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ADS Copie Digitali Febb 2014
Pubblicato il 9 aprile 2014 by Pier Luca Santoro

Le Copie Digitali NON Fermano l’Emorragia dei Quotidiani

Sono stati pub­bli­cati i dati ADS del feb­braio 2014 rela­ti­va­mente ai quo­ti­diani del nostro Paese.

In base all’ela­bo­ra­zione rea­liz­zata da «Prima Comu­ni­ca­zione», ad un anno e più dall’inizio delle rile­va­zioni di ADS delle copie digi­tali, emerge come, nono­stante per alcuni quo­ti­diani l’incidenza delle stesse sul totale sia tutt’altro che tra­scu­ra­bile,  il declino dell’acquisto di quo­ti­diani sia ancora ben lon­tano dall’arrestarsi.

Tra i prin­ci­pali quo­ti­diani nazio­nali sono sol­tanto due quelli che hanno una ten­denza posi­tiva: «Avve­nire» e «Il Sole24Ore». Testate entrambe acco­mu­nate da due fat­tori: spe­cia­liz­za­zione ed ele­vata inci­denza degli abbo­na­menti anche prima del digi­tale. Tutti gli altri quo­ti­diani hanno cali signi­fi­ca­tivi; in molti casi anche a dop­pia cifra come mostra la tavola di sin­tesi del con­fronto con il feb­braio 2013 sotto riportata.

ADS Febb 2014

Dal feb­braio 2013 ad oggi, nel pro­gres­sivo dei 12 mesi, «Il Sole24Ore» ha aumen­tato le pro­prie ven­dite per 75mila copie ed  «Avve­nire» di 3mila. Il dato peg­giore è per «la Repub­blica» con circa 50mila copie in meno, men­tre per­cen­tual­mente è «Libero» ad avere la peg­gior per­for­mance con il –24%.

Nono­stante la forte pro­mo­zio­na­lità sia da parte di «la Repub­blica» che de «Il Cor­riere della Sera», come dimo­strano, anche, le ven­dite di copie mul­ti­ple, dopo lo sprint ini­ziale è “calma piatta” per quanto riguarda le ven­dite di copie digitali.

L’elaborazione rea­liz­zata da Human High­way, società di ricer­che di mer­cato online che col­la­bora, anche, con Data­Me­dia­Hub, mostra il det­ta­glio delle sole copie digi­tali. Sul sito è pos­si­bile agire sui dati sele­zio­nando i fil­tri, muo­vendo i cur­sori, clic­cando col mouse sui gra­fici o sele­zio­nando col mouse intere aree nei grafici.

ADS Copie Digitali Febb 2014

Pagina99
Pubblicato il 28 marzo 2014 by Pier Luca Santoro

La Storia Insegna che la Storia non Insegna Nulla

Se «Pub­blico» aveva resi­stito solo 103 giorni in edi­cola abbiamo ora un nuovo record in nega­tivo, ahimè.

È il caso de il “Sole 24 Ore di sini­stra”: «Pagina99» che, lan­ciato l’11 feb­braio scorso, a soli 45 giorni di distanza annun­cia che ces­serà la pub­bli­ca­zione quo­ti­diana per diven­tare, per quanto riguarda la ver­sione car­ta­cea, solo settimanale.

Il quo­ti­diano [*] aveva mani­fe­stato sin dall’inizio di avere gravi pro­blemi legati alla distri­bu­zione sia per i costi che per le inef­fi­cienze cro­ni­che del sistema, della filiera.

«Il Fatto Quo­ti­diano», unico caso di suc­cesso di un gior­nale lan­ciato negli ultimi dieci anni, o più, nel nostro Paese, ha basato il lan­cio su tre aspetti di fondo:

  • Crea­zione di una forte com­mu­nity di per­sone riu­nite intorno ad un ideale — fon­da­men­tal­mente l’anti ber­lu­sco­ni­smo —  mesi prima del lancio;
  • Rac­colta cospi­cua di fondi gra­zie ad una cam­pa­gna di abbo­na­menti, che defi­ni­rei di sot­to­scri­zioni poi­chè mosse da un ideale, quello della com­mu­nity di rife­ri­mento, che hanno garan­tito una solida base al lancio;
  • Piano strut­tu­rato di distri­bu­zione selet­tiva al lan­cio ideato evi­den­te­mente da chi cono­sce bene la filiera distri­bu­tiva tra­di­zio­nale del canale edicole.

