realtà editoriali

Growth
Pubblicato il 28 ottobre 2014 by Pier Luca Santoro

La Creazione di Valore Aggiunto per l’Industria dell’Informazione

Non più tardi di ieri, a con­clu­sione della sin­tesi dell’ana­lisi di Medio­banca sui bilanci dei 7 mag­giori gruppi edi­to­riali del nostro Paese, tra gli ele­menti che citavo, par­lavo della neces­sità di un pro­fondo ripen­sa­mento del pro­dotto sin qui sot­to­po­sto, sia nella ver­sione car­ta­cea che in quella digi­tale, a rivi­si­ta­zioni più o meno azzec­cate che ne hanno di fatto lasciata intatta la strut­tura di base.

Sem­pre ieri il Finan­cial Times ha annun­ciato il lan­cio di  FirstFT, nuovo pro­dotto edi­to­riale del pre­sti­gioso quo­ti­diano economico-finanziario che il new head of aggre­ga­tion  del gior­nale [figura pro­fes­sio­nale che al pari di molte altre non  mi pare attual­mente pre­sente nelle reda­zioni dei nostri gior­nali] descrive così:

In an age of infor­ma­tion over­load where rea­ders are shy­ing away from the per­pe­tual social media stream, tru­sted edi­to­rial judg­ment and aggre­ga­tion is an increa­sin­gly valua­ble con­ve­nience for busy rea­ders. FirstFT is care­fully craf­ted, ana­ly­sed and illu­stra­ted by our world-class jour­na­lists and pro­vi­des a new way for rea­ders to get the FT’s take on the essen­tial news of the day.

Allo stesso tempo, Blendle, iTu­nes del gior­na­li­smo che pro­pone la ven­dita di sin­goli arti­coli  a prezzi varia­bili tra tra € 0,10 e € 0,80 al pezzo, annun­ciava di aver rice­vuto la non tra­scu­ra­bile somma di 3.8 milioni di dol­lari da The New York Times Com­pany e da Axel Sprin­ger per favo­rire l’espansione di que­sta start-up Olan­dese in tutta Europa.

Anche nel nostro Paese è recente il pas­sag­gio a paga­mento di Good Mor­ning Ita­lia, ser­vi­zio di accu­rata sele­zione delle noti­zie nazio­nali ed inter­na­zio­nali tanto apprez­zatonato da gior­na­li­sti impie­gati nelle reda­zioni di diverse testate che evi­den­te­mente hanno avuto poco spa­zio e ascolto “costrin­gen­doli” ad un’iniziativa auto­noma al di fuori del loro prin­ci­pale ambito lavorativo.

Win Win

Da qual­che mese, come molti cer­ta­mente sapranno, esi­ste già l’iTunes del gior­na­li­smo ita­liano: Eta­lia [*], piat­ta­forma che offre ai sin­goli gior­na­li­sti, e ad altre cate­go­rie di pro­fes­sio­nals, ma anche agli edi­tori, la pos­si­bi­lità di ven­dere i sin­goli con­te­nuti con diverse opzioni che vanno dal sin­golo pezzo sino all’abbonamento al gior­nale e/o alla rivi­sta.

I gior­nali sono morti, come si pro­clama ormai da almeno un lustro, ma la que­stione non è se siano morti quelli di carta e quante spe­ranze, quante pos­si­bi­lità abbiano quelli digitali/online, è l’idea di gior­nale come pac­chetto mono­li­tico ad essere defunta e con essa i modelli di busi­ness che l’hanno carat­te­riz­zato negli ultimi 100 anni.

La crea­zione di valore aggiunto per l’industria dell’informazione passa, anche, dalla sot­tra­zione, dal non imporre con­te­nuti che non inte­res­sano, dal sele­zio­nare per il let­tore quel che è è rile­vante per lui e sola­mente per lui e per il quale dun­que cre­scerà la pro­pen­sione a pagare per la fruizione.

Growth

[*] Disclai­mer: Il sot­to­scritto ha ope­rato come con­su­lente, anche, per Etalia.

Variazione Ricavi Gruppi Editoriali
Pubblicato il 27 ottobre 2014 by Pier Luca Santoro

Principali Gruppi Editoriali Italiani 2009 — 2013 & 1° semestre 2014

Mer­co­ledì 22 otto­bre scorso Il Fatto Quo­ti­diano ha pub­bli­cato, sulla ver­sione car­ta­cea del gior­nale, un arti­colo che ripren­deva i risul­tati di un’analisi sui bilanci dei prin­ci­pali gruppi edi­to­riali con­dotta dal Uffi­cio Studi di Mediobanca.

Arti­colo molto inte­res­sante, anche se forse dal titolo ecces­si­va­mente scan­da­li­stico, ripreso in maniera ancor più sen­sa­zio­na­li­stica, come’abitudine, da Dago­spia.

