periodici

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Pubblicato il 12 gennaio 2013 by Pier Luca Santoro

Toccare il Fondo

Grande attesa per la prima edi­zione solo digi­tale di «New­sweek» dopo la deci­sione di abban­do­nare la ver­sione cartacea.

Il set­ti­ma­nale sta­tu­ni­tense per l’esordio sce­glie di dedi­care la sto­ria di coper­tina alle esplo­ra­zioni sot­to­ma­rine e titola “Have we hit the bot­tom” come mostra l’immagine sottoriportata.

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Nel ten­ta­tivo di dimo­strare tutta la dedi­zione, l’impegno e la capa­cità di uti­lizzo dei for­mati digi­tali il set­ti­ma­nale rende la coper­tina ani­mata. Quando infatti gli abbo­nati alla ver­sione per tablet sca­ri­cano l’edizione di que­sta set­ti­mana si apre un’animazione di circa quat­tro secondi che mostra un’attrezzatura per le riprese sot­to­ma­rine in movi­mento, come mostra il video sottostante.

Se già la scelta del tema lascia per­plessi non essendo esat­ta­mente una “sto­ria da urlo”, ancor più dub­bioso il valore dell’animazione sia per la rea­liz­za­zione che non pare dav­vero di qua­lità straor­di­na­ria che, soprat­tutto, per­chè forse non è que­sto il tipo di carat­te­ri­sti­che che il let­tore cerca nel for­mato digi­tale come con­fer­me­rebbe la scelta di «The Eco­no­mist» e i dati di una ricerca recen­te­mente pub­bli­cata da PEW.

A que­sto si aggiunga che in realtà tali pro­po­ste non sono esclu­siva del digi­tale ed anzi pos­sono essere per­fet­ta­mente rea­liz­zate anche nella ver­sione car­ta­cea come dimo­stra Aura­sma al CES in corso in que­sti giorni a Las Vegas, per tor­nare ad una pro­po­sta di cui ho par­lato spesso in que­sti spazi.

A «New­sweek» sono le scelte edi­to­riali ad avere toc­cato il fondo a mio avviso.

Pubblicato il 2 dicembre 2012 by Pier Luca Santoro

Investimenti Pubblicitari in Italia per Media

Niel­sen ha rila­sciato la sin­tesi degli inve­sti­menti pub­bli­ci­tari nel nostro Paese, con la sud­di­vi­sione per mezzo, rela­ti­va­mente ai primi nove mesi dell’anno.

Sti­mo­lato da una discus­sione su Twit­ter che, com­plice il limite dei 140 carat­teri ed il fatto che fossi in quel momento impe­gnato, non sono riu­scito a seguire con l’attenzione che meri­tava, ho deciso di appro­fon­dire il tema che perio­di­ca­mente ricorre.

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Nel com­plesso l’andamento degli inve­sti­menti pub­bli­ci­tari nel periodo gennaio-settembre 2012 regi­stra una fles­sione dell’11.7% per­dendo la bel­lezza [si fa per dire] di 720 milioni di euro. Di que­sti ben 403 [56%] sono rela­tivi alla tele­vi­sione che per la prima volta nella sto­ria recente del nostro Paese, per quanto a me noto, vede un calo così significativo.

Oltre alla tele­vi­sione sono tutti i mezzi a regi­strare un anda­mento nega­tivo ad esclu­sione di Inter­net che in un mer­cato calante, di riflesso, vede cre­scere la pro­pria inci­denza dal 7,2% del 2011 all’attuale 8,9%.

Incidenza per Media Investimenti Adv Italia Genn_Sett

Pre­messo che per­so­nal­mente credo sia più cor­retto con­si­de­rare Inter­net un ambiente e non un media, non è una distin­zione solo seman­tica evi­den­te­mente, e che i dati degli inve­sti­menti pub­bli­ci­tari sul Web non inclu­dono la search [*] poi­chè Goo­gle, che in Europa detiene il 93% del mer­cato, custo­di­sce gelo­sa­mente i dati rela­tivi, è inte­res­sante, utile, ana­liz­zare le dina­mi­che all’interno di cia­scun media.

La fles­sione del 15,4% dei  quo­ti­diani, nasce da un crollo dei quo­ti­diani free press [-53,2% a fat­tu­rato e –52% a spa­zio], senza i quali il calo è del 14% in ter­mini di rac­colta pub­bli­ci­ta­ria a valore. In par­ti­co­lare vale la pena di evi­den­ziare che il calo a spa­zio è sen­si­bi­li­mente infe­riore e si atte­sta al –4,4%, cosa che invece non avviene per i perio­dici, ed in par­ti­co­lare per i men­sili che hanno indici nega­tivi sia a fat­tu­rato [-12,4%] che a spa­zio [-13,1%].

