performance editoria

Volumi annui Quotidiani
Posted on 23 giugno 2015 by Pier Luca Santoro

Rapporto 2015 sull’Industria dei Quotidiani in Italia

Nell’ambito dei  lavori di Wan-Ifra Ita­lia 2015, la con­fe­renza inter­na­zio­nale dell’industria edi­to­riale e della stampa ita­liana pro­mossa da Wan-Ifra [Asso­cia­zione mon­diale degli edi­tori] e Asig [Asso­cia­zione Stam­pa­tori Ita­liana Gior­nali] della scorsa set­ti­mana, è stato pre­sen­tato il Rap­porto 2015 sull’Industria dei Quo­ti­diani in Italia.

La desk research a cadenza annuale, giunta alla 16esima edi­zione, rias­sume i dati rela­tivi a: anda­mento e pro­spet­tive del mer­cato dei quo­ti­diani, anda­mento del mer­cato pub­bli­ci­ta­rio, anda­mento, ten­denze e pro­spet­tive occu­pa­zio­nali, anda­mento retri­bu­tivo e costo del lavoro poli­gra­fico, trend tec­no­lo­gici e di mer­cato in atto.

Per com­pren­dere, o meglio per avere con­ferma dell’aria che tira, bastano le con­clu­sioni del con­si­glio diret­tivo dell’Asig nell’introduzione al rap­porto 2015: “Nell’edizione 2011 di que­sto Rap­porto pub­bli­cammo una “mappa dell’estinzione dei quo­ti­diani”, rea­liz­zata da un cen­tro di con­su­lenza austra­liano, che indi­cava nazione per nazione la data di scom­parsa dei gior­nali quo­ti­diani: per l’Italia, l’anno x era stato fis­sato nel 2027. Allora ci sem­brava la solita esa­ge­ra­zione del fana­tico futu­ro­logo di turno, da archi­viare con un sor­riso e magari con qual­che rituale sca­ra­man­tico. Ma oggi, in tutta one­stà, pos­siamo dirci asso­lu­ta­mente certi che tra dieci anni in Ita­lia i quo­ti­diani esi­ste­ranno ancora?”

Dati, già pub­bli­cati all’interno di Data­Me­dia­Hub [qui, qui, qui] che lasciano pur­troppo poco spa­zio all’ottimismo. La crisi eco­no­mica gene­rale del nostro Paese si è tra­dotta in una signi­fi­ca­tiva con­tra­zione della dif­fu­sione e dei fat­tu­rati pub­bli­ci­tari, alla quale ha fatto riscon­tro una note­vole ridu­zione delle testate e degli sta­bi­li­menti di pro­du­zione. In forte calo l’occupazione, rista­gnano i livelli retri­bu­tivi degli addetti del set­tore, in grande sof­fe­renza il fondo inte­gra­tivo di set­tore, dove per ogni lavo­ra­tore attivo ci sono quasi quat­tro pensionati.

All’interno del rap­porto vi sono due aspetti che più di altri atti­rano l’attenzione.

Il primo riguarda l’elevato livello di inef­fi­cienza del sistema distri­bu­tivo, della filiera tra­di­zio­nale del car­ta­ceo, che pro­duce un’incidenza dei resi del 31% rispetto al 14% di inci­denza in Fran­cia. La con­ferma, se neces­sa­rio, di quello che scri­ve­vamo pochi giorni fa nelle con­clu­sioni sull’ana­lisi rela­tiva ai prin­ci­pali cin­que gruppi edi­to­riali quo­tati in borsa.

