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Pubblicato il 24 ottobre 2013 by Pier Luca Santoro

Content Marketing “De Noartri”

Alti­me­ter ha pub­bli­cato recen­te­mente “The State of Social Busi­ness 2013: The Matu­ring of Social Media into Social Busi­ness”. La ricerca porta la firma di cele­brati esperti inter­na­zio­nali del cali­bro di Brian Solis e Char­lene Li.

Tra i diversi risul­tati emer­genti si sco­pre, o meglio viene con­fer­mato, che il con­tent mar­ke­ting è in cima alla lista delle prio­rità della comu­ni­ca­zione d’impresa per il 2013.

Una super­fi­ciale ricerca su Goo­gle, effet­tuata uti­liz­zando il nome dello stu­dio, for­ni­sce cen­ti­naia e cen­ti­naia di risul­tati di “blog­ger” che hanno scritto arti­coli e com­menti al riguardo. Lo stesso avviene su Twit­ter e gli altri social media, social network.

Sic­come è ormai noto che la pub­bli­ca­zione di uno stu­dio, di una ricerca sia uno dei modi migliori, e più dif­fusi, per far par­lare di se, mi sono abi­tuato da tempo a guar­dare prima dei risul­tati la meto­do­lo­gia così da poterne veri­fi­care atten­di­bi­lità ed effet­tivo valore [ed even­tual­mente par­larne in que­sti spazi].

Nel caso spe­ci­fico NON viene indi­cata la meto­do­lo­gia e la ricerca si basa su 65 casi. E’ chiaro dun­que che con un cam­pione tanto ridotto di aziende giun­gere a delle con­clu­sioni affi­da­bili è una chi­mera, ed è anche, a mio modo di vedere,  in asso­luto con­tra­sto con le policy dichiarate.

Il con­tent mar­ke­ting “de noartri”.

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PS: Pren­de­tela, se vi pare, come una — minima — lezione di fact checking.

Pubblicato il 22 settembre 2011 by Pier Luca Santoro

Gestione della Comunicazione di Crisi & Social Media

Quando si parla di comu­ni­ca­zione di crisi ine­vi­ta­bil­mente viene citato il caso Kryp­to­nite del 2004.

Nono­stante il pro­cesso di tutela della repu­ta­zione azien­dale sia suf­fi­cien­te­mente codi­fi­cato con­ti­nuano a veri­fi­carsi casi di cat­tiva gestione quali, per citare uno dei più recenti in ordine tem­po­rale, quello che ha visto coin­volta mul­ti­na­zio­nale fran­cese che pro­duce e com­mer­cia­lizza pro­dotti omeopatici.

Pare che all’ aumen­tare della dif­fu­sione di social media e social net­work cor­ri­sponda altret­tanto una cre­scita della casi­stica di momenti di crisi di comu­ni­ca­zione. Spesso si perde la testa pro­prio nel momento in cui sarebbe fon­da­men­tale usarla, come dimo­stra la time­line rea­liz­zata da Social Media Influence che rac­co­glie i prin­ci­pali casi inter­na­zio­nali di cat­tiva gestione della comu­ni­ca­zione in Rete da parte di aziende che, per dimen­sioni e strut­tura orga­niz­za­tiva, dovreb­bero essere in grado di gestire deci­sa­mente meglio que­sto tipo di situazioni.

Uno stu­dio recen­te­mente con­dotto da Bur­son — Mastel­ler docu­menta lo stato gene­rale dell’arte, per così dire, evi­den­ziando tra l’altro che ancora una ridotta mino­ranza di aziende com­prende ade­gua­ta­mente il pub­blico online e le cor­rette moda­lità di coinvolgimento.

Molto inte­res­sante sotto que­sto pro­filo, augu­ran­dosi che serva da spunto di rifles­sione e possa essere ele­mento di miglio­ra­mento, l’analisi rea­liz­zata da Alte­rian che rac­co­glie  tre casi distinti con moda­lità di gestione e risul­tati diversi.

L’infografica rea­liz­zata sin­te­tizza dina­mi­che e risul­tati di gestione della comu­ni­ca­zione di crisi rela­ti­va­mente a tre imprese:

Per cia­scun caso è stato effet­tuato un moni­to­rag­gio su un periodo di sei mesi ana­liz­zando il per­diodo pre crisi e gli effetti suc­ces­sivi al picco di difficoltà.

