pubblicazioni editoriali

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Posted on 17 dicembre 2015 by Pier Luca Santoro

Attenti al Lupo

Nasce Wolf, ispirato nel nome e, soprattutto, nell’ideazione a Harvey Keitel, il signor Wolf di Pulp Fiction, l’uomo che risolve i problemi.

È questa l’idea di Wolf, una newsletter realizzata da DataMediaHub e Slow News. Ma non è solo una newsletter. È, crediamo davvero, la migliore pubblicazione che puoi trovare in circolazione su tutte le tematiche legate alla comunicazione online, ai modelli di business, ai social network e ai social media, alla SEO, al giornalismo, all’editoria, ai contenuti digitali, al futuro della comunicazione e dell’informazione. Con analisi esclusive offerte da professionisti del settore. Niente fuffa, tanta concretezza. No ti chiediamo di fidarti sulla parola anche se, probabilmente, ci conosci. Guarda pure le tre demo che abbiamo realizzato per farti toccare con mano quello che potrai ricevere nella tua casella di posta elettronica.

Wolf si rivolge a giornalisti, informatori, comunicatori d’azienda, professionisti che si occupano di comunicazione sul web, a editori, social media manager, digital manager, a tutti coloro che sono interessati al mercato dell’editoria e alla comunicazione, a chi vuole avvicinarsi al mondo della comunicazione e dell’informazione per esigenze professionali, a chi vuole una formazione continua, a chi vuole essere sempre aggiornato sulle ultime novità, con una selezione di notizie e con analisi originali effettuate da professionisti. Infine: per lettori, curiosi, appassionati che vogliano approfondire tutte queste tematiche per interesse personale.

Wolf sarà inviata 3 volte a settimana [generalmente, martedì, mercoledì e giovedì] a partire dal 26 gennaio 2016. E poi ci sarà anche un forum cui gli abbonati potranno accedere per discutere i temi della newsletter o altri. In Wolf saranno integrati, anche i contenuti di “Post-it” che da quella data sarà disponibile gratuitamente qui su DataMediaHub solo il venerdì.

Wolf. Perché Wolf? Ah, Wolf come quello di Pulp Fiction! Wolf, quello che risolve i problemi. Come si risolvono i problemi? Quando si trovano delle soluzioni. Wolf quindi trova soluzioni. Noi troviamo soluzioni. Tutto qui. Abbonati ora a condizioni estremamente vantaggiose, modulabili secondo le esigenze tue e/o della tua impresa. Grazie.

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Indice Libro Small
Posted on 14 settembre 2015 by Pier Luca Santoro

I Giornali del Futuro, il Futuro dei Giornali

“Newspapers don’t have a demand problem; they have a business-model problem.” Eric Schmidt, Google.

Ho meditato a lungo sull’opportunità o meno di scrivere un libro sui modelli di business, su come andare oltre l’attuale binomio vendite-pubblicità, per l’ex industria dell’informazione.

Da un lato lo scriverne quasi quotidianamente su DataMediaHub [e occasionalmente altrove] e dall’altro lato la rapidissima evoluzione dei fenomeni in corso, mi hanno fatto dubitare più volte sul senso e sull’utilità per il lettore.

Se state leggendo queste righe, ovviamente, significa che al termine della riflessione ho immaginato che comunque fissare il pensiero, le idee, su quello che è IL nodo cruciale da superare per guardare con serenità ai giornali del futuro ed al futuro dei giornali, avesse un senso.

Il libro si compone fondamentalmente di due grandi aree: una prima dedicata ad una fotografia analitica della situazione attuale, dello scenario di riferimento, ed una seconda dove vengono analizzate in profondità quelle che possono essere alternative e/o complementari all’attuale modello di business su cui si sono sorretti i quotidiani negli ultimi 100 e più anni.

Indice Libro Small

Il libro fa riferimento il più possibile alla realtà italiana poiché si ritiene che se da un lato la realtà internazionale può essere di stimolo, dall’altro lato rischia di essere fuorviante, di far immaginare possibilità che forse nel nostro Paese non saranno mai concrete.

A metà tra il sag­gio ed il long form jour­na­lism, nel libro per cia­scuna area di busi­ness vi sono inol­tre inter­vi­ste a opi­nion lea­ders ed esperti del set­tore sia nazio­nali che internazionali, quali David Magliano [The Guardian], Andrea Santagata [Banzai], Simona Panseri [Google Italia], Alceo Rapagna [RCS Mediagroup], Federico Badaloni [Gruppo Editoriale L’Espresso] e Dico Van Lanshot [Blendle], per citarne solo alcuni.