Infatti, come ricorda Gianni Pao­lucci, pre­si­dente dell’Asig, la ver­sione car­ta­cea dei quo­ti­diani rap­pre­senta ancora oggi il grosso dei ricavi, come dimo­strano, anche, le nostre ana­lisi, ma non si è data la giu­sta atten­zione a quella che è la cash cow della stampa. L’informatizzazione delle edi­cole lan­gue in una legge disat­tesa da ormai tre anni alla quale era legata sia l’area di finan­zia­mento pub­blico ai gior­nali che i bene­fici di razio­na­liz­za­zione dei resi e di gestione delle infor­ma­zioni. Un aspetto che potrebbe, secondo le mie stime, gene­rare un recu­pero con­tri­bu­tivo tra il 10 ed il 15%, ripor­tando fuori dal rosso il com­parto e dando ossi­geno, cassa, per affron­tare con mag­gior sere­nità l’area digi­tale. Tema al quale ho dedi­cato un libro due anni fa e che, visto l’immobilismo, credo sia ancora di cocente attualità.

Il gra­fico sot­to­stante mostra  il det­ta­glio del periodo 2011–2014 per quanto riguarda anda­mento copie ven­dute, abbo­na­menti, copie gra­tuite, e resi, evi­den­ziando come l’incidenza della resa sia ulte­rior­mente peg­gio­rata nel periodo preso in con­si­de­ra­zione pas­sando dal 28.9% del 2011 al 31% del 2014. Ulte­riore con­ferma di quanto col­pe­vole sia stato l’immobilismo, anche, su que­sto fronte negli ultimi anni rispetto alla road­map teo­riz­zata e mai messa in pratica.

L’altro aspetto è rela­tivo alla crisi della rac­colta pub­bli­ci­ta­ria che com­ples­si­va­mente influi­sce in maniera mag­gior­mente  nega­tiva rispetto al calo di ven­dita di copie docu­men­tato nel gra­fico sopra riportato.

Nel 2000, anno in cui il mer­cato pub­bli­ci­ta­rio ita­liano rag­giunse i mas­simi valori, i ricavi pub­bli­ci­tari rap­pre­sen­ta­vano il 58% dei ricavi com­ples­sivi dei quo­ti­diani, dive­nuti il 38.5% nel 2014 por­tando di riflesso l’incidenza delle ven­dite sul totale dei ricavi al 61.5%. Insomma quasi due terzi dei ricavi deriva dalle ven­dite di copie ma la gestione è incon­si­stente ad essere magnanimi.

Inol­tre, come mostra il gra­fico con­te­nuto all’interno del rap­porto, la crisi è cer­ta­mente strut­tu­rale ma la ridu­zione della rac­colta pub­bli­ci­ta­ria per i quo­ti­diani è in buona parte frutto del crollo dei listini. Infatti, fatto 100 il 2008 il calo a fine 2014 è del 29% a spazi men­tre è di ben il 54%, quasi il dop­pio, a valore come evi­den­ziavo di recente.

In Ita­lia sostan­zial­mente non esi­stono listini pub­blici dei prezzi delle inser­zioni pub­bli­ci­ta­rie e quando esi­stono sono poco più che sim­bo­lici con sconti che pos­sono arri­vare sino al 90% non solo in fun­zione del livello di investimento.

L’adv è morto, o comun­que mori­bondo, e i modelli di busi­ness che si basano solo su quest’area hanno la stessa pro­spet­tiva. Chi pensa che la carta rap­pre­sen­terà la haute cou­ture, men­tre i ser­vizi digi­tali saranno il pret-a-porter, ragiona ancora secondo schemi obso­leti, senza futuro.

Spazi e Fatturati Adv Quotidiani

world-press-trends-2015-10-638
Posted on 8 giugno 2015 by Pier Luca Santoro

World Press Trends 2015

WAN-IFRA, l’associazione inter­na­zio­nale che rap­pre­senta le 3mila media com­pa­nies più impor­tanti al mondo, ha pub­bli­cato, come ogni anno, l’edizione 2015 di World Press Trends.