Nella mia deco­di­fica que­sto signi­fica che vi sono ten­sioni sui prezzi, sui listini [ammesso che si possa par­lare dei listini in un Paese quale l’Italia dove la norma è il 70%, o più, di sconto], ma che l’interesse da parte degli inve­sti­tori pub­bli­ci­tari, delle aziende, a pia­ni­fi­care sui quo­ti­diani non è così in calo come parebbe dalla sin­tesi rila­sciata da Niel­sen. Si tratta di una ten­denza che peral­tro pro­se­gue anche per il mese di ottobre.

Inter­net, nono­stante la forte cre­scita del for­mato video, rad­dop­piato, e del mobile [+18%], mostra segni di ral­len­ta­mento con ago­sto al +5% e set­tem­bre addi­rit­tura al +1,3%, il tasso più basso di cre­scita dall’inizio del 2012. Una ten­denza, anche in que­sto caso, con­fer­mata anche dai dati di otto­bre [+4%] che por­tano il pro­gres­sivo annuo ad un +9,1%.

Ral­len­ta­mento che si regi­stra com­ples­si­va­mente in mol­tre altre nazioni del vec­chio con­ti­nente e che, se con­fer­mato, costrin­ge­rebbe a vedere al ribasso le stime di espan­sione ed il con­se­guente tanto annun­ciato “sor­passo” sui quo­ti­diani che attual­mente pesano il 70% in più. Se ai quo­ti­diani aggiun­giamo i perio­dici, molto spesso di pro­prietà dei mede­simi edi­tori, l’incidenza a valore della carta stam­pata è del 24,51% del totale con­tro l’8,94% di Inter­net; quasi il triplo.

La strada, com­plice ancora una volta la ten­denza al ribasso dei listini anche per quanto riguarda i valori rico­no­sciuti per CPM, pare dav­vero più lunga di quanto ipo­tiz­zato e non priva di sorprese.

Se, come credo, la spe­ci­fi­ca­zione non è mai ovvia, era dove­roso entrare nel det­ta­glio prima di abban­do­narsi a facili trion­fa­li­smi [pour cause?].

Investimenti Adv per Media Genn_Sett 2012 Nielsen

[*] La stima di com­Score per il 2011 è di 448 milioni di euro per quanto riguarda la search in Italia.

PWC ADV Proiezioni per Mezzo
Pubblicato il 7 ottobre 2012 by Pier Luca Santoro

Rapporto PWC Entertainment & Media Outlook Italia 2012–2016

Price Coo­per Wate­rhouse ha rila­sciato in que­sti giorni i risul­tati dell’analisi di sce­na­rio e le pro­ie­zioni per il periodo 2012 — 2016 per quanto riguarda intrat­te­ni­mento e media.

Oltre alla ten­denze glo­bali, che è comun­que inte­res­sante leg­gere per avere un pano­rama com­ples­sivo, è dispo­ni­bile il det­ta­glio per diverse nazioni Ita­lia inclusa gra­zie a “E&M Outlook in Italy 2012–2016”, che per il 4° anno con­se­cu­tivo descrive in det­ta­glio i trend rela­tivi a 12 seg­menti del mer­cato intrat­te­ni­mento e media nel nostro Paese.

Il report rac­co­glie per l’Italia pre­vi­sioni al 2016 sull’andamento di tutti i prin­ci­pali seg­menti coin­volti: film, tv, musica, radio, pub­bli­cità out-of-home, inter­net, quo­ti­diani, perio­dici, rivi­ste tec­ni­che, edi­to­ria spe­cia­liz­zata, video­game e gaming.

Inter­net sarà il seg­mento che regi­strerà la cre­scita più veloce nei pros­simi cin­que anni, con un tasso di cre­scita medio annuo dell’8,5%, soste­nuto da una cre­scita a due cifre per le com­po­nenti di spesa rela­tive al mobile access e all’advertising e da impor­tanti cre­scite del broad­band che por­te­ranno il valore di que­sto mer­cato a €12,7 miliardi.

Dopo inter­net, il seg­mento a mag­gior cre­scita saranno i video-games, che rag­giun­ge­ranno nel 2016 €1,3 miliardi [CAGR del 6,5%], seguiti dal seg­mento gaming che arri­verà a quota €1,9 miliardi [CAGR 4,5%]. I video games potranno trarre van­tag­gio dalla cre­scita del mer­cato online e wire­less e da una ripresa nei gio­chi di console.