Sette Sorelle

Come viene ripor­tato nell’articolo, lo stu­dio è dispo­ni­bile sul sito dell’Ufficio Studi di Medio­banca. Visto che lo stu­dio inte­gra l’analisi effet­tuata dal nostro gruppo di lavoro [1, 2, 3 & 4] aggior­nan­dola con i dati del primo seme­stre 2014, al di là di quanto scritto da Il Fatto Quo­ti­diano, mi pare utile appro­fon­dire quanto emerge.

I gruppi edi­to­riali presi in con­si­de­ra­zione sono 7: Gruppo RCS Media­Group, Gruppo Mon­da­dori, Gruppo Edi­to­riale L’Espresso, Gruppo Il Sole 24 ORE, Gruppo Mon­rif, Gruppo Cal­ta­gi­rone Edi­tore ed Edi­trice La Stampa. Si stima che nel loro insieme i sette gruppi con­si­de­rati rap­pre­sen­tino a fine 2013 il 70% circa dei ricavi com­ples­sivi del set­tore edi­to­riale italiano.

L’evoluzione recente dei mag­giori gruppi edi­to­riali ita­liani si inqua­dra in una ten­denza di più lungo periodo che ha visto in Ita­lia un dif­fuso pro­cesso di disaf­fe­zione verso la carta stam­pata quo­ti­diana. Secondo i dati FIEG a tutto il 2013 le ven­dite dei quo­ti­diani sono calate del 45% rispetto al 1990, feno­meno fat­tosi par­ti­co­lar­mente intenso dal 2008 [-31%]. Nel quin­quen­nio 2009–2013 i ricavi aggre­gati dei sette mag­giori gruppi edi­to­riali ita­liani hanno segnato una fles­sione del 27,7%, ovvero dai 5,8 mld. di euro del 2009 ai 4,2 mld. del 2013.

In det­ta­glio le ridu­zioni hanno riguar­dato la rac­colta pub­bli­ci­ta­ria [-31,3]), la dif­fu­sione [-29%] e i ricavi acces­sori (-16,7%). Il calo più con­si­stente riguarda RCS [-40,4%], su cui ha pesato anche la ces­sione del Gruppo fran­cese Flam­ma­rion nel set­tem­bre 2012 — oltre 200 milioni di euro il suo giro d’affari — Gli altri Gruppi hanno per­duto quote di fat­tu­rato che oscil­lano tra il 29% di Cal­ta­gi­rone ed il 17% della Mon­da­dori che ha segnato il calo più contenuto.

Variazione Ricavi Gruppi Editoriali

La com­po­si­zione dei ricavi è varie­gata tra i Gruppi edi­to­riali: la rac­colta pub­bli­ci­ta­ria è più rile­vante per L’Espresso e Cal­ta­gi­rone [rispet­ti­va­mente 56%-57% del totale], la dif­fu­sione conta di più in RCS, La Stampa e Mon­da­dori [53–55%].

Dav­vero pecu­liare la posi­zione de Il Sole 24 ORE, ove un quarto dei ricavi è gene­rato dall’area soft­ware, che ha por­tato ricavi attorno ai 100 milioni [prima essere ceduta nel mag­gio 2014!!!]. Mon­da­dori genera un quarto delle ven­dite dai libri, e Mon­rif che com­prende atti­vità alber­ghiere per circa 20 milioni di fatturato.

Nel quin­quen­nio Mon­da­dori ha subìto la mag­giore caduta di ricavi pub­bli­ci­tari [-43,2%], ma tutti gli edi­tori hanno segnato fles­sioni supe­riori al 30% con l’eccezione de L’Espresso che ha con­te­nuto la ridu­zione al 18,9%. 

È inte­res­sante notare come per il Gruppo Espresso, nel periodo preso in con­si­de­ra­zione, i ricavi “altri” cre­scano di ben l’80%. Incre­mento che però serve a poco nel risol­le­vare le sorti del gruppo in que­stione poi­chè si tratta di quello per il quale que­sta voce di ricavi ha la minor inci­denza sul bilancio.

principali-gruppi-editoriali-italiani-2009-2013-e-primo-semestre-2014

Anda­mento che, come noto, ha tra­sci­nato l’occupazione che si è ridi­men­sio­nata nel quin­quen­nio del 22,3% coin­vol­gendo circa 4.200 dipen­denti [ed oltre 10mila edicolanti]. 

Down­si­zing, ricam­bio e prov­ve­di­menti con­trat­tuali [cassa inte­gra­zione e soli­da­rietà] però non hanno inciso in pari misura sul costo del lavoro, pas­sato dagli 82mila euro medi del 2009 agli 81mila del 2013. Ne ha risen­tito il Clup [costo del lavoro per unità di pro­dotto], cre­sciuto dal 94,3% al 109,5%.

