Posted on 2 settembre 2013 by

Monetizzazione?

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Il Regno Unito ha il mag­gior svi­luppo del digi­tale in Europa sia in ter­mini di pene­tra­zione ed uti­lizzo della Rete che, di riflesso, a livello di giro d’affari e posti di lavoro pro­dotti da quest’area. Può dun­que essere con­si­de­rato la “punta di dia­mante” del vec­chio con­ti­nente per cer­care di ipo­tiz­zare quali ten­denze potranno espan­dersi alle altre nazioni, Ita­lia com­presa ovvia­mente, in tempi più o meno dila­tati a seconda dei casi.

Secondo un son­dag­gio di You­Gov, com­mis­sio­nato da «The Guar­dian» a  marzo di quest’anno, poco più della metà [il 57%] dei bri­tan­nici tra i 18 ed i 24 anni ha letto un gior­nale online nell’ultimo anno.

Lettura Giornali Online UK

Se com­ples­si­va­mente circa la metà degli inglesi ha letto un quo­ti­diano online negli ultimi 12 mesi, come mostra il gra­fico di sin­tesi dei risul­tati sopra ripor­tato, il paga­mento delle noti­zie è di gran lunga infe­riore atte­stan­dosi ad un mode­stis­simo 3% del totale.

La pro­pen­sione a pagare per avere infor­ma­zione online è tal­mente scarsa che per­sino gli abbo­nati alla ver­sione car­ta­cea del «The Finan­cial Times» all’ora di con­sul­tare noti­zie sul Web pri­vi­le­giano «The Daily Tele­graph» e «The Guar­dian» che non sono pro­tetti da pay­wall come il pre­sti­gioso quo­ti­diano economico-finanziario.

In gene­rale sono i con­te­nuti mul­ti­me­diali [film, tv on demand, musica…etc.] quelli che hanno il mag­gior tasso di acqui­sto con il 18% delle per­sone che dichiara di aver pagato per que­sta tipo­lo­gia di pro­dotti, seguiti da un 11% che ha pagato per sca­ri­care delle appli­ca­zioni. Oltre due terzi, il 67%, non ha mai pagato con­te­nuti o ser­vizi digi­tali nell’ultimo anno.

Pagamento Notizie Online

Non è un caso che le voci ini­ziate circa un anno fa sull’introduzione di un mete­red pay­wall da parte di alcuni dei prin­ci­pali quo­ti­diani ita­liani non abbiano tro­vato ad oggi fon­da­mento alcuno nono­stante le ripe­tute dichia­ra­zioni di De Bene­detti nella prima metà di quest’anno in tal senso.

Va evi­den­ziato inol­tre come da quando sono ini­ziate le rile­va­zioni ADS delle copie digi­tali, a gen­naio 2013, dopo una par­tenza sprint la curva di ado­zione, le sot­to­scri­zioni di abbo­na­menti abbiano note­vol­mente ral­len­tato e la ten­denza par­rebbe essere quella di una sta­bi­liz­za­zione a poco più delle cifre attuali.

E’ chiaro insomma che i pay­wall non sono la solu­zione ai pro­blemi di mone­tiz­za­zione del com­parto edi­to­riale e che la ricerca di ricavi deve basarsi su una mol­te­pli­cità di fat­tori che attual­mente, sia in gene­rale che ancor più per quanto riguarda la realtà nostrana, non sono ancora stati adot­tati nella stra­grande mag­gio­ranza dei casi.

Non esi­ste un modello di busi­ness ma esi­stono, si pos­sono ricer­care e pla­smare, dei modelli che nel loro insieme garan­ti­scano ricavi apprez­za­bili. L’importante è ini­ziare a farlo, magari andando anche per ten­ta­tivi [ragio­nati], spe­ri­men­tando, senza atten­dere il pros­simo, l’ennesimo piano stra­te­gico dalle impro­ba­bili previsioni.

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