paywall

Paywall UK
Pubblicato il 13 novembre 2013 by Pier Luca Santoro

Pagherete Caro, Pagherete Tutto?

Lightspeed Research, per conto di Kan­tar Media, ad ago­sto di quest’anno ha inda­gato la pro­pen­sione degli inter­nauti bri­tan­nici, delle per­sone a pagare per l’informazione online.

Dai risul­tati, pub­bli­cati in que­sti giorni, emerge, o forse per meglio dire si con­ferma ancora una volta, come la dispo­ni­bi­lità a pagare sia asso­lu­ta­mente minima. Com­ples­si­va­mente solo il 4% degli inter­vi­stati afferma di aver pagato per dei con­te­nuti infor­ma­tivi online e l’80% afferma che smet­te­rebbe di visi­tare il sito web di una testata se que­sta adot­tasse un paywall.

Il 43% dei rispon­denti afferma che non ci sia motivo di pagare per avere infor­ma­zione che altrove è dispo­ni­bile gra­tui­ta­mente ma il 21% dice che può avere senso se il con­te­nuto è di nic­chia, specializzato.

Al di là della con­ferma della scar­sis­sima pro­pen­sione a pagare, che emerge in tutte le ricer­che sul tema, nella mia inter­pre­ta­zione, i dati dicono da un lato che le noti­zie sono per­lo­più unbran­ded e che dun­que senza brand non c’è valore aggiunto, non c’è spe­ranza di soprav­vi­venza, e dall’altro lato che la spe­cia­liz­za­zione paga anche da que­sto punto di vista.

Non è neces­sa­rio guar­dare esclu­si­va­mente ai suc­cessi del «Finan­cial Times» in tal senso ma è suf­fi­ciente vedere l’andamento delle ven­dite di copie digi­tali nel nostro Paese per capirlo.

Paywall UK

Pagamento Notizie Online
Pubblicato il 2 settembre 2013 by Pier Luca Santoro

Monetizzazione?

Il Regno Unito ha il mag­gior svi­luppo del digi­tale in Europa sia in ter­mini di pene­tra­zione ed uti­lizzo della Rete che, di riflesso, a livello di giro d’affari e posti di lavoro pro­dotti da quest’area. Può dun­que essere con­si­de­rato la “punta di dia­mante” del vec­chio con­ti­nente per cer­care di ipo­tiz­zare quali ten­denze potranno espan­dersi alle altre nazioni, Ita­lia com­presa ovvia­mente, in tempi più o meno dila­tati a seconda dei casi.

Secondo un son­dag­gio di You­Gov, com­mis­sio­nato da «The Guar­dian» a  marzo di quest’anno, poco più della metà [il 57%] dei bri­tan­nici tra i 18 ed i 24 anni ha letto un gior­nale online nell’ultimo anno.

Lettura Giornali Online UK

Se com­ples­si­va­mente circa la metà degli inglesi ha letto un quo­ti­diano online negli ultimi 12 mesi, come mostra il gra­fico di sin­tesi dei risul­tati sopra ripor­tato, il paga­mento delle noti­zie è di gran lunga infe­riore atte­stan­dosi ad un mode­stis­simo 3% del totale.

La pro­pen­sione a pagare per avere infor­ma­zione online è tal­mente scarsa che per­sino gli abbo­nati alla ver­sione car­ta­cea del «The Finan­cial Times» all’ora di con­sul­tare noti­zie sul Web pri­vi­le­giano «The Daily Tele­graph» e «The Guar­dian» che non sono pro­tetti da pay­wall come il pre­sti­gioso quo­ti­diano economico-finanziario.

In gene­rale sono i con­te­nuti mul­ti­me­diali [film, tv on demand, musica…etc.] quelli che hanno il mag­gior tasso di acqui­sto con il 18% delle per­sone che dichiara di aver pagato per que­sta tipo­lo­gia di pro­dotti, seguiti da un 11% che ha pagato per sca­ri­care delle appli­ca­zioni. Oltre due terzi, il 67%, non ha mai pagato con­te­nuti o ser­vizi digi­tali nell’ultimo anno.