Tutti gli altri che hanno pro­vato ad ope­rare in modo diverso hanno fallito.

Scri­veva Ales­san­dro Moran­dotti che “La sto­ria inse­gna che la sto­ria non inse­gna nulla”. Pare avesse asso­lu­ta­mente ragione purtroppo.

Pagina99

Total Media Ad Spending USA
Pubblicato il 27 marzo 2014 by Pier Luca Santoro

State of the News Media 2014

Sono stati pub­bli­cati ieri i risul­tati di State of the News Media 2014, undi­ce­sima edi­zione del rap­porto annuale di The Pew Research Center’s Jour­na­lism Pro­ject che ana­lizza lo sce­na­rio dell’industria dell’informazione negli Stati Uniti.

I ricavi sono for­te­mente legati e dipen­denti all’advertising che pesa il 69% del totale delle reve­nues. Meno di un quarto dei ricavi è gene­rato diret­ta­mente dai let­tori con il paga­mento di sin­gole copie e/o abbo­na­menti [sia carta che digi­tale e canali TV a pagamento].

I quo­ti­diani con­ti­nuano a rap­pre­sen­tare la fetta mag­giore dei ricavi diret­ta­mente ricol­le­ga­bili all’industria dell’informazione. per que­sti cre­sce il peso delle reve­nues gene­rate dai let­tori con il paga­mento diretto che arriva a fine 2013 a circa il 32% del totale.

Del totale mer­cato del digi­tal adver­ti­sing, inclusa la search, i quo­ti­diani fanno pro­pria una quota che Pew stima essere intorno al 12%. Vista la dimen­sione del mer­cato USA [42.6 miliardi di $ nel 2013] si tratta di cifre comun­que com­ples­si­va­mente impor­tanti, ma è certo che il grosso va ad altri, con Goo­gle e Face­book in prima fila, come noto.

Total Media Ad Spending USA

I punti chiave, a mio avviso, sono:

  • Il peso dei ricavi dai let­tori cre­sce per­chè si restrin­gono quelli da adv nel mix
  • Con un peso di oltre due terzi dell’adv la dipen­denza da que­sto è for­tis­sima. Si dice spesso che “se non paghi per un pro­dotto, sei il pro­dotto”. Vale per Goo­gle e Face­book [e altri] ma anche per l’industria dell’informazione. Il let­tore è il pro­dotto da ven­dere. Quanto pesi que­sto sulla qua­lità e la tipo­lo­gia dell’informazione è un aspetto che, ahimè il rap­porto non chiarisce.
  • Il peso di ricavi “altri” cre­sce ed arriva al 7% del totale diven­tando la terza area di red­dito. Sono gli eventi, ma anche i ser­vizi di mar­ke­ting e comu­ni­ca­zione che alcuni edi­tori ini­ziano ad offrire diret­ta­mente a gene­rare nuove aree di ricavo da non sottovalutare.
  • Le dona­zioni, la filan­tro­pia, ed il ven­ture capi­tal pesano l’1%. For­get about it, come direb­bero appunto gli americani.

Nel rap­porto è con­te­nuta una parte spe­ci­fica rela­tiva a social media e news.

I social media hanno un peso per l’industria dell’informazione ma ovvia­mente per alcuni siti ben più che per altri. Non solo si con­ferma “l’insostenibile leg­ge­rezza dei refer­rals” ma anche che il tasso di con­ver­sione, le per­sone che dopo aver visto una noti­zia sui social clic­cano per leg­gere l’articolo è una minoranza.

Anche se come dri­ver di traf­fico è Face­book pro­ta­go­ni­sta asso­luto, pro­por­zio­nal­mente gli iscritti a Twit­ter sono quelli che hanno una mag­gior pro­pen­sione a visi­tare i siti web di informazione

Se rie­sco domani torno in maniera spe­ci­fica su que­sto aspetto. Il tema da appro­fon­dire è “abbat­tere la fan base è il primo passo per un’ecologia dei social media”

SocialMediaNews 2014

Otte­nere le noti­zie sui social, ed in par­ti­co­lare su Face­book, è un’esperienza “inci­den­tale”. Le per­sone usano, fre­quen­tano i social net­work per altri motivi ed inci­den­tal­mente, il più delle volte per­chè i loro con­tatti hanno con­di­viso, vedono/leggono le notizie.

