realtà editoriali

Membership IJF15
Pubblicato il 20 aprile 2015 by Pier Luca Santoro

Membership

Il key­note speech di Jeff Jar­vis durante la quarta gior­nata del Festi­val Inter­na­zio­nale del Gior­na­li­smo è stato sicu­ra­mente uno degli eventi che mag­gior inte­resse ha suscitato.

Inter­vento che per quanto riguarda i busi­ness model, gli ele­menti per ren­dere soste­ni­bile l’evoluzione digi­tale dell’informazione, è stato for­te­mente incen­trato sull’idea di membership.

Membership IJF15

Il caso vuole, diciamo, che il work­shop tenuto dal sot­to­scritto due giorni prima, nella gior­nata di ini­zio di #ijf15, su quali i pos­si­bili modelli di busi­ness per la soste­ni­bi­lità dell’informazione sia incen­trato pre­va­len­te­mente pro­prio sullo stesso argo­mento, sulla stessa area come pos­si­bile elemento.

Se, per impe­gni di lavoro o per­ché atti­rati da altri meri­te­voli ini­zia­tive durante il Festi­val, ve lo foste perso, pren­de­tevi un’oretta per guar­dare il work­shop e le rela­tive slide.

A mar­gine si segnala lo speech di Andrea Ran­gone, Coor­di­na­tore del Cen­tro di Ricerca Osser­va­tori Digi­tal Inno­va­tion del Poli­tec­nico di Milano, su digi­tal media and inno­va­tion in busi­ness models, che nella pre­messa con­tiene alcun i dati d’interesse sul tema, e  il panel sui nuovi modelli di busi­ness per il gior­na­li­smo con rela­tori illu­stri come il fon­da­tore di Blendle e il senior vice pre­si­dent di News Corp.

Quando e qua­lora vi inte­res­sasse appro­fon­dire ulte­rior­mente non esi­tate a con­tat­tarci.

Membership Slide

top_aggregazioni
Pubblicato il 14 aprile 2015 by Pier Luca Santoro

Aggregazioni Siti Web Informazione Italia

Audi­web ha reso dispo­ni­bili pub­bli­ca­mente i dati della total digi­tal audience del mese di feb­braio 2015.

A par­tire da que­sto mese di rile­va­zione viene offerto un mag­gior det­ta­glio nella rap­pre­sen­ta­zione delle com­po­nenti di audience di ogni edi­tore iscritto ad Audi­web, distin­guendo le audience ‘’orga­ni­che”, deri­vanti dal traf­fico rea­liz­zato su siti di pro­prietà del publi­sher iscritto, da quelle ‘’com­ples­sive o non orga­ni­che’’, deri­vanti da accordi edi­to­riali di ces­sione del traf­fico, comu­ne­mente cono­sciute come aggregazioni.

Tema “caldo” sul quale è dav­vero inte­res­sante poter fare, final­mente, defi­ni­ti­va­mente chiarezza.

Su 32 siti web d’informazione nazio­nale o plu­ri­re­gio­nale sono 6 i new­sbrand che sfrut­tano la pos­si­bi­lità di aggre­gare al loro interno altre fonti di traf­fico gra­zie ad accordi commerciali.

I primi tre per inci­denza sulla total digi­tal audience sono Quotidiano.net il cui traf­fico orga­nico è il 40.3% del totale, Nano­press che ha il 43% di audience frutto di aggre­ga­zioni e La Stampa con il 20.4% di audience che deriva da altri siti.

TgCom24 è all’82.8% di traf­fico orga­nico, Il Post 80.4%, Il Mes­sag­gero 84%, La Repub­blica 92.7%, La Gaz­zetta dello Sport 94.4% ed il Cor­riere della Sera il 97.6%. Per quanto riguarda quest’ultimo in realtà l’incidenza di altri brand, come ad esem­pio You­Re­por­ter che viene con­teg­giato al suo interno, è superiore.

Il gra­fico sot­to­stante for­ni­sce il det­ta­glio per cia­scuna testata evi­den­ziando la total digi­tal audience orga­nica rispetto a quella complessiva.

Stagista Gazzettino
Pubblicato il 7 aprile 2015 by Pier Luca Santoro

Click-Baiting, Chi la Fa l’Aspetti

Che Il Gaz­zet­tino sia, ahimè, un caso di stu­dio, in nega­tivo, su come dila­pi­dare il brand del quo­ti­diano più dif­fuso del Nord-Est, è un aspetto che ho avuto modo di evi­den­ziare già in precedenza.

Per 30 denari si demo­li­sce un new­sbrand per acchiap­pare qual­che click in più con con­te­nuti che nulla hanno a che vedere con l’identità del gior­nale e con gli inte­ressi dei lettori.