Pagamento Notizie Online

Non è un caso che le voci ini­ziate circa un anno fa sull’introduzione di un mete­red pay­wall da parte di alcuni dei prin­ci­pali quo­ti­diani ita­liani non abbiano tro­vato ad oggi fon­da­mento alcuno nono­stante le ripe­tute dichia­ra­zioni di De Bene­detti nella prima metà di quest’anno in tal senso.

Va evi­den­ziato inol­tre come da quando sono ini­ziate le rile­va­zioni ADS delle copie digi­tali, a gen­naio 2013, dopo una par­tenza sprint la curva di ado­zione, le sot­to­scri­zioni di abbo­na­menti abbiano note­vol­mente ral­len­tato e la ten­denza par­rebbe essere quella di una sta­bi­liz­za­zione a poco più delle cifre attuali.

E’ chiaro insomma che i pay­wall non sono la solu­zione ai pro­blemi di mone­tiz­za­zione del com­parto edi­to­riale e che la ricerca di ricavi deve basarsi su una mol­te­pli­cità di fat­tori che attual­mente, sia in gene­rale che ancor più per quanto riguarda la realtà nostrana, non sono ancora stati adot­tati nella stra­grande mag­gio­ranza dei casi.

Non esi­ste un modello di busi­ness ma esi­stono, si pos­sono ricer­care e pla­smare, dei modelli che nel loro insieme garan­ti­scano ricavi apprez­za­bili. L’importante è ini­ziare a farlo, magari andando anche per ten­ta­tivi [ragio­nati], spe­ri­men­tando, senza atten­dere il pros­simo, l’ennesimo piano stra­te­gico dalle impro­ba­bili previsioni.

Abbonamenti Digitali Quotidiani Italiani

Giornali al Vento
Pubblicato il 30 marzo 2013 by Pier Luca Santoro

Il Paywall Aumenta le Vendite del Cartaceo

Sono pas­sati due anni da quando il «The New York Times» decise di innal­zare un muro, un “mete­red pay­wall”, ini­zial­mente con 20 arti­coli gra­tuiti ora scesi a 10, tra pole­mi­che e perplessità.

Ora sap­piamo che si è trat­tato di una scelta vin­cente con oltre 675mila abbo­nati all’edizione online.

Per l’occasione Journalism.co.uk ha inter­vi­stato Paul Smurl, Vice Pre­si­dente di NYTimes.com Paid Pro­ducts al New York Times Media Group, per fare il punto della situa­zione sul modello dei mete­red paywall.

Smurl, tra le altre cose, nell’intervista afferma:

We didn’t design this model to sup­port print but in fact what we’ve seen is an increase in home deli­very sub­scrip­tions, in par­ti­cu­lar on Sun­days, for the last seve­ral ABC periods since we laun­ched and an impro­ve­ment in trend in terms of print can­cel­la­tions and reten­tion and that has been a sur­prise to us.

Il pay­wall aumenta le ven­dite del cartaceo.

Giornali al Vento

Sul tema da leg­gere le con­si­de­ra­zioni e le pre­vi­sioni di Felix Salomon.

Bon Voiage
Pubblicato il 5 gennaio 2013 by Pier Luca Santoro

La Liberazione è Online nel 2013

“Torno Subito” era stato il titolo dell’ultima prima pagina di «Libe­ra­zione», quella del 31.12.2011, che annun­ciava la ces­sa­zione delle pub­bli­ca­zioni del quo­ti­diano che poi in realtà aveva con­ti­nuato le uscite sino al 23 gen­naio del 2012 sep­pure solo in for­mato elet­tro­nico, in PDF.