In ter­mini di argo­menti pre­fe­riti regna sovrano l’infotainment, l’informazione “leg­gera”. Su 11 aree infor­ma­tive d’interesse la poli­tica e la nera si col­lo­cano rispet­ti­va­mente al 4° e 5° posto men­tre le noti­zie inter­na­zio­nali sci­vo­lano addi­rit­tura al 9° posto. Ancora una volta, se, come il sot­to­scritto, gestite i social di un quo­ti­diano ve ne era­vate già accorti a pre­scin­dere dallo studio.

Come sem­pre, vi esorto, se posso, a non fidarvi della mia sin­tesi che è asso­lu­ta­mente par­ziale, e di parte, ed a leg­gere inte­gral­mente il rap­porto per farvi una vostra idea. È sem­pre la cosa migliore da farsi.

Guardian Membership
Pubblicato il 24 marzo 2014 by Pier Luca Santoro

La Strategia Open del Guardian

Si è svolto la scorsa set­ti­mana Chan­ging Media Sum­mit, due giorni orga­niz­zata dal «The Guar­dian» — con il sup­porto di nume­rosi spon­sor, eh — che fa il punto sulla situa­zione dei media a livello internazionale.

David Pem­sel, deputy chief exe­cu­tive di Guar­dian News & Media, ha tenuto il discorso di aper­tura spie­gando come il Guar­dian stia gestendo la tran­si­zione al digi­tale ed illu­strando la stra­te­gia open del quotidiano.

Met­te­tevi comodi e pren­de­tevi un quarto d’ora per­chè vale la pena di ascol­tarlo dall’inizio alla fine, garantisco.

Pem­sel sot­to­li­nea come sia degno di nota il fatto che nono­stante appa­ren­te­mente non vi siano con­di­zioni favo­re­voli vi sia un con­ti­nuo ingresso di nuovi impren­di­tori e nuove ini­zia­tive in ambito edi­to­riale, rile­vando come evi­den­te­mente que­sto sia un segnale chiaro del fatto che que­sto è un mer­cato in cui essere, stare, nono­stante le com­ples­sità che presenta.

Rifiuta con fer­mezza l’idea di pay­wall et simi­lia affer­mando che i con­te­nuti devono essere liberi di fluire in Rete e negando che essere open signi­fi­chi non avere un modello di busi­ness soste­ni­bile. Pro­ba­bil­mente l’affermazione chiave è al minuto 3.50 del discorso quando dice: “It is a time when brave orga­ni­za­tion can no long con­trol, it is a time when you need to be part of the web not just on it”.

Guardian Open

Pro­se­gue illu­strando i dati più recenti sul sito 40 milioni di utenti unici men­sili, 4.3 milioni di utenti regi­strati, 1.1 milioni di per­sone che si log­gano e 95mila abbo­nati alle ver­sione digi­tale del gior­nale. Un audience mon­diale di 90 milioni di utenti unici che ne fa il terzo quo­ti­diano più letto sul pianeta.

Anti­ci­pare e dare rispo­sta alle sfide fa parte del DNA del «The Guar­dian». Sfide che Pem­sel  rias­sume in:

  • Richie­sta di trasparenza
  • Multicanalità/Multipiattaforma
  • For­nire storie/notizie “irre­sti­bili” che ingag­giano, che coin­vol­gono, i let­tori, le persone.

Guardian Key Pillars

Con il lan­cio di Guar­dian Lab spiega, “for­niamo idee ai nostri clienti ed alle agen­zie invece di ven­dere sem­pli­ce­mente spazi pub­bli­ci­tari”, pro­se­guendo “abbiamo costruito un nostro tool per faci­li­tare la miglior pia­ni­fi­ca­zione mul­ti­piat­ta­forma ai nostri clienti”.

Che la stra­te­gia open fun­zioni lo dimo­strano i numeri con una cre­scita dei ricavi costante negli ultimi 8 tri­me­stri, un aumento del 20% delle reve­nues dal digi­tale e un +5% complessivo.

Guardian Revenues

Ma open non è solo free. Pem­sel cita espres­sa­mente l’ingresso recente di David Magliano in qua­lità di Mana­ging Direc­tor for mem­ber­ship stra­te­gies. Ruolo che pre­ce­den­te­mente non esi­steva e che con­ferma come la mem­ber­ship sia la strada pre­scelta dal Guar­dian News & Media per mone­tiz­zare. “Mem­ber­ship — if smar­tly exe­cu­ted — could pro­duce even big­ger divi­dends than cur­rent paywalls”

Sta­bi­lire una rela­zione “pri­vi­le­giata” con i let­tori, con le per­sone, è la strada mae­stra per uscire dal tun­nel. È ormai un anno che pro­pongo di “vederci al club”, atten­dere ulte­rior­mente è solo una per­dita di tempo e di opportunità.