Takea­ways:

  • 2.7 miliardi di per­sone, il 45% di tutti gli adulti, leg­gono un gior­nale di carta e 800 milioni di per­sone, il 42% di tutti gli utenti Inter­net da destop, leg­gono un gior­nale in for­mato digitale/online.
  • Le “3D” dei ricavi per l’industria dell’informazione sono: disrup­ted, digi­tal, diversified.
  • I ricavi da ven­dite ed adver­ting per il car­ta­ceo sono state 92 miliardi dol­lari nel 2014, 87 miliardi di dol­lari invece le reve­nues da ven­dite ed adver­ting per il digitale/online.
  • Negli ultimi 5 anni in Europa la dif­fu­sione dei gior­nali di carta è calata del 21.3%. Nel 2014 il calo è stato del 4.5% rispetto all’anno precedente.
  • Nel 2014 l’11% delle per­sone ha pagato per le news online. In ita­lia il 13%.
  • A livello mon­diale gli inve­sti­menti pub­bli­ci­tari per mezzo sono stati così ripar­titi: TV 39.4%, Inter­net 24.1%, Stampa 22.3%, Radio e Out­door entrambi al 6.8% ciascuno.
  • Il pro­gram­ma­tic adver­ti­sing ha rag­giunto la cifra di 21 miliardi di dol­lari di tran­sa­zioni nel 2014; il 20% di tutto il mer­cato display

Di seguito la pre­sen­ta­zione con 50 gra­fici e dati tutti da leg­gere, ed assimilare.

News Italia & Device Momenti della Giornata
Posted on 5 giugno 2015 by Pier Luca Santoro

La Fruizione delle News in Italia

In occa­sione del con­ve­gno “Inter­net Adver­ti­sing: verso il 30% del mer­cato”, pro­mosso dall’Osservatorio New Media & New Inter­net del Poli­tec­nico di Milano, la Doxa ha pre­sen­tato i dati della pro­pria ricerca, effet­tuata a marzo 2015, su il com­por­ta­mento delle per­sone nell’utilizzo dei media nel corso della giornata.

Dalla pre­sen­ta­zione ho estra­po­lato i dati rela­tivi al “news custo­mer jour­ney”, a come le per­sone frui­scono delle news nell’arco della giornata.

News Italia Fruizione Giornaliera

La frui­zione delle news avviene durante l’arco di tutta la gior­nata in maniera com­ples­si­va­mente omo­ge­nea e stabile.

A domi­nare, tra i media tra­di­zio­nali, è la TV, men­tre online PC e smart­phone quasi si equi­val­gono. Rela­ti­va­mente scarsa invece la let­tura di noti­zie da tablet; un ulte­riore colpo alle spe­ranze di reve­nues dalle app [et simi­lia] per gli editori.

Com­ples­si­va­mente la dieta media­tica, per quanto riguarda l’informazione, è bilan­ciata tra online e offline. Se però la radio pare com­ple­men­tare così non è per i quo­ti­diani nella ver­sione car­ta­cea. Par­rebbe dav­vero che i gior­nali, tra­di­zio­nal­mente ful­cro dell’informazione, stiano dive­nendo sem­pre più marginali.

News Italia & Device

Gli smart­phone sono per il news snac­king la mat­tina, per leg­gere le prime noti­zie, e durante la pausa pranzo per gli aggior­na­menti. I Tele­gior­nali regnano sovrani la sera a cena ma anche al mat­tino prima di uscire di casa. Il PC invece serve nel resto della gior­nata ed anche alla sera, con buona pace del lean back rea­ding e dei tablet, che evi­den­te­mente ven­gono usati per altro.

News Italia & Device Momenti della Giornata

Le news online, oltre che dal sito web delle diverse testate, si leg­gono, ma lo sape­vamo già, dai social. Sui social però, nono­stante le cen­ti­naia di migliaia, se non milioni, di fan delle pagine dei quo­ti­diani, le news arri­vano attra­verso la con­di­vi­sione di amici e cono­scenti che por­tano a noi la notizia.