Che la ces­sa­zione delle pub­bli­ca­zioni fosse solo una sospen­sione era stato affer­mato ad ini­zio aprile del 2012 ma in molti ave­vano pen­sato che dif­fi­cil­mente si sarebbe assi­stito ad un effet­tivo ritorno del quo­ti­diano del Prc.

In que­sti giorni è invece apparso sul sito del gior­nale l’annuncio uffi­ciale a firma di Paolo Fer­rero e del diret­tore Dino Greco che dal 7 di gen­naio ripren­dono le uscite del giornale.

Il gior­nale sarà dispo­ni­bile, con cadenza quo­ti­diana dal lunedì al venerdì, sola­mente online in for­mato digi­tale  per­chè, si legge, i costi della carta non sono soste­ni­bili; anche se a guar­dare i conti eco­no­mici degli ultimi due anni la mag­gior voce di costo pare essere un’altra. L’ultima dome­nica di ogni mese pub­bli­cherà inol­tre un’edizione spe­ciale che avrà il carat­tere dell’analisi e dell’approfondimento dei più impor­tanti temi poli­tici e cul­tu­rali del periodo, trat­tati attra­verso brevi saggi, inter­vi­ste, inchieste.

«Libe­ra­zione» sarà gra­tuito sino al 31 gen­naio per poi pas­sare a paga­mento. Tre le for­mule con la pos­si­bi­lità di acqui­sto della sin­gola edi­zione a 0,30 cen­te­simi oppure abbo­na­mento seme­strale [30€] o annuale [50€].

“La qua­lità della rispo­sta che verrà dai let­tori, da quelli che non ci hanno mai abban­do­nato e dai nuovi che dob­biamo con­qui­stare […] deci­derà del nostro futuro” con­clu­dono Greco e Fer­rero nell’annuncio di ripresa delle pub­bli­ca­zioni. Un test impor­tante per veri­fi­care se il pay­wall della fidu­cia è un con­cetto valido solo al di là dell’oceano o meno.

Buon viag­gio alla rinata Liberazione.

Bon Voiage

Forrester Previsioni Mercato Contenuti Online
Pubblicato il 5 novembre 2012 by Pier Luca Santoro

Cattive Notizie per le Notizie Online

Il tema di come recu­pe­rare parte dei ricavi persi sia dal declino delle ven­dite dei quo­ti­diani car­ta­cei che dal calo degli inve­sti­menti pub­bli­ci­tari sugli stessi è cen­trale nell’analisi della soste­ni­bi­lità dell’evoluzione verso il digi­tale per l’industria dell’informazione.

Fra le diverse opzioni, le distinte spe­ri­men­ta­zioni in atto, l’adozione del pay­wall, di un muro, più o meno pene­tra­bile, è un ten­ta­tivo che dopo l’introduzione da parte del NYTi­mes a marzo 2011 in molti, soprat­tutto negli Stati Uniti ma anche in Europa, hanno adot­tato o stanno pen­sando di adot­tare. Sul tema l’infografica pub­bli­cata da Masha­ble fa una buona sin­tesi dello stato dell’arte per quanto riguarda gli USA e la ricerca, con­dotta da Jona­than E. Cook, della Colum­bia Uni­ver­sity di New York, e Sha­h­zeen Z. Atta, della Indiana Uni­ver­sity, su atti­tu­dini e com­por­ta­menti dei let­tori del «The New York Times», aiu­tano a chiarsi le idee.

Argo­mento “caldo” anche in Ita­lia dove i rumor, le indi­scre­zioni, sul pos­si­bile pas­sag­gio a paga­mento nel 2013 da parte dei due prin­ci­pali quo­ti­diani online nazio­nali, e forse anche di altri, hanno ripreso corpo. Al riguardo è oppor­tuno sot­to­li­neare come in molti casi, se si esclude il «Finan­cial Times», primo tra tutti i gior­nali inter­na­zio­nali a pas­sare anche nell’edizione digi­tale esclu­si­va­mente a paga­mento già nel 2010, che rap­pre­senta uno dei raris­simi casi di suc­cesso in ambito edi­to­riale nella  valo­riz­za­zione dei con­te­nuti online, si vede come, allo stato attuale, l’adozione di un pay­wall, “mete­red” [con un numero men­sile di arti­coli frui­bili gra­tui­ta­mente] o meno, abbia spesso rilan­ciato le ven­dite, o comun­que i ricavi deri­vanti dalla ver­sione cartacea.

