Pubblicato il 20 novembre 2009 by Pier Luca Santoro

I media tra crisi e metamorfosi

Sono stati rila­sciati ieri, come noto, i risul­tati dell’indagine perio­dica svolta dal Cen­sis sulla dieta media­tica degli italiani.

Attual­mente è stata resa dispo­ni­bile sola­mente la sin­tesi dell’ottavo rap­porto sulla comu­ni­ca­zione. In seguito alla dif­fu­sione ed alla let­tura della docu­men­ta­zione com­pleta sarà pos­si­bile trac­ciare effet­ti­va­mente un pro­filo ade­guato del con­sumo di media da parte degli italiani.

E’ sicu­ra­mente dalla let­tura dell’intero rap­porto che è pos­si­bile cogliere i det­ta­gli e le sfu­ma­ture che con­sen­tono una com­pren­sione effet­tiva del fenomeno.

Alcuni degli ele­menti che emer­gono dalla ricerca sono, comun­que, così chia­ra­mente defi­niti che meri­tano un primo com­mento vista l’importanza e l’autorevolezza del survey.

Per sin­tesi ed inte­resse spe­ci­fico ci si con­cen­tra sulla parte dedi­cata alla stampa ed al quello che il Cen­sis, coniando l’ennesimo neo­lo­gi­smo nel ten­ta­tivo di defi­nire le com­ples­sità del feno­meno, chiama il “press divide”. Ine­vi­ta­bil­mente, per con­fronto, non pos­sono man­care comun­que accenni agli altri mezzi di comu­ni­ca­zione ed informazione.

In un con­te­sto noto­ria­mente di gene­rale crisi eco­no­mica vi è una com­ples­siva espan­sione dei mezzi gra­tuiti ed il sostan­ziale arre­sto di quelli a paga­mento. I “nuovi media” non hanno pena­liz­zato quelli già esi­stenti: quello appena tra­scorso è stato il decen­nio della mol­ti­pli­ca­zione ma anche dell’inte­gra­zione dei media, dice il Censis.

In soli due anni, dal 2007 al 2009, la let­tura dei quo­ti­diani a paga­mento passa dal 67 al 55% per quanto riguarda chi legge un quo­ti­diano almeno una volta alla set­ti­mana, men­tre si passa dal 51 al 34% se si prende in con­si­de­ra­zione l’utenza abi­tuale, cioè chi legge [ed acqui­sta] un quo­ti­diano almeno tre volte a set­ti­mana. Que­sto signi­fica che prima della crisi la metà degli ita­liani aveva un con­tatto sta­bile con i quo­ti­diani, men­tre ora que­sta por­zione si è ridotta ad un terzo.

La carta stam­pata sta dun­que dive­nendo mar­gi­nale nel pro­cesso di infor­ma­zione e for­ma­zione dell’opinione pub­blica nel nostro paese. Il crollo è ancor più rile­vante in con­si­de­ra­zione del fatto che nella quota dei quo­ti­diani a paga­mento sono inclusi anche quelli spor­tivi e che non vi è stata com­pen­sa­zione dalla free press che, infatti, non regi­stra aumenti di dif­fu­sione rile­vanti, come emerge dalla tavola di sin­tesi sot­to­stante. Il declino col­pi­sce anche la let­tura di set­ti­ma­nali e perio­dici che calano rispet­ti­va­mente del 14 e dell’8% rispetto al bien­nio precedente.

Il Cen­sis, nella prima parte della sin­tesi dell’indagine, stressa la rile­vanza della crisi eco­no­mica quale fat­tore di straor­di­na­ria impor­tanza per la com­pren­sione di que­sto crollo. Per­so­nal­mente mi appare una spie­ga­zione estre­ma­mente ridut­tiva poi­ché se il pro­blema della carta stam­pata fosse rela­tivo all’aspetto con­tin­gente eco­no­mico avremmo dovuto assi­stere ad un boom della free press che invece non avviene.

La vera discri­mi­nante appare essere quella che il Cen­sis, come accen­nato, defi­ni­sce press divide ovvero tra quanti con­tem­plano nella pro­pria dieta media­tica i mezzi stampa e quanti invece non li hanno ancora o non li hanno più, come pare.

Cre­sce di oltre il 5%, rispetto alla pre­ce­dente rile­va­zione que­sta espres­sione di un disa­gio che non è esclu­si­va­mente eco­no­mico ma evi­den­te­mente affonda le sue radici nel sociale. Aumenta infatti in maniera più che pro­por­zio­nale l’estraneità all’uso della carta stam­pata da parte dei gio­vani [+10%], degli uomini [+10%] e dei sog­getti più istruiti [+8%].

La tavola sot­to­stante sin­te­tizza i risul­tati salienti sul tema.

In attesa di ritor­nare sul tema in seguito alla let­tura com­pleta della ricerca quando dispo­ni­bile, va segna­lato come la varia­zione in ter­mini di incre­mento della pene­tra­zione di inter­net sia mar­gi­nale dal 45,3% del 2007 si è pas­sati al 47% del 2009.

Infine, poi­ché larga parte della sin­tesi è dedi­cata all’utilizzo dei social net­work ed a Face­book in par­ti­co­lare è oppor­tuno con­si­de­rare come i social net­work non rubano tempo ai gior­nali [solo 4% del totale dei casi].