Cat­tive noti­zie per l’editoria, secondo PWC infatti l’altro prin­ci­pale trend sarà lo spo­sta­mento degli inve­sti­menti dal publi­shing al non-publishing media.

Pur inclu­dendo la com­po­nente digi­tale in forte espan­sione, i quat­tro seg­menti del publi­shing [con­su­mer maga­zi­nes, new­spa­pers, con­su­mer edu­ca­tio­nal books e business-to-business] il trend di dimi­nu­zione degli ultimi anni non si ferma e, nono­stante una pre­vi­sione di ripresa nell’ultima parte del periodo, il valore dei quat­tro seg­menti sarà infe­riore nel 2016 rispetto al 2011.

In par­ti­co­lare per quanto riguarda gior­nali e pub­bli­ca­zioni perio­di­che con­su­mer [non spe­cia­liz­zate] è pre­vi­sta una fles­sione nel periodo 2012 — 2016 rispet­ti­va­mente dell’ 0,8% e del 2,1% a cui dovrebbe cor­ri­spon­dere un calo dell’advertising pari all’1,4% per i quo­ti­diani ed invece una cre­scita dell’ 1,2% per i perio­dici. Ten­denze che si basano su pro­ie­zioni favo­re­voli a par­tire dal 2014 dopo un 2012 da incubo, che con­ferma anche Niel­sen nel suo “eco­no­mic e media outlook” dedi­cato al nostro Paese, ed un 2013 comun­que in sofferenza.

L’ exe­cu­tive sum­mary ita­liano di “E&M Outlook in Italy 2012–2016”, che come sem­pre con­si­glio di leg­gere inte­gral­mente con  atten­zione, è libe­ra­mente sca­ri­ca­bile gra­zie a «Pub­bli­cità Italia».

Pubblicato il 15 giugno 2012 by Pier Luca Santoro

Scenario dei Media 2012 — 2016

Se il rap­porto “The medium is the mes­sage*: Outlook for maga­zine publi­shing in the digi­tal age” segna­lato ieri si con­cen­trava sulle evo­lu­zione delle pub­bli­ca­zioni perio­di­che [set­ti­ma­nali e men­sili], la pub­bli­ca­zione, sem­pre da parte di Pri­ceWa­te­rhou­se­Coo­pers, di “Glo­bal enter­tain­ment and media outlook: 2012–2016″ per­mette di veri­fi­care con buona appros­si­ma­zione, trat­tan­dosi di pre­vi­sioni, le ten­denze dell’industria dell’informazione sulle quali vi è stato un fitto con­fronto nei giorni scorsi.

Con­fronto, per chi se lo fosse perso, al quale hanno par­te­ci­pato, in ordine cro­no­lo­gico: Pier Luca San­toro, Giu­seppe Gra­nieriLSDI, Pier Luca San­toro, Giu­seppe Gra­nieri, LSDI, Marco Dal Pozzo, Pier Luca San­toro, Luca De Biase e LSDI.

Il rap­porto rea­liz­zato dalla PWC è rela­tivo sia all’intrattenimento, all’industria del tempo libero nelle sue diverse forme: dalla musica al gioco, che a mezzi di comu­ni­ca­zione. Per bre­vità ed inte­resse mi con­cen­trerò sulle ten­denze emer­genti rela­ti­va­mente al solo com­parto dei media, con par­ti­co­lare atten­zione alle evo­lu­zioni pre­vi­ste per quo­ti­diani e  perio­dici, riman­dan­dovi alla let­tura com­pleta del docu­mento per ulte­riori appro­fon­di­menti su aree di vostro spe­ci­fico interesse.

Lo stu­dio ana­lizza le ten­denze in atto e ne pre­vede le evo­lu­zioni per 48 nazioni del mondo Ita­lia inclusa.

Com­ples­si­va­mente la cre­scita del digi­tale nel medio — lungo periodo, pros­simi 5 anni, appare meno impor­tante di quanto ci si potesse imma­gi­nare pas­sando dalla quota attuale del 28% a quella del 38% nel 2016. I sup­porti, i mezzi tra­di­zio­nali con­ti­nue­ranno anche nel futuro pros­simo a man­te­nere la quota maggioritaria.

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A. I LIBRI:

La metà del mer­cato digi­tale sarà negli USA che arri­verà com­ples­si­va­mente [carta + ebook] a 21mila milioni di dol­lari rispetto agli attuali 19.500 [+7,7%]. In Europa il calo delle ven­dite di libri non sarà sosti­tuito dalla cre­scita del digi­tale. Nel caso dei libri di testo la situa­zione resterà pra­ti­ca­mente uguale.