La per­dita di com­pe­ti­ti­vità dei mag­giori edi­tori tra 2009 e 2013 è pari a 13,7 punti per­cen­tuali [dif­fe­ren­ziale tra la caduta di pro­dut­ti­vità del 14,9% e la mode­sta con­tra­zione del costo del lavoro uni­ta­rio dell’1,2%]. Mon­da­dori e RCS segnano il mag­giore dete­rio­ra­mento di com­pe­ti­ti­vità [-23 punti circa], Mon­rif e La Stampa i minori [8 e 9 punti rispettivamente].

Il mar­gine ope­ra­tivo netto è in deciso peg­gio­ra­mento per tutti i gruppi edi­to­riali presi in considerazione.

principali-gruppi-editoriali-italiani-2009-2013-e-primo-semestre-2014 CLUP & MON

Sulla base di un indice nor­ma­liz­zato che sin­te­tizza tre indi­ca­tori di effi­cienza, red­di­ti­vità ope­ra­tiva e strut­tura finan­zia­ria [Clup, MON/Fatturato e debito finanziario/capitale netto], si può rica­vare una clas­si­fica delle grandi società per per­for­mance com­ples­siva. Nel 2013 L’Espresso risulta il best per­for­mer, men­tre il Sole 24 ORE ha il pro­filo meno vir­tuoso. Nel 2009 L’Espresso occu­pava la mede­sima posi­zione, all’ultimo vi era La Stampa, l’unica società ad avere miglio­rato nell’ultimo quin­quen­nio la pro­pria posi­zione, recu­pe­rando due posti in clas­si­fica. Mon­da­dori si con­ferma seconda in clas­si­fica, seguita da Cal­ta­gi­rone e RCS [sta­bili al terzo e quarto posto]; Il Sole 24 ORE perde due posi­zioni scen­dendo in ultima posizione.

Performance Complessiva Gruppi Editoriali

Il rap­porto di Medio­banca sul pes­simo stato di salute dell’editoria ita­liana con­tiene molte altre infor­ma­zioni ed indi­ca­tori d’interesse. Come d’abitudine non posso che con­si­gliarne la let­tura inte­grale al di là della mia sintesi.

Gli aspri numeri indi­cano con chia­rezza che ad oggi nes­sun gruppo edi­to­riale è riu­scito a tro­vare il ban­dolo della matassa.

Più che nella ridu­zione degli orga­nici, che oltre un certo livello rischia ine­vi­ta­bil­mente di met­tere seria­mente a rischio la qua­lità del pro­dotto, dei gior­nali, si tratta di inter­ve­nire in ter­mini di strut­tu­ra­zione, rior­ga­niz­za­zione e riqua­li­fi­ca­zione degli stessi.

Quando, come in que­sto caso,  le imprese viag­giano su due binari paral­leli che, nella migliore delle ipo­tesi, non si incon­trano, con la parte gior­na­li­stica da un lato e quella gestio­nale dall’altro, come avviene nella grande mag­gio­ranza delle testate ancora oggi, le cose non pos­sono funzionare.

Composizione Organici Giornali

Più che sul taglio dei costi, dove­roso in tempi di crisi [a tal pro­po­sito si ram­menta il valore dell’infor­ma­tiz­za­zione delle edi­cole], si tratta di inter­ve­nire sulla cre­scita dei ricavi.

Cre­scita che deve passare:

  1. Attra­verso un pro­fondo ripen­sa­mento del pro­dotto sin qui sot­to­po­sto, sia nella ver­sione car­ta­cea che in quella digi­tale, a rivi­si­ta­zioni più o meno azzec­cate che ne hanno di fatto lasciata intatta la strut­tura di base.
  2. Apren­dosi dav­vero al pub­blico, appro­prian­dosi anche a que­ste lati­tu­dini dell’idea di ope­ness sul quale si basa il cre­scente suc­cesso del Guardian
  3. Diven­tando punto di rife­ri­mento essen­ziale della pro­pria comu­nità di rife­ri­mento, costruendo intorno alla stessa una serie di bene­fici mate­riali ed imma­te­riali che con­sen­tano di valo­riz­zarla, anche economicamente
  4. Abban­do­nando l’attuale logica di gene­ra­zione di ricavi basata, anche per il digitale/online, solo sul bino­mio vendite-pubblicità, ricer­cando nuove fonti di ricavo [che esi­stono, volendo].

Buon lavoro.