Le app di aggre­ga­zione delle noti­zie, stile Fli­p­board per inten­derci, sono rela­ti­va­mente mar­gi­nali, usate da una mino­ranza di per­sone, pro­ba­bil­mente un pub­blico più evo­luto e con com­pe­tenze infor­ma­ti­che supe­riori alla [bassa] media nazionale.

L’informazione passa anche, in buona parte, dai por­tali, anche se a vedere i dati degli accessi non parrebbe.

News Online Italia

Per una nazione in cui nella dieta infor­ma­tiva la tele­vi­sione ha un peso molto impor­tante, ovvia­mente anche i video diven­tano un must. Infatti oltre due terzi delle per­sone guar­dano un video quando vanno sul sito di una testata.

Ha ragione Mark Zuc­ker­berg sui video. Mori­remo anal­fa­beti ma avendo visto l’ultimo video del gat­tino che si rotola. Avanti tutta…

News & Video

Ricavi Sole24Ore
Posted on 28 maggio 2015 by Lelio Simi, Pier Luca Santoro

Tutto Quello che Avreste Voluto Sapere sul Gruppo 24 Ore

Con­ti­nuiamo le nostre ana­lisi sui bilanci dei mag­giori gruppi edi­to­riali ita­liani. Dopo quelle rela­tive a RCS Media­group e al Gruppo Espresso-Repubblica [+] è oggi la volta del gruppo 24 Ore.

I fat­tu­rati
gruppo24Ore1
La curva dell’andamento dei ricavi dal 2002 al 2014 mostra come anche per il gruppo edi­to­riale di Con­fin­du­stria non vi siano cer­ta­mente motivi di sod­di­sfa­zione. La para­bola discen­dente comin­cia dopo le annua­lità 2007 e 2008 che, con fat­tu­rati intorno ai 570 milioni, segnano i ricavi mas­simi regi­strati nel periodo preso in con­si­de­ra­zione. I “guai” veri comin­ciano dal 2009 in poi quando i ricavi per il gruppo 24 Ore comin­ciano a flet­tere repen­ti­na­mente tanto che già i 430,9 milioni messi in bilan­cio il 31 dicem­bre del 2012 sono sotto il valore del 2002. Il dif­fe­ren­ziale tra il valore mas­simo dei fat­tu­rati – il 2008 come detto – e il 2014 è pari a un –262,1 milioni.

Chi ha le respon­sa­bi­lità mag­giori nella fles­sione dei ricavi? Se pren­diamo in ana­lisi le ultime cin­que annua­lità la fles­sione è di 171 milioni: il peso delle sin­gole voci di ricavo su que­sta fles­sione è del 40% per la pub­bli­cità, del 34% dei dif­fu­sio­nali e del 26% dei cosid­detti “altri ricavi”. Il gioco del col­pe­vole, che ave­vamo fatto nelle altre pun­tate, qui non fun­ziona del tutto per­ché, pur essen­dovi delle dif­fe­renze di valori, que­ste non sono tali da indi­care una voce di ricavo come prin­ci­pale respon­sa­bile sulle altre.

Ha valore però sot­to­li­neare il peso degli “altri ricavi” sul sistema dei fat­tu­rati del gruppo. La quota per­cen­tuale di que­sta voce di ricavo sul totale è infatti net­ta­mente supe­riore a quanto avviene negli altri edi­tori: se per Rcs ed Espresso ha un peso rela­tivo (intorno al 10%) per il gruppo 24 Ore la per­cen­tuale si atte­sta su valori molto più alti: dal 37 al 40% nelle ultime tre annua­lità diven­tando addi­rit­tura la voce di ricavo più consistente.