A metà otto­bre For­re­ster ha pub­bli­cato le sue pre­vi­sioni per il quin­quen­nio 2012 — 2017 pro­prio sulle ten­denze per il pros­simo lustro per quanto riguarda i con­te­nuti a paga­mento online rela­ti­va­mente all’ Europa dei sette: Fran­cia, Ger­ma­nia, Olanda, Spa­gna, Sve­zia, Regno Unito e Ita­lia, i cui con­te­nuti sono stati inte­grati da un suc­ces­sivo rap­porto sul tema reso dispo­ni­bile [i entrambi i casi solo a paga­mento] il 31 ottobre.

Pre­vi­sioni che sono state accolte con entu­sia­smo poi­chè, per quanto riguarda spe­ci­fi­ca­ta­mente le noti­zie online, si pas­se­rebbe — il con­di­zio­nale è d’obbigo trat­tan­dosi di pre­vi­sioni, per quanto accu­rate pos­sano essere — da 158 milioni di euro del 2012 ai 279 del 2017, Sem­pre secondo For­re­ster il numero di per­sone dispo­ni­bili a pagare per noti­zie e infor­ma­zioni, anche se non viene spe­ci­fi­cato di quale tipo­lo­gia [se spe­cia­li­stica, spe­cia­liz­zata, o meno] pas­se­reb­bero da 4,8 milioni del 2012 a 8,1 milioni nel 2017 con il 20% dei pos­ses­sori di tablet che entro i pros­simi 5 anni si dichia­rano dispo­ni­bili a pagare.

Se una ten­denza posi­tiva è cer­ta­mente una buona noti­zia, vi sono degli aspetti che richie­dono una rifles­sione e credo ridu­cano signi­fi­ca­ti­va­mente entu­sia­smi e speranze.

In pri­mis 8,1 milioni di per­sone dispo­ste ad acqui­stare infor­ma­zione, noti­zie in for­mato digi­tale rap­pre­sen­tano comun­que una fra­zione molto ridotta rispetto  a coloro che invece com­prano un quo­ti­diano di carta. Per l’esattezza la pro­ie­zione di For­re­ster per il 2015 parla di 235 milioni di euro per le noti­zie in for­mato di digi­tale men­tre le pro­ie­zioni per lo stesso anno pub­bli­cate a giu­gno dal «The Eco­no­mist» dei ricavi per i gior­nali di carta in Europa sono di 58,9 miliardi di euro.

Inol­tre, come viene sot­to­li­neato sia da For­re­ster che da Paid Con­tent l’evoluzione della dispo­ni­bi­lità a pagare pone serie minacce ai già ridotti ricavi deri­vanti dalla ven­dita di pub­bli­cità online per le testate che dovranno neces­sa­ria­mente rive­dere la loro offerta anche sotto que­sto pro­filo pena la per­dita di ricavi anche su que­sto fronte come già avviene, ad esem­pio, al NYTi­mes da 6 mesi a que­sta parte. Appro­fon­dirò quest’area nei pros­simi giorni, promesso.

Come mostra la tavola di sin­tesi sot­to­ri­por­tata, che solo «El Pais» ha reso dispo­ni­bile, sep­pure tra i diversi seg­menti ana­liz­zati il mag­gior tasso di cre­scita sia quello che riguarda le news, le dimen­sioni del mer­cato reste­ranno infi­ni­te­si­mali rispetto a musica, gio­chi e video. E’ l’evidenza più con­creta di quanto poco nel com­plesso l’industria dell’informazione sia in grado di coin­vol­gere e di con­vin­cere le persone.

