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Audiweb Home Page
Pubblicato il 19 maggio 2014 by Pier Luca Santoro

Home Page delle mie Brame

A seguito della dif­fu­sione del docu­mento interno del «The New York Times» buona parte del dibat­tito si è con­cen­trato sulla morte della home page. Il gra­fico sot­to­stante, con la giu­sta dose di sapiente iro­nia, ne sin­te­tizza i risultati.

dead_homepage

Avevo già effet­tuato un’ela­bo­ra­zione dei dati Audi­web del marzo 2013 per veri­fi­care il valore, il peso, dell’home page dei quo­ti­diani ita­liani, mi è sem­brato dun­que inte­res­sante aggior­narla con i dati ad un anno di distanza, a marzo 2014 [ultimi dati disponibili].

Rispetto ad allora si assi­ste ad un calo gene­ra­liz­zato dell’incidenza dell’home page sul totale degli utenti unici per tutti i prin­ci­pali quo­ti­diani, con Corriere.it che passa dal 64 al 58%, Repubblica.it dal 61 al 54% e Il Fatto dal 71 al 57%; per citarne alcuni.

Tra le prin­ci­pali testate di cui è dispo­ni­bile il dato di det­ta­glio al top Ansa con un peso del 77% e fana­lino di coda, anche per l’effetto del peso dell’aggregazione di altri siti, Il Post con solo i 4%.

Ovvia­mente in ter­mini di pagine viste, quelle che creano red­dito, ricavi, l’incidenza è ancora inferiore.

La prima colonna indica il peso in ter­mini di utenti unici, men­tre la seconda l’incidenza in ter­mini di pagine viste per cia­scuna testata.

Dati Audi­web Marzo 2014 — Ela­bo­ra­zione DataMediaHub

Audiweb Home Page

Il valore dell’home page sta nella fedeltà del let­tore che vi accede, con­tra­ria­mente alla mag­gio­ranza di coloro che invece arri­vano, più o meno casual­mente, da motori di ricerca e social.

Ma, anche, l’elaborazione sopra ripor­tata dimo­stra come siano sem­pre più i sin­goli arti­coli, in fun­zione delle ricer­che e delle con­di­vi­sioni sui social net­work, e non la home page, il primo punto di accesso. L’ approc­cio  di Reu­ters al riguardo è emble­ma­tico in tal senso.

E’ neces­sa­rio ripen­sare l’home page dei quo­ti­diani online e, soprat­tutto, ride­fi­nire i cri­teri di valo­riz­za­zione dei con­te­nuti che dav­vero non pos­sono essere approc­ciati secondo la stessa con­ce­zione del cartaceo.

La con­ce­zione di pro­dotto, che par­tiva cul­tu­ral­mente dalla prima pagina del gior­nale car­ta­ceo, par­rebbe dun­que per­dere sem­pre più valore. Inol­tre, nella mia inter­pre­ta­zione, que­sto aspetto sug­ge­ri­sce come possa essere di gran lunga più inte­res­sante valo­riz­zare, ven­dere, il sin­golo arti­colo invece che il quo­ti­diano nella sua inte­grità basan­dosi ancora una volta sull’esperienza del cartaceo.

Se vole­ste effet­tuare delle spe­ri­men­ta­zioni su que­sto ver­sante con Eta­lia [*] siamo a dispo­si­zione in tal senso.

Etalia Header

[*] Disclai­mer: Il sot­to­scritto opera come con­su­lente per Eta­lia in qua­lità di digi­tal mar­ke­ting manager.

Tablet Penetration
Pubblicato il 9 maggio 2014 by Pier Luca Santoro

Copie ed Edicole Digitali

Siamo ormai a mag­gio e di “edi­cola ita­liana”, il pro­getto multi-editore di cui si parla da quasi due anni per la ven­dita di copie digi­tali il cui lan­cio era stato annun­ciato per la pri­ma­vera di quest’anno, non si hanno notizie.