Plans Internet

newsbusinessmodels
Pubblicato il 24 ottobre 2014 by Pier Luca Santoro

Come Sopravvivere alla Crisi della Carta Stampata

Terza pun­tata su Radio Citta Fui­jko di “In Media Stat Virus: I Media nel’era di Twit­ter” dedi­cata al dilemma del pri­gio­niero ed a come soprav­vi­vere alla crisi della carta stam­pata, ovvero a quali nuovi modelli di busi­ness è pos­si­bile per­se­guire per sup­plire al calo di ven­dite e rac­colta pub­bli­ci­ta­ria della carta stam­pata ai quali l’online, allo stato attuale delle cose, non rie­sce a sopperire.

newsbusinessmodels

Durante la tra­smis­sione, tra buona musica e la spie­ga­zione di per­chè credo che il dilemma del pri­gio­niero sia un modello che pare per­fet­ta­mente cal­zante all’attuale dif­fi­coltà di defi­nire se e come sia pos­si­bile rim­piaz­zare i ricavi della carta con quelli del digi­tale, provo ad indi­care alcune pos­si­bili strade per il recu­pero dei ricavi in ambito digitale.

In par­ti­co­lare si parla di:

  • Shop­pa­ble
  • Mem­ber­ship
  • Rever­sed Paywall
  • Altre pos­si­bi­lità esistenti

Nel pod­cast sot­to­stante è pos­si­bile [ri]a­scol­tare e, volendo, sca­ri­care l’intera puntata.

Mar­tedi pros­simo, 28.10.2014, si parla di Social Media Stra­tegy delle Isti­tu­zioni, ovvero di come le isti­tu­zioni e la PA uti­liz­zano i socialSi ricorda che è pos­si­bile inte­ra­gire via Twit­ter uti­liz­zando l’hashtag #imsv14  @pedroelrey /@radiofujiko.

Repubblica Social Ad Comments
Pubblicato il 23 ottobre 2014 by Pier Luca Santoro

Social Ads De Noantri

Riprende la rubrica men­sile “de noan­tri” dedi­cata al meglio del peg­gio, alle cat­tive pra­ti­che, non tanto per pun­tare il dito con fare accu­sa­to­rio quanto per spro­nare a fare di meglio.

È oggi la volta dei social ads, dell’advertising sui social e ovvia­mente in par­ti­co­lare su Face­book. Lo spunto viene for­nito da la Repub­blica che pro­muove appunto con que­sto for­mat l’abbonamento alla pro­pria ver­sione digitale.

Repubblica Social Ad FB

 

Evi­den­te­mente la gestione dell’annuncio pub­bli­ci­ta­rio non deve essere stata affi­data ad un pro­fes­sio­ni­sta degno di que­sto nome se si con­si­dera che, pur essendo attivo dal 26 di set­tem­bre, in circa un mese “piace” a sole 88 per­sone. È chiaro che la sele­zione del tar­get dell’annuncio è stata fatta senza la neces­sa­ria cura, in maniera troppo generale.

Aspetto che emerge con ancor mag­gior chia­rezza leg­gendo i 22 com­menti [a que­sto momento]. Com­menti che sono tutti di insulti, di spre­gio nei con­fronti del quo­ti­diano, chiaro segno che l’annuncio è stato mostrato a per­sone a cui non piace. Ulte­riore segno di debo­lezza nella gestione per un quo­ti­diano la cui pagina Face­book piace alla bel­lezza di quasi due milioni di persone.

Repubblica Social Ad Comments

Com­menti che ancora una volta [sigh!] non ven­gono mode­rati, gestiti, nono­stante con­ten­gano scur­ri­lità di vario genere, come ahimè suc­cede anche per la pagina Face­book stessa del giornale.

Non sarà un caso se tra i casi di suc­cesso che Face­book pro­pone nella pro­pria sezione busi­ness, quella dedi­cata agli inser­zio­ni­sti, non vi sia nes­suno dei media ma siano pre­senti solo imprese di altri settori.

Set­tori che quando pia­ni­fi­cano delle cam­pa­gne su Face­book rispon­dono ai com­menti che ven­gono fatti dalle per­sone, gesti­scono le obie­zioni che ven­gono mosse, dia­lo­gano a tono, dimo­strando che esi­ste la pos­si­bi­lità di farlo, volendo.

In uno dei tanti arti­coli, di oltre due anni fa, che com­pa­iono in Rete sul social media mar­ke­ting viene tra le altre cose scritto: “If you don’t know the peo­ple, or don’t care, it’s pro­ba­bly not social media. It’s just media. It doesn’t mat­ter if it’s crea­ted by an indi­vi­dual or a corporation”. 

Mi pare un’ottima sin­tesi di come la stra­grande mag­gio­ranza delle testate del nostro Paese gesti­scono la loro pre­senza sui social, inclusa quella a paga­mento. I social ads de noantri…

Bonus track quello da fare e da non fare, appunto, con gli ads su Facebook.