B. CINEMA:

I ricavi cre­sce­ranno del 3,1%. Il con­sumo casa­lingo di video digi­tali rad­dop­pierà nel pros­simo quin­quen­nio arri­vando a pesare il 36% del totale mer­cato. Lo strea­ming di film on demand [a paga­mento] in Rete supe­rerà il valore delle sot­to­scri­zioni ai canali a pagamento.

C. RADIO:

Il mer­cato radio­fo­nico cre­scerà del 3,5% da qui al 2016. Due terzi dei ricavi del set­tore deri­ve­ranno dalla pub­bli­cità. Radio digi­tali e radio online nonj vedranno cre­scere in maniera signi­fi­ca­tiva le loro reve­nues. Gli abbo­na­menti ai canali radio­fo­nici satel­li­tari saranno quelli con il mag­gior tasso di cre­scita ma man­terr­rano un peso rela­ti­va­mente mode­sto con una quota sul totale del 9,5%.

D. TELEVISIONE:

A livello mon­diale si pre­vede una cre­scita del 6,6% degli inve­sti­menti pub­bli­ci­tari; uno svi­luppo legato all’avanzare della dif­fu­sione di con­te­nuti e pub­bli­cità mul­ti­piat­ta­forma anche su tablet e smart­pho­nes. La tele­vi­sione tra­di­zio­nale, “ter­re­stre”, con­ti­nuerà ad essere qualla che si acca­parra la fetta mag­giore. La Rus­sia supe­rerà l’Italia diven­tando così il mer­cato pub­bli­ci­ta­rio tele­vi­siovo più impor­tante d’Europa.

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E. PUBBLICITA’ ONLINE:

Da qui al 2016 PWC pre­vede una cre­scita del 15,9%. La search a paga­mento con­ti­nuerà ad essere la parte più rile­vante del mer­cato, buona la cre­scita di banner/display gra­zie anche al tempo pas­sato dagli utenti, dalle per­sone, nei diversi social net­work. Nono­stante tassi di ado­zione e pene­tra­zione straor­di­nari per smart­pho­nes e tablet il mobile adver­ti­sing resterà il fana­lino di coda come valori investiti.

Gior­nali e perio­dici, come vedremo più avanti, bene­fi­cie­ranno com­ples­si­va­mente poco della cre­scita degli inve­sti­menti online.

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F. GIORNALI:

Vi è un rap­porto diretto tra dif­fu­sione della banda larga e cir­co­la­zione, ven­dite, dei gior­nali; a minor dif­fu­sione cor­ri­spon­dono mag­giori ven­dite e cre­scita dei ricavi pub­bli­ci­tari e vice­versa. Da que­sto punto di vista l’Italia si trova a metà strada tra le ten­denze degli Stati uniti e Gran Bre­ta­gna e quelle di Argen­tina o India.

In Europa gli abbo­na­menti alla ver­sione digi­tale dei quo­ti­diani rag­giun­ge­ranno una quota signi­fi­ca­tiva nel 2016 com­pen­sando in parte la ten­denza nega­tiva della ver­sione car­ta­cea senza mai però con­sen­tire il ritorno ai livelli ante­ce­denti al 2009. Una pre­vi­sione che potrebbe inco­rag­giare a pun­tare tutto, o quasi, sul let­tore.

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Negli Stati Uniti ral­lenta il calo della rac­colta pub­bli­ci­ta­ria ma la quota dell’online resta asso­lu­ta­mente minoritaria.

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G. PERIODICI:

Si dovrebbe assi­stere ad una sta­bi­liz­za­zione delle ven­dite  anche in Europa, con­ti­nente dove le ven­dite di set­ti­ma­nali e men­sili sono le mag­giori al mondo.

L’area digi­tale tri­pli­che­rebbe addi­rit­tura ma la quota reste­rebbe asso­lu­ta­mente mino­ri­ta­ria con la ver­sione car­ta­cea a farla da padrone ancor­più che per i quotidiani.

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Pare insomma che le mie pre­vi­sioni con­tro­ten­denza di otti­mi­smo e di un futuro anche per la carta ven­gano con­fer­mate nel com­plesso. Resta da lavo­rare, da un lato, sul ruolo di cia­scun for­mato in un’ottica mul­ti­piat­ta­forma di con­ver­genza tra le distinte ver­sioni e, dall’altro lato sull’ottimizzazione nella gestione dell’esistente e all’individuazione di nuove forme di ricavo oltre a ven­dite e pubblicità.

