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Antenna FT
Pubblicato il 25 agosto 2014 by Pier Luca Santoro

L’Antenna del Financial Times sui Social

Il «Finan­cial Times» ha lan­ciato la scorsa set­ti­mana “Antenna” aggre­ga­tore di noti­zie che pesca da Twit­ter per tenere i let­tori del gior­nale aggior­nati con le ultime migliori noti­zie sui social media, anche non da fonte propria.

La sele­zione dei con­te­nuti di Antenna è scelto da una dop­pia “whi­te­list.” Per un tweet che sarà pub­bli­cato sul sito, il mes­sag­gio deve venire da un account Twit­ter appro­vato, e l’articolo  a cui si col­lega deve pro­ve­nire da un sito web di un elenco sele­zio­nato. Gli utenti di Twit­ter nella lista com­pren­dono docenti uni­ver­si­tari, blog­ger, gior­na­li­sti e per­sone del set­tore finanziario.

Nel mini­sito dedi­cato si legge:

Who’s it for?

It’s for FT rea­ders who don’t have the time to be on Twit­ter all day, but who want to be tip­ped off about a variety of inte­re­sting sto­ries from across the web.

Ci sono, a mio avviso, almeno tre aspetti inte­res­santi nell’iniziativa:

  1. L’idea di for­nire un ser­vi­zio aggiun­tivo — ten­den­zial­mente a costo zero —  al pro­prio pub­blico di riferimento
  2. Invece di fare la “guerra santa”, in cui sono impe­gnati molti, con­tro gli aggre­ga­tori, il pre­sti­gioso quo­ti­diano economico-finanziario com­prende il valore per i let­tori e se ne appropria
  3. Riporta i let­tori, il pro­prio pub­blico di rife­ri­mento, dai social al pro­prio sito; dove può monetizzare.

Cha­peau!

Antenna FT

Futuro Quotidiano
Pubblicato il 17 luglio 2014 by Pier Luca Santoro

Futuro Quotidiano

In un momento in  cui i nuovi entranti, le testate alla digi­tal, ancora non rie­scono a far qua­drare i conti ed a causa delle dif­fi­coltà di far qua­drare i bilanci il diret­tore Alfieri lascia Lin­kie­sta, nasce con oggi una nuova testata all digi­tal: Futuro Quotidiano.

La nuova testata, diretta da Giam­piero Mar­razzo, la cui pub­bli­ca­zione era stata anti­ci­pata da Dago­spia circa un mese fa, avrà una reda­zione com­po­sta da un desk cen­trale, che verrà gestito da gior­na­li­sti pro­fes­sio­ni­sti seniors che si sono for­mati negli anni presso alcune delle più impor­tanti testate nazio­nali. A que­sti si aggiun­ge­ranno una serie di desk gestiti in remoto da col­la­bo­ra­tori indi­pen­denti che, facendo rife­ri­mento al cen­trale, aggior­ne­ranno i con­te­nuti del sito in tempo reale, anche per uti­liz­zare al meglio una delle prin­ci­pali pecu­lia­rità della Rete, la multimedialità.

La scelta del nome, Futuro Quo­ti­diano, rispec­chia lo spi­rito gior­na­li­stico con il quale si strut­tu­rerà l’intero impianto edi­to­riale: la sele­zione delle noti­zie e dei ser­vizi [poli­tici, eco­no­mici, legati all’energia, all’Expo ’15, all’agenda digi­tale, al turi­smo e alla cul­tura], insieme al taglio dei pezzi saranno tutti impron­tati al futuro, quello che va da “adesso a domani”: uno sce­na­rio che nell’immaginario col­let­tivo man­tiene ancora un’accezione posi­tiva e allo stesso tempo non perde di concretezza.

Futuro Quo­ti­diano intende pro­durre news e inchie­ste esclu­sive, lon­tane dall’informazione gene­ra­li­sta. Una scelta di posi­zio­na­mento ben pre­cisa, distante dai ten­ta­tivi rea­liz­zati sin ora, che potrebbe essere, final­mente, un rife­ri­mento di suc­cesso. L’immagine sot­to­stante rias­sume i key pil­lars della nascita del nuovo quo­ti­diano all digital.

