pubbliche relazioni

Pubblicato il 27 marzo 2012 by Pier Luca Santoro

Come Coinvolgere i Giornalisti Attraverso i Social Media

L’influenza dei social media e delle reti sociali non attiene solo a nuove forme di comu­ni­ca­zione e di rela­zione ma è ormai parte inte­grante dell’ecosistema dell’informazione. I Blog, Face­book e Twit­ter, per citare solo i più noti, sono mezzi di ampis­sima dif­fu­sione che sele­zio­nano, rie­la­bo­rano e aggre­gano noti­zie, infor­ma­zioni, costi­tuendo così ele­mento di inte­gra­zione ormai impre­scin­di­bile del sistema infor­ma­tivo pur con tutte le distor­sioni del caso. Dina­mica che vede i gior­na­li­sti nel com­plesso zig­za­gare tra divieti e socia­lità della notizia.

Cosa avviene invece quando si ribalta la pro­spet­tiva cer­cando di coin­vol­gere i pro­fes­sio­ni­sti dell’informazione, sfrut­tando la loro pre­senza all’interno dei social media per fina­liz­zare azioni di comu­ni­ca­zione d’impresa tipi­che delle public relations?

E’ que­sta la domanda di fondo alla quale ha cer­cato di dare una rispo­sta la ricerca svi­lup­pata nel corso di que­sto mese da Text100, agen­zia inter­na­zio­nale di pub­bli­che rela­zioni, che ha inter­vi­stato 72 gior­na­li­sti inglesi con l’obiettivo di com­pren­dere appunto come e con quali mezzi sia pos­si­bile uti­liz­zare i social media in tal senso.

I risul­tati, pub­bli­cati ieri, evi­den­ziano la ten­denza a pri­vi­le­giare ancora oggi canali più tra­di­zio­nali con e-mail, comu­ni­cati stampa e con­sul­ta­zione del sito azien­dale in testa alle pre­fe­renze. Tra i social media i cor­po­rate blog sono il mezzo pre­fe­rito come fonte dalla quale attin­gere infor­ma­zioni, ele­mento che con­ferma la neces­sità di inve­stire nella prou­zione, rac­colta e siste­ma­tiz­za­zione di con­te­nuti anche sotto que­sto profilo.

Nono­stante tutti gli sforzi com­piuti nel tempo da Face­book resta a Twit­ter il pri­mato di gior­na­li­sti con un account atti­vato. E’ sem­pre Twit­ter, seguito da Lin­ke­din, il media attra­verso il quale si pre­fe­ri­sce essere con­tat­tati, con­fer­mando, pur con livelli diversi di matu­rità e con­sa­pe­vo­lezza, il ruolo prio­ri­ta­rio assunto dalla piat­ta­forma dei 140 carat­teri in ambito informativo.

Come scri­vono nelle con­clu­sioni gli autori della ricerca, il fatto che i gior­na­li­sti non rico­no­scano nei social media la stessa uti­lità attri­buita a comu­ni­cati stampa ed al sito azien­dale [che ovvia­mente dovrà avere un’area dedi­cata], sug­ge­ri­sce di veri­fi­care l’efficacia di uti­lizzo di tali mezzi da parte delle imprese che forse anche da que­sto punto di vista dimo­strano la loro social media ina­bi­lity.

Pubblicato il 8 febbraio 2012 by Pier Luca Santoro

Elementi per la Gestione di una Crisi di Comunicazione

Cre­sce in maniera espo­nen­ziale rispetto al pas­sato il numero di occa­sioni nelle quali un’impresa può tro­varsi espo­sta ad una crisi di comunicazione.

Social media e social net­work, il rap­porto più diretto, quello che viene rac­colto nella defi­ni­zione di disin­ter­me­dia­zione, che si genera tra orga­niz­za­zioni e per­sone, sono ormai carat­te­ri­sti­che strut­tu­rali della comu­ni­ca­zione in Rete. Pro­cesso di comu­ni­ca­zione e rela­zione che, nono­stante se ne parli ormai da tempo, sfo­cia molto più fre­quen­te­mente di quanto sarebbe ragio­ne­vole atten­dersi in un caso di crisi di comunicazione.

A tale pro­po­sito utile la sin­tesi rea­liz­zata dal dia­gramma sot­to­stante che evi­den­zia gli ele­menti per la gestione di una crisi di comu­ni­ca­zione. Nello schema infatti, viene sin­te­tiz­zato il pro­cesso nel suo insieme e le distinte fasi per una gestione effi­cace di social media e della comu­ni­ca­zione digi­tale nel complesso.

Non sfugga che nelle diverse fasi ed aree del pro­cesso richia­mate nello schema viene sem­pre dato per scon­tato che esi­sta, che sia stato con­ce­pito pre­ven­ti­va­mente, un piano di gestione.  Sarà forse tau­to­lo­gico, appa­ren­te­mente rin­don­dante, ma la pra­tica quo­ti­diana dimo­stra che così non è. Senza un piano è dav­vero dif­fi­cile imple­men­tare un piano nel momento del biso­gno; ele­men­tare, Watson!