Nel frat­tempo Goo­gle ha lan­ciato la sua edi­cola. Ini­zia­tiva alla quale una buona parte degli edi­tori che danno vita ad “edi­cola ita­liana” hanno ade­rito pron­ta­mente, forse anche per­chè, da indi­scre­zioni rac­colte dal sot­to­scritto, si voci­fera che invece Apple abbia inten­zione di chiu­dere, o comun­que rive­dere pesan­te­mente, que­sta sezione all’interno del suo store poi­chè non redditizia.

Se si esclude «Il Sole24Ore» la curva dell’andamento delle ven­dite di copie digi­tali è piatta. Le ven­dite non cre­scono se non in maniera asso­lu­ta­mente mar­gi­nale ed a prezzi da saldo che ben poco aggiun­gono ai ricavi.

Arri­vano ora due dati da eMar­ke­ter a com­ple­tare il qua­dro della situazione.

Il primo mostra come il nostro Paese sia, ancora una volta, fana­lino di coda nel mobile com­merce in Europa.

Smartphone mobile commerce

Il secondo è rela­tivo alla pene­tra­zione attuale dei tablet ed alle pro­ie­zioni di svi­luppo. Anche in que­sto caso l’Italia è al fondo ed il tasso di cre­scita non appare gran cosa.

Copie ed edi­cole digi­tali NON sal­ve­ranno i conti degli edi­tori italiani.

Tablet Penetration

RCS Mediobanca
Pubblicato il 29 aprile 2014 by Pier Luca Santoro

RCS in 2 Tabelle

RCS Media­Group è al cen­tro dell’attenzione ormai da mesi, tra conti in bilico, come la stra­grande mag­gio­ranza dei gruppi edi­to­riali, e rela­tive ristrut­tu­ra­zioni, non passa giorno senza che il colosso di Via Sol­fe­rino fac­cia noti­zia, emblema, in qual­che modo, dell’attuale fase dell’industria dell’informazione o, meglio, di quella che una volta lo era.

L’attenzione ulti­ma­mente sem­bra foca­liz­zarsi in par­ti­co­lare su la guerra di potere al suo interno e le rela­tive posi­zioni del Diret­tore De Bor­toli che hanno ali­men­tato le voci su un suo pos­si­bile distacco.

“In God we trust all others bring data” potrebbe essere il payoff di Data­Me­dia­Hub ed è per que­sto che mi sono messo a spul­ciare nel sito cor­po­rate del gruppo edi­to­riale alla ricerca di dati sulla questione.

Risulta che a metà aprile sono stati pub­bli­cati due docu­menti che aiu­tano, leg­gen­doli of course, a farsi un’idea migliore della situa­zione del gruppo al di là delle indi­scre­zioni, delle voci di cor­ri­doio, di quella che quando lavo­ravo in azienda chia­ma­vamo “radio moquette”.

Il primo docu­mento è la pre­sen­ta­zione effet­tuata da Scott Jovane e Ric­cardo Taranto, rispet­ti­va­mente CEO e Chief Finan­cial Offi­cer del gruppo, per Medio­banca. Dello sli­de­show, che come sem­pre vale asso­lu­ta­mente la pena di leg­gere con atten­zione inte­gral­mente,  credo che valga la pena di evi­den­ziare la tabella sotto riportata.

Emerge come rispetto al il piano stra­te­gico di svi­luppo di medio ter­mine per il trien­nio 2013–2015, pre­sen­tato un anno fa di que­sti tempi, i ricavi siano stati del 4.2% infe­riori rispetto agli obiet­tivi, men­tre tutti gli altri prin­ci­pali indi­ca­tori siano in linea con le attese.

RCS Mediobanca

L’altro docu­mento è la rela­zione finan­zia­ria e di bilan­cio per RCS Media­group del 2013 e for­ni­sce il det­ta­glio degli indi­ca­tori sopra riportati.

