paid content

Pubblicato il 18 marzo 2010 by Pier Luca Santoro

Print Rules

Le reve­nues pub­bli­ci­ta­rie per l’on line con­ti­nuano ad essere asso­lu­ta­mente mar­gi­nali sia rispetto alle attese che complessivamente.

L’idea di far pagare i con­te­nuti on line non ha ancora tro­vato un modello con­vin­cente.

Alcuni edi­tori sta­tu­ni­tensi, preso atto della situa­zione, inve­stono in comu­ni­ca­zione per valo­riz­zare la let­tura “tra­di­zio­nale” delle ver­sioni car­ta­cee delle loro pubblicazioni.

Secondo quanto ripor­tato dal WSJ, dall’ ini­zio di mag­gio vedrà la luce una cam­pa­gna, pia­ni­fi­cata sui mag­giori mezzi di comu­ni­ca­zione del paese, il cui mes­sag­gio mira a far riva­lu­tare al let­tore il pia­cere della let­tura su sup­porto cartaceo.

Cin­que tra i big players del mer­cato edi­to­riale sta­tu­ni­tense, tra i quali Time War­ner, Advance Publi­ca­tion [Conde Nast] e Hearst, hanno scelto come testi­mo­nial il cam­pione di nuoto Michael Phelps per soste­nere che la let­tura sul web è una let­tura distratta, non appro­fon­dita, rispetto a quella su carta.

“We surf the inter­net, we swim in maga­zi­nes” recita l’headline dell’annuncio per il quale sono pre­vi­ste com­ples­si­va­mente 1400 uscite su testate quali Peo­ple e Vogue, con un inve­sti­mento sti­mato intorno ai 90 milioni di dol­lari, che nella body copy pro­se­gue, offrendo diverse argo­men­ta­zioni a sup­porto della stampa a comin­ciare dai tassi di incre­mento della rea­der­ship segnalati.

L’annuncio, sep­pur pia­ni­fi­cato su rivi­ste con­su­mer sem­bra più orien­tato agli addetti ai lavori ed, ovvia­mente, in par­ti­co­lare agli inve­sti­tori pub­bli­ci­tari.

L’ ini­zia­tiva, a distanza di pochi mesi da quella effet­tuata in Gran Bre­ta­gna, sem­bre­rebbe con­fer­mare una rin­no­vata fidu­cia nella stampa da parte degli editori.

Pubblicato il 5 marzo 2010 by Pier Luca Santoro

Volare, oh oh

Su For­bes si trac­cia un paral­lelo, tanto inte­res­sante quanto sti­mo­lante, tra i pro­blemi affron­tati dalle com­pa­gnie aeree e le attuali dif­fi­coltà, rela­tive alla pos­si­bi­lità di otte­nere dei ricavi dal web, che l’editoria si trova a combattere.

Nell’arti­colo di qual­che giorno fa, viene ana­liz­zato come le le com­pa­gnie aeree siano riu­scite a far pagare ai viag­gia­tori quel che erano abi­tuati ad avere gra­tui­ta­mente, spe­ci­fi­ca­ta­mente il tra­sporto del bagaglio.

Il para­gone con la neces­sità di far pagare i con­te­nuti on line all’utenza pro­se­gue citando la famosa teo­ria dei gio­chi, affer­mando che si tratta del ben noto pro­blema di coor­di­na­mento che si veri­fica quando due parti potreb­bero otte­nere un van­tag­gio facendo la sequenza giu­sta di scelte che se, al con­tra­rio, non effet­tuate por­tano ad un peg­gio­ra­mento della situazione.

Secondo l’autore, le edi­zioni on line pos­sono riu­scire a con­vin­cere l’utenza a pagare per i con­te­nuti pas­sando dap­prima per un modelloibrido” fatto di una parte gra­tuita ed una a paga­mento per suc­ces­si­va­mente far pagare tutti i con­te­nuti. Ruolo chiave gio­che­reb­bero in que­sto pro­cesso quo­ti­diani lea­der quali il New York Times in grado di tra­ghet­tare anche i gior­nali di minore impor­tanza verso il tra­guardo del paid content.

Lo spunto offerto, come detto, è sicu­ra­mente di valore e rap­pre­senta una inte­res­sante inte­gra­zione rispetto a quanto pro­po­sto sin ora sul tema.

Mi pare, però, che sia la pro­spet­tiva di par­tenza da dover essere ricon­si­de­rata in que­sta come in altre ipo­tesi che sono state for­mu­late sin ora. Fon­da­men­tal­mente si con­ti­nua a par­tire dall’assunto che il pro­blema sia come far pagare le noti­zie [on line]. Ritengo che la vera domanda debba, invece, essere quali deb­bano essere i con­te­nuti a paga­mento e, soprat­tutto, su quali basi vi possa essere dispo­ni­bi­lità da parte dell’utenza a pagare.

Vale inol­tre la pena di con­si­de­rare che il modello di busi­ness dell’editoria si fonda su un mix di ricavi gene­rato sia dal paga­mento dei con­te­nuti che dagli introiti; que­sta pecu­lia­rità rende dif­fi­cile ogget­ti­va­mente il con­fronto con altri set­tori che si tratti di musica, acqua mine­rale o, appunto, ultimo in ordine di appa­ri­zione, linee di aero­tra­sporto. I para­goni un tanto al chilo sono curio­sità che lasciano il tempo che trovano.

Diceva Emil Cio­ran “spe­rare signi­fica smen­tire l’avvenire”, appunto!

Pubblicato il 24 novembre 2009 by Pier Luca Santoro

Guerra A Parole di Murdoch — Filtr

L’accordo con Micro­soft per far fuori Goo­gle. Tat­tica o strategia?

Clic­cando sull’immagine è pos­si­bile, se d’interesse, pro­se­guire la let­tura sulla “saga” che anima il mondo inter­na­zio­nale dell’editoria.