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Pubblicato il 7 ottobre 2011 by Pier Luca Santoro

Il Giudizio sull’Etica dei Media in Italia

Si è tenuto ieri a Milano un con­ve­gno orga­niz­zato dall’Ordine dei Gior­na­li­sti della Lom­bar­dia su «il futuro del gior­na­li­smo: etica e professione».

Nell’ambito dell’incontro sono stati pre­sen­tati i risul­tati di tre inda­gini demo­sco­pi­che sull’etica del gior­na­li­smo effet­tuate intorno a giu­gno di quest’anno.

La sin­tesi delle evi­denze emer­genti sul tema è rac­colta dal gra­fico sot­to­stante pub­bli­cato da «Affari Italiani».

Ad esclu­sione della Rete, unico media pro­mosso dai par­te­ci­panti al son­dag­gio, emerge con chia­rezza un giu­di­zio nega­tivo rela­ti­va­mente all’eticità di mezzi ed attori dell’informazione e della comu­ni­ca­zione ita­liana. Ad essere cla­mo­ro­sa­mente boc­ciati sono la tele­vi­sione, le imprese che inve­stono in pub­bli­cità e chi  per lavoro [pub­bli­ci­tari e addetti alle pr] le assi­ste, ma anche gior­nali e gior­na­li­sti otten­gono un  giu­di­zio negativo.

Leti­zia Gon­za­les, Pre­si­dente dell’ODG della Lom­bar­dia, nel suo discorso ha evi­den­ziato la respon­sa­bi­lità degli edi­tori in ter­mini di con­di­zio­na­menti legati alla neces­sità di ven­dere e di cat­tiva orga­niz­za­zione del lavoro. Con­si­de­ra­zioni alle quali ha fatto da con­tral­tare il Diret­tore del Sole24Ore che ha ricor­dato come “l’etica nel gior­na­li­smo passa anche dalla capa­cità di cia­scuno di essere pro­fes­sio­ni­sta cor­retto e dalla con­sa­pe­vo­lezza che per miglio­rare il pro­prio gior­nale occorre stu­diare e spe­cia­liz­zarsi e dun­que miglio­rare se stessi”.

Wiki­pe­dia, che ha ria­perto dopo la ser­rata di pro­te­sta con­tro la “legge bava­glio”, spiega che il ter­mine etica [dal greco antico εθος (o ήθος), èthos, “carat­tere”, “com­por­ta­mento”, “costume”, “con­sue­tu­dine”] è un ramo della filo­so­fia che stu­dia i fon­da­menti ogget­tivi e razio­nali che per­met­tono di asse­gnare ai com­por­ta­menti umani uno sta­tus deon­to­lo­gico ovvero distin­guerli in buoni, giu­sti, o moral­mente leciti, rispetto ai com­por­ta­menti rite­nuti cat­tivi o moral­mente inappropriati.

E’ straor­di­na­rio come gli addetti ai lavori, pare, si accor­gano solo ora di quello che i let­tori, le per­sone mani­fe­stano aper­ta­mente ormai da tempo.  Non resta che augu­rarsi che siano i bene­fici effetti della crisi a por­tare non solo con­sa­pe­vo­lezza ma anche una rea­zione di fronte ad un pro­blema che è cru­ciale per il futuro dell’informazione.

Pubblicato il 16 luglio 2010 by Pier Luca Santoro

Digital Journalism Study 2010

Oriella PR Net­work, ha rila­sciato la terza edi­zione dello stu­dio annuale sull’impatto delle nuove tec­no­lo­gie sui media ed il giornalismo.

Lo stu­dio, con­dotto tra Mag­gio e Giu­gno di quest’anno, ha coin­volto oltre 750 gior­na­li­sti di 15 nazioni diverse Ita­lia inclusa. La con­ti­nuità della ricerca con­sente di effet­tuare gli oppor­tuni con­fronti rispetto alle edi­zioni pre­ce­denti.

Si con­ferma una ten­denza gene­rale al pes­si­mi­smo da parte degli inter­vi­stati il cui focus pre­va­lente per­mane rela­ti­va­mente ad una forte per­dita degli inve­sti­menti pub­bli­ci­tari. E’ pecu­liare come la per­dita di utenza sia la minore delle pre­oc­cu­pa­zioni quando dovrebbe asso­lu­ta­mente essere la prima.

Le prin­ci­pali issues emer­genti sono rela­tive a:

  • Ridu­zione delle fonti a causa della crisi eco­no­mica che sta attra­ver­sando i media tra­di­zio­nali che por­terà ad una uscita dal mer­cato molte testate.
  • Oltre la metà del cam­pione ritiene che l’on line sia ben lungi da essere un modello di busi­ness pro­fit­te­vole.
  • Influenza nega­tiva sulla qua­lità del gior­na­li­smo a causa della carenza di risorse
  • Nella mino­ranza dei casi con­te­nuti pub­bli­cati on line sono ori­gi­nali, men­tre pre­va­len­te­mente sono riproduzioni/adattamenti della ver­sione tradizionale

Ci si affida, forse sarebbe più cor­retto dire si spera, nelle appli­ca­zioni come poten­ziale fonte di recu­pero dei ricavi. Con­te­nuti in mobi­lità, che in Ita­lia pesano circa il 30% dell’offerta, ed iPad fanno la parte del leone, men­tre gli stru­menti di inte­ra­zione con gli utenti con­ti­nuano a segnare il passo.