Le stra­te­gie sin qui adot­tate per far pagare alle per­sone i con­te­nuti online non paiono ade­guate. La foca­liz­za­zione sul paga­mento prima che sulle per­sone, sui loro inte­ressi, sul busi­ness prima che sulla cre­di­bi­lità e la qua­lità dell’informazione dif­fusa, non con­sen­ti­ranno una soste­ni­bi­lità dell’informazione online/digitale. Le strade da seguire sono altre.

In tema, ad inte­gra­zione, si legga anche “Print Media in Times of Change — a key con­tri­bu­tor to EU 2020″ dell’ENPA — Euro­pean New­spa­per Publi­shers Association.

Pubblicato il 1 aprile 2012 by Pier Luca Santoro

Non Leggete Questo Articolo

Oggi gior­nata dedi­cata alle beffe, agli scherzi. Tra tutti par­ti­co­lar­mente segna­lato in Rete, anche dalle edi­zioni online dei gior­nali tra­di­zio­nali, quello rea­liz­zato da Goo­gle che ha lan­ciato un gustoso pesce d’aprile che ha le sem­bianze di una ver­sione molto par­ti­co­lare di Goo­gle Maps, arri­vato già oltre il milione e mezzo di visualizzazioni.

Il migliore di tutti, a mio avviso, per quanto riguarda il com­parto edi­to­riale, è quello pro­po­sto da «The Next Web» che si è inven­tato un nuovo sistema, una nuova moda­lità per risol­vere l’annoso pro­blema delle reve­nues in ambiente digitale.

Nell’articolo pub­bli­cato sta­mani infatti, si annun­ciava che a par­tire da domani l’accesso alla testata all digi­tal sarebbe stato a paga­mento, arric­chendo la noti­zia con tutti i par­ti­co­lari, dalle tariffe a un mec­ca­ni­smo anti­so­cial che avrebbe impe­dito di vedere l’articolo quando fosse stato con­di­viso più di 300 volte, pas­sando per altre opzioni tanto fan­ta­sti­che quanto fan­ta­siose. Dav­vero straordinario.

C’è solo da spe­rare che qual­cuno non lo prenda per buono e copi il modello. Visti tempi, non si sa mai.

Sul tema, vale let­tura la sele­zione effet­tuata da Poyn­ter degli 8 migliori pesci d’aprile fatti da quotidiani.

Pubblicato il 12 marzo 2012 by Pier Luca Santoro

Modelli di Sviluppo Economico dell’Informazione

In seguito all’excur­sus della scorsa set­ti­mana su pay­wall, valo­riz­za­zione dei con­te­nuti online e modelli di paga­mento sono state dif­fuse le evi­denze emer­genti da “The Search for a New Busi­ness Model”, stu­dio di ana­lisi dei modelli di busi­ness dei quo­ti­diani sta­tu­ni­tensi rea­liz­zato da The Pew Research Center’s Pro­ject for Excel­lence in Jour­na­lism,  con­sen­tendo di ampliare ed appro­fon­dire il qua­dro di rife­ri­mento su dove risieda la chiave del suc­cesso per le testate digi­tali e i gruppi editoriali.

I con­torni del con­te­sto com­pe­ti­tivo si com­ple­tano ora di ulte­riori rife­ri­menti, per­met­tendo di foca­liz­zare ancora meglio lo sce­na­rio attuale e le sue pos­si­bili evo­lu­zioni, gra­zie a “World New­sme­dia Inno­va­tion Study 2012”, inda­gine a cadenza annuale, con­dotta dall’asso­cia­zione di ricerca no pro­fit sta­tu­ni­tense, in asso­cia­zione con i ricer­ca­tori dell’University of Cen­tral Lan­ca­shire e della Colum­bia University’s School of Inter­na­tio­nal and Public Affairs , i cui risul­tati sono stati otte­nuti in esclu­siva dal sot­to­scritto per conto dell’ Osser­va­to­rio euro­peo di gior­na­li­smo – Euro­pean Jour­na­lism Obser­va­tory [EJO], nei cui spazi sono stati pub­bli­cati quest’oggi all’interno della mia colonna settimanale.

