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HH Data
Posted on 15 luglio 2015 by Giacomo Fusina

Attenzione, concentrazione!

Tutti i feno­meni umani che inte­res­sano un largo pub­blico mostrano la ten­denza a con­cen­trare la pro­pria inten­sità in un seg­mento di ridotte dimen­sioni. La logica è la mede­sima: che si tratti di red­dito, ric­chezza, con­sumi media­tici, atti­vità spor­tiva, chi­lo­me­tri per­corsi in auto, ham­bur­ger con­su­mati. Il Prin­ci­pio di Pareto è una di quelle leggi uni­ver­sali che met­tono in crisi il nostro con­cetto di <media> e la nostra ten­denza a com­pren­dere il mondo imma­gi­nan­dolo omo­ge­neo. Il mondo omo­ge­neo non è e ogni feno­meno ha la sua carat­te­ri­stica disomogeneità.

La con­cen­tra­zione può essere par­ti­co­lar­mente forte quando si con­si­de­rano feno­meni non mate­riali, per i quali non esi­stono vin­coli fisici nella distri­bu­zione delle risorse o dei con­sumi. E’ il caso della con­di­vi­sione sociale dei con­te­nuti di attua­lità. Lo stu­dio di oltre un milione di arti­coli pub­bli­cati online negli ultimi 16 mesi (da Gen­naio 2014 ad Aprile 2015) mostra che metà delle con­di­vi­sioni sui social net­work è stata pro­dotta sull’1,81% degli arti­coli (meno di 20.000). Si tratta di 136 milioni di con­di­vi­sioni su Face­book, Twit­ter, Goo­gle Plus e Lin­ke­dIn, una media di 6.878 con­di­vi­soni per arti­colo. I restanti 1.073.807 arti­coli hanno pro­dotto l’altra metà di con­di­vi­sioni (127 per articolo).

Curva di concentrazione del fenomeno della condivisioni social delle notizie di attualità online: L'80% delle condivisioni è prodotto dall'8,47% degli articoli (92.674 articoli per 218.291.066 condivisioni)

Curva di con­cen­tra­zione del feno­meno della con­di­vi­sioni social delle noti­zie di attua­lità online: L’80% delle con­di­vi­sioni è pro­dotto dall’8,47% degli arti­coli (92.674 arti­coli per 218.291.066 condivisioni)

 

I domini che espri­mono il mag­gior numero di “Arti­coli Top” (l’1,81% degli arti­coli più con­di­visi degli ultimi 16 mesi) sono, pre­ve­di­bil­mente, quelle con il mag­gior traf­fico in Rete: alcuni quo­ti­diani online di deri­va­zione car­ta­cea e alcune delle nuove testate digi­tali. A mag­gior traf­fico cor­ri­sponde gene­ral­mente un mag­gior numero di con­di­vi­sioni, una dina­mica vir­tuosa (sem­pre che il traf­fico sia una virtù) che ori­gina altro traf­fico al sito Web:

Numero di "Articoli Top" per testata. Gli Articoli Top pubblicati da gennaio 2014 ad aprile 2015 sono 19.842 su un totale di oltre un milione pubblicati nello stesso periodo sulle 97 testate monitorate da UAC

Numero di “Arti­coli Top” per testata. Gli Arti­coli Top pub­bli­cati da gen­naio 2014 ad aprile 2015 sono 19.842 su un totale di oltre un milione pub­bli­cati nello stesso periodo sulle 97 testate moni­to­rate da UAC

 

La pro­du­zione di arti­coli sulle testate online è molto varia­bile: si va da poche unità al giorno per le testate ver­ti­cali e locali alla media di 100 per le edi­zioni online dei grandi quo­ti­diani car­ta­cei nazio­nali. E’ per que­sto che diventa inte­res­sante esa­mi­nare la “den­sità” di Arti­coli Top sul totale degli arti­coli pub­bli­cati: ogni 100 arti­coli pub­bli­cati, quanti diven­tano Top? Da que­sta ango­la­tura il ran­king delle testate più attive nella con­di­vi­sione cam­bia in modo signi­fi­ca­tivo rispetto a quanto mostrato nel gra­fico precedente:

Densità di "Articoli Top" per testata, ovvero quota degli articoli pubblicati dalla testata che superano il numero di condivisioni oltre il quale sono classificati come "Top" (l'1,81% degli articoli Top è individuato dall'avere ottenuto più di 2.640 condivisioni su Facebook, Twitter, LinkedIn e Google +)