A tutta la reda­zione della testata un grosso in bocca al lupo da parte mia e di tutta DataMediaHub.

Futuro Quotidiano

Testate All Digital
Pubblicato il 24 giugno 2014 by Pier Luca Santoro

Pure Players in Pura Perdita

Dopo i dati di alcuni dei prin­ci­pali edi­tori di quo­ti­diani di ieri è oggi la volta dei pure players, delle testate d’informazione ita­liane senza una cor­ri­spon­dente ver­sione cartacea.

Clau­dio Plaz­zotta, per «Ita­lia Oggi», ha rac­colto i bilanci 2013 di «Lin­kie­sta», News 3.0 [«Lettera43»], «Il Post», Società Edi­trice Mul­ti­me­diale [«Blitz Quo­ti­diano»] ed «Huf­fing­ton Post Italia».

Ad un anno di distanza dalla pre­ce­dente ela­bo­ra­zione, rela­tiva ai dati del 2012, la situa­zione nella sostanza è cam­biata dav­vero di poco e, in alcuni casi è addi­rit­tura peggiorata.

«L’Huffington Post Ita­lia» nel suo primo anno di vita — lan­cio set­tem­bre 2012 — pro­duce meno di un milione di euro di ricavi ed altret­tanti di per­dite nono­stante sia “ospi­tato” per­ma­ne­te­mente all’interno della home page di Repubblica.it.

«Lin­kie­sta» non decolla e spro­fonda sem­pre più nel rosso con voci ricor­renti di messa in liqui­da­zione della società ed enne­sima rica­pi­ta­liz­za­zione a cura di un numero di soci di gran lunga infe­riore agli attuali.

Anche le altre testate all digi­tal, ad ecce­zione di «Dago­spia» per il quale però siamo fermi ai dati 2012, pur cre­scendo nei ricavi, che restano deci­sa­mente mode­sti, il rosso in bilan­cio è, ahimè, la regola.

C’è sicu­ra­mente un pro­blema di bran­ding in un Paese, il nostro, in cui l’informazione online in Ita­lia è domi­nata dallo stra­po­tere del duo­po­lio di Repub­blica — Corsera.

C’è anche un pro­blema di posi­zio­na­mento delle testate che, ad ecce­zione de «Lin­kie­sta» che però si è rita­gliata una nic­chia troppo ridotta, più che com­pe­tere con i media tra­di­zio­nali, come avviene anche in Gran Bre­ta­gna, sono loro alleate. Non hanno posi­zio­na­mento e con­te­nuti chia­ra­mente distin­tivi se non marginalmente.

C’è, ancora, un  pro­blema di modello di busi­ness. È evi­dente che spe­rare di soprav­vi­vere solo attra­verso la rac­colta pub­bli­ci­ta­ria non è ragio­ne­vole. I conti lo dimo­strano chiaramente.

Amen!

Testate All Digital

Dati x ‘000 di euro

Pagina99
Pubblicato il 28 marzo 2014 by Pier Luca Santoro

La Storia Insegna che la Storia non Insegna Nulla

Se «Pub­blico» aveva resi­stito solo 103 giorni in edi­cola abbiamo ora un nuovo record in nega­tivo, ahimè.

È il caso de il “Sole 24 Ore di sini­stra”: «Pagina99» che, lan­ciato l’11 feb­braio scorso, a soli 45 giorni di distanza annun­cia che ces­serà la pub­bli­ca­zione quo­ti­diana per diven­tare, per quanto riguarda la ver­sione car­ta­cea, solo settimanale.

Il quo­ti­diano [*] aveva mani­fe­stato sin dall’inizio di avere gravi pro­blemi legati alla distri­bu­zione sia per i costi che per le inef­fi­cienze cro­ni­che del sistema, della filiera.