Lo stu­dio si foca­lizza sugli aspetti finan­ziari ed eco­no­mici, i piani di inno­va­zione e di for­ma­zione e svi­luppo delle prin­ci­pali media com­pa­nies ed i risul­tati emer­genti sono dav­vero tutti da leg­gere.

Pubblicato il 28 ottobre 2010 by Pier Luca Santoro

Dissenso Manifesto

“Il Mani­fe­sto” lan­cia una cam­pa­gna pub­bli­ci­taria che pro­ba­bil­mente sarà di scar­sis­simo impatto.

Al tempo stesso annun­cia che da domani non sarà più dispo­ni­bile la con­sul­ta­zione degli arti­coli pub­bli­cati 24 ore prima nella ver­sione car­ta­cea e sarà neces­sa­rio pagare un euro per avere accesso all’edizione del giorno.

Sono ini­zia­tive che non com­ba­ciano asso­lu­ta­mente con quello che a mio avviso il quo­ti­diano avrebbe dovuto fare.

Pubblicato il 7 giugno 2010 by Pier Luca Santoro

Nuovi Scenari & Complessità Emergenti

Il modello di busi­ness degli edi­tori si è basato fon­da­men­tal­mente sull’intreccio tra ven­dita di con­te­nuti [+ con­fronto su FF] ai let­tori e ven­dita di let­tori agli inve­sti­tori pub­bli­ci­tari. Aspetti legati a dop­pio filo poi­ché la ven­dita [la dif­fu­sione] di un mag­gior numero di copie attira gli inve­sti­menti pub­bli­ci­tari che a loro volta sosten­gono, ali­men­tano, le pos­si­bi­lità di svi­lup­pare testate che atti­rino i let­tori. Per que­sto sin ora, i prezzi delle copie car­ta­cee sono stati bassi e, addi­rit­tura, su inter­net pre­va­len­te­mente gratuiti.

Attual­mente però, il modello di busi­ness si è reso più arti­co­lato, più com­plesso. Robert Picard, pro­fes­sore di eco­no­mia dei media ed autore di 24 testi sul tema, sin­te­tizza egre­gia­mente in uno schema l’attuale arti­co­la­zione e mag­gior com­ples­sità che gli edi­tori si tro­vano a dover affrontare.

Il variare delle con­di­zioni della pro­po­sta effet­tuata on line ha dun­que un impatto anche sulle per­for­mance della ver­sione tra­di­zio­nale, dell’edizione car­ta­cea, del gior­nale [o pub­bli­ca­zione perio­dica]. Con­di­zione di com­ples­sità che, se pos­si­bile, si rende ancor più di dif­fi­cile riso­lu­zione con l’introduzione di altri for­mat quali eRea­ders e mobile.

Il muro da abbat­tere non sem­bra per­ciò riguar­dare tanto quanto pro­teg­gere i con­te­nuti e richie­dere all’utenza il paga­mento per la ver­sione on line, bensì una ben più pro­fonda e radi­cale tra­sfor­ma­zione delle logi­che di offerta che devono saper affron­tare una fram­men­ta­zione delle audience.

La vera moti­va­zione di crisi degli inve­sti­menti pub­bli­ci­tari risiede nell’incertezza della fun­zio­na­lità degli attuali modelli e mezzi di comu­ni­ca­zione. Molti inve­sti­tori ne hanno con­sa­pe­vo­lezza, è tempo che anche gli edi­tori sor­pas­sino l’approccio tat­tico che hanno avuto negli ultimi anni ed affron­tino pro­gres­si­va­mente, con una visione stra­te­gica d’assieme, il loro modello di offerta.