Media ITA & YouTube
Pubblicato il 17 ottobre 2014 by Pier Luca Santoro

I Media Italiani & YouTube

You­Tube è un canale pri­vi­le­giato per rag­giun­gere gio­vani e gio­va­nis­simi, Pub­blico che resta com­ples­si­va­mente molto distante dai canali infor­ma­tivi tra­di­zio­nali inclusi i siti web dei quo­ti­diani generalisti.

Ad esclu­sione dei canali tele­vi­sivi è dav­vero ridotta all’osso la pre­senza dell’informazione tra­di­zio­nale nella “Top30” di Social­ba­ker che for­ni­sce i dati sui primi 30 media ita­liani per numero di fol­lo­wer e numero di video visti.

RAI è il primo dei media del nostro Paese per numero di fol­lo­wer, di iscritti al pro­prio canale, ma sci­vola nella seconda metà della clas­si­fica per numero di video visti. Esat­ta­mente all’opposto La7 che invece pur avendo un numero rela­ti­va­mente ridotto di iscritti è terza nel ran­king per video visti; pro­ba­bil­mente gra­zie a Crozza.

Il vero feno­meno è Pupia Cam­pa­nia TV, web tv regio­nale che supera Euro­news [in ita­liano], Zelig, MTV e la RAI per numero di visua­liz­za­zioni dei video.

PupiaTV

Per quanto riguarda i quo­ti­diani l’unica pre­senza è quella de IlSe­co­lo­XIX di Genova, seguito, per visua­liz­za­zioni video, dall’agenzia di stampa  Adnkronos.

Nella parte bassa della clas­si­fica tro­viamo Pano­rama con soli 660 iscritti ma quasi 3 milioni di visua­liz­za­zioni video, laeffe,  la TV del gruppo Fel­tri­nelli, con 3446 iscritti e circa 800mila visua­liz­za­zioni video,  Inter­na­zio­nale con 712 fol­lo­wer e  85mila visua­liz­za­zioni, e Wired Ita­lia con 1291 iscritti e poco più di 43mila visua­liz­za­zioni video.

Pare dav­vero che anche que­sta resti un’occasione di con­tatto, di rela­zione, mancata.

Aggregazioni Audiweb
Pubblicato il 16 ottobre 2014 by Pier Luca Santoro

Il Doping di Audiweb

Il Con­si­glio d’Amministrazione di Audiweb,all’inizio di gen­naio 2014, ha appro­vato il nuovo rego­la­mento sull’aggregazione delle audience dei brand di tutti gli edi­tori iscritti al sistema di rile­va­zione. Il nuovo rego­la­mento pre­vede modi­fi­che che garan­ti­ranno una mag­giore tra­spa­renza nella rap­pre­sen­ta­zione delle com­po­nenti di audience di ogni edi­tore, distin­guendo le audience ‘’orga­ni­che” da quelle ‘’aggre­gate o non orga­ni­che’’ deri­vanti da accordi edi­to­riali di ces­sione traf­fico [TAL – Traf­fic Assi­gn­ment Let­ter] attra­verso una rior­ga­niz­za­zione del cata­logo di Audi­web e le regole di com­po­si­zione dei brand e dei channel.

Ad ago­sto, 8 mesi dopo l’approvazione, il det­ta­glio dei dati è dispo­ni­bile solo per il traf­fico da PC ma non da mobile e dun­que il dato della “total digi­tal audience” è ancora viziato, artefatto.

Il gra­fico sot­to­stante — dati Audi­web Ago­sto 2014 — mostra l’incidenza, la quota di utenti unici da PC nel giorno medio sul totale di siti web “aggre­gati”, siti web che di fatto nulla hanno a che fare con la testata in que­stione [pas­sando il mouse ven­gono visua­liz­zati i valori per­cen­tuali]. Si va da una per­cen­tuale del 7.7% di Repubblica.it sino al 66.6% de Il Post.

 

Nel det­ta­glio:

  • Donna Moderna aggrega: Donna Moderna — misya, Donna Moderna — Amando, Donna Moderna — Girai­ta­lia, eDonna Net­work, Donna Moderna — Bam­bi­nieu e Starbene.it per un totale di 52.511 utenti unici nel giorno medio su un com­ples­sivo di 123.724 utenti unici nel giorno medio
  • Il Post aggrega: FilmTV, Sol­dion­line net, Spor­tlive e Gadlerner.it per un totale di 83. 516 utenti unici nel giorno medio su un com­ples­sivo di 125.484 utenti unici nel giorno medio
  • Il Mes­sag­gero aggrega: Hdblog con 46.880 utenti unici nel giorno medio su un com­ples­sivo di 308.180 utenti unici nel giorno medio
  • La Repub­blica aggrega: Tom’s Hard­ware con 66.072 utenti unici nel giorno medio su un com­ples­sivo di 860.433 utenti unici nel giorno medio
  • Quotidiano.net aggrega: QN Hard­ware Upgrade, Pro­mo­qui, Dicios.it, Urban­post ‚ Prontoimprese.it, Lux­gal­lery e Ubi­ten­nis per un totale di 162.040 utenti unici nel giorno medio su un com­ples­sivo di 272.081 utenti unici nel giorno medio
  • TgCom24 aggrega: Meteo.it e panorama.it per un totale di 161.331 utenti unici nel giorno medio su un com­ples­sivo di 419.07 utenti unici nel giorno medio