Si vede come nel 2013 vi sia stata una ridu­zione dei costi ope­ra­tivi di oltre 125 milioni di euro, quasi il 12% in meno rispetto al 2012. Que­sto, nono­stante la fles­sione dei ricavi, sia per l’area dif­fu­sio­nale che quella pub­bli­ci­ta­ria, che com­ples­si­va­mente calano del 13%, con­giun­ta­mente ad altre sva­lu­ta­zioni immo­bi­liz­za­zioni, con­sente di più che dimez­zare le per­dite rispetto all’anno precedente.

Adesso, secondo me, avete, abbiamo, mag­giori e migliori ele­menti per valu­tare la situa­zione al di là del quo­ti­diano gos­sip sul gruppo editoriale.

Bilancio RCS 2013 vs 2012

ADS Copie Digitali Febb 2014
Pubblicato il 9 aprile 2014 by Pier Luca Santoro

Le Copie Digitali NON Fermano l’Emorragia dei Quotidiani

Sono stati pub­bli­cati i dati ADS del feb­braio 2014 rela­ti­va­mente ai quo­ti­diani del nostro Paese.

In base all’ela­bo­ra­zione rea­liz­zata da «Prima Comu­ni­ca­zione», ad un anno e più dall’inizio delle rile­va­zioni di ADS delle copie digi­tali, emerge come, nono­stante per alcuni quo­ti­diani l’incidenza delle stesse sul totale sia tutt’altro che tra­scu­ra­bile,  il declino dell’acquisto di quo­ti­diani sia ancora ben lon­tano dall’arrestarsi.

Tra i prin­ci­pali quo­ti­diani nazio­nali sono sol­tanto due quelli che hanno una ten­denza posi­tiva: «Avve­nire» e «Il Sole24Ore». Testate entrambe acco­mu­nate da due fat­tori: spe­cia­liz­za­zione ed ele­vata inci­denza degli abbo­na­menti anche prima del digi­tale. Tutti gli altri quo­ti­diani hanno cali signi­fi­ca­tivi; in molti casi anche a dop­pia cifra come mostra la tavola di sin­tesi del con­fronto con il feb­braio 2013 sotto riportata.

ADS Febb 2014

Dal feb­braio 2013 ad oggi, nel pro­gres­sivo dei 12 mesi, «Il Sole24Ore» ha aumen­tato le pro­prie ven­dite per 75mila copie ed  «Avve­nire» di 3mila. Il dato peg­giore è per «la Repub­blica» con circa 50mila copie in meno, men­tre per­cen­tual­mente è «Libero» ad avere la peg­gior per­for­mance con il –24%.

Nono­stante la forte pro­mo­zio­na­lità sia da parte di «la Repub­blica» che de «Il Cor­riere della Sera», come dimo­strano, anche, le ven­dite di copie mul­ti­ple, dopo lo sprint ini­ziale è “calma piatta” per quanto riguarda le ven­dite di copie digitali.

L’elaborazione rea­liz­zata da Human High­way, società di ricer­che di mer­cato online che col­la­bora, anche, con Data­Me­dia­Hub, mostra il det­ta­glio delle sole copie digi­tali. Sul sito è pos­si­bile agire sui dati sele­zio­nando i fil­tri, muo­vendo i cur­sori, clic­cando col mouse sui gra­fici o sele­zio­nando col mouse intere aree nei grafici.

ADS Copie Digitali Febb 2014

Pagina99
Pubblicato il 28 marzo 2014 by Pier Luca Santoro

La Storia Insegna che la Storia non Insegna Nulla

Se «Pub­blico» aveva resi­stito solo 103 giorni in edi­cola abbiamo ora un nuovo record in nega­tivo, ahimè.

È il caso de il “Sole 24 Ore di sini­stra”: «Pagina99» che, lan­ciato l’11 feb­braio scorso, a soli 45 giorni di distanza annun­cia che ces­serà la pub­bli­ca­zione quo­ti­diana per diven­tare, per quanto riguarda la ver­sione car­ta­cea, solo settimanale.