Il libro continuerà a vivere, ad essere aggiornato, grazie ad un gruppo ad hoc dedicato nel quale verranno inserite le maggiori novità sul tema trattato quando emergeranno e, spero davvero, grazie ai contributi, ai commenti ed alle considerazioni di chi, come te che stai leggendo in questo momento, ha acquistato il volume.

Se vuoi interagire con me, per favore, usa l’hashtag #giornalifuturo su Twitter citando il mio account. Grazie e buona lettura.

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edicola bnio
Posted on 20 agosto 2015 by Pier Luca Santoro

Te Piace ‘o Presepe?

Ormai è chiaro che le edicole “pure”, quelle che vendono esclusivamente pubblicazioni editoriali, sono sempre più destinate all’estinzione, nell’indifferenza generale, a favore di negozi “misti”, che trattano altre categorie merceologiche, come avviene già da anni nel Nord Europa.

Non aver mai gestito adeguatamente una rete di distribuzione che negli anni prima della crisi contava su 36mila punti vendita distribuiti spesso in posizioni strategiche del territorio non lascia ben sperare sul buon esito di altre forme di distribuzione attuali e futuribili.

Per farsi un’idea di quello che avviene quotidianamente in un’edicola vi esorto a chiedere al vostro giornalaio di fiducia, se ancora ne avete uno naturalmente, di mostrarvi la bolla che riceve quotidianamente dal distributore locale e di farvi spiegare da lui in breve il funzionamento. In alternativa, a meno di tre euro, leggetevi il mio e-book sul tema.

Emblematico in tal senso il lancio dal 14 agosto scorso di “Il Presepe – La storia del Natale”, raccolta composta di 85 [ottantacinque!] uscite della quale certamente alcuni di voi avranno visto lo spot in televisione on air in questi giorni.

Sicuramente molti ricordano le scene di Natale in casa Cupiello con Eduardo De Filippo che ripetutamente chiede al figlio svogliato “te piace ‘o presepe?” per poi, dopo reiterati tentativi ed altrettanti dinieghi, concludere ” e cammina…”. Ecco!

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Posted on 9 luglio 2015 by Lelio Simi

Rcs Libri vs. Mondadori Libri in cinque grafici

Alla fine del mese scorso, come hanno riportato tutti i giornali, Mondadori ha presentato ufficialmente un’offerta di 135 milioni a Rcs Mediagroup per l’acquisizione di Rcs Libri. Della transazione si è parlato molto in questi ultimi mesi perché destinata a cambiare molte cose negli equilibri del mercato dei libri in Italia. Abbiamo pensato quindi fosse utile mettere insieme un po’ di dati ricavati dai bilanci dei due gruppi per dare alcuni elementi di riflessione sul tema, in paricolare su due aspetti: i ricavi e la quota di mercato.

Ricavi a confronto

rcs libri mondadori libri storico ricavi

Lo storico dei ricavi delle aree libri dei due gruppi editoriali evidenzia come i fatturati nel periodo preso in considerazione – dodici annualità dal 2003 al 2014 – di Rcs Libri disegnino una parabola che subisce un’involuzione decisamente più marcata rispetto alla linea disegnata da Mondadori Libri. Nel 2003 i ricavi di Rcs Libri sono superiori a quelli di Mondadori di ben 290 milioni di euro (e intorno a questo valore Rcs mantiene la sua supremazia su Mondadori fino al 2007) poi la forbice tra i due gruppi comincia a chiudersi sempre di più fino al 2011 anno in cui, per la prima volta, è Mondadori Libri a superare i concorrenti di 97 milioni, cifra che consolida nel 2014 a quando il suo fatturato è superiore di 114 milioni.

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Cosa è successo? Il punto di svolta per Rcs Libri è il 2012 quando i ricavi subiscono un calo rispetto all’anno precedente di 240 milioni, una flessione del 47% giustificata principalmente da importanti cessioni come quella di Flammarion (al gruppo francese Madrigall che ha versato nelle casse di Rcs 184,2 milioni) che nel 2010 e 2011 contribuiva ancora ai ricavi del gruppo per oltre 200 milioni con un peso specifico sui fatturati della divisione libri del 42%. Altra cessione di rilievo è stata quella di GE Rizzoli che operava nel settore dei “collezionabili” un settore di mercato che nel 2010 valeva per Rcs ancora 120 milioni (23% dei ricavi) ma che nel bilancio del 2014 è completamente scomparso.