Tutto que­sto per i canali dichia­rati dagli edi­tori i cui dati, solo da PC, sono dispo­ni­bili, ma ovvia­mente ve ne sono molti altri che sicu­ra­mente li inse­ri­scono nella voce “altro

È ora di fare defi­ni­ti­va­mente luce sulle aggre­ga­zioni per non con­ti­nuare a com­prare il display adver­ti­sing un tanto al chilo. Fate vobis…

PLS OdG
Pubblicato il 14 ottobre 2014 by Pier Luca Santoro

Giornalismo Digitale [e dintorni]

Sono stati pub­bli­cati i video della pre­sen­ta­zione della ricerca sul gior­na­li­smo e l’organizzazione delle reda­zioni digi­tali in Ita­lia che il gruppo di lavoro sui “Gior­na­li­smi” del Con­si­glio nazio­nale dell’Ordine dei Gior­na­li­sti ha pre­sen­tato a Prato in aper­tura di Digit2014. 

È una serie di sette video con la pre­sen­ta­zione della sin­tesi dei risul­tati da parte di Pino Rea, coor­di­na­tore del cruppo di lavoro del Cnog che ha con­dotto la ricerca in aper­tura dell’incontro, un ulte­riore appro­fon­di­mento da parte del sot­to­scritto, e gli inter­venti di Mario Tede­schini Lalli, vice­di­ret­tore Inno­va­zione e svi­luppo del Gruppo Espresso, ed il Pre­si­dente del Cnog Enzo Iaco­pino, seguiti da quello del segre­ta­rio della Fnsi Franco Siddi.

Inter­venti, gli ultimi due [quelli di Iaco­pino e Siddi], che hanno gene­rato una rea­zione tanto pacata quanto decisa da parte mia. Nel video sot­to­stante, dal minuto 7:21, potete ascol­tare le mie parole, la mia per­so­nale visione su una serie di argo­menti che vanno dall’organizzazione del lavoro nelle reda­zioni all’equo com­penso pas­sando per il fatto  che i let­tori “devono” pagare le noti­zie online e la for­ma­zione ai giornalisti.

Seguono due video del dibat­tito, del que­stion & answers con il pub­blico, con le per­sone pre­senti in sala, che inte­grano ulte­rior­mente il con­ve­gno arric­chen­dolo con una serie di spunti e rifles­sioni che vale la pena di ascol­tare, credo.

Nel mio inter­vento sopra ripor­tato sono inten­zio­nal­mente “pun­gente”. MI farebbe pia­cere rice­vere un feed­back se pote­ste inve­stire 3 minuti del vostro tempo inse­rendo un vostro con­tri­buto nell’apposito spa­zio dei com­menti. Grazie

Adv per mezzo Ago 2014
Pubblicato il 10 ottobre 2014 by Pier Luca Santoro

Investimenti Advertising Italia

Sono stati dif­fusi i dati su gli inve­sti­menti pub­bli­ci­tari per mezzo per il periodo gen­naio — ago­sto 2014. 

La ten­denza è ulte­rior­mente peg­gio­ra­tiva rispetto a luglio che regi­strava un calo dell’0.5% rispetto al mese cor­ri­spon­dente dell’anno pre­ce­dente ed un — 2.2% in con­fronto ai primi sette mesi del 2013. Finito “l’effetto mon­diali” [Il mese di giu­gno si era chiuso a +5,5%] insomma riprende l’andamento nega­tivo degli inve­sti­menti in adver­ti­sing classico.

Rela­ti­va­mente ai sin­goli mezzi, la tv cre­sce del +0,9% nel periodo cumu­lato gen­naio – ago­sto, ma chiude il sin­golo mese a –18%. Il mezzo Stampa con­ferma il peg­gio­ra­mento di luglio, calando del –10,4% nei primi otto mesi e del –7,7% in ago­sto. Inter­net, escluso search e social, con­ferma comun­que l’inversione di ten­denza avviata a giu­gno, chiu­dendo il mese di ago­sto a +6,8% ed in pro­gres­sivo si atte­sta al +0,9%.