Emerge con chia­rezza come nes­sun pro­blema possa essere con­ge­lato, o peg­gio cen­su­rato o coperto, men­tre invece una rispo­sta posi­tiva atte­nua o addi­rit­tura annulla, come nel caso della com­pa­gnia aerea, gli effetti del  pas­sa­pa­rola nega­tivo online.

PS: Ne ho avuto per­so­nal­mente con­ferma da una veri­fica empi­rica effet­tuata ieri seguendo una discus­sione su Frien­d­Feed che mi ha incen­ti­vato a sce­gliere que­sto tema per oggi.

Pubblicato il 30 agosto 2011 by Pier Luca Santoro

Rimedi Omeopatici

Si è final­mente con­clusa la vicenda che ha visto Boi­ron, mul­ti­na­zio­nale fran­cese che pro­duce e com­mer­cia­lizza pro­dotti omeo­pa­tici, al cen­tro di una crisi di comu­ni­ca­zione nata dalle con­si­de­ra­zioni di Samuele Riva sul suo blog.

Si tratta dell’enne­simo caso di cat­tiva gestione della comu­ni­ca­zione in Rete da parte di aziende che, per dimen­sioni e strut­tura orga­niz­za­tiva, dovreb­bero alle porte del 2012 essere in grado di gestire deci­sa­mente meglio que­sto tipo di situazioni.

Sono epi­sodi che minac­ciano seria­mente la repu­ta­zione delle imprese che ne sono coin­volte, cau­sati fon­da­men­tal­mente da scol­la­mento tra i diversi reparti azien­dali e scarsa pre­pa­ra­zione alla gestione di situa­zioni di que­sto tipo.

Nel 2008 Air Force Sta­tu­ni­tense ha pro­dotto un dia­gramma di flusso che iden­ti­fica i pas­saggi chiave e le azioni da com­piere per casi di que­sto genere.

Si tratta di un ausi­lio tanto banale quanto fon­da­men­tale che dimo­stra la pos­si­bi­lità di pre-pararsi per gestire ade­gua­ta­mente le rela­zioni e la comu­ni­ca­zione online evi­tando così le pos­si­bili con­se­quenze di un disa­stro media­tico gene­rato dall’«effetto strei­sand».

Gui­de­li­nes che il mar­ke­ting, i respon­sa­bili della comu­ni­ca­zione azien­dale, d’intesa con un legale che abbia buona sen­si­bi­lità alle tema­ti­che della rete, non devono, non pos­sono ulte­rior­mente esi­mersi dal codi­fi­care nel pano­rama attuale.

Pubblicato il 18 agosto 2011 by Pier Luca Santoro

Effetti Collaterali

Il Blac­k­berry, ed in par­ti­co­lare il suo ser­vi­zio crip­tato di mes­sag­gi­stica istan­ta­nea  che già tempo fa aveva sol­le­vato timori e cen­sure in alcuni stati della peni­sola araba, come noto, è stato il mezzo di comu­ni­ca­zione uti­liz­zato durante i recenti scon­tri che hanno attra­ver­sato le città della Gran Bretagna.

RIM, l’azienda pro­dut­trice dello smart­phone, aveva imme­dia­ta­mente spe­ci­fi­cato che il suo sistema era rispon­dente alla legi­sla­zione bri­tan­nica ed offerto la pro­pria col­la­bo­ra­zione alla poli­zia non senza qual­che imba­razzo per l’indesiderato coin­vol­gi­mento nei disordini.

Brand­watch ha svolto un’analisi del “sen­ti­ment” rela­ti­va­mente alle men­zioni su Twit­ter della marca in que­stione iden­ti­fi­cando non solo il natu­rale incre­mento delle cita­zioni ma anche una cre­scita signi­fi­ca­tiva, come mostra il gra­fico di sin­tesi sot­to­ri­por­tato, della nega­ti­vità di atteg­gia­mento nei commenti.

Effetti col­la­te­rali che smen­ti­scono il luogo comune del «pur­chè se ne parli» facen­done un’interessante case study per coloro che si occu­pano di pr online.

