realtà editoriali

Testate all digital Genn 2015
Pubblicato il 17 marzo 2015 by Pier Luca Santoro

Informazione Online in Italia

Sono stati pub­bli­cati ieri i dati rela­tivi alla total digi­tal audience del mese di gen­naio 2015.

22 milioni di ita­liani sono online nel giorno medio, di que­sti 9.4 milioni uti­liz­zano la Rete solo da mobile. Poco più di 2 ore il tempo speso online nel giorno medio, 1 ora e 42 il tempo da mobile che è mag­giore di quello da PC.

Abbiamo ela­bo­rato i dati dispo­ni­bili sele­zio­nando le testate all digi­tal, i quo­ti­diani [di deri­va­zione car­ta­cea] ed i perio­dici degli edi­tori iscritti ad Audi­web per avere un pano­rama più ampio pos­si­bile sull’informazione online nel nostro Paese.

Tra le testate all digi­tal sono state inse­rite anche le agen­zie stampa, l’area news dei por­tali e le tele­vi­sioni. Com­ples­si­va­mente, al lordo delle sovrap­po­si­zioni, le testate che non hanno una cor­ri­spon­dente ver­sione car­ta­cea atti­rano 5.5 milioni di utenti unici nel giorno medio. Alcune delle testate solo digi­tali hanno volumi di traf­fico che supe­rano molte di quelle che hanno una cor­ri­spon­dente ver­sione car­ta­cea, come nel caso di Fan­page, Blogo e Nano­press, ad esempio.

Dei 1.3 milioni di utenti unici di TGCom24 circa 580mila sono frutto di aggre­ga­zioni, lo stesso vale per Il Post che ottiene 170mila utenti unici da altri domini con i quali vi sono accordi com­mer­ciali. La sezione news dei por­tali gene­ra­li­sti attira una massa di per­sone rela­ti­va­mente con­te­nuta; sicu­ra­mente molto mode­sta rispetto al totale del traf­fico su que­sti por­tali. Tra le tele­vi­sioni, se si esclude TGCom24, anche al netto delle aggre­ga­zioni, sia RAI che SKY fanno volumi di traf­fico che cer­ta­mente hanno ampis­simi mar­gini di miglioramento.

Le testate che hanno una cor­ri­spon­dente ver­sione car­ta­cea nel loro insieme, al lordo delle sovrap­po­si­zioni, atti­rano 8.6 milioni di utenti unici nel giorno medio; il 56% in più rispetto a quelli all digi­tal. Il 35% del totale è gene­rato dalla prime due testate: Repub­blica e Corriere.

Rela­ti­va­mente alla ristret­tezza dell’area geo­gra­fica di rife­ri­mento molto inte­res­santi i dati de l’Unione Sarda — in con­fronto con, ad esem­pio, La Nazione e/o Il Resto del Car­lino — Il Foglio, con la recente nomina del neo-direttore in sosti­tu­zione di Giu­liano Fer­rara, ha molto da lavo­rare sull’online. Per tutte le testate il traf­fico da PC è net­ta­mente supe­riore a quello da mobile.

I perio­dici non hanno ancora tro­vato una dimen­sione online. Com­ples­si­va­mente atti­rano, al lordo delle dupli­ca­zioni, 1.3 milioni di utenti unici nel giorno medio, meno del solo Corriere.

Se si esclude Donna Moderna, dove però le aggre­ga­zioni pesano oltre il 50% del totale, anche brand come Sor­risi e Can­zoni hanno volumi di traf­fico risi­ca­tis­simi. Anche le due testate con mag­gior con­no­ta­zione infor­ma­tiva: Espresso e Pano­rama, rac­col­gono un inte­resse con­te­nuto. Da appro­fon­dire Oggi al quale pros­si­ma­mente verrà dedi­cata ana­lisi specifica.

