Posted on 21 febbraio 2012 by

Il Punto di Arrivo o Il Punto di Partenza?

Tweet about this on Twitter0Share on Facebook0Share on Google+2Share on LinkedIn0Email this to someonePrint this page

Il futuro dell’informazione è digi­tale. E’ que­sto pro­ba­bil­mente l’unico punto sul quale la stra­grande mag­gio­ranza di gior­na­li­sti ed esperti del set­tore pare essere d’accordo.

Come sap­piamo, non sono noti i con­torni, i tempi e, soprat­tutto, allo stato attuale non è chiaro con quale soste­ni­bi­lità eco­no­mica, ma non passa giorno senza che venga soste­nuta a gran voce la scom­parsa, più o meno pros­sima, della carta ed i van­taggi, le oppor­tu­nità e le pro­spet­tive del digitale.

Approc­cio, ose­rei direi quasi “ideo­lo­gico”, che è spesso sin­te­tiz­zato nel con­cetto di digi­tal first del quale «The Guar­dian» è diven­tato quasi sino­nimo e ban­diera per il corag­gio e la deter­mi­na­zione nell’affrontare tale percorso.

Cer­ta­mente, come recita la frase di Clay Shirky sopra ripor­tata [NB: clic­cando sull’immagine avrete accesso alla pre­sen­ta­zione com­pleta della quale vi con­si­glio la let­tura se vi fosse sfug­gita in pre­ce­denza] , il modello sul quale si è basata la carta stam­pata negli ultimi 100 anni non fun­ziona e non è più fun­zio­nale ad edi­tori, inve­sti­tori pub­bli­ci­tari e per­sone, nel nuovo eco­si­stema dell’informazione.

Altret­tanto cer­ta­mente si è gene­ral­mente ampia­mente tra­vi­sato il signi­fi­cato dell’idea di digi­tal first sia per­chè è stato com­ples­si­va­mente, come spesso avviene, tra­la­sciato l’impatto e le impli­ca­zioni sull’organizzazione del lavoro delle reda­zioni che, soprat­tutto, per la per­si­stente ten­denza a ragio­nare in ter­mini di con­trap­po­si­zione invece che di siner­gia e com­ple­men­ta­rietà tra carta e digi­tale, tra vec­chio e nuovo.

L’equivoco di fondo è però, direi, di mag­gior ampiezza e portata.

Si con­ti­nua fon­da­men­tal­mente a con­cen­trarsi sul mezzo, sulle solu­zioni, tavolta sulle “tro­vate”, che la tec­no­lo­gia offre, dimen­ti­cando troppo spesso, ho l’impressione, che tutto quello di cui si discute, tutto quello che è è fonte di ragio­na­menti più o meno con­di­visi o con­di­vi­si­bili non può pre­scin­dere da un punto: le persone.

Devo ancora riflet­tere, appro­fon­dire, per dirmi se sia il punto di par­tenza o il punto di arrivo, cer­ta­mente l’idea di met­tere al cen­tro i let­tori, le per­sone, il pas­sag­gio dal digi­tal first ad un più fon­da­men­tale audience first, o ancora meglio, appunto, peo­ple first, è impre­scin­di­bile per edi­tori, imprese che inve­stono in comu­ni­ca­zione pub­bli­ci­ta­ria e, ovvia­mente, per le per­sone stesse.

Se, come si va ripe­tendo da tempo, l’ecosistema dell’informazione, e l’equilibrio di gestione delle reda­zioni tra costi e ricavi aggiungo io, non può pre­scin­dere dalla col­la­bo­ra­zione con le per­sone. Se le per­sone, la loro atten­zione ed il loro coin­vol­gi­mento, sono il bene che gli edi­tori da sem­pre [s]vendono agli inve­stori. Se, come credo, senza per­sone inte­res­sate e coin­volte, non esi­stono di fatto notizie.

Allora, che sia il punto di arrivo o quello di par­tenza diviene tra­scu­ra­bile, resta fon­da­men­tale [ri]mettere, anche nel caso del gior­na­li­smo, al cen­tro le per­sone troppo a lungo, nella migliore delle ipo­tesi, trascurate.

Tweet about this on Twitter0Share on Facebook0Share on Google+2Share on LinkedIn0Email this to someonePrint this page