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Cessioni che hanno portato sì liquidità ma anche una evidente flessione dei fatturati. È in questo senso significativo vedere come il peso della divisione libri di Rcs sui ricavi del gruppo sia in netto declino in questi ultimi anni. Nel grafico risulta evidente come i due settori libri pesassero sui ricavi dei rispettivi gruppi in maniera sostanzialmente identica nel 2010, nelle ultime quattro annualità però la divisione libri di Mondadori aumenta il proprio peso sempre di più mentre i libri in Rcs pesano sempre meno.

Quota di mercato

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La quota di mercato a valore si mantiene costante nelle ultime cinque annualità cosicché le variazioni, per altro minime, si compensano tra i due gruppi, è da notare come la loro somma registri nelle ultime cinque annualità unicamente spostamenti millimetrici oscillando tra il 39% e il 38,3% segno di posizioni di mercato orami consolidate. Il nuovo gruppo quindi avrebbe la netta maggioranza della quota di mercato italiano, come rilevato da molti, tanto che la seconda forza sarebbe il gruppo Gems al 10,2%, ovvero meno di un terzo della quota potenziale del nuovo polo librario.

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Bonus track: tra le cose più interessanti da leggere sull’argomento, nostra modesta opinione, c’è questo lungo articolo di Alessandro Gazioia (Jumpinshark) su Internazionale scritto alcuni mesi fa La fusione tra Mondadori e Rcs riguarda tutti noi

Notizie che non lo erano Sofri
Posted on 13 maggio 2015 by Pier Luca Santoro, Francesca Clementoni

Notizie che NON lo Erano

27esima pun­tata di “In Media Stat Virus: I Media nell’Era di Twit­ter” dedi­cata a notizie false e vere bufale attraverso la recensione del libro di recentissima uscita “Notizie che non lo erano”.

Il libro, scritto da Luca Sofri, prende il titolo dalla rubrica che ormai da anni il direttore de Il Post dedica ad un tema che è perniante per giornali e giornalismo. In cinque capitoli, che partono da come e perché si generano le notizie false per concludersi con come se ne esce, nel libro  oltre a rivelare i piccoli e grandi meccanismi del giornalismo, il lettore è invitato a riflettere sullo stato della nostra informazione e a costruirsi una bussola per distinguere il vero dal falso.

Viene affrontato il tema cruciale della rapidità versus l’accuratezza con una ricchezza di esempi sia internazionali che nazionali quali il caso del Cenispes, Centro Italiano di Studi Politici Sociali ed Economici, del quale non vi è assolutamente traccia in Rete ma che però viene citato da molti dei nostri quotidiani come fonte sulle spese degli italiani per San Valentino ed in diverse altre sedicenti ricerche sui comportamenti della popolazione.

Notizie che non lo erano Sofri

Illuminante sullo stato generale dell’editoria la citazione di un passaggio di un articolo di Michele Serra su Repubblica nel settembre 2012, che all’epoca scriveva: “Non è la gente che fabbrica le notizie, sono i media. Anche il più scalcinato dei bancarellai ha facoltà di decidere quali merci esporre. I media sono gli unici commercianti che danno sempre al cliente la colpa della loro merce avariata”.

Incipit che offre più di uno spunto di riflessione anche sulla annosa questione relativamente alla quale da anni si proclama che il giornalismo di qualità costa e va pagato.

Elemento sul quale si chiude il libro con: “Il pluralismo che serve non è quello per cui accanto a moltissima informazione sciatta, irrilevante ed egocentrica ci sia anche un’offerta differente, in cui allarmismo, titolismo e ricerca di un posto in classifica non siano i criteri prioritari con cui rivolgersi ai lettori”.

Insomma, il libro vale assolutamente sia il tempo della lettura che l’esborso economico. Da leggere.

Nel pod­cast sot­to­stante, come d’abitudine, è pos­si­bile ria­scol­tare e, volendo, sca­ri­care l’intera puntata.

Si ricorda che “In Media Stat Virus: I Media nell’era di Twit­ter” con­ti­nuerà la pro­gram­ma­zione sino a giu­gno ed è ancora possibile offrire suggerimenti sui temi da affron­tare da qui ad allora. Sul ter­razzo di Radio Fujiko abbiamo alle­stito appo­si­ta­mente una pic­cio­naia allo scopo. In alter­na­tiva è pos­si­bile inte­ra­gire, anche, via Twit­ter uti­liz­zando l’hashtag  #imsv14 e/o men­zio­nando i due account  @pedroelrey / @radiofujiko.

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