Nel com­plesso l’informazione online attira circa 15 milioni di utenti unici nel giorno medio. Numero che al netto delle dupli­ca­zioni è da rive­dere dra­sti­ca­mente al ribasso. Se dovessi dire la mia, pronto ad essere smen­tito se del caso, sti­me­rei gli utenti unici gior­na­lieri in circa un terzo: 5 milioni di per­sone. Se così fosse sarebbe da rive­dere deci­sa­mente l’ipotesi che l’informazione online amplia l’audience, la pla­tea di per­sone che frui­scono di noti­zie [o sedi­centi tali].

lineea editoriale
Pubblicato il 11 marzo 2015 by Pier Luca Santoro

Uccidere Capra & Cavoli

Esat­ta­mente un anno fa Rcs Media­group ha acqui­sito, con forti pole­mi­che al suo interno, YouReporter.

La piat­ta­forma di video-giornalismo par­te­ci­pa­tivo ha un brand molto forte, con un’immagine di marca posi­tiva e ben radi­cata, gra­zie al fatto che quasi quo­ti­dia­na­mente i prin­ci­pali canali tele­vi­sivi ita­liani ripro­pon­gono all’interno dei loro tele­gior­nali le imma­gini girate dalle per­sone pre­senti sulla piat­ta­forma vei­co­lan­done il mar­chio. Imma­gini che in mol­tis­sime occa­sioni sono state uti­liz­zate anche siti web dei gior­nali e dalle tele­vi­sioni di tutto il mondo: BBC, CNN, Alja­zeera, per citare le più note, con­tri­buendo ad accre­scerne ulte­rior­mente il valore del brand.

Si avver­tono peri­co­losi segnali di una deriva incom­pren­si­bile che rischia di minare seria­mente cre­di­bi­lità e valore, in par­ti­co­lare per le pro­po­ste di con­te­nuti vei­co­lati attra­verso i social a comin­ciare da Facebook.

Solo negli ultimi giorni sono stati vei­co­lati con­te­nuti che nulla hanno a che fare con la natura e l’immagine della piat­ta­forma, che vive da 6 anni di quanto pro­dotto dagli utenti, delle per­sone. Si va dallo sco­iat­tolo ubriaco all’ubriaco attac­cato da un ele­fante, pas­sando per 3 belle ragazze e la paro­dia di Bohe­mian Rhap­sody per arri­vare alle caprette tor­tu­rate come mostra il post sottostante.

 

È’ evi­dente come que­sto tipo di con­te­nuti abbia due carat­te­ri­sti­che: quella di non avere nulla a che fare con quanto nor­mal­mente viene pro­po­sto all’interno della piat­ta­forma, e quella di avere una con­no­ta­zione “leg­gera”, o peg­gio “virale”, il cui unico obiet­tivo, tanto per cam­biare, è quello di acchiap­pare click.

Si tratta di una ipo­tesi di lavoro che è asso­lu­ta­mente sba­gliata. I post segna­lati dai link sopra ripor­tati hanno com­menti, non mode­rati, non gestiti, come [sigh!] d’abitudine, con paro­lacce e vol­ga­rità. Soprat­tutto sono con­te­nuti che svi­li­scono pesan­te­mente la brand image di You­Re­por­ter assi­mi­lan­dola a quella di altri siti che fanno di gat­tini, fan­ciulle pia­centi e din­torni la loro ragione d’essere men­tre il motivo di esi­stenza, e le pos­si­bi­lità di ulte­riore cre­scita, della piat­ta­forma sono legate a moti­va­zioni ed obiet­tivi ben distinti.

Video non ori­gi­nali, pre­le­vati in Rete senza rico­no­scere i dovuti cre­dits agli autori, che nulla hanno a che fare e che, al di là di ogni altra pos­si­bile con­si­de­ra­zione, dequa­li­fi­cano You­Re­por­ter ed in pro­spet­tiva sva­lu­tano il valore dell’investimento.

Un per­corso che ricerca volume e non valore in cui invece di sal­vare capra e cavoli, gene­rare valore per le per­sone ed otte­nerne un ricavo eco­no­mico, le uccide. Auguri!

lineea editoriale

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Pubblicato il 10 marzo 2015 by Pier Luca Santoro

Il 2015 Sarà l’Anno delle App di Instant Messanging per le News?

