene­tra­zione della vita da parte del mera­vi­glioso. Ma non può essere uto­pica nel senso nor­male del ter­mine, da nes­suna parte, o Posto­Nes­sun­Po­sto. La TAZ è da qual­che parte. Giace nell’intersezione di molte forze, come un qual­che luogo-di-potere pagano all’incrocio di miste­riose ley-lines[*], visi­bili all’adepto in parti di ter­reno, pae­sag­gio, cor­renti d’aria, acqua, ani­mali appa­ren­te­mente sle­gati tra loro.

Ma ora le linee non sono tutte incise nel tempo e nello spa­zio. Alcune di esse esi­stono solo “all’interno” della tela, anche se si inter­se­cano anche con tempi e luo­ghi reali. Forse alcune delle linee sono “ non-ordinarie”, nel senso che non esi­ste alcuna con­ven­zione per quan­ti­fi­carle. Que­ste linee potreb­bero venire stu­diate meglio alla luce della scienza del caos, invece che della socio­lo­gia, sta­ti­stica eco­no­mia ecc. I Modelli di forze che por­tano la TAZ in esi­stenza hanno qual­cosa in comune con quei cao­tici “strani attrat­tori” che esi­stono, per così dire, tra dimensioni.

Hakim Bey – T.A.Z. Zone tem­po­ra­nea­mente auto­nome -

[*]Ley-lines: Linee geoi­man­ti­che di forza che pos­sono essere trac­ciate attra­verso paesaggi.Un popo­lare pas­sa­tempo tra gli occul­ti­sti inglesi.

Pas­saggi & Pae­saggi 1

Pas­saggi & Pae­saggi 2

Pas­saggi & Pae­saggi 3

Pas­saggi & Pae­saggi 4

Pas­saggi & Pae­saggi 5

Pas­saggi & Pae­saggi 6

Pas­saggi & Pae­saggi 7

Pas­saggi & Pae­saggi 8

Pas­saggi & Pae­saggi 9

Pas­saggi & Pae­saggi 10