«Il Fatto Quo­ti­diano», unico caso di suc­cesso di un gior­nale lan­ciato negli ultimi dieci anni, o più, nel nostro Paese, ha basato il lan­cio su tre aspetti di fondo:

  • Crea­zione di una forte com­mu­nity di per­sone riu­nite intorno ad un ideale — fon­da­men­tal­mente l’anti ber­lu­sco­ni­smo —  mesi prima del lancio;
  • Rac­colta cospi­cua di fondi gra­zie ad una cam­pa­gna di abbo­na­menti, che defi­ni­rei di sot­to­scri­zioni poi­chè mosse da un ideale, quello della com­mu­nity di rife­ri­mento, che hanno garan­tito una solida base al lancio;
  • Piano strut­tu­rato di distri­bu­zione selet­tiva al lan­cio ideato evi­den­te­mente da chi cono­sce bene la filiera distri­bu­tiva tra­di­zio­nale del canale edicole.

Tutti gli altri che hanno pro­vato ad ope­rare in modo diverso hanno fallito.

Scri­veva Ales­san­dro Moran­dotti che “La sto­ria inse­gna che la sto­ria non inse­gna nulla”. Pare avesse asso­lu­ta­mente ragione purtroppo.

Pagina99

Newspeg
Pubblicato il 17 gennaio 2014 by Pier Luca Santoro

Nasce Newspeg: “il Pinterest delle Notizie”

Pin­te­rest ha alcune uti­lity per la con­di­vi­sione di con­te­nuti infor­ma­tivi, ma in realtà è più adatto per aggre­gare i pre­fe­riti e per la con­di­vi­sione di foto, moda, design, ricette ed altri elementi.

Con una chiara ispi­ra­zione a Pin­te­rest è stato lan­ciato in que­sti giorni New­speg, piat­ta­forma Web e mobile di social news che chiun­que può uti­liz­zare per rac­co­gliere, curare e con­di­vi­dere le noti­zie con gli altri.

La sostan­ziale dif­fe­renza rispetto ad altre piat­ta­forme di con­tent cura­tion ed aggre­ga­zione è nel “fat­tore umano”, sono infatti gli indi­vi­dui, le per­sone che deci­de­ranno di uti­liz­zare que­sta piat­ta­forma a creare una col­le­zione, una rac­colta di ciò che gli appare inte­res­sante, con­tra­ria­mente alle altre pro­po­ste che invece si basano fon­da­men­tal­mente su algo­ritmi e/o aggre­ga­zione di con­te­nuti da Twit­ter e Face­book, come il caso di Fli­p­board, Zite e Pri­sma­tic, per citare i più noti.

La con­di­vi­sione avviene in maniera sem­plice, ele­men­tare, attra­verso l’utilizzo di un “bot­tone” da inse­rire nel pro­prio bro­w­ser. Su new­speg appare l’anteprima del con­te­nuto che linka diret­ta­mente al con­te­nuto ori­gi­nale; un ele­mento di cor­ret­tezza nei con­fronti di chi pro­duce i contenuti.

Natu­ral­mente,   New­speg  è inte­grato con  Twit­ter  e  Face­book , così le sto­rie, le noti­zie rac­colte pos­sono essere ulte­rior­mente amplificate.

Osser­vando l’home page di New­speg è impos­si­bile non rile­vare una rap­pre­sen­ta­zione ico­no­gra­fica dell’informazione. Ele­mento che, se posso dirlo, mi con­ferma che con Data­Me­dia­Hub siamo sulla strada giusta.

Newspeg

White Space
Pubblicato il 15 gennaio 2014 by Pier Luca Santoro

Il Bianco Vince

Le discus­sioni, le ana­lisi ed i com­menti sul rede­sign del sito web del «The New York Times» si sono con­cen­trate prin­ci­pal­mente sugli aspetti com­mer­ciali ed in par­ti­co­lare sull’adozione del native adverts­ing.

La ripro­get­ta­zione di un sito web è un evento cru­ciale e molto deli­cato. Qual­cosa accu­ra­ta­mente pro­get­tato da un pic­colo team di pro­fes­sio­ni­sti e sot­to­po­sto alla forma più demo­cra­tica di con­trollo: chiun­que abbia occhi può vedere cosa c’è di sba­gliato con quanto realizzato.

Ciò è aggra­vato dal fatto che il rap­porto con il nostro sito web pre­fe­rito è più intimo che con qual­siasi pub­bli­ca­zione car­ta­cea. Online c’è così tanto con­te­nuto, e cam­bia così rapi­da­mente, che impa­rare a uti­liz­zare un sito web, fami­lia­riz­zare con i suoi con­te­nuti e impa­rare a leg­gere è molto più cen­trale per l’esperienza di let­tura rispetto al lay­out di una pub­bli­ca­zione car­ta­cea, alla let­tura tra­di­zio­nale alla quale siamo più abi­tuati e che ci giuda mag­gior­mente nel per­corso di lettura.