Busi­ness Insi­der riprende i dati del Digi­tal News Report 2014 del Reu­ters Insti­tute for the Study of Jour­na­lism dai quali emerge come in Ita­lia l’utilizzo di Wha­tsApp per otte­nere noti­zie sia del 13% [rispetto al 10% di Twit­ter, new­swire per eccellenza].

Un pri­mato che fa del nostro Paese una delle nazioni al top, dopo Spa­gna e Bra­sile, con un uti­lizzo più che dop­pio rispetto alla media come mostra il gra­fico sottostante.

Non a caso Repub­blica, il primo dei prin­ci­pali siti di infor­ma­zione ita­liani a spe­ri­men­tare Wha­tsApp come mezzo di dif­fu­sione delle noti­zie dall’inizio del 2015, dopo pochi giorni si è tro­vato costretto a sospen­dere le richie­ste di ade­sione al ser­vi­zio per eccesso di domanda.

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Dopo il suc­cesso di Buz­z­feed, pio­niere anche da que­sto punto di vista, il cui numero di click attra­verso il pul­sante di con­di­vi­sione di Wha­tsApp ha rapi­da­mente supe­rato il numero di click di con­di­vi­sione via bot­tone di Twit­ter, il numero di testate che stanno pro­vando a sfrut­tare anche que­sto medium è rapi­da­mente in cre­scita ed i dati dif­fusi a fine anno sem­bre­reb­bero dare ragione a chi sta facendo spe­ri­men­ta­zione in tal senso.

Tra tutti, proba­bil­mente il caso più inte­res­sante è quello rap­pre­sen­tato da The Extra, digli­tal media latino ame­ri­cano, che uti­lizza Wha­tsApp per for­nire un ser­vi­zio migliore per comu­ni­care con il let­tore usan­dolo come canale per con­di­vi­dere noti­zie e infor­ma­zioni [foto, video, audio e interviste]. 

Non man­cano le dif­fi­coltà tec­ni­che e di inte­gra­zione, sia per la mac­chi­no­sità richie­sta alle per­sone per iscri­versi [e annul­lare] la sot­to­scri­zione al ser­vi­zio che per la neces­sità di cari­care manual­mente ogni sin­golo con­tatto da aggiun­gere alla lista di broa­d­cast, anche se la recente intro­du­zione della ver­sione Web dell’applicazione, una volta a regime, dovrebbe miglio­rare la user experience.

Grandi novità anche da parte di Sna­p­chat, appli­ca­zione nota per il suo uti­lizzo “hot” che invece con il recen­tis­simo lan­cio di Disco­ver, in col­la­bo­ra­zione con testate del cali­bro di Cnn, Cosmo­po­li­tan, ESPN, Natio­nal Geo­gra­phic e Vice, ha deci­sa­mente destato inte­resse in tutto il mondo dell’informazione.

Se com­ples­si­va­mente, con 100 milioni di utenti, i numeri di Sna­p­chat ini­ziano a diven­tare impor­tanti, in rife­ri­mento spe­ci­fico all’Italia, il con­fronto con Wha­tsApp, secondo i dati Audi­web, non regge.

Cer­ta­mente siamo ancora all’inizio dei gio­chi, soprat­tutto nel nostro Paese, ma non vi è dub­bio sul poten­ziale delle app di instant mes­sa­ging, e la recente intro­du­zione di noti­fica di let­tura del mes­sag­gio intro­duce poten­zial­mente nuovi stru­menti di trac­cia­mento del com­por­ta­mento del lettore.

Con i media alla con­ti­nua ricerca di nuovi canali di distri­bu­zione potremmo vedere ten­ta­tivi e spe­ri­men­ta­zioni in tal senso anche alle nostre lati­tu­dini oltre a quello di Repub­blica. Se le app citate saranno usate per spe­ri­men­tare forme di open jour­na­lism e di enga­ge­ment il 2015 potrebbe dav­vero essere il loro anno  ma se invece le moda­lità saranno solo di mera dif­fu­sione dei con­te­nuti si sarà spre­cata l’ennesima occa­sione di dia­logo, di rela­zione, con i lettori.