Guardian Membership

Update 08:45 —  Anche «Slate» punta sulla membership.

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Pubblicato il 11 marzo 2014 by Pier Luca Santoro

Condiviso # Letto

Il web delle pagine viste e dei click è morto, o comun­que è sem­pre più pros­simo ad esserlo, i cri­teri di valu­ta­zione, di attri­bu­zione di valore sin qui adot­tati devono essere inte­grati, o addi­rit­tura sosti­tuiti, con para­me­tri che siano com­pa­ra­bili con altri medium e, soprat­tutto, che siano fon­dati mag­gior­mente su aspetti qua­li­ta­tivi e meno su quelli quan­ti­ta­tivi. E’ que­sto il lavoro sul quale con­cen­trarsi.

Tony Hayle, CEO di Chart­beat, ha pub­bli­cato durante il wee­kend un pezzo su «Time» che fa un’ottima sin­tesi su quali siano le metri­che di valore e quali no.

L’articolo: “Quello che pensi di sapere sul Web è sba­gliato” spa­zia dal native adver­ti­sing, ripreso da Peter Kafka su Re/code, che par­rebbe avere risul­tati deci­sa­mente infe­riori alle aspet­ta­tive, alle pagine viste, foca­liz­zan­dosi su quello che, come sostengo da tempo, è il para­me­tro di mag­gior valore ed inte­resse: il tempo speso sulla pagina, nel sito.

Tra le altre cose, dai dati basati sull’esame di 10mila arti­coli con­di­visi sui social, emerge che non c’è alcun rap­porto tra quanto un pezzo di con­te­nuto è con­di­viso e la quan­tità di atten­zione che un let­tore medio darà quel contenuto.

Se l’engagement, a pro­po­sito di tempo e del suo valore, fosse misu­rato, come dovrebbe essere, in base al time spen­ding, si attri­bui­rebbe molto più valore ai com­menti — tanto bistrat­tati e sot­to­va­lu­tati — che non ad azioni più mec­ca­ni­che quali like/retweet/condivisioni.

Le con­di­vi­sioni sono impor­tanti poi­chè creano pas­sa­pa­rola, brand aware­ness, ma non sono una dimo­stra­zione dell’effettiva let­tura di un arti­colo. Pos­sono, anche, essere sem­pli­ce­mente desi­de­rio di auto-proiezione del sè nei con­fronti della pro­pria cer­chia sociale online.

Con­di­viso NON è letto.

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Sul tema delle metri­che, sem­pre par­tendo dal pezzo di Tony Hayle, inter­viene anche Jeff Jar­vis, come sem­pre da leg­gere, con “Good metrics, bad metrics”.

Newspaper Revenues
Pubblicato il 4 marzo 2014 by Pier Luca Santoro

Come Stanno Cambiando i Ricavi dei Quotidiani

Ame­ri­can Jour­na­lism Review pub­blica i risul­tati eco­no­mici di cin­que tra i prin­ci­pali edi­tori di quo­ti­diani negli Stati Uniti: Gan­nett, McClat­chy, The New York Times Co., A. H. Belo e Lee Enter­pri­ses.

Dai dati emerge sostan­zial­mente come stia cam­biando il mix dei ricavi con minori introiti dalla pub­bli­cità e più dai let­tori. Il bilan­cio però, pur­troppo, con­ti­nua a non tor­nare ed i risul­tati com­ples­sivi mostrano ancora il segno meno rispetto al 2012 con un calo delle reve­nues com­preso tra l’1% ed il 5% a seconda dei casi.

Stessa situa­zione per il «Finan­cial Times» che genera addi­rit­tura ben il 63% dei ricavi del 2013 dai con­te­nuti e sola­mente il 37% dalla pub­bli­cità, con reve­nues sta­bili rispetto all’anno precedente.