Accade che all’ennesimo post soft porn cari­cato sulla pagina Face­book del quo­ti­diano in que­stione, oltre ai soliti insulti e vol­ga­rità, non mode­rati come d’abitudine, qual­cuno colga per­fet­ta­mente nel segno ed uti­liz­zando uno dei tanti tool dispo­ni­bili online allo scopo pro­duca un post di rispo­sta che cen­tra in pieno la poli­tica scel­le­rata por­tata avanti dal gior­nale del gruppo Caltagirone.

Stagista Gazzettino

Non è sol­tanto Mark Zuc­ker­berg, che evi­den­te­mente cono­sce le per­sone molto meglio dei gior­nali, a dichia­rare guerra con­tro il click-baiting, l“adescamento” che met­tono in atto alcuni gior­nali a comin­ciare appunto da Il Gaz­zet­tino. Sor­gono infatti ini­zia­tive quali quella di una comu­nità su Face­book: Spoi­le­rare posts che lasciano infor­ma­zioni a metà, che conta, al momento della reda­zione di que­sto arti­colo, ben 31mila iscritti, ed è sem­pre più fre­quente, for­tu­na­ta­mente anche tra i diret­tori di testate online, chi afferma io non clicco.

Come scrisse David Ogilvy ai suoi col­le­ghi, “il con­su­ma­tore non è uno stu­pido. Il con­su­ma­tore è tua moglie”. Click-baiting, chi la fa l’aspetti.

Perchè ho Aperto un Blog
Pubblicato il 1 aprile 2015 by Pier Luca Santoro, Francesca Clementoni

I Blog NON Sono Morti

22esima pun­tata di “In Media Stat Virus: I Media nell’Era di Twit­ter” dedi­cata alla pre­sunta morte dei blog e dintorni.

Ci sono temi che a cadenza perio­dica ritor­nano. Mine­stra riscal­data che perde sem­pre più corpo e sapore ogni volta che se ne torna a par­lare. Uno di que­sti è la cosid­detta morte dei blog, teo­ria, per così dire, che vedrebbe nell’affermazione dei social net­work la fine dei blog come media.

I dati del 12° rap­porto Censis/Ucsi, che ana­lizza le tra­sfor­ma­zioni avve­nute nelle diete media­ti­che degli ita­liani, mostrano, e dimo­strano, quanto que­sto sia falso con oltre un quinto della popo­la­zione che indica nei blog uno dei mezzi d’informazione uti­liz­zati abi­tual­mente. Medium che per quanto riguarda la fascia d’età 14–29 anni ha una frui­zione supe­riore ai quo­ti­diani siano essi tra­di­zio­nali, car­ta­cei, o online.

I blog sono un for­mat edi­to­riale al quale attin­gono ampia­mente gli edi­tori tra­di­zio­nali per fare traf­fico, per por­tare visite ai loro siti web, ed i gior­na­li­sti per diletto o, più spesso, per miglio­rare la loro visi­bi­lità e repu­ta­zione. Que­sta galas­sia di pro­dut­tori e con­su­ma­tori di infor­ma­zioni , di orga­niz­za­zioni sociali rette dalla comu­ni­ca­zione, appare come un medium dav­vero glo­bale, che, in chiave cor­po­rate, può diven­tare utile per vei­co­lare com­merci di massa e fide­liz­zare con­su­ma­tori o per tra­smet­tere modelli di com­por­ta­mento pub­blico e otte­nere con­senso dai cit­ta­dini, su vasta scala. Owned media di asso­luta rilevanza.

Perchè ho Aperto un Blog

 

Se c’è qual­cosa che è morto o mori­bondo non sono cer­ta­mente i blog. Spe­riamo lo diventi invece pre­sto l’abitudine ai ritor­nelli dei luo­ghi comuni.

Nel pod­cast sot­to­stante, come d’abitudine, è pos­si­bile ria­scol­tare e, volendo, sca­ri­care l’intera puntata.

Si ricorda che “In Media Stat Virus: I Media nell’era di Twit­ter” con­ti­nuerà la pro­gram­ma­zione sino a giu­gno e sono asso­lu­ta­mente gra­diti sug­ge­ri­menti sui temi da affron­tare da qui ad allora. Sul ter­razzo di Radio Fujiko abbiamo alle­stito appo­si­ta­mente una pic­cio­naia allo scopo. In alter­na­tiva è pos­si­bile inte­ra­gire, anche, via Twit­ter uti­liz­zando l’hashtag #imsv14 e/o men­zio­nando i due account @pedroelrey / @radiofujiko.

MIX Fonti Informazione
Pubblicato il 30 marzo 2015 by Pier Luca Santoro

Consumi Mediatici Italia 2015

Sono stati pre­sen­tati i risul­tati del 12° rap­porto Censis/Ucsi sulla comu­ni­ca­zione, moni­to­rag­gio dei con­sumi dei media, misu­rati nella loro evo­lu­zione dall’inizio degli anni 2000 e ana­lisi delle tra­sfor­ma­zioni avve­nute nelle diete media­ti­che degli italiani.