Nei primi 8 mesi dell’anno, la quota degli inve­sti­menti pub­bli­ci­tari su Inter­net pesa il 7.5% del totale, quasi pari a quella dei perio­dici [7.8%]. La stampa com­ples­si­va­mente pesa il 21% del totale advertising.

 

Per quanto riguarda gli inve­sti­menti sulla carta stam­pata i perio­dici hanno un anda­mento ancora peg­giore dei quo­ti­diani. In par­ti­co­lare i quo­ti­diani nel loro com­plesso regi­strano –10,1% a fat­tu­rato e –7,1% a spa­zio, men­tre i perio­dici segnano un calo a fat­tu­rato del –11,1% e a spa­zio del –10,9% con i set­ti­ma­nali che regi­strano un anda­mento nega­tivo a fat­tu­rato del –10,8% ed a spa­zio –7,6%. Com­ples­si­va­mente si evi­den­zia dun­que una mag­gior ten­sione sui listini che sulla ven­dita di spazi di per se stessa.

ADS Agosto 2014
Pubblicato il 9 ottobre 2014 by Pier Luca Santoro

Più Canali di Vendita # Più Vendite

In que­sti giorni tor­nano a cir­co­lare con insi­stenza voci sulla libe­ra­liz­za­zione dei punti ven­dita dei gior­nali. Al tempo stesso ven­dono dif­fusi i dati sulle ven­dite dei quo­ti­diani ad agosto.

In un mese in cui tra­di­zio­nal­mente aumenta la let­tura, e la ven­dita, della carta stam­pata, pur som­mando i dati delle ven­dite dei quo­ti­diani sia nella ver­sione car­ta­cea che nella “replica digi­tale”, le ven­dite calano di oltre 400mila unità rispetto all’agosto 2013 [-9.5%].

Unica ecce­zione vir­tuosa Il Sole24Ore che gra­zie al digi­tale rea­lizza un incre­mento del 18.3% rispetto al mese cor­ri­spon­dente dell’anno pre­ce­dente. Il Cor­sera ha un calo di ven­dite in linea con il mer­cato [-9.4%], Repub­blica regi­stra una fles­sione del 7.4% men­tre La Gaz­zetta dello Sport regi­stra un — 10.9% [che diventa un –18.9% nell’edizione del lunedì, quella più ven­duta, per citare solo alcune delle testate con mag­giori vendite.

Un amplia­mento della distri­bu­zione, sia esso attra­verso la libe­ra­liz­za­zione degli eser­cizi com­mer­ciali auto­riz­zati alla ven­dita di gior­nali che attra­verso altri canali quali il digi­tale, non è con­di­zione suf­fi­ciente di per se stessa a garan­tire un aumento delle vendite.

Men­tre in Fran­cia i 13 mag­giori gior­nali del Syn­da­cat de la Presse Quo­ti­dienne Natio­nale fanno qua­drato per pro­muo­vere le ven­dite nelle edi­cole con una cam­pa­gna stampa ad hoc, in Ita­lia gli edi­tori ritor­nano a caval­care la chi­mera delle liberalizzazioni.

Non si è mai visto mer­cato, incluso quello auto­mo­tive che pre­senta molte somi­glianze per logi­che distri­bu­tive, in cui i pro­dut­tori fanno la guerra al trade. In Ita­lia tocca vedere anche questo.

Chi si loda s'imbroda
Pubblicato il 3 ottobre 2014 by Pier Luca Santoro

Chi si Loda s’Imbroda?

L’articolo di fact chec­king, di revi­sione cri­tica, rela­ti­va­mente alle dichia­ra­zioni di “straor­di­na­rio suc­cesso” di «L’Huffington Post Ita­lia»  ha avuto un’incredibile atten­zione in ter­mini di visite a que­sto spa­zio e di ampli­fi­ca­zione sociale, di con­di­vi­sione sui social [GRAZIE!].

Così è stato, com’era natu­rale che fosse, anche da parte dei diretti inte­res­sati che, a firma del Vice Diret­tore della testata in que­stione, hanno repli­cato con: “Una rispo­sta a chi dubita dei nostri dati”.

Tweet HuffPost

Pre­messo che, ovvia­mente, non vi sono que­stioni per­so­nali ma si tratta di altro tipo di que­stioni, di inte­resse a capire il vero anda­mento dei “new players” dell’informazione. Ana­liz­ziamo la “risposta”.

Gianni Del Vec­chio cita una ricerca che cono­sco molto bene aven­dola sin­te­tiz­zata nella prima metà di set­tem­bre, anche per­chè Human Hig­way, la società di ricer­che che ha rea­liz­zato per conto di Ban­zai lo stu­dio, tra l’altro, è stata in diverse occa­sioni part­ner in alcuni dei nostri lavori.