Audience Mobile Apps

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Pubblicato il 5 marzo 2015 by Lelio Simi

Quali professionalità cercano i siti che guidano la trasformazione digitale dell’informazione?

Quali pro­fes­sio­na­lità stanno cer­cando siti come Buz­z­Feed, Vox, Quartz o Vice? Per quali set­tori (reda­zione, mar­ke­ting, svi­luppo e ricerca) e per quali pro­fili pro­fes­sio­nali? Molto si è scritto, e si scrive, sulla tra­sfor­ma­zione digi­tale dei gior­nali, ma al di là delle ana­lisi e delle con­si­de­ra­zioni (posi­tive o nega­tive che pos­siamo fare) su alcune testate al cen­tro di que­sta tra­sfor­ma­zione come quelle citate, può essere dav­vero utile andare a guar­darsi le loro pagine dedi­cate alle “vacan­cies”, le posi­zioni aperte, dove si pub­bli­cano gli annunci per ricer­care le per­sone da assu­mere e da inte­grare nel pro­prio pro­cesso pro­dut­tivo. Giu­sto un’occhiata, niente di scien­ti­fico ma un po’ di dati ed ele­menti da appun­tarsi per fare qual­che con­si­de­ra­zione e magari, sti­mo­lare una discus­sione su que­sto argomento.

Buz­z­Feed

Della pagina “Careers” del cam­pione mon­diale della vira­liz­za­zione dei con­te­nuti (valu­tato 750 milioni di dol­lari e con 150 milioni di utenti mese) quello che col­pi­sce è la quan­tità e la varietà delle posi­zioni aperte (e paic­cia o no anche in que­sto si con­ferma una mac­china da guerra). Al momento di scri­vere que­sto pezzo sono 133 le “vacan­cies” dispo­ni­bili per tre­dici diversi set­tori, sia quelli “clas­sici” come Edi­to­rial, HR, IT, Sales e Admin ma anche Data Science (molto impor­tante in Buz­z­feed), Crea­tive Ser­vice o Busi­ness Operation.

Le sedi dei lavori sono sparse nel mondo: prin­ci­pal­mente per quella di New York (in tutto 70) ma anche per quella di Los Ange­les (28), Lon­dra (15) Syd­ney (11) e poi tutte le altre da Mexico City a San Paolo da Lagos a Hong Kong.

Le posi­zioni aperte sono in mag­gior parte richie­ste per la reda­zione: 54 vacan­cies (ovvero circa il 40% del totale) ma i set­tori “tec­nici” hanno un peso quasi pari­ta­rio, nel solo set­tore “Enge­nee­ring” se ne con­tano ad esem­pio 34, e in quello “Data Science” quattro.

Tra i pro­fili pro­fes­sio­nali ricer­cati per la reda­zione (Edi­to­rial) leg­giamo Enter­tain­ment News Edi­tor, Food Edi­tor, Food Sty­list and Recipe Deve­lo­per, Geeky Staff Wri­ter che non sono esat­ta­mente pro­fili clas­sici ricer­cati nelle reda­zioni dei media tra­di­zio­nali ma che cono­scendo anche solo mini­ma­mente la linea edi­to­riale di Buz­z­Feed sor­pren­dono fino a un certo punto. Più inte­res­sante notare ad esem­pio un Indi­ge­nous Affairs Repor­ter per la sede di Syd­ney «per espan­dere il team che si occupa delle news dall’Australia nella coper­tura dei temi legati agli abo­ri­geni e gli indi­geni delle isole dello Stretto di Tor­res» e un Paren­ting Wri­ter «Siamo alla ricerca di qual­cuno, full time e dispo­ni­bile a ini­ziare subito, per far cre­scere la nostra audience legata ai temi della geni­to­ria­lità, il che signi­fica coprire una vasta gamma di argo­menti, tra cui l’adozione, geni­tori sin­gle, omo­ge­ni­to­ria­lità, e altro ancora». Solo due esempi che la dicono lunga però sull’attenzione nello svi­lup­pare inte­ra­zione con comu­nità di inte­resse all’interno e oltre la pro­pria comu­nità dei lettori.