Que­sto anche per­ché sto­ri­ca­mente il gruppo non ha visto nel gior­nale l’unico “pro­dotto” da ven­dere ma ha da sem­pre for­nito una serie di ser­vizi – for­ma­zione, pro­dotti tele­ma­tici, soft­ware – alla comu­nità pro­fes­sio­nale del quale è punto di rife­ri­mento. C’è anche da sot­to­li­neare che una buona parte di que­sti “altri ricavi” è costi­tuita da pro­dotti digi­tali [vedi appunto voci: soft­ware, pro­dotti tele­ma­tici ed edi­to­ria digi­tale] che negli ultimi anni ne hanno rap­pre­sen­tato il 70%, con una fles­sione netta però nel 2014 dovuta soprat­tutto alla ces­sione dell’area Soft­ware. Una fles­sione che deve suo­nare, a nostro parere, come impor­tante cam­pa­nello d’allarme per­ché per­dere una così mar­cata dif­fe­ren­zia­zione dei ricavi sarebbe un grave danno per il gruppo.

Digi­tale
Sui ricavi da digi­tale pesa pro­prio la ces­sione della società 24 Ore Soft­ware: un’operazione che ha sì por­tato nelle casse dell’editore 81,9 milioni pagati da Team­Sy­stem [più altri 22,5 milioni dovreb­bero essere ver­sati nel 2020 per un importo com­ples­sivo di 104,484 milioni di euro] ma ha anche con­tri­buito a far subire ai ricavi in gene­rale — e a quelli da digi­tale in par­ti­co­lare — una fles­sione netta. Il fat­tu­rato dell’area Soft­ware nel 2012 e nel 2013 è stato di circa 60 milioni (il 16% dei ricavi totali) con Ebit ed Ebidta posi­tivi. L’effetto della ces­sione sui ricavi digi­tali del gruppo si è fatto sen­tire: si passa dai 141 milioni del 2013 ai 94,6 milioni del 2014. Più nel det­ta­glio l’effetto di que­sta tran­sa­zione si vede nei dati tri­me­strali: un calo netto dei ricavi digi­tali nel 2° tri­me­stre 2014 [11 milioni con­tro i 37 milioni del mede­simo tri­me­stre 2013] che poi tor­nano a salire fino a valori intorno ai 25 milioni.

24Ore2Ma quanto pesa il digi­tale sui ricavi totali del gruppo? La quota parte dei ricavi da digi­tale è con­si­stente, soprat­tutto se messa a con­fronto con quanto accade negli altri gruppi edi­to­riali: si è pas­sati dai 103 milioni del 2010 [21% sui ricavi totali] ai 141,8 milioni del 2013 che val­gono il 37% sul fat­tu­rato totale. Poi come detto nel 2014 la fles­sione a 94,6 milioni, pari al 31% sul totale dei ricavi [una quota comun­que net­ta­mente supe­riore a quella di Rcs ed Espresso]. In que­sto senso ha valore far notare un pas­sag­gio impor­tante con­te­nuto nel docu­mento di ces­sione dell’area Soft­ware: il gruppo dichiara di aver rea­liz­zato que­sta ope­ra­zione per avere la liqui­dità neces­sa­ria per «soste­nere lo svi­luppo delle atti­vità rela­tive al core busi­ness e in par­ti­co­lare del digi­tale». Molto dipen­derà quindi dalla reale effi­ca­cia di que­sti inve­sti­menti sul fat­tu­rato [ripor­tan­doli il prima pos­si­bile ai livelli del 2012 e 2013] i cui effetti per il momento non si fanno ancora vedere.

Il taglio ai costi
Il taglio dei costi negli ultimi cin­que anni non rie­sce a com­pen­sare il calo dei ricavi che è supe­riore lasciando di fatto inal­te­rati i pro­blemi di red­di­ti­vità. Nono­stante nel quin­quen­nio il taglio di 171 milioni sia per­fet­ta­mente sovrap­po­ni­bile alla fles­sione dei ricavi (171 milioni, appunto) il con­fronto ricavi/costi risulta nega­tivo. In valore asso­luto i costi totali pas­sano dai 507 milioni del 2010 ai 336 milioni del 2014 ma il risul­tato netto (Ebit) e sem­pre con segno negativo.