Citando i dati emer­genti dalla pre­ci­tata ricerca, si scrive che:

• Nel primo seme­stre del 2014 gli arti­coli di Huf­fing­ton Post hanno gene­rato quasi 20mila con­di­vi­sioni ogni giorno, risul­tati che lo col­lo­cano al set­timo posto nel pano­rama ita­liano, subito die­tro a Corriere.it e prima di Gaz­zetta, La Stampa, Sole 24 Ore, Libero, Leggo, Il Post;

• Si tratta di un incre­mento del 154% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso (a scopo di para­gone, nello stesso periodo, Repub­blica è cre­sciuta del 54%, Il Fatto dell’86%, il Cor­riere del 7%);

• A livello medio, ogni arti­colo pub­bli­cato da Huf­fing­ton genera 350 con­di­vi­sioni, meglio di Cor­riere, Gaz­zetta, Lin­kie­sta, Il Post;

• Anche in que­sto caso, la cre­scita rispetto al primo seme­stre 2013 è del 131%;

• In que­sto momento gli utenti attivi dell’Huffington Post su Face­book sono il 43% della base fan, indice di un coin­vol­gi­mento della comu­nità che pochi in Ita­lia pos­sono vantare;

Si tratta di dati che solo par­zial­mente hanno a che vedere con l’engagement — che comun­que la Annun­ziata col­lo­cava al 50% circa e non al 43% — essendo le con­di­vi­sioni solo uno dei para­me­tri attra­verso i quali si moni­tora lo stesso, come mostra l’immagine sot­to­stante in caso di dubbi al riguardo.

Fan­page Karma mostra, come è stato scritto, che l’engagement è dello 0,1% e che il 74% dei fan della pagina Face­book inte­ra­gi­sce solo una volta. Che Huf­f­Post Ita­lia mostri, e dimo­stri, i pro­pri dati pub­bli­ca­mente così che pos­sano essere veri­fi­cati come lo sono que­sti. Sarebbe comun­que, a pre­scin­dere dalla que­stione spe­ci­fica, una dimo­stra­zione di aper­tura al con­fronto, alla socia­lità di cui stiamo parlando.

Engagement Rate Facebook

Più in gene­rale, pro­ba­bil­mente c’è biso­gno di una “ripas­sa­tina” ai basic delle metri­che dei social.

Infatti si pro­se­gue — e si con­clude — con:

• Sul fronte Twit­ter, si con­te­sta l’attività dell’account (“ha ret­wit­tato 26 volte [1% del totale dei tweet], ha rispo­sto — reply — 10 volte ed ha men­zio­nato 91 volte un account che non fosse il pro­prio”) ma l’engagement è un’altra cosa: è il numero di ret­weet, e men­zioni rice­vute, non quelle effettuate

Quella è la reach, gen­ti­lis­simo Del Vec­chio, non l’engagement. Non lo dico io ma Twit­ter, mi spiace.

Nes­suna rispo­sta viene invece sul fronte dei ricavi, che era il terzo punto del mio arti­colo di lunedì 29 set­tem­bre scorso, e sulla rile­vanza dell’home page di Repubblica.it sul totale degli utenti unici nel giorno medio.

Come, altret­tanto, nes­sun cenno viene fatto alla pro­messa effet­tuata all’esordio di non dare spa­zio a gos­sip nella terza colonna [quella dei “boxini mor­bosi” per inten­derci] che invece guar­dando quali sono gli arti­coli più clic­cati non par­rebbe essere stata man­te­nuta. Giu­di­cate voi.

Da anni lo scri­vente, ed i suoi incauti com­pa­gni di viag­gio, pro­vano ad instil­lare, per­lo­meno, il dub­bio che nell’online non è più pos­si­bile pren­dere le metri­che solo dal punto di vista quan­ti­ta­tivo ma che sia neces­sa­rio, forse indi­spen­sa­bile, anche quello qua­li­ta­tivo e che su que­sto serve un salto di qua­lità nelle ana­lisi dei dati. Il “celo­lun­ghi­smo”, i toni trion­fali, basati esclu­si­va­mente su ele­menti quan­ti­ta­tivi, ser­vono a poco a tutti.

Il mio, il nostro, fact chec­king va in que­sta dire­zione e pace se facendo que­sto si toc­cano alcune sen­si­bi­lità se ciò può con­tri­buire a riflet­tere meglio su come ana­liz­zare i dati. Que­sto è uno spa­zio aperto per tutti quelli che su que­sti temi [senza pre­giu­dizi o motivi auto­pro­mo­zio­nali] vogliano discu­terne, non a caso, fati­co­sa­mente, con le nostre sole forze, stiamo aprendo un’area com­mu­nity al suo interno.

Chi si loda s’imbroda?

Chi si loda s'imbroda

“Bonus track”: Defi­ning the Right Mea­su­re­ment for Your Digi­tal Strategy

Older Posts