Newspaper Revenues

Un’analisi su 17 dei pro­pri asso­ciati effet­tuata dalla New­spa­per Asso­cia­tion of Ame­rica con­ferma come il mix dei ricavi  si stia spo­stando verso l’area dei con­te­nuti, delle ven­dite di copie che cre­scono del 5% nell’insieme, ma che la tra­sfor­ma­zione deve andare  oltre, essere più pro­fonda, per essere soste­ni­bile economicamente.

Sull’andamento dei ricavi pub­bli­ci­tari, sia carta che online, per l’industria dell’informazione basta dare un’occhiata ai due gra­fici pub­bli­cati da Mathew Ingram su pai­d­Con­tent per capire la situa­zione, per avere la con­ferma che il mix tra­di­zio­nale di ven­dite di con­te­nuti e rac­colta pub­bli­ci­ta­ria non è,  e mai più sarà, suf­fi­ciente a far qua­drare i conti.

Lo stu­dio “New­spa­pers Tur­ning Ideas Into Dol­lars: Four Reve­nue Suc­cess Sto­ries”, e la già citata ana­lisi della NAA, mostrano come a que­sti sia neces­sa­rio affian­care pro­gres­si­va­mente nuove fonti di ricavo sup­ple­men­tari, inte­gra­tive rispetto alle attuali che pro­vavo a sin­te­tiz­zare nella mia pre­sen­ta­zione sui “modelli di busi­ness 2.0″ per gli stu­denti del master in scienze della comu­ni­ca­zione a fine 2013.

Se all’estero gli esempi di spe­ri­men­ta­zioni, anche di suc­cesso, per cam­biare il mix dei ricavi non man­cano, per il momento nel nostro Paese ci si sta con­cen­trando pre­va­len­te­mente su gli eventi come fonte di ricavo men­tre l’area e-commerce non decolla tra mille pole­mi­che e sostan­zial­mente poco o null’altro viene fatto per uscire dalla spi­rale in attesa del pros­simo vano busi­ness plan da appro­vare nel pros­simo, altret­tanto vano?, con­si­glio di amministrazione.

.PL Modello di Business

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Pubblicato il 7 febbraio 2014 by Pier Luca Santoro

La Readership della Stampa è Ampiamente Superiore all’Online

Sono stati pub­bli­cati in que­sti giorni i dati di let­tura di quo­ti­diani e perio­dici e rela­tivi siti web per il terzo periodo di rile­va­zione di Audi­press 2013 [16 set­tem­bre – 15 dicem­bre 2013] nel giorno medio.

Gli Isti­tuti ese­cu­tori del field sono Doxa ed Ipsos; il dise­gno del cam­pione e l’elaborazione dei dati sono stati effet­tuati da Doxa. Per que­sto motivo i dati rela­tivi all’online non coin­ci­dono con quelli Audi­web. Come segnala Audi­press, si ricorda che il dato “giorno medio” — sia per la stampa sia per il web —  è la risul­tante di un cal­colo che ha come bacino di rife­ri­mento i lettori/visitatori degli ultimi 7 giorni. Per quanto riguarda spe­ci­fi­ca­ta­mente l’online la stima pre­senta un errore supe­riore al 20%, per­tanto si rac­co­manda cau­tela nella let­tura del risul­tato. Il cal­colo non è appli­ca­bile al “totale let­ture”, in quanto i casi rien­tranti nel totale let­ture fanno rife­ri­mento a let­tori che pos­sono aver letto più di una testata elencata.

Fatte le dove­rose pre­messe meto­do­lo­gi­che veniamo ai risul­tati emer­genti. Sono state sele­zio­nate i prin­ci­pali quo­ti­diani nazio­nali o comun­que con un influenza regio­nale estesa, free press inclusa.

Come mostra il gra­fico rea­liz­zato, sono stati messi a con­fronto i dati di let­to­rato, che come noto sono diversi da quelli delle ven­dite dei quo­ti­diani, ed i let­tori della cor­ri­spon­dente ver­sione online. Pas­sando il cur­sore sulle barre si visua­liz­zano i valori asso­luti; tutti i dati sono per mille.

Viene sfa­tato uno dei tanti “miti” rela­ti­va­mente al fatto che il let­to­rato online sia supe­riore a quello della carta stam­pata. Infatti, anche con­si­de­rando il 20% di errore, per tutte le testate la rea­der­ship del car­ta­ceo è net­ta­mente supe­riore a quella sul web. Aspetto che si con­ferma anche, sep­pur sia scor­retto uti­liz­zare dati, rile­va­zioni, che hanno meto­do­lo­gie diverse, met­tendo a con­fronto i dati di let­to­rato della stampa con gli utenti unici nel giorno medio di Audiweb.