Dal rede­sign del sito del quo­ti­diano sta­tu­ni­tense emer­gono indi­ca­zioni chiare su quale dovrebbe essere il primo cri­te­rio nella ripro­get­ta­zione.  Il «The New York Times», pro­ba­bil­mente par­tendo anche dal suc­cesso di Sno­w­fall, dà cen­tra­lità al bianco, allo spazio.

Ele­mento che nelle pagine dei sin­goli arti­coli viene ancor più rimar­cato.  Il testo viene cen­trato in uno spa­zio bianco e pulito, ren­dendo il carat­tere appa­ren­te­mente ancora più grande di quanto effet­ti­va­mente sia e dando gli arti­coli mag­gior chia­rezza e faci­lità di lettura.

Il bianco vince.

White Space

Casa DataMediaHub
Pubblicato il 13 gennaio 2014 by Pier Luca Santoro

Pre-emption DataMediaHub

Come anti­ci­pavo qual­che giorno fa il 2014 deve essere, e sarà, l’anno del fare, dello spe­ri­men­tare. Meno “chiac­chiere” e più azione come, a modo suo, invi­tava a fare Elvis Presley.

Nasce oggi Data­Me­dia­Hub. L’idea di fondo è quella di creare un hub sui media ita­liani e sul gior­na­li­smo, aggre­gando dati sul tema e pre­sen­tan­doli con una forma gra­fica inte­rat­tiva che abbia un impatto visivo e, soprat­tutto, che aiuti la com­pren­sione dei fenomeni.

L’ambito di inter­vento sarà rela­tivo esclu­si­va­mente alla realtà ita­liana, even­tuali dati ed ana­lisi su media, comu­ni­ca­zione e gior­na­li­smi dall’estero saranno inse­riti esclu­si­va­mente come ele­mento di raf­fronto con la realtà nazio­nale nostrana. Ver­ranno inse­riti tutti i dati rela­tivi ai diversi media, agli inve­sti­menti pub­bli­ci­tari ed al mondo dell’informazione nel senso più ampio del termine.

Le diverse visua­liz­za­zioni, oltre alla pre­ci­tata inte­rat­ti­vità, si distin­gue­ranno per essere ele­mento di sin­tesi e di com­pren­sione dei feno­meni. Ogni visua­liz­za­zione sarà sem­pre cor­re­data da una intro­du­zione meto­do­lo­gica “tec­nica” su scelta del tipo di visua­liz­za­zione e da un com­mento, un’interpretazione del signi­fi­cato del dato. A que­sti ele­menti, sem­pre con cadenza gior­na­liera, si aggiun­gerà una rap­pre­sen­ta­zione ico­nica di fatti atti­nenti ai temi trattati.

In que­sta fase in un’ottica “web 2.0” chie­de­remo alle per­sone, a voi tutti, come strut­tu­rare il sito e, soprat­tutto, quali infor­ma­zioni e che tipo­lo­gia di visua­liz­za­zioni pos­sano essere di loro inte­resse. A tale scopo, oltre ai con­sueti canali social, sarà aperta all’interno del sito un’area com­mu­nity per rac­co­gliere idee, ade­sioni e, per­chè no, critiche.

Oggi abbiamo cari­cato una breve pre-emption, una dichia­ra­zione di intenti, sul tipo di lavoro che inten­diamo fare, ed un assag­gio del for­mat gra­fico che avremmo pen­sato di adottare.

Dalla pros­sima set­ti­mana con­ti­nuerà il work in pro­gress, spe­riamo con il con­tri­buto di tutti coloro che vor­ranno col­la­vo­rare al pro­getto, con l’apertura pro­gres­siva delle varie aree di DataMediaHub.

Se avete voglia di ini­ziare a dire la vostra sul pro­getto potette farlo attra­verso Twit­ter, Face­book e, se non vi basta lo spa­zio, anche per posta elet­tro­nica. Ben [ri]trovati.