Den­sità di “Arti­coli Top” per testata, ovvero quota degli arti­coli pub­bli­cati dalla testata che supe­rano il numero di con­di­vi­sioni oltre il quale sono clas­si­fi­cati come “Top” (l’1,81% degli arti­coli Top è indi­vi­duato dall’avere otte­nuto più di 2.640 con­di­vi­sioni su Face­book, Twit­ter, Lin­ke­dIn e Google +)

 

Di cosa par­lano gli arti­coli Top? La den­sità di arti­coli Top dipende in effetti dal tema trat­tato. La pro­ba­bi­lità che un arti­colo ottenga un ele­vato numero di con­di­vi­sioni è mas­sima nelle cate­go­rie che trat­tano di “Costume & Società”, Salute, Istru­zione, Reli­gione anche se, esa­mi­nando i dati in pro­fon­dità, si nota che i per­so­naggi, le situa­zioni e la pre­senza di foto e video negli arti­coli sono molto più deci­sivi nel suc­cesso della dina­mica di con­di­vi­sione rispetto alla con­si­de­ra­zione del solo tema trattato.

Den­sità di “Arti­coli Top” per tema trattato. La classificazione del contenuto degli articoli è stata generata grazie a Cogito, il motore di analisi semantica di Expert System.

Den­sità di “Arti­coli Top” per tema trat­tato. La clas­si­fi­ca­zione del con­te­nuto degli arti­coli è stata gene­rata gra­zie a Cogito, il motore di ana­lisi seman­tica di Expert System.

 

Human High­way man­tiene sotto osser­va­zione il feno­meno della con­di­vi­sione social delle noti­zie di attua­lità dal novem­bre 2011 con un pro­prio stru­mento di ana­lisi, UAC Meter. I dati di con­di­vi­sione pro­dotti da UAC Meter sono quindi arric­chiti con la clas­si­fi­ca­zione del con­te­nuto dell’articolo, gra­zie al motore seman­tico di Expert System (Cogito). Puoi vedere un esem­pio dei con­te­nuti dei primi quat­tro mesi del 2015 nell’ana­lisi inte­rat­tiva che Human High­way rende dispo­ni­bile sul pro­prio sito, in un wid­get di Tableau.

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Posted on 12 maggio 2015 by Giacomo Fusina, Pier Luca Santoro

Gli Ultimi 20 anni della Stampa Quotidiana

Gio­vanni è un uomo urbano di 45 anni, lavora, ha una fami­glia, vota alle ele­zioni e va — anche se con­tro­vo­glia — alle riu­nioni con­do­mi­niali. E’ cre­sciuto in una fami­glia in cui si leg­geva ogni giorno il gior­nale “tal­volta anche due e tal­volta l’unico che c’era si divi­deva per­ché i miei potes­sero leg­gerlo insieme dopo cena, mamma la cro­naca e papà la poli­tica”. Gio­vanni ha ini­ziato a leg­gere il gior­nale con con­ti­nuità negli anni dell’università e non ha mai smesso, fin­ché un giorno… un giorno, forse nel 2008…da quel giorno di colpo non l’ha più comprato.

Mica per qual­che ragione par­ti­co­lare” — ci tiene a pre­ci­sare — “è suc­cesso così, quasi senza che me ne accor­gessi”. Gli chiedo se non ne ha sen­tito la man­canza e allora dopo qual­che istante di silen­zio i suoi ricordi riaf­fio­rano gra­dual­mente: “deve essere stato quando ho com­prato l’iPhone, dopo che Ber­lu­sconi ha vinto le ele­zioni nel 2008, lì ho capito che per cin­que anni l’agenda poli­tica sarebbe stata nuo­va­mente quella dei pre­ce­denti dieci, gli amici hanno ini­ziato a bom­bar­darmi di inviti a iscri­vermi a Face­book, dopo cena non guar­davo più la TV ma accen­devo ancora per un’ora il PC…ecco deve stato allora che il quo­ti­diano di carta è uscito dalla mia vita. E, sai, non ne ho sen­tito la man­canza, come un intenso amore ado­le­scen­ziale che si dimen­tica in tre giorni”. “E poi” – con­ti­nua ormai con­sa­pe­vole di aver tro­vato il filo dei ricordi – “i gior­nali –come tutte le cose che acqui­sti — devono ser­vire a qual­cosa, rispon­dere a un biso­gno: io non avevo più biso­gno di leg­gerli. Leg­gevo il Sole per lavoro e gra­zie al Sole ho capito la crisi finan­zia­ria del 2011, poi ho ini­ziato a leg­gere Il Post per­ché mi spie­gava le cose. Ora leggo Fli­p­board”.