Pubblicato il 4 agosto 2011 by Pier Luca Santoro

L’Utilizzo della Rete e dei Social Media da parte dei Giornalisti

Arketi ha pub­bli­cato la sin­tesi dei risul­tati del Web Watch Media Sur­vey 2011.

I dati sono di par­ti­co­lare inte­resse per chi si occupa pro­fes­sio­nal­mente di public relations.

Lo stu­dio si è foca­liz­zato su come i gior­na­li­sti sta­tu­ni­tensi che scri­vono per pub­bli­ca­zioni B2B uti­liz­zano la Rete, quali le fonti d’informazione dalle quali attin­gono e quali social net­work prediligono.

E’ Lin­ke­din il social net­work con la mag­gior par­te­ci­pa­zione, seguito da Face­book e Twit­ter quasi alla pari, crolla il tasso di ade­sione, di par­te­ci­pa­zione ed uti­lizzo degli altri social network.

Il 64% degli inter­vi­stati dichiara di uti­liz­zare Inter­net per almeno 20 ore alla set­ti­mana. La ricerca di fonti d’informazione, di noti­zie è ovvia­mente l’attività principale.

La pos­si­bi­lità di tro­vare diret­ta­mente il con­tatto giu­sto e di effet­tuare delle ricer­che all’interno del sito web sono le varia­bili che mag­gior­mente inte­res­sano i gior­na­li­sti quando visi­tano le pagine azien­dali. Fonti azien­dali, agen­zie di PR e comu­ni­cati stampa i mezzi più uti­liz­zati per otte­nere infor­ma­zioni gra­zie alle quali redi­gere un articolo.

Ini­zia ad essere posi­tivo anche l’utilizzo e la par­te­ci­pa­zione dei social media, con il 56% degli inter­vi­stati che usa i cor­po­rate blog come fonte infor­ma­tiva e  nel 53% dei casi ne cura uno personale.

Pubblicato il 21 luglio 2011 by Pier Luca Santoro

Perchè le Persone Condividono i Contenuti in Rete

“The New York Times” ha pub­bli­cato i risul­tati di uno stu­dio sulle moti­va­zioni che spin­gono le per­sone a con­di­vi­dere i con­te­nuti in Rete.

La ricerca è stata fina­liz­zata sia uti­liz­zando meto­do­lo­gie di ana­lisi qua­li­ta­tiva, con inter­vi­ste per­so­nali, che quan­ti­ta­tiva, con l’osservazione durante una set­ti­mana di com­por­ta­menti e moda­lità di con­di­vi­sione. Sono state ana­liz­zate com­ples­si­va­mente 2.500 per­sone che con­di­vi­dono  con­te­nuti con inten­sità media e forte.

Lo stu­dio ha iden­ti­fi­cato cin­que moti­va­zioni prin­ci­pali che spin­gono le per­sone alla con­di­vi­sione, tre delle quali sono ego rife­rite in ter­mini di rap­pre­sen­ta­zione di se stessi di fronte agli altri ed auto affer­ma­zione. In tal senso la defi­ni­zione di sta­tus — sfera sem­bra cal­zante, rap­pre­sen­ta­tiva di buona parte delle per­sone che popo­lano la Rete.

Sono stati iden­ti­fi­cati 6 clu­ster di per­sone sulla base delle moti­va­zioni psi­co­lo­gi­che comuni. Ogni gruppo di per­sone è seg­men­tato in fun­zione delle moti­va­zioni emo­zio­nali, il ruolo della con­di­vi­sione nella pro­pria vita ed il valore attri­buito ad essere il primo a con­di­vi­dere una deter­mi­nata infor­ma­zione. Si va dagli altrui­sti ai car­rie­ri­sti pas­sando per net­wor­kers e selet­tivi.

Le con­clu­sioni dello stu­dio offrono spunti utili per faci­li­tare, per favo­rire il pro­cesso di con­di­vi­sione e dun­que il pas­sa­pa­rola online.

“The Psy­cho­logy of Sharing”è un utile sup­porto per mar­ke­ters e comu­ni­ca­tori che for­ni­sce ele­menti di cir­con­sta­ta­zione e qua­li­fi­ca­zione del pro­cesso di coin­vol­gi­mento delle per­sone online.