Vox Media

Della pagina “careers” di Vox Media (valu­tato a fine 2014 circa 380 milioni di dol­lari) col­pi­sce in prima bat­tuta la cura gra­fica e la facile acces­si­bi­lità dal sito prin­ci­pale, pos­siamo anche con­si­de­rarlo un aspetto secon­da­rio ma è indice che c’è reale e con­creto inte­resse a inte­ra­gire con i poten­ziali can­di­dati (vogliamo sco­mo­dare la parola “rispetto”?), e sin­ce­ra­mente non mi sem­bra poco, ma su que­sto tor­nerò bre­ve­mente nelle con­si­de­ra­zioni finali. In que­sto momento le posi­zioni aperte sono circa 50 divise per i sei por­tali pub­bli­cati (tra cui The Verge, Vox.com, Eater e Sb Nation) e undici sezioni ope­ra­tive (tra cui Adver­ti­sing, Cor­po­rate, Voc Crea­tive, Sales, Mar­ke­ting & Deve­lo­p­ment) la mag­gior parte per le sedi di New York, Washing­ton (dove ha sede Vox.com il pro­getto molto ambi­zioso del gior­na­li­sta Ezra Klein).

Tra le pro­fes­sio­na­lità ricer­cate un  Data Visua­li­za­tion Repor­ter e un Gro­wth Edi­tor ma col­pi­sce quella ricer­cata pro­prio per la crea­tura di Ezra Klein, Short­form Edi­tor ovvero un edi­tor che dovrà inte­ra­mente dedi­carsi ai testi dalla forma breve per «model­lare e svi­lup­pare la voce di Vox su que­sto tipo di con­te­nuti» per­ché «Vogliamo creare la miglior risorsa per i con­su­ma­tori di noti­zie su qual­siasi piat­ta­forma si tro­vino, e abbiamo biso­gno di qual­cuno che ci aiuti nel curare, impac­chet­tare, e (sì!) aggre­gare il meglio che il web ha da offrire per avan­zare que­sta missione».

Quartz

La strut­tura di Quartz (una ini­zia­tiva edi­to­riale di Atlan­tic edi­tore sto­rico ma che da tempo sta pun­tando molto sul digi­tale) è rela­ti­va­mente pic­cola rispetto alle ini­zia­tive che abbiamo citato, ma essendo uno dei pro­getti più inte­res­santi e inno­va­tivi nel campo dell’informazione online (noi ne abbiamo par­lato qui) è inte­res­sante dare uno sguardo anche alla sua pagina delle posi­zioni aperte: dodici posi­zioni aperte in tutto di cui quat­tro nella reda­zione (il 25%).

Per le pro­fes­sio­na­lità cer­cate per la reda­zione è inte­res­sante leg­gere quello richie­sto alla vaca­cies pe ril Things Repor­ter «”Thing” è sem­pli­ce­mente il nostro ter­mine onni­com­pren­sivo per le sto­rie che spez­zano libe­ra­mente il tra­di­zio­nale for­mato dell’articolo per tra­smet­tere le infor­ma­zioni in moda­lità che fun­zio­nano meglio sul web. Lo svi­lup­pare que­sti nuovi metodi e tec­ni­che nar­ra­tive deve favo­rire tutti gli altri redat­tori ad usarli, è que­sto l’obiettivo di que­sto lavoro. Siamo alla ricerca di qual­cuno con un back­ground in uno o più di que­sti campi: svi­luppo web fron­tend, ammi­ni­stra­zione dei sistemi, sta­ti­sti­che, scienze dei dati, dise­gno, scrit­tura e archi­tet­tura dell’informazione. Non pre­oc­cu­parti se nes­suno copre tutto que­sto ter­reno. Stiamo costruendo una squa­dra a tutto tondo, con una gamma di espe­rienze. Facci sapere che cosa si dovrebbe aggiun­gere, com­prese le com­pe­tenze che non sono men­zio­nati qui».