Ripen­san­doci, è stato così anche per me. Un giorno ho smesso, non ho più deviato il mio per­corso del mat­tino verso l’edicola e da quel giorno sono andato dritto da casa al lavoro. Prima cer­cavo le noti­zie, da quel giorno sono state loro a tro­vare me: mi inse­guono, mi com­pa­iono die­tro ogni angolo della mia gior­nata e mi ten­gono aggior­nato a mia insa­puta. Alla sera, quando torno a casa, sono stato infor­mato senza saperlo dal “sistema dell’informazione” e i titoli del TG che mi capita di ascol­tare seguono esat­ta­mente la sca­letta di head­li­nes che ho in mente. Lo stesso elenco di noti­zie che ritrovo sul quo­ti­diano il giorno dopo, se mai mi si pre­senta l’occasione di incon­trarne uno.

Lo so, lo so: cono­scere i titoli non è infor­marsi. Ma que­sto è un altro discorso.

Il discorso di que­sta ana­lisi guarda ai fon­da­men­tali del feno­meno: milioni di per­sone in que­sti anni hanno dimen­ti­cato il rito quo­ti­diano dell’acquisto del gior­nale car­ta­ceo [una su tre negli ultimi 8 anni]. La rac­colta pub­bli­ci­ta­ria sui quo­ti­diani nello stesso periodo è calata di quasi il 60%, non solo cau­sata dalla dimi­nu­zione della dif­fu­sione ma anche dal con­te­sto eco­no­mico gene­rale e dal con­se­guente calo degli inve­sti­menti su tutti i mezzi. Negli ultimi 8 anni, la quota degli inve­sti­menti pub­bli­ci­tari sui quo­ti­diani è calata di oltre 40%.

Le ragioni sono diverse e, come rac­conta Gio­vanni, sono ori­gi­nate dall’evoluzione socio-culturale degli ultimi anni, legate allo stile di vita, al tempo (finito) a dispo­si­zione delle per­sone, alla per­va­si­vità della comu­ni­ca­zione digi­tale, ai con­te­nuti e allo stile nar­ra­tivo pre­va­lente tra i quo­ti­diani cartacei.

Ognuno ha le pro­prie idee sul feno­meno ma guar­dando i dati si pos­sono for­mu­lare cin­que tesi:

  1. La crisi della dif­fu­sione della stampa quo­ti­diana ini­zia nel 2001 e si aggrava a par­tire dal 2008, con l’avvento del mobile Inter­net. Il calo della dif­fu­sione delle copie car­ta­cee è con­se­guenza della cre­scita degli utenti Inter­net. Que­sto, forse, lo sospet­tavi anche tu: è stata la Rete a distrarre le per­sone dalla carta. La frui­zione dei ser­vizi online è com­pa­ti­bile, anzi siner­gica, con la TV (pensa al second screen), con la Radio (l’informazione online è ten­den­zial­mente silen­ziosa, come la carta), con la comu­ni­ca­zione esterna. Carta e Web sono invece con­cor­renti sullo stesso tipo di atten­zione del let­tore. Per que­sto motivo la quota degli inve­sti­menti pub­bli­ci­tari sui quo­ti­diani è pro­gres­si­va­mente calata, dimez­zando il pro­prio peso nel giro di 12 anni e seguendo un trend alli­neato con il calo della diffusione.

I tre gra­fici sot­to­stanti rias­su­mono l’andamento del calo delle dif­fu­sioni delle copie car­ta­cee gior­na­liere dal 1995 ad oggi, con­fron­tano il calo dif­fu­sio­nale con la cre­scita di utenti Inter­net nel nostro Paese e l’andamento di copie dif­fuse ed inve­sti­menti pub­bli­ci­tari sulla stampa.