Dav­vero poco sem­bra cam­biato in 12 mesi.

Molto inte­res­santi le con­si­de­ra­zioni di Jeremy Por­ter rispetto al rap­porto PR e giornalisti/giornalismo, che per­so­nal­mente mi sento di con­di­vi­dere al 100%.

In sin­tesi insomma, le spe­ri­men­ta­zioni, le reali inno­va­zioni, i casi di eccel­lenza con­ti­nuano ad essere la mino­ranza men­tre pre­vale l’incertezza, l’attendismo, la rin­corsa all’ultima trovata.

Sono evi­denze impie­tose del cre­pu­scolo quo­ti­diano, testi­mo­niate pro­prio oggi in rife­ri­mento ad uno dei prin­ci­pali quo­ti­diani nazio­nali del nostro paese.

Come dice­vamo a com­mento dei risul­tati 2009, son con­tento di morire ma mi dispiace.

Pubblicato il 10 agosto 2009 by Pier Luca Santoro

L’intervista

Nel tempo le inter­vi­ste si sono dap­prima dequa­li­fi­cate e suc­ces­si­va­mente appiat­tite dive­nendo la rap­pre­sen­ta­zione fat­tuale più evi­dente del ser­vi­li­smo al potente inter­vi­stato da parte del gior­na­li­sta di turno.

Quando que­sto non avviene, quando ven­gono poste domande sco­mode o “inop­por­tune” l’intervistato accusa l’intervistatore, abban­dona l’intervista o la con­fe­renza stampa e, spesso, minac­cia [non man­te­nendo di solito suc­ces­si­va­mente] la querela.

L’intervista è dun­que diven­tata un mezzo, facile, per pro­muo­vere l’immagine di se stessi e della pro­pria orga­niz­za­zione sia poli­tica che pri­vata, la cui distin­zione peral­tro appare oggi ahimè sem­pre più labile.

In que­sto pare essersi spe­cia­liz­zato, inau­gu­rando forse un filone ine­dito, il “quo­ti­diano eco­no­mico – giu­ri­dico e poli­tico” Ita­lia Oggi.

Nella rubrica quo­ti­diana “Un pro­fes­sio­ni­sta al giorno”, il pre­ci­tato gior­nale, che si carat­te­rizza per il giallo – nero, pro­pone un’intervista roman­zata di un per­so­nag­gio [o sedi­cente tale] dell’economia e degli affari ita­liani in generale.

Oltre a magni­fi­care ed ampli­fi­care imman­ca­bil­mente sia le doti pro­fes­sio­nali che quelle umane dell’intervistato, la gab­bia gra­fica della pagina in que­stione pre­vede come schema fisso l’equivalente di due colonne con “i pre­fe­riti” dell’intervistato. Gli oggetti sono quasi sem­pre libri, viaggi, film e motori; l’unica variante è dipen­dente dal sesso dell’intervistato che se uomo è un oro­lo­gio, men­tre se donna scarpe o borse, restiamo sem­pre comun­que nell’ambito dei com­ple­menti – acces­sori dell’abbigliamento. Imma­gini dei pro­dotti e mar­chi “di pre­sti­gio”, in linea con il tar­get dei let­tori del quo­ti­diano, sono sem­pre ben visibili.

Par­rebbe insomma che si rie­sca final­mente a pren­dere i clas­sici due pic­cioni con una fava pro­muo­vendo sia il per­so­nag­gio di turno che pro­dotti e mar­chi. Una tro­vata dav­vero ammi­re­vole che rap­pre­senta indub­bia­mente un colpo di genio dell’ufficio mar­ke­ting del quo­ti­diano in que­stione al quale vanno i miei complimenti.

Que­sta è vera inno­va­zione dalla quale altri dovreb­bero trarre spunto ed inse­gna­mento, non è, infatti, di tutti i giorni l’introduzione del pro­duct pla­ce­ment nel car­ta­ceo e la con­tem­po­ra­neità nel pro­mo­zio­nare bril­lan­te­mente nello stesso spa­zio, otti­miz­zando risorse e costi, il per­so­nag­gio – e la sua orga­niz­za­zione, eh! — del giorno. Chapeau!

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Mi resta solo un’ultima curio­sità, gli introiti deri­vanti dalla rubrica come ver­ranno messi a bilan­cio? Si tratta infatti di ricavi dalla ven­dita di spazi pub­bli­ci­tari o dalla ven­dita di con­te­nuti edi­to­riali a terzi?