Una nota: Lo abbiamo già accen­nato ma col­pi­sce come que­ste pagine siano, nella mag­gior parte degli esempi citati, molto curate, pia­ce­voli gra­fi­ca­mente, facil­mente rag­giun­gi­bili e “usa­bili” per il can­di­dato, anche nei det­ta­gli (ad esem­pio nell’accuratezza dei form) insomma è facile capire cosa si richiede e man­dare la pro­pria can­di­da­tura . Alcuni di que­ste testate hanno atti­vato account dedi­cati alla ricerca di per­so­nale come ad esem­pio VIce­Jobs su Twit­ter, oppure messi in bella evi­denza nei pro­pri social come ad esem­pio fa Buz­z­Feed (quanti altri casi pos­siamo citare nei media tradizionali?).

No, non sono aspetti secon­dari, è il segnale che l’interazione inte­ressa real­mente e che l’editore ha tutto l’interesse a met­tere il poten­ziale can­di­dato nella posi­zione migliore per espri­mere le pro­prie potenzialità.

Infine qual­che numero di testate tra­di­zio­nali, giu­sto per dare un ulte­riore raf­fronto: sulla pagina “careers” del New York Times ci sono (sem­pre nel momento in cui scri­viamo) 115 posi­zioni aperte, in quella “work for us” del Guar­dian sono 56 (sono le due testate prese a modello, giu­sta­mente, per le loro stra­te­gie edi­to­riali sul digi­tale). Se guar­diamo in casa nostra (certo, i con­te­sti sono di tutt’altro tipo) nella pagina del Gruppo Espresso o in quella di Rcs di posi­zioni aperte non ce ne sono, in quella di Mon­da­dori sono cin­que (quat­tro sono stage) in tutte e tre le pagine si nota però in bella evi­denza i form per le “can­di­da­ture spon­ta­nee”, una moda­lità di can­di­da­tura che invece non abbiamo tro­vato in molte delle pagine che abbiamo citato sopra di testate stra­niere. Vorrà dire qualcosa?

Ecco qui un elenco delle pagine delle “posi­zioni aperte” in alcune testate all digi­tal, tra­di­zio­nali e italiane:

Quartz

ViceMedia

Huff Post

Vox Media:

Buz­z­feed

Fusion

Digi­day

Upwor­thy

New York Times

Guar­dian

Gruppo Espresso

Gruppo Mon­da­dori

Rcs

 

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Pubblicato il 4 marzo 2015 by Pier Luca Santoro, Francesca Clementoni

Media che si Masturbano

19esima pun­tata di “In Media Stat Virus: I Media nell’Era di Twit­ter” dedi­cata ai media ed il [soft] porno, di come la stra­grande mag­gio­ranza delle testate online siano sem­pre più alla deriva nell’affannosa ricerca di click, pro­du­cendo quello che Man­tel­lini defi­ni­sce, giu­sta­mente, “Il gior­na­li­smo delle caz­zate“[*]

Il pre­te­sto, l’occasione, per affron­tare ancora una volta il tema è for­nita dalla sapiente ope­ra­zione di con­tent mar­ke­ting con­dotta lo scorso wee­kend da Por­n­hub con Wan­k­band.

Par­tiamo dai “Pig Data” del por­tale di con­te­nuti por­no­gra­fici, sem­pre più azienda di tec­no­lo­gia e data ana­ly­tics, per andare dritti al cuore della que­stione evi­den­ziando come i media di tutto il pia­neta abbiano imme­dia­ta­mente rac­colto l’ipotesi del brac­cia­letto che rica­ri­che­rebbe [il con­di­zio­nale è d’obbligo poi­ché allo stato attuale non si cono­sce se e quando verrà effet­ti­va­mente rea­liz­zato] i pro­pri device tec­no­lo­gici gra­zie all’energia pro­dotta dalla masturbazione.

ilGiornale-posts-wankband

Nume­ro­sis­sime le testate, anche nel nostro Paese, che hanno colto l’occasione “acchiappa click” rilan­cian­dola anche sui social con i risul­tati che l’immagine sopra ripor­tata esem­pli­fica. Da l’Huffington Post, che al lan­cio aveva solen­ne­mente pro­messo che non avrebbe dato spa­zio a gos­sip e din­torni, a La Stampa, pas­sando per Il Gior­nale per chiu­dere in bel­lezza, si fa per dire, con il men­sile di lyfe­style maschile GQ che pro­pone “Wan­k­band, il brac­ciale che vale una sega”.