Calo dif­fu­sioni
  1. I ricavi pub­bli­ci­tari per copia ven­duta non calano in modo pro­por­zio­nale alla dif­fu­sione. Anzi, nel primo periodo di calo della dif­fu­sione, dal 2001 al 2008, l’industria della stampa quo­ti­diana vende pro­gres­si­va­mente sem­pre meno copie nel giorno medio ma vende ancora bene il mezzo agli inve­sti­tori pub­bli­ci­tari. La discesa dei ricavi pub­bli­ci­tari per copia ini­zia più tardi, quando l’Italia entra nel 2008 nella fase di crisi finan­zia­ria e reces­sione eco­no­mica: la varia­bile che spiega meglio que­sta dina­mica è il tasso di disoc­cu­pa­zione. Quando cre­sce il males­sere del paese, sia in ter­mini di fidu­cia nel futuro che di capa­cità di spesa in con­sumi, gli inve­sti­menti pub­bli­ci­tari dimi­nui­scono su tutti i mezzi ma sulla stampa crol­lano. I ricavi pub­bli­ci­tari per copia ven­duta indi­ciz­zati all’inflazione l’anno scorso hanno toc­cato il minimo degli ultimi vent’anni e dal 2008 si sono quasi dimezzati.

I tre gra­fici sotto ripor­tati mostrano i ricavi da pub­bli­cità e quelli da vendite.

  1. I ricavi per copia ven­duta deri­vanti dalla ven­dita delle copie car­ta­cee sono in aumento dal 2001: nel 2002, con l’introduzione dell’euro, bal­zano in un solo anno del 50% per poi cre­scere leg­ger­mente in ter­mini nomi­nali fino al 2014. Con­si­de­rando il tasso d’inflazione, invece, i ricavi per copia ven­duta deri­vanti dalla ven­dita sono calati di 11 punti per­cen­tuali dal 2008 al 2014: si tratta di un calo, non di un crollo, che man­tiene comun­que il valore di que­sti anni a un livello supe­riore a quello medio pre-euro degli anni 90.

I tre gra­fici evi­den­ziano l’andamento i cali dif­fu­sio­nali e la fase di pas­sag­gio lira — euro

  1. Men­tre il numero di copie ven­dute per dipen­dente è in con­ti­nua cre­scita, i ricavi com­ples­sivi [dalla ven­dita e dalla pub­bli­cità] per dipen­dente sono in calo dal 2008 (se si con­si­de­rano i valori ade­guati all’inflazione il calo ini­zia nel 2002). Il sistema nel suo com­plesso gua­da­gna effi­cienza ma – guar­dando ai recenti bilanci dei gruppi edi­to­riali – è evi­dente che ciò non rie­sce a com­pen­sare il calo dei ricavi: le eco­no­mie di scala che si otten­gono con una ven­dita infe­riore ai 4 milioni di copie per giorno non ren­dono soste­ni­bile il busi­ness di un’industria che aveva il suo break even oltre la soglia dei 5 milioni.

I tre gra­fici visua­liz­zano l’andamento dei ricavi per dipendente.

  1. Negli ultimi tre anni la ven­dita di abbo­na­menti digi­tali non è riu­scita a com­pen­sare il calo della dif­fu­sione car­ta­cea. Ciò che sem­brava pos­si­bile al momento dell’introduzione delle digi­tal edi­tion dei mag­giori quo­ti­diani, ovvero che il numero di let­tori potes­sero essere man­te­nuto sta­bile offrendo un’esperienza alter­na­tiva sul digi­tale, è stato smen­tito dai fatti. Non per tutti, però: l’unica testata che ha gio­vato del nuovo para­digma è il Sole. Nel breve tempo di due o tre mesi il Sole 24 Ore diven­terà il primo quo­ti­diano ita­liano per dif­fu­sione com­ples­siva.

I cin­que gra­fici sotto ripor­tati mostrano il trend delle prin­ci­pali testate

Pro­spet­tive per il futuro: l’unico dato inco­rag­giante è il pro­ba­bile calo della disoc­cu­pa­zione che, se signi­fi­ca­tivo e pro­lun­gato, por­terà a un aumento anche deciso degli inve­sti­menti pub­bli­ci­tari. Non c’è tut­ta­via ragione per pen­sare che que­sta inver­sione di ten­denza si tra­duca in un aumento della quota di inve­sti­menti sulla stampa quo­ti­diana. Inol­tre, la dif­fu­sione delle copie digi­tali sem­bra aver esau­rito la sua spinta di cre­scita e si sta­bi­liz­zerà su livelli che non com­pen­sano la per­dita sul fronte del car­ta­ceo. È quindi pro­ba­bile che le curve mostrate in que­sta ana­lisi pro­se­guano nella loro ten­denza nei pros­simi due o tre anni.

giornalismo_donne
Posted on 20 gennaio 2015 by Mara Cinquepalmi

Quotidiani e direttori: quante donne?

