redditività

Pubblicato il 20 febbraio 2011 by Pier Luca Santoro

La Lettera

Tra le molte aree di recu­pero di red­di­ti­vità per il com­parto edi­to­riale quella pro­ba­bil­mente più tra­scu­rata è rela­tiva alla distri­bu­zione ed alla gestione delle scorte nel punto ven­dita, nelle edicole.

E’ un tema di asso­luta rile­vanza che in que­sti spazi si è cer­cato di por­tare all’attenzione di tutti gli attori coin­volti nella filiera a più riprese, con­vinto che, in tempi di crisi del set­tore, la mar­gi­na­lità resi­dua recu­pe­ra­bile da una miglior effi­cienza  sia deci­sa­mente un ambito sul quale intervenire.

Dovendo iden­ti­fi­care l’anello debole della catena per­so­nal­mente non ho dubbi sulle respon­sa­bi­lità di distri­bu­tori nazio­nali e locali, vero tappo per edi­tori e giornalai.

Affari Ita­liani pub­blica la let­tera di un let­tore di quo­ti­diani che sin­te­tizza per­fet­ta­mente lo stato dell’arte:

Egr. Diret­tore,

sono un comune let­tore di gior­nali che come migliaia di altri cit­ta­dini si reca all’edicola più o meno sotto casa per acqui­stare il quo­ti­diano o la rivi­sta che più mi aggrada. Ora fre­quen­tando più assi­dua­mente la mia edi­cola, vengo a sco­prire che in Ita­lia esi­ste una sorta di oli­go­po­lio, for­mato dai distri­bu­tori di gior­nali che a loro pia­ci­mento, seguendo un cri­te­rio alquanto oscuro, deci­dono se un edi­cola debba avere più o meno copie di un dato quo­ti­diano, se un let­tore debba o meno segui­tare a rivol­gersi ad una data edicola.

Il sistema sem­plice nel suo svi­lup­parsi, parte appunto dal fatto che il distri­bu­tore decide cosa e quanto inviare all’edicola, e già que­sto potrebbe essere opi­na­bile, se fatto in barba alle richie­ste effet­tive di quella zona, ma può decre­tare la morta eco­no­mica o il suc­cesso di un’attività di edi­co­lante sem­pli­ce­mente sot­traendo con mirata ocu­la­tezza le rivi­ste richie­ste o i gior­nali più ven­duti, facendo di fatto emi­grare i let­tori ad altra edi­cola più for­nita. Ho pro­vato tra­mite ami­ci­zie a far pre­sente quanto sopra a diret­tori di gior­nali di impor­tanza nazio­nale, ma evi­den­te­mente que­sto “pro­blema” oltre a sem­brare di poca impor­tanza per l’opinione pub­blica sem­bra essere spi­noso anche per la stampa stessa che sa di poter essere stroz­zata da una “invo­lon­ta­ria” cat­tiva distri­bu­zione del pro­prio gior­nale in un dato territorio.

Invece di essere acca­nirsi con la tablet­ma­nia sarebbe oppor­tuno inter­ve­nire pron­ta­mente per cor­reg­gere que­ste distor­sioni del sistema.

Pubblicato il 9 febbraio 2010 by Pier Luca Santoro

Customer Value Proposition

Il tema del futuro dell’informazione e della sua red­di­ti­vità sono prio­ri­tari per chi si occupa, a vario titolo, di editoria.

Lo stato attuale della situa­zione è facil­mente com­pren­si­bile dalla sin­tesi degli inter­venti al con­ve­gno “I gior­nali di carta e l’informazione su Inter­net: con­fronto e pro­spet­tive” pro­dotta da Mas­simo Cavazzini.

E’ una situa­zione di work in pro­gress con­fusa e sti­mo­lante al tempo stesso che si cen­tra fon­da­men­tal­mente su due aspetti : capa­cità di [ri]orga­niz­za­zione azien­dale e capa­cità di attra­zione dell’utenza.

Credo che la sin­tesi gra­fica ripresa da Har­ward Busi­ness Review rela­ti­va­mente a come rein­ven­tare il modello di busi­ness, possa rap­pre­sen­tare un vali­dis­simo ausi­lio in ter­mini di modello di rife­ri­mento per la defi­ni­zione della custo­mer value pro­po­si­tion [la value pro­po­si­tion indica come il pro­dotto, le moda­lità di offerta ed i ser­vizi annessi creano valore per il con­su­ma­tore] e dun­que, anche, per la rea­liz­za­zione di pro­po­ste di suc­cesso in ambito editoriale.

Pren­derne in con­si­de­ra­zione i prin­cipi guida non è un optional.