L’unico quo­ti­diano che ha un rap­porto abba­stanza vicino è «Il Fatto Quo­ti­diano» che secondo Audi­press ha 484mila let­tori del car­ta­ceo e 216mila online, per tutti gli altri il rap­porto è di almeno 3 ad 1 a favore del car­ta­ceo. La free press che, a pre­scin­dere dalla sua qua­lità, ha comun­que una rea­der­ship rile­vante nella ver­sione stam­pata online non esiste.

Come si suol dire, carta canta.

audiweb-top20
Pubblicato il 31 gennaio 2014 by Pier Luca Santoro

I Top 20 dell’Informazione Online in Italia

Sono stati dif­fusi ieri i dati Audi­web rela­tivi all’audience online da PC per il mese di dicem­bre 2013. Ho fatto, abbiamo fatto, una rie­la­bo­ra­zione dei dati dispo­ni­bili per ana­liz­zare in maniera più spe­ci­fica l’informazione online nel nostro Paese.

Tra i top 20 figu­rano 7 testate infor­ma­tive “all digi­tal”, che non hanno una cor­ri­spon­dente ver­sione car­ta­cea. Restano fuori dai primi 20 per utenti unici nel giorno medio testate di di rile­vanza regio­nale quali «Il Mattino»[105mila utenti unici], «Il Gaz­zet­tino» [60mila utenti unici] ed Il «Secolo XIX» [66mila utenti unici]. Anche il free press «Leggo» attira “sola­mente” 68mila utenti unici, un valore comun­que supe­riore ad altre testate a dif­fu­sione nazio­nale quali «L’Unità» ed «Il Foglio» [che oggi diviene mag­gio­renne, auguri!] e altre testate digi­tal native quali, ad esem­pio, «IBlitzquotidiano».

Tra le testate senza una cor­ri­spon­dente ver­sione car­ta­cea, «Blogo» rea­lizza con il canale “attua­lità” il 24% degli utenti unici, all’interno del net­work di «City­news» è Today.it il canale più seguito con il 14% del totale men­tre le edi­zioni locali “si sfliano” [ad esem­pio, Milano Today pesa l’1,8%]. In barba alle teo­rie su gat­tini e soft porn il canale Dai­ly­mo­tion Sexy pesa solo l’1.5% del totale degli autenti unici della testata in questione.

Discorso a parte per «Il Post» e «Lettera43» che invece “sfrut­tano” le aggre­ga­zioni per gon­fiare i numeri. Per la prima testata infatti il peso degli altri domini aggre­gati è del 68.5% men­tre per la seconda i canali  locali, in realtà altre testate con nomi distinti, pesano il 71.5%. I loro numeri sono dun­que ancora oggi rela­ti­va­mente modesti.

Lo stesso dicasi per Quotidiano.net per il quale il peso di altri siti web aggre­gati pesa il 46% del totale degli utenti unici.

Se si esclu­dono «Il Tir­reno», «Il Cen­tro» e «La Nuova Sar­de­gna», i valori degli altri quo­ti­diani locali del net­work dei gior­nali de l’Espresso-Repubblica sono esi­gui, nella mag­gior parte dei casi sotto i 10mila utenti unici. Rile­va­zione che, visti i valori anche delle testate all digi­tal che aggre­gano quo­ti­diani locali, [di]mostra come l’informazione locale online non sfonda.

Tranne «La Gaz­zetta dello Sport», per la ver­sione online dei primi 5 quo­ti­diani car­ta­cei la home page non pesa mai più del 55% del totale degli utenti unici. Vale asso­lu­ta­mente la pena di riflet­terci con grande attenzione.

UAC Meter Discrepanze
Pubblicato il 29 dicembre 2013 by Pier Luca Santoro

ConversAzioni & SpiegAzioni

L’articolo di sin­tesi e com­mento ai risul­tati pre­sen­tati da Human High­way, rela­tivi a quelle che sono state le noti­zie e le fonti d’informazione più con­di­vise su social media e social net­work nel nostro Paese, ha pro­vo­cato alcune per­ples­sità sia nei com­menti all’articolo stesso che in alcuni mes­saggi diretti che mi sono stati inviati con richie­sta di spiegazioni.