Casa DataMediaHub

Contributoria
Pubblicato il 2 gennaio 2014 by Pier Luca Santoro

Contributoria

Vede uffi­cial­mente la luce  con l’inizio del 2014 «Con­tri­bu­to­ria» una piat­ta­forma per i gior­na­li­sti, dei giornalisti.

«Con­tri­bu­to­ria» è una piat­ta­forma col­la­bo­ra­tiva di scrit­tura “peer-to-peer”. Il pro­getto edi­to­riale, vin­ci­tore nel 2012 dell’ Inter­na­tio­nal Press Institute’s News Inno­va­tion Con­test,  per­mette ai gior­na­li­sti di col­la­bo­rare su tutti gli aspetti del pro­cesso di scrit­tura, tra cui la ven­dita, l’editing e la pubblicazione.

Il pro­getto è sup­por­tato dal Guar­dian Media Group con cui col­la­bo­rano, o hanno col­la­bo­rato in pas­sato, i tre soci fondatori.

Nell’edi­to­riale di lan­cio dell’iniziativa si legge:

Vole­vamo fare qual­cosa, non solo par­larne. Abbiamo pen­sato che fosse il momento di pro­vare un approc­cio com­ple­ta­mente diverso, una com­bi­na­zione di nuove tec­no­lo­gie, nuovi metodi di lavoro e nuovi modelli di finanziamento.

Ecco è pro­ba­bil­mente que­sto, a mio modo di vedere, lo spi­rito giu­sto per il 2014. Meno tavole rotonde, meno con­ve­gni e “chiac­chiere” e più rea­liz­za­zioni e spe­ri­men­ta­zioni. Il 2014 deve essere l’anno del fare.

Contributoria

Per quanto riguarda l’Italia, mossi da que­sto spi­rito, il sot­to­scritto ed un gruppo di altri quat­tro pro­fes­sio­nal, con com­pe­tenze diverse e com­ple­men­tari, si appre­stano a lan­ciare un pro­getto edi­to­riale di ico­no­gra­fie e visua­liz­za­zioni [im]mediatiche che vedrà la luce entro il primo tri­me­stre dell’anno con ante­prime, per con­sen­tire a coloro che lo desi­de­re­ranno di col­la­vo­rare [ancora una volta non è un refuso] al pro­getto, già la entro fine di di que­sto mese.

Come si suol dire, stay tuned.

- word cloud lettera redazione Wired -
Pubblicato il 7 novembre 2013 by Pier Luca Santoro

Wired Diventa Digital First

Sono entrato in pos­sesso della let­tera alla reda­zione da parte di Mas­simo Russo,  Diret­tore di «Wired», che illu­stra i cam­bia­menti della rivi­sta da dicem­bre sia in ter­mini di con­te­nuti, di pub­blico di rife­ri­mento e, soprat­tutto, di cultura.

- word cloud lettera redazione Wired -

- word cloud let­tera reda­zione Wired -

La pub­blico inte­gral­mente poi­chè i con­te­nuti sono dav­vero inte­res­santi da diversi punti di vista. Come si può leg­gere infatti, oltre alle novità che carat­te­riz­ze­ranno la testata, sia nella sua edi­zione car­ta­cea che digi­tale, è  la filo­so­fia, l’approccio che è di valore.

Si va oltre la spe­cia­liz­za­zione per piat­ta­forma, final­mente, per arri­vare ad una con­no­ta­zione della rivi­sta per tema. Si chia­ri­sce, oppor­tu­na­mente poi­chè forse a molti non è ancora del tutto chiaro, che una stra­te­gia digi­tal first non signi­fica pub­bli­care prima online e poi sulla carta ma avere una pre­senza in Rete a tutto tondo pre­si­diando e man­te­nendo la rela­zione con le comu­nità di riferimento.

Dalla let­tera si com­pren­dono anche nuovi modelli di busi­ness, nuove fonti di ricavo gene­rate attra­verso esten­sioni fisi­che e “vir­tuali” del brand, della testata, e una mag­giore aper­tura nella rela­zione con i let­tori con la pos­si­bi­lità di costruire pezzi/storie insieme a loro.