Morte quo­ti­diana avrebbe potuto tran­quil­la­mente essere il sot­to­ti­tolo del rap­porto poi­chè il press divide è, in ter­mini di dieta media­tica degli ita­liani, l’elemento più dirom­pente nell’evoluzione misu­rata dal Cen­sis. Press divide che non si limita alla carta stam­pata ma riguarda anche l’online.

Se nel medio periodo i let­tori dei quo­ti­diani sono dimi­nuiti del 25,1% e quelli della free press si sono pra­ti­ca­mente estinti, anche a causa della man­canza di offerta fal­ci­diata dal crollo della rac­colta pub­bli­ci­ta­ria, i quo­ti­diani online cer­ta­mente non sem­brano aver inter­cet­tato la plu­ra­lità di biso­gni degli utenti, delle per­sone. I media digi­tali hanno assunto, in effetti, una fun­zione anti­ci­clica durante la crisi ma di que­sto i quo­ti­diani hanno bene­fi­ciato poco e nulla nel complesso.

Il gra­fico sot­to­stante illu­stra l’evoluzione del con­sumo dei media dal 2007, l’anno prima dell’inizio della crisi, ad oggi.

La tele­vi­sione si è man­te­nuta sta­bile nel tempo, sostan­zial­mente sugli stessi livelli di utenza, pra­ti­ca­mente il totale della popo­la­zione, per­ché il calo dei tele­spet­ta­tori della TV tra­di­zio­nale è stato com­pen­sato dal suc­cesso delle sue nuove forme di frui­zione, visto che la web tv è pas­sata da una utenza del 4.6% nel 2007 al 23.7% del 2015, la mobile tv dall’1% all’11.6%, e oggi un ita­liano su dieci guarda la smart tv con­nessa a internet.

Stesse dina­mi­che anche per la radio la cui frui­zione nel com­plesso è addi­rit­tura in cre­scita gra­zie, anche, alla radio da tele­fono cel­lu­lare che passa dal 3.6% del 2007 al 17.2% del 2015, e la radio da Inter­net, online, pas­sata dal 7.6% del 2007 all’attuale 14.3%.

Il secondo gra­fico for­ni­sce il det­ta­glio per cia­scun medium.

Hanno suc­cesso i media che com­por­tano un basso costo e per­met­tono di occu­pare gli spazi vuoti di tempo, come la tele­vi­sione e la radio; oppure quelli che, pur pre­ve­dendo un certo costo, ren­dono più pro­dut­tivo l’impiego, per­ché fanno rispar­miare tempo o lo riem­piono di qual­cosa di pre­zioso, come i tele­foni cel­lu­lari e inter­net. Invece, i mezzi che costano [per quanto anche rela­ti­va­mente poco] e che richie­dono un inve­sti­mento par­ti­co­lare di tempo, nel quale risulta deci­siva la com­po­nente dell’impegno per­so­nale e della con­cen­tra­zione, come i mezzi a stampa, scon­tano mag­giori dif­fi­coltà a rita­gliarsi un loro spa­zio. Ciò a causa della con­cor­renza di altri media più smart e per la mag­giore ocu­la­tezza che spinge gli utenti a spen­dere il loro denaro nella crisi.

Ana­liz­zando il det­ta­glio per fasce di età spic­cano le distanze tra i con­sumi media­tici dei gio­vani e quelli degli anziani, con i primi mas­sic­cia­mente posi­zio­nati sulla linea di fron­tiera dei new media. Tra i più gio­vani al primo posto si col­loca Face­book come stru­mento per infor­marsi [71,1%], al secondo posto i motori di ricerca —  aka Goo­gle — [68,7%] e solo al terzo posto com­pa­iono i tele­gior­nali [68,5%], con You­Tube che non si posi­ziona a una grande distanza [53,6%]. Fana­lino di coda i legacy media, siano essi i siti web dei quo­ti­diani o dei TG.

Per non essere tra­volti dall’onda digi­tale, un ele­mento che tutti i media devono col­ti­vare è la fidu­cia del pub­blico nei loro con­fronti. Se gli utenti pos­sono tro­vare quello che cer­cano navi­gando libe­ra­mente nel web, non segui­ranno ogni volta rotte mai per­corse prima: si ser­vono di bus­sole, dispon­gono di mappe per rag­giun­gere approdi sicuri, rico­no­scono i marosi da evi­tare. Chi saprà favo­rire que­sta navi­ga­zione man­terrà la fidu­cia del pubblico.

Il gra­fico delle prime dieci fonti d’informazione uti­liz­zate rende ancora più evi­dente il pro­blema dei quo­ti­diani che non com­pa­iono nella top ten sia per la popo­la­zione in gene­rale che ancor meno per gli under 30. Come ho avuto modo di dire in pre­ce­denza, il pro­blema non è se e quando mori­ranno i quo­ti­diani di carta ma la pro­po­sta, in ter­mini di for­mat e di rela­zione con il pub­blico, da parte di que­sti indi­pen­den­te­mente dal sup­porto con buona pace per geek e tecno-entusiasti pour cause. Amen.

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