24Ore-4Per quanto riguarda il per­so­nale il taglio è stato quanto mai deciso: dai 2.092 dipen­denti del 31 dicem­bre 2010 ai 1.228 del dicem­bre 2014, una ridu­zione nelle cin­que annua­lità del 43% a cui molto ha con­tri­buito il taglio effet­tuato lo scorso anno di 589 dipen­denti dovuto anche alle ces­sioni di alcuni aree di atti­vità [oltre alla citata area Soft­ware, per 436 unità, anche quella del ramo Busi­ness Media per 114 dipen­denti]. La cate­go­ria che ha pagato di più la ridu­zione del per­so­nale è quella degli impie­gati che ha subito il 78% del taglio com­ples­sivo 2010–2014 [i gior­na­li­sti “pagano” il 10%, diri­genti e ope­rai il 6%]. Per quanto riguarda il costo medio per dipen­dente si passa dagli 88.500 euro del 2010 agli 85.160 del 2013 per finire agli 83.780 euro del 2014.

Takea­ways
Ana­liz­zando il det­ta­glio delle fonti di ricavo: dif­fu­sio­nali, pub­bli­cità, digi­tale e altri ricavi, si vede come in par­ti­co­lare il 2014 sia stato un anno di calo com­ples­sivo. Anno in cui anche i ricavi digi­tali e gli altri ricavi, che negli eser­cizi pre­ce­denti mostra­vano un trend posi­tivo, calano.

Nell’analisi di det­ta­glio delle reve­nues due sono i prin­ci­pali ele­menti che atti­rano l’attenzione:

  • I ricavi digi­tali che nel 2014 scen­dono sotto i livelli pre-2010 e la cui inci­denza sul totale si riduce rispetto al 2013. Una bat­tuta d’arresto non trascurabile.
  • I ricavi dif­fu­sio­nali, nono­stante il Sole24Ore sia ampia­mente il quo­ti­diano con il mag­gior numero di copie digi­tali del nostro Paese, con­ti­nuano ine­so­ra­bil­mente a calare. Un calo del 37% solo nell’ultimo bien­nio che è evi­denza di come anche a livello di ven­dite, oltre che di rac­colta pub­bli­ci­ta­ria, la carta sia ancora di gran lunga più red­di­ti­zia del digitale.

Se, come dichia­rato all’epoca,  gli 81,9 mil di euro incas­sati area Soft­ware, che faceva tra il 15 ed il 16% dei ricavi totali, sono stati inve­stiti per “foca­liz­zarsi su core busi­ness in par­ti­co­lare sul digi­tale”, i risul­tati ancora non si vedono, anzi.

[Nota meto­do­lo­gica: i valori delle sin­gole voci, dove non spe­ci­fi­cato, sono quelli pun­tuali indi­cati anno per anno nei rela­tivi bilanci e non quelli ride­ter­mi­nati su base omo­ge­nea o riclas­si­fi­cati nei bilanci suc­ces­sivi (per essere più chiari: ad esem­pio, la voce ricavi del 2012 è quella indi­cata nel bilan­cio 2012 non quella even­tual­mente ride­ter­mi­nata suvc­ces­si­va­mente nel bilan­cio 2013)].

Testate all digital Genn 2015
Posted on 17 marzo 2015 by Pier Luca Santoro

Informazione Online in Italia

Sono stati pub­bli­cati ieri i dati rela­tivi alla total digi­tal audience del mese di gen­naio 2015.

22 milioni di ita­liani sono online nel giorno medio, di que­sti 9.4 milioni uti­liz­zano la Rete solo da mobile. Poco più di 2 ore il tempo speso online nel giorno medio, 1 ora e 42 il tempo da mobile che è mag­giore di quello da PC.