Più che di tec­nica credo si tratti di un approc­cio, di atti­tu­dine men­tale, insomma di cul­tura. Giu­di­cate voi stessi.

ALLA REDAZIONE

Dal numero di dicem­bre cam­bie­remo Wired Ita­lia. Dopo tutte le riu­nioni, le discus­sioni, la fatica per raf­fi­nare e con­fu­tare le idee, ci siamo. Sap­piamo tutti quel che c’è da fare, ma un minuto prima del “pronti, via” sento comun­que il biso­gno di con­di­vi­dere la pic­cola solen­nità del momento.

“Que­sto non è un gior­nale” è la frase che meglio rap­pre­senta il nuovo metodo.

Al men­sile, rin­no­vato secondo il pro­getto che abbiamo rea­liz­zato insieme in que­sti mesi, si affian­che­ranno in modo sem­pre più signi­fi­ca­tivo l’organizzazione di eventi (Live) e il digi­tale, con il nuovo sito. Il nostro fuoco non sarà più la tec­no­lo­gia ma l’innovazione, e l’intersezione tra que­sta e l’economia, con l’obiettivo di non rac­con­tare solo sto­rie ma di for­nire soprat­tutto stru­menti utili. Non più futuro remoto, ma solu­zioni per il pre­sente. Su que­sti temi dovremo avere la capa­cità di bat­tere moneta, creando infor­ma­zione, det­tando opi­nione. La nostra comu­nità di rife­ri­mento saranno i mil­len­nials, i nati dopo il 1980, una gene­ra­zione che non trova nulla che le parli nei media tra­di­zio­nali, e i “ribelli silen­ziosi” tra i 35 e i 50 anni, donne e uomini che non si ras­se­gnano alla decre­scita felice e — nono­stante le pro­fe­zie di sven­tura — ogni giorno intra­pren­dono, inven­tano, sba­gliano, realizzano.

Siamo la testata di chi si rico­no­sce in un Paese:

  • crea­tivo, fan­ta­sioso, vitale, passionale;
  • che vede post–moderno e glo­bale non come una minac­cia ma come un’opportunità;
  • aperto e in grado di inte­grare cul­ture diverse per­ché con­sa­pe­vole e forte della propria;
  • i cui cit­ta­dini sono indi­vi­dui liberi, respon­sa­bili, adulti;
  • che crede al merito e alla neces­sità di assi­cu­rare a tutti uguali possibilità;
  • lieve;
  • curioso di sco­prire, fidu­cioso di intra­pren­dere, pro­iet­tato verso l’innovazione;
  • pre­oc­cu­pato delle città, del pae­sag­gio e della qua­lità della vita che lascerà die­tro di sé. 

Il nuovo Wired non solo trat­terà di inno­va­zione ma la met­terà in pra­tica. Saremo il primo maga­zine in Ita­lia a inte­grare la reda­zione tra mobile, web, carta e tablet, e a rea­liz­zare il digi­tal first. Le spe­cia­liz­za­zioni non saranno più per piat­ta­forma ma per tema. Digi­tal first non signi­fica che pub­bli­che­remo prima online e poi sulla carta, ma che il nostro lavoro par­tirà dalla rela­zione digi­tale con la nostra comu­nità di rife­ri­mento: 250mila per­sone che ogni giorno ci scel­gono sul sito e sui social. Non si tratta di un’innovazione tec­nica, ma di cultura.

Wired Ita­lia incarna l’innovazione e le pro­messe che essa porta con sé. Il nostro valore più impor­tante è rela­zione di fidu­cia con la comu­nità che rap­pre­sen­tiamo, con la quale inte­ra­giamo attra­verso diversi lin­guaggi e strumenti:

a. il sito web

b. il web oltre il sito (Face­book, Twit­ter, gli altri social…)

c. la dimen­sione video

d. l’interactive edi­tion su tablet

e. il mensile

f. le esten­sioni fisi­che e vir­tuali del mar­chio (Wired Next Fest, eventi ver­ti­cali, for­mat video, long form, data jour­na­lism, e così via).

La chiave di volta del metodo è il digi­tal first. La testata mul­ti­piat­ta­forma non è più una novità, ma un requi­sito del nostro tempo per ogni marchio.