Il quo­ti­diano [*] aveva mani­fe­stato sin dall’inizio di avere gravi pro­blemi legati alla distri­bu­zione sia per i costi che per le inef­fi­cienze cro­ni­che del sistema, della filiera.

«Il Fatto Quo­ti­diano», unico caso di suc­cesso di un gior­nale lan­ciato negli ultimi dieci anni, o più, nel nostro Paese, ha basato il lan­cio su tre aspetti di fondo:

  • Crea­zione di una forte com­mu­nity di per­sone riu­nite intorno ad un ideale — fon­da­men­tal­mente l’anti ber­lu­sco­ni­smo —  mesi prima del lancio;
  • Rac­colta cospi­cua di fondi gra­zie ad una cam­pa­gna di abbo­na­menti, che defi­ni­rei di sot­to­scri­zioni poi­chè mosse da un ideale, quello della com­mu­nity di rife­ri­mento, che hanno garan­tito una solida base al lancio;
  • Piano strut­tu­rato di distri­bu­zione selet­tiva al lan­cio ideato evi­den­te­mente da chi cono­sce bene la filiera distri­bu­tiva tra­di­zio­nale del canale edicole.

Tutti gli altri che hanno pro­vato ad ope­rare in modo diverso hanno fallito.

Scri­veva Ales­san­dro Moran­dotti che “La sto­ria inse­gna che la sto­ria non inse­gna nulla”. Pare avesse asso­lu­ta­mente ragione purtroppo.

Pagina99

Total Media Ad Spending USA
Pubblicato il 27 marzo 2014 by Pier Luca Santoro

State of the News Media 2014

Sono stati pub­bli­cati ieri i risul­tati di State of the News Media 2014, undi­ce­sima edi­zione del rap­porto annuale di The Pew Research Center’s Jour­na­lism Pro­ject che ana­lizza lo sce­na­rio dell’industria dell’informazione negli Stati Uniti.

I ricavi sono for­te­mente legati e dipen­denti all’advertising che pesa il 69% del totale delle reve­nues. Meno di un quarto dei ricavi è gene­rato diret­ta­mente dai let­tori con il paga­mento di sin­gole copie e/o abbo­na­menti [sia carta che digi­tale e canali TV a pagamento].

I quo­ti­diani con­ti­nuano a rap­pre­sen­tare la fetta mag­giore dei ricavi diret­ta­mente ricol­le­ga­bili all’industria dell’informazione. per que­sti cre­sce il peso delle reve­nues gene­rate dai let­tori con il paga­mento diretto che arriva a fine 2013 a circa il 32% del totale.

Del totale mer­cato del digi­tal adver­ti­sing, inclusa la search, i quo­ti­diani fanno pro­pria una quota che Pew stima essere intorno al 12%. Vista la dimen­sione del mer­cato USA [42.6 miliardi di $ nel 2013] si tratta di cifre comun­que com­ples­si­va­mente impor­tanti, ma è certo che il grosso va ad altri, con Goo­gle e Face­book in prima fila, come noto.

Total Media Ad Spending USA

I punti chiave, a mio avviso, sono:

  • Il peso dei ricavi dai let­tori cre­sce per­chè si restrin­gono quelli da adv nel mix
  • Con un peso di oltre due terzi dell’adv la dipen­denza da que­sto è for­tis­sima. Si dice spesso che “se non paghi per un pro­dotto, sei il pro­dotto”. Vale per Goo­gle e Face­book [e altri] ma anche per l’industria dell’informazione. Il let­tore è il pro­dotto da ven­dere. Quanto pesi que­sto sulla qua­lità e la tipo­lo­gia dell’informazione è un aspetto che, ahimè il rap­porto non chiarisce.
  • Il peso di ricavi “altri” cre­sce ed arriva al 7% del totale diven­tando la terza area di red­dito. Sono gli eventi, ma anche i ser­vizi di mar­ke­ting e comu­ni­ca­zione che alcuni edi­tori ini­ziano ad offrire diret­ta­mente a gene­rare nuove aree di ricavo da non sottovalutare.
  • Le dona­zioni, la filan­tro­pia, ed il ven­ture capi­tal pesano l’1%. For­get about it, come direb­bero appunto gli americani.