Deriva dalla quale non è immune pra­ti­ca­mente nes­suna testata con, giu­sto per citare qual­che esem­pio con­creto solo degli ultimi giorni. Il Gaz­zet­tino che si lan­cia in una appas­sio­nante cro­naca minuto per minuto — che mi aveva fatto addi­rit­tura pen­sare all’ipotesi che ci voles­sero fare un live blog­ging sulla que­stione stante il numero di arti­coli pro­dotti in 36 ore al riguardo - della “sexy sup­plente” cul­mi­nata con il “per­dono del pre­side” cor­re­dato da una foto­gal­lery degna delle rivi­ste che cir­co­la­vano ai miei tempi nelle caserme. Il Gior­nale che nel suo ricco reper­to­rio pro­pone il video della gior­na­li­sta che sul sito “si tuffa semi­nuda”, men­tre sui social — da leg­gere i com­menti, ancora una volta — diventa “tutta nuda”, appunto per acchiap­pare click, ed Il Cor­riere della Sera che tran­quil­lizza l’orgoglio maschile sulle dimen­sioni medie dei loro attri­buti più cari otte­nendo anche in que­sto caso le rea­zioni del pro­prio pubblico.

Corriere Pene

È fon­da­men­tal­mente un discorso di new­sbrand, di imma­gine di marca della testata e di coe­renza con la stessa che è fon­da­men­tale. Se per Buz­z­feed, et simi­lia, è un valore aggiunto inse­rire anche con­te­nuti di valore oltre a meme, gat­tini, etc., poi­chè rap­pre­senta un upgra­ding, così non è per gior­nali che invece inse­rendo con­te­nuti “fri­voli”, o peg­gio, svi­li­sce la pro­pria imma­gine di marca rispetto al pro­prio pubblico.

Il sen­sa­zio­na­li­smo, le coper­tine “hot” [e din­torni] non sono una novità del gior­na­li­smo online, la dif­fe­renza però è che adesso non si tratta più di un esclu­siva dei maga­zine popo­lari di gos­sip ma il cer­chio si è allar­gato a dismi­sura a fonti d’informazione “serie”.

Qual­che giorno fa è stato pub­bli­cato un inte­res­sante arti­colo: “Porn Can Save the News Indu­stry, and Not in the Way That You Think” che sostiene quanto avevo pro­vato ad espli­ci­tare anni fa su come il porno sia da sem­pre pre­cur­sore dei tempi e la costante ricerca di inno­va­zione com­ples­siva del set­tore pos­sono [al di là di gusti e mora­li­smi indi­vi­duali] essere d’insegnamento per molti altri set­tori e seg­menti di mer­cato. Se ne con­si­glia asso­lu­ta­mente la let­tura ai capo redat­tori dei web desk delle testate che è evi­dente abbiano sinora ampia­mente frain­teso il concetto.

Ad oggi, la com­pe­ti­zione si è asse­stata sul minimo comun deno­mi­na­tore per un modello che ricerca volume e non valore, non è cer­ta­mente que­sta la strada da percorrere.

Digital Revenues

Nel pod­cast sot­to­stante, come d’abitudine, è pos­si­bile ria­scol­tare e, volendo, sca­ri­care l’intera puntata.

Si ricorda che “In Media Stat Virus: I Media nell’era di Twit­ter” con­ti­nuerà la pro­gram­ma­zione sino a giu­gno e sono asso­lu­ta­mente gra­diti sug­ge­ri­menti sui temi da affron­tare da qui ad allora. Sul ter­razzo di Radio Fujiko abbiamo alle­stito appo­si­ta­mente una pic­cio­naia allo scopo. In alter­na­tiva è pos­si­bile inte­ra­gire, anche, via Twit­ter uti­liz­zando l’hashtag  #imsv14 e/o men­zio­nando i due account @pedroelrey / @radiofujiko.

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