Mi sono inter­fac­ciato con Gia­como Fusina, tito­lare della società di ricer­che, al riguardo, che dimo­strando grande cor­ret­tezza ha inte­grato la pre­sen­ta­zione ori­gi­na­ria dei risul­tati con la nota meto­do­lo­gica sulla misu­ra­zione e l’interpretazione dei risultati.

UAC Meter Discrepanze

Per i det­ta­gli si riporta alla pre­ci­tata pre­sen­ta­zione che viene sotto ripor­tata per faci­lità di let­tura. Fon­da­men­tal­mente se un arti­colo, anche molto popo­lare, scom­pare dall’homepage, UAC, il tool di rile­va­zione, non lo seguirà più e non aggior­nerà più da quel momento in poi i dati di con­di­vi­sione ad esso rife­riti. Ecco da dove nascono le discre­panze tra i dati ripor­tati e i risul­tati visi­bili dai coun­ter dei bot­toni social.

Con­ver­sA­zione e SpiegAzioni.

Sharing Actions Notizie
Pubblicato il 27 dicembre 2013 by Pier Luca Santoro

Le Notizie più Social del 2013

Human High­way ha pub­bli­cato i risul­tati rela­tivi a quelle che sono state le noti­zie e le fonti d’informazione più con­di­vise su social media e social net­work nel nostro Paese. Le rile­va­zioni sono state fatte attra­verso UAC meter, tool pro­prie­ta­rio per moni­to­rare Face­book, Twit­ter e G+. La sin­tesi dei prin­ci­pali risul­tati emer­genti è dal novem­bre 2011, ini­zio del periodo di rile­va­zione, a dicem­bre 2013.

Nel com­plesso il numero di con­di­vi­sione cre­sce nel tempo. A domi­nare il pano­rama per numero di con­di­vi­sioni com­ples­sive sono i quo­ti­diani online, la ver­sione web delle testate con una ver­sione car­ta­cea, men­tre con­ti­nuano a restare rela­ti­va­mente mar­gi­nali le testate all digital.

Oltre 300mila indi­vi­dui ogni giorno con­di­vi­dono su social media e social net­work gli arti­coli delle noti­zie di attua­lità che tro­vano sulle prin­ci­pali testate d’informazione online, in cre­scita del 24% rispetto ai 250mila medi gior­na­lieri del 2012.

È Face­book a domi­nare asso­lu­ta­mente la scena con oltre il 93% del totale delle con­di­vi­sioni [e non potrebbe essere altri­menti vista l’enorme dif­fe­renza di iscritti], segue Twit­ter con il 5.8% e G+ con poco più dell’1%.  Rispetto al 2012 la quota di Face­book sale di due punti per­cen­tuali e quella di Goo­gle+ di tre punti per mille, a sca­pito di Twitter.

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Sono sem­pre le testate car­ta­cee ad otte­nere il mag­gior numero di con­di­vi­sioni nel giorno medio con «la Repub­blica» sal­da­mente in testa con un numero di con­di­vi­sioni supe­riore dell’80% rispetto a «Il Fatto Quo­ti­diano» e dop­pio di «Il Cor­riere della Sera» . Ogni giorno, media­mente, su Repubblica.it si pro­du­cono oltre 54.000 con­di­vi­sioni degli arti­coli della testata sui tre social net­work esa­mi­nati [+44% rispetto alla media del 2012]. Si inver­tono invece i rap­porti per quanto riguarda il numero medio di con­di­vi­sioni per arti­colo con «Il Fatto Quo­ti­diano» che ottiene il 50% rispetto a  «la Repub­blica». Quindi gli utenti, le per­sone che seguono «Il Fatto Quo­ti­diano» sono nume­ri­ca­mente infe­riori ma hanno una mag­gior pro­pen­sione a con­di­vi­dere rispetto a quelli di «la Repubblica».

Dai dati pub­bli­cati sul sito web della società di ricer­che la noti­zia più con­di­visa [84.676 con­di­vi­sioni] in asso­luto è della testata free press «Leggo» e riguarda uno stu­dio secondo il quale il sesso orale aiuta le donne a com­bat­tere la depres­sione, deso­lante a dir poco. Seguono il video dell’intervento di Crozza su LA7, al quale, come d’abitudine, Repubblica.it appone il pro­prio logo e pub­blica nel suo sito web, e sem­pre un altro con­te­nuto video su Repubblica.it rela­tivo ai “for­coni” che a Genova baciano le forze dell’ordine.

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