Nel rap­porto è con­te­nuta una parte spe­ci­fica rela­tiva a social media e news.

I social media hanno un peso per l’industria dell’informazione ma ovvia­mente per alcuni siti ben più che per altri. Non solo si con­ferma “l’insostenibile leg­ge­rezza dei refer­rals” ma anche che il tasso di con­ver­sione, le per­sone che dopo aver visto una noti­zia sui social clic­cano per leg­gere l’articolo è una minoranza.

Anche se come dri­ver di traf­fico è Face­book pro­ta­go­ni­sta asso­luto, pro­por­zio­nal­mente gli iscritti a Twit­ter sono quelli che hanno una mag­gior pro­pen­sione a visi­tare i siti web di informazione

Se rie­sco domani torno in maniera spe­ci­fica su que­sto aspetto. Il tema da appro­fon­dire è “abbat­tere la fan base è il primo passo per un’ecologia dei social media”

SocialMediaNews 2014

Otte­nere le noti­zie sui social, ed in par­ti­co­lare su Face­book, è un’esperienza “inci­den­tale”. Le per­sone usano, fre­quen­tano i social net­work per altri motivi ed inci­den­tal­mente, il più delle volte per­chè i loro con­tatti hanno con­di­viso, vedono/leggono le notizie.

In ter­mini di argo­menti pre­fe­riti regna sovrano l’infotainment, l’informazione “leg­gera”. Su 11 aree infor­ma­tive d’interesse la poli­tica e la nera si col­lo­cano rispet­ti­va­mente al 4° e 5° posto men­tre le noti­zie inter­na­zio­nali sci­vo­lano addi­rit­tura al 9° posto. Ancora una volta, se, come il sot­to­scritto, gestite i social di un quo­ti­diano ve ne era­vate già accorti a pre­scin­dere dallo studio.

Come sem­pre, vi esorto, se posso, a non fidarvi della mia sin­tesi che è asso­lu­ta­mente par­ziale, e di parte, ed a leg­gere inte­gral­mente il rap­porto per farvi una vostra idea. È sem­pre la cosa migliore da farsi.

Guardian Membership
Pubblicato il 24 marzo 2014 by Pier Luca Santoro

La Strategia Open del Guardian

Si è svolto la scorsa set­ti­mana Chan­ging Media Sum­mit, due giorni orga­niz­zata dal «The Guar­dian» — con il sup­porto di nume­rosi spon­sor, eh — che fa il punto sulla situa­zione dei media a livello internazionale.

David Pem­sel, deputy chief exe­cu­tive di Guar­dian News & Media, ha tenuto il discorso di aper­tura spie­gando come il Guar­dian stia gestendo la tran­si­zione al digi­tale ed illu­strando la stra­te­gia open del quotidiano.

Met­te­tevi comodi e pren­de­tevi un quarto d’ora per­chè vale la pena di ascol­tarlo dall’inizio alla fine, garantisco.

Pem­sel sot­to­li­nea come sia degno di nota il fatto che nono­stante appa­ren­te­mente non vi siano con­di­zioni favo­re­voli vi sia un con­ti­nuo ingresso di nuovi impren­di­tori e nuove ini­zia­tive in ambito edi­to­riale, rile­vando come evi­den­te­mente que­sto sia un segnale chiaro del fatto che que­sto è un mer­cato in cui essere, stare, nono­stante le com­ples­sità che presenta.