Pubblicato il 16 settembre 2011 by Pier Luca Santoro

Corse di Cavalli

Sono stati dif­fusi ieri i dati rela­tivi al secondo periodo di rile­va­zione, aprile — luglio 2011, dell’indagine perio­dica svolta da Audi­press rela­ti­va­mente alla let­tura di quo­ti­diani e pub­bli­ca­zioni perio­di­che [set­ti­ma­nali e men­sili] nel nostro paese.

L’indagine, oltre a con­fer­mare che l’Italia è una Repub­blica basata sulla “Gazza”, rende dispo­ni­bili final­mente anche i dati rela­tivi ai visi­ta­tori al sito web della testata corrispondente.

Se per i quo­ti­diani i valori sono signi­fi­ca­ti­va­mente diversi da quelli dif­fusi da Audi­web, susci­tando ine­vi­ta­bil­mente qual­che per­ples­sità sul valore effet­tivo delle rile­va­zioni, para­dos­sale è la situa­zione di set­ti­ma­nali e mensili.

Due sono i fat­tori cri­tici che emer­gono dai dati diffusi.

Emerge come i valori in gioco, il numero di visi­ta­tori sia dav­vero mar­gi­nale con, ad esem­pio, Quat­tro­ruote o Focus tra i men­sili e L’Espresso e Donna Moderna per i set­ti­ma­nali che hanno un rap­porto almeno di 1 a 10 tra utenza sul web e let­tori su carta.   Uno per tutti, Sor­risi e Can­zoni TV che ha circa 4,3 milioni di let­tori per la ver­sione car­ta­cea e 28mila visi­ta­tori alla pro­pria edi­zione online.

Si evi­den­zia inol­tre come mol­tis­sime testate anche di ampia dif­fu­sione, ancora una volta a titolo esem­pli­fi­ca­tivo, quali Chi o Al Volante, non abbiano nep­pure un sito web.

La grande mar­cia al digi­tale pare più una corsa di cavalli zoppi per l’editoria nostrana.

Pubblicato il 16 giugno 2011 by Pier Luca Santoro

Insoddisfatti

Mar­ke­ting Charts segnala uno stu­dio effet­tuato da Per­for­mics, società inter­na­zio­nale di con­su­lenza di mar­ke­ting, “S-Net: A Study in Social Media Usage and Beha­vior”, rela­ti­va­mente all’importanza attri­buita dalle per­sone a cia­scun social net­work ed al loro atteg­gia­mento nei con­fronti delle imprese pre­senti al loro interno.

Con­tra­ria­mente a quanto si potrebbe pen­sare, dallo stu­dio emerge una buona pro­pen­sione ad espri­mere sod­di­sfa­zione e giu­dizi posi­tivi nei con­fronti delle aziende. Così non è per le imprese del com­parto edi­to­riale che rac­col­gono un livello di appro­va­zione, una sod­di­sfa­zione dav­vero sca­dente come mostra il gra­fico di sin­tesi sottostante.

E’ l’evidenza di come ci si impe­gni nell’accumulare fans e fol­lo­wers senza poi gestire alcuna inte­ra­zione, senza un ascolto ed una con­ver­sa­zione effet­tiva. Una visita ad una pagina di Face­book di un qual­siasi quo­ti­diano a vostra scelta non potrà che confermarlo.

Pubblicato il 3 febbraio 2011 by Pier Luca Santoro

La Campagnetta

Posso come vederli men­tre par­lano, discu­tono ani­ma­ta­mente su come risoll­le­vare le sorti dell’azienda in que­sto momento di crisi.

Gino Bram­billa, impren­di­tore 72enne pro­prie­ta­rio di una fab­brica di lam­pa­dari in ottone e rela­tiva sho­w­room  sulla Milano — Meda, sta par­lando con suo figlio Mario. Sono ormai tre anni che le cose vanno dav­vero male, biso­gna farsi venire un’idea per risol­le­vare le sorti aziendali.

Mario allora dice al padre: “Secondo me potremmo fare una cam­pa­gnetta pub­bli­ci­ta­ria, non grandi cose, senza spen­dere troppo. Sai su quelle rivi­ste  men­sili di arre­da­mento che ci man­dano gra­tui­ta­mente tutti i mesi qui in azienda”

E’ que­sta l’immagine men­tale che mi ha richia­mato l’insight, l’approfondimento rea­liz­zato da Niel­sen sull’andamento della pub­bli­cità nel com­parto della stampa [quo­ti­diani e perio­dici] nel 2010 che riporta anche i valori dell’investimento medio per mezzo.

Ah, auguri a Gino e Mario, credo pro­prio che ne abbiano biso­gno, ovvia­mente inseme agli editori.