Negli ultimi anni la que­stione di genere ha coin­volto anche il mondo dell’informazione in ter­mini di lin­guag­gio, rap­pre­sen­tanza e rap­pre­sen­ta­zione. Dalle parole vogliamo pas­sare ai dati. Così abbiamo pen­sato di cen­sire le diret­trici di quo­ti­diani, set­ti­ma­nali e men­sili degli organi di infor­ma­zione rile­vati da ADS. Que­sto nostro appro­fon­di­mento ini­zia dai quotidiani.

Dei 65 cen­siti da ADS sono sol­tanto quat­tro le donne al comando di una reda­zione e di que­ste una addi­rit­tura è a capo di quat­tro testate. Si tratta di Norma Ran­geri diret­trice del Mani­fe­sto, Pie­ran­gela Fio­rani per Il Mat­tino di Padova, La Nuova di Vene­zia e Mestre, La Tri­buna di Tre­viso e Cor­riere delle Alpi (4 quo­ti­diani del gruppo edi­to­riale L’Espresso), Lucia Serino per Il Quo­ti­diano della Basi­li­cata e Anna Mos­suto del Cor­riere Umbria.

 

Ad ecce­zione di Norma Ran­geri, nes­suna altra donna dirige un quo­ti­diano a dif­fu­sione nazio­nale. Dob­biamo tor­nare indie­tro a Matilde Serao che nel 1892 fonda e dirige il Mat­tino e, in tempi più recenti, a Pia Luisa Bianco che nel 1994 sosti­tui­sce Fel­tri alla dire­zione del Gior­nale (update: una col­lega mi segnala che in quello stesso anno era stata per pochi mesi diret­trice dell’Indipendente).

Allora, dove sono le giornaliste?

Secondo i dati 2010 del Glo­bal Media Moni­to­ring Pro­ject (moni­to­rag­gio inter­na­zio­nale che viene fatto ogni 5 anni e che coin­volge 180 paesi), in Ita­lia la tele­vi­sione mostra un migliore equi­li­brio tra le gior­na­li­ste ed i gior­na­li­sti rispetto a radio e stampa (52% delle gior­na­li­ste vs rispet­ti­va­mente, il 33 e 34%). La stampa, infatti, con­ti­nua ad essere il mezzo più “maschile” anche se l’aumento delle gior­na­li­ste, dal 26% del 2005 al 33% del 2010, in realtà è sta­ti­sti­ca­mente signi­fi­ca­tivo. Il report sot­to­li­nea un aspetto inte­res­sante. Le gior­na­li­ste pre­do­mi­nano in due soli argo­menti: scienza e salute (62%) e cele­brity, cul­tura e sport (73%). In tutti gli altri argo­menti, sono i col­le­ghi ad avere la meglio.

Intanto, in Inghil­terra pochi giorni fa la com­mis­sione Lord (qui l’articolo del Guar­dian e qui la rela­zione) ha esor­tato la BBC e gli altri broa­d­cast ad aumen­tare la pre­senza delle gior­na­li­ste con misure come, ad esem­pio, orari più fles­si­bili, ed ha riscon­trato forti pre­giu­dizi nei con­fronti delle gior­na­li­ste non più gio­vani. Secondo uno stu­dio uti­liz­zato dalla com­mis­sione, ci sono tre gior­na­li­sti nel tg di punta per ogni giornalista.

La que­stione non riguarda, dun­que, solo il nostro Paese ed è anche molto dibat­tuta (a tal pro­po­sito segnalo anche que­sto arti­colo uscito su Nie­man Lab e que­sto tra­dotto da LSDI). Va inqua­drata in una più ampia rifles­sione sulla que­stione di genere, come scri­vevo in aper­tura, ma è impor­tante anche che gli ope­ra­tori dell’informazione la affrontino.

Arpu
Posted on 23 gennaio 2014 by Pier Luca Santoro

Questione di ARPU

Già nel 2012, all’interno della annuale pre­sen­ta­zione di Mary Mee­ker, ana­li­sta della Mor­gan Stan­ley, che rias­sume lo stato di Inter­net e dell’economia digi­tale erano con­te­nuti dei dati rela­tivi all’ARPU, ai ricavi medi per utente, che mostra­vano il for­tis­simo sbi­lan­cia­mento dei quo­ti­diani online rispetto sia ai diversi social media e social net­work che, ancor più rela­ti­va­mente ai quo­ti­diani tra­di­zio­nali cartacei.

Arpu 2012

Que­sta set­ti­mana Fré­dé­ric Fil­loux ha pub­bli­cato altri dati sulla que­stione che ancora una volta mostrano come i quo­ti­diani online abbiamo un gap estre­ma­mente con­si­stente nel valore per lettore.