Rifiuta con fer­mezza l’idea di pay­wall et simi­lia affer­mando che i con­te­nuti devono essere liberi di fluire in Rete e negando che essere open signi­fi­chi non avere un modello di busi­ness soste­ni­bile. Pro­ba­bil­mente l’affermazione chiave è al minuto 3.50 del discorso quando dice: “It is a time when brave orga­ni­za­tion can no long con­trol, it is a time when you need to be part of the web not just on it”.

Guardian Open

Pro­se­gue illu­strando i dati più recenti sul sito 40 milioni di utenti unici men­sili, 4.3 milioni di utenti regi­strati, 1.1 milioni di per­sone che si log­gano e 95mila abbo­nati alle ver­sione digi­tale del gior­nale. Un audience mon­diale di 90 milioni di utenti unici che ne fa il terzo quo­ti­diano più letto sul pianeta.

Anti­ci­pare e dare rispo­sta alle sfide fa parte del DNA del «The Guar­dian». Sfide che Pem­sel  rias­sume in:

  • Richie­sta di trasparenza
  • Multicanalità/Multipiattaforma
  • For­nire storie/notizie “irre­sti­bili” che ingag­giano, che coin­vol­gono, i let­tori, le persone.

Guardian Key Pillars

Con il lan­cio di Guar­dian Lab spiega, “for­niamo idee ai nostri clienti ed alle agen­zie invece di ven­dere sem­pli­ce­mente spazi pub­bli­ci­tari”, pro­se­guendo “abbiamo costruito un nostro tool per faci­li­tare la miglior pia­ni­fi­ca­zione mul­ti­piat­ta­forma ai nostri clienti”.

Che la stra­te­gia open fun­zioni lo dimo­strano i numeri con una cre­scita dei ricavi costante negli ultimi 8 tri­me­stri, un aumento del 20% delle reve­nues dal digi­tale e un +5% complessivo.

Guardian Revenues

Ma open non è solo free. Pem­sel cita espres­sa­mente l’ingresso recente di David Magliano in qua­lità di Mana­ging Direc­tor for mem­ber­ship stra­te­gies. Ruolo che pre­ce­den­te­mente non esi­steva e che con­ferma come la mem­ber­ship sia la strada pre­scelta dal Guar­dian News & Media per mone­tiz­zare. “Mem­ber­ship — if smar­tly exe­cu­ted — could pro­duce even big­ger divi­dends than cur­rent paywalls”

Sta­bi­lire una rela­zione “pri­vi­le­giata” con i let­tori, con le per­sone, è la strada mae­stra per uscire dal tun­nel. È ormai un anno che pro­pongo di “vederci al club”, atten­dere ulte­rior­mente è solo una per­dita di tempo e di opportunità.

Guardian Membership

Update 08:45 —  Anche «Slate» punta sulla membership.

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Pubblicato il 11 marzo 2014 by Pier Luca Santoro

Condiviso # Letto

Il web delle pagine viste e dei click è morto, o comun­que è sem­pre più pros­simo ad esserlo, i cri­teri di valu­ta­zione, di attri­bu­zione di valore sin qui adot­tati devono essere inte­grati, o addi­rit­tura sosti­tuiti, con para­me­tri che siano com­pa­ra­bili con altri medium e, soprat­tutto, che siano fon­dati mag­gior­mente su aspetti qua­li­ta­tivi e meno su quelli quan­ti­ta­tivi. E’ que­sto il lavoro sul quale con­cen­trarsi.

Tony Hayle, CEO di Chart­beat, ha pub­bli­cato durante il wee­kend un pezzo su «Time» che fa un’ottima sin­tesi su quali siano le metri­che di valore e quali no.

L’articolo: “Quello che pensi di sapere sul Web è sba­gliato” spa­zia dal native adver­ti­sing, ripreso da Peter Kafka su Re/code, che par­rebbe avere risul­tati deci­sa­mente infe­riori alle aspet­ta­tive, alle pagine viste, foca­liz­zan­dosi su quello che, come sostengo da tempo, è il para­me­tro di mag­gior valore ed inte­resse: il tempo speso sulla pagina, nel sito.