Il nuovo Wired va oltre: il sito e la rete non sono più una delle piat­ta­forme dispo­ni­bili, saranno il punto di par­tenza nella costru­zione del numero, che una volta al mese si mate­ria­liz­zerà nel distil­lato della carta e nell’interactive edi­tion per i tablet. Il primo con­fronto di Wired con il tempo e la rile­vanza sarà il lavoro quo­ti­diano in rete. Non si tratta di anti­ci­pare su web i con­te­nuti del gior­nale, ma di lavo­rare in reda­zione a par­tire da inter­net e dal dia­logo con la comu­nità di Wired: come coprire le noti­zie, in quale forma, con quali stru­menti. Signi­fica essere dispo­sti a con­di­vi­dere idee e spunti con i let­tori attra­verso i social e rac­co­gliere da loro sug­ge­ri­menti e commenti.

In que­sto senso la testata non è più solo un sog­getto che pro­duce comu­ni­ca­zione, ma diventa una piat­ta­forma aperta, in grado di aggiun­gere ai valori tra­di­zio­nali del repor­ting e della gerar­chia, il dia­logo sui temi che ogni giorno si intrec­ciano sul digi­tale. Tale valore non si pale­serà solo attra­verso gli arti­coli, ma anche attra­verso nuove forme di atti­vità gior­na­li­stica, come la cura e l’aggregazione dell’informazione pro­dotta da altre fonti, l’attenzione da parte di tutti noi alle sta­ti­sti­che di traf­fico del sito e alle ten­denze della rete, la rac­colta e la con­di­vi­sione di dati, il cro­wd­sour­cing, l’individuazione sul nascere di temi che diven­te­ranno rilevanti.

Un pro­cesso di que­sto genere ci por­terà a innal­zare l’asticella del livello di qua­lità minimo del gior­nale men­sile. I nostri arti­coli dovranno acqui­sire stan­dard più ele­vati, e unire al repor­ting plu­ra­lità di fonti, voglia di sor­pren­dere, capa­cità di ana­lisi, taglio ori­gi­nale, com­mento e punti di vista ine­diti. Anche per que­sto – come già sapete — ridur­remo la perio­di­cità del car­ta­ceo a 10 numeri, con l’aggiunta di un paio di numeri spe­ciali l’anno. Il numero di dicem­bre por­terà in testata la dici­tura Dicembre/Gennaio, e rimarrà in edi­cola fino al 24 gen­naio. Ciò con­sen­tirà di rive­dere l’organizzazione e i pro­cessi reda­zio­nali in ottica digi­tal first, dedi­cando risorse e inve­sti­menti anche alle aree Digi­tale e Live.

Tutti cam­bie­remo un po’ mestiere, secondo le linee che abbiamo già comin­ciato a discu­tere e le man­sioni annun­ciate. Mi aspetto che una defi­ni­zione di quanto muterà il nostro lavoro arrivi solo con la pra­tica di ogni giorno. Saremo tutti pro­ta­go­ni­sti di que­sta riscrit­tura. Anche con lo scon­tro, la dia­let­tica, la cri­tica e l’esercizio costante del dub­bio. Diamo valore alla gerar­chia delle idee, come se fos­simo una start up. Solo i prin­cipi di delega e respon­sa­bi­lità dei sin­goli pos­sono farci cre­scere. Non è uno stuc­che­vole luogo comune: il con­fronto aperto pro­duce una sin­tesi supe­riore alla somma delle parti. Sem­pre. È la stessa aper­tura che – come reda­zione — dovremo dimo­strare nei con­fronti di quelli che un tempo avremmo chia­mato lettori.

Wired è la testata che non solo parla di inno­va­zione, ma è il primo maga­zine ita­liano a farlo adot­tando la for­mula del gior­nale piat­ta­forma aperta, open source. L’innovazione non è solo il nostro core busi­ness, ma è anche la forma che uti­liz­ziamo per rac­con­tarla. Molto è da inven­tare, ma pro­prio per que­sto ho già una cer­tezza: ci sarà da diver­tirsi. E spero che que­sto pia­cere tra­spa­rirà da quel che pub­bli­che­remo ogni giorno.

In bocca al lupo a tutti noi.

Mas­simo Russo

Digital 1st

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