Se, come si sot­to­li­nea nell’articolo, una parte del con­si­stente diva­rio è dovuta alla valu­ta­zione nega­tiva degli ana­li­sti finan­ziari rela­ti­va­mente alla len­tezza nella ristrut­tu­ra­zione e rior­ga­niz­za­zione delle imprese edi­to­riali, c’è a mio avviso un altro aspetto che non va tra­la­sciato: Il time spending.

Infatti, come noto, il tempo speso dalle per­sone nella frui­zione dei quo­ti­diani online è dram­ma­ti­ca­mente ridotto rispetto a quello inve­stito nei social net­work e social media. Un diva­rio abis­sale che è la misura dello scarso coin­vol­gi­mento che com­ples­si­va­mente i  gior­nali online hanno rispetto ai social e che, per quanto riguarda più diret­ta­mente l’Italia è aggra­vato da una frui­zione che avviene pre­va­len­te­mente da parte di quella fascia della popo­la­zione in età “tardo-matura”, sostan­zial­mente, in buona parte da coloro che leg­gono, o leg­ge­vano, la ver­sione cartacea.

Se cer­ta­mente, ancora una volta, sono dati che vanno presi con le pinze, poi­chè non tutte le per­sone sono uguali nè hanno lo stesso valore sotto il pro­filo pub­bli­ci­ta­rio, l’enorme distanza tra il valore dei quo­ti­diani e quello di alcuni dei prin­ci­pali attori, dei più grandi social in Rete, è la misura con­creta di come la per­ver­sione dei click, delle visite e delle pagine viste sia la deriva per le realtà editoriali.

Da sem­pre ai para­me­tri quan­ti­ta­tivi vanno affian­cati cri­teri qua­li­ta­tivi, tra­scu­rare que­sti ultimi non può che ulte­rior­mente affos­sare le pro­spet­tive del com­parto editoriale.

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Guardian5
Posted on 18 aprile 2013 by Pier Luca Santoro

Il Piacere Laico del Mattino

«Pres­sGa­zette» pub­blica i dati pre­sen­tati da Anthony Sul­li­van, group pro­duct mana­ger del «The Guar­dian» durante un dibat­tito sulle noti­zie in mobi­lità: “How to make jour­na­lism work on tablet com­pu­ters” tenu­tosi l’11 aprile scorso.

I dati mostrano il con­sumo di noti­zie del quo­ti­diano anglo­sas­sone nell’arco della gior­nata a seconda dei diversi sup­porti utilizzati.

Si con­ferma, come diceva Frie­drich Hegel par­lando di pre­ghiera laica del mat­tino in rife­ri­mento ai gior­nali, che i quo­ti­diani di carta hanno un picco di let­tura nelle prime ore della gior­nata come mostra il gra­fico sottostante.

Guardian1

Deci­sa­mente più “spal­mato” nell’arco della gior­nata l’accesso al sito web del gior­nale bri­tan­nico con un leg­gero picco verso l’intervallo di pranzo, men­tre l’acceso in mobi­lità e la rela­tiva appli­ca­zione mostrano come la frui­zione avvenga durante i momenti di tra­sfe­ri­mento casa-lavoro e vice­versa. Per l’ennesima volta si ha la con­ferma che la frui­zione attra­verso i tablet avviene invece di sera in ambiente dome­stico, pro­ba­bil­mente men­tre si stanno svol­gendo altre attività.

Guardian5

I dati con­fer­mano sostan­zial­mente la mede­sima ana­lisi rea­liz­zata da Steve Wing, Busi­ness Direc­tor, Mobile, Guar­dian News and Media, pub­bli­cata ad ago­sto dell’anno scorso che ripren­deva i dati di marzo 2012 for­nendo un mag­giore det­ta­glio rela­ti­va­mente alle dif­fe­renze tra appli­ca­zione per iPad e quella per iPhone/Android — per smart­phone — e per l’app di Face­book, il social rea­der poi dismesso poco prima della fine del 2012.

La pre­ghiera laica del mat­tino con­ti­nua ad essere una realtà, i diversi sup­porti sono pre­va­len­te­mente com­ple­men­tari tra loro e NON alter­na­tivi con occa­sioni di con­sumo, frui­zione in distinti momenti della giornata.

La sfida NON è il digi­tale, la sfida è la con­ver­genza come con­fer­mano, anche, i dati del «The Finan­cial Times».

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