Tra le altre cose, dai dati basati sull’esame di 10mila arti­coli con­di­visi sui social, emerge che non c’è alcun rap­porto tra quanto un pezzo di con­te­nuto è con­di­viso e la quan­tità di atten­zione che un let­tore medio darà quel contenuto.

Se l’engagement, a pro­po­sito di tempo e del suo valore, fosse misu­rato, come dovrebbe essere, in base al time spen­ding, si attri­bui­rebbe molto più valore ai com­menti — tanto bistrat­tati e sot­to­va­lu­tati — che non ad azioni più mec­ca­ni­che quali like/retweet/condivisioni.

Le con­di­vi­sioni sono impor­tanti poi­chè creano pas­sa­pa­rola, brand aware­ness, ma non sono una dimo­stra­zione dell’effettiva let­tura di un arti­colo. Pos­sono, anche, essere sem­pli­ce­mente desi­de­rio di auto-proiezione del sè nei con­fronti della pro­pria cer­chia sociale online.

Con­di­viso NON è letto.

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Sul tema delle metri­che, sem­pre par­tendo dal pezzo di Tony Hayle, inter­viene anche Jeff Jar­vis, come sem­pre da leg­gere, con “Good metrics, bad metrics”.

Newspaper Revenues
Pubblicato il 4 marzo 2014 by Pier Luca Santoro

Come Stanno Cambiando i Ricavi dei Quotidiani

Ame­ri­can Jour­na­lism Review pub­blica i risul­tati eco­no­mici di cin­que tra i prin­ci­pali edi­tori di quo­ti­diani negli Stati Uniti: Gan­nett, McClat­chy, The New York Times Co., A. H. Belo e Lee Enter­pri­ses.

Dai dati emerge sostan­zial­mente come stia cam­biando il mix dei ricavi con minori introiti dalla pub­bli­cità e più dai let­tori. Il bilan­cio però, pur­troppo, con­ti­nua a non tor­nare ed i risul­tati com­ples­sivi mostrano ancora il segno meno rispetto al 2012 con un calo delle reve­nues com­preso tra l’1% ed il 5% a seconda dei casi.

Stessa situa­zione per il «Finan­cial Times» che genera addi­rit­tura ben il 63% dei ricavi del 2013 dai con­te­nuti e sola­mente il 37% dalla pub­bli­cità, con reve­nues sta­bili rispetto all’anno precedente.

Newspaper Revenues

Un’analisi su 17 dei pro­pri asso­ciati effet­tuata dalla New­spa­per Asso­cia­tion of Ame­rica con­ferma come il mix dei ricavi  si stia spo­stando verso l’area dei con­te­nuti, delle ven­dite di copie che cre­scono del 5% nell’insieme, ma che la tra­sfor­ma­zione deve andare  oltre, essere più pro­fonda, per essere soste­ni­bile economicamente.

Sull’andamento dei ricavi pub­bli­ci­tari, sia carta che online, per l’industria dell’informazione basta dare un’occhiata ai due gra­fici pub­bli­cati da Mathew Ingram su pai­d­Con­tent per capire la situa­zione, per avere la con­ferma che il mix tra­di­zio­nale di ven­dite di con­te­nuti e rac­colta pub­bli­ci­ta­ria non è,  e mai più sarà, suf­fi­ciente a far qua­drare i conti.

Lo stu­dio “New­spa­pers Tur­ning Ideas Into Dol­lars: Four Reve­nue Suc­cess Sto­ries”, e la già citata ana­lisi della NAA, mostrano come a que­sti sia neces­sa­rio affian­care pro­gres­si­va­mente nuove fonti di ricavo sup­ple­men­tari, inte­gra­tive rispetto alle attuali che pro­vavo a sin­te­tiz­zare nella mia pre­sen­ta­zione sui “modelli di busi­ness 2.0″ per gli stu­denti del master in scienze della comu­ni­ca­zione a fine 2013.