Abbiamo ela­bo­rato i dati dispo­ni­bili sele­zio­nando le testate all digi­tal, i quo­ti­diani [di deri­va­zione car­ta­cea] ed i perio­dici degli edi­tori iscritti ad Audi­web per avere un pano­rama più ampio pos­si­bile sull’informazione online nel nostro Paese.

Tra le testate all digi­tal sono state inse­rite anche le agen­zie stampa, l’area news dei por­tali e le tele­vi­sioni. Com­ples­si­va­mente, al lordo delle sovrap­po­si­zioni, le testate che non hanno una cor­ri­spon­dente ver­sione car­ta­cea atti­rano 5.5 milioni di utenti unici nel giorno medio. Alcune delle testate solo digi­tali hanno volumi di traf­fico che supe­rano molte di quelle che hanno una cor­ri­spon­dente ver­sione car­ta­cea, come nel caso di Fan­page, Blogo e Nano­press, ad esempio.

Dei 1.3 milioni di utenti unici di TGCom24 circa 580mila sono frutto di aggre­ga­zioni, lo stesso vale per Il Post che ottiene 170mila utenti unici da altri domini con i quali vi sono accordi com­mer­ciali. La sezione news dei por­tali gene­ra­li­sti attira una massa di per­sone rela­ti­va­mente con­te­nuta; sicu­ra­mente molto mode­sta rispetto al totale del traf­fico su que­sti por­tali. Tra le tele­vi­sioni, se si esclude TGCom24, anche al netto delle aggre­ga­zioni, sia RAI che SKY fanno volumi di traf­fico che cer­ta­mente hanno ampis­simi mar­gini di miglioramento.

Le testate che hanno una cor­ri­spon­dente ver­sione car­ta­cea nel loro insieme, al lordo delle sovrap­po­si­zioni, atti­rano 8.6 milioni di utenti unici nel giorno medio; il 56% in più rispetto a quelli all digi­tal. Il 35% del totale è gene­rato dalla prime due testate: Repub­blica e Corriere.

Rela­ti­va­mente alla ristret­tezza dell’area geo­gra­fica di rife­ri­mento molto inte­res­santi i dati de l’Unione Sarda — in con­fronto con, ad esem­pio, La Nazione e/o Il Resto del Car­lino — Il Foglio, con la recente nomina del neo-direttore in sosti­tu­zione di Giu­liano Fer­rara, ha molto da lavo­rare sull’online. Per tutte le testate il traf­fico da PC è net­ta­mente supe­riore a quello da mobile.

I perio­dici non hanno ancora tro­vato una dimen­sione online. Com­ples­si­va­mente atti­rano, al lordo delle dupli­ca­zioni, 1.3 milioni di utenti unici nel giorno medio, meno del solo Corriere.

Se si esclude Donna Moderna, dove però le aggre­ga­zioni pesano oltre il 50% del totale, anche brand come Sor­risi e Can­zoni hanno volumi di traf­fico risi­ca­tis­simi. Anche le due testate con mag­gior con­no­ta­zione infor­ma­tiva: Espresso e Pano­rama, rac­col­gono un inte­resse con­te­nuto. Da appro­fon­dire Oggi al quale pros­si­ma­mente verrà dedi­cata ana­lisi specifica.

Nel com­plesso l’informazione online attira circa 15 milioni di utenti unici nel giorno medio. Numero che al netto delle dupli­ca­zioni è da rive­dere dra­sti­ca­mente al ribasso. Se dovessi dire la mia, pronto ad essere smen­tito se del caso, sti­me­rei gli utenti unici gior­na­lieri in circa un terzo: 5 milioni di per­sone. Se così fosse sarebbe da rive­dere deci­sa­mente l’ipotesi che l’informazione online amplia l’audience, la pla­tea di per­sone che frui­scono di noti­zie [o sedi­centi tali].

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