Se all’estero gli esempi di spe­ri­men­ta­zioni, anche di suc­cesso, per cam­biare il mix dei ricavi non man­cano, per il momento nel nostro Paese ci si sta con­cen­trando pre­va­len­te­mente su gli eventi come fonte di ricavo men­tre l’area e-commerce non decolla tra mille pole­mi­che e sostan­zial­mente poco o null’altro viene fatto per uscire dalla spi­rale in attesa del pros­simo vano busi­ness plan da appro­vare nel pros­simo, altret­tanto vano?, con­si­glio di amministrazione.

.PL Modello di Business

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Pubblicato il 7 febbraio 2014 by Pier Luca Santoro

La Readership della Stampa è Ampiamente Superiore all’Online

Sono stati pub­bli­cati in que­sti giorni i dati di let­tura di quo­ti­diani e perio­dici e rela­tivi siti web per il terzo periodo di rile­va­zione di Audi­press 2013 [16 set­tem­bre – 15 dicem­bre 2013] nel giorno medio.

Gli Isti­tuti ese­cu­tori del field sono Doxa ed Ipsos; il dise­gno del cam­pione e l’elaborazione dei dati sono stati effet­tuati da Doxa. Per que­sto motivo i dati rela­tivi all’online non coin­ci­dono con quelli Audi­web. Come segnala Audi­press, si ricorda che il dato “giorno medio” — sia per la stampa sia per il web —  è la risul­tante di un cal­colo che ha come bacino di rife­ri­mento i lettori/visitatori degli ultimi 7 giorni. Per quanto riguarda spe­ci­fi­ca­ta­mente l’online la stima pre­senta un errore supe­riore al 20%, per­tanto si rac­co­manda cau­tela nella let­tura del risul­tato. Il cal­colo non è appli­ca­bile al “totale let­ture”, in quanto i casi rien­tranti nel totale let­ture fanno rife­ri­mento a let­tori che pos­sono aver letto più di una testata elencata.

Fatte le dove­rose pre­messe meto­do­lo­gi­che veniamo ai risul­tati emer­genti. Sono state sele­zio­nate i prin­ci­pali quo­ti­diani nazio­nali o comun­que con un influenza regio­nale estesa, free press inclusa.

Come mostra il gra­fico rea­liz­zato, sono stati messi a con­fronto i dati di let­to­rato, che come noto sono diversi da quelli delle ven­dite dei quo­ti­diani, ed i let­tori della cor­ri­spon­dente ver­sione online. Pas­sando il cur­sore sulle barre si visua­liz­zano i valori asso­luti; tutti i dati sono per mille.

Viene sfa­tato uno dei tanti “miti” rela­ti­va­mente al fatto che il let­to­rato online sia supe­riore a quello della carta stam­pata. Infatti, anche con­si­de­rando il 20% di errore, per tutte le testate la rea­der­ship del car­ta­ceo è net­ta­mente supe­riore a quella sul web. Aspetto che si con­ferma anche, sep­pur sia scor­retto uti­liz­zare dati, rile­va­zioni, che hanno meto­do­lo­gie diverse, met­tendo a con­fronto i dati di let­to­rato della stampa con gli utenti unici nel giorno medio di Audiweb.

L’unico quo­ti­diano che ha un rap­porto abba­stanza vicino è «Il Fatto Quo­ti­diano» che secondo Audi­press ha 484mila let­tori del car­ta­ceo e 216mila online, per tutti gli altri il rap­porto è di almeno 3 ad 1 a favore del car­ta­ceo. La free press che, a pre­scin­dere dalla sua qua­lità, ha comun­que una rea­der­ship rile­vante nella ver­sione stam­pata online non esiste